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Il viaggio - tesina di maturita




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Guida alla redazione della tesi di laurea


Inizio modulo GUIDA ALLA REDAZIONE DELLA TESI DI LAUREA INDICE 1.

L’ uomo e la natura


L’ UOMO E LA NATURA La storia delle relazioni fra uomo e natura è appassionatamente



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IL VIAGGIO

L’umanità, nata in Africa, ora occupa tutte le terre del globo, ne cerca altre guardando lontano con occhi artificiali pensati per lo scopo, il braccio è teso, i muscoli contratti, verrà il momento di fare anche quel passo, ogni viaggio, si sa, inizia con un passo, l’umanità è in viaggio, da sempre, nessuna meta esaurisce la fame, nessuna vetta è abbastanza alta, ogni meta è il punto perfetto per ripartire.



L’uomo vive i primissimi mesi di vita, allo stato embrionale, nel grembo della propria madre, al momento della nascita non è in grado di muoversi, ma spesso è tranquillo solo quando, nell’abbraccio dei genitori, sente il ritmo dei passi, il ciondolare del corpo, il bambino è tranquillo quando si sposta. Comincia poi a gattonare, con difficoltà si alza in piedi, comincia a correre. Le caviglie di un uomo non sono pensate per camminare, ma per correre, per percorrere grandi distanze, siamo nati per migrare, per percorrere gli spazi della Terra.

Il viaggio muta nel tempo.

Se gli uomini di Neanderthal rischiavano la vita tra i ghiacciai europei, trasportando il fuoco sotto forma di braci dentro una scatola di legno di betulla, la mia generazione vive conscia di poter contare sull’uso di veicoli per la propria locomozione personale.

Dalla trazione animale ai treni a vapore, alla trazione elettrica, al motore a scoppio, auto, sottomarini, aeroplani, aerorazzi, shuttle sono stati strumenti tecnologicamente sempre più sofisticati ,pensati per soddisfare una fame di viaggiare che non conosce limiti. Se il mezzo soddisfa la fame di velocità, la risposta al bisogno di viaggiare verrà sempre e soltanto da quella che io considero l’ultima frontiera del viaggio, la mente.

Un viaggio che può essere concepito solo con la mente può non sembrare ortodosso, ma lo è profondamente, l’immaginazione è stata probabilmente propria dei nostri antenati e sicuramente lo è per noi, la mente può viaggiare abbattendo i limiti fisici, sconfiggendo la tecnica, distruggendo le regole.

Nell’anno 2008 la mente ha libero sfogo nel mondo virtuale, virtuale deriva da virtù nel senso di possibile, qualcosa di potenziale, ma ha assunto il senso di esterno alla realtà, simulato; è dunque il mondo virtuale a costituire il punto di incontro tra il viaggio fisico e quello immaginario, la velocità delle linee elettriche sembra soddisfare il bisogno ancestrale dell’uomo di correre, anche se frugalmente, nei ritagli di tempo, superando le distanze del nostro pianeta, almeno per ora.

Viaggiare è un punto cardine dell’esperienza umana, viaggiare conduce al confronto con sè stessi e con chi si trova già nel luogo di destinazione, da cui consegue che il viaggio è anche un momento di scambio culturale, di interazione e costruzione personale e collettiva.

Questo è l’itinerario del mio viaggio attraverso storia, filosofia, tecnica, scienza e, in ultimo, della mia persona.


C:UsersRiccardoDesktopmappa concettuale copy.jpg
























Mappa concettuale:

Ho scelto di parlare del viaggio, perciò cercherò di compiere un “viaggio nel viaggio” esplorandone  possibilità, confini, aspetti e non con meno interesse, i protagonisti, ovvero i viaggiatori di ogni tempo e le loro mete, le loro preoccupazioni, i loro mezzi.

Comincerò dal viaggio introspettivo, parlando in particolare degli studi di Sigmund Freud e dell’autoanalisi, della quale porterò esempi letterari.

Esaminerò poi i viaggiatori che abbiamo incontrato sul nostro percorso di studenti, Dante, Renzo, Lucia.

