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Un percorso di formazione genitoriale attraverso l’approccio riflessivo e l’uso di linguaggi creativi e informali




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Un percorso di formazione genitoriale attraverso l’approccio riflessivo e l’uso di linguaggi creativi e informali



1 Potenziare i genitori in quanto educatori: una sperimentazione nell’ambito del progetto europeo ALICE

Il presente capitolo descrive i principali esiti ottenuti da una sperimentazione rivolta ai genitori con bambini in età 0-3, strutturata e realizzata in coerenza con le prospettive concettuali precedentemente enunciate (capp. 2 e 9) ma anche in conformità  alle  linee  teoriche  e  programmatiche  del  Progetto  Europeo  ALICE  - Adults  Learning  for  Intergenerational  Creative  Experiences (Margiotta,  2012a; Raffaghelli, 2012a,b), entro cui è inserita. Brevemente, il progetto ALICE annovera tra i suoi principali obiettivi, allineati con Europa 2020, la formazione di adulti – genitori, nonni, anziani, volontari – interessati ad interagire con i bambini, da realizzare attraverso l’uso di linguaggi creativi e informali, al duplice scopo di:

(a) promuovere e rafforzare l’acquisizione di competenze che ne accrescano l’efficacia educativa in prospettiva intergenerazionale;

(b) incrementare la consapevolezza rispetto all’importanza del loro ruolo “in quanto educatore” e della loro funzione di “leva” ai fini dello sviluppo – nelle nuove generazioni – delle fondamentali competenze di cittadinanza e di coesione sociale.

Nella convinzione che nell’odierna Società della conoscenza il supporto formativo

alla genitorialità non possa più consistere in un travaso di informazioni e di direttive da parte degli esperti (“ti dico come si fa”), conveniamo con chiunque pensi sia fondamentale impostare un supporto capace di favorire e di stimolare un processo di “ricerca e condivisione delle conoscenze”, così che l’attenzione dei genitori possa focalizzarsi su alcune proprie “modalità di pensare e di agire, al fine di riconoscerle e valorizzarle ma anche per ripensarle, metterle in discussione, arricchirle” (Gaudio,

2010, pag. 89).

Per tali motivi, scopo principale del progetto pilota di seguito descritto è stato quello di verificare se i genitori possono essere convenientemente supportati “nell’esercizio del loro mestiere”, promuovendo e sostenendo in essi una riflessività sul proprio ruolo “in quanto educatori”, attraverso un lavoro narrativo- autobiografico realizzato con metodologie informali e creative, al fine di mostrare che una consapevolezza critica sulle proprie competenze educative può realizzarsi nella  direzione  del  “buon  trattamento”  (Sità, 2004; Pourtois, Desmet e  Lahaye,

2006b) e della “cura di sé” (Mortari, 2003b, 2004, 2009a; Formenti, 2005).

In questa parte del lavoro cercheremo pertanto di porre in evidenza quanto azioni di supporto alla genitorialità siano fruttuose se agite in un’ottica di promozione e di riattivazione della riflessività, nella consapevolezza che la famiglia – seppur in rapida trasformazione e nelle sue fragilità – rimane interprete di straordinarie decisive e sfide per il benessere delle persone e dell’intera comunità e, nel contempo, nucleo su cui si fonda il senso di appartenenza individuale e su cui poggia il cardine dell’organizzazione sociale.

Alla luce di queste e delle precedenti premesse, nell’ambito delle azioni formative

ALPP - Adults Learning Pilot Programme previste dal Progetto ALICE, abbiamo progettato   una   sperimentazione   dedicata   alla   prima   genitorialità   intit olata: “Genitorialità: pensieri e creazioni per esplorare una nuova, seppur antica, identità. Un laboratorio per ascoltarsi, ascoltare, riflettere”, che si configura come un intervento finalizzato da un lato a riconoscere, rinforzare, valorizzare le risorse genitoriali già presenti e, dall’altro, a sviluppare nuove competenze e strategie educative nella relazione genitori-figli. Il percorso si è rivolto ai neogenitori con bambini in fascia d’età 0-3 o in condizione di prenatalità, che nella nostra attuale società – globale e complessa – si ritrovano ad essere sempre più soli di fronte al difficile compito di  educare i propri  figli.  Il nostro  ALICE ALLP  - Parenting Pilot Project  può  considerarsi  afferente  ai  due  filoni  di  formazione  e  intervento  a supporto  della  genitorialità  descritti  nell’ottavo  capitolo,  cosiddetti  esperienziali (§5.4.3)  e  di  empowerment  (§5.4.4).  Come  invece  specificato  nel  precedente capitolo (§9.2), lo sfondo concettuale entro cui sui è collocato il percorso formativo a supporto della genitorialità convoglia diverse teorizzazioni che, congiuntamente, offrono  possibilità  di  lettura  e  di  interpretazione  dei  processi   sempre  più compositi e flessibili – attraverso cui l’identità genitoriale si costruisce (cfr. anche Zambianchi 2012a):

-    il costrutto personalistico (Maritain, 1947, 1959),

-    il costrutto di apprendistato e pratica (Wenger, 2007),

-    il costrutto di apprendimento trasformativo (Mezirow, 1991),

-    il costrutto di riflessività (Mortari, 2003; Margiotta, 2011b),

-           Il costrutto dell’integrale antropologico (Margiotta, 2005, 2007b; 2011a,e). Inoltre,  la  sperimentazione  è  stata  elaborata  prendendo  spunto  dai  risultati  di un’indagine   esplorativa   preliminare   ad   una   ricerca   attualmente   in   fase   di realizzazione, di cui abbiamo riportato gli esiti essenziali in Zambianchi (2012c, pp.

