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Due mondi lontani, eppure così vicini




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Due mondi lontani, eppure così vicini


Sviluppo Argomentativo:


Contestualizzazione storica:



Le Guerre Mondiali.

Storia

Cambiamento della visione del soggetto: Freud ( 6 maggio 1856 – 23 settembre 1939

Filosofia

Paralisi della città Joyce (2 febbraio 1882 – 13 gennaio 1941

Inglese

Rivoluzioni Scientifiche: Planck 23 aprile 1858 – 4 ottobre 1947 e teoria dei quanti.

Fisica


2) Chi è Sbarbaro? “ Italiano(“Collegamento grazie a frase significativa.”)


Breve riassunto della vita e della sua ideologia.

I legami con Montale, visione di rassegnazione.


Eugenio Montale:


Breve riassunto della vita e della sua ideologia.

In che modo unifica Sbarbaro e Allevi?

La sua visione.


Chi è Allevi?


Breve riassunto della vita e della sua ideologia.

I legami con Montale “Visione di gioia e forza vitale”.



Conclusione l’espressione dei propri sentimenti e delle emozioni, qualunque sia

l’arte e il mezzo espressivo, raccoglie i frutti della sua epoca.


Schematizzazione concettuale:

Io guardo con asciutti occhi me stesso,      ma canterò con la mia musica la gioia di

vivere, attimo per attimo, qualunque

Sia la mia condizione…


Camillo Sbarbaro Giovanni Allevi


Nella mia personale concezione dell’uomo moderno questi apparenti opposti si

Completano.

Raccoglie una presa di coscienza della condizione dell’uomo in questa “nuova” società; unendo la positività della naturale forza biologica della vita e della natura con la gioia di vivere.  Dalla poesia “I Limoni”.


 



Eugenio Montale        



Contestualizzazione storica


IL MALE : Guerre Mondiali


Rivoluzioni scientifiche, artistiche e filosofiche che dunque non sempre sono state accompagnate ad una ricerca d’eticità nel rispetto degli altri e di tutto ciò che ci circonda.

IL BENE : Ripudio alla Guerra (Gandhi), Lotta all’uguaglianza (Nelson Mandela, Martyn Luter King, Giovanni XXIII), Uguaglianza donna / uomo, Conquiste Mediche (tisi, pellagra, cancro), Maggior attenzione ai problemi eticamente sensibili.



Radicale cambiamento della visione del Soggetto: (“FILOSOFIA”)


Sigmund Freud    Psicanalisi


La stagnazione e la paralisi della città (“INGLESE”)

Joyce Epiphany


Grandi Rivoluzioni Scientifiche (“FISICA”)

Planck                                  Quantizzazione dell’energia


Eugenio Montale: Eugenio Montale nasce a Genova nella zona di Principe, il 12 ottobre 1896, e muore a Milano12 settembre  .


La sua poetica distinta con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni. Dal mio punto di vista unifica il pensiero di Sbarbaro e Allevi.


  AUTORI TRATTATI:


















Giovanni Allevi: Nato il 9 Aprile 1969


Giovanni Allevi, compositore e pianista,

rielabora la tradizione classica europea

aprendola alle nuove tendenze pop e

contemporanee. Dalle sue opere pianistiche

vuole esprime la gioia vitale del

vivere attimo per attimo ogni situazione.


 
































































Introduzione:


Tutti noi siamo oggi avvolti da una società, frutto d’importanti sacrifici, che sembra in ogni modo nasconderci qualcosa, un qualcosa di tanto incomprensibile quanto preoccupante. Lo sviluppo dell’era dell’industrializzazione e della globalizzazione ha prodotto dunque un fenomeno di crescita progressiva delle relazioni e degli scambi a livello mondiale in diversi ambiti, il cui effetto primo è una decisa convergenza economica e culturale tra i Paesi del mondo.

Con globalizzazione ci si riferisce prevalentemente agli aspetti economici delle relazioni fra popoli e grandi aziende. Il fenomeno invece va inquadrato anche in cambiamenti sociali, tecnologici e politici, e delle complesse interazioni su scala mondiale che, soprattutto dagli anni ottanta, in questi ambiti hanno subito una sensibile accelerazione. Ma cosa ha apportato questa possibilità pura e semplice di vera comunicazione tra i popoli? Dal mio punto di vista ha portato una maggiore affermazione delle potenze industriali incrementando le divergenze già esistenti e problematiche, tra i paesi in via di sviluppo.

Questa importante modifica strutturale (nelle società e nelle economie), subita dalla rivoluzione industriale ad oggi, oltre che ad aver modificato lo stile e la condizione di vita delle persone, sicuramente in positivo, ne ha inoltre profondamente mutato le modalità espressive in tutte le sue forme, dalla musica alla letteratura.

Dunque ora desidero approfondire proprio questo cambiamento partendo dalla fine dell’ottocento e inizi novecento dove risulta essere contemporaneo Sbarbaro, fino ad arrivare ai giorni nostri esplicitando la visione di particolare raffinatezza del giovane pianista Giovanni Allevi.