Incontrerò alcuni viaggiatori moderni, ne osserverò i metodi per poi confrontarmi personalmente con il tema del viaggio, nel senso di incontro-scontro culturale.

Mi avvicinerò alla meta, parlerò dell’ultimo nato tra i mezzi di trasporto, il computer, che ha ormai superato lo status di mezzo di comunicazione ed è capace di farci viaggiare in un mondo alternativo, il mondo virtuale, che ha poco da invidiare a quello “reale”.

Parlerò infine di ciò che i viaggiatori di tutto il mondo hanno prodotto, del testimone che ogni giorno percorre il globo dieci, cento, mille volte: il software open source, uno scopo, una passione, un simbolo della nostra libertà.













Il viaggio nel sé.

Non può essere un caso se nel tradurre in scienza il proprio filosofico bisogno di conoscere l’intima natura dell’animo, Sigmund Freud ha scelto un approccio topico.

Per approccio topico si intende l’individuare una serie di apparati e istanze distinte, raffigurabili spazialmente, come se fossero luoghi fisici, nel caso di Freud, luoghi psichici.

Le cosiddette topiche sono due:

La prima, del 1915, individua le istanze di inconscio, preconscio e della coscienza.

C:UsersRiccardoDesktopfreud.jpgL’inconscio è quello spazio virtuale in cui risiedono le pulsioni fondamentali, in cui l’energia psichica è libera, in cui domina il principio di piacere e in cui sono assenti morale, tempo e condizionamenti collegati alla realtà esterna. L’inconscio è posizionato nella regione più bassa e profonda della mente, sovrastato da una barriera che lo separa dal preconscio, che ha il compito di bloccare le pulsioni oppure di tradurle in rappresentazioni più stabili delle stesse, attuando un primo livello di censura. Nel preconscio risiedono tutti i pensieri e gli elementi mnestici che sono “latenti”, ovvero accessibili alla coscienza, ma non attualizzati.

La regione più alta della mente è occupata dalla coscienza, a sua volta separata del preconscio da una seconda barriera, che serve a bloccare tutti gli elementi che risulterebbero perturbanti per la coscienza stessa, attuando un secondo livello di censura.

Freud_Sofa.jpgLa coscienza serve a mantenere il rapporto tra la persona e la realtà esterna ed è il luogo in cui si sviluppano le rappresentazioni della stessa, ovvero idee, pensieri, concetti, significati, riguardanti sia l’esterno che l’interno della persona.

Il celeberrimo divano di Freud: Il divano era importante per la terapia poiché aiutava il paziente a rilassarsi, che era importante al fine di ridurre l’effetto della censura durante la tecnica delle associazioni libere.


In questa prima topica il binomio inconscio-preconscio è dominato dal principio del piacere, mentre la coscienza è dominata dal principio di realtà.

Nella seconda topica, più famosa, del 1920, Freud ripensa completamente la struttura della psiche, aumentando il livello di generalizzazione di determinati fenomeni e quindi creando una teoria più ampia e flessibile. La seconda topica prevede le istanze di Es, Io e Super-Io.

L’Es è il luogo dove si colloca il processo primario inconscio, atto a garantire la scarica dell’energia libidica.

Nell’Es domina il principio del piacere e risiedono le pulsioni, ma esso è anche un magazzino per tutti i contenuti psichici rimossi dalla coscienza. “Es”, in tedesco, è la terza persona singolare neutra, allo stesso modo di “it” in inglese, a simboleggiare un istanza neutra, impersonale, dove si originano le azioni dell’Io

Il Super-Io è ciò che si contrappone all’ Es, l’ordine che si contrappone al caos.

Il ruolo di giudice-censore dell’io spetta proprio al Super-io che costituisce la prosecuzione, nella vita adulta del soggetto, dell’istanza genitoriale ovvero la coscienza morale, l’insieme degli ideali, il principio di autosservazione.

L’Io assume il ruolo di arbitro in questa lotta, di mediatore fra le istanze libidiche e le limitazioni imposte dalla realtà, ruolo che spesso gli causa dolore, ma che in condizioni normali risulta in una dimensione razionale e controllata dell’identità di una persona.





