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Esami di Maturità - Percorso di approfondimento personale - Traffico di diamanti illegale: sangue invisibile o ignorato?




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Esami di Maturità








Percorso di approfondimento personale


Traffico di diamanti illegale: sangue invisibile o ignorato?


















Qualche tempo fa, ho visto uno stralcio del film “Blood Diamonds”, ma data la crudezza dei contenuti e le scene “forti” che venivano presentate, mi ero rifiutata di guardarne il seguito. Tuttavia, l’argomento, ovvero il contrabbando di diamanti, aveva destato il mio interesse: per diciotto anni, infatti, avevo, si, sentito parlare di diamanti, ma mai della guerriglia, della sofferenza e della distruzione di cui essi si fanno portatori. Mai nessuno mi aveva parlato della guerra, nella quale sono stati impiegati migliaia di bambini– soldato, che in Sierra Leone era scoppiata nel 1991 ed era terminata solo dieci anni dopo, nel 2001. Mai nessuno mi aveva detto che migliaia di persone venivano mutilate a colpi di accetta – talvolta, anche fino a dieci per staccare l’avambraccio ad una persona – per intimare il resto della popolazione ad abbandonare le zone diamantifere. Altri, addirittura, neppure sapevano che in Sierra Leone i diamanti sono tanto numerosi come lo sono i sassi qui da noi. E ancora, mai nessuno mi aveva raccontato con che cosa i medici senza frontiere si trovassero a fare i conti tutti i giorni. Infine, tutti erano rimasti scioccati quando, l’11 settembre del 2001, le torri gemelle erano state abbattute a causa di un attacco terroristico, ma nessuno mi aveva riferito che al Qaeda da tempo si era organizzato, violando, tra l’altro, un protocollo internazionale, per procurarsi i mezzi, ovvero piccole, trasparenti pietruzze, che gli avrebbero consentito, dopo l’attentato, il riciclaggio di immense somme di denaro sporco. Cosi, ho cominciato a fare delle ricerche, ma per scoprire che cosa? Ebbene, essenzialmente che tutti eravamo all’oscuro su tutto. E come poteva essere altrimenti, quando anche gli organismi internazionali, per primi, hanno ignorato tutto ciò per lungo tempo? Tratterò quindi di quest’argomento, del traffico illegale dei diamanti di sangue, perché, in questo modo, almeno altre sette persone sappiano quello che l’informazione ci occulta; perché ella è fredda e mai ha ritenuto importante dirci che in Africa c’è un diamante a cui non è concesso brillare: è un bambino orfano di guerra.











Discipline coinvolte:



GEOGRAFIA ECONOMICA

Di che cosa si tratta: definizione di diamante insanguinato;

Ambientazione: SIERRA LEONE;

Situazione del paese: guerra civile (ribelli del Fronte Rivoluzionario unito – RUF– e operato dei Medici Senza Frontiere – MSF–);

Perché questa terra è ricca di diamanti: formazione (kimberlite);

Come avviene il traffico di diamanti: dal ritrovamento alle nostre gioiellerie.



FRANCESE

Quali sono le conseguenze: impatto della guerra civile: mutilazioni e BAMBINI SOLDATO

- le recrutement;

- la formation;

- consèquences pour les enfants après la fin de la guerre.



DIRITTO (INTERNAZIONALE)

Reazione degli altri stati:  - Processo e Protocollo di Kimberley;

Intervento ONU → peace-keeping operations: missione UNAMSIL

Situazione odierna: politica e leggi (in merito all’argomento): USA

CANADESI

EUROPEE



STORIA

Perché dopo un anno dall’applicazione del Protocollo di Kimberley, il RUF, tra luglio e settembre del 2001, aveva incrementato l’estrazione e, di conseguenza, il traffico di diamanti:

RAPPORTO tra i diamanti di sangue e AL-QAEDA → come il riciclaggio di denaro dovuto a ciò è collegato all’attentato alle Twin Towers dell’11 settembre 2001.






































Per diamante insanguinato si intende un diamante estratto in una zona di guerra e venduto clandestinamente  per finanziare un’ insurrezione.









Sierra Leone

L

a Repubblica della Sierra Leone è uno Stato dell'Africa Occidentale, sulla costa dell'oceano Atlantico. La nazione confina con la Guinea a nord e a est, e con la Liberia a sud-est.












Capitale: Freetown

Superficie: 71 740 kmq

Etnie: mende, temme, limba, kono, fulani, kurango, kissi, minoranza krumen

Lingua ufficiale: inglese

Lingua locale: krio –largamente diffusa–

Religioni: musulmana 60%, animista – religioni tribali 30%, cristiana 10%

Unità monetaria: Leone

Popolazione: 5 320 000 ab.

Densità: 74 ab./kmq

Popolazione urbana:

Crescita annua:

Speranza di vita(anni):

Mortalità infantile:

Analfabetismo:

PIL totale: 876 ml $ USA

Struttura del PIL: agricoltura 53%, industria 32%, servizi 16%

Popolazione attiva: agricoltura 64%, industria 18%, servizi 18%

ISU: 0,273 (177° posto)


Il Paese emerge da una guerra civile protrattasi per oltre 10 anni, il cui impatto sulle condizioni di vita della popolazione è risultato devastante, e rimane impressa nell'immaginario collettivo per le gravissime atrocità commesse contro i civili, le vere vittime del conflitto.