Corpo della tesina:

Dopo l’orgia d’entusiasmo che esce dal positivismo e le disperazioni estetizzanti dei decadenti che sono approdate al corteggiamento della morte, della malattia, della follia con esasperanti autocompiacimenti, si profila attraverso la poesia l’immagine dell’uomo del’ 900, il quale ritrova la sua essenzialità in un’aridità esistenziale, che diventa metafora di una vita estremamente difficile, un’esistenza che non è una foresta lussureggiante (positivisti), ma un deserto dell’anima.

Un deserto prodotto dal positivismo e dall’evoluzione della società, periodo che va dal 1850 al 1900 circa.

A fine secolo la civiltà industriale assunse ritmi produttivi sempre più frenetici. Avvenne la concentrazione monopolistica che tese a cancellare l’iniziativa del singolo individuo ad una trascurabile rotellina in un ingranaggio privo di possibilità di scelta e incidenza sul processo complessivo. Inoltre avvennero i conflitti sempre più esasperanti tra il capitale e le masse operaie che sconvolsero la vita sociale con disordini e violenze, inoltre si scatenarono gli imperialismi aggressivi che erano in conflitto tra loro e minacciavano una guerra apocalittica. Che difatti scoppierà di li a pochi anni nel 1914. In conseguenza di questi progressi sociali che tendono ad annullare l’individuo, entra in crisi nella coscienza collettiva un’intera nozione di uomo: c’è l’individuo libero, energico, capace di crearsi il suo mondo con la sua iniziativa e volontà. Purtroppo lo scrittore e l’artista si trovano spesso declassati ad una condizione piccolo borghese, privati del peso sociale e del prestigio di cui godevano in passato, costretti a competere nel mercato per vendere i prodotti della loro arte. La poesia comincia dunque ad esprimere un disagio nei riguardi di una realtà che sempre più non rispetta le esigenze di soggettività.

Camillo Sbarbaro nasce a Santa Margherita Ligure il 12 gennaio 1888. Il padre Carlo era ingegnere e architetto, figura molto amata dal poeta al quale dedicherà due note poesie nella sua seconda raccolta di versi 'Pianissimo'.
La madre, Angiolina Bacigalupo, che era ammalata di tubercolosi, muore molto presto, nel 1893, e il piccolo Camillo e la sorellina Clelia verranno allevati dalla sorella maggiore Maria, tanto adorata dal poeta che le dedicherà le poesie di Rimanenze.

Nel 1894 la famiglia si trasferisce nella cittadina ligure di Varazze dove Camillo inizierà le scuole elementari e in seguito il Ginnasio presso l'Istituto dei Salesiani. Nel 1904 avviene il trasferimento a Savona dove il giovane s’iscrive al Liceo Gabriello Chiabrera e intanto conosce lo scrittore Remigio Zena, che, letti alcuni versi del giovinetto, ne incoraggia il proseguimento. Al Chiabrera avrà come insegnante di filosofia Adelchi Baratono che lo arricchirà intellettualmente e spiritualmente.

Camillo Sbarbaro, abbandonando i simbolismi dei decadenti e snobbando le belle parole D’Annunziane evocanti luci e meraviglie, si rifà ad una poesia scarna, essenziale, in cui appare l’uomo che cammina come un sonnambulo in mezzo ad una realtà di presenze inanimate e scheletrite. La prima raccolta in versi di Sbarbaro risale al 1911, dove il giovane poeta scrive Resine, rifiutando D’Annunzio e degradando la materia sublime ed eroica ad un livello basso e concreto. Nelle sue poesie esprime il dolore che non sa trasformarsi in lacrime, ma diventa il segno di una scabra consapevolezza esistenziale


 
Nel 1908 consegue il diploma di licenza e nel 1910 trova lavoro presso l'industria siderurgica di Savona. Il suo esordio di poeta avviene nel 1911 con la raccolta Resine alla quale farà seguito, nel 1914, 'Pianissimo'. Gli ultimi anni d’attività letteraria saranno dedicati ad esili raccolte di prosa: Fuochi fatui (1956), Gocce (1963), Il Nostro (1964), Contagocce 1965), Bolle di sapone e Vedute di Genova (1966), Quisquilie (1967).

Taci anima stanca di godere - Camillo Sbarbaro

Taci, anima stanca di godere
e di soffrire (alluno e all’altro vai
rassegnata).

Nessuna voce tua odo se ascolto:
non di rimpianto per la miserabile
giovinezza, non d’ira o di speranza,
e neppure di tedio.
Giaci come
il corpo, ammutolita, tutta piena
duna rassegnazione disperata.



 








Il suo è un pessimismo titanico e stoico, che in ogni modo è in sintonia con l’uomo del novecento, il quale si troverà di fronte alle tragedie del secolo.

Oltretutto Sbarbaro è vissuto abbastanza per assistere alle due guerre mondiali, a eccidi, ai furori del nazismo e alle nefandezze di quello che gli storici chiamano il secolo breve. La sua poesia toglie qualunque tipo d’illusione ma anche  qualsiasi autocompiacimento. La vita pare una rassegnazione disperata, quasi simile alla morte, una monotonia ripetitiva di gesti, un essere automi. La vita risulta dunque essere fatta anche da silenzi tragici, da estraneità, in Sbarbaro è frequente il motivo del deserto interiore , che per il poeta è la vita che non si dona.