88-89). I risultati di quella indagine preliminare sono apparsi avvalorare la visione

secondo cui il modello genitoriale viene sostanzialmente costruito a partire dall’assunzione e/o dall’identificazione con alcune pratiche e dall’opposizione e/o dalla disapprovazione di alcune altre.

2 Impianto dell’ALICE Parenting Pilot Project “Genitorialità. Un laboratorio di

pensieri e creazioni per ascoltarsi, ascoltare, riflettere”

Come già specificato nel precedente capitolo dedicato agli aspetti teorici e metodologici, il progetto si è poggiato su due assunti di base, ambedue mutuati dalle riflessioni di Loretta Fabbri (2004). Da un lato la convinzione che il “mestiere” di genitore si impara attraverso l’esperienza, a partire da quella dell’essere figli sino alle più generali esperienze in “comunità di pratica”, dove i saperi e gli apprendimenti – grazie al confronto con gli altri – maturano, prendono forma, si trasformano. Dall’altro lato, l’evidenza che “dentro il genitore abitano i genitori che lo hanno allevato, il loro modo di accarezzare, di stabilire le regole, di abbigliarsi, di rapportarsi agli altri… *derivandone che] il genitore si muove tra due storie: una in primo piano, quella dell’identità genitoriale, e l’altra nello sfondo, quella del figlio, in una temporalità che è immediata e sembra strutturarsi nel futuro, ma che deriva da un passato che lavora senza sosta” (Fabbri, 2004, pag. 19).

2.1 Background: generalità e finalità

Innanzitutto, non si è trattato di un corso formativo a carattere didattico-formale ma piuttosto di un percorso collegiale, mirato al coinvolgimento personale ed esistenziale di tutti i partecipanti – compresi i conduttori – che insieme hanno compartecipato un’esperienza di apprendimento rispetto alla propria vita, alla vita dei propri figli, alla vita delle proprie famiglie.

Come si ricava dalle evidenze della pratica clinica, è indubbio che gli accadimenti e le dinamiche originanti in seno al contesto familiare non possano che avere ampia influenza nel processo di costruzione dell’identità personale e sociale; ragion per cui i genitori – fondamentale “risorsa” per la formazione dei “cittadini del domani” – devono essere coadiuvati nell’interpretazione del loro ruolo educativo attraverso la rivitalizzazione delle loro responsabilità e la valorizzazione di tutti i “saperi” di cui sono portatori ma di cui spesso non sanno. Attraverso percorsi culturali adottanti un approccio riflessivo e preferibilmente informale, essi possono essere convenientemente accompagnati  ed  aiutati  nel  transitare  da  quello  che  Fabbri (2004) indica essere uno status di genitore pre-riflessivo (che fa cioè riferimento a saperi impliciti ed inconsapevoli) ad uno di genitore riflessivo (che fa riferimento a saperi espliciti ed autentici).

Per questo motivo, il percorso formativo si è posto come finalità ultima la valorizzazione delle persone cui è stato dedicato, aiutandole a riconoscere le loro più autentiche competenze in quanto educatori e a promuovere le autonome possibilità di azione a livello sia individuale che comunitario, connotandosi ad intervento di empowerment (cfr. §8.4.4). Adottando un’ottica di empowerment personale e sociale nel contempo, il più probabile proficuo esito di ordine sistemico è l’incremento del potere dei singoli di accresce il potere del gruppo, il ché consente di operare, in parallelo, anche nella direzione della prevenzione e della diminuzione del rischio.

Concordemente ai numerosi autori da cui si è attinto per tale esperienza di ricerca, riteniamo  che  i  saperi  genitoriali  trovino  il  loro  alimento  nella  storia  e  nelle esperienze personali, in primo luogo come figlio e poi come genitore; crediamo, infatti, che un approccio di formazione alla genitorialità di tipo ideografico (descrittivo) ed autobiografico (narrativo) sia assai efficace, perché permette di recuperare in memoria stili, atteggiamenti, comportamenti, risorse e capacità dei propri genitori, sulla base vengono costruite – in accordo o in opposizione – le conoscenze e competenze genitoriali personali. La genitorialità si realizza sicuramente attraverso l’esperienza e il confronto che avviene partecipando a pratiche sociali ma non va trascurato il fatto che essa trova le sue radici sull’“apprendistato” avvenuto nella famiglia d’origine e, quindi, sull’esperienza di essere stati figli.

Nel lavoro di supporto alla genitorialità è perciò importante esplorare criticamente anche i modelli educativi implicitamente trasmessi di generazione in generazione, almeno per due complementari motivi: da una parte perché “attraverso i dispositivi riflessivi è possibile decostruire e costruire l’identità genitoriale, trasformando i saperi impliciti e inconsapevoli in saperi critici e valicati” (Fabbri, 2004), dall’altra perché la “presa di coscienza del modello pedagogico di base è il primo passo verso l’eventuale indebolimento del suo potere vincolante” (Gigli, 2007).

La proposta di supporto genitoriale che ci accingiamo ad esporre ha adottato un approccio essenzialmente preventivo e promozionale, avulso dagli interventi terapeutici di taglio psicologico, proprio perché si è posta come scopo quello di poter meglio corrispondere ai bisogni dei genitori in tema di educazione. La logica sottesa è stata quella del caring – ovvero del “prendersi cura” – facendo leva sulle risorse esistenti, sul rinforzo delle potenzialità latenti, sulla motivazione ad acquisire nuovi dispositivi di interpretazione del reale, sul rinforzo delle capacità di coping oltre che sul potenziamento delle competenze relazionali (cfr. Boccacin e Carrà,

2012). Dal punto di vista operativo non sono state fornite né ricette né soluzioni

precostituite ai  singoli  o  ai comuni  problemi. Invece, ritenendo che  i modi per essere “buoni genitori” siano assai numerosi, abbiamo posto particolare attenzione alle pratiche atte a valorizzare le risorse del nucleo familiare e a sostenere una genitorialità riflessiva.