Oggi, nonostante i progressi in termini di stabilità politica interna e d'assistenza umanitaria alla popolazione, le condizioni di vita restano molto gravi e la popolazione della Sierra Leone non ha accesso ai servizi di base, quali un’alimentazione adeguata, l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico – sanitari. Inoltre, è il primo paese al mondo per mortalità infantile sotto i 5 anni, nonostante la riduzione negli ultimi anni di questo indice.


Geografia

Il territorio comprende un'estesa pianura costiera, formata dai detriti trasportati dai numerosi corsi d'acqua che la attraversano. Procedendo verso l'interno, un ripido gradino segna l'inizio di una serie di tavolati che si susseguono con altitudini crescenti. I rilievi più elevati, a est, appartengono ai Monti Loma. La costa è orlata di lagune e profondamente incisa dagli estuari.






Clima

Il clima è tropicale; le piogge, abbondanti sulla costa, diminuiscono nelle regioni interne. Il clima tropicale di questa regione è di tipo caldo-umido, caratterizzato da inverni asciutti e da abbondanti precipitazioni concentrate nei mesi che vanno da maggio a ottobre e causate dai monsoni provenienti da sud-ovest; per questo motivo, nelle regioni costiere, esse raggiungono una media superiore ai 3.800 mm annui. Nelle regioni montuose la temperatura è resa mite dall’altitudine




Storia

Nel 1460, il portoghese Pedro de Sintra diede il nome di Sierra Leone allo stato africano; il dominio portoghese durò fino al XVII secolo, quando gli inglesi ne presero il posto. Nel 1787 fu fondata la città di Freetown che significa letteralmente città dei liberi. Fu fondata come una casa per i contadini-schiavi rimpatriati nel 1787. Nel XIX secolo venne stabilito il protettorato britannico sulla Sierra Leone, definendone i confini con la Liberia e la Guinea.

Nel 1924 il protettorato ricevette una costituzione; il regime democratico fu istituito nel 1951, e l'indipendenza fu raggiunta soltanto nel 1961.

Nel 1968 dopo un breve colpo di stato, diventò Primo Ministro del paese Siaka Stevens, che tre anni più tardi riuscì a far istituire la repubblica. Negli anni successivi Stevens consolidò il suo potere e nel 1978 indisse un referendum per far approvare la nuova costituzione che avrebbe messo al bando tutti i partiti politici dal parlamento: i partiti d'opposizione segnalarono ovunque brogli e violenze ai danni degli elettori. Nel 1985 Siaka Stevens si ritirò dalla vita politica e consegnò le redini del paese al suo delfino, il generale Joseph Saidu Momoh.

Nel 1992 con un colpo di Stato è salito al potere Valentie Strasser e si è sviluppata la guerriglia del Fronte Unito Rivoluzionario (RUF), portando il Paese verso la guerra civile. Ad alimentare la tensione e l'instabilità contribuirono anche gli ingenti interessi economici locali legati alle ricchezze minerarie presenti, che coinvolsero non solo le forze politiche locali, ma anche i Paesi vicini ed alcune multinazionali straniere; tra il 1991 e il 2001 la guerra civile causò più di 200.000 morti. Essa è stata sedata soltanto nel 2001, con l’intervento delle forze dell’0NU (missione UNAMSIL). Dal 1996 Ahmad Tejan Kabbah è il Presidente della Sierra Leone.

Oggi il Paese fa parte di ONU, UA, CEDEAO ed è associata all’UE.

Economia

Poiché la guerra civile ha bloccato ogni programma di sviluppo, il reddito pro capite è sceso ai suoi livelli più bassi. In Sierra Leone dominano le industrie estrattive (ferro, bauxite, titanio e soprattutto diamanti), che, tuttavia, non fruttano al Paese, in quanto la maggior parte delle esportazioni segue i canali del traffico illegale. Le prospettive economiche si basano sulla risorsa che finora ha più influito in negativo sulle vicende del paese: i diamanti. Il governo ha già dato in concessione alcune aree per l’estrazione delle pietre preziose, sperando così di migliorare la bilancia commerciale e poter destinare buona parte degli introiti alla ricostruzione del paese. Il problema del contrabbando di pietre preziose non è stato però risolto.



In agricoltura, settore appoggiato dalle multinazionali , lavora la maggior parte della popolazione attiva; gran parte delle coltivazioni sono destinate al consumo interno (riso), ma sono presente anche culture di piantagione (cacao, caffè, noci di palma e tabacco).













Perché questa terra è ricca di diamanti: formazione






I

diamanti sono un prodotto del calore e della pressione. Circa 200 km sotto la superficie della Terra, gli atomi di carbonio si surriscaldano fino a 2000 gradi e vengono compressi dalla pressione di quelli che vengono definiti campi di stabilità diamantifera, situati a un livello del globo terrestre caratterizzato dalla pressione e dalla temperatura giuste per trasformare il carbonio in diamante. I geologi presumono che questo tipo di carbonio durissimo sia stato spinto verso la superficie terrestre nel corso di un fenomeno geologico esplosivo a una velocità che potrebbe aver toccato i 40 km orari e che i minerali siano stati, quindi, trasportati dal magma e dal gas fino ad una profondità caratterizzata da una temperatura molto inferiore. Queste esplosioni vulcaniche, che si originarono da un livello situato molto al di sotto dei campi di stabilità diamantifera, perforarono i vari strati del globo, trascinando con sé qualunque cosa incontrassero e producendo un brodo bollente di detriti geologici che, una volta induritisi, sono noti come kimberlite. È probabile che con l’avvicinarsi dei condotti alla superficie, le esplosioni gassose abbiano perforato il suolo, di quella che sarebbe poi diventata la Sierra Leone, trasportando in superficie innumerevoli gemme.



