 

Non ci stupiremmo,
non è vero, mia anima, se il cuore
si fermasse, sospeso se ci fosse
il fiato.

Invece camminiamo,
camminiamo io e te come sonnambuli.
E gli alberi sono alberi, le case
sono case, le donne che passano son donne, e tutto è quello
che è, soltanto quel che è.

La vicenda di gioia e di dolore
non ci tocca. Perduto ha la voce
la sirena del mondo, e il mondo è un grande
deserto.
Nel deserto
io guardo con asciutti occhi me stesso.


 




























Poeta dagli asciutti occhi che non riescono a piangere, ma c’è anche l’atteggiamento di chi, presa coscienza di questa condizione negativa, non si abbandona ad inutili cedimenti sentimentali, considerando la vita un dovere da compiere.



Il ‘900 in Italia ha donato Eugenio Montale, un altro poeta ligure che come Sbarbaro rifiuta la forza consolatrice della poetica, per approdare alle cose, a quello che Eliot ha considerato il correlativo oggettivo.


Eugenio Montale nasce a Genova il 12 ottobre 1896 in una famiglia di commercianti di prodotti chimici: è stato un poeta, giornalista e critico musicale italiano, premio Nobel per la letteratura nel 1975. sebbene nel 1915 venga iscritto all'Istituto tecnico commerciale 'Vittorio Emanuele' , dove si diplomerà in ragioneria, il giovane Montale ha tutto l'agio di coltivare i propri interessi prevalentemente letterari, frequentando le biblioteche cittadine e assistendo alle lezioni private di filosofia della sorella Marianna. La sua formazione è dunque quella tipica dell'autodidatta, che scopre interessi e vocazione attraverso un percorso libero da


condizionamenti che non siano quelli della sua stessa volontà e dei limiti personali. Morirà a

 Milano il 12 settembre 1981.


Il nuovo simbolismo di Montale rappresenta una forma di modernità perché ripropone in chiave nuova, la concezione dell’allegorismo medioevale che Dante aveva portato nella commedia alla massima realizzazione poetica.

Ma se Dante si era basato sulla divina provvidenza, montale esprime invece un’indifferenza nei riguardi dell’essere umano che è sbattuto nella sua esistenza senza certezze e pervaso dalle sue inevitabili inquietudini.


Anche Montale, come Sbarbaro e altri, si fa portavoce di un pensiero negativo privo d’ogni altra compensazione alternativa, ma al contrario di Sbarbaro, si propone una poesia che riacquista un preciso significato morale, una moralità che appare estranea rispetto alla storia e alla politica, con la quale rifiuta ogni forma di conclusione e partecipazione.



E’ un autore molto interessante e attuale, se pensiamo che nella nostra epoca tanti riferimenti sono scomparsi, altri si stanno sfaldando, ma nell’essere umano persiste una esigenza di eticità.
























































Sbarbaro, ma esaltando all’estremo quel pizzico di gioia passeggera e illusoria percepita da Montale.


Giovanni Allevi:


Si diploma con il massimo dei voti sia in pianoforte al conservatorio 'F. Morlacchi' di Perugia che in composizione al conservatorio 'G. Verdi' di Milano. È laureato cum laude in Filosofia con la tesi 'Il vuoto nella Fisica contemporanea' ed ha frequentato l'Accademia Internazionale d’Alto Perfezionamento d’Arezzo, sotto la guida del maestro Carlo Alberto Neri.

Nato il 9 aprile 1969 ad Ascoli Piceno, Giovanni è figlio d’arte: la mamma Fiorella, cantante lirica, la sorella maggiore, Stella, una raffinata pianista e il padre Nazzareno un virtuoso clarinettista e uno stimatissimo didatta della musica (l’unico fuori dal coro è il fratello minore Bruno con la passione per il basket). Trascorre l’infanzia completamente immerso nella musica classica: in sala c’è un pianoforte chiuso a chiave, perché il padre non vuole che Giovanni, che ha quattro anni, si avvicini alla musica, una strada in salita troppo difficile, anche se nei momenti di svago Nazzareno sfida il figlio a riconoscere a orecchio intervalli, scale e accordi. Il piccolo Giovanni individua le note com’è in grado di riconoscere i colori e scopre dov’è nascosta la chiave del pianoforte: quando non c’è nessuno, inizia un solitario viaggio di esplorazione fra i tasti bianchi e neri (“Ancora oggi davanti al pianoforte cerco quel suono, quella voglia di giocare, quella libertà di espressione”). Fra i dischi in vinile scopre la “Turandot” di Puccini: a sei anni l’ascolta per interi tutti i giorni, a gambe incrociate sul divano.

A lui piace il contatto con la natura: camminare in un prato ha la forza di fargli dimenticare qualsiasi ansia. Inizia attraverso un racconto dello stesso autore, su un fatto realmente accaduto, la presentazione di JOY, l'ultimo album del pianista classico contemporaneo Giovanni Allevi.

