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Impulsi




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Impulsi[1]




Gli impulsi che arrivano al coordinatore, provenienti dai sensi e dalla memoria, sono trasformati in rappresentazioni, strutture di percezione ed evocazione che vengono elaborate al fine di trovare risposte efficaci nel lavoro di ricerca dell’equilibrio tra ambiente interno ed esterno. Così, per esempio, mentre un insogno è un’elaborazione-risposta all’ambiente interno, uno spostamento motorio è un movimento-risposta all’ambiente esterno, o nel caso delle rappresentazioni, un’ideazione portata a livelli segnici è un altro tipo di rappresentazione-risposta all’ambiente esterno. D’altro canto, qualsiasi rappresentazione si collochi nel campo di presenza del coordinatore suscita catene associative tra l’oggetto e la sua compresenza. Così, mentre l’oggetto è colto con grande precisione nel campo della presenza, in quello della compresenza compaiono relazioni tra altri oggetti, non presenti ma ad esso vincolati. Si avverte qui l’importanza dei campi di presenza e compresenza nella traduzione di impulsi, come nel caso della traduzione allegorica in cui molta materia prima proviene da dati arrivati alla compresenza dello stato di veglia.

Uno studio degli impulsi è molto importante, visto il lavoro particolare che il coordinatore realizza con le rappresentazioni. Le vie possibili sono due: quella astrattiva, che opera riducendo la molteplicità fenomenica ai suoi caratteri essenziali, e quella associativa, che struttura le rappresentazioni sulla base di similitudine, contiguità e contrasto.

Sulla base di queste vie di astrazione e di associazione si strutturano forme, ovvero nessi tra la coscienza che le costituisce e i fenomeni del mondo oggettuale cui sono riferite.


Morfologia degli impulsi.


A questo livello di esposizione intenderemo le “forme” come fenomeni di percezione o rappresentazione. La morfologia degli impulsi studia le forme come strutture tradotte e trasformate dall’apparato psicofisico nel loro lavoro di risposta agli stimoli.

Possiamo avere varie forme di uno stesso oggetto secondo i canali di sensazione usati, secondo la prospettiva relativa a tale oggetto e secondo il tipo di strutturazione operata dalla coscienza. Ciascun livello di coscienza pone il proprio ambito formale; ogni livello procede come struttura dall’ambito caratteristico, legato a forme altrettanto caratteristiche. Le forme che emergono nella coscienza sono reali compensazioni strutturatrici di fronte allo stimolo. La forma è l’oggetto dell’atto di compensazione strutturatrice. Lo stimolo si tramuta in forma quando la coscienza lo struttura partendo dal proprio livello di lavoro; accade così che un medesimo stimolo si traduca in forme differenti secondo le risposte strutturatrici dei differenti livelli di coscienza. Tali differenti livelli svolgono la funzione di compensare strutturalmente il mondo.

Il colore ha una grande importanza psicologica; però, anche se serve alla ponderazione delle forme, non modifica la sua essenza.

Per comprendere origine e significato delle forme bisogna distinguere tra sensazione, percezione e rappresentazione.


Funzioni della rappresentazione interna


  1. Fissare la percezione come memoria;
  2. Trasformare ciò che si è percepito secondo le necessità della coscienza.
  3. Tradurre gli impulsi interni a livelli percettibili.

Funzioni della rappresentazione esterna


  1. Astrarre l’essenziale al fine di ordinare (simbolo).
  2. Esprimere convenzionalmente astrazioni al fine di poter operare nel mondo (segno).
  3. Concretizzare l’astratto al fine di ricordare (allegoria).

Caratteristiche di segno, allegoria e simbolo


Il segno è convenzionale, operativo, associativo, a volte figurativo a volte no. L’allegoria è centrifuga, moltiplicatrice, associativa, epocale e figurativa. Il simbolo è centripeto, sintetico, non associativo, non epocale e non figurativo.


Simbolica.




Il simbolo come atto visuale


Il simbolo come percezione visiva nello spazio ci porta a riflettere sul movimento dell’occhio. La visione di un punto privo di riferimenti permette all’occhio di muoversi in tutte le direzioni. La linea orizzontale porta l’occhio in quella direzione senza sforzo. La linea verticale provoca tensione, fatica e assopimento.

La comprensione del simbolo (inizialmente una configurazione e un movimento visuali) permette di prendere seriamente in considerazione l’azione che, partendo dal mondo esterno, esso compie sullo psichismo (quando il simbolo si presenta come percezione derivante da un oggetto culturale) e permette di indagare il lavoro della rappresentazione (sia che l’immagine si esprima come simbolo in una produzione personale interna sia che si proietti in una produzione culturale esterna).


Il simbolo come risultato della trasformazione di ciò che si è percepito


Qui sorge la funzione compensatoria del simbolo come referente e ordinatore dello spazio. Il simbolo contribuisce a determinare il centro del campo aperto e a rallentare il tempo. I monumenti-simbolo danno unità psicologica e politica ai popoli. C’e anche il simbolo che corrisponde alle produzioni non collettive, in cui si osserva la funzione compensatoria della coscienza di fronte ai dati della realtà.