Il percorso formativo si è posto in una prospettiva di supportare la genitorialità in

condizione di “normale” problematicità, cioè non eccedente la fragilità o il disagio diffuso caratterizzanti il vivere contemporaneo, nell’intento di rendere i genitori protagonisti in virtù del loro ruolo di portatori di potenziali risorse educative di grande interesse ed utilità per tutti.

2.2 Obiettivi, metodologia, contenuti delle sessioni laboratoriali

“Essere capaci di avere cura di sé stessi è il requisito di base per poter essere capace di avere cura degli altri” Erich Fromm, da: Avere o Essere?

Adottando dunque gli strumenti del dialogo e della narrazione e grazie all’uso di linguaggi informali e creativi, il percorso formativo “Genitorialità….Un laboratorio per ascoltarsi, ascoltare, riflettere”, percorrendo le direzioni della cura e dell’educazione, ha cercato di offrire ai genitori:

         un semplice ma essenziale aiuto per rafforzare ed accrescere competenze di caregiving già presenti o potenziali, favorendo la consapevolezza e renderne ancor più evidente la possibilità per un loro migliore utilizzo attraverso forme di espressione analogica (Demetrio, 2002; Pasini, 2010);

    un accompagnamento al potenziamento delle pratiche di riflessione critica sugli strumenti educativi già posseduti ma di cui non vi è consapevolezza o di cui viene messa in dubbio l’esistenza, attraverso la scrittura di un diario riflessivo (o “diario pensoso”) mutuato dalla metodologia di ricerca elaborata da Mortari (2002c, 2006c; cfr. §9.4.2)  .

Dal punto di vista pragmatico abbiamo adottato una prospettiva basata sul “fare”, che più di altre è apparsa funzionale alle finalità del progetto ALICE in quanto:

a) risponde  all’obiettivo  di  coinvolgere  ed  aggregare  tutti  i  partecipanti, specialmente quelli maggiormente bisognosi della forza delle reti di supporto sociale per migliorare la coesione sociale;

b)  permette una più facile aggregazione tra i genitori, che così possono avvalersi del  confronto  con  gli  altri  per  riflettere  sulle  varie  dimensioni  del  proprio divenire – affettivo, cognitivo, sociale, ideologico – puntando, attraverso l’esperienza   narrativo-creativa,  ad   una   rivisitazione  delle   rappresentazioni interne  con  un  passaggio  dall'investimento  su  di    a  quello  sul  proprio bambino;



c)   mette in atto processi di apprendimento informale che possono rafforzare e sviluppare chiave competenze per l'apprendimento permanente. In particolare:

         favorisce  l’imparare  ad  imparare  (KC5),  attraverso  la  riflessività  critica collegiale, il pensare ai propri pensieri e la condivisione con una comunità di genitori;

   promuove  lo  sviluppo  di  competenze  civiche  e  sociali  (KC6),  attraverso

l’esercitazione del pensiero critico entro una dimensione di socialità, così da divenire  consapevoli  delle  differenze  tra  i  vissuti  e  consolidare  la  più autentica espressione di sentimenti empatici e di solidarietà tra genitori;

   sostiene  lo  spirito  d'iniziativa  e  di  intraprendenza  (KC7),  in  quanto  la

decisione e la volontà di mettersi in gioco stimolano impulsi all’operatività, ciò  consentendo  di  tradurre  immediatamente  il  pensiero  in  azione,  di favorire la comprensione dei rischi della genitorialità, di avvantaggiare la capacità di anticipare possibili accadimenti nella relazione educativa;

   da’ impulso alla consapevolezza ed espressione culturale (KC8) , attraverso la

condivisione delle riflessioni che ciascun genitore offre al confronto e alle altrui osservazioni, argomentazioni, valutazioni.

Azioni preliminari, destinatari, conduttori, tempi, collaborazioni

Preliminarmente alla  realizzazione del progetto  che,  ricordiamo, era  dedicato a genitori con bambini di età 0-3 o in attesa di un figlio, è stato necessario:

- effettuare una ricognizione del fabbisogno territoriale in tema di supporto alla prima genitorialità;

- analizzare l’offerta formativa territoriale;

- concordare con il servizio accogliente modi, tempi e spazi;

- segnalare ai genitori la proposta attraverso opportuni materiali informativi;

- raccogliere le adesioni per formare il piccolo gruppo di genitori.

Il percorso formativo è stato condotto dalla scrivente, psicologa psicoterapeuta interessata ad operare come formatrice con genitori e insegnanti, bambini e adolescenti, coadiuvata da Monica Gazzato, un’insegnante di scuola dell’infanzia formata alla pedagogia steineriana, in collaborazione con l’Associazione “Progetto Nascere  Meglio” postparto,  che  si  occupa  di  sostegno  alla  gravidanza,  al  parto,  e  al


L’attività è stata realizzata nel corso di sei incontri settimanali di due ore ciascuno, nei mesi di novembre e dicembre 2012; ad essa hanno partecipato 15 genitori, di cui 14 mamme ed un papa (ovverosia una coppia genitoriale) e sono stati coinvolti – direttamente e indirettamente –  24 bambini. A distanza di otto mesi è seguito un settimo incontro di verifica.

