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La crisi del 1929




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La crisi del 1929









CRISI DELA LETTERATURA DEL XIX SECOLO



L

a prima guerra mondiale segno’ la crisi della centralita’ e dell’egemonia dell’Europa, che aveva subito enormi danni economici dal conflitto. Fu anche uno spartiacque tra due epoche:

  La sicurezza e lo splendore dell’Età’ Vittoriana

  L’incertezza e la crisi del nuovo secolo. Quest’epoca fu definita “PERIODO DECADENTE SIMBOLISTA”

Si può dire che il  DECADENTISMO è la prima presa di coscienza di una trasformazione ideologica, politica e di costume che ancora travaglia l’Europa. E’ un movimento di rottura, piuttosto che di costruzione, che ha contribuito a distruggere le forme ormai vuote della cultura precedente.

Il simbolismo deriva da un’idea del mondo come una rete di simboli mediante la quale il poeta  richiama una realtà più profonda, ricostruendo e reinventando la natura.

La vera novità di questa poetica si fonda sul linguaggio e sull’espressione, per cui si preferiscono le metafore, le analogie fra le cose. Pascoli  parla di “ soffi di lampi”, dove l’impressione visiva è sostituita da quella tattile del soffio.

La poesia pertanto è una creazione del mondo attraverso il linguaggio, un modo per il poeta di isolarsi dagli altri uomini.

L’insieme dei valori che avevano forgiato il pensiero del diciannovesimo secolo in Gran Bretagna, e non solo, erano persi per sempre.

Durante il periodo decadente tra i due secoli vennero a galla numerosi dubbi causati dalla nascita di nuove scienze come la psicologia, la psicoanalisi, la nuova filosofia.

Il maggior esponente della psicologia fu FREUD che forgio’ l’ipotesi che l’azione dell’uomo è   motivata dall’istinto e da una forza irrazionale; rileva cioe’ la parte irrazionale, oscura e la natura scomposita e contraddittoria della psiche umana.

La scoperta dell’inconscio segna l’atto di nascita della psicanalisi.

Cio’ mise in discussione la visione del potere della ragione.

Inoltre Henri BERGSON è stato considerato il filosofo francese piu’ importante del suo tempo.

Il suo influsso è stato notevole sulla filosofia del primo novecento ed anche in campo genericamente culturale.

Il pensiero di BERGSON ha come suo presupposto la ridefinizione dei rispettivi ordini di competenza della scienza e della filosofia. Concepisce la vita come movimento e creazione (slancio di vita) e attribuisce solo all’intuizione la capacita’ di cogliere i significati piu’ profondi della realta’, mentre giudica la conoscenza scientifica superficiale e valida solo ai fini pratici.

Nel campo filosofico il tedesco NIETZSCHE critico’ i valori assoluti della conoscenza, moralita’ e ragione. La sua filosofia parte dalla constatazione della “MORTE DI DIO” della scomparsa cioe’ dei vecchi valori della cultura europea.La verita’ stessa non puo’ essere concepita come qualcosa che esiste nell’Essere, ma cio’ che è espresso e imposto attraverso la “volonta’ di potenza” dall’individuo dominatore (SUPERUOMO), la cui etica è superiore alla morale comune.

Le tendenze irrazionalistiche del panorama culturale fra ‘800 e ‘900 sono accolte anche sul piano politico e sul piano economico.

L’impegno bellico e le conseguenti commesse pubbliche avevano favorito sia la rapida accelerazione del processo di concentrazione produttiva, sia il crescere del controllo dello Stato sull’economia.

Inevitabilmente si era poi verificata l’inflazione, accentuata in Germania a causa delle ingenti “riparazioni” di guerra e i debiti contratti per lo piu’ con gli Stati Uniti.

Alla fine degl’anni ’20 i traumi prodotti dalla prima guerra mondiale sembravano essere superati: l’indebitamento pubblico e l’inflazione andavano riassorbendosi, la distensione franco-tedesca apriva una prospettiva di pace e di relazioni stabili, e il sistema produttivo statunitense continuava ad espandersi in modo sostenuto.

Gli Stati Uniti dimostravano d’essere la nuova grande potenza mondiale.

Il loro intervento nel conflitto nel 1917 era stato decisivo per la vittoria degli Stati dell’Intesa. Non avevano subito distruzioni sul loro territorio e avevano invece avuto l’occasione per un’impennata dell’attività di tutti i settori produttivi.