Il simbolo come traduzione degli impulsi interni


Nel sogno e nella produzione artistica il simbolismo generalmente risponde a impulsi cenestesici tradotti a livello di rappresentazione visuale. Un altro caso di manifestazione simbolica come traduzione degli impulsi interni è quella di alcune posture conosciute in oriente come mudra. Alcuni atteggiamenti corporali generali ed il loro significato sono conosciuti in tutto il mondo; è il caso del corpo eretto con le braccia aperte, che esprime simbolicamente situazioni mentali completamente opposte a quelle espresse da un corpo racchiuso in sé stesso, come nella posizione fetale.


Segnica.


Il segno adempie la funzione di esprimere convenzionalmente astrazioni al fine di operare nel mondo, unificando in uno stesso livello di linguaggio fenomeni di natura diversa. Espressione e significato sono una struttura: quando il significato di un’espressione è sconosciuto, il segno perde valore operativo. Le espressioni equivoche o multivoche sono quelle che ammettono vari significati; la loro comprensione è ricavabile dal contesto. È il contesto che uniforma il livello di linguaggio, ma i contesti in genere si collocano al di fuori dell’ambito di un livello di linguaggio dato. Nascono così espressioni sincategorematiche od occasionali. Prendiamo il caso di qualcuno che senta bussare alla porta e che chieda “chi è?”; ebbene, diverse persone risponderanno “io”, e si capirà ogni volta di chi si tratta  per la voce, l’ora, l’eventuale attesa di una visita, ecc., cioè per contesti esterni al livello di linguaggio usato, nel quale si dirà sempre e comunque: “io”. Quanto al segno in sé, esso può essere espressione d’un significato, o adempiere la funzione, se ha carattere associativo, di segnalare un’altra identità.


Differenze tra segni e categorie segniche


Le connessioni tra segni sono formalizzazioni di relazioni e sono, a loro volta, segni. In genere, quando i segni perdono il loro significato per traslato culturale, li si considera simboli.


La funzione segnica di simboli ed allegorie


Un simbolo si converte in segno quando gli si dà valore convenzionale e lo si considera in senso operativo. Anche le allegorie adempiono funzioni segniche.


Allegorica.


Le allegorie sono narrazioni plasticamente trasformate, in cui la diversità è unificata o moltiplicata per allusione, ma in cui inoltre si concretizza ciò che è astratto. Il carattere moltiplicativo dell’allegoria ha a che vedere con il processo associativo della coscienza.




Leggi associative dell’allegoria


Quando la coscienza cerca la somiglianza ad un oggetto dato è guidata dalla similitudine; quando cerca un oggetto preciso ovvero che è, è stato o sarà in contatto con un oggetto dato, allora è guidata dalla contiguità. Se infine quel che cerca è in opposizione o relazione dialettica con l’oggetto dato, allora è guidata dal contrasto.


L’aspetto situazionale dell’allegoria


L’ambito allegorico è dinamico e riporta situazioni riferite alla mente individuale (sogni, racconti, arte, patologia, mistica), allo psichismo collettivo (racconti, arte, folklore, miti e religioni) e all’uomo di diverse epoche rispetto alla natura e alla storia.


funzioni e tipi di allegorie


Raccontano situazioni compensando le difficoltà di completa comprensione. Avvicinarsi allegoricamente alle situazioni permette di operare in modo indiretto su situazioni reali.


Il “clima” dell’allegoria e il sistema d’ideazione


Nell’ambito allegorico il fattore emotivo non è dipendente dalla rappresentazione. Il clima fa parte del sistema d’ideazione ed è ciò che ne rivela il significato per la coscienza. L’allegoria non rispetta il tempo lineare né la strutturazione dello spazio dello stato di veglia.


Il sistema di tensione e l’allegoria come scarica


Il riso, il pianto, l’atto amoroso e il confronto aggressivo sono mezzi per scaricare le tensioni interne. Determinate allegorie adempiono la funzione di provocare tale scarica.


Composizione dell’allegoria


Contenitori (custodiscono, proteggono o rinchiudono quel che c’è al loro interno); contenuti (ciò che è incluso in un ambito); connettive (entità che facilitano o impediscono la connessione tra contenuti, tra e ambiti o tra ambiti e contenuti); attributi (manifesti quando spiccano, taciti quando restano nascosti). Nell’allegoria spiccano i livelli (importanze, gerarchie), la consistenza (qualità e significato della qualità di un oggetto) e i momenti di processo (età). Le allegorie si presentano alla coscienza con dinamica e grande capacità di trasformismo, inversione, espansione o riduzione.

Per poter interpretare appieno un sistema allegorico sarà bene seguire un piano di lavoro che inizi separando le componenti simbolica e segnica. Successivamente si dovrà cercare di comprendere la funzione assolta da ciascuno degli elementi presi in considerazione nonché l’origine della materia prima allegorica (capire cioè se si tratta di oggetti culturali, di ricordi alla rinfusa, di insogni o di immagini oniriche).





Il tema degli impulsi è affrontato in J. Caballero, Morfología (símbolos, signos y alegorías), Ed. Antares, Madrid 1997.

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