Il supremo simbolo d’amore e devozione in tutto il mondo è stato usato per finanziare una delle guerre più atroci degli anni novanta.



























P

rima della guerra del RUF – Fronte Rivoluzionario Unito – gli abitanti della Sierra Leone convivevano in modo relativamente pacifico. Il RUF invase per la prima volta il paese nel 1991, giungendovi dalla vicina Liberia : si pretendeva che la rivolta fosse una rivolta di contadini contro quello che veniva percepito come un saccheggio delle risorse naturali a beneficio della classe dominante. Ma poi il RUF e il suo leader presero gusto per i diamanti e la “ribellione” si rivelò una pura e semplice lotta selvaggia per il controllo dei giacimenti diamantiferi. La depravazione del RUF fungeva da strategia militare: produceva spostamenti di massa e lo svuotamento delle zone diamantifere.


Il fatto che quelle violenze si stessero svolgendo in un paese africano raffreddò ancora di più gli entusiasmi relativi ad un eventuale intervento internazionale. Grazie ad un vuoto nella copertura giornalistica, che ignora quasi del tutto i paesi subsahariani,  tranne in caso di disastri naturali o artificiali, le guerre africane sembrano remote e incomprensibili a quasi tutti i acquirenti delle nazioni sviluppate.


Da quando negli anni trenta, nel paese furono scoperti i diamanti (da J.D.Pollett, geologo inglese), il governo non è mai riuscito a controllare questa ricchezza perché i suoi cittadini potessero beneficiarne, e, neppure, si è molto impegnato in tal senso. Invece i giacimenti diamantiferi sono stati saccheggiati fin quasi dal momento del loro ritrovamento, prima dalle grandi aziende, poi da ladri comuni e, infine, dai delinquenti armati del RUF – il quale si stima abbia ricavato tra i 25 e i 125 milioni di dollari all’anno –. I diamanti sono, quindi, il premio in palio per qualunque gruppo ottenga il controllo delle zone in cui si trovano i giacimenti.

Il RUF aveva ottimizzato i combattimenti nella boscaglia, sfruttando la fitta vegetazione per avvicinarsi furtivo ai propri nemici e tendere imboscate alle truppe governative: i ribelli attaccavano senza preavviso, per poi dissolversi nuovamente tra gli alberi.



L

e RUF était composée presque entièrement par des analphabètes, des adolescents et des toxicomanes. Les viols de masse, la torture, les exécutions dans la pile, le pillage et de cannibalisme ne sont que quelques-uns de leurs actifs stratégiques: le crime de guerre qui les distingue le plus, c'est l'amputation. Cependant, la plupart des fois, le recrutement des enfants-soldats, qui sont individus d’age inférieur à 18 ans, engagés dans des combats “à mort” ou qui aident un groupe armé dans les combats, a lieu par le moyen d’un enlèvement: on attend les enfants hors des stades ou on le prend dans les orphelinats ou dans les camps de réfugiés.

En ce qui concerne la formation:

On doit obtenir l’obéissance de l’enfant: le moyen utilisés sont coups, humiliations, violences en tous genres;

On doit apprendre à l’enfant l’indifférence envers l’ennemi et ses souffrances et le moyen utilesés, sont, par example, recours à des rites de passage, comme celui de tuer un copain ou un proche, ou bien celui de commettre des actes de cannibalisme sur une victime comme en manger le coeur;

On doit apprendre aux petits soldats leur metier: utiliser et entretenir une arme et organiser des embuscades;

On doit décourager les tentatives de révolte ou de desertion en applicant punitions rigoureuses;

On doit rendre les enfants plus courageux et violents. Donc, on les introduit à la consummation des drogues et on les force à se droguer contre leur volonté.



Les conséquences pour les enfants après la fin de la guerre sont terribles:

Ils ne savent pas ce que c’est la paix et souvent ils s’enrolent à nouveau dans d’autres groupes;

Ils sont analphabèts et ont peu de chances de trouver un bon emploi;

Il sont souvent invalids, sous-alimentés, toxicomanes et malades;

Ils ont sérieux troubles psychologiques qui sont rarement soignés;

Souvent, ils ne sont plus acceptés de leur famille ou de leur communauté car, au cours du conflit, ils ont fréquemment tué des gens de leur village.


In Sierra Leone il potere non è in mano di nessuno, fatta eccezione per chi in un dato momento si trova ad essere più armato degli altri. Questo paese, infatti, è stato sgretolato dalla corruzione, dai regimi dittatoriali e da leader analfabeti e criminali e ha assistito a stragi inconcepibili.



