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Giocare…senza alcuna possibilita’ di barare




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GIOCARE…SENZA ALCUNA POSSIBILITA’ DI BARARE

La leggenda racconta che una volta un re vinse una grande battaglia per difendere il suo regno, ma per vincere dovette compiere un'azione strategica in cui suo figlio perse la vita. Da quel giorno il re non si diede più pace perché avrebbe voluto poter trovare un modo per vincere senza sacrificare la vita del figlio. Un giorno venne a palazzo Lahur Sessa, che insegnò al re un gioco che aveva inventato: il gioco degli scacchi. Il re si appassionò e, a forza di giocare, capì che non esisteva un modo per vincere quella battaglia senza sacrificare un pezzo: suo figlio.



Curiosi sono i nomi che vengono dati ai singoli pezzi degli scacchi. Naturalmente le figure principali sono il Re e la Regina. Pensiamo all’Alfiere; in tedesco viene detto “Laufer”, che significa corridore e in inglese “Bishop”, vescovo; il Pedone è il pezzo più significativo che in tedesco viene chiamato “Bauer”, contadino, mentre in inglese “Pawn”, che significa cosa di poco conto. Il ruolo del Pedone, continuando nel paragone tra gli scacchi e un'armata, è quello della fanteria, che viene utilizzata soprattutto per difendere gli ufficiali, cioè gli altri pezzi, e per essere mandata allo sbaraglio contro le linee nemiche. I Pedoni hanno scarsa capacità offensiva, ma sono usati per aprire varchi. In effetti al Pedone non viene nemmeno riconosciuto lo 'status' di pezzo: egli, infatti, non ha né una sigla né un pittogramma, tuttavia ricopre un ruolo fondamentale, senza il quale la partita non avrebbe inizio.

“ Nei confronti del gioco uno scacchista si ritrova  ad avere lo stesso atteggiamento parziale che ha nei confronti del mondo: ha le sue preferenze, le sue antipatie, le sue convinzioni, le sue intolleranze”

Molti sostengono che si dovrebbe iniziare a giocare a scacchi fin da bambini; ci sono anche delle particolari scuole, che insegnano ai provetti giocatori, come migliorare le loro tecniche e sviluppare la loro abilità. Come già accennato, giocare è una delle attività più serie, e gli scacchi lo dimostrano. Aiutano ad incrementare lo sviluppo mentale del bambino, le abilità logiche, la consequenzialità e il ragionamento. Il giocare a scacchi stimola l’attenzione, la sintesi, la memoria e migliora l’abilità di argomentazione. Aiuta inoltre a controllare l’impulsività, a sviluppare la pazienza, l’autocontrollo e la creatività, oltre alla fantasia e allo spirito d’iniziativa, grazie agli scenari rappresentati sulla scacchiera. Questo gioco risulta tuttavia un buon esercizio mentale anche per chi è avanti con gli anni, in quanto il pensare, il riflettere fa in  modo di utilizzare neuroni e aree del cervello probabilmente “addormentate”. L’età degli avversari non ha limiti, possono scontrarsi anziani con bambini. I giocatori di fronte ad una scacchiera sono tutti uguali, si sfidano senza barriere. Inoltre, è importantissima la correttezza nei confronti dell’avversario. Questo è uno dei giochi più interessanti sotto il profilo delle regole; è impossibile barare e il rispetto di queste è importantissimo. Tuttavia, nel 1769 c’è stato un vero e proprio tentativo di barare; venne costruita una macchina, chiamata “il turco” che fungesse da computer moderno, per creare sfide sempre più appassionanti. Non era nient’altro che un semplice inganno, in quanto nascondeva al suo interno un giocatore esperto di piccole dimensioni. Normalmente però non ci sono carte coperte o l’utilizzo di strumenti casuali, entrambi i contendenti sanno perfettamente qual’ è la situazione di gioco e la sorte non può influenzare l’esito della partita. Con finite regole abbiamo però infinite combinazioni e l’abilità del giocatore sta proprio nel trovarne il più possibile. Questo risulta un campo di studi prezioso per la matematica, sviluppatosi sotto il nome di “teoria dei giochi”, che cerca interpretazioni e modelli applicabili alla vita reale.



Ultimamente sono molto diffuse le partite contro il computer, in cui si è anche riscontrata qualche sorprendente vittoria da parte dell’uomo. Tuttavia bisogna considerare che la difficoltà è maggiore, in quanto la capacità di calcolo e la resistenza 'nervosa' della macchina sono a lungo termine e di gran lunga superiori a quelle dell’uomo. Si gioca a scacchi con serietà, spesso ci si integra completamente con il gioco ma se la competizione non è più controllabile, il gioco può divenire pericoloso perché ci possono essere conseguenze psicologiche da non sottovalutare.

“ Esiste un eroe e un anti-eroe. Il primo non ha altra religione che gli scacchi, vive per questo gioco e senza di esso sarebbe perso. Il secondo è ugualmente un grande giocatore, ma non vive solo per gli scacchi, riesce perfettamente a capire quale sia il limite da non attraversare per rimanere a contatto con la realtà”[2]

Un chiaro esempio di ciò è illustato nei due libri che ho letto: “La Novella degli scacchi” di Stefan Zweig e “La variante di Luneburg” di Paolo Maurensig.





Frase tratta dal libro “La variante di Luneburg” di Maurensig

vedi nota 11

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