Il progetto, del cui avvio ha dato comunicazione la stampa locale (Il Gazzettino di

Venezia del 2 novembre 2012; vedi allegato D2 in appendice), è stato preliminarmente presentato in un seminario informativo presso la sede dell’Associazione  “Progetto  Nascere  Meglio”  e  notificato  sia  nel  sito dell’Associazione medesima che attraverso una mailing list interna.

Strutturazione delle sessioni

Adottando un approccio pedagogico basato sulla prospettiva fenomenologia, la sperimentazione si è dunque avvalsa di metodologie attive a livello sia emotivo che cognitivo, così da consentire a ciascuno il confronto, l’empatia e l’identificazione con l’altro. Per questo la conduzione si è basata su una mistura metodologica che ha previsto di operare per mezzo di attività laboratoriali sul lavoro di gruppo e lo scambio di esperienze, centrate sulla prassi della narrazione, del confronto e dell’ascolto sino alla produzione creativa, facendo perciò uso di linguaggi informali e

analogici e tecniche ludiche attive.

Il percorso formativo è stato dunque strutturato come un laboratorio creativo con l’invito generale di raccontarsi giocando, scrivendo, poetando, colorando, modellando, alla ricerca di forme e parole per estrinsecare le proprie esperienze e rendersi conto – in una prospettiva intergenerazionale – di quanto si apprenda da esse.

Al fine di favorire l’accesso alla propria biografia sono stati utilizzati vari input, tra cui l’impiego di materiali plastici per favorirne l’espressione in modo informale. Tra le tecniche utilizzate: autobiografia e narrazione, discussione di gruppo e risonanze emotive, role playing, uso di materiale letterario ed evocativo, forme espressive per creazioni individuali e/o collettive, compresa la realizzazione di un libro tattile dedicato al proprio bambino, attraverso cui generare una trama di emozioni e di pensieri o per esprimere l’“ancora non detto”.

Ogni occasione è servita da input per riflettere su alcuni temi cruciali: racconti di nascita, esplorazione di sé come figlio, modelli e preconcetti nell’esercizio della funzione  genitoriale, diventare genitori tra  storie e  memorie  intergenerazionali, modi di intendere la genitorialità, generare una relazione educativa. A rievocazione e a testimonianza delle proprie riflessioni è stato adottato un diario pensoso, di cui avvalersi a casa.

Gli incontri hanno coinvolto un piccolo gruppo di genitori con l’intento di sollecitarli all’ascolto di sé e degli altri, di attivare in essi la capacità di analisi, di aumentare la consapevolezza attraverso l’autoesplorazione di sé e di esplorare l’altro/gli altri, attraverso lo scambio di esperienze e suggerimenti, per vivere “giochi di riflessione” su se stessi e sul proprio ruolo come genitori.

Le attività delle sessioni: temi, contenuti, risorse

Il contesto di lavoro è stato quello di uno spazio confortevole per sedersi e lavorare in cerchio, per muoversi liberamente ed accogliere i bambini, presso la sede dell’Associazione “Progetto Nascere Meglio”.

È stata predisposta una cartellina con alcuni contributi essenziali inerenti il background teorico di ALICE ALPP - Parenting Pilot Project ma, soprattutto, il tema della genitorialità, di volta in volta brevemente sollecitato per evocare interrogativi utili all’avvio della sessione laboratoriale. Ogni incontro vedeva aggiunto nuovo materiale di approfondimento.

Uno sfondo musicale soft e rilassante – di preferenza new-age o meditation – ha accompagnato l’intero percorso formativo.

In ogni momento, liberamente oppure durante una piccola pausa collettiva a metà sessione, i partecipanti potevano ritemprarsi con una tisana, un succo di frutta fresca, qualche biscotto, per “coccolasi” un po’.

In virtù degli assunti del Progetto ALICE - Adults Learning for Intergenerational Creative Experiences (cfr. allegato C in appendice) secondo i quali l’apprendimento intergenerazionale rafforza il ruolo degli adulti in quanto educatori ed è strategico ai fini dello sviluppo di importanti competenze chiave, abbiamo strutturato ogni

incontro in due fasi:

I)   la prima di riflessione su di sé in quanto genitore e in quanto figlio (Lab_A)   ;

II)   la  seconda come realizzazione di attività creative per migliorare la  qualità

100

educativa del rapporto con i propri figli (Lab_B)     .

Reports di sintesi delle attività realizzate nella sperimentazione sono rinvenibili sia in allegato E in appendiceche sul Blog di ALICE al link:

http://www.alice-llp.eu/blog/?p=214

di qui, cliccando su Next, si accede alle pagine successive.

Ogni attività – opportunamente adattata – poteva essere replicata con i propri figli per rafforzare le finalità degli atti educativi la relazione educativa.

La figura 1 illustra sommariamente il disegno del percorso formativo, mentre la tabella  1  descrive  in  maniera  particolareggiata le  attività  predisposte  per  la prima sessione di lavoro ed indica quelle predisposte nelle sessioni successive.

 
Figura 1 – Il disegno del percorso formativo “Genitorialità…”.


I^ fase  (Lab_A) Riflessione su di sé come genitore e come figlio

Input informali per rievocare pensieri su alcuni temi cruciali: nascita, essere figli, diventare genitori, relazione educativa

Scrittura del personale “Diario pensoso”



II^ fase (Lab_B) Realizzazione di attività creative per rinforzare la relazione educativa coi propri figli

Oggetti ludico-creativo- transazionali con materiali di facile consumo da riproporre come ai propri bambini come occasione di crescita intersoggettiva


Progettazione e realizzazione del libro tattile con la tecnica della carta igienica


Tabella 1 – Le attività laboratoriali delle sessioni di lavoro.