Nel campo Medici Senza Frontiere vivono più di duecento famiglie ammassate anche in dieci persone per baracca. I bambini ti assalgono per mendicare denaro non appena oltrepassi il cancello. Il campo è un museo vivente di atrocità sopportate dagli abitanti della Sierra Leone in un decennio di combattimenti che hanno visto contrapporsi almeno quattro milizie all’epoca indistinguibili quanto a tattiche di atrocità: il RUF; per evitare che le miniere di diamanti finissero sotto il controllo di questi ultimi c’erano anche i soldati del governo della Sierra Leone e i peace-keeper dell’Africa occidentale appartenenti a una forza di sicurezza regionale nota come Gruppo ECOWAS di monitoraggio della tregua, ovvero l’ECOMOG, il braccio militare dell’ECOWAS, e una milizia tribale di guerrieri chiamata kamajor.

All’appello che il presidente Ahmad Tejan Kabbah aveva rivolto nel 1996 ai suoi concittadini affinché si “stringessero le mani” in segno di pace, il RUF aveva cominciato a smembrare le proprie vittime per scaricare i pezzi di corpo amputati sulla scalinata del palazzo presidenziale. L’unica cosa che il RUF desiderava erano gemme da vendere in cambio di fucili e di fondi pensione per i suoi soldati.

Come avviene il traffico di diamanti: dal ritrovamento, alle nostre gioiellerie


L

a giornata lavorativa inizia all’alba e termina al tramonto. Non ci sono pause e nemmeno giorni liberi. Divisi in squadre di circa sei persone, i lavoratori si affannano sotto il sole tropicale, sorvegliati attentamente dai capomastri del minatore, incaricati di controllare che non commettano furti. Si incomincia, dunque, scavando nella terra una gigantesca buca finchè i cercatori non raggiungono i livello delle acque freatiche, in genere situate ad una profondità di circa mezzo metro. Poi il terreno diamantifero viene attentamente ammassato attorno ai margini della buca e ricoperto di fronde di palma. Lavorando su un mucchio di terra per volta, gli scavatori spalano la terra in una vasca di legno sul cui fondo è applicata una rete. Successivamente si pompa l’acqua nella vasca per separare le pietre piccole da quelle grandi e sotto la vasca un ragazzo spala la ghiaia più sottile per formare un altro cumulo. La ghiaia viene quindi fatta passare, un secchio dopo l’altro, attraverso setacci circolari chiamati “shake-shake” e degli uomini agitano ripetutamente il setaccio a fior d’acqua per spingere i sassi più pesanti, diamanti compresi, verso il centro e l’argilla e il limo verso i bordi.

Quando poi un diamante si trova davvero, uno dei lavoratori si ferma, raccoglie la pietruzza dal centro della rete e fa un fischio al capomastro. Il diamante viene, quindi, avvolto in un pezzo di carta e scompare nel taschino della camicia di quest’ultimo. Tuttavia, portare una o due pietruzze via da Freetown è una cosa, contrabbandare un carico di diamanti da mezzo milione di dollari è un’altra: se qualcuno viene scoperto all’aeroporto con una valigetta piena di gemme grezze rischia di perdere il bottino nel migliore dei casi, essere arrestato e processato nel peggiore. Per portare fuori città un pacco di pietre bisogna intraprendere un’avventura molto più pericolosa del contrabbando praticato nascondendo i diamanti nelle cavità organiche.

Se l’accordo si conclude a Freetown, spesso gli intermediari del RUF trasportano la merce nella capitale della Guinea in traghetto, pagando qualche tangente ai funzionari della dogana affinché trascurino certi bagagli.

Se, invece, l’affare si conclude nella boscaglia, l’intermediario parte in motocicletta con uno zaino pieno di diamanti e attraversa la giungla lungo i sentieri che oltrepassano la frontiera per dirigersi verso Conakry.  Poi un rappresentante del RUF va in una barca di Conakry e deposita il pacchetto in una cassetta di sicurezza. A quel punto i compratori incontrano gli uomini del RUF in un caffè, si danno appuntamento per esaminare la merce e si fanno inviare un vaglia della Polonia per cambiarlo in contanti nella stessa barca. Successivamente i doganieri guineani valutano i diamanti ed emettono un certificato di autenticità che dimostra l’origine guineana delle pietre: ed ecco che i diamanti del conflitto diventano legittimi. Lo stesso giorno la società occidentale manda un jet privato a prelevare i due soci e i diamanti raggiungono l’Europa prima del tramonto, assolutamente lindi per quanto concerne il Consiglio supremo dei diamanti (organismo istituito nel 2000, composto da rappresentanti delle società che commerciano diamanti, e volto ad esaminare i modi per ridurre il numero dei diamanti del conflitto; inoltre, ha la rappresentanza del processo di Kimberley ed è influente nel determinarne l’attuazione).

























Uno dei modi migliori per porre termine al commercio di diamanti del conflitto consiste nel porre termine al conflitto nelle zone dove si trovano i diamanti.


