Le esportazioni erano cresciute a ritmo sostenuto e la bilancia commerciale statunitense era in forte attivo. Il presidente americano Wilson si era impegnato attivamente nell’attività di guerra e aveva individuato, in “14 punti”, (1918) i principi che avrebbero potuto garantire la convivenza pacifica dei popoli.

Nelle elezioni presidenziali del 1920 i democratici furono battuti. I repubblicani vinsero anche le elezioni successive e mantennero la carica del presidente degli USA fino al 1932.

Harding, il nuovo presidente, porta avanti una politica estera isolazionista (l'America tenta di isolarsi dagli affari interni europei), ma allo stesso tempo coltiva interessi nell'area del Pacifico. Sono gli anni del proibizionismo, dei gangster mafiosi come Al Capone e dei primi grattacieli; ricompare il KKK (Ku Klux Klan), e ricominciano le violenze contro i neri; da ricordare anche l'esecuzione di due anarchici italiani, Sacco e Vanzetti, condannati alla sedia elettrica nonostante molti testimoni che li scagionavano.



Durante gli anni '20 l'economia americana aveva conosciuto un'espansione senza precedenti: i fattori che l'avevano determinata erano stati gli enormi investimenti in capitali fissi delle grandi industrie (realizzati attraverso l'indebitamento) e una profonda riorganizzazione dei sistemi produttivi, secondo i principi del fordismo e del taylorismo. La tecnica fu in grado di offrire macchinari sempre più sofisticati e precisi, che andavano a sostituire il lavoro dell'uomo. Questo ciclo espansivo dell'economia americana fu favorito anche da una crescita costante delle esportazioni verso l'Europa, dove la guerra aveva inferto duri colpi ai sistemi produttivi nazionali.

La situazione economica sembrava sostanzialmente solida e con possibilita’ d’ulteriore crescita. La valutazione che ne davano i politici al potere era decisamente ottimistica, mentre, invece, gravi elementi di crisi la stavano pericolosamente minando. La distribuzione del reddito era, infatti, fortemente squilibrata. I lavoratori avevano scarso potere contrattuale e le loro retribuzioni restavano basse, a differenza dei profitti degli imprenditori che crescevano considerevolmente. Ne conseguiva uno scarso potere d’acquisto della maggioranza degli americani, mentre i detentori di capitali continuavano ad investire nelle speculazioni finanziarie, nel mercato azionario e nella produzione di merci.

La grande crescita del sistema industriale, infatti, fece aumentare grandemente non solo i profitti, ma anche il valore delle azioni, e l’aspettativa di potere realizzare grandi guadagni con la compravendita azionaria; da cio’ derivo’ una corsa sfrenata alla speculazione azionaria, cioe’ all’acquisto di azioni per lucrare sul loro incremento di prezzo. Quest’incremento era sempre piu’ legato al gioco della domanda borsistica che agli effetti risultanti dalle imprese.

La crescita incontrollata della Borsa fu inoltre sospinta anche dall’uso su vasta scala di tecniche di finanziamento particolare (possibilita’ di comprare titoli con pagamenti a termine), con il risultato di alimentare una 'economia di carta', sempre più slegata dall'economia reale, dall’assenza di un’autorità’ di vigilanza sulle attivita’ speculative, in sintesi dall’ottimismo economico generalizzato.

L’euforia e l’ottimismo misero in moto comportamenti che ebbero come risultato il crollo del mercato borsistico americano.

Il caotico sviluppo del credito e del mercato azionario maschero’ ancora per qualche tempo le critiche condizioni dell’economia americana. Dopo aver toccato il massimo all’inizio di settembre il mercato azionario comincio’ a dare segni d’incertezza e di nervosismo. La crisi economica esplose il 24 ottobre 1929, il cosiddetto 'giovedì nero', con il crollo della borsa di Wall Street. Il crollo d’ottobre fu originato da una situazione di panico collettivo, creatasi quando i broker, in una fase di ribasso, avevano cominciato a gettare sul mercato titoli azionari in massa.

La crisi del '29 fu innanzitutto una crisi di sovrapproduzione

Nell’arco di un mese i titoli azionari persero oltre il 40% del loro valore, mentre inutile si rivelava qualsiasi manovra per frenare il progressivo crollo.

Dalla Borsa la crisi si estese al sistema bancario. Dai primi mesi del 1930 in poi si assistette al fallimento di circa 5000 banche, con immaginabile effetto di panico diffuso tra i cittadini nordamericani.