'Vedo la città da questo strano vetro. Non sono mai stato dentro un'ambulanza. Un volontario della Croce Rossa mi tiene la mano sulla spalla e dice che devo stare calmo perchè il Policlinico è vicino. Forse per l'eccessiva gioia, la grande emozione o la tensione accumulata, proprio oggi, di rientro dal tour in Cina, sono andato in tilt sul marciapiede sotto casa.

Si parla di un attacco di panico, o di una cardiopatia, e per la mia mente paurosa è possibile che non sopravviva ai prossimi 10 minuti. Ripenso a quanto è bello il cielo, il traffico, la quotidianità o l'essere semplicemente vivi. Quanti sorrisi non ho regalato, quante emozioni non ho ancora vissuto, quante volte ho offuscato i miei sogni dietro i fantasmi della paura

Se dovessi uscire di qui, canterò con la Musica la gioia di vivere, ogni momento bello o brutto, qualunque sarà la mia condizione.'


Da questa sua esperienza personale capisce quanto sia bello vivere e raccogliere dalle gioie della vita, una maturità crescente. Per quanto mi riguarda questa concezione dovrebbe avvolgerci tutti.


Noi uomini, che arriviamo da un novecento di guerre e di ripudio esistenziale, ora dobbiamo costituire un uomo moderno, il quale sia ottimista per le bellezze che lo circondano, ma allo stesso modo lotti per guarire la società e l’etica da una corruzione trascinante e trascinata dal passato



L’espressione gioiosa di Allevi è per me una scintilla da cui partire per un miglioramento individuale e collettivo, una scintilla che se mi è permesso presentare attraverso la mia esecuzione pianistica, sarà in seguito chiara a tutti.






'Attraverso le note posso esprimere i miei sentimenti più profondi: la gioia della scoperta, l'incanto per la semplicità del quotidiano, l'ebbrezza dell'essere gettati nell'esistenza ma anche la paura del vivere, fino all'incontro fisico con la Musica, nella carezza sui tasti e nella densa vibrazione sensuale prodotta. Un equilibrio dinamico che riassorbe in sé la molteplicità dell'esperienza e l'aspirazione all'infinito'.


Il novecento è stato anche periodo di scoperte e rivoluzioni che hanno dato la possibilità all’uomo di crescere. Rivoluzioni scientifiche, artistiche e filosofiche che non sempre sono state accompagnate ad una ricerca di eticità nel rispetto degli altri e di tutto ciò che ci circonda.





Contestualizzazione storica:



IL MALE DEL ’900:


1° Guerra Mondiale

2° Guerra Mondiale

Guerra Fredda



Tutti gli autori da me trattati hanno vissuto una vita che ha osservato moltissimi eventi tragici.


La prima guerra mondiale (per i contemporanei Grandi Guerra) fu il conflitto cominciato il 28 luglio 1914 a seguito dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero Austro-Ungarico, compiuto a Sarajevo.

Text Box: La prima guerra mondiale, vide inizialmente lo scontro della Triplice alleanza, (Germania e Impero Austro-Ungarico), contro le nazioni dell'Intesa (Francia, Gran Bretagna e Russia).

Con lo svolgersi del conflitto, a seguito di varie alleanze altre nazioni vi presero parte.

Tutto procedette in rapidissima successione: la dichiarazione di guerra austriaca alla Serbia (28 luglio), la mobilitazione generale della Russia e la contromobilitazione austriaca (30 e 31 luglio), la dichiarazione di guerra tedesca alla Russia (1° agosto) e la contemporanea mobilitazione francese, la dichiarazione di guerra alla Francia della Germania, che penetrò subito nel Belgio neutrale (3 agosto), l'entrata in guerra della Gran Bretagna a tutela del Belgio (5 agosto).

Più lenta, ma altrettanto implacabile, fu l'estensione della guerra su scala mondiale. Alla fine di agosto, il Giappone, onde impadronirsi delle concessioni tedesche in Cina e dei possedimenti tedeschi nel Pacifico, dichiarò guerra alla Germania. A novembre, la Turchia, entrò in guerra a fianco degli Imperi Centrali, sperando a sua volta di recuperare posizioni, a spese di Russia e Serbia, sempre nei Balcani.



In Italia, il governo Salandra proclamò in un primo momento la neutralità per il fatto di non essere stato consultato dall'Austria, formalmente sua alleata nell’ambito della Triplice Alleanza, in occasione della dichiarazione di guerra.

Il paese si divise allora in neutralisti (parte dei socialisti, cattolici, liberali giolittiani) ed interventisti (nazionalisti, liberalnazionali, repubblicani, socialisti riformisti, sindacalisti rivoluzionari). Il rifiuto dell'Austria alla richiesta di cedere le terre irredente (l'estremo lembo nord-orientale della penisola, nonché le terre istriane e dalmate abitate in prevalenza da popolazioni di lingua e cultura italiana) indusse il governo italiano, nell'aprile del 1915, a firmare il patto di Londra, che prevedeva, in vista del riconoscimento delle rivendicazioni territoriali formulate, l'impegno di entrare in guerra a fianco dell'Intesa entro il mese di maggio: cosa che avvenne il 24-maggio.