Reazione degli altri stati


G

li accordi di pace di Lomé del 1999, sottoscritti dal RUF, dall’AFRC, dal governo della Sierra Leone e dall’ONU, stabilivano che il RUF avrebbe posto fine all’ostilità in cambio dell’amnistia per i crimini di guerra commessi dall’inizio del conflitto e della nomina del suo leader a cariche governative. In altri termini, il trattato garantiva al RUF il controllo totale dell’unica cosa per cui aveva combattuto e ucciso fin dall’inizio della guerra: le miniere di diamanti. In cambio, il RUF acconsentiva a smobilitare le sue truppe e a consegnare le armi a una forza di pace dell’ONU, chiamata UNAMSIL. Questa si disgregò quasi prima che il suo acronimo venisse ufficializzato. Il primo problema fu che l’UNAMSIL tentò fin dal principio di schierarsi ovunque, quando contava soltanto 6 000 soldati. Inoltre, la maggior parte delle truppe era costituita da nigeriani e, considerate le atrocità commesse dai nigeriani nell’ultima incursione “di pace” in Sierra Leone intrapresa dall’ECOMOG, era naturale che i sierraleonesi guardassero con diffidenza (poiché avevano giustiziato persone anche solo se sospettate di appartenere al RUF). Questi suoi problemi vanificarono gli accordi di Lomé: il RUF non accennava a disarmarsi e continuava a estrarre e a contrabbandare diamanti sotto il naso dell’ONU. Il segretario generale propose di incrementare ulteriormente le dimensioni dell’UNAMSIL fino al numero di 20 500 soldati. Tuttavia, il Consiglio di sicurezza si rifiutò di modificare i parametri della missione e l’ONU non riuscì a trovare nessuno stato membro disposto a contribuire all’ampliamento della forza.


Le guerre civili non sono niente di nuovo per l’Africa, ma la carneficina della Sierra Leone faceva rabbrividire più del solito e il coinvolgimento diretto dei diamanti rappresentava una grave minaccia per tale industria. Per questo, i rappresentanti di vari paesi si erano riuniti per trovare il modo di certificare che i diamanti offerti ai venditori al dettaglio e ai consumatori provenivano da fonti “pulite”. Quella procedura era stata chiamata “processo di Kimberley”, un piano di gioco per interrompere il flusso di pietre proveniente dai gruppi ribelli e, anche se quasi tutti sapevano che era praticamente impossibile, dare almeno l’impressione di una reazione positiva e propositiva alle crescenti critiche rivolte all’industria. Dopo lunghi dibattiti, la soluzione che parve ricevere il maggior plauso fu anche la più semplice da attuare: si tratta semplicemente di un’estensione del processo di certificazione introdotto dal governo della Sierra Leone. Il concetto è che chiunque sia intenzionato a immettere diamanti sul mercato internazionale dovrebbe fornire un certificato uniforme e non falsificabile che descriva il percorso della merce in vendita. In caso di dubbio, gli investigatori della dogana possono risalire l’intero percorso e, se emerge un caso di frode, imporre una certa sanzione alla società responsabile della vendita. Il problema è che i diamanti sono tanto facili da trasportare che questo progetto può contribuire solo in minima parte a distinguere i diamanti acquistati legittimamente da quelli comprati dai gruppi ribelli. Inoltre, questo approccio richiederebbe un livello di organizzazione e onestà da parte dei doganieri e dei supervisori governativi dei paesi in via di sviluppo inaudito. E per finire, prima di raggiungere i canali principali, i diamanti passano di mano in mano decine di volte, attraversando spesso giungle e deserti deve mostrare un certificato può apparire alquanto disdicevole.

Tuttavia, per quanto i kamajor continuassero a organizzare attacchi arditi contro il RUF e i ribelli seguitassero ad estrarre diamanti, agendo entrambi in violazione del trattato di pace, nell’estate del 2001 il processo di pace aveva fatto più progressi di quanti ne fossero stati raggiunti in tutti gli altri tentativi precedenti di porre fine alla guerra in Sierra Leone, tanto che alcune persone si erano ritirate dal RUF, tentando di guadagnarsi da vivere con mezzi legittimi.

La missione dell’UNAMSIL, con i suoi 17 500 soldati e una spesa superiore ai 612 milioni di dollari per il solo 2001, è l’operazione più vasta e costosa che le Nazioni Unite abbiano mai posto in atto.














Per i terroristi il commercio di diamanti rappresentava un’opportunità ideale per riciclare indisturbati grandi quantità di denaro sporco.

Nessuno poteva immaginare che nei tre anni precedenti all’ 11 settembre 2001 gli agenti africani di Osama bin Laden avevano comprato milioni di dollari di diamanti sierraleonesi per prepararsi a quell’operazione.
















I

n due anni l’UNAMSIL era riuscita, dopo innumerevoli fallimenti e svariate violazioni degli accordi, a favorire un trattato di disarmo tra il RUF e il governo della Sierra Leone che appariva promettente persino ai più cinici. L’ONU affermò che ormai metà del territorio sierraleonese era disarmato e, se il piano avesse retto, il disarmo sarebbe stato portato a termine entro la fine dell’anno. Tuttavia, proprio in quello stesso anno un gruppo di terroristi di al-Qaeda dirottò tre aeroplani civili per farli schiantare contro le torri gemelle di New York e contro il Pentagono, a Washington. Gli esperti dei servizi segreti hanno ricondotto l’assalto direttamente ad al-Qaeda e al suo leader, Osama bin Laden. Nella fase iniziale della loro prima rappresaglia gli Stati Uniti hanno inviato una missione diplomatica in Europa e in Medio Oriente per tentare di congelare i conti correnti della rete terroristica di bin Laden e nelle prime tre settimane hanno bloccato i fondi per oltre 100 milioni di dollari. Scopo di questa operazione era di incrinare le possibilità dell’esiliato saudita di finanziare eventuali attacchi futuri e di rifornire le sue truppe militari in Afghanistan, la base operativa di al-Qaeda. D’altra parte se il progetto di bin Laden di convertire la valuta in diamanti ha funzionato – e si ritiene di si, dal momento che le operazioni di al-Qaeda erano iniziate tre anni prima degli attacchi –, la sua rete è riuscita a conservare milioni di dollari sotto forma di pietre lattee. Il RUF, aveva venduto diamanti ad al-Qaeda tramite un intermediario libanese del mercato di diamanti di nome Aziz Nassour e il cugino ed era probabile che l’11 settembre fosse stato il motivo scatenante che aveva spinto il RUF ad accelerare le estrazioni. Gli stessi ribelli dichiararono di aver aiutato bin Laden a riciclare contanti per un valore di milioni di dollari. Un giornalista, di nome Farah, scrisse la storia e l’archiviò il 1° novembre 2001. L’articolo uscì in prima pagina sul “Washington Post” del giorno seguente, e fu a causa del suo stesso scritto che lui e la sua famiglia dovettero fuggire dalla Costa d’Avorio.

