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L’avvento dei regimi totalitari




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L’AVVENTO DEI REGIMI TOTALITARI

“Lo Stato totalitario fa di tutto per controllare i pensieri e le emozioni dei propri sudditi in modo persino più completo di come ne controlla le azioni.”



[George Orwell; Letteratura e totalitarismo, in Romanzi e saggi)

a)     L’ETICA FITTIZIA DELLO STATO

“Ad ogni sistema autocratico fondato sulla violenza fa sempre seguito la decadenza, perché la violenza attrae inevitabilmente. Il tempo ha dimostrato che a dei tiranni illustri succedono sempre dei mascalzoni.”

[Albert Einstein; Come io vedo il mondo]

In risposta alle angosce dell’uomo moderno, spaesato dalla prima Guerra Mondiale, dall’inflazione e dalla disoccupazione che permeavano tutta l’Europa, i regimi totalitari offrono quella che si può definire Liturgia di massa.

L’obbedienza ad un capo assoluto (o partito, che dir si voglia), l’odio verso il diverso (sia che questo fosse identificato in una minoranza, sia che fosse il capitalista dipinto dai bolscevichi), l’esaltazione della Nazione e i continui richiami religiosi di cui erano impregnate le parate militari e la terminologia stessa usata dai vertici di comando… tutto contribuiva a creare un alone di sicurezza e stabilità che, per riscontro con la realtà troppo dura, riusciva a radunare le masse attorno alle nuove tendenze nazionalistiche.

I tre grandi regimi totalitari sviluppatesi durante la prima metà del Novecento, in seguito al Primo Conflitto Mondiale, presentavano, infatti, le stesse caratteristiche di base, sebbene su fondamenta ideologiche differenti.

Fascismo, Nazismo, Unione Sovietica e, successivamente, il regime dittatoriale di Mao Tze-tung proponevano alla popolazione tutti quei valori celebrati anticamente (Patria, Famiglia, Onore, ecc…) che, nell’immaginario comune, andavano a costituire le basi fondamentali della struttura di una società forte e stabile.

Tuttavia, questi valori venivano svuotati dal loro primordiale significato, divenendo veri e propri specchietti per le allodole per accendere l’immaginario collettivo e distogliere l’attenzione delle masse dai problemi della quotidianità.

L’energia sviluppata dal malcontento veniva, quindi, incanalata, nelle numerose attività proposte dal regime, mirate alla celebrazione del regime stesso, in modo da garantire sì sicurezza e stabilità, ma solo a quella piccola oligarchia al comando della Nazione.

b)     IL CONTROLLO DELLE MASSE

“Il volume dell’apparecchio (si chiamava teleschermo) poteva essere abbassato, ma non vi era modo di spegnerlo.”

“Dovevate vivere (e di fatto vivevate, in virtù di quell’abitudine che diventa istinto) presupponendo che qualsiasi rumore da voi prodotto venisse ascoltato e qualsiasi movimento – che non fosse fatto al buio – attentamente scrutato”

[George Orwell; 1984]

Giunti a questo punto, bisogna porsi una domanda: come riuscirono i regimi totalitari ad imporre e assoggettare tutta la popolazione alle proprie idee?

Per rispondere a questo quesito, è necessario tener conto dell’enorme progresso avvenuto nei mezzi di propaganda.

I regimi furono i primi a cogliere la possibilità di diffusione e indottrinamento offerta dalla radio, dai giornali, dal cinema e dalla scuola.

Non per nulla, ogni nuova classe dirigente, pensò bene di impadronirsi, prima di tutto dell’istituzione scolastica, dei mass media e solo alla fine del potere.

La “Storia d’Italia dal 1862 al 1969”  di D. Mack Smith, spiega molto bene questo passaggio e l’importanza che ha, per qualsiasi regime, prendere il controllo dei mezzi d’informazione:

“Un regime totalitario doveva necessariamente affermare la sua autorità morale in ogni settore della vita individuale, comprese le attività ricreative e lo sport.”

Un altro studioso a fornirci un’ottima interpretazione dell’importanza del controllo delle masse nei suddetti regimi (in questo caso, in quello fascista), è E. Gentile che afferma:

“Il fascismo «totalitario» riteneva che l’organizzazione e il controllo delle masse fossero la condizione per trasformare il loro carattere, la loro mentalità, il loro comportamento, producendo così l’adesione attiva al fascismo. (…) riteneva possibile modificare la loro mentalità, per educarle a vivere nello Stato, attraverso l’azione costante e quotidiana del mito e dell’organizzazione.”

