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Filosofia come esercizio di formazione di se’




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FILOSOFIA COME ESERCIZIO DI FORMAZIONE DI SE’ Cavell e la tradizione analitica Cavell



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FILOSOFIA COME ESERCIZIO DI FORMAZIONE DI SE’

Cavell e la tradizione analitica

Cavell si inserisce all’interno della tradizione filosofica analitica del linguaggio, intesa ala luce delle trasformazioni critiche e delle crisi che ne hanno indebolito i confini e l’identità.elementi tipici del nuovo orizzonte neopragmatista, critico nei confronti della tradizione analitica:



-        critica del “paradigma spettatoriale” della conoscenza, dualismo tra soggetto e realtà osservata e un non coinvolgimento della soggettività umana nelle dinamiche conoscitive;

-        rifiuto di una prospettiva conoscitiva “fondazionalista”

-        idea della filosofia come genere letterario, come testo, come esplorazione di molteplici campi disciplinari.

Cavell ha un orientamento che si richiama più al modello ermeneutico che a quello analitico, e ciò si evince ripercorrendo la sua biografia intellettuale: vocazione antiaccademica rispetto all’identità di filosofo, interesse alle arti, cinema, teatro shakespeariano, musica, linguaggio e scrittura, pedagogia.

Segue inizialmente un percorso di formazione musicale; successivamente si reca a NY dove si interessa a problematiche di tipo estetico/letterario, e riflette sulla tematica connessa alla contraddizione tra un modello filosofico “professionalizzante” incarnato dalla figura dello scholar e un modello incarnato dall’intellectual, una figura dell’ambito della “letterarietà”, priva di una precisa collocazione sociale.

 ricostruire un modello di

Il suo lavoro si sviluppa in modo atipico, in contrasto con la prospettiva accademica della filosofia. È attratto dal versante dell’ ordinary language della filosofia analitica, nella dimensione linguaggio/pensiero/azione. È in Austin che trova un’attenzione per i “contesti” entro i quali il soggetto umano è chiamato ad esprimersi, come per la posizione dell’individuo rispetto alla propria e altrui parola.

Dall’incontro con Wittgenstein e Austin si avvia la “lifelong quarrel” con la filosofia analitica, una contesa in merito a “questioni” interpretative che diventano politiche. Una di queste è l’analisi e l’interpretazione dello scetticismo alla luce dell’analisi del linguaggio ordinario; lo scetticismo non sarebbe possibile se il linguaggio ordinario non avesse la capacità di “negare se stesso”, mettendo in questione la propria “naturalità e immediatezza”. Lo scetticismo si volge quindi a minacciarla dimensione dell’ordinario e la possibilità che il linguaggio ha di porsi come strumento di comunicazione con le “altre menti”, in relazione a quella crisi riguardo al nostro essere sempre più incapaci di intendere la nostra e la altrui voce; lo scetticismo nella condizione moderna può essere riassunto nello slogan “we don’t mean what we say”.

->quello che Cavell si appresta

Emerson come educatore

Per Cavell non si tratta di re-inventare il linguaggio ordinario, ma di riscoprirlo, poiché caratteristica di questo consiste nell’essere già “presso di noi”. Secondo Cavell Emerson è un precursore di un ritorno alla considerazione, analisi e problematizzazione dell’ordinario,

Cavell ritiene che nella prospettiva emersoniana il linguaggio diventa l’orizzonte entro il quale si articola l’esercizio del pensare, non come concetti già elaborati, ma come una dimensione che permette di mantenersi vicino alle cose e agli altri nella sua dimensione di “ordinari età”. In Emerson trova un’istanza all’insegna del “pragmatismo poietico”, che appare incentrato su un modello di soggetto umano che, attraverso la parola e la scrittura, produce significati e valori. Attraverso questo esercizio ermeneutico di lettura/scrittura/riscrittura del mondo e della realtà, si attiva la dialettica dell’originalità/citazione che si dispiega tra rilettura, citazione e una ricerca della propria originalità.

Nel richiamo a Emerson troviamo anche un’istanza neoromantica all’insegna della “estetizzazione della filosofia”, ovvero una filosofia concepita come in rapporto a con gli altri saperi, in particolare con le arti, istanza che propone un incontro dialettico tra tradizione pragmatista e trascendentalista.