Si riunì, quindi, il processo di Kimberley in Angola, che si concluse con il consenso sui dettagli e i partecipanti si impegnarono a stilare una risoluzione. Essa non prevede sanzioni automatiche contro i paesi violatori, ma attribuisce al presidente l’autorità di imporre sanzioni e di confiscare le pietre se sussistono prove convincenti della loro provenienza da zone di conflitto. Inoltre, la legge è stata incentrata esclusivamente sulle pietre grezze.

La verità è che i diamanti del conflitto continueranno ad essere acquistati finché saranno disponibili. Accederanno ai canali ufficiali molto prima di trasformarsi in gemme. Finiranno tra i diamanti esportati da venditori legittimi che vogliono rimpolpare i propri pacchetti senza spendere molto, al riparo di certificati emessi da funzionari indulgenti o corrotti. I documenti richiesti dal Processo di Kimberley non arrestano il traffico: lo rendono solo più difficile da smascherare.
















Paradossalmente, ciò che ha distrutto la Sierra Leone potrebbe essere l’unica cosa che sarà in grado di salvarla: i diamanti. Per la prima volta, essa dovrà gestire e controllare rigidamente le proprie risorse naturali e il proprio patrimonio minerario.


























N

el gennaio del 2002 l’UNAMSIL ha annunciato ufficialmente che la guerra in Sierra Leone era finita e che il Fronte Rivoluzionario Unito non esisteva più in quanto ribelle e sempre in questo mese il Consiglio di sicurezza ONU ha annunciato la costituzione di un tribunale speciale per i crimini di guerra in Sierra Leone, che avrà priorità legale sui tribunali nazionali della Sierra Leone. Contemporaneamente, il governo ha istituito una Commissione per la verità e la riconciliazione, un ente indipendente dal Tribunale speciale che ascolterà le testimonianze sia delle vittime che dei responsabili della violazione dei diritti.

Quando le Nazioni Unite sono finalmente riuscite a disarmare gran parte dei combattenti che vagavano senza meta  nelle giungle della Sierra Leone, vaste zone del paese che erano state precluse a chiunque fosse sprovvisto di una mitragliatrice sono state riaperte, perlomeno agli osservatori dell’ONU e alle organizzazioni umanitarie. Solo allora la distruzione si è arrestata.




La Sierra Leone ha dimostrato che non esiste più nulla che possa essere definito “ conflitto regionale isolato”.

Forse, una cosa del genere non è neppure mai esistita.


































Politica degli Stati Uniti e le leggi


D

opo gli attacchi dell'11 settembre, il governo degli Stati Uniti è stato ancora più coinvolto in questo problema.

Di conseguenza, il governo degli Stati Uniti è diventato ancora più motivato a fare qualcosa per porre fine a questa spirale di violenza e abusi. Tuttavia, anche prima di questo evento, gli Stati Uniti avevano già stabilito alcune misure in materia di diamanti di sangue.
Con l’Executive Order 13312, il governo statunitense ha esplicitamente riconosciuto il ruolo che il Fronte unito rivoluzionario (RUF) ha svolto in passato devastando dalla guerra la Sierra Leone, finanziandosi con il commercio illegale di diamanti, al fine di ottenere armi e munizioni. Come diretta conseguenza di questo, tutti i diamanti grezzi provenienti dalla Sierra Leone devono essere considerati illegali negli Stati Uniti.

Un altro ordine esecutivo si occupa di importazione di diamanti grezzi provenienti dalla Liberia. Executive Order 13213 afferma esplicitamente tale divieto. In aggiunta a questo, i diamanti grezzi non hanno bisogno di essere estratti direttamente in Liberia, esso comprende anche quei diamanti che possono provenire da altri paesi per essere venduti attraverso la Liberia. Ciò è dovuto al fatto che la Liberia è noto per essere un punto di transito per i diamanti di sangue provenienti da altri paesi in Africa.

Inoltre, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una legge denominata 'Clean Diamonds” legge, o HR 918. Questa legge è stata costituita con la conoscenza delle attività illecite di gruppi di ribelli nei paesi africani in materia di trasporto di diamanti. Con Clean Diamonds, gli Stati Uniti hanno agito in conformità con la risoluzione delle Nazioni Unite, messa a punto nel 2000. Un 'sistema di controlli grezzi' di diamanti è stato istituito e, di conseguenza, i diamanti grezzi non possono entrare legalmente negli Stati Uniti a meno che ciò non sia soddisfatto. Qualora un individuo o una società violi questo sistema, la merce sarà sequestrata e gli utili ricavati saranno da attribuire al Fondo vittime della guerra.