La crescita degli anni precedenti era stata sostenuta dal basso costo del denaro, dalla disponibilita’ di capitali e dalla facilita’ con cui si ottenevano prestiti. Tutto all’improvviso cambio’. Per la grave crisi di fiducia, scatenata dal crollo della borsa e dalla paralisi del sistema, la circolazione monetaria diminui’ rapidamente con gravissime conseguenze. Meno denaro in circolazione significo’ minore disponibilita’ ad acquistare.

Questo shock produsse un effetto a catena su tutti i settori economici e tutte le classi sociali: la rovina economica di molti finanzieri causo’ la chiusura di migliaia di aziende industriali e commerciali, e il licenziamento di milioni di lavoratori dipendenti. Ma a pagare ancora piu’ duramente furono i farmers: i prezzi agricoli caddero, infatti, in proporzione decisamente maggiore rispetto a quelli industriali e i piccoli proprietari agricoli non poterono certo difendersi licenziando. Centinaia di migliaia d’agricoltori persero le loro terre, e negli stati piu’ colpiti dalla crisi (Oklahoma, Kansas, Tennessee ecc…) si assistette ad un fenomeno di spopolamento accelerato delle campagne e di fuga verso l’Ovest o verso la città.

In un romanzo americano del ’32, Furore di John Steinbeck, è descritta la penetrazione delle citta’ nelle campagne della bestia sino allora sconosciuta, la Societa’ anonima. Al posto del padrone, che ha una sua faccia, un suo orgoglio, una sua anima (magari la peggiore), ora è la Societa’, priva di udito, di sensibilita’, mostro che vive di interessi, di dividendi, di “coupon”, a cui nessuno puo’ chiedere ascolto, che nessuno è capace di fermare. L’unica cosa che la Societa’ puo’ suggerire ai mezzadri è la rinuncia, lo sfratto, la peregrinazione verso l’ovest, alla ricerca d’altre terre, come se altrove non fossero gia’ sorti altri mostri, implacabili allo stesso modo. Che fare? Ai singoli azionisti puo’ anche piangere il cuore, ma la Societa’ ormai è nata, ha le sue leggi, la sua vita. Gli azionisti hanno fatto l’ente, ma non possono tenerlo sotto controllo, dice uno dei personaggi. Il “giovedi’ nero” risveglio’ gli uomini, insegno’ agli economisti che l’Ente poteva e doveva essere controllato, solo se lo Stato lo volesse.

Crisi di liquidita’, fallimenti e disoccupazione erano tre elementi che integravano in una spirale perversa e aggravavano sempre la recessione economica.

Il crollo della borsa porto’ anche al disfacimento dei sogni che molti avevano riposto in quei titoli azionari.

L’immagine gratificante dell’onesto lavoratore, del buon padre di famiglia, dell’imprenditore crollarono e questo porto’ al suicidio di numerose persone che avevano investito in borsa e avevano perso tutto.

E’ quindi bastato un solo istante e quelle persone non erano piu’ quelle di prima.

La “maschera” da loro creata e che impone l’ambiente sociale, come affermava Pirandello, cade.

La produzione della maschera in Pirandello si basa sulla presa di coscienza dell'essere nessuno, da parte dei personaggi dei suoi racconti, l'impossibilità di consistere un'identità provoca angoscia ed orrore, con un senso di solitudine tremenda. Questa solitudine è dovuta allo sgretolamento della realtà dei personaggi pirandelliani quando vengono in contatto con la realtà degli altri, questa realtà soggettiva si disintegra, come avviene al personaggio di Moscarda in uno nessuno e centomila, che scopre di non essere più quello che credeva al momento in cui la moglie Dida gli afferma che ha il naso che pende verso destra: un banale incidente che lo porterà a capire che gli altri lo vedono in modo diverso da come lui si era sempre visto.

Questa teoria della frantumazione dell’io in una congerie di stati incoerenti, in continua trasformazione, senza un vero centro e senza un punto di riferimento fisso, è un dato storicamente indicativo: nella civilta’ novecentesca entra in crisi sia l’idea di una realta’ oggettiva, organica, definitiva, ordinata, univocamente interpretabile con gli schemi della ragione, sia di un soggetto “forte”, unitario, coerente, punto di riferimento sicuro d’ogni rapporto con la realta’. L’IO si disgrega, si smarrisce, si perde, i suoi confini si fanno labili, la sua consistenza si sfalda, nel naufragio di tutte le certezze. La crisi dell’idea d’identita’ e di persona risente evidentemente dei grandi processi in atto nella realta’ contemporanea, dove si muovono forze che tendono proprio alla frantumazione e alla negazione dell’individuo.



