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Appunti di Storia




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La convocazione degli Stati generali il 5 maggio 1789, provoca una mobilitazione politica del paese mai vista in precedenza. Vengono scritti i Cahiers de doléances, quaderni delle lamentele, che serviranno da guida generale per i deputati che andranno a Versailles. Tutte le classi sociali hanno preso parte alla scrittura esprimendosi contro l’assolutismo.



Nasce il partito nazionale il cui scopo è quello di attuare una riforma del sistema politico basata su due punti cardine: l’eguaglianza civile e la fine dell’assolutismo. All’interno del partito però vi sono alcune divergenze: i nobili vogliono mantenere i loro privilegi, il clero è spaccato tra alto e basso clero come il terzo stato tra borghesi e contadini.

All’assemblea nasce il problema del voto: una votazione per stato avrebbe favorito clero e nobiltà, mentre una votazione per testa avrebbe favorito il terzo stato.

Il terzo stato respinge l’idea di rappresentare solo un ordine e dietro la proposta di Sieyès invitano i nobili e il clero ad unirsi a loro.

Il clero rompe l’intesa con la nobiltà e si schiera con il terzo stato. La nobiltà protesta e il re chiude la sala degli stati generali per impedire la riunione tra Terzo stato e clero.

Il 20 giugno i deputati del terzo stato e del clero si riuniscono nella sala della pallacorda dove giurano di non separarsi più «finché la costituzione non fosse stata stabilita e posta su salde fondamenta».

Tra il 24 e il 25 giugno molti più deputati del clero e alcuni della nobiltà aderiscono all’unione tra terzo stato e clero: è la disfatta dei nobili e del re. Il 9 luglio l’assemblea si proclama costituente, vale a dire di voler elaborare una Costituzione ponendo formalmente fine all’assolutismo.

Sentendosi minacciato il re concentra le truppe a Versailles e a Parigi. Deciso a sciogliere l’assemblea egli licenzia Necker e chiama al potere il barone di Breteuil. Prende iniziativa allora la borghesia parigina creando una milizia.

Il 14 luglio una folla armata dà l’assalto a uno dei simboli dell’assolutismo, la pastiglia, che capitola. Questa vittoria è una grande conquista per la borghesia parigina, la quale trasforma il «comitato nazionale», servito a reclutare la milizia, in «comune di Parigi» eleggendo sindaco Bailly. La milizia viene convertita in «guardia nazionale», a capo della quale viene messo il nobile liberale La Favette.

Il re si piega e il 16 luglio richiama Necker, il giorno seguente incontra Bailly dal quale riceve la coccarda tricolore.

Gli aristocratici scappano e la situazione governativa si ribalta.

Fra la seconda metà di luglio e gli inizi di agosto del 1789 avviene la rivolta delle campagne francesi contro i feudatari. Il 4 agosto l’assemblea nazionale abolisce il regime feudale e instaura l’eguaglianza fiscale.

Il 26 agosto l’assemblea elargisce la «Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino» ponendo le basi per uno stato liberale e democratico

Il re va via via pendendo potere e tenta di creare una Camera alta ereditaria di nomina regia e di conferirsi la possibilità di opporsi con un «veto assoluto». Il «partito patriota» propone un sistema monocamerale e la concessione al re di un «voto sospensivo». Il re rifiuta di firmare i decreti.

Il 5 ottobre una folla di donne esasperate dalla fame si recano a Versailles con la Guardia Nazionale , le prime per i cibo, il contingente per portare il re a Parigi. Sotto la pressione popolare il re aderisce all’abolizione del diritto feudale e approva la dichiarazione dei diritti dell’uomo. Il re si trasferisce a Parigi.

Per far fronte al problema finanziario l’assemblea decreta che lo stato si impadronisca dei beni del clero e che mantenga però i prelati. Le terre della Chiesa vengono messe in vendita tramite dei buoni. Da questo ne consegue che il ricavo va tutto ai borghesi, e comunque i buoni si svaluteranno presto.

L’assemblea nazionale è così composta a destra abbiamo gli aristocratici, vicino gli anglomani; al centro i costituzionale e a sinistra e democratici.

Nascono molti club, tra i quali quello che spicca di più è quello dei «Giacobini». Nel 1791 però in seguito a divisioni interne il club si scinde dando origine ai «Foglianti», moderati guidati da La Fayette.

Il 3 settembre 1791 è approvata la costituzione, viene dato un nuovo fondamento liberale alla monarchia, ma la massa popolare viene esclusa dal diritto di voto: chi aveva una qualche proprietà aveva il diritto di voto dietro il pagamento di una tassa. Per essere eletti bisognava pagare una tassa a seconda del grado del mandato.

