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L’applicazione dei primi impianti di raffreddamento in Italia




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L’applicazione dei primi impianti di raffreddamento in Italia


L’inventore del primo motore con impianto di raffreddamento a liquido



Enrico Zeno Bernardi (Verona, 20 maggioTorino, 21 febbraio ) è stato un ingegnere italiano.

Compì gli studi nella città natale. La sua intelligenza e la sua creatività erano veramente precoci, se, appena dodicenne, egli aveva incominciato a pensare al veicolo e, con l'aiuto di alcuni compagni di scuole e di giochi, aveva costruito un rivelatore per studiare la differenza delle traiettorie in curva delle ruote esterne e interne. Si trattava della prosecuzione degli studi intrapresi secoli prima da Erone Alessandrino e Leonardo da Vinci e che si sarebbe risolto con l'invenzione del differenziale. Lo stesso Bernardi, nel , lo avrebbe risolto con l'importante soluzione rigorosa dello sterzo singolo delle ruote direttrici di un quadriciclo.


Le tappe della sua carriera furono segnate da numerosi successi e contributi nell’invenzione di motori e vetture:

: Laurea in matematica e assistenza nelle cattedre di geodesia, idrometria, meccanica razionale e fisica sperimentale.

: pubblicazione di Studio sull'eclisse solare con conseguente aggregazione all' Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti

: studio su un nuovo motore a gas illuminante, funzionante secondo il ciclo Barsanti e Matteucci

: cattedra di macchine idrauliche termiche e agricole presso l'Università di Padova

: Deposito del brevetto relativo a 'motore a combustione interna a gas per le piccole industrie'

- : Costruzione di un motore a benzina per l'autolocomozione

: presentazione del primo motoscooter a tre ruote in fila

: presentazione della vettura automobile a tre ruote

: fondazione a Padova della 'Miari & Giusti' per la produzione industriale del triciclo di Bernardi

: un'auto della Società Italiana Bernardi vince la gara 'Torino-Asti-Alessandria-Torino'.

: Bernardi incontra a Padova Giovanni Agnelli e inizia una collaborazione tecnica con la FIAT


Dopo il ritiro dalla vita accademica, svolta soprattutto all'Università di Padova, si trasferì a Torino nel , dove trovò la morte, per trombosi cerebrale, due anni dopo.

Dopo numerose onorificenze venne aperto in suo nome un museo delle auto d'epoca in via Venezia a Padova.


L’invenzione di Bernardi

Nel 1885, Bernardi, costruì un motore a quattro tempi denominato 'Lauro' dal nome di suo figlio. La concezione di tale motore e' così avanzata che le sue caratteristiche sono oggi ancora attuali: e' un monocilindrico orizzontale con alesaggio e corsa di 85x110 mm, pari alla cilindrata di 624,195 cc. Ha una potenza di 2,5 hp a 800 giri al minuto, con distribuzione a valvole in testa comandate da un'asta con bilanciere doppio e valvola d'aspirazione ad alzata variabile. L'accensione sfrutta un 'accenditore' a rete di platino che utilizza la proprietà catalitica di arroventarsi in presenza dell'idrogeno contenuto nella miscela carburata.



All'atto della messa in moto viene utilizzata una peretta di gomma per attivare il flusso della miscela prima dell'effetto pompante del pistone.

Il prof. Bernardi preferì tale accensione a quella elettrica a mezzo del rocchetto di Ruhmkorff , data la scarsa autonomia delle pile dell'epoca.

Il raffreddamento è a liquido con radiatore a tubetti e circolazione attivata dai gas di scarico. La lubrificazione viene assicurata a tutte le parti in movimento da un distributore rotativo d'olio.

Il motore inoltre è dotato di filtro per la benzina e per l'aria, ha un silenziatore allo scarico ed un regolatore centrifugo della velocità di rotazione.

Il motore 'Lauro' è il più vicino alla realizzazione pratica del ciclo termico a volume costante con elevato rendimento e contenuto consumo di benzina, paragonabile a quello dei motori odierni.


Motore Bernardi tipo 'Lauro'


Quadro politico di riferimento: l’Italia liberale tra Destra e Sinistra (1861-1914)

Nel periodo in cui Bernardi costruì il primo motore a benzina, l’Italia stava affrontando ancora le conseguenze e le problematiche dell’unificazione, avvenuta nel 1861. Dopo le prime elezioni nel gennaio 1861, la Destra storica, erede di Cavour ed espressione della borghesia liberal-moderata, salì al parlamento.


La Destra storica, composta principalmente dall'alta borghesia e dai proprietari terrieri, formò il nuovo governo, che ebbe come primi obiettivi il completamento dell'unificazione nazionale, la costruzione del nuovo stato (per il quale si scelse un modello centralista) e il risanamento finanziario mediante nuove tasse che produssero scontento popolare e accentuarono il brigantaggio, represso con la forza. In politica estera, la Destra storica mantenne la tradizionale alleanza con la Francia, anche se le due nazioni si scontrarono in diverse questioni, prime fra tutte l'annessione del Veneto e la presa di Roma.