La guerra fu un conflitto terribile. A Verdun (febbraio-luglio 1916) e sulla Somme (giugno-novembre 1916), sul fronte occidentale, si ebbe, la più grande carneficina della storia militare di tutti i tempi.

Il fallimento della strategia tedesca della guerra di movimento (guerra lampo), portò ad una spaventosa guerra di posizione, trasformatasi in una lunghissima guerra di logoramento. Obiettivo del piano militare germanico era nel 1914 il rapido sfondamento verso la Francia e poi, abbattuta la Terza Repubblica, il concentramento delle forze tedesche austriache e turche in direzione della Russia: nulla di tutto ciò accadde.

Protagonisti furono invece la trincea, l'assalto, la baionetta, l'artiglieria, la conquista e la perdita, a prezzi umani elevatissimi, di pochi metri di terreno. Fu però, questa, anche una guerra in cui, per la prima volta in modo così radicale, furono coinvolte tutte le risorse degli stati belligeranti.

Dopo l'intervento degli Stati Uniti nel primo conflitto mondiale (6-VI-1917) e il fallimento della guerra sottomarina, l'alleanza austro-tedesca decise di spostare nuovamente l'epicentro della guerra sul terreno dell'Europa continentale, prima che questa fosse raggiunta dalle truppe americane.

Il fronte italiano fu il primo ad essere interessato da questa strategia. Il 24 ottobre 1917 si consumò così uno dei più importanti episodi della prima guerra mondiale: la disfatta di Caporetto, nell'odierna Slovenia. Attaccate dall'esercito austriaco rafforzato da sei divisioni tedesche, le truppe italiane furono costrette a ripiegare disordinatamente, prima sulla linea del Tagliamento, poi su quella del Piave, dove riuscirono a riorganizzarsi e a contenere l'offensiva austro-tedesca. La sconfitta di Caporetto, che comportò forti perdite tra le file dell'esercito italiano, determinò la sostituzione del capo dell'esercito generale Cadorna, che aveva eccessivamente confidato nell'incapacità degli austro-tedeschi di condurre un'offensiva sui monti, con il generale Diaz e inaugurò una crisi interna che portò alla caduta del governo Boselli, sostituito da Vittorio Emanuele Orlando.


La storia ci narra quanto queste vicende abbiano toccato profondamente ogni persona; non solo dal punto di vista fisico ed economico, ma anche nella percezione del mondo. Alla prima guerra mondiale seguì la seconda guerra mondiale Scoppiata nel settembre 1939 con l'aggressione tedesca alla Polonia. La seconda guerra mondiale mise in campo gli opposti schieramenti dei paesi europei di tradizione liberale e democratica, sostenuti dagli Stati Uniti anche militarmente a partire dal 1941, e dell'Asse Roma-Berlino-Tokyo, fautori di quell'ordine antidemocratico e autoritario che aveva trovano nel nazismo tedesco la più vistosa espressione.

Il coinvolgimento nella guerra di tutte le principali potenze e, dove esistevano, dei loro imperi coloniali, fece sì che il conflitto coinvolgesse tutti i continenti e che il teatro delle operazioni belliche si dispiegasse su un'ampiezza territoriale senza precedenti. Dal punto di vista strategico si aprirono così più fronti: in Africa, quello che attraverso la Tunisia condusse gli Alleati allo sbarco in Sicilia nel luglio 1943; in Europa, quello dell'Italia meridionale che consentì agli Alleati di contrastare, risalendo la penisola, l'occupazione nazista dal Nord, e quello aperto in Normandia nel giugno 1944, preludio per liberare la Francia e il Belgio dall'occupazione tedesca e per attaccare direttamente la Germania; ad Est, il fronte russo, che tra la fine del 1942 e la primavera del 1943 arrestò l'offensiva nazista con la battaglia di Stalingrado e in cui si dispiegò, rivelandosi essenziale per il contenimento del pericolo tedesco, l'impegno dell'Armata Rossa.

La battaglia intrapresa da Hitler per la vittoria dell'autoritarismo nazista significava lotta ad oltranza contro il comunismo e il bolscevismo, nei quali il nazismo riconosceva, identificandoli nel popolo ebraico, i suoi principali avversari; la seconda guerra mondiale portò così con sé anche la tragedia dello sterminio razziale, che condusse la repressione degli ebrei e dei comunisti, iniziata nel 1933, alla loro eliminazione fisica, aggiungendo alla vergogna delle persecuzioni quella ben più tragica e inquietante dello sterminio nei campi di concentramento. Non meno drammatica sarebbe stata, al termine della guerra nel 1945, la distruzione di Hiroshima e Nagasaki per mano delle bombe atomiche americane, a coronamento di un impiego massiccio di armi che contribuirono a devastare il volto di intere nazioni e a dare la morte a milioni di combattenti e di civili.