Per Pirandello tutta l'esistenza si fonda sul dilemma: o la realtà ti disperde e ti disintegra, o ti vincola e t'incatena per soffocarti. Ogni personaggio può conoscere soltanto quella particella di realtà a quale riesce a dare forma, quindi potrà riconoscersi nella forma che si dà e mai in quella che gli viene data. L'unica realtà valida e possibile è, dunque, quella che ciascun personaggio riesce a costruirsi, dando alle cose una forma che è valida fin a quando dureranno la perseveranza e la forza di volontà di continuare, oltre la costanza dei sentimenti: basta che queste caratteristiche vacillino un po' che subito le belle costruzioni iniziano a sgretolarsi.

Nel mito, la sgretolazione del mondo della maschera è già avvenuto, la conseguenza di ciò è la morte dell'arte, che resta incompresa dalla maggioranza delle persone.

Nei giganti della montagna la maschera può essere impersonificata da Ilse, mentre il mito è il Mago.

In quest’opera molto simbolica, la contessa Ilse (che possiamo identificare con l'autore), prima attrice di una compagnia di teatranti poveri ma inebriati di poesia vuole rappresentare l'opera “La favola del figlio cambiato” (simbolo della poesia e dell'anima delle cose), a ricordo del giovane autore, morto suicida perché da lei respinto. Dopo molto peregrinare e l'incomprensione di tutti, Ilse e i suoi attori arrivano a “La Scalogna”, una villa abbandonata per la presenza di spiriti ed ora occupata dal mago Cotrone, capo di un gruppo di poveracci, gli Scalognati, che vivono tra favola e realtà, nelle magie evocate da Cotrone, brav'uomo ma anche gran ciarlatano, il quale accoglie benevolmente quei girovaghi. Quando la compagnia d’Ilse decide di partire per recitare la favola altrove, fra gli uomini, Cotrone gli accompagna dai “Giganti della montagna”, padroni del mondo d'oggi, coloro che producono ricchezza e che rappresentano la tecnica moderna, che vivono in enormi e fredde costruzioni della città tentacolare, sulla montagna che sta sopra la “Scalogna”.

A questo punto il Mito s'interrompe ma, secondo le intenzioni di Pirandello morente, pare che i Giganti rifiutassero l'offerta d’Ilse della Rappresentazione della “favola” e facessero recitare davanti ai loro servi, gli operai delle grandi costruzioni, che non la capiranno neanche e Ilse morirà o di dolore o uccisa dai servi come il musico greco Orfeo

La crisi si estese rapidamente anche nell’Europa e fu tanto grave da far pensare al crollo del capitalismo.

Uno degli Stati Europei maggiormente colpiti fu la Germania.

La ripresa economica negli anni compresi tra il 1924 e il 1929 era stata possibile per l’afflusso di capitali stranieri, soprattutto statunitensi. Il ritiro di questi capitali provoco’ in Germania una gravissima recessione produttiva e una rapida impennata della disoccupazione. Numerose fabbriche chiusero i battenti e dal 1928 al 1932 la produzione industriale si dimezzo’, mentre i disoccupati aumentarono da due milioni e mezzo a sei milioni.

Alla “grande depressione” del 1929 è legata la travolgente crescita del nazionalsocialismo.

Il partito nazionalsocialista dei lavoratori aveva iniziato la sua attivita’ nel 1920. Il suo programma prevedeva la confisca dei profitti accumulati dagli speculatori durante la guerra, ma affermava anche il diritto della Germania ad occupare nuovi territori e la superiorita’ dei tedeschi (razza ariana) sulle altre razze.

Guidato da Adolf Hitler, il partito nazionalsocialista si doto’ di una forza paramilitare, la SA (squadre d’assalto). Nel 1923, il fallito tentativo di colpo di Stato, Hitler fu arrestato. Sconto’ nove mesi in carcere, durante i quali si occupo’ del suo libro “mein Kampf” (la mia battaglia).

Il partito nazionalsocialista aveva ancora uno scarso peso elettorale.