Sulla traccia degli studi scientifici di Freud, Italo Svevo scrive “La Coscienza Di Zeno”, romanzo che narra la storia del viaggio nel proprio essere di Zeno, un personaggio malato, traumatizzato dalla morte del padre, incapace di ogni scelta e quindi eterna vittima del proprio destino.

Il romanzo è strutturato come un’autobiografia del protagonista, scritta su consiglio dello psicologo al fine di smettere di fumare. Da questa emerge l’immagine di Zeno come personaggio inetto, del tutto conscio di essere malato e che in conclusione del romanzo arriva a considerare la malattia un vantaggio

poiché chi è sano, è sano perché e conscio di esserlo e in quanto conscio è paralizzato sui propri schemi, risultando più debole perché meno flessibile.


“Dal maggio dell’anno scorso non avevo più toccato questo libercolo. Ecco che dalla svizzera il dottor S . mi scrive pregandomi di mandargli quanto avessi ancora notato… Giacché possiede tutte le mia confessioni si tenga anche queste poche pagine… Egli crede di ricevere altre mie confessioni di malattia e debolezze e invece riceve le confessioni di una saluta solida… io sono guarito…

Dolore e amore, poi la vita insomma, non può essere considerata quale una malattia perché duole… la vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi e dai giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure. Sarebbe come voler curare i buchi che abbiamo nel corpo credendoli delle ferite… La vita attuale è inquinata alle radici.

…Forse attraverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute… La Terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.”

I. Svevo – La coscienza di Zeno.


C:UsersRiccardoDesktopsvevo.jpgNel romanzo, il progressivo esplorare sé stesso porta Zeno a far affiorare più problemi di quelli di cui era conscio di soffrire, rivelando come un fallimento non solo il suo rapporto col padre, ma anche il suo matrimonio, la sua storia con l’amante Carla e i suoi studi universitari.

Egli accumula una crescente frustrazione per il non riuscire a smettere di fumare. Vittima di un complesso Edipico oltre che dell’assenza di volontà e di sicurezza in sé stesso, Zeno arriva a generalizzare il suo malessere all’intera società, nonché a criticare la psicanalisi e a profetizzare la fine del mondo.

Il viaggio nel sé sembra dunque capovolgere il rapporto tra sanità e malattia, conseguenza logica del cambiare punto di vista.

L’idea del personaggio inetto diviene propria di Svevo a seguito del suo studio in merito alle teorie evoluzionistiche di Darwin, ch’ egli legge nella chiave di lettura di un altro grande della filosofia: Schopenhauer.

Al personaggio inetto di Svevo si contrappone il personaggio che non è passivo osservatore, ma protagonista attivo, capace di reagire.




La letteratura italiana è decisamente ricca nel tema del viaggio e ci fornisce molti esempi di viaggiatori.

L’antesignano del viaggio letterario è un poeta ,Dante Alighieri con la sua Divina Commedia ,opera che rappresenta la sintesi della cultura e dell’immaginario medievale.

Dante riprende il tema del viaggio agli inferi compiuto da Enea nell’Eneide di Virgilio.Ciò che rende speciale l’opera è l’essere il racconto di un viaggio allegorico,costruito secondo lo schema narrativo di un viaggio reale descritto,soprattutto nelle prime due cantiche con grande scrupolo di verosimiglianza. Il viaggio di Dante al paese dei morti inizia nei giorni vicini all’equinozio di primavera del 1300 in una selva carica di significati allegorici. Il viaggio prosegue verso il centro della terra attraverso i gironi del cono infernale posto sotto Gerusalemme. L’incontro con la visione terrificante di Lucifero segna il passaggio alla seconda fase. Dante e Virgilio si lasciano scivolare sul corpo di Lucifero e si trovano agli antipodi di Gerusalemme dove inizia la risalita del monte del Purgatorio. Sulla cima del monte troveranno il Paradiso terrestre:qui scompare la sua prima guida Virgilio ed appare Beatrice che lo accompagnerà attraverso i cieli sino all’empireo dove subentra S. Bernardo che guida Dante nell’esperienza più alta,la contemplazione di Dio. In quanto allegoria il viaggio assume una molteplicità di significati: ricerca di sé stessi, espiazione personale, tema per altro ripreso dai romanzi cavallereschi e dalla realtà storica del pellegrinaggio.,visione edificante delle pene inflitte ai peccatori ,esperienza religiosa estrema,catartica, dal male estremo alla visione ineffabile di Dio. Non si esaurisce qui la particolarità del viaggio dantesco: Dante è allo stesso tempo autore e protagonista; questo gli consente di affidare al suo viaggio una funzione autobiografica Nella sua opera Dante mette però anche il suo pensiero politico, teologico,morale. L’essere un “vinto della storia” come lo definisce Contini, il suo essere diverso, isolato dal suo tempo e dai suoi contemporanei gli dà infatti una straordinaria capacità di analisi e di denuncia dei mali del suo tempo.