I^ Sessione – La mia Nascita

Tempistica

Nome

dell’attività

Descrizione dell’attività

Steps

Risorse

Accoglienza dalle ore

16.30

17.00-

17.20

Avvio




Apertura della sessione con una personale presentazione riguardante se stessi e il/I propri bambini

Attività del conduttore:

Conduzione dell’attività, stimolazione alla

partecipazione e quindi avvio alla

riflessione

Attività dei partecipanti:

Attiva partecipazione, narrazioni di sè in

quanto figli, discussione, riflessione

Steps:

• Il conduttore riscalda l’atmosfera con una

presentazione personale e invita i

genitori, uno ad uno, ad un breve

presentazione di sé e del proprio/i figlio/i

• Quindi il conduttore invita ciascun

genitore chiarire le sue aspettative

rispetto al percorso di formazione: Cosa

Un contesto confortevole

faccio qui? Perché sono qui? Cosa mi aspetto?

• Il conduttore invita un altro partecipante a fare altrettanto: Chi vuole legge al gruppo la propria presentazione personale?

• Tale azione viene ripetuta fino alla concludere la presentazione di ciascun membro del gruppo

17.20-

17.30

Informazioni

Attività del conduttore:

Esporre idee, chiarire gli obiettivi del

percorso di supporto alla genitorialità

Attività dei partecipanti:

Ascoltare, domandare,, partecipare,

intuire, comprendere

Steps

• Il conduttore spiega che lo scopo del

percorso è quello di sostenere una

genitorialità riflessiva e di offrire

l’opportunità di rivedere criticamente

proprie esperienze e vissuti di sé in

quanto figli e in quanto genitori, nel

confronto con una comunità di pari, al

fine di migliorare la relazione educativa

con i propri figli

• Il conduttore riassume i principali

contenuti della sessione in corso, con le

conclusioni della fase di riscaldamento

della sessione

• Il conduttore distribuisce la cartellina con i

materiali informativi ed alcuni contributi

teorici essenziali

• Il conduttore dona a ciascun genitore un

“diario pensoso”, dove scrivere i pensieri

sui propri pensieri inerenti il tema della

genitorialità e il rapporto educativo col

proprio bambino (riflessività). Il 'diario

pensoso' è realizzato con la stessa tecnica

proposta in una successiva sessione per

creare il libro tattile per/con i propri figli

“Diario pensoso'

Consegna di una cartella con materiale informativo sul Progetto Alice ed alcuni contributi essenziali sulla genitorialità

17.30-

18.40

Lab_A

Attività del conduttore:

Introduce il tema del “venire al mondo” per

rievocare la propria nascita con la scrittura

e rievocarla in gruppo, per suscitare ricordi

autobiografici e interrogarsi su cosa

significhi “nascere”

• Il conduttore chiede ai genitori di scrivere una breve storia sulla loro nascita, facendo riferimento alle memorie e alle narrazioni dei loro genitori o parenti, o di lasciarsi andare a proprie immagini, sensazioni, fantasie su quel passaggio importante della propria vita.

• Il conduttore chiede chi vuole leggere la

“narrazione della propria nascita” al

Fogli di carta bianchi, penne, pennarelli, matite


gruppo

• Dopo la lettura da parte di  ciascun

partecipante, il conduttore invita tutti i

genitori ad esprimere idee, sentimenti,

emozioni in riferimento alle narrazioni di

uno o dell'altro, o impressioni generali

• Discussione collegiale sulla possibilità di

sperimentare l’attività col proprio

bambino

Attività dei partecipanti:

Ogni genitore ricorda propria nascita con la

scrittura e riflette sul senso della propria

'nascita'. Scrivere, leggere propria

'narrazione di nascita' al gruppo, ascoltare,

fare domande, partecipare

Lab_B

Attività del conduttore:

Stimolare e incoraggiare i partecipanti a

generare creazioni con la pasta di sale al

fine di autoriconoscersi come “genitore in

azione”

• Il conduttore invita i partecipanti a giocare con la pasta di sale per modellare un oggetto simbolico che rappresenti il personale modo di essere genitore nel proprio quotidiano fare

• Il conduttore invita a dare un nome alla creazione personale, così da sintetizzare la narrazione di sé in quanto “genitore in azione”

Attività dei partecipanti:

Con le mani in pasta, ciascuno gioca a

generare una forma che esprima il senso di

sé come “genitore in azione”, per

riconoscersi e farsi riconoscere ma anche

per sfidare pregiudizi, fantasie, luoghi

comuni ed antiche cristallizzazioni

Ciascuno condivide con il gruppo la propria creazione rappresentante se stesso in quanto “genitore in azione”, guadagnando un po' di consapevolezza circa le gioie, ma anche le fatiche, dell’essere genitore

Pasta di sale in vari colori (naturali, colorata con polvere di caffè, con lo zafferano, con salsa di pomodoro, sciroppo di menta, ecc ) su grandi

ciotole in mezzo alla stanza

Un foglio di plastica per ogni partecipante

18.40-

18.50

Valutazione

Attività del conduttore:

Raccogliere un feed-back per la restituzione

• Il conduttore categorizza i vari feed-back e restituisce il risultato come

conoscenza collettiva, ovvero nuova conquista inerente la consapevolezza di sé in quanto educatore

• Il formatore invita i genitori a valutare se “la forma” che hanno creato con il materiale plastico (pasta di sale) è conforme alle loro aspettative

Lo stesso luogo


Attività dei partecipanti:

Riflettere sulle proprie realizzazioni, fornire

un feed-back al conduttore

18.50-

19.00

Personalizzazione

Attività del conduttore:

Sintesi della sessione e consegne per i

“compiti per casa”

• Spiega il senso della scrittura riflessiva sul “diario pensoso”. Riflessioni per la settimana sul significato personale di “buona qualità della vita”: Che cosa è per me, e nella mia esperienza, una “buona qualità della vita”? Che cosa significa per me, e nella mia esperienza, “prendersi cura della vita”?