Politica Canadese e le relative leggi


D

alla scoperta di zone ricche di diamanti nel nord del Canada nel 1990, il Paese è stato uno dei principali attori mondiali nel settore dei diamanti. Anche prima di questa scoperta, però, il Canada è stato coinvolto in diverse attività per aiutare gli africani colpiti da povertà e sofferenza. A tale scopo è stata creata nel 1986 Partnership Africa –  Canada, con l'obiettivo di costruire uno sviluppo umano sostenibile in Africa. Partnership Africa – Canada mira anche a contribuire a migliorare e regolamentare il settore del commercio dei diamanti, sotto l’aspetto giuridico. Questo è solo un esempio che chiarisce la posizione che ha preso il Canada sulla questione dei diamanti del conflitto.

Come paese produttore di diamanti, il Canada è profondamente coinvolto in sforzi internazionali per limitare l'estrazione e il commercio dei diamanti del conflitto. Ha collaborato e sostenuto le Nazioni Unite nella sua risoluzione di imporre sanzioni per quanto riguarda il problema dei diamanti insanguinati.


Il Canada ha varato varie leggi che hanno lo scopo di arginare il flusso di diamanti del conflitto. Queste leggi riguardano l'importazione, l'esportazione e il transito di diamanti grezzi, che possono provenire da paesi discutibili.

Nel giugno del 2006, il governo canadese ha annunciato dei piani per rafforzare ulteriormente le sue leggi, per quanto riguarda i diamanti del conflitto.


Politiche europee e le relative leggi


L

'Unione Europea (UE), è il partner più forte della maggior parte dei paesi africani ed è un grande aiutante allo sviluppo nei paesi del terzo mondo, ha una forte capacità di affrontare situazioni di crisi, in particolare quelle che riguardano i conflitti. L’Unione europea ha riconosciuto il suo ruolo e ha risposto con l'adozione di una strategia per rispondere e prevenire i conflitti armati in tali paesi.


Nel 2001 la Comunità europea (CE) ha dato comunicazione sulla prevenzione dei conflitti i cui obiettivi principali erano:

  1. fare uso più sistematico e coordinato degli strumenti comunitari per arrivare alla radice le cause di conflitto;
  2. migliorare l'efficienza delle azioni di targeting per individuare le specifiche cause di conflitto (le cosiddette 'questioni trasversali', come il commercio illecito di diamanti e di armi di piccolo calibro);
  3. migliorare la capacità di reagire rapidamente ai conflitti nascenti;
  4. promuovere la cooperazione internazionale con tutti i partner dell'UE.


La lotta della CE contro il commercio di diamanti è stata successivamente confermata nella Posizione Comune del Consiglio, relativa alla lotta contro il traffico illecito di diamanti, come un contributo alla prevenzione e alla soluzione dei conflitti, presa il 29 ottobre 2001. La posizione comune stabilisce che:

L'Unione Europea e i suoi Stati membri devono contribuire a sostenere gli sforzi della comunità internazionale per spezzare il legame tra i diamanti del conflitto e il finanziamento dei conflitti armati.
• L'Unione europea prende atto che la comunità deve condurre i negoziati per stabilire un sistema internazionale di certificazione nel contesto di un accordo internazionale vincolante.
• Gli Stati membri devono discutere la questione dei diamanti del conflitto nel quadro delle loro relazioni bilaterali o multilaterali e i paesi principalmente interessati sono invitati a sostenere e ad aderire all'accordo multilaterale elaborato nel quadro del processo di Kimberley.


















Appendice



Al – Qaeda


Al-Qaeda (dall’ arabo: 'la base') è il nome di un movimento paramilitare, fautore di ideali riconducibili al fondamentalismo islamico e impegnata in modo militante nell'organizzazione e nell'esecuzione di azioni qualificabili come terroristiche. È guidato dal miliardario saudita Osama bin Laden, che si avvale della guida ideologica di Ayman al-Zawahirī (ex medico del Cairo, appartenente a una famiglia di dotti religiosi e di magistrati).

Gli atti terroristici fanno uso di attacchi suicidi e l'uso simultaneo di esplosivi su differenti obiettivi. Tali attività terroristiche sono portate avanti o da uomini che hanno prestato giuramento di fedeltà a Osama bin Laden o dai numerosi uomini che comunque legati ad al-Qaeda non hanno prestato detto giuramento e sono stati addestrati in un campo di al-Qaeda in Afghanistan o in Sudan. Il gruppo di al-Qaeda predica e organizza attacchi terroristici nei confronti di obiettivi occidentali con l'obiettivo di porre fine all'influenza dei paesi occidentali sui paesi mussulmani e con il fine di creare un nuovo califfato islamico. Esso crede inoltre che ci sia un complotto ebraico-cristiano volto a distruggere l'Islam.

Al-Qaeda è stata etichettata come organizzazione terroristica dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dalla NATO, dalla Commissione europea dell'Unione Europea, dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, dai governi di Australia, India, Canada, Israele, Giappone, Corea, Germania, Gran Bretagna, Russia, Svezia, e Svizzera.