Parlando di viaggiatori, non posso che citare ad esempio, in due categorie differenti, i protagonisti di un’altra grande opera della letteratura italiana: I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.

Renzo è spesso definito come un eroe viaggiatore, combattuto tra ciò che lascia e lo stupore provato per ciò che incontra di nuovo, come esempio di questo è classico il suo arrivo a Milano, nel capitolo XI.

Renzo cammina verso Milano in uno stato d’animo in cui dolore, rabbia, desiderio di vendetta si alternano al ricordo della preghiera che aveva recitato alla chiesa di Pescarenico prima di partire “in quel viaggio ebbe ammazzato in cuor suo Don Rodrigo e resuscitatolo almeno venti volte”. Qualcosa lo distoglie però da quei suoi tristi pensieri: la vista di quella “gran macchina del Duomo come se non di mezzo a una città, ma sorgesse in un deserto” ed è tanto  il suo stupore da chiamarla “ottava meraviglia del mondo” nonostante sicuramente non possa aver visto le altre sette. In quel momento Renzo rappresenta il tipo del viaggiatore curioso attratto dalla novità, ma subito dopo si volta indietro a guardare quella cresta frastagliata di montagne che circondano il suo paese “vide distinto e alto fra quelle il suo Resegone e si sentì tutto rimescolare il sangue , stette lì al quanto a guardar tristemente da quella parte, poi tristemente si voltò, e seguitò la sua strada”. In lui quindi è ben descritta la condizione del viaggiatore diviso tra la curiosità del nuovo avvertito oscuramente come pericoloso e il desiderio di quello che in quanto conosciuto è rassicurante. Entrato in città qualcosa di diverso lo stupisce : il pane per terra e si domanda“è forse questo il paese di cuccagna?” prima di rendersi conto dei tumulti che sono per le piazze di Milano in quei giorni. Il resto del suo incontro con Milano sarà tutto improntato alla stessa estraneità ai meccanismi che regolano la vita sociale della città. Del tutto ignaro di ciò che sta succedendo, Renzo è una vittima predestinata: con una piccola frase lo scrittore ci dice come la città sia per lui un inferno destinato a travolgerlo “il vortice attrasse lo spettatore”. È di nuovo la curiosità a spingere Renzo verso la piazza dove il brulichio era più rumoroso e lì inizieranno le sue disavventure.

Lucia per contro, è una viaggiatrice per costrizione, come si comprende dall’Addio Monti, ella è travolta dalla malinconia al solo pensiero di lasciare il suo nido, il suo paese, le sue cose, i suoi cari , per andare lontano. Gli stessi luoghi che Manzoni aveva descritto con la precisione di un geografo in apertura del romanzo,vengono ora visti attraverso gli occhi di Lucia che li trasfigura. Ne nasce una splendida prosa poetica.



C:UsersRiccardoDesktopmanzon27.jpg “Addio, monti sorgenti dall'acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l'aspetto de' suoi più familiari; torrenti, de' quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio!

Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d'essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà dovizioso. Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell'ampiezza uniforme; l'aria gli par gravosa e morta; s'inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a' suoi monti.