• Offre suggerimenti per parlare con il proprio figlio sulla propria nascita, per invitarlo a disegnare e raccontare, e gioire insieme quel momento meraviglioso

• Invita i genitori a giocare con i propri bambini con la pasta di sale colorata, stimolandoli ad attribuire “un nome” alle loro creazioni

• Illustra la possibilità di contribuire al blog

di ALICE

Attività dei partecipanti: Domande specifiche sui futuri comportamenti educativi “riflessivi” e su possibili attività creative coi propri figli

Un foglio con le consegne utili alle riflessioni della settimana da scrivere sul “diario pensoso”

II^ Sessione – Ancora sulla Nascita (come concetto generale)

Lab_A

• Segni e colori per un disegno di nascita - In un singolo foglio di carta lungo e grande, ognuno disegna 'La nascita'. Collettivamente, ma ciascuno individualmente per esplicitare, a livello rappresentativo e simbolico, quelle teorie, speculazioni, credenze, pregiudizi, valori impliciti che spesso interferiscono con le azioni naturali di una 'buona genitorialità'

Lab_B

• Luce per un buon addormentamento - Creazione di una lanternina per accompagnare la nanna del bambino, utile nel momento del rilassamento serale, per accompagnare il momento dell’addormentamento con una storia o una ninna-nanna

III^ Sessione – Io come figlia/figlio

Lab_A

• Fotostoria - Alcune foto per ricordare il rapporto con le figure genitoriali (madre, padre, entrambi, o di chi ne fa le veci), come il tessuto narrativo che si intreccia con l'esperienza personale, per prenderne le distanze, vederne le influenze e per comprendere le interferenze dei modelli educativi sul proprio personale modo di interpretare la genitorialità

• Scrittura riflessiva sul “diario pensoso” come compiti per casa - Pensare i propri

pensieri su “la buona qualità della genitorialità”

Lab_B

• Libro Tattile - Un libro, un librone, un librotto, creato con la tecnica della carta igienica, per generare una trama di sentimenti e di pensieri gioia e di amore (ma anche


emozioni di paura o di malinconia, se è necessario!), per esprimere ciò che mai si è riusciti a dire al proprio figlio. 'Ti mostro e ti racconto una storia, una filastrocca, una canzone, una poesia per dirti che'. Un intento per la propria e per la sua libertà

IV^ Sessione – Glossario genitoriale



Lab_A

• Glossario genitoriale - Una sorta di vocabolario della genitorialità creato con immagini ritagliate da giornali e con associate parole-chiave, per ritrovare la propria competenza di madre e di padre, e superare i convenzionali dogmi del “si deve”, “si dovrebbe”

• Scrittura riflessiva sul “diario pensoso” come compiti per casa - Riflessioni per la settimana circa il significato di “essere nella relazione educativa”: Che cosa è per me e nella mia esperienza, una “buona relazione educative”? - Dove e come prendono forma i miei pensieri che sorgono nel rapporto educativo con mio figlio/figlia/figli? Quali sono i pensieri che guidano e danno forma alle mie azioni educative, quando entro in rapporto con mio figlio/figlia/figli?

Lab_B

• Proseguimento della tecnica per la realizzazione del libro tattile con la carta igienica e prima condivisione dei progetti sviluppati da genitori

• Predisposizione di finger-puppets con la lana (pupazzi da dita), da utilizzare come personaggi di fantasia per il libro tattile

• Suggerimenti per coccole musicali e ninne nanne per calmare e rilassare il bambino

V^ Sessione – Come mi penserà mio figlio/figlia?

Lab_A

• Gioco di ruolo a coppie - Immaginare il pensiero del proprio figlio/figlia su di noi. “Come mio figlio/figlia mi pensa e mi immagina?”. Lo scopo è vedere se stesso attraverso gli occhi del proprio figlio, come in uno specchio, e quindi porsi alcune domande che possano aiutare a riflettere sul fatto che la qualità della cura e del rapporto educativo dipende dalla qualità del proprio pensiero circa il proprio figlio: “Mio figlio/a è come io lo penso?”. E quindi “Come mi penserà mio figlio/a?”

Lab_B

• Continuazione della realizzazione del libro tattile tecnica della carta igienica; confronti,

consultazioni, consigli

• Creazione di un oggetto transazionale: pupazzi tridimensionali con pannolenci e stoffa

morbida colorata

VI^ Sessione – Evento festivo finale con genitori, bambini e anche nonni

Laboratorio unico

• I genitori regalano ai loro bambini il librone tattile … donando un pezzetto di se stessi; leggono assieme e osservano la storia rappresentata per alcuni la narrazione viene condivisa dalla comunità

Valuazione

• Debriefing di rielaborazione e di restituzione per la valutazione finale del percorso

formativo

• Intervista semi-strutturata per verificare l’eventuale cambiamento, potenziamento,

incremento della consapevolezza circa il possesso di alcune competenze chiave di

cittadinanza

• Questionario per valutare il giudizio dei genitori circa la pertinenza dell’offerta

formative e la soddisfazione per alcuni indicatori

• Altri questionari a domande chiuse ed aperte sulla genitorialità completati a casa e da

restituire in forma anonima

VII^ Sessione – Ritrovo a distanza di otto mesi

Verifica

• Condivisione delle testimonianze sui propositi in cui ci si era impegnati per una “buona qualità della propria vita”, a partire dalle riflessioni personali e collettive cui si è avuto accesso grazie al laboratorio

Il diario riflessivo (“diario pensoso”)

