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I vari tipi di romanzo




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I VARI TIPI DI ROMANZO


Nel nostro secolo la letteratura è stata definita di intrattenimento e la diffusione di questa va di pari passo con l’ampliamento del pubblico e con lo sviluppo dell’industria culturale. Già inizialmente (metà 700, inizio 800) possiamo vedere sviluppato il romanzo gotico che aveva incontrato il favore di un vasto pubblico di diverse classi sociali, facendo leva su un sentimento basilare, quale la paura.



Nel secolo scorso ebbe grande diffusione anche il romanzo di avventura. Per avventura si intende la ricerca del nuovo che spinge a conoscere ciò che è al di fuori e al di la della realtà quotidiana e consueta ed è senza dubbio uno stato d’animo, un desiderio che ha caratterizzato l’uomo fin dai tempi più remoti. Si può intendere come avventura anche il viaggio di Ulisse nell’Odissea di Omero. Non è un caso quindi che la nascita del romanzo moderno sia segnata proprio da un romanzo di avventura, quello di Robinson Crusoe, di Daniel Defoe. Robinson, unico superstite di un naufragio, approda su un’isola sperduta e deserta dove riesce a organizzarsi una nuova vita. Il naufragio, l’isola sperduta, la solitudine dell’eroe diventeranno ingredienti fondamentali dei romanzi di avventura centrati sul viaggio. L’ottocento è il secolo d’oro del romanzo di avventura che acquista un carattere realistico ma anche irreale; perché il viaggio e l’avventura si dirigono non verso mondi irreali e fantastici, e neppure verso mondi reali e già conosciuti, bensì verso altri mondi possibili che lo sviluppo tecnologico in futuro potrà dar vita. Nel XIX i romanzi di avventura si rivolgevano soprattutto ai giovani, successivamente il romanzo sarà la borghesia, in quanto in questo si esalta l’uomo media e l’uomo comune. L’avventura si è poi trasferita nei due generi di più codificati del poliziesco e della fantascienza.

Il genere poliziesco o comunemente definito in Italia, giallo, trasse probabilmente ispirazione da alcuni racconti sulle storie dei grandi criminali; e quello vero e proprio nacque nel 1841 con la pubblicazione del racconto I delitti della rue Morgue del grande scrittore americano Edgar Allan Poe. I caratteri essenziali erano: il delitto già compiuto, la stanza chiusa dall’interno, la polizia che non riesce a risolvere il caso, l’investigatore che grazie alle sue capacità d’osseravazione e doti intellettuali, riesce a risolvere l’enigma dopo aver irritato la polizia per il suo modo di procedere. Particolarmente famosi divennero poi i racconti di Sherlock Holmes, che è il detective più rappresentativo del cosiddetto giallo scientifico basato sulla risoluzione rigorosamente logica dei casi apparentemente più indecifrabili e complessi. Il delitto, evento centrale del romanzo poliziesco, è nel caso del giallo classico chiamato anche romanzo enigma dove l’intreccio segue quindi lo sviluppo di un ragionamento logico che deve portare a una dimostrazione chiara e rigorosa. Ad esso si contrappone il romanzo di azione. Il primo fa leva dall’effeto alla causa; mentre il secondo dalla causa all’effetto.

Dal romanzo gotico invece deriva l’Horror. Per romanzo gotico si intendono un gruppo di testi scritti tra il 1760 e il 1820, che si svolgono in un mondo fantastico popolato di misteri, incantesimi e orrori in quanto le opere letterarie hanno sempre dato spazio alla rappresentazione dell’orrore. Qui castelli, conventi, labirinti, rovine, luoghi tetri e pittoreschi fanno da sfondo agli eventi che sono soprattutto magici, alle peripezie e alle azioni malvagie del protagonista. Dal romanzo gotico in poi, si è sviluppato tutto un filone di narrativa dell'orrore che ha trovato particolare impulso negli ambienti anglosassoni. A partire dal 1830 si afferma il moderno racconto horror: il maestro indiscusso di questo genere fu Edgar Allan Poe, che esalta il sentimento della paura  che è uguale all’ignoto, così che i suoi fantasmi acquistarono una convincente malvagità riscontrabile in nessuno dei suoi predecessori. Si può assistere a due fasi del romanzo horror. Infatti verso la fine del secolo scorso si assiste a una ripresa del romanzo horror, chiamato gotico decadente che si interessava al problema della degenerazione e quindi all’assenza dell’umano.