A seguito della 2 Guerra Mondiale seguì un perodo denominato di Guerra fredda e distensione. Vale a dire un complesso d’avvenimenti verificatosi in campo internazionale dopo la seconda guerra mondiale e caratterizzata dall'antagonismo fra Stati Uniti d'America e Unione Sovietica.

La convinzione ideologica sovietica che il conflitto fra mondo capitalista e mondo comunista (la guerra vera) dovesse ancora venire, oltre alla sensazione di inferiorità militare che il possesso americano della bomba atomica alimentava nelle menti dei dirigenti sovietici, sono forse i motivi che stanno alla base del mantenimento sul piede di guerra di un numero imponente di divisioni dell’armata rossa nel periodo immediatamente successivo la fine della seconda guerra mondiale.



L'imposizione dell’egemonia sovietica sull'Europa orientale (1945-48), l'appoggio ai comunisti cinesi (1946-49) e la guerra di Corea (1950-53), furono iniziative infatti che apparvero dominate dall'ansia di creare intorno al territorio nazionale una zona di rispetto o un terreno di manovra sul quale combattere l'eventuale guerra, risparmiando il territorio nazionale.

All'avanzata sovietica in Europa gli occidentali opposero la strategia del containment (la cui manifestazione più vistosa fu la creazione, nel 1949, della NATO), a cui i paesi del blocco orientale risposero con la costituzione del cosiddetto Patto di Varsavia. Alla dottrina del containment subentrò, con l'avvento dell'amministrazione Eisenhower (1953-60) e, soprattutto, di John Foster Dulles alla segreteria di stato americana, quella ben più aggressiva del roll-back , ossia l'intenzione di ricacciare indietro i russi dall'Europa centrorientale. Ma nessuno dei gravi eventi di quegli anni (né la rivolta di Berlino Est del 17-VI-1953, né quella ungherese dell’ottobre-novembre 1956) suscitarono il minimo intervento occidentale.


▪ La distensione. Con la morte di Stalin (1953) e con l'esplosione della prima bomba H sovietica, il divario strategico-militare e le componenti ideologiche alla base della G. iniziarono a variare. L’onerosità del processo di escalation negli armamenti nucleari implicò la necessità di trovare una qualche forma di coesistenza e di dialogo in grado di scongiurare una catastrofe nucleare, visto poi che la definitiva stabilizzazione politica all'interno dell'area occidentale e di quella orientale era ormai un dato di fatto. L'equilibrio del terrore e l'avvenuta stabilizzazione della situazione all'interno dei due blocchi, diventarono dunque due fattori di distensione, indirizzati alla ricerca di regole di pacifica convivenza. Questo naturalmente non significa che il processo di distensione si fosse svolto senza momenti di ritorno a situazioni di estrema tensione.



Negli anni '60 d'altra parte, l'emergere sullo scenario internazionale di altri poli di rilevante peso politico, diplomatico ed economico (la Cina e la Comunità Economica Europea ne sono un esempio) contribuì a rendere più fluido il quadro dei rapporti internazionali, nonostante i due presupposti fondamentali restassero assolutamente in vigore: la conservazione cioè di un equilibrio strategico-militare tra i due blocchi e il mantenimento al di sotto del livello di guardia delle tensioni e del confronto indiretto sullo scacchiere del Terzo Mondo.

La situazione si modificò nel corso degli anni '80 dopo l'ascesa al potere in Unione Sovietica di M. Gorbačëv, con un’intensificazione dei negoziati ufficiali sul disarmo e un periodo di profondi cambiamenti all'interno dei paesi guidati da regimi socialisti. La nuova politica intrapresa e sostenuta da Gorbačëv ebbe come effetto imprevisto e largamente non voluto in entrambi i campi la dissoluzione dell'URSS nel 1991 e la conseguente disgregazione del blocco comunista, facendo venir meno il bipolarismo che aveva caratterizzato tutto il dopoguerra.


Dopo aver approfondito il “male” del novecento ritengo significativo citare e portare a conoscenza il “bene”.



IL BENE DEL ‘900:


Rivoluzioni Scientifiche. (Planck)

Cambiamento della concezione dell’uomo. (Freud)            (Joyce)

Ripudio alla Guerra (Gandhi).

Lotta all’uguaglianza (Nelson Mandela, Martyn Luter King, Giovanni XXIII).

- Uguaglianza donna / uomo.

Conquiste Mediche (tisi, pellagra, cancro)

Maggior attenzione ai problemi eticamente sensibili.



Max Planck:

Lo possiamo tranquillamente collocare tra i responsabili delle più grandi rivoluzioni scientifiche.

Ideatore della teoria dei quanti che, insieme con la teoria della relatività di Albert Einstein, è uno dei pilastri della fisica contemporanea.

Nel 1889 Planck rese nota la sua ipotesi che gli scambi di energia nei fenomeni di emissione e di assorbimento delle radiazioni elettromagnetiche avvengono in forma discontinua (proporzionale alla loro frequenza di oscillazione, secondo una costante universale), non già in forma continua, come sosteneva la teoria elettromagnetica classica.

