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I sistemi di dragaggio




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I sistemi di dragaggio







Nel corso degli ultimi anni la superficie di molti porti toscani è stata estesa, i fondali sono stati approfonditi, alcuni sono stati oggetto di importanti interventi strutturali di adeguamento.

Qualunque tipo di modifica richiede interventi di dragaggio che, a seconda dell’obiettivo che intendono raggiungere, vengono classificati come segue (Donze, 1990):




Dragaggi di manutenzione, per mantenere le profondità navigabili di darsene o canali portuali;


Dragaggi di investimento, per estendere o approfondire canali o bacini navigabili;


Dragaggi di risanamento, finalizzati alla risoluzione di problemi d’inquinamento ambientale o alla bonifica di aree contaminate.




Nei primi due casi i materiali di risulta generati dalle operazioni di escavo alla luce della normativa vigente non vengono classificati come rifiuti essendo assoggettati al D.M. del 24 gennaio 1996 successivamente integrato dall’articolo 35 del D Lgs 152/99.

Per quanto concerne invece il terzo caso, dove è previsto un dragaggio di bonifica dei sedimenti inquinati, il materiale di risulta è sottoposto alla normativa dei rifiuti costituita dal Decreto legislativo 5 febbraio 1997 n.22 (Decreto Ronchi) ed in particolare dal D.M. 471/99.

Tecnicamente il dragaggio si suddivide in tre fasi: l’escavazione o rimozione, il trasporto ed il successivo ricollocamento del materiale dragato. Nell’ambito di queste operazioni, quando il sedimento subisce fenomeni di movimentazione, una parte del materiale più fine, essendo rimesso in sospensione nella colonna d’acqua, può essere fonte di turbativa per l’ambiente subacqueo, sia per quanto riguarda l’aumento di torbidità che viene a generarsi sia per le sostanze tossiche ad esso associate che possono interagire con gli organismi acquatici.

Nel dragaggio si verificano però, oltre ai fenomeni sopra citati, anche l’aumento della concentrazione del materiale in sospensione, della dispersione dei nutrienti e la riduzione dell’ossigeno disciolto con conseguenze negative sulla fauna bentonica e sugli organismi della colonna d’acqua. Al fine di minimizzare questi impatti è opportuno definire la modalità con la quale effettuare un’operazione di dragaggio. Tali modalità sono legate alle condizioni batimetriche ed idrodinamiche del fondale, alle caratteristiche chimico - fisiche del sedimento e alle caratteristiche dell’area di deposizione ed eventualmente alla tipologia del trattamento il cui sedimento verrà sottoposto.

I sistemi di dragaggio si suddividono essenzialmente secondo il principio di funzionamento della macchina dragante che inizialmente disgrega le particelle del sedimento, scava e trasporta il materiale in senso orizzontale o verticale lontano dalla zona di dragaggio; la draga utilizzata a tale scopo può essere principalmente del tipo meccanico o idraulico (Figura 1.2-1. .




• Dragaggio meccanico: viene utilizzato per rimuovere materiale ghiaioso, duro o compatto mediante tecnologie utilizzate anche per rimuovere vecchie costruzioni e fondamenta. Le macchine impiegate usano sistemi di escavazione e trasporto che generalmente si possono identificare con benne o draghe a grappo o a tazza dove il materiale che viene prelevato attraversa tutta la colonna d’acqua entrando in contatto con l’ambiente che lo circonda. Fanno eccezione alcuni tipi di benne o draghe con chiusura ermetica. Il materiale dragato viene trasportato mediante pontoni e chiatte o attraverso imbarcazioni a tramoggia con apertura sul fondo, capaci di percorrere lunghe distanze.

• Dragaggio idraulico: applicabile in presenza di materiale debolmente compatto, viene generalmente effettuato con draghe che utilizzano pompe centrifughe. Il materiale viene prelevato e trasportato in forma fangosa o liquida mediante tubi a suzione che funzionano in seguito alla creazione di una depressione nella zona di prelievo. Queste draghe nascono per soddisfare specifiche esigenze, in quanto è possibile dragare un materiale compatto limitando i problemi legati alla torbidità e alla fuoriuscita di materiale nella colonna d’acqua. In generale i



sistemi idraulici sono più veloci rispetto alle draghe meccaniche e vengono utilizzati per rimuovere grandi volumi di sedimento poiché non presentano una buona precisione di prelievo.



























Draga idraulica























Draga semplice a benna





Figura 1.2-1. Principali sistemi di dragaggio del materiale (Bona et all., 1997)




La scelta del mezzo dragante viene effettuata in base ad alcuni criteri tra i quali: le caratteristiche fisiche del materiale scavato, la sua quantità, la profondità di dragaggio la distanza e le

caratteristiche fisico–ambientali dell area di deposito, il livello di contaminazione dei sedimenti ed il costo (Tabella 1.2-1. .



Tabella 1.2-1. Principali vantaggi ed inconvenienti delle tecnologie disponibili per lo scavo dei sedimenti. (Bona et all., 1997)


Tecniche disponibili

Principali vantaggi

Principali svantaggi






Draghe meccaniche


Conservazione dell’integrità del sedimento con bassa percentuale d acqua;

Richiesta minima di attrezzature per il trasporto e il deposito;

Buona precisione nell’asportazione del materiale;


Il rilascio in acqua del materiale genera pochi effetti;




Utilizzabile anche in profondità.

Tasso di escavazione molto basso (da 30 a 00 metri cubi ora);

Percentuale elevata di messa in sospensione del materiale nella colonna d’acqua ;

Inutilizzabili per sedimenti molto molli.