Il crollo delle certezze, che abbiamo precedentemente trattato nei sotto paragrafi Il crollo del positivismo e Il culto della Nazione, consentì ai politici più abili di “dirottare” lo sconcerto e l’ansia di “appartenenza” della popolazione verso le ideologie totalitarie che, con la riproposta dei vecchi ideali di Patria, Fede e Famiglia, fornivano “sicurezza” alle masse prive ormai di una guida.

L’inserimento di caratteri religiosi all’interno delle ideologie (Terzo Reich si rifà, proprio, alla Terza età annunciata nel XII secolo da Gioacchino da Fiore), della liturgia di massa (parate, canti, ecc…), dell’utilizzo di simboli appartenenti al mito e ai grandi imperi del passato (i fasci littori, da cui il fascismo, erano uno dei simboli della Repubblica romana)… tutto serviva ad attirare le masse, desiderose di nuovi valori in cui credere e di stabilità.

Tramite la propaganda, i movimenti totalitari riuscirono a creare un vero e proprio fenomeno di massificazione, che sfociò in un palese indottrinamento con l’ideologia del partito.

È da questo contesto che prende vita una nuova forma di letteratura, basata sul principio dell’utopia negativa, ovvero il crollo delle grandi ideologie.

The most important esponent of this literature was George Orwell, who, in his book Nineteen Eighty-four analized and criticized the capacity of Totalitarian Sistems to alter human conscience and awareness.

In his book, Orwell hypothesizes the existence of three superstates, that were born from the Second World War: Eurasia (the Soviet Union expansion); Eastasia (amalgamation of Asia, Chine and Japan) an Oceania (the United Kingdom expansion in all American continents, Australia and a part of Africa).

All the superstates utilized the mass media’s power to control people that couldn’t think (the only ideas allowed were those which the Party wanted them to think); they couldn’t speak (the only conversation allowed were those which the Party wanted them to have); they couldn’t love (the only kind of love allowed was the love for the Big Brother).



The Party controlled all aspects of society, through four Ministries that had different responsabilities:

-        The Ministry of Truth, which concerned itself with news, entertainment, education, and arts.

-        The Ministry of Peace, which concerned itslef with war.

-        The Ministry of Plenty, which was responsible for economic affairs.

-        The Ministry of Love, which maintained law and order.

People couldn’t go out of the doctrine of the Party, because if “nothing was illegal, since

there were no longer any laws”, the “essential crime that contained all the others in itself” was very simple to commit.

This crime was called thoughtcrime and consisted in a revolutionary thought aganist the Party.

All thoughts that didn’t conform to the law of Party were considered criminal thoughts.

The thoughtcrime is punished with death, or, like Winston, the main character, said: “Thoughtcrime does not entail death: thoughtcrime IS death.

The destruction of thoughtcrime happened through three phases:

1)     Doublethink: the ability to believe that something is true even if it is false and more, to know that it is a lie and to forget that one has ever believed the contrary.

“This demands a continuous alteration of the past, made possible by the system of thought which really embraces all the rest, and which is known in Newspeak as doublethink. Doublethink is basically the power of holding two contradictory beliefs in one's mind simultaneously, and accepting both of them.”

2)     Newspeak: a new language without the words that are or may be againist the Party.

«Don’t you see that the whole aim of Newspeak is to narrow the range of thought? In the end we shall make thoughtcrime literally impossible, because there will be no words in which to express it. Every concept that can ever be needed, will be expressed by exactly one word, with its meaning rigidly defined and all its subsidiary meanings rubbed out and forgotten. () Every year fewer and fewer words, and the range of consciousness always a little smaller. () In the end there won’t be any need even for that. The Revolution will be complete when the language is perfect. Newspeak is Ingsoc and Ingsoc is Newspeak.»

The whole climate of thought will be different. In fact there will be no thought, as we understand it now. Orthodoxy means not thinking—not needing to think. Orthodoxy is unconsciousness.

3)     Worship of Big Brother: the enigmatic dictator of Oceania, in the Party propaganda, Big Brother is presented as a real person, who was one of the founders of the Party along with Emmanuel Goldstein.

“The blackmoustachio’d face gazed down from every commanding corner. There was one on the house-front immediately opposite. BIG BROTHER IS WATCHING YOU, the caption said, while the dark eyes looked deep into Winston’s own.”

With  the integration of those phases, the Party could change people’s thoughts.

“Did I not tell you just now that we are different from the persecutors of the past? We are not content with negative obedience, nor even with the most abject submission. When finally you surrender to us, it must be of your own free will. We do not destroy the heretic because he resists us: so long as he resists us we never destroy him. We convert him, we capture his inner mind, we reshape him. We burn all evil and all illusion out of him; we bring him over to our side, not in appearance, but genuinely, heart and soul. We make him one of ourselves before we kill him.”

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