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I “CENTRI DIURNI” - Riflessioni da un’esperienza di tirocinio




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I “CENTRI DIURNI”

Riflessioni da un’esperienza di tirocinio




Presentazione



Nell’ambito del mio percorso di studi per Dirigenti di Comunità, numerose sono state le discipline e gli argomenti d’interesse; in particolare, l’esperienza di tirocinio, che ho svolto dal 5/4/04 al 21/5/04, presso il Centro Diurno per anziani del Comune di Medicina, in provincia di Bologna, ha rappresentato per me una tappa molto importante: mi ha consentito di trovare un riscontro concreto alle nozioni teoriche apprese, ma soprattutto mi ha fatto conoscere una realtà che ignoravo ed ha sollecitato la mia riflessione verso le problematiche della terza età, al punto che ho voluto approfondire ulteriormente l’aspetto relativo ai servizi e alle strutture per gli anziani.

Il Centro Diurno è una struttura semi residenziale, destinata in particolare ad anziani con limitazione dell’autonomia, avente l’obiettivo di assicurare, in orario diurno, tutela socio sanitaria, socializzazione, mantenimento delle residue capacità della persona ed, in ultimo, sostenere ed alleggerire la famiglia nell’assistenza del proprio congiunto.

E’ quest’ultimo un aspetto molto importante: oggi, infatti, la famiglia tradizionale non esiste quasi più; la nostra società è caratterizzata da famiglie allargate, per via dei numerosi divorzi e anche delle molte convivenze di fatto; inoltre la società industriale impone ritmi di vita frenetici, le donne stesse sono pienamente inserite nel mondo del lavoro e questo insieme di condizioni non favorisce l’inserimento dell’anziano, che si sente sempre più isolato, sprofondato nella più totale solitudine.

Per comprendere a fondo questa problematica è necessaria un’ulteriore riflessione sul concetto stesso d’invecchiamento, sulla condizione sia fisiologica che psicologica tipica della senilità (in tal senso mi è parso significativo anche un confronto letterario con il concetto di “senilità”, così come intesa da Italo Svevo che, non a caso, definisce con tale termine una particolare condizione psicologica dell’uomo del Novecento che, pur non anziano anagraficamente, lo è nello spirito).


Il disagio della terza età nasce soprattutto nella quotidianità dimessa che segue il pensionamento (argomento che ho approfondito anche dal punto di vista del diritto): in una società che considera come maggiore handicap la non produttività, l’anziano, viene relegato a ruoli sempre più marginali, perché considerato inutile. La condizione di ozio forzato cui si accompagna un senso d’inutilità, il sentirsi di peso per la società, può generare nell’anziano le più svariate patologie, così come la considerazione stessa della vecchiaia quale sinonimo di malattia, di fatto, ha rinforzato il processo stesso di invecchiamento.

Il declino non va ritenuto un evento repentino e improvviso, né tanto meno totale: esso è da intendere piuttosto come un adattamento progressivo alle nuove condizioni sia fisiche che psichiche.

Il deterioramento senile di tipo biologico avviene, infatti, attraverso tappe cronologiche, secondo ritmi e durate cadenzate e individuali; una continua attivazione del cervello, intesa come creatività, esercizio della memoria, partecipazione, incremento di interessi e di contatti sociali può rivelarsi estremamente utile a rallentare il processo di invecchiamento.

Al contrario, un mancato adeguamento ad un contesto in rapida e continua evoluzione può generare svariate patologie, in particolare, la depressione senile, argomento che ho approfondito maggiormente.

È un dato di fatto che spesso il deterioramento “mentale” senile, in particolare, rappresenta nelle sue diverse forme la principale causa di non autosufficienza nella terza età. Si tratta di una condizione patologica caratterizzata da riduzione delle prestazioni cognitive e da disturbi del comportamento. Diversi possono essere i metodi di classificazione di questa patologia; generalmente si distinguono due forme: reversibile (pseudodemenza depressiva, deprivazione sensoriale) e irreversibile (parkinsoniani e Alzheimer).