 Ma chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio fuggitivo, chi aveva composti in essi tutti i disegni dell'avvenire, e n'è sbalzato lontano, da una forza perversa! Chi, staccato a un tempo dalle più care abitudini, e disturbato nelle più care speranze, lascia que' monti, per avviarsi in traccia di sconosciuti che non ha mai desiderato di conoscere, e non può con l'immaginazione arrivare a un momento stabilito per il ritorno!

 Addio, casa natia, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s'imparò a distinguere dal rumore de' passi comuni il rumore d'un passo aspettato con un misterioso timore. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa. Addio, chiesa, dove l'animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov'era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l'amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de' suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.”

Di tal

Nel momento della partenza ella guarda i luoghi,ma vede in realtà solo ciò che lei in quei luoghi ha vissuto,aspettato ,sperato. Lucia teme più di tutto di non fare ritorno, teme che anche se dovesse tornare, non troverebbe più le stesse cose  e prova una grande nostalgia e un grande dolore dovuto alla separazione.

Questo fa parte del viaggiare, la partenza, specie se si parte per un lungo periodo è un momento molto doloroso e carico di incertezze, questo spinge molte persone a non partire mai, a non oltrepassare la linea “critica” costituita dalla partenza.

Ariosto, dimettendosi dalla funzione di segretario del cardinale Ippolito D’Este, destinato a trasferirsi in Ungheria descrive la sua natura di non viaggiatore: si definisce infatti, nella satira terza, un viaggiatore sulla carta, ovvero colui che, non amando viaggiare, ama guardare il mappamondo e immaginare posti lontani, esplorandoli con la sua fantasia, senza mai scomodarsi da casa

“Visto ho Toscana, Lombardia, Romagna,

quel monte che divide e quel che serra



Italia, e un mare e l’altro che la bagna.

Questo mi basta; il resto de la terra,

C:UsersRiccardoDesktopLudovico_Ariosto_2.jpgsenza mai pagar l’oste, andrò cercando

con Ptolomeo, sia il mondo in pace o in guerra;

e tutto il mar, senza far voti

quando lampeggi il ciel, sicuro in su le carte

verrò, più che sui legni volteggiando.”


Satire, III, VV. 60-66

Ariosto è dunque un viaggiatore che, anche senza i mezzi moderni, grazie alla fantasia, ha le stesse possibilità di viaggio per così dire “virtuale” che abbiamo noi. . Il viaggiare da casa è un tema quanto mai attuale: colpisce pensare a quanti non hanno mai visto posti lontani benché ormai sia facile viaggiare. Colpisce per contro sapere quante persone sono state lontano senza aver mai visto le bellezze della propria terra.










Tra i viaggiatori assetati di mete, che potendo, non svuoterebbero mai la valigia, mi metto anch’io.

Ho sempre viaggiato molto ed è un imprinting che avendo ricevuto in tenera età non posso rimuovere.

Non voglio rimuovere.

Viaggiare è un’ esperienza totalizzante, allo stesso modo di fare esperimenti di laboratorio; ma se un’esperienza di laboratorio deve inevitabilmente sottostare alla limitazione di essere dimostrativa di un unico e solo fenomeno, viaggiare è in grado di mostrare al viaggiatore un’intera maglia di fenomeni sociali, quella che noi chiamiamo cultura.

A questo punto entra in gioco il ruolo del viaggiatore.

L’incontro con una nuova cultura porta inevitabilmente a un conflitto, a una fase di giudizio dei costumi e dei modi di fare e di essere dei quali si viene a contatto Spesso il giudizio è critico, inquinato da un qualche sentimento orgoglioso e geloso, espresso secondo un punto di vista decisamente non assoluto.

Questa fase è il cosiddetto incontro-scontro culturale o cultural shock, al quale segue una progressiva accettazione delle differenze, dove il viaggiatore stesso deve essere flessibile, disposto a mettersi in gioco e riconsiderare le proprie opinioni e i propri, sempre personali, punti di vista.