Tra i generi letterari che ebbero maggior successo nel XIX vi è senza dubbio il romanzo storico. La nuova forma di romanzo rivestiva una duplice funzione. Da un lato quella di fuga da una realtà presente verso epoche (soprattutto il medioevo) rappresentate dal romanticismo come momenti ideali per l’uomo per vari motivi (politici, ideologici e religiosi); e dall’altro un’intenzione nazionalistica e patriottica che ricercava nel passato momenti fondamentali e significativi della storia patria che fossero da esempio agli uomini per la soluzione dei problemi del presente. L’autore che diede il massimo impulso alla diffusione del genere del romanzo storico fu senza dubbio lo scozzese WALTER SCOTT autore de Ivanhoe (1820) romanzo ambientato nell’Inghilterra medievale ai tempi di Riccardo Cuor di Leone e dell’usurpatore Giovanni Senza Terra. Dall’esigenza di evasione fantastica verso una nuova realtà prende le distanze ALESSANDRO MANZONI, che ne I Promessi Sposi , pur riconoscendo i suoi debiti nei confronti di Scott, insiste soprattutto sul rispetto della verità storica distinguendo il lavoro del romanziere da quello dello storico. Il romanziere non punta solo su i fatti esterni, ma indaga anche i sentimenti, le passioni, le motivazioni che li hanno generati ed accompagnati. La storia ufficiale, inoltre, tende a concentrare la propria attenzione sui potenti e sui nobili, escludendo la gente comune che è destinata a subire le scelte dei grandi: agli umili Manzoni si rivolge e li rende protagonisti del romanzo. Quello scottiano quindi era più facile e di più sicuro successo commerciale , favorito anche dal bisogno del pubblico di una narrativa elementare, popolare ma allo stesso tempo efficace e coinvolgente.



Il romanzo moderno era avviato a popolarità in Europa fin dal settecento come romanzo sentimentale, come romanzo sentimentale e di costume: era una moderna epopea borghese che rispecchiava gusti e interessi della borghesia. In italia i generi di intrattenimento erano il poema cavalleresco e la novella. Il romanzo tardò dunque ad attecchire in italia ove perdurava una forte tradizione classicistica. Nella prima stesura di Renzo e Lucia si accusò Manzoni di aver fatto un romanzo, un genere proscritto dalla letteratura italiana modernadove si nota l’esigenza di realismo. Manzoni sostiene l’assurdità delle unità di tempo e di luogo nella tragedia, che tradirebbero quindi la verità, venendo meno la verità storica, verrebbe meno quella poetica, solo i fatti perciò mantengono il carattere di verità poetica. Compito del poeta non è quello quindi di inventare i fatti, ma d’illuminarli dal di dentro, di penetrare nei sentimenti degli uomini che hanno agito, nel groviglio delle loro volontà e delle loro passioni. Si rifiuta così l’imitazione dei classici, delle regole, della mitologia. In particolare questo romanzo è: vero per soggetto, in quanto prende in esame una realtà in cui i personaggi si muovono in luoghi veri e non inventati con descrizioni precise ed accurate; utile per scopo: in quanto l’opera deve avere un’utilità e cioè quella di incitare gli italiani contro gli Austriaci per dare vita ad uno stato unitario e cioè L’Italia, ed esaltare importanti valori come dio e la provvidenza; infine interessante per mezzo: infatti Manzoni inventa la storia d’amore di Renzo e Lucia per rendere più interessante la lettura. Questo romanzo è anche un ’ “epopea realistica e della provvidenza” in quanto dio è presente in tutto ciò che facciamo. L’autore verrà accusato di non aver scritto un’opera reale, poiché dicevano che un semplice personaggio come Renzo oppure Lucia non poteva essere in grado di avere pensieri così complessi. Si rende inoltre conto che il mondo è diviso fra il bene e il male ed è l’uomo a determinare quale dei due deve prevalere in quanto ha libertà di decisione anche se per lui al centro di tutto ci sarà Dio.


