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Macroeconomia




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MACROECONOMIA


La microeconomia studia il comportamento delle unità economiche individuali prendendo in considerazione soltanto quelle variabili che influenzano le decisioni dei singoli soggetti.           

La macroeconomia è quella parte della teoria economica che studia il funzionamento del sistema economico nel suo complesso analizzando l’andamento delle variabili globali e le relazioni che tra di esse si instaurano.          



Un aggregato economico è un’astrazione che la gente trova conveniente utilizzare per descrivere alcune caratteristiche salienti della vita economica. Uno di questi aggregati economici è il reddito nazionale che rappresenta il valore monetario del flusso di beni e di servizi acquistabili dagli operatori nell’arco di un anno. (è costituito dalla somma dei redditi individuali percepiti da tutti gli operatori di un certo paese in un ano come salari, stipendi, profitti, interessi e rendite). Il reddito nazionale = prodotto nazionale. Il reddito nazionale può essere potenziale o effettivo. Quello potenziale è quello ottenibile attraverso il pino utilizzo di tutte le risorse produttive disponibili lavoratori compresi. Quello effettivo è quello realmente ottenuto che può essere inferiore ma mai inferiore al reddito potenziale, si ha una crisi economica quando il reddito effettivo si stabilizza ad un livello molto inferiore a quello effettivo.

La macroeconomia nasce con Keynes. Nell’analisi prekeynesiana o tradizionale la macroeconomia è una semplice estensione della microeconomia. Secondo gli economisti prekeynesiani nel sistema economico operano dei meccanismi (variazione del tasso di interesse e dei salari) che assicurano il raggiungimento dell’equilibrio di piena occupazione.

L’analisi tradizionale ipotizza l’esistenza di mercati perfettamente concorrenziali con prezzi e salari perfettamente flessibili dove l’offerta crea da se la propria domanda e la domanda si adegua sempre all’offerta. Esiste la cosiddetta legge degli sbocchi che non nega la possibilità che si verifichino squilibri fra domanda e offerta a livello settoriale ma si limita a escludere che questi possano dare origine ad uno squilibrio tra domanda globale e offerta globale. Questa legge fornisce la risposta alla domanda “se l’offerta è di un determinato ammontare, di quanto è la domanda?” la risposta è che è uguale e cioè che la domanda è sempre in equilibrio. La possibile insufficienza di domanda in un settore è sempre compensata dall’eccesso di domanda in altri settori.

Le imprese domandano capitali finanziari e le famiglie li offrono, l’entità dei fondi presi in prestito dalle imprese e offerti dalle famiglie dipende dal livello del tasso di interesse ovvero i risparmi delle famiglie aumentano al crescere del tasso di interesse, mentre gli investimenti delle imprese aumentano al diminuire del tasso di interesse. Se si lascia liberamente andare il tasso di interesse si comporterà come un qualsiasi prezzo e sarà perciò sempre in grado di equilibrare domanda di capitale finanziario (investimenti) e offerta di capitale finanziario (risparmio). Nella teoria classica l’equilibrio è automatico, spontaneo, il più alto possibile

Il livello effettivamente raggiunto dal sistema economico in equilibrio è il più grande possibile ovvero il livello di piena occupazione.

Il meccanismo salariale si può assumere così: gli imprenditori sono disposti ad assumere tutti quei lavoratori il cui rendimento è maggiore al salario di mercato. Il livello di occupazione di equilibrio è quello in corrispondenza al quale il salario di mercato è uguale alla produttività marginale del lavoro. Secondo la teoria prekeynesiana  il reddito di piena occupazione non è soltanto un reddito possibile ma è anche l’unico reddito di equilibrio dato che il sistema economico tende sempre automaticamente a realizzarlo. Nella visione della teoria prekeynesiana il sistema economico può essere paragonato ad una sfera metallica attratta in modo automatico da potenti forze magnetiche rappresentati dai movimenti del tasso di interesse e dei salari verso l’equilibrio di piena occupazione. L’eventuale esistenza di disoccupazione deve essere considerata come una situazione transitoria.