Abbiamo già riferito della posizione di Loretta Fabbri (2004, 2008) la quale, da una prospettiva d’analisi costruzionista (ancorandosi perciò ai costrutti di Wenger di apprendistato e pratica, di apprendimento trasformativo e di riflessività), ha sottolineato che così come è possibile individuare, nei giovani genitori, un modo di pensare ed un conseguente modo di agire strutturalmente preriflessivi – in quanto costruiti entro un set di assunti e di convenzioni tramandati dalla famiglia d’origine, socialmente condivisi e culturalmente incontestabili – allora è lecito pensare alla predisposizione di dispositivi capaci di prefigurare un approccio riflessivo alla genitorialità. Afferma infatti l’autrice che “si diventa genitori esperti non perché si fanno molti figli o perché si è adulti ma se si guadagna una consapevolezza più alta intorno al soggettivo codice affettivo e all’influenza dei personali vissuti nella relazione.  Possedere  la  conoscenza  del  proprio    genitoriale  e  del  suo  teatro interno è una delle condizioni per poter cambiare, iniziando a riprogettare le storie familiari…[e]… se le nostre interpretazioni sono fallibili e si basano spesso su assunti inaffidabili …[allora]… l’analisi critica delle legittimazione delle nostre ermeneutiche può diventare allora l’impegno prioritario della condizione genitoriale adulta ed esperta” (Fabbri, 2008, pag. 49).

Il percorso di formazione dedicato alla genitorialità riflessiva ha proprio inteso promuovere attività di pensiero – grazie all’uso di linguaggi creativi ed informali – attraverso cui stimolare ad un esame analitico e critico delle proprie esperienze genitoriali per individuare da un lato la qualità dei vissuti di sé in quanto educatore e, dall’altro, “la matrice generativa dell’intensità e della direzione della forza performativa che tali vissuti esercitano sull’agire”  (Mortari, 2006b, pag. 90).

Come già accennato, trattandosi di un laboratorio dedicato al potenziamento della capacità di ascoltarsi, ascoltare e riflettere su sé come persona e come genitore avevamo necessità di uno strumento formativo non paradigmatico ma creativo, informale,  che  abbiamo  individuato  nel  “diario  riflessivo”  ideato  dalla  Mortari (2002c;  2006c)  per  le  sue  ricerche  ad  impostazione  fenomenologica.  L’intento, infatti, era di porre le basi per quello che l’autrice chiama “laboratorio di pensiero”, assumendo come primarietà pedagogica quelle “posture di cura” fondate su un’ottica  di  caring  relazionale  (Mortari, 2006b).  In  altre  parole,  si  è  cercato di predisporre un percorso formativo non tanto per “conoscere” – cioè impegnare la mente nella costruzione di un sapere scientificamente fondato e verificabile – ma per “pensare”, ovvero per impegnare la mente in problemi di senso, richiedenti l’individuazione di significati su questioni personali e non universali, percepite dai partecipanti nella loro impellenza (cfr. §9.4.2). Di qui lo strumento del diario riflessivo, realizzato dalla scrivente con la medesima tecnica della carta igienica (Pesce, 2007) di seguito proposta per la creazione del libro tattile e donato al primo incontro a ciascun genitore. In tabella 2 vengono riportate le consegne per i “compiti per casa”, assegnate a settimane alterne.

L’invito è stato quelli di utilizzare il diario possibilmente non nel modo solito ma di

impegnarsi nella scrittura di un “diario della vita della mente” avente per oggetto

alcune riflessioni – comunque affioranti anche nei lavori delle sessioni laboratoriali

– su questioni inerenti la genitorialità, la relazione educativa coi propri bambini, sul significato di “buona qualità della vita”, “di “aver cura della vita”, di “generare una buona vita”, di “accompagnare ad una buona vita”.

Tabella 2 – Consegne per la scrittura del diario riflessivo – cosiddetto “ diario pensoso” –

come mutuato da Mortari (2002c; 2006c), opportunamente adattato.

DIARIO RIFLESSIVO

Consegne ai genitori per la scrittura del personale diario riflessivo

Mi fermo a pensare i miei pensieri, e darò loro una forma attraverso la scrittura.

-  Mantengo lo “sguardo” – l’attenzione – presente al pensare nel suo stesso farsi, nel mentre si forma.

-  Attivo una disciplina di presenza alla mia mente, cerco un luogo nella mia mente in cui sondare la

consistenza/l’essenza dei miei pensieri.

-  Decido di avere esperienza della vita della mia mente, mi faccio consapevole al divenire della mia vita interiore…. Afferro e comprendo il pensiero che genera il mio pensare e guida il mio agire… come genitore…. come madre…. come padre…

  Da dove e come prendono forma i miei pensieri che mi portano a definire “una buona qualità della vita', a sapere ' come averne cura'?, a vivere ed esperire una “buona genitorialità”?, ad “averne

cura”?

  Dove e come prendono forma i miei pensieri che mi portano ad agire l’“essere genitore”?

  Dove e come prendono forma i pensieri che mettono in relazione educativa con mio figlio/ figli?

-  Rifletto, penso, alla consistenza/essenza dei miei pensieri sui seguenti temi/concetti/esperienze

Riflessione della settimana: “La buona qualità della vita”

-           Qual è per me e nella mia esperienza una “buona qualità della vita'?

-           Cosa significa per me e nella mia esperienza 'aver cura della vita'?

-           Qual è per me e nella mia esperienza una “buona genitorialità”?

-           Cosa significa per me e nella mia esperienza alimentare e aver cura del mio ruolo, delle mie

funzioni, delle mie capacità in quanto genitore?

