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Economia turistica i villaggi turistici




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ECONOMIA TURISTICA I VILLAGGI TURISTICI




Le isole delle Maldive sono così piccole che ciascuna non può che assolvere un solo compito: come c’è l’isola-aeroporto, c’è l’isola-capitale, e quella carcere, e ci sono anche le isole turistiche, ciascuna normalmente con un villaggio-hotel. Da quando, nel 1976, il boom turistico ha investito l’arcipelago, quest’ultime si sono moltiplicate raggiungendo una decina di atolli.

Un po’ per controllare tutto, un po’ per evitare influssi destabilizzanti della società locale, per incrementare le casse dello Stato e per difendere l’ambiente naturale; il governo vende a caro prezzo il diritto di sfruttare a fini turistici un numero limitato di isole: attualmente 87. Su di queste, spesso grazie a società miste maldiviane e straniere, sono sorti villaggi turistici che, pur mantenendosi spesso fedeli alla filosofia che spinge i turisti a venire da queste parti, mare e semplicità, ormai offrono sistemazioni e servizi ben lontani dall’ideale di Robinson Crusoe. Che anzi, il Governo ostacola il turismo “povero”degli amanti delle isole deserte, tipo sussistenza: qui si è scoperto il “lusso” della natura, della semplicità e della solitudine. Non è permesso circolare liberamente per gli atolli. Per raggiungere ogni atollo occorre un permesso specifico, difficile da ottenere per gli stranieri.

Molte isole turistiche, poi, sono andate via via specializzandosi nei confronti di determinati tipi di clientela: si trovano quindi isole predilette dai Giapponesi, dai Tedeschi o dagli Italiani.

Solitamente si dividono in villaggi turistici di tre categorie: i “lussuosi”, i “medi” e gli “economici”. Una suddivisione di questo tipo può essere in parte arbitraria, sia perché il costo del soggiorno varia molto e un villaggio economico in bassa stagione può diventarlo molto caro in alta, sia perché un bel villaggio semplice talvolta risponde a esigenze di vivere nella genuina atmosfera maldiviana e anche perché l’alto prezzo più che alla struttura si riferisce al servizio.

Solitamente i tour operator possono fornire una vasta gamma di prodotti. Individuati i segmenti di mercato su cui puntare, confezionano pacchetti atti a soddisfare bisogni e desideri dei clienti.

E’ noto che alcune imprese operano in un solo settore, mentre altre preferiscono rivolgersi a più segmenti di mercato, attuando strategie di diversificazione o di plurispecializzazione.

Da qualche anno alcuni famosi tour operator italiani, stanchi di accettare le imposizioni, in termini di prezzo e di qualità dei servizi, degli albergatori con i quali stipulano contratti, hanno scelto la strada dell’autonomia: hanno cioè deciso di assumere in proprio la gestione di villaggi, alberghi e residence, per garantire, e garantirsi, un prodotto all’altezza delle attese della clientela e, comunque, rimodellabile in base alle sue richieste.

Il fenomeno ha avuto inizio con l’inaugurazione o riqualificazione di strutture ricettive recanti sulle loro insegne i marchi importanti tour operator nazionali. Si potrebbe parlare di una sorta di denominazione d’origine controllata delle vacanze o di un fai-da-te dei tour operator.



Una delle ragioni principali di questa scelta è la soddisfazione del cliente.

La gestione diretta delle strutture ricettive comporta certamente rischi e oneri, ma offre anche immediati vantaggi:

la possibilità di caratterizzare le strutture con servizi pensati per i clienti italiani;

la possibilità di stabilire autonomamente ad ogni stagione i prezzi.

Le strategie degli operatori sono state e sono diverse, ma hanno un denominatore comune, la percezione dei connotati del proprio cliente. Quanto ai clienti il marchio di un’azienda che gode di una certa immagine dà loro la sicurezza di fruire di un certo tipo di vacanza.

L’idea dei villaggi turistici venne nel 1950 ad un miliardario che con aiuti finanziari creò il Club Méditerranée. Lo scopo era di realizzare centri sportivi nelle più belle località marine o montane del mondo, nei quali gli appassionati di mare, della montagna e dei relativi sport potessero trovare ottime attrezzature in un ambiente gradevole e confortevole. L’idea, ripresa pochi anni dopo da enti pubblici francesi che si occupavano di turismo sociale, portò alla creazione dei villages-vacances-famille

Il successo di queste iniziative spinse molti altri a costruire strutture analoghe, sia pure a diversi livelli qualitativi. Oggi non esiste tour operator importante che non disponga tra i suoi pacchetti di soggiorni in villaggi.

Sono centri dotati di ogni comfort e autonomia, si dorme in bungalow o palazzine sparse per il villaggio, si mangia in ristoranti centralizzati. Il trattamento è quasi sempre di pensione completa, spesso sono comprese nel prezzo le bevande. Non mancano di solito gli animatori, che organizzano attività in comune, giochi, gare, spettacoli per far divertire i turisti.

Dopo il grande sviluppo degli anni Settanta e della prima metà degli anni Ottanta, hanno sperimentato una stasi fino all’inizio degli anni Novanta. La politica di differenziazione del prodotto attuata negli ultimi anni sembra cominciare a dar frutti e i villaggi registrano, alla fine degli anni Novanta, un nuovo incremento della domanda.


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