MACROECONOMIA DI KEYNES:

la crisi del 1929 colse impreparati gli economisti e la realtà sembrava smentire clamorosamente l’idea di un sistema economico perfetto. Keynes comprese che la teoria economica non era più in grado do spiegare la realtà. Moltissimi disoccupati erano disposti a lavorare anche per un minimo salario ma non riuscivano a trovare occupazione. Keynes pubblica “La Teoria generale” , un’opera dove si discosta radicalmente dall’impostazione tradizionale. La sua analisi è volta all’individuazione dei caratteri fondamentali di un concreto sistema economico. Il problema fondamentale era la disoccupazione. Keynes ritiene che i maggiori limiti della teoria tradizionale derivano da una insufficiente comprensione dei caratteri fondamentali delle moderne economie industriali, soprattutto il ruolo sv0lto dalla moneta. In una moderna economia industriale, la spesa dell’intero reddito e i pieno utilizzo della capacità produttiva sono solo un caso possibile come gli altri e non il caso normale. I soggetti che investono non sono in realtà gli stessi che risparmiano e ciò apre la possibilità di divergenze tra risparmio e investimento. Keynes sostiene l’assoluta inesistenza di meccanismi equilibratori di questo tipo. Per keynes il tasso di interesse non è il prezzo che equilibra la domanda con l’offerta di risparmio, ma il prezzo che equilibra il desiderio di detenere ricchezza in forma liquida (domanda di moneta) con la quantità di moneta disponibile. Secondo keynes la legge di Say in base alla quale l’offerta risulta sempre in grado di generare una domanda di importo equivalente, è infondata. //Keynes rifiuta l’idea che il tasso di interesse sia l’elemento equilibratore tra risparmi ed investimenti. La possibilità che i risparmi non si traducano in investimenti determina l’invalidità della legge di Say secondo la quale l’offerta crea sempre da se la propria domanda//



Secondo keynes il sistema economico non sarà in grado di raggiungere automaticamente l’equilibrio di piena occupazione ma si stabilizzerà in un equilibrio di sottoccupazione, non è quindi vero che l’offerta crea la domanda ma invece è al contrario cioè la domanda globale crea l’offerta globale.  Sono teoricamente possibili infiniti livelli di equilibrio del reddito, a seconda del volume esistente di domanda aggregata. (domanda effettiva = consumi + investimenti)

I CONSUMI: il fattore determ9inante nella spesa delle famiglie è il reddito. Secondo lui gli individui sono disposti ad accrescere il loro consumo con l’aumentare del reddito ma non tanto quanto l’aumento del loro reddito. La propensione media al consumo rappresenta la % di reddito spesa per consumi (C/Y = propensione media al consumo). La propensione marginale al consumo rappresenta la % dell’incremento di reddito spesa per consumi (ΔC/ΔY = propensione marginale al consumo). All’aumentare del reddito il consumo cresce meno del reddito e il risparmio globale aumenta.

INVESTIMENTI: ciò che spinge l’imprenditore ad investire sono soprattutto le prospettive di profitto le quali sono legate al rendimento atteso dell’investimento stesso. I fattori di cui gli imprenditori tengono conto nell’effettuare un investimento sono 1) l’andamento futuro della domanda gl9obale 2)l’entità dei rendimenti attesi 3) disponibilità di mezzi liquidi.

Insomma gli imprenditori sono disposti ad effettuare investimenti tutte le volte che l’efficienza marginale del capitale è maggiore del capitale stesso al tasso di interesse del mercato.  Il livello di investimenti varia inversamente al variare del tasso di interesse. Alla domanda “xkè l’efficienza marginale del capitale potrebbe subire dei mutamenti” Keynes dice che il problema è che in una realtà economica monetaria il futuro è molto incerto. Quindi il livello di investimenti dipende oltre che dal tasso di interesse anche dalle aspettative.

L’EQUILIBRIO DI SOTTOCCUPAZIONE: adesso non ci rimane che determinare il livello di reddito di equilibrio che è influenzato da (domanda aggregata = consumi + investimenti). Nel nostro sistema economico la domanda aggregata non è in grado di stimolare un livello di reddito sufficiente a garantire la piena occupazione quindi ci troviamo di fronte ad una equilibrio di sottoccupazione. Non c’è nessuna garanzia che la domanda aggregata che si genera nel sistema sia necessariamente quella in grado di garantire il raggiungimento dell’equilibrio di piena occupazione. Quindi deve intervenire lo stato attraverso il ricorso della spesa pubblica avremo perciò (domanda aggregata = C+I+G).



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