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Dahrendrof e i rischi della democrazia




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Dahrendrof e i rischi della democrazia


Dahrendrof e i rischi della democrazia Ralf Dahrendrof, sociologo e uomo politico

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Dahrendrof e i rischi della democrazia

Ralf Dahrendrof, sociologo e uomo politico tedesco tra i più illustri esponenti del neoliberalismo, è nato ad Amburgo nel 1929. Dopo aver studiato filosofia e sociologia ed essersi laureato in entrambe le discipline,  Dahrendrof ha occupato prestigiose “poltrone”, sia come professore di sociologia nella stessa Amburgo, a Tubinga e Costanza, sia come membro del Parlamento europeo e della Commissione delle Comunità europee nel corso della prima metà degli anni ’70. Subentrato a Karl Popper nella direzione della London School of Economics dal 1974 al 1983, attualmente è rettore del St. Anthony’s College di Oxford.



Alla base del pensiero di Dahrendrof vi è una  forte critica al liberalismo classico, che si fondava sull’esasperato individualismo ed ignorava l’importante questione dell’equità sociale. Pur tuttavia la critica portata avanti dallo studioso tedesco non limita affatto l’iniziativa economica del singolo, che al contrario è ritenuta la molla del progresso sociale.

Nell’ambito dell’analisi sociologica di Dahrendrof particolare rilevanza assume la teoria delle classi e dei conflitti sociali, elaborata con costante riferimento alla società industriale avanzata. Due sono i grandi temi affrontati: quello relativo all’etica sociale e quello, connesso, del ruolo positivo del conflitto sociale. Il primo tema è affrontato in sintonia con le teorie della sociologia americana,  a  partire dal cosiddetto common sense, ossia dalla capacità di fondo di ogni singolo uomo di formulare giudizi su importanti questioni politiche. Il secondo tema è affrontato dallo studioso con l'ausilio della teoria marxista, elaborata però a partire dalla fiducia nelle possibilità del capitalismo di rinnovarsi al suo interno, fiducia questa che in Karl Marx era totalmente assente.

Per quanto concerne la questione dell’etica sociale, Dahrendrof afferma che  la società, per essere equa, deve porre gli uomini in condizioni di far uso dei propri diritti civili. La società equa, dunque, è quella che offre  a tutti “uguaglianza di opportunità”, in modo tale che gli uomini possano diventare diversi per loro scelta e in forza del diritto, e non a spese di altri. Ogni uomo, infatti, deve avere l’opportunità di sviluppare i propri talenti, interessi e desideri. Certamente la democrazia, per essere realmente tale,  esige uno spazio pubblico di mediazione in cui al cittadino sia effettivamente garantito un reale potere di rappresentanza. Pur tuttavia, nelle grandi società, questo ideale spazio pubblico e democratico, costituito da uomini liberi e capace di mediare gli interessi individuali, corre sempre il rischio di essere manipolato. Difatti le istituzioni democratiche di per se stesse non garantiscono il funzionamento della democrazia: ciò che garantisce la cosiddetta democrazia sostanziale per Dahrendrof è l’istruzione, che  si configura come presupposto primario nel concetto dei diritti civili.

Dunque la manipolazione dello spazio pubblico è sempre stato un pericolo: se oggi tale manipolazione avviene mediante i mass-media, agli avvii del XX secolo essa avveniva ad opera di individui che detenevano il potere. Il totalitarismo, infatti, a differenza dell’autoritarismo che appartiene alle società pre-moderne, é un prodotto della modernità che si fonda sul’ideologia e sulla mobilitazione generale della popolazione. L’ideologia totalitarista, che si diffuse in Europa nel periodo fra le due Guerre Mondiali, con la dittatura comunista, quella fascista e quella nazista, si fondava sulla mobilitazione generale di una popolazione che riconosce come unico “sovrano” il Dittatore. In questa forma di Stato veniva soppresso il pluralismo ideologico, le libertà civili e politiche, e il principio stesso di legalità.

L’esperienza storica, dunque,  sembra confermare la teoria di Dahrendrof per la quale, agli effetti della democrazia sostanziale, quale sistema caratterizzato dalla possibilità di autoriformarsi, molto contribuisce il conflitto sociale, a cui lo studioso attribuisce infatti un ruolo positivo. Un ruolo che nel sistema democratico si manifesta in primo luogo  nel mutamento sociale, capace di dar vita ad un sistema costituzionale che tenga conto degli uomini e dei loro diritti senza ricorrere al bagno di sangue della rivoluzione. Difatti, la democrazia è una forma di governo che dà voce al popolo, il quale può esercitare la sua sovranità in modo indiretto (votando i propri rappresentanti), o in modo diretto (tramite il referendum). Laddove tale ruolo viene a mancare, ecco che abbiamo aberrazioni di ogni genere:  la mancanza di conflitti sociali consentirà, nella prima meta del secolo breve, la nascita delle Leggi razziali e Fascistissime in Italia, e quelle di Norimberga in Germania. Il consenso dato a  tali leggi, in tutto contrarie al principio della dignità umana, è il frutto della  manipolazione di cui parla Dahrendrof, della falsificazione della realtà attuata da un potente, il Dittatore,  che manipolando le masse popolari ne ottiene il consenso. In questa prospettiva ben pochi hanno colto come all’origine del totalitarismo nazista e del pensiero ideologico hitleriano vi fossero gli interessi economici di un Paese in una gravissima crisi economica,  e la volontà di  riscatto della Germania come nazione leader; oppure come il totalitarismo fascista rispondesse soltanto alla cieca volontà di una mobilitazione attiva delle masse popolari e di una loro partecipazione alla vita della nazione; oppure come la dittatura comunista  si facesse esclusivamente portavoce della lotta del proletariato contro gli interessi di  gruppi sociali privilegiati.




Analizzando in particolare la Germania di Hitler e l’Unione Sovietica di  Stalin si può certamente affermare che entrambi i regimi attuarono genocidi, il primo contro la popolazione ebraica, che venne decimata, il secondo contro i dissidenti, costretti ai lavori forzati (nei Gulag), in virtù di una sostanziale manipolazione e falsificazione del reale.

Purtroppo, ancor oggi, in alcuni Paesi in via di sviluppo sono presenti stati totalitari, che esigono da parte del popolo un costante appoggio nei confronti del Capo-Dittatore. La grande lezione della storia è stata, dunque, già dimenticata? Un interrogativo inquietante, ancor più se riflettiamo sui moniti provenienti da studiosi del calibro di Ralf Dahrendrof che, nel precisare  come nessuna istituzione democratica è in grado di garantire l’effettivo  funzionamento della democrazia, ci ricorda come i grandi problemi posti oggi dalla ambiente rappresentino una difficile prova per tutte le istituzioni democratiche.


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