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1900-14: un nuovo ciclo di espansione economica




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1900-14: un nuovo ciclo di espansione economica

Cause della crescita economica mondiale



Verso il 1873 la crisi poteva dirsi conclusa e si avviò un nuovo ciclo di espansione tra il 1900 e il 1913. Le cause di questo nuovo conflitto vanno cercate in diversi fenomeni:

  • Abbassandosi il tasso di mortalità si era avuta una crescita demografica e questa ebbe il risultato di allargare il mercato e in particolare la domanda dei beni di consumo.
  • Prese avvio un intenso sfruttamento dei giacimenti auriferi delle regioni del Sudafrica che si tradusse in una maggiore disponibilità di moneta fornendo un più ampio supporto alle transazioni internazionali.
  • Continua la rivoluzione dei trasporti e si sviluppò soprattutto nel settore nautico

Nuove fonti di energia: elettricità e petrolio

Un altro importante fattore di crescita è stata la scoperta di due nuove fonti di energia: l’elettricità e il petrolio.

  • Produrre elettricità servendosi dei grandi bacini idrici divenne una nuova attività che richiese una gran quantità di capitali ma la nuova energia  venne subito impiegata nelle industrie in sostituzione del vapore.
  • Le ferrovie cominciarono a essere mosse da elettricità anziché dal carbone; le città furono stabilmente illuminate elettricamente e con la scoperta della lampadina anche nell’uso domestico ve ne fu impiego.
  • Si scoprì e si diffuse l’uso del telefono.
  • [l’energia idroelettrica permise lo sviluppo industriale anche ai paesi poveri di carbone tra i quali c’era anche l’Italia].
  • Il petrolio cominciò a essere utilizzato, oltre che per l’illuminazione, per il riscaldamento domestico e per la crescita dell’industria automobilistica (con l’invenzione del motore a scoppio si diffuse enormemente.
  • Stati Uniti e Giappone divennero i maggiori produttori mondiali di petrolio anche perché avevano iniziato in anticipo gli esperimenti di trivellazione.

I progressi dell’industria chimica e la rivoluzione dell’acciaio

Il principale utilizzo dell’industria chimica fu:

  • nel settore agricolo grazie alla scoperta dei fertilizzanti chimici che sostituirono radicalmente quelli organici
  • nel settore tessile grazie all’impulso dato dalla scoperta dei coloranti artificiali
  • nella scoperta dell’acciaio che sostituì il ferro nella costruzione di ponti, binari, navi, caldaie, locomotive, fabbriche…

La mondializzazione del mercato




Intanto l’Inghilterra stava iniziando a perdere il ruolo di principale potenza industriale superata ormai dagli U.S.A. e dal Giappone. Inoltre tra il 1900 e il 1914 si osserva che il ritmo delle esportazioni europee aveva superato quello delle importazioni: questo voleva dire che il resto del mondo non era più un mero serbatoio di risorse ma era diventato un immenso mercato capace di assorbire l’eccesso dell’offerta e verso la quale venivano dirottati cospicui investimenti.

La fabbrica meccanizzata e il taylorismo

La nuova fase di sviluppo economico  fu sorretta e guidata dai grandi gruppi monopolistici: le imprese che appartenevano a questi gruppi erano in grado di controllare complessivamente il ciclo produttivo. All’interno di questi complessi si verificò quindi una radicale organizzazione del lavoro per razionalizzare i sistemi produttivi e per aumentare il rendimento. La fabbrica da sistema produttivo semplice diventa complesso formato da un gran numero di processi meccanici interconnessi.

Questi processi non potevano essere fatti tutti da singoli uomini  ma ci voleva un’organizzazione formata da tecnici rigorosamente selezionati con competenze specifiche. In questo quadro si afferma lo specific management cioè l’organizzazione scientifica del lavoro industriale teorizzata da Taylor, che diede il nome al complesso sistema che ne derivò: il taylorismo.

Questo mirava ad ottenere una manodopera a basso costo e nello stesso tempo a tenere alti i salari; contemporaneamente si sarebbe dovuta incrementare la produttività. Per questo diventava essenziale sostituire operazioni complesse e differenziate con movimenti elementari, da ripetersi sempre allo stesso modo. La manodopera diveniva così a basso costo (perché non le si richiedeva di essere qualificata). Ad essa si affiancavano i controllori di lavoro che registravano i ritmi effettivi tenuti dagli operai per ottimizzare in modo massimale i processi produttivi.. Tuttavia si sarebbe ottenuta la scomparsa dei mestieri sostituiti da una classe operaia spersonalizzata e dequalificata.

La razionalizzazione della produzione

Con la nuova organizzazione del lavoro si presentò la necessità della standardizzazione dei beni prodotti (cioè il semplificare al massimo la varietà e il tipo di beni da mettere in commercio per poter sfruttare la maggiore velocità di produzione). Questa razionalizzazione del lavoro è conosciuta come fordismo. Henry Ford fu il pioniere dell’industria automobilistica e applicò alla sua azienda i principi del taylorismo (dal complesso al semplice), il calcolo esatto dei tempi, la produzione in serie e di massa. Si introduce anche la catena di montaggio.

Il fordismo inoltre comportò l’allargamento del mercato attraverso l’innalzamento del tenore di vita: gli alti salari degli operai li trasformavano in consumatori che potevano assorbire i beni prodotti. Inoltre la macchina più venduta da Ford fu l’utilitaria, dal disegno semplificato che poteva essere prodotta facilmente e a bassi costi facilitando la produzione di massa.

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