I PROMESSI SPOSI

Con 'I Promessi Sposi' Manzoni realizza una felice sintesi tra storia ed invenzione, mantenendosi fedele agli studi effettuati sull’epoca trattata e riservando all’invenzione soltanto la creazione dei personaggi  La vicenda è ambientata nel Seicento in quanto questo secolo rappresenta il periodo più cupo della storia italiana, e contribuisce perciò a fornirne una visione pessimistica. Si trova sullo sfondo di gravi avvenimenti storici (peste, carestia, guerra) le vicende di due popolani, Renzo e Lucia, costretti a subire le prepotenze di un signorotto, Don Rodrigo che, per capriccio, contrasta il loro matrimonio. Erano tempi in cui solo la violenza privata era legge e ogni rapporto sociale era affidato all’arbitrio dei ceti privileggiati. In questo romanzo i buoni soffrono, ma trionfano, i malvagi opprimono, ma alla fine vengono puniti. Vi è uno studio molto approfondito dei caratteri e dei pensieri piu nascosti dei personaggi. Il Manzoni concepisce quindi un’opera i cui protagonisti sono gli umili, la massa da sempre trascurata dalla storia e intento principale dell’autore è appunto quello di usare la letteratura per far luce su quei fatti che la storia ha lasciato in ombra. Dopo il’27 l’autore sottopose il romanzo ad un lungo lavoro di rifacimento del linguaggio utilizzato precedentemente; cercò di renderlo più omogeneo e compatto assumendo come modello la lingua d’uso dei 'ben parlanti fiorentini' anche in omaggio alla sua convinzione di difendere la fiorentinità della lingua italiana. Nel 1842 si arriva alla pubblicazione definitiva del romanzo. L’ideologia del romanzo è rappresentata dall’atteggiamento della classe dominante nei confronti del popolo e del ruolo assegnato al popolo stesso. I personaggi del popolo sono gli umili che vengono descritti secondo una chiara impostazione cattolica: sono infatti portatori di una serie di valori quali laboriosità, onestà, altruismo, purezza morale, fede cristiana spontanea. A questi personaggi si contrappongono i potenti corrotti , superbi e meschini, pur con la chiara eccezione di fra Cristoforo che invece si schiera, nonostante la sua origine, a difesa dei bisognosi. L’atteggiamento manzoniano può sembrare apparentemente democratico nei riguardi del popolo, cioè fiducioso nell’azione di questo, volta a trasformare la società e a migliorare le condizioni di vita; in realtà l’autore è molto più conservatore ed è convinto dell’incapacità della massa di creare con le proprie forze un sistema sociale che garantisca benessere e giustizia.



Il modello di popolo è Lucia: è innocente, buona, cristiana, laboriosissima, ha orrore della violenza, attende umile e rassegnata l’aiuto del Signore e svolge, per tutto il romanzo, un’azione correttrice su quell’esemplare imperfetto che è Renzo. Renzo rappresenta la schiettezza impulsiva, l'onestà laboriosa, la generosità popolare e il desiderio di giustizia che egli sente molto forte in quanto appartiene ad una classe da sempre oppressa e soggetta all'arbitrio dei potenti.





Parabola: il termine viene da una forma latina tarda e popolare, da cui è derivato l’italiano parola; indica la ‘parola’ per eccellenza, cioè quella destinata all’istruzione religiosa. Con ‘parabola’ s’intende quindi un breve racconto concepito per trasmettere un messaggio religioso, il cui senso viene spesso dichiarato esplicitamente, per la miglior comprensione dei fedeli. Nella sua veste tipica, la parabola ha l’aspetto di un’allegoria: la scena descritta allude ad una verità superiore, dalla quale i singoli elementi (personaggi ed oggetti) prendono il loro significato.



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