La lotta politica si radicalizzo’, dopo le elezioni del1930, le squadre armate naziste fecero sentire il loro peso con aggressioni e violenze. Nelle elezioni presidenziali del 1932 fu eletto il maresciallo Hindenburg, ma Hitler ottenne un’importante affermazione, raccogliendo il 37% dei voti. Nel 1932 la crisi economica peggioro’.

Le aggressioni naziste si fecero piu’ numerose. L’instabilita’ politica era sempre piu’ preoccupante. Fu necessario ricorrere alle elezioni politiche nel luglio1932 e nuovamente nel novembre dello stesso anno.Ai nazisti ando’ prima il 37% poi il 33%.

In questa situazione di grande incertezza, i tradizionali gruppi dirigenti della burocrazia statale, dell’esercito, delle concentrazioni economiche giudicarono Hitler l’uomo politico piu’ adatto riportare ordine e rimettere sotto controllo tanti fattori di crisi.

Nel gennaio 1933 Hitler ebbe dal presidente Hindimburg l’incarico di formare il nuovo governo. L’affermazione di Hitler e del nazismo era stata possibile dai finanziamenti e dal sostegno della borghesia industriale e degli agrari, dal consenso elettorale di buona parte della piccola borghesia e dei disoccupati. L’ideologia nazista faceva presa su tutti coloro che vivevano con maggior disagio quel periodo di crisi. Nelle ideologie naziste c’erano il nazionalismo, il diritto all’espansione territoriale della Germania, il culto del capo. C’erano inoltre l’esaltazione della razza ariana e il disprezzo della violenta avversione verso le razze considerate inferiori.

In pochi mesi Hitler modifico’ le istruzioni tedesche e organizzo’ il nuovo Stato, che ebbe il nome di Terzo Reich (terzo impero)

Il presidente repubblicano Hoover punto’ al pareggio di bilancio statale, anche se cio’ comportava la riduzione della spesa per lavori pubblici e per interventi assistenziali. Hoover era convinto che fosse la strada da seguire per incoraggiare l’iniziativa privata che doveva ricominciare ad investire e produrre. Era una politica di tipo deflazionistico che non ebbe successo; anzi furono un fallimento, e fecero crollare i consensi nei confronti del Partito Repubblicano.

Nelle elezioni presidenziali del 1932 i repubblicani furono sconfitti e nel 1933 alla casa Bianca tornarono i democratici. Il nuovo presidente, ROOSEVELT cerco’ di creare un’ampia mobilitazione nel paese e di riattivare la fiducia degli americani nella ripresa, ribaltando l’impostazione fino allora seguita nell’aggredire la crisi e attuando un programma politico definito NEW DEAL (nuovo corso). Fin dalla campagna elettorale Roosevelt seppe creare intorno a se’ un clima di grande consenso popolare e di fiducia tra la classe media, i farmers e i gruppi operai politicizzati.

Il NEW DEAL delineava l’idea di un maggiore interessamento delle istituzioni pubbliche alle condizioni di vita del cittadino comune, e di uno sforzo collettivo per realizzare la ripresa economica. Si avvalse della collaborazione di un brillante gruppo di studiosi ed esperti, il famoso “brains trust” (trust di cervelli) costituito non solo da economisti, ma anche da psicologi e sociologi.



Intervenne a favore degli istituti di credito affidabili e sottopose tutto il settore bancario allo stretto controllo degli organismi federali. Prese provvedimenti anche per il risanamento e la vigilanza del mercato azionario.

Attuo’ una politica economica volta ad abbassare il costo del denaro, in modo da incrementare la circolazione monetaria e favorire gli investimenti. Decise percio’ di abbandonare la parita’ aurea del dollaro. Il dollaro, che non ebbe piu’ un rapporto di cambio fisso con le altre monete, si svaluto’ di oltre il 40%. Questa serie d’interventi aveva come obiettivi l’aumento della quantita’ di moneta, che se ne poteva servire come potente strumento di governo dell’economia. Altri importanti provvedimenti furono presi per sostenere i prezzi e rilasciare il potere d’acquisto dei lavoratori. Erano provvedimenti che comportavano l’aumento della spesa pubblica e il deficit del bilancio statale, come veniva teorizzato dell’economista inglese Keynes.

Furono quindi assegnati sussidi federali ai disoccupati, realizzati lavori pubblici che assorbirono numerosa manodopera, erogati prestiti finanziari a sostegno della produzione e dell’occupazione. La filosofia dominante era quella di far crescere i prezzi attraverso il controllo legislativo sul sistema creditizio.