C:UsersRiccardoDesktopAfsusa.gifUna parte importante del viaggiare è proprio il rendersi conto che le categorie di giusto e sbagliato non esistono in termini assoluti, che aldilà di quanto il nostro istinto, il nostro flusso emotivo, il nostro super-io, per usare termini scientifici, ci possa suggerire, noi come individui siamo comunque frutto di una componente genetica e di una componente ambientale, siamo quindi adattati all’ambiente dove siamo cresciuti, all’ambiente che ci ha cresciuti e il nostro super-io è una sintesi di questo, nulla vieta perciò che in luoghi o tempi diversi, i concetti di giusto o sbagliato, per citare i più classici e controversi, siano differenti.

Il vero viaggiatore abbraccia le diversità e le appiana rendendosi conto di quanto siano superficiali.

Una cultura assomiglia ad un iceberg, ovvero solo la punta è immediatamente visibile, ma la grossa parte di questa è nascosta alla vista ed è necessario lungo tempo per divenirne partecipi.

Se 800 anni fa’ pensarla diversamente era qualcosa di punibile, se 60 anni fa’ è tornato ad essere così per un periodo di tempo relativamente breve, che però ha prodotto conseguenze devastanti, oggi possiamo parlare di un futuro di pace solo partendo dalle solide basi di una realtà multiculturale, dove i soggetti non siano più esponenti di un solo punto di vista, meramente critici e non disposti ad accettare alternative, ma legittimi proprietari e utilizzatori di molteplici punti di vista in quanto membri di una, due, cento culture.


Perdere la nostra identità culturale fa paura, ma quante persone sono morte per un’ identità culturale?

C:UsersRiccardoDesktoplogointercultura.gif

Le parole “guerra di pace” sono ormai tristemente famose, parole tristemente famose per non aver mai avuto alcun significato: una guerra è sempre una guerra nella mia visione dei fatti, ma mi rendo conto che è solo un punto di vista.


Proviamo a pensare invece alle parole “viaggio di pace” un viaggio che ci conduca a esplorare una cultura diversa, non tutti sono disposti a crederci, ma qualsiasi cultura sia quella che esploriamo, ne diverremo parte, diventeremo fratelli di uomini che vivono dall’altra parte del globo, incontreremo molte persone che ci faranno battere forte il cuore, che ci faranno piangere, che ci cresceranno, che ci faranno pensare.

Questa è stata la mia esperienza di Intercultura e questo è ciò che continua ad essere quando ho a che fare con persone che vengono da altri paesi, altre realtà, altre culture.

Viaggiare non è un ‘azione, viaggiare è prima di tutto un modo di essere, un sentimento, un emozione, una

sensazione, un opinione. Viaggiare è sé stessi, viaggiare sono gli altri. Viaggiare è unire due punti in una tesa geometria non euclidea, viaggiare è la via più


lunga per andare da un posto ad un altro, viaggiare è, come tutto ciò che è faticoso, appagante, proprio perché è faticoso.

Se il modo di viaggiare cambia nel tempo, si devono aggiungere nuovi modi di percorrere le distanze, nuovi mezzi di trasporto.

Già in passato si è viaggiato con la mente, con la fantasia, correndo sulla carta geografica; questo metodo è stato sostituito dal viaggio per così dire virtuale, le tecnologie sofisticate di oggi permettono infatti ad ogni utente di internet di accedere rapidamente a ciò che si trova in qualsiasi punto del globo, alla cultura di milioni di persone, alle risorse di milioni di aziende. Internet ci permette di comunicare a grandissima distanza come se fossimo a pochi passi, Internet è luogo di incontro, sfida, unione, confronto per oltre un miliardo di persone. Internet è un viaggio lungo ma breve, gli spazi sono relativi nel mondo virtuale, gli sforzi sono immani, la fatica è nulla. Internet è una piazza dove tutti possono incontrarsi e parlare, cospirare, fare la pace, litigare, andare incontro allo scontro culturale.

Internet è però un mondo parallelo, ha una vita sociale propria, ognuno su internet gode di una maschera, su internet non c’è censura, non c’è ritegno, nel bene e nel male internet è il caos, è una specie di limbo: internet è la porta di entrata per la quale possiamo andare, come Dante, dall’inferno al paradiso.