Nel 1876 il governo venne esautorato per la prima volta non per autorità regia, bensì dal Parlamento (rivoluzione parlamentare). Ebbe così inizio l'epoca della Sinistra storica, guidata da Agostino Depretis. Finiva un'epoca: solo pochi anni dopo, Vittorio Emanuele II morì, e sul trono gli successe Umberto I.

La Sinistra abbandonò l'obiettivo del pareggio di bilancio e avviò delle politiche di democratizzazione e ammodernamento del paese, investendo nell'istruzione pubblica e allargando il suffragio e avviando una politica protezionistica di investimenti in infrastrutture e sviluppo dell'industria nazionale con l'intervento diretto dello stato nell'economia.


Un'importante riforma riguardava l'istruzione: la legge Coppino (1877) rese obbligatoria e gratuita l'istruzione elementare (dai 6 ai 9 anni d'età).

La Sinistra si batté per l'allargamento del suffragio, tramite una legge del 1882 (legge Zanardelli) che concedeva diritto di voto a tutti i maschi, che avessero compiuto i 21 anni e rispettassero requisiti per il voto. La Sinistra storica prese provvedimenti anche in campo amministrativo, dove provvide ad un decentramento dei poteri e in campo sociale, con l'introduzione di prime misure a difesa dei lavoratori. Furono inoltre avviate una serie di inchieste per esaminare le condizioni di vita della popolazione rurale


In politica interna, la Sinistra storica, ebbe come obiettivo l'abolizione dell'impopolare tassa sul macinato e in generale una politica di sgravi fiscali e di investimenti nello sviluppo industriale del paese e perseguì una politica protezionista.

Con la crisi economica in Europa (1873-1895) crebbe la miseria dei braccianti, e questo provocò i primi scioperi agricoli. Il protezionismo si tradusse nell'intervento diretto dello Stato nell’economia. I governi italiani della Sinistra, condizionati da gruppi industriali del Nord, approvarono nel 1878 l'introduzione di tariffe doganali a protezione delle industrie tessili e siderurgiche; furono inoltre concessi sussidi ai settori in difficoltà e sviluppate le infrastrutture.

Per ciò che concerne la politica estera Depretis abbandonò l'alleanza con la Francia, a causa della conquista da parte dello stato d'oltralpe della Tunisia. L’Italia entrò quindi nella Triplice Alleanza, alleandosi con la Germania e l’Impero Austro-Ungarico. Favorì lo sviluppo del colonialismo italiano, innanzitutto con l'occupazione di Massaua in Eritrea.

La fase della Sinistra storica si concluse nel 1896 a seguito delle elezioni politiche. Il governo Depretis, infatti, si era spostato verso l'ala conservatrice del parlamento, incontrando i moderati più progressisti, che erano stati inglobati all'interno di una più grande coalizione.


Quadro letterario di riferimento: Giovanni Pascoli

In Italia abbiamo diversi esponenti, tra cui Giovanni Pascoli, che si lega ai motivi più autentici del decadentismo italiano. Pascoli si sente smarrito di fronte alla delusione per il mondo e reduce da numerosi lutti familiari, si rifugia quindi in una poesia che cerca il senso segreto delle cose quotidiane, ricerca il mistero, l’“anima” delle cose.

Rivoluziona il linguaggio e la struttura poetica, secondo i modelli decadenti: la sua poesia è infatti carica di simboli, tipici del simbolismo francese.

Giovanni Pascoli nasce il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna (Forlì); quarto di dieci fratelli. Trascorre un'infanzia agiata e serena, fino a quando nel 1867 il padre Ruggero viene ucciso da una fucilata, rimasta impunita: i figli, ed in particolare Giovanni, rimangono ossessionati dalla ricerca dei colpevoli.

Tra il 1862 e il 1871 studia presso il Collegio Raffaello di Urbino, retto dai padri scolopi dove riceve una forte istruzione classica, anche se, nel 1868, muoiono pure la madre e la sorella.