Nel tempo, al-Qaeda è divenuta un'etichetta generica utilizzata dai media e in sede politica per indicare una serie di organizzazioni militanti e apparentemente dedite ad un ripristino di un Islam 'delle origini' attraverso mezzi violenti e gravi attentati, anche laddove non è affatto provato per via giudiziaria che tali attentati siano stati perpetrati da una medesima organizzazione. In tal modo, si fa riferimento ad al-Qaeda in modo variamente accurato quale diretta responsabile (in vari casi l'organizzazione ha rivendicato esplicitamente le proprie responsabilità) o indiretta ispiratrice di feroci atti terroristici che, negli ultimi anni, hanno duramente colpito il Kenya, la Somalia, il Libano, lo Yemen, l'Indonesia, l'Egitto, l'Iraq, la Spagna, la Gran Bretagna e gli USA.

In assoluto il più significativo di tutti gli attentati operati da al-Qaeda, è stato il dirottamento di alcuni aerei di linea, fatti schiantare l'11 settembre 2001 contro le Torri gemelle del World Trade Center di New York e sul Pentagono presso Washington con tutto il loro carico umano, ivi compresi i dirottatori; Oaama bin Laden ha rivendicato la responsabilità di al-Qaeda solo nel marzo del 2002, pur lodando gli esecutori dell'attentato già nell'ottobre del 2001. Altrettanto gravi - pur con un numero di vittime alquanto minore - sono stati gli attentati ai treni di Madrid dell'11 marzo 2004 (compiuti ad opera di una cellula terroristica ispirata ad al-Qaeda) , gli attentati di Londra il 7 luglio 2005 e pochi giorni dopo, il 23 luglio 2005, nell'egiziana Sharm al-Sheykh.


Processo di Kimberley

Il Processo di Kimberley o Kimberley Process (KPCS) è un accordo di certificazione volto a garantire che i profitti ricavati dal commercio di diamanti non vengano usati per finanziare guerre civili. L'accordo è stato messo a punto e approvato con lo sforzo congiunto dei governi di numerosi paesi, di multinazionali produttrici di diamanti, e della società civile.

L'accordo che porta alla nascita dello schema di certificazione KPCS ha origine nel maggio del 2000, con una conferenza a Kimberley, in Sudafrica, per discutere il legame problematico tra produzione di diamanti e conflitti nei paesi d'origine. A luglio dello stesso anno, viene istituito ad Anversa il World Diamond Council, composto dai rappresentanti di produttori e di società che commercializzano diamanti, che si propone di sviluppare un sistema di controlli sulla la trasparenza del mercato internazionale dei diamanti grezzi. At almost the same time national governments also took steps to eradicate trade of conflict diamonds by drawing up the Kimberley Process which governs how diamonds are obtained and traded.Il World Diamond Consiglio, dunque, ha la rappresentanza del processo di Kimberley ed è influente nel determinare l'attuazione del processo.

Nel dicembre del 2000 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sollecita la creazione di uno schema che consenta di certificare la provenienza dei diamanti da esportatori che non finanzino guerre civili.

Tra il 4 e il 5 novembre del 2002, dopo numerosi incontri volti a definire i criteri generali e i requisiti minimi del processo, 37 stati firmano un accordo per l'attivazione di un sistema di certificazione nella circolazione dei diamanti grezzi; partecipano all'accordo anche il WDC e le multinazionali coinvolte nelle attività di estrazione, commercio e vendita, come la De Beers.

I requisiti essenziali che uno stato deve soddisfare per poter partecipare allo schema di certificazione sono:

  • che i diamanti provenienti dal paese non siano destinati a finanziare gruppi di ribelli o altre organizzazioni che mirano a rovesciare il governo riconosciuto dall'Organizzazione delle Nazioni Unite.
  • che ogni diamante esportato sia accompagnato da un certificato che provi il rispetto dello schema del Kimberley Process
  • che nessun diamante sia importato da, o esportato verso, un paese non membro del Kimberley Process.

Nel 2004 la Repubblica del Congo è stata esclusa dall'accordo perché era di fatto incapace di garantire la provenienza dei suoi diamanti. Questo tipo di sanzione può essere particolarmente afflittiva per un paese economicamente dipendente dal commercio di diamanti, dal momento che lo esclude dagli scambi con il resto del mondo. Nel dicembre del 2006 solo la Costa d'Avorio e la Liberia risultano ancora soggette a sanzioni erogate delle Nazioni Unite in materia di diamanti.

















MAI PIÚ.










BIBLIOGRAFIA:


R. Köhler – S. Moroni – S. Camurri – C. Vigolini, “Il nuovo orizzonti economici – la geografia dei continenti extraeuropei”, DeAgostini, 2005, pg. 374.


G. Campbell “Diamanti di sangue”, Carocci editore, 2005.


P.W.Singer “I signori delle mosche”, ed. Feltrinelli.



SITOGRAFIA:


www.sierraleone.it.wikipedia.org

Sierra Leone - Profilo del Paese www.unicef.it

https://secondoprotocollo.wiki.zoho.com/Protocollo-di-Kimberley.html

https://stopblooddiamonds.org/US-Policy-Laws.asp

https://stopblooddiamonds.org/Canadian-Policy-Laws.asp

https://stopblooddiamonds.org/European-Policy-Laws.asp

www.alqueda.it.wikipedia.org

https://www.gioielleriabelloni.com



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Appunti su: tesina maturitC3A0 sui diamanti,










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