In una notte passata su internet potremmo trovarci in posti dove non vorremmo mai essere stati, potremmo commettere crimini, potremmo prevenirli, potremmo aiutare un “viandante”, potremmo pedinarlo, potremmo spaventarlo, potremmo essere spaventati, potremmo essere la preda e il cacciatore, Internet è il mondo delle favole, dove le regole non valgono.

Su internet il giorno e la notte non esistono, ci chiamiamo con il nome che crediamo ci si addica, parliamo centinaia di lingue, talvolta parliamo linguaggi universali, talvolta leggiamo libri fatti di numeri, talvolta ci troviamo da soli, se si può mai veramente esserlo.


Il viaggio ha quindi facce molteplici, è il più bello e il più criptico dei libri, ma una corretta interpretazione non esiste, sta a noi farne il giusto uso.

Internet cresce ogni giorno da quando è nato nel 1969 come collegamento a commutazione di pacchetti tra l’ università del Michigan e quella del Wayne e si è evoluto come progetto dell’ARPA ad uso militare.

L’ obiettivo del progetto era quello di creare un link che potesse funzionare anche nel caso di una guerra nucleare, anche nel caso nel fallimento di uno dei suoi nodi o rami.

La strategia attuata per garantire l’affidabilità della connessione è stata quella di un protocollo a strati “ciechi” ovvero che ad ogni livello della connessione la macchina sa solo cosa aspettarsi e cosa dare, ma ignora cosa fornisce o come sono forniti i servizi dal livello sottostante e chi li riceverà al livello superiore; si tratta quindi di un’implementazione modulare, cambiando i moduli si cambiano “le regole del gioco” senza compromettere la connessione, cosa che crea la base prima possibilità di interoperabilità delle macchine. Il protocollo creato venne chiamato TCP/IP, e offriva la possibilità a due macchine diverse di comunicare tra loro, utilità tanto grande da permettere al nuovo protocollo dell’ARPA di soppiantare tutti gli altri protocolli, di fatto proprietari, come Novell IPX ed Apple Talk, in un tempo brevissimo.

Internet come lo conosciamo non sarebbe stato però possibile senza il linguaggio html sviluppato al CERN di Ginevra da Tim Bernes-Lee alla fine degli anni 80’. Esso aveva lo scopo di permettere a macchine diverse di “comunicare con una stessa lingua”, mettendo fine alla Babele che era stata fino a quel momento. L’ HyperText Markup Language è caratterizzato da grande semplicità di utilizzo e assoluta universalità, caratteristica cercata al fine di permettere lo scambio di informazioni tra i ricercatori di ogni campo di studio, ma in particolare quello sulla fisica delle particelle. L’ HTML fu’ reso pubblico immediatamente, ma trovo solo nel 1994 le prime applicazioni commerciali che lo portarono al successo, oggi è mantenuto dal gruppo W3C e ne è stata rilasciata da tempo l’ultima versione,


la 4.01, probabilmente destinata ad essere sostituita da nuovi linguaggi, caratterizzati da ancora maggiore versatilità: Xhtml e Xml.

Internet dunque nasce come mezzo di comunicazione per favorire il lavoro di squadra.

Internet cresce come mezzo di comunicazione definitivo e su di esso nasce un mondo la cui esplorazione richiederebbe più della vita di un uomo, esattamente come il mondo “esterno”.


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La domanda lecita e spontanea è: “il lavoro di squadra? Obiettivo raggiunto?”



Io rispondo: superato.

Milioni di persone collaborano nei progetti open source.

Potersi incontrare e condividere le proprie esperienze conduce a lavorare insieme per uno stesso fine, oggi internet è il luogo dove nascono e crescono i progetti liberi, open.

C:UsersRiccardoDesktop2437401350_8f04181d31_o.jpgOpen source nel senso di sorgente disponibile a tutti, nel senso di trasparenti, nel senso di libertà di farne ciò che si vuole, al solo patto di riconoscere il valore del lavoro degli altri.