Riflessione della settimana: “Il mio essere genitore”

-           Qual è la consistenza, qual è l’essenza, dei miei pensieri sulla “buona” genitorialità? Qual è il pensiero che mi porta a ritenermi “una buona mamma/un buon papà”? …. o ancor meglio: una “mamma sufficientemente buona/un papà sufficientemente buono”, come ci insegna Winnicott?

-           Qual è nella mia esperienza, una “buona” genitorialità?

-           Cosa significa per me, e nella mia esperienza, aver cura del mio ruolo, delle mie funzioni, delle

mie capacità in quanto genitore … in quanto madre, in quanto padre…?

Riflessione della settimana: “Porsi in relazione educativa”

-           Cosa significa, per me, entrare in relazione educativa (non in relazione, ma in relazione educativa)

con mio figlio/coi miei figli.

-           Dove e come prendono forma i miei pensieri che mi pongono in relazione educativa con mio figlio/coi miei figli?

-           Quali sono i pensieri che guidano e danno forma alle mie azioni educative, quando entro in rel- azione con mio figlio/coi miei figli?

-           Come entro in relazione educativa con mio figlio/coi miei figli? Come la agisco?

-           Cosa significa per me, e nella mia esperienza, aver cura della relazione educativa che pongo in

essere in quanto genitore?

Fonti bibliografiche

Gli input per realizzare pragmaticamente le unità di lavoro, gli strumenti per sollecitare pensieri e riflessioni individuali e di gruppo, la metodologia fenomenologica adottata a fini operativi, analitici e valutativi, i suggerimenti per le produzioni creative, sono tratti e adattati in primis da:

Mortari L. (2002). Per una fenomenologia della vita della mente. Encyclopaideia, 8, 197-226. Mortari L. (2006). A Thoughtful Reflection on the Life of the Mind. Encyclopaideia, 20, 75-118. Pasini B. (2010). All'inizio era solo una voce lontana. Animazione Sociale, Inserto di maggio, 42-52. Pesce G. (2007). Carta Igienica per l’anima. Dest Editore. www.perlecolorate.com

Pittarello     R.     (2012).     I     laboratori     creativi     con     adulti     e     bambini.     Edizioni     LIF,

http://www.robertopittarello.it/INDEX.html

Parallelamente, fondamenta teoriche e numerosi altri spunti operativi si devono ai lavori dei seguenti autori:

Bracci F. (2012). La famiglia come comunità di apprendimento. Saperi genitoriali e pratiche educative.

Terlizzi (Ba): Edizioni Insieme.

Cambi F. (2003). L’autobiografia come metodo formativo. Roma-Bari: Laterza. Demetrio D. (2002). Album di famiglia: Scrivere i ricordi di casa. Roma: Meltemi.

Demetrio D. (2004), (a cura di). Tecniche narrative. Adultità: Numero Monotematico n. 19.

Fabbri L. (2004). La costruzione del sapere genitoriale tra memoria e riflessione. La Famiglia, 227, 18-

25.

Fabbri L. (2008). Il genitore riflessivo. La costruzione narrativa del sapere e delle pratiche genitoriali.

Rivista Italiana di Educazione Familiare, 1, 45-55.

Formenti L. (2003). Una metodologia autonarrativa per il lavoro sociale. Animazione Sociale, 12, 29-

41.

Formenti L. (2012), (a cura di). Re-inventare la famiglia. Guida teorico-pratica per i professionisti

dell’educazione. Milano: Apogeo.

Mastromarino R. (1995). Prendersi cura di sé e prendersi cura dei figli. ElleDiCi.

2.3 Verifica e valutazione

La verifica del processo ha riguardato la partecipazione, la frequenza e il gradimento dei soggetti coinvolti, nonché la valutazione degli esiti relativi all’acquisizione di conoscenze e competenze ritenute proattive per il benessere dei figli.

Sono state previste valutazioni pre- e post- percorso nelle dimensioni affettive cognitive, sociali, ideologiche connesse alla funzione genitoriale, a due livelli (Iavarone, 2009, pag.74):

a) un primo livello di valutazione ha riguardato l’efficacia formativa ed è consistito nel verificare la misura del raggiungimento degli obiettivi e come la proposta progettuale potesse tradursi, da parte dei genitori, nel potenziamento o nel conseguimento di “nuove competenze”. La valutazione dell’efficacia dell’impianto formativo è consistita sostanzialmente nell’acquisizione di elementi di forza e di criticità in merito alla pertinenza degli obiettivi, alla coerenza dei contenuti e all’adeguatezza organizzativa e procedurale, oltre che sulle eventuali nuove conoscenze e consapevolezze maturate;

b) un secondo livello di valutazione ha riguardato l’esperienza educativo-formativa

di per sé e si è configurato come un processo di autovalutazione consistente in un riesame critico di procedure e comportamenti e atteggiamenti assunti da ciascuno durante il percorso. L’esperienza formativa si rivela naturalmente efficace se avrà conseguito l’obiettivo di migliorare le condizioni oggettive dell’esercizio della funzione ma, soprattutto, se avrà conseguito un ulteriore obiettivo puramente pedagogico, relativo alla consapevolezza del genitore circa la possibilità di mettere in atto, nei riguardi dei propri figli, prassi educative e formative costruttive e responsabili.

Sono state utilizzate diverse tipologie di evidenze, tra cui:

(a) questionari e interviste semi-strutturate,

(b) diario riflessivo,

(c) riflessioni dei conduttori/facilitatori,

(d) registrazioni audio/video postate in rete,

(e) materiale fotografico e filmico.

Scarica gratis Un percorso di formazione genitoriale attraverso l’approccio riflessivo e l’uso di linguaggi creativi e informali
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