Un modello di Building neotrascendentalista

 Cavell non si muove in una prospettiva di superamento di tale filosofia, ma pone l’accento sulle dissonanze e sulle lacerazioni, ma non per farne una “sintesi”.

Si tratta di risalire al costituirsi di queste eredità, ossia nell’incontro tra la nascente filosofia americana (trascendentalismo) con il Romanticismo (800).

La matrice trascendentalista è intesa come anello di congiunzione tra il mondo europeo e quello americano, e come luogo di emancipazione e nascita della filosofia americana (costante tematizzazione dell’ordinario, scetticismo, modello di scrittura filosofica antiaccademica, ripensamento del rapporto individuo/comunità, modello di Building).

Per Emerson l’America deve reinventare la filosofia trascendentale kantiana, attraverso una riformulazione delle categorie, intese come “modalità concettuali di accesso alla realtà”; solo dopo aver stabilito i fondamenti del conoscere possiamo esercitare l’attività conoscitiva nei confronti del reale. In Experience Emerson propone una propria versione delle categorie (=lords of life): uso e sorpresa, superficie e sogno, successione, realtà, ecc… che dovrebbero permettere al pensiero umano di aderire alla complessità del reale, cogliere la realtà nel suo aspetto ordinario, connesso alla dimensione del “vissuto” piuttosto che a quella del “dato”; le categorie diventano soggetto/oggetto d’osservazione ed esplorazione/esperienza; non si tratterà di applicarle, ma di “vederle passare” nel corso della propria esperienza.

La questione diventa NON come conoscere la realtà a partire dall’esperienza, MA come imparare a rapportarsi ad essa, secondo una modalità di carattere intuitivo (non conoscitivo); l’attitudine trascendentale alla conoscenza NON sarà più “come e cosa posso conoscere a partire dall’esperienza” MA “come rapportarmi al mondo”. La questione NON consisterà nella conoscenza e individuazione di una “ragione ultima” rispetto ai fenomeni della natura o all’esistenza del mondo, MA nella capacità e possibilità di istituire un rapporto rispetto al quotidiano.

->questa rivendicazione dell’ordinario costituisce un aspetto peculiare della filosofia americana. L’ordinario non va inteso come luogo delle credenze comuni concepite come fonti di verità, nel quale poter trovare un rifugio sicuro, né come segno di “conformismo”.

Il riscatto della realtà ordinaria esprime in realtà una volontà segnata dallo scetticismo, ossia un rifiuto e non accettazione dell’ordinario come tale, ma, al contempo, esprime l’esigenza di reinventare un nuovo possibile rapporto e relazione alla realtà dell’ordinario, e il senso di tale rapporto è pratico e politico.

 

Cavell: “dall’epistemologia al romanzo”

[Mentre il paradigma della filosofia analitica reca in sé un’esigenza di neutralità descrittiva, di non referenzialità, di un “io isolato”, nella tradizione filosofica continentale c’è il presupposto kantiano di un “io che partecipa” alla costruzione delle proprie esperienze.]

Cavell pone l’attenzione sulla dimensione della scrittura, e ciò lo conduce a esplorare i confini dei molteplici generi di scrittura come quelli relativi alle arti figurative, alla musica, alla letteratura, al teatro e al cinema. Il mutato statuto della filosofia post-analitica le impone di misurarsi proprio a partire dalla sua condizione di “scrittura” con le altre pratiche e linguaggi; la filosofia diventa “tessuto di testi”.

Quello che è in gioco è il ruolo e la funzione della filosofia nell’attuale panorama: scrittura tra le scritture, testo tra una molteplicità di testi come sostiene Rorty? Cavell si differenzia da Rorty nel sostenere e nell’attribuire un ruolo e uno spazio specifici per la filosofia; parla di una “battaglia tra saperi diversi”, di confronto dialettico e critico tra filosofia e letteratura, arti, e poi all’interno di ognuna di esse.

Ciò permette di focalizzare la questione del rapporto con l’altro da sé all’interno della testualità intesa come luogo di partecipazione comunicativa ai testi.

Il recupero di Emerson e della scrittura emersoniana come scrittura filosofica e letteraria insieme, costituisce per Cavell una riattualizzazione dell’eredità neopragmatista, connotata in senso scettico e critico.

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