Putroppo, proprio in casi gravi, è impensabile un inserimento dell’anziano all’interno del nucleo famigliare, ma si rende necessario ricorrere a strutture o all’assistenza domiciliare, un’indispensabile supporto per i membri della famiglia stessa.

Tra le strutture assistenziali principali troviamo la Casa di Riposo Protetta o la Residenza Sanitaria Assistita (RSA); la prima è a carattere residenziale, volta ad assicurare trattamenti socio assistenziali e sanitari di base, per favorire il recupero e/o il riequilibrio di condizioni di non autosufficienza, ed è rivolta a persone non più assistibili nel proprio ambiente di vita. Si tratta di una struttura a tempo indeterminato a differenza della seconda, proprio perché la RSA è, invece, una struttura prevalentemente a valenza sanitaria, rivolta ad anziani non autosufficienti, non assistibili a domicilio e richiedenti trattamenti sanitari e assistenziali continui per la presenza di gravi patologie geriatriche.

Tali strutture non sempre, tuttavia, rappresentano la soluzione migliore: dalla mia breve esperienza a contatto con gli anziani, ho maturato, infatti, la convinzione che è davvero indispensabile un contesto che stimoli l’anziano alla partecipazione, anche attraverso l’attività ludica.

Se, mio avviso, infatti, il contesto ambientale è ricco di rinforzi positivi, di relazioni gratificanti e stimolanti, la situazione che consegue non può che essere favorevole e se l’affetto delle persone care sarà presente l’anziano non subirà grossi traumi. Ecco perché è preferibile una soluzione come quella del Centro Diurno.

Nel Centro Diurno che ho frequentato, infatti, si organizzano varie attività, al fine di favorire quel processo di socializzazione che permette agli utenti di trascorrere il tempo in maniera divertente e attiva: mattinate dedicate alla tombola, pomeriggi per i tornei di briscola o, ancora, intere giornate trascorse a lavorare all’uncinetto.

Nel Centro sono presenti sedici anziani, cinque assistenti di base e un’animatrice, che sanno gestire stati d’animo di ogni tipo, affrontare patologie croniche, grazie proprio ad attività e regimi alimentari idonei.

Ho così potuto constatare come, ad ogni età, ma a maggior ragione nell’anziano, una corretta alimentazione sia importante per il benessere e il mantenimento della salute, dal momento che un’errata alimentazione associata ad altri stimoli negativi può essere determinante per la progressione di malattie degenerative e di disordini correlati all’invecchiamento.

Un’alimentazione corretta è anche in grado di risolvere, o quanto meno di migliorare, alcuni disturbi fisici dell’anziano quali: stipsi, disidratazione, perdita di forze. È proprio per questo motivo che al Centro Diurno è data grande importanza all’elaborazione dei menù quotidiani, preparati in modo da evitare la monotonia di un’alimentazione, la quale ha per l’anziano un significato altamente simbolico e spesso rappresenta un momento gratificante nell’arco della giornata.

Come per ogni altra fascia di età, associata ad una buona e corretta alimentazione, troviamo una costante attività fisica che è in grado di opporsi alla perdita progressiva di massa ossea, di migliorare la funzione articolare e di stimolare le attività cognitive. Anche se meno conosciuti, ma non di minore importanza, sono i benefici psicologici dell’esercizio fisico regolare; infatti, i soggetti anziani presi in esami nel corso di alcune ricerche, sono stati valutati e giudicati meno ansiosi o depressi grazie ad una regolare attività fisica.

Di certo il tirocinio mi ha anche dato modo di essere a stretto contatto con gli ospiti del Centro da un punto di vista umano ed ascoltare le loro esperienze di vita; essendo persone in gran parte nate nei primi anni dello scorso Secolo, attraverso i loro racconti sono venuta a conoscenza della drammatica esperienza vissuta durante il Fascismo, dell’impatto traumatico della guerra (letterariamente testimoniato da un grande poeta come Ungaretti).