Open è tutto, Hardware e software, open è per molti diventata una filosofia.

Parlando di open source citerò direttamente un articolo di Time magazine scritto da Lev Grossman (a fianco) che esplica il concetto su cui esso si basa, meglio di quanto non possa fare il detto popolare: “L’unione fa la forza”.

Things, broadly speaking, used to be invented by a small, shadowy élite. This mysterious group might be called the People Who Happened to Be in the Room at the Time. These people might have been engineers, or sitcom writers, or chefs. They were probably very nice and might have even been very, very smart. But however smart they were, they're almost certainly no match for a less élite but much, much larger group: All the People Outside the Room.”

Lev Grossman –Time Magazine

“Le cose, sono state, in genere, sempre inventate da una piccola, misteriosa élite di persone. Potremmo chiamare questo misterioso gruppo di persone Le Persone Che Si Sono Trovate Nella Stanza In Quel Momento. Queste persone possono essere state ingegneri, sceneggiatori, o cuochi. Loro erano probabilmente molto gentili e potrebbero anche essere stati molto, molto intelligenti. Ma per quanto intelligenti possano essere stati, loro quasi certamente non hanno mai costituito alcuna sfida per un gruppo meno elitario ma molto, molto più esteso: Tutte Le Persone Fuori dalla Stanza.”

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Liberamente tradotto.


Per fare un esempio di cosa le persone unite possono realizzare, Il sistema operativo ritenuto più versatile e affidabile al mondo, e per questo più usato in ambito enterprise, è GNU/Linux, sicuramente il più famoso progetto open source di sempre. Le grandi aziende patrocinano sempre di più i progetti open source, consce dello sviluppo e delle tecnologie che possono uscirne, il futuro è dopo tanto tempo in mano alle masse, io chiamo questo libertà.

La libertà nasce dal viaggio anche in campo economico, si tratta della libertà di scegliere, della libertà di provare, della libertà di tornare a casa.

Linux non è l’unico progetto open source famoso, meritano menzione anche: Apache, MySQL, Gecko (il motore di Firefox), Openoffice.org, X.org, Gnome, KDE, XFCE, VirtualBox OSE, VLC Media player, openSPARC, Metasploit;

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Ho citato questi progetti per sottolineare che l’open source non costruisce cose evanescenti, ma cose concrete, ad esempio il progetto openSPARC è volto alla realizzazione di un microprocessore. Nonostante per fornire supporto tecnico siano necessarie competenze estremamente tecniche e specifiche, anche le idee sono accette; perfino comunicare che cosa si intende fare di una CPU può, nel contesto del progetto aiutare a creare un oggetto a misura di persona.


Questi esempi sono volti a sottolineare l’aspetto di condivisione che è implicito nel viaggiare, grazie a internet infatti condividiamo lo stesso panorama con milioni di altri viaggiatori come noi, e unendoci nel bene di tutti ritroviamo il valore del prossimo, appianando le divergenze.




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C:UsersRiccardoDesktopmetasploit-logo.png
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Bibliografia:  

-Protagonisti e Testi della Filosofia,   G. Fornero – Paravia 2000

-wikipedia.org – Wikimedia community

-CCNA A guide to Cisco Networking , Claude Cannon – Thomson Course Technology 2007

-Mondi letterari vol.1B, vol. 3, R. Verna P. Papa C. Verna M. Vian – Paravia 1999

-Cattolicesimo e ragione Borghese, G. Baldi – Paravia 1975

-Saggi Danteschi, G. Contini – Einaudi 1976

-Il Materiale e L’immaginario, R. Ceserani, L. De Federicis – Loescher 1986

-Time.com


Ringraziamenti:


Un grazie speciale a mamma.

Grazie alla mia famiglia, ad Alle per quello che mi ha insegnato, agli Abels ed ai Bartons.

Grazie agli amici e a chi mi ha aiutato ad arrivare fin qui.


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Appunti su: in quel viaggio ebbe ammazzato in cuor suo don rodrigo e resuscitatolo almeno venti volte,










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