Draghe idrauliche





Tasso di escavazione molto alto 7000 metri cubi ora);


Facilità di trasporto del materiale per lunghe distanze;


Bassa risospensione del materiale lungo la colonna d’acqua.

Elevato contenuto in acqua nel materiale scavato (80%-90%);

La presenza di gas nei sedimenti può alterare il funzionamento delle pompe;

Il rilascio in acqua attraverso le condotte genera torbidità ;

Utilizzo generalmente riservato allo scarico di grandi volumi.






1.2.1 Il possibile riutilizzo dei materiali dragati (beneficial use)





Le possibili vie di riutilizzo dei fanghi ottenuti dalle attività di dragaggio sono molteplici e dipendono dalle caratteristiche fisiche, chimiche, tossicologiche. In base a queste i diversi fanghi sono regolati da diversa normativa. Per questo le diverse possibilità di utilizzo di questi materiali sono:

• Lo stoccaggio definitivo in discariche autorizzate:


I fanghi di dragaggio portuali derivati da operazioni di bonifica, come i dragaggi di risanamento, sono sottoposti alla normativa dei rifiuti costituita dal D.Lgs 5 febbraio 1997 n.22 (Decreto Ronchi) ed in particolare dal D.M. 471/99 e possono essere smaltiti a terra come rifiuti speciali destinandoli in apposite discariche. Nel caso particolare della Regione Toscana il piano regionale delle discariche, prevede però una capacità di ricezione per rifiuti speciali che è di gran lunga inferiore alle quantità che derivano dalle sole attività di dragaggio portuale (AA.VV., 2004). Lo stoccaggio rappresenta quindi una via di smaltimento che almeno in Toscana non viene sfruttata dato che le discariche autorizzate rappresentano aree preziose per smaltire materiali che non possono trovare altrove la loro collocazione.




• L’immersione in mare:


Disperdere il materiale dragato in acque aperte comporta notevole impatto soprattutto in considerazione delle caratteristiche del materiale da sversare, per questo è importante identificare un idoneo sito d’immersione mediante studi chimico – fisici, biologici, ed idrodinamici.

Le indicazioni internazionali e l’esperienza nazionale, riconoscendo l’immersione in mare come un evento perturbativo per l’ambiente, tendono a promuovere opzioni di gestione alternative. In Italia il problema dell’immersione in mare dei materiali di dragaggio portuale è stato inizialmente affrontato con il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 24 gennaio 1996 e ripreso dall’art 35 del D.Lgs 152/99 dove tale tecnica di smaltimento costituisce una valida opzione di gestione del materiale una volta accertata l’impossibilità di realizzare gestioni alternative quali ripascimenti o riutilizzo in ambito portuale anche dopo specifiche attività di trattamento.

Ulteriori limitazioni alla dispersione in mare riguarda quelle aree sottoposte a vincolo di tutela biologica o archeologica e le aree protette dove l’immersione è soggetta a particolari restrizioni o addirittura vietata.

La Regione Toscana si trova in un’area soggetta a restrizione cautelativa quale “Santuario per i Mammiferi marini” noto come “Santuario dei Cetacei”. Secondo l’accordo internazionale istituito il 25 novembre 1999 e firmato a Monaco5 tale zona comprendente un'area di circa 96000 km2 nell'alto Mediterraneo che viene dichiarata protetta per via della ricchezza di mammiferi marini presenti (Figura 1.3.1-1.).






Figura 1.3.1-1. Area interessata dal Santuario dei Cetacei




L’istituzione del Santuario ha indotto più o meno volontariamente le autorità competenti di cessare gli sversamenti di materiale di dragaggio a mare e trovare vie alternative.



• L’utilizzo in opere civili:


Negli Stati Uniti già negli anni ’70 (USACE, 1987; USEPA 1992) i materiali provenienti dalle attività di dragaggio venivano utilizzati per la “risistemazione” di porti, aeroporti e per la costruzione di opere civili e
commerciali. Anche a livello europeo negli ultimi anni si sono moltiplicate iniziative sia tecniche che politiche, per incentivare il riutilizzo di questi materiali (Van’t Hoff et al., 1999)

A differenza di altre situazioni in campo internazionale, considerato che il materiale da dragare nei porti italiani è sedimento collocato in ambito marino o al massimo salmastro, le opzioni di riutilizzo trovano una più facile realizzazione negli stessi ambiti, senza escludere la possibilità di riutilizzo a terra in opere civili previo un qualche trattamento se ritenuto necessario. Questa tipologia di smaltimento tramite il riutilizzo in ambito marino o salmastro potrebbe, come già menzionato, richiedere a sua volta un pre-trattamento o un trattamento vero e proprio al fine di rendere i materiali idonei per la destinazione finale. Ad esempio, per opere di ripascimento di

spiagge, i materiali derivati dal dragaggio portuale debbono, oltre che essere sostanzialmente privati dei contaminanti mediante trattamenti specifici, possedere opportune caratteristiche granulometriche, allo scopo di presentare la stabilità necessaria a garantire il buon fine dell’opera. Altro esempio è rappresentato dal riutilizzo in ambito conterminato, con la creazione di vasche di colmata o vasche di contenimento. Tale soluzione si identifica nella costruzione di opere civili tese allo sviluppo del porto stesso (piazzali, banchinamenti, cassoni in calcestruzzo) realizzate grazie alla deposizione e lo smaltimento del materiale dragato, indipendentemente dal livello di contaminazione del materiale.


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