Gli anziani sono testimoni del tempo e la loro esperienza è una fonte inesauribile di sapere per quanti sappiano ascoltare. I loro racconti mi hanno affascinata, e mi hanno svelato una storia diversa da quella studiata sui libri, spesso con poco entusiasmo. Questo mi ha indotto a riflettere proprio sull’importanza dell’anziano come “memoria storica” e nel rapporto stesso con i giovani, che potrebbero così acquisire nozioni preziose direttamente dai protagonisti, ma anche più in generale sulla presenza di un anziano nella vita di un bambino, che diviene, a mio avviso, importantissima anche da un punto di vista educativo.



E’ possibile trovarne conferma, dal punto di vista pedagogico, nelle teorie di Dewey che poggia il proprio pensiero proprio sull’esperienza fatta direttamente dai bambini. Egli ritiene, infatti, che solo attraverso il contatto in prima persona con una determinata situazione il bambino realizzi la propria autonomia, ma che necessiti comunque di una guida sapiente, che non sia mai coercitiva, né abbia una troppo evidente veste didattica. Questo ruolo che Dewey attribuisce all’educatore-insegnante, è paragonabile, a mio avviso, al ruolo dei nonni, che insegnano senza salire in cattedra, portando la propria esperienza in dono ai più piccoli, i quali , in genere, sono ben lieti di ascoltare chi dedica loro del tempo.


In conclusione, il tirocinio presso il centro Diurno per anziani ha rappresentato per me, oltre che un’esperienza importante dal punto di vista personale ed umano, una conferma che la scelta relativa al percorso di studi è stata indubbiamente la più giusta; ho constatato di persona come, per svolgere l’attività di assistente di base o di animatrice, si debba avere grande motivazione e passione poiché l’aspetto umano rimane l’elemento fondamentale, spesso poco valorizzato, di questo lavoro.








Percorso







PROBLEMI GENERALI

L’invecchiamento; concetto di senilità (con riferimento anche alla letteratura: Svevo)

Il pensionamento (Intervento e riforma della legislazione del lavoro in materia)

Trasformazione della società e della famiglia, perdita del ruolo dell’anziano

Perdita affettiva, solitudine, isolamento, patologie derivanti (depressione senile)

Istituzionalizzazione e alternative alla casa di riposo: il centro diurno

How to grow old (di B. Russel)

L’importanza di un contesto ambientale positivo: il ruolo degli operatori



PROBLEMI FISIOPATOLOGICI

Il deterioramento mentale senile

Forme irreversibili (demenza senile, morbo di Alzheimer)

La depressione: epidemiologia, cause biologiche, alterazioni comportamentali

Comportamento assistenziale



ASPETTI PSICO-PEDAGOGICI

Riscoperta delle potenzialità dell’anziano nella società moderna

The adjustment of the elderly in a society that is constantly changing

Il suo ruolo educativo. L’anziano testimone diretto della storia: il Fascismo, il trauma della guerra (con riferimento ad un testimone “letterario” Ungaretti)

Dewey



I SERVIZI SOCIO ASSISTENZIALI: LE COMUNITA’ PER ANZIANI

L’ assistenza agli anziani: Case di riposo, RSA, Centri Diurni

Alimentazione dell’anziano sano

Alimentazione dell’anziano malato

A diet for an old person



Principi di musicoterapia e animazione

Attività motoria nella terza età








L’INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE, ASPETTI DEMOGRAFICI

Aspetti demografici in Italia

Rilevazione, esposizione, elaborazione ed interpretazione di dati relativi a:

Incidenza della depressione sulla popolazione italiana in base alle professioni

Incidenza della depressione senile in seno alla popolazione italiana di età superiore ai 65 anni







Allegato di Statistica


) Da un'indagine dell'Associazione italiana di psicogeriatria, che ha studiato il fenomeno nei 120 Centri specialistici pubblici e privati su un totale di 1.250 pazienti.

L'età media è di 59 anni, la fascia più interessata è quella tra i 45 e i 65 anni.