Il potere esecutivo resta affidato al re, il quale viene denominato re dei francesi, per evidenziare la dipendenza del suo potere dal popolo. Il re sceglie i ministri fuori dall’assemblea, ma questi devono rendere conto all’assemblea. L’assemblea incarna il potere legislativo, resta in carica 2 anni e non può essere sciolta dal re. È composta da 745 deputati.

Riforma amministrativa: il 15 gennaio 1790 la Francia è divisa in 83 dipartimenti, a loro volta divisi in distretti, cantoni, comuni.

Riforma giudiziaria: i giudici devono essere eletti, in campo penale viene introdotta la giuria e la magistratura è resa indipendente.

Riforma fiscale: vengono introdotte tre tipi di imposte.



Costituzione civile del clero del 12 luglio 1790: i vescovi e i curati devono essere eletti nei dipartimenti e nei distretti. Sono stipendiati dallo stato e quindi diventano funzionari statali. Ai preti è richiesto, pena la destituzione, il giuramento di fedeltà alla Costituzione.

Il re fugge il 12 giugno 1791 ma viene catturato a Verennes e riportato a Parigi.

I cordiglieri acclamano la Repubblica, e vengono gran parte uccisi in una manifestazione il 17 luglio dalla Guardia Repubblicana. Si dividono i giacobini: da una parte foglianti moderati di La Favette e dall’altra giacobini repubblicani di Robespierre.

C’è la minaccia dell’intervento straniero del l’imperatore d’Austria e il re di Prussia.

Il 30 settembre 1791 l’Assemblea costituente diventa Assemblea nazionale legislativa.

Brissot impone la sua linea repubblicana all’assemblea condannando i preti refrattari, gli emigrati e ai principi tedeschi. Questa prospettiva piace al re il quale spera che in caso di guerra ci sia una sconfitta della Rivoluzione.

Il 20 aprile 1792 è dichiarata guerra all’Austria, rivelandosi però una guerra difficile, in quanto l’esercito è impreparato e le spese belliche inaspriscono i conflitti sociali.

Brissot propone una serie di leggi punitive sugli aristocratici e sui preti refrattari. Il re oppone il veto alle alla legge, toglie i brisottini dal potere e mette i foglianti. I girondini fanno leva sul popolo che il 20 giugno invade le Tuileries. Luigi XVI continua con la sua politica.

Il 10 agosto 1792 nasce un organo di potere contrapposto all’assemblea legislativa in favore degli stati popolari. l’assemblea legislativa sotto la pressione del popolo sospende il re.

Inizia una seconda rivoluzione dove l’elemento popolare è un soggetto autonomo, con le proprie aspirazioni guidato da Robespierre.

La Fayette fugge consegnandosi agli austriaci.

Il potere in Francia si ritrova diviso in Comune insurrezionale e assemblea nazionale.

I prussiani stanno invadendo la Francia

Si avvia la lotta contro la prussia, contro i controrivoluzionari. E contro i preti refrattari. Il comune, e non più la parrocchia viene incaricato di registrare nascite, morti e matrimoni, e viene inserito il divorzio.

Il 10 agosto la vittoria popolare segna il compimento della seconda rivoluzione. Vengono agevolate le vendite dei terreni degli emigrati per i meno abbienti e posto un calmiere sui prezzi delle merci di prima necessità.il 20 settembre 1792 le truppe francesi vincono i prussiani a Valmy.

Sempre il 20 settembre si riunisce la Convenzione, con lo scopo di dare una nuova costituzione in armonia con le nuove aspirazioni democratiche.

Il 21 settembre 1792 è abolita la monarchia e il 25 è proclamata la repubblica. I girondini son0o moderati, i montagnardi repubblicani.

Vengono scoperti i progetti controrivoluzionari di Luigi XVI e le sue intese con i paesi nemici. Dopo un mese di processo il re viene condannato a morte e decapitato il 21 gennaio 1793.

La Francia ha fermato le armate prussiane. L’esercito rivoluzionario passa al contrattacco ed esce dalle proprie frontiere. L’espansione procede bene e il 19 novembre 1792 la Convenzione emette un decreto che dà alla guerra francese un carattere aperto di guerra ideologica.

L’Inghilterra diviene la guida della coalizione antifrancese. Il I febbraio 1793 la Francia dichiara guerra all’Inghilterra e all’Olanda; il 7 marzo alla Spagna e dopo pochi giorni agli stati italiani. Si forma la prima coalizione antifrancese formata da: Inghilterra, Olanda, Spagna, Prussia, Austria e l’impero, Russia, Portogallo, Regno di Sardegna, Stato della Chiesa, Regno di Napoli, Hannover, le due Assie, il Baden.

La coalizione ha la meglio e i francesi arretrano..

Nel febbraio 1793 la Convenzione costringe i ricchi a finanziare la guerra. L’esercito francese è in perdita. Scoppia la controrivoluzione conosciuta come Vandea

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