Nel 1901 Planck passò dall'ipotesi alla teoria quantistica, secondo la quale gli atomi assorbono ed emettono radiazioni in modo discontinuo, per quanti di energia, cioè quantità di energia finita e discreta. In tal modo anche l'energia può essere concettualmente rappresentata, come la materia, sotto forma granulare: i quanti sono appunto come granuli di energia indivisibili.

La sua teoria gli valse il premio Nobel per la fisica del 1918.

Fu anche un ottimo pianista, si interessò di problemi filosofici, restò attivo fino a tarda età: ma la sua vita fu spesso turbata da tristi avvenimenti, soprattutto dalla morte del figlio Erwin, fucilato nel 1944 dai nazisti perché coinvolto nell'attentato di luglio contro Hitler. L'Istituto Max Planck è stato così denominato in suo onore.


Un’importante rivoluzione nella concezione dell’uomo:


Sigmund Freud:


Sigmund Freud, filosofo tedesco, oggi è noto essenzialmente per la psicanalisi. Ebreo, fu perseguitato dai nazisti, che bruciarono i suoi testi insieme a quelli di Albert Einstein . Morì nel 1939. Freud più che filosofo lo possiamo definire un medico psicanalista, che ha studiato i meccanismi della mente umana, dando un’interpretazione scientifica del sesso e scoprendo e teorizzando 'l'inconscio'. L'inconscio è la parte irrazionale della psiche.

La psiche umana è divisa in tre parti : l'Esse, che è l’istinto l'Io, che è regolato dal rapporto che si ha con la realtà, il Super Io, la parte più nobile della nostra psiche che si plasma in base alla coscienza, ai modelli e agli ideali di una persona.


Freud lo possiamo definire sia positivista che antipositivista. E' ottimista in quanto crede che l'uomo sia capace di sublimare gli istinti, quindi positivista, ma scopre l'inconscio o Esse, e quindi è antipositivista perché non ammette la sola ragione nei meccanismi psichici. Freud per arrivare a scoprire la psicanalisi lavorò tanti anni su dei malati, e dedusse che le differenze fra il malato ed il sano è un fatto di quantità di istinti, il sano riesce a mantenere l'equilibrio fra esse, io, e Super-io. La psicanalisi è essenzialmente un metodo di cura contro le nevrosi, il malato fa un compromesso con il medico, per poter essere guarito, questo deve assolutamente lasciarsi andare per sciogliere le resistenze dell' Io e far emergere l'inconscio, questi sono in perenne lotta, solo con l'emergere dell'inconscio il malato può guarire.


Freud ha analizzato anche il sogno. Egli ha detto che nel sogno c'è un contenuto onirico, proprio del sogno, e un contenuto latente, generato dall'inconscio. L'Io nel sogno si allenta, ma non sproporzionatamente, tanto da fare emergere l'esse e dunque si può accedere all'inconscio.

Freud e Nietzsche vengono solitamente accostati perchè entrambe, seppur in modi diversi, sul finire dell'Ottocento scardinano alcune certezze fondamentali della civiltà occidentale: se Nietzsche aveva 'trasvalutato' tutti i valori fondamentali dell'Occidente, ora Freud distrugge la certezza dell'Io, sulla quale si è costruita la nostra civiltà e che, a seconda delle epoche storiche, è stata definita 'Io', 'Spirito', 'Anima', ecc.


Ha reso l’uomo più consapevole, ha fatto in modo che il soggetto distinguesse la colpa dal senso di colpa. La malattia mentale è stata curata con maggior efficacia e dopo Freud sono state studiate e analizzate con criteri più profondi le azioni umane arrivando dunque a comprendere molti comportamenti che sino allora erano considerati per lo meno strani.

Grazie a Freud la malattia mentale è divenuta sempre meno un tabù, considerando il fatto che nell’antichità classica i malati erano considerati invasati dagli dei e nel medioevo venivano per lo più bruciati.


Da questa nuova concezione dell’io hanno tratto ispirazione e ne sono stati affascinati quasi la totalità degli autori decadenti. Nella letteratura italiana Svevo e nella letteratura inglese Joyce.



James Joyce


Text Box: An important author of English literature in the period until World War I is James Joyce. He was born in Dublin in a large family; he was educated at Jesuit schools, including University College.

He studied French, Italian and German languages and literature.

He travelled a lot: he lived in Dublin, in Italy, in Zurich, in Trieste and Paris, but he had never stopped to write about his birthplace, Ireland.

He believed that only way to increase Ireland’s awareness of state was by offering a realistic portrait of its life from a European, cosmopolitan viewpoint.


His wife was Nora Barnacle, (March 1884 –April 1951) his lover and his inspiration.

He began teaching English and then a terrible difficult became (frustration and economical problems).

Joyce and Nora moving first to Zürich in 1904, where he had supposedly acquired a post teaching English at the Berlitz Language School through an agent in England. It turned out that the English agent had been swindled (truffato), but the director of the school sent him on to Trieste, which was part of Austria-Hungary until World War I (today part of Italy). Once again, he found there was no position for him, but with the help of Almidano Artifoni, director of the Trieste Berlitz school, he finally secured a teaching position in Pula, then also part of Austria-Hungary (today part of Croatia).