Prendendo in esame le professioni, secondo l'indagine sono in testa le casalinghe (47%), seguite dai pensionati (18 %), dagli impiegati (15%) e operai (13%). Agli ultimi posti i professionisti (4 %) e gli artigiani (3%).

Incidenza della depressione senile in seno alla popolazione italiana di età superiore ai 65 anni


FASCE D’ETA’ DELLA POPOLAZIONE IN ITALIA (2001)

CATEGORIE

DATI

PERCENTUALI %

Popolazione oltre i 65 anni



Popolazione al di sotto dei 10 anni



Popolazione restante



Popolazione totale





PERCENTUALE DI ANZIANI AL DI SOPRA DEI 65 ANNI IN ITALIA (2001)



Dal 10 al 45% delle persone anziane soffre di depressione, il che corrisponde, quindi ad un numero compreso tra    1.055.593 e 4.750.178

La quota di persone anziane sul totale della popolazione è in forte aumento. Con le attuali condizioni di vita delle persone anziane, particolarmente bisognose di assistenza, aumenta anche il numero delle malattie mentali. La depressione è indubbiamente una delle patologie più frequenti. Negli anziani, soprattutto quelli ricoverati nelle case di riposo e negli ospedali, aumenta ancora di più la probabilità di ammalarsi di depressione. Con l’avanzare dell’età cresce inoltre la tendenza al suicidio. Nella maggior parte dei paesi industrializzati il tasso di suicidio raggiunge l’apice tra gli uomini di oltre 65 anni.


Dati programma Impact


Una ricerca americana ha scoperto che i pazienti che soffrono di depressione hanno meno sintomi e una migliore qualità della vita se i medici di base collaborano con delle figure specializzate per trovare la cura più adeguata.

 
Lo studio ha riguardato circa 1800 persone con più di 60 anni. Metà è stata curata con la prescrizione di un antidepressivo. L'altra metà è stata assegnata a un programma, chiamato Impact, che prevedeva la collaborazione di più figure professionali. Al programma hanno partecipato infermieri, psicologi e psichiatri.

 
Dopo un anno, il 45% delle persone che avevano partecipato al programma Impact, mostravano una riduzione del 50% dei sintomi della depressione. Nell'altro gruppo, curato solo con gli antidepressivi, la riduzione dei sintomi era tale solo nel 19% dei pazienti. In molti casi, a fare la differenza, è proprio l'attenzione in più che i pazienti ricevono da un approccio multidisciplinare.








Bibliografia




AUTORI VARI, Non so cosa avrei fatto oggi senza di te, manuale per i familiari affetti da demenza, Bologna,Regione Emilia Romagna, 2000


AVALLE, MARANZANA, SACCHI, Psicologia,corso di scienze sociali, Bologna,Zanichelli, 2002


BARONI, Sintesi di psicologia, Milano, Antonio Avallardi Editore, 2003


BARBAGLI, Famiglia e mutamento sociale,Bologna,Il Mulino,1977


BERTOLINI, BALDUZZI,Corso di pedagogia e scienze dell’educazione, Bologna,Zanichelli,2001


CENTRI TITTARELLI, Diritto e legislazione sociale, Cologno Monzese,(MI), Tramontana, 2001





Siti Internet consultati



AGING - Cattedra e scuola di specializzazione ingeriatria e gerontologia - Università degli studi 'G. D'Annunzio'Chieti - Associazione Gerontologica Italiana (A.G.I.)Pescara
www.aging.it


Animazione per Anziani

www.animanziani.it


Progetto Anziani Musicoterapia

www.pamonline.it



REGIONE EMILIA ROMAGNA

Informazioni sui servizi per anziani

www.regione.emilia-romagna.it/

Informazioni sulle associazioni e le cooperative sociali

www.regione.emilia-romagna.it

Informazioni sui servizi residenziali e semiresidenziali

www.regione.emilia-romagna.it

Piano d’azione a favore degli anziani



Sulla depressione senile


Benessere

https://www.benessere.com


Scienza e psicanalisi

https://www.psicoanalisi.it/


Tempo medico

https://www.tempomedico.it/


Terz@età

https://www.terzaeta.com








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