Dopo aver perso anche il fratello prediletto Luigi, nel 1873 Pascoli vince una borsa di studio e si iscrive alla facoltà di Lettere a Bologna, ma nel 1876 lascia gli studi e si avvicina all’attività politica: partecipa infatti a una manifestazione contro il ministro della Pubblica Istruzione promossa da alcuni gruppi studenteschi. Sarà soprattutto l’incontro con il socialista anarchico Andrea Costa nel 1876 (l’anno in cui, subentrando alla Destra storica, sale al potere la Sinistra) a coinvolgerlo nell’attività politica, in un momento di acuta crisi esistenziale segnato dall’abbandono degli studi e dal nuovo lutto per la perdita del fratello Giacomo. Questo periodo di convinta adesione ai movimenti anarchici e popolari della Romagna e della zona di Bologna si conclude con un breve periodo di prigionia (dal settembre al dicembre del 1879). Ripresi gli studi, nel 1882 Pascoli riesce a laurearsi in letteratura greca e, divenuto il capofamiglia, esclude dalla propria vita ogni relazione sentimentale, per ricostruire a Massa il “nido” familiare con le sorelle Ida e Maria (“Mariù”). Vivrà con angoscia il matrimonio di Ida, che nasce ed esiste all'esterno del 'nido' domestico e che influirà costantemente sulla sua poetica.



Dal 1895 insegna all'Università di Bologna e si trasferisce con Maria a Castelvecchio. Partecipa regolarmente alla vita culturale e non rifugge interventi esplicitamente politici. Ottiene altre importanti cattedre a Messina e Pisa per tornare nel 1905 a Bologna con la cattedra di letteratura italiana, lasciata dal maestro Carducci.

Il 6 aprile 1912 muore a Bologna, dopo anni turbati da incomprensioni e contrasti in ambito accademico e da insistenti problemi di salute.





La prima raccolta: Myricae

Titolo della prima raccolta poetica di Giovanni Pascoli, Myricae, riprende un verso che l'autore pone come epigrafe all’inizio della raccolta: «Arbusta iuvant, humilesque myricae» (Virgilio Egloga IV, 2). Lo stesso Pascoli illustra il significato di questo titolo: “Myricae [tamerici, piccoli arbusti comuni sulle spiagge] è la parola che Virgilio usa per indicare i suoi carmi bucolici: poesia che si eleva poca da terra – humilis

Pascoli ha dedicato questa raccolta alla memoria di suo padre “A Ruggiero Pascoli, mio padre”.

In sintesi, Myricae è una rievocazione dei familiari scomparsi del poeta, il che giustifica il tono triste all’intera opera. I defunti lo invocano per non essere dimenticati, per ricevere quella giustizia che fu loro negata in vita.

Il contesto sociale è quello del contadino che guarda con apprensione alla natura, spaventato dal convulso e disordinato progredire della società. Pascoli si sente soprattutto contadino, a suo agio nella campagna ed estraneo al mondo caotico e rumoroso delle città.

Il contesto storico si estende per più di un ventennio dal 1891 al 1903, ma la raccolta non fa alcun riferimento a fatti politici e storici accaduti in questo periodo. Ad eccezione delle poesie dedicate alla morte del padre, tutte le altre esulano dalla contemporaneità del poeta.


X Agosto (da Myricae, sezione Elegie

Alla vigilia del ventinovesimo anniversario della morte del padre di Pascoli, la lirica intende ricordare quella morte come tragedia degli affetti familiari e irrimediabile lacerazione del nido.


Schema metrico: sei quartine a rime alternate di decasillabi e novenari




San Lorenzo , io lo so perché tanto

di stelle per l'aria tranquilla

arde e cade, perché si gran pianto

nel concavo cielo sfavilla.


Ritornava una rondine al tetto:

l'uccisero: cadde tra i spini;

ella aveva nel becco un insetto:

la cena dei suoi rondinini.


Ora è là, come in croce, che tende

quel verme a quel cielo lontano;

e il suo nido è nell'ombra, che attende,

che pigola sempre più piano.


Anche un uomo tornava al suo nido:

l'uccisero: disse: Perdono ;

e restò negli aperti occhi un grido:

portava due bambole in dono.


Ora là, nella casa romita,

lo aspettano, aspettano in vano:

egli immobile, attonito, addita

le bambole al cielo lontano.


E tu, Cielo, dall'alto dei mondi

sereni, infinito, immortale,

oh! d'un pianto di stelle lo inondi

quest’atomo opaco del Male!


Attraverso questa poesia il poeta vuole comunicare al lettore la sua tristezza per la mancanza del padre assassinato e la accentua mettendo a confronto una rondine abbattuta col cibo nel becco per i suoi rondinini e il padre che ritornava a casa portando due bambole alle figlie, in modo tale da sottolineare l’ingiustizia e il male che prevalgono sulla terra.

A partecipare a questa tragica situazione vi è, non solo Pascoli in persona, ma anche il Cielo che, con la notte di San Lorenzo, famosa per il fenomeno delle stelle cadenti, raffigura il pianto. Successivamente la figura del cielo si contrappone a quella della terra. Il cielo è infinito, immortale, immenso, mentre la terra non è altro che un piccolo atomo di dolore.

In conclusione, secondo Pascoli, il cielo di fronte a questo triste fatto invade la terra con un pianto di stelle.


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