L’amministrazione varo’ poi tutta una serie d’organismi governativi semi-autonomi, destinati ad imporre “codici” di disciplina produttiva ai vari comparti industriali e a difendere il declinante reddito degli agricoltori attraverso una politica integrativa d’incentivi alla distribuzione delle eccedenze o alla attivita’ mirata di nuove produzioni. Ad un’altra banca governativa, la civil work administration, fu affidato il compito di tamponare nell’immediato il problema della disoccupazione occupando con contratti a termine, e paghe leggermente inferiori a quelle in vigore sul mercato privato, milioni di senza lavoro in attivita’ di pubblica utilita’.

Il governo federale tento’ inoltre per la prima volta un ambizioso piano di programmazione terittoriale, che voleva essere economico, ecologico e sociale, nella valle del fiume Tenessee: un’area che era una delle piu’ povere e depresse del Sud del Paese.

Successivamente, con il Social Security Act, furono emanate norme per la tutela delle fasce svantaggiate della popolazione e per il miglioramento dell’assistenza sanitaria.

L’eccezionale attivismo governativo riusci’ ad infondere nuova fiducia al popolo americano e a conquistare al presidente una popolarita’ che lo avvicino’ ben presto alle figure piu’ amate della storia nazionale.

Roosevelt ottenne risultati soddisfacenti, anche se la produzione non recupero’ i livelli del periodo anteriore al 1929 e la disoccupazione non fu riassorbita nella misura desiderata.

I suoi avversari lo attaccavano per aver favorito il rafforzamento dei sindacati, per aver fatto crescere il costo del lavoro, per non aver rispettato i principi del liberismo economico, facendo intervenire lo Stato in economia, e per aver fatto aumentare il deficit del bilancio federale e il debito pubblico.

Anche la Corte suprema ebbe un atteggiamento fortemente critico nei confronti della politica di Roosevelt e annullo’ alcuni suoi provvedimenti, giudicandoli incostituzionali. Fu un lungo braccio di ferro. I giudici della Corte Suprema, nominati dalle precedenti amministrazioni repubblicane, volevano anche contrastare l’intraprendenza e la crescita di prestigio del governo federale.

I New Deal introdusse, infatti, significativi cambiamenti negli equilibri politici e istituzionali americani. Lo Stato federale assunse un ruolo completamente nuovo di regolamentazione e di controllo, rafforzando la sua autorita’ a scapito del potere dei singoli stati. Il potere esecutivo divento’ piu’ forte e piu’ autonomo rispetto al potere legislativo.

In America, ma anche nei paesi europei, la crisi del ’29 aveva introdotto, inoltre, una trasformazione del capitalismo, centrata sull’intervento dello Stato che:

*  Diventava imprenditore, affiancandosi ai privati

Introduceva correttivi nel meccanismo d’autoregolamentazione del mercato

Utilizzava la spesa pubblica per stimolare la crescita economica

Si attribuiva funzioni assistenziali e previdenziali a vantaggio della popolazione meno fortunata

Dal 1938 in poi, pero’, Roosvelt dovette forzatamente spostarsi fuori dai confini nazionali, progressivamente coinvolta nei problemi di politica estera posti dall’aggressivo espansionismo dei regimi nazi-fascisti in Europa e dalle ambizioni egemoniche dei Giapponesi nel pacifico.

Con il 1939 finisce la politica delle riforme del New Deal e si fa centrale il problema della mobilitazione del paese in vista di un conflitto, che veniva sentito oramai come inevitabile.

Concludendo possiamo affermare che le prime due amministrazioni Roosevelt (1932-1936; 1936-1940) segnarono in USA la nascita del Welfare-State (stato del benessere), dell’intervento della spesa pubblica come mezzo per combattere la crisi, dell’azione dello Stato per assicurare a tutti i cittadini sufficienti condizioni di sicurezza sociale, del varo di norme tese a stabilire una maggiore equita’ e stabilita’ nelle relazioni industriali tra capitale e forza-lavoro.

Il NEW DEAL contribui’ a risollevare le sorti dell’economia americana e di riflesso mondiale, cosi’ da diventare un esempio, per tutti coloro che credevano in possibilita’ riformiste e progressiste, da attuare all’interno di un contesto d’economia di mercato.


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