He stayed there, teaching English mainly to Austro-Hungarian naval officers stationed at the Pula base, from October 1904 until March 1905, when the Austrians having discovered espionage ring in the city and expelled all aliens.

With Artifoni's help, he moved back to the city of Trieste and began teaching English there. He would remain in Trieste for most of the next 10 years.


He set all his works in Ireland and mostly in Dublin; he gave a realistic portrait of ordinary life and rebellion against the church.

James Joyce was almost blind (non vedente) and this physical problem was compensated by his sense of hearing, the sound to him was very important.

In all his works the time is not perceived as objective but as subjective (time of consciousness).

Joyce was a modernist writer (explored different point of view with a photographic realism) and in his works he didn't have to express the author's point of view.

Style, technique and language developed from the realism, through an exploration of the characters' impressions and points of view with a free direct speech.


One of his students in Trieste was Ettore Schmitz, better known by the pseudonym Italo Svevo; they met in 1907 and became lasting friends and mutual (reciproco) critics. The Joyce ideology was influenced by Freud and Svevo from their revolutionary conception of life and man in the new society.


DUBLINERS:

One of his most important works was Dubliners; a collection of 15 short stories first published in 1914. The fifteen stories were meant to be a naturalistic depiction of the Irish middle class life in and around Dublin in the early years of the 20th century.

The stories were written at the time when Irish nationalism was at its peak, and a search for a national identity and purpose was raging; at a crossroads of history and culture, Ireland was jolted by various converging ideas and influences. They centre on Joyce's idea of an epiphany: a moment where a character has a special moment of self-understanding or illumination. Many of the characters in Dubliners later appear in minor roles in Joyce's novel Ulysses. These stories are arranged into four groups (childhood, adolescence, maturity and pubic life).

Expose moments of intensities that move to a social or spiritual revelation.

Description: naturalistic combined with symbolism (concise but detailed) with realistic style.

Epiphany: spiritual manifestation to take the readers beyond the usual aspects of life. One particular bring to thinking about something else.

Paralysis: resulting of external force (religion, politics, culture, moral), that is a revelation to its victims. Main theme is the failure. Bring to thinking about the reality.

Escape: consequent failure.

Characters: paralysed in their relationship

Narrative technique: rejection of omniscient narrator. Monologue-direct knowledge of characters.

Language: various register-direct speech-direct thought.




Mohandas Karamchand Gandhi Porbandar, 2 ottobre 1869 – Nuova Delhi, 30 gennaio 1948) è stato un politico indiano. Importante guida spirituale per il suo paese, lo si conosce soprattutto col nome di Mahatma ('grande anima' in sanscrito), appellativo che gli fu conferito per la prima volta dal poeta Rabindranath Tagore. Gandhi è stato uno dei pionieri e dei teorici della satyagraha, la resistenza all'oppressione tramite la disobbedienza civile di massa che ha portato l'India all'indipendenza.


Nelson Mandela: (Qunu, 18 luglio 1918) è un politico sudafricano.

È stato il primo Presidente del Sudafrica dopo la fine dell'apartheid. A lungo uno dei leader del movimento anti-apartheid, organizzò anche azioni di sabotaggio e guerriglia. Nel 1993 ricevette il Premio Nobel per la pace. Segregato e incarcerato per lunghi anni durante i Governi sudafricani pro-apartheid prima degli anni '90, è oggi universalmente considerato un eroico combattente per la libertà.

Martin Luter King: (Atlanta, 15 gennaio 1929 – Memphis, 4 aprile 1968) è stato un politico, attivista e pastore protestante statunitense, leader dei diritti civili. È stato il più giovane Premio Nobel per la pace della storia, riconoscimento conferitogli nel 1964 all'età, quindi, di soli trentacinque anni.

Il suo nome viene accostato per la sua attività di pacifista a quello di Gandhi, il leader del pacifismo della cui opera King è stato un appassionato studioso, ed a Richard Gregg, primo americano a teorizzare organicamente la lotta nonviolenta.

La donna riesce letteralmente ad entrare in tutti i campi lavorativi. Gli stati europei modificheranno a favore dell’uguaglianza delle donne, i diritti e i doveri di una famiglia.

“L’uomo appartiene al passato, la donna al futuro”. (Dacia Maraini)

Conclusioni:


In conclusione mi sento dunque di affermare che dovremmo tutti noi trarre dalla visione di Allevi, rendendoci finalmente conto di quanto bello sia il mondo che ci circonda.

E partendo dalla scintilla di speranza e di gioia proposta da questo pianista, dovremmo costituire l’uomo moderno.


Un uomo che riconosca gli errori del passato e si presenti nella realtà quotidiana cercando di guarirla alle radici dalla corruzione e dall’ipocrisia.


Un uomo che ricerchi l’eticità e il rispetto degli altri, non dovendosi necessariamente imporsi per affermare la propria autorità. Un uomo moderno che ha ancora davanti a se molta strada da compiere per considerarsi tale.

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