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Per una comunicazione empatica




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PER una COMUNICAZIONE EMPATICA


La Conversazione nella Formazione Familiare – Vanna Boffo



INTRO: La Comunicazione costituisce la “conditio sine qua non” dell’esistenza umana.

Il rapporto tra Comunicazione, uso del Linguaggio e Patologia, è noto sin dai maestri presocratici; nel contemporaneo, invece, è stata la PsicoAnalisi a riproporre la pratica della Parola che cura; una disciplina che si articolata mediante la Parola-in-Dialogo come luogo della cura dell’Altro e formazione di un nuovo modo di  essere (Freud-Klein).

Nel primo assioma de “La pragmatica della comunicazione umana” è detto che: “Non si può NON Comunicare”; anche il silenzio o l’immobilità psichica costituiscono forme di comunicazioni estreme, messaggi fragili inviati al cd “mondo dei sani”.

Ogni comunicazione umana implica un IMPEGNO ad essere-con-l’altro in relazione;

essa è costituita da un “Grado Zero”, ovvero la quantità di informazione che passa mediante le sequenze delle parole pronunciate e in un punto successivo, dalle sfumature comunicative.

L’aspetto relazionale della comunicazione,richiama la nozione di METACOMUNICAZIONE, un impegno da una parte connesso al problema della propria e altrui consapevolezza, dall’altro legato all’aspetto etico che contraddistingue ogni buona comunicazione.

La CONVERSAZIONE rappresenta uno degli aspetti e modi specifici della Comunicazione

o come Rorty affermò: “Il modo con cui la cultura occidentale si esprime”.

I significati della stessa si ricostruiscono mediante modalità critiche,aperte ma anche libere: una pratica attivata in una comunità di parlanti dove il “mio” vocabolario non è migliore del “suo” ma solo diverso.

La caratteristica principale della Conversazione del Rorty è L’IRONIA, fattore che

permette di ”guardare oltre”, e decentrarsi dal un unico punto di vista, considerandone altri, accettando allo stesso tempo la Differenza e attivando la Solidarietà.

La CONVERSAZIONE si declina storicamente in 3 aspetti:

1)il parlare insieme socialmente, con l’intento di comunicare in modo paritetico

2)scambio di opinioni argomentative cercando di persuadere l’altro

3)come Esperienza e forma di pensiero libera.

Analizzando cosa di oggi rimanga di una conversazione, il testo della Boffo ad essa si riferisce come un preciso modello di formazione familiare: analizzando la Conversazione in Famiglia è posabile infatti “ricostruire” i modi con i quali la famiglia attuale si configura nelle sue relazioni, nella crescita della genitorialità e dei figli.

In Famiglia la conversazione è fattore di un possibile cambiamento e trasformazione,

da attivarsi con Impegno, Responsabilità e Senso del Dono, e solo mediante una quotidiana assiduità nella ricerca delle varie metodologie da destinare ai singoli interlocutori.


Cap. I: La CONVERSAZIONE: fra INTERAZIONE DIALOGICA e Stile di VITA.

PAROLA come DIMORA dell’UOMO: La COMUNICAZIONE si pone come un atto basilare della soggettività umana, tramite il riconoscimento dell’ALTRO, di un TU con il quale il soggetto mette in comune l’universo del Discorso. Un evento quindi centrale, per tutte le discipline che l’hanno analizzata.

L’uomo, oggi, è problema a se stesso: esso è sapiens, faber, ma anche ludens e loquens.

X Heidegger:il linguaggio si pone come la casa dell’Essere. Nella sua dimora l’uomo trova abitazione”. Nelle sue molteplici configurazioni (uomo come soggetto filosofico, individuo biologico, senza un Dio o relazionato alla Tecnica) l’uomo rimane sempre un essere umano dotato di Parola, che a sua volta rimanda al Linguaggio. Ma aver CURA delle parole e disporsi verso esse vuol anche dire aprirsi alla coscienza dell’Altro, cercando di trovare il significato della propria umanità. La Parola quindi assume il ruolo di un “ponte relazionale” e una matrice della stessa esistenza umana.


PAROLA e RELAZIONE: Per BACHTIN il + importante critico letterario del 900,:

l’Esistenza umana si configura come una profondissima Comunicazione. L’Uomo guarda negli occhi l’altro e con gli occhi dell’Altro”. Tuttavia l’atto di proferire parole sarebbe insignificante senza la produzione di un Senso, il fondamento per un Linguaggio.

Bachtin, trova in BUBER un convinto sostenitore delle sue tesi: questo era infatti il rappresentante + originale di quella Filosofia Ermeneutica, che vedeva la Relazione come un luogo centrale della Ricerca di Senso per l’uomo, mediante il dialogo.

X Bachtin quindi lALTRO è fondamentale x completare la nostra percezione, che altrimenti sarebbe solitaria ed incompleta. Quindi, come dialogica, la vita umana equivale quindi abbattere barriere, ascoltare, interrogare e comunicare: ogni interrelazione, è quindi un andare verso, aspettarsi una risposta dell’altro, che ci possa costruire nel senso e nel significato delle parole e azioni. Ma una conversazione si fonda anche su conversazioni precedenti (o passate): nella parola data e ripresa, infatti giace lo stesso senso del formarsi dell’uomo. Quindi il SENSO, (il Valore) è insito nella parola che edifica un Dialogo.

La Conversazione diviene Dialogo, che a sua volta trasforma l’uomo e il proprio simile, mediante una ricerca di senso. La Comunicazione diviene Comprensione di Senso, sviluppando la trasformazione dell’uomo in senso pedagogico. Ogni atto di parola si pone dunque come un atto pedagogico.


I SOGGETTI CONVERSANTI: Anche la storia la PAROLA si delinea, come un momento basilare della presenza dell’uomo nel mondo. Quindi oltre al discorso, alla lingua parlata, alla conversazione sono oggetto di ricerca anche quelle modalità di comunicazione quotidiane come le chiacchiere, i pettegolezzi e le dicerie: quindi ogni Conversazione a cui si fa riferimento in una ricerca, assume un significato diverso, sempre in base al periodo storico in cui si colloca.

Nel nostra contemporaneità, la comunicazione conversante (Moravia) è centro della storia dell’Uomo, SINE QUA NON della formazione personale. “La Conversazione non descrive, ma ascolta e ascoltando comprende, e comprendendo crea un nuovo mondo possibile”.

La Conversazione si svolge sempre faccia a faccia, alla presenza degli interlocutori ( anche se recentemente vanno segnalate forme conversazionali via Interner/telefoniche o di Sms).

Ma come possiamo declinare l’ASCOLTO ? Cosa significa ASCOLTARE ?

X l’abate Morellet, ascoltando fondamentale è evitare la DISATTENZIONE è infatti necessario ascoltare con pazienza e dolcezza: la disattenzione ha proprio origine nell’impazienza di mettersi in mostra ed affermare la propria parola e idea. Anche La Rochefoucauld, affermava che “x essere ascoltati bisogna ascoltare”.

Già nel 600-700 la parola si configurò come Esprit: un talento, l’arte del dire le cose sgradevoli gradevolmente, parlare senza dare l’impressione di sapere, oggi come ieri.

I 2 aspetti di una Conversazione sono quindi la PAROLA e l’ASCOLTO, entrambe attivate dai soggetti conversanti. Allo stesso tempo, rilevante è anche il SILENZIO: sempre

La Rochefoucauld sostenne che “se parlare è un arte sovrana, tacere non lo era di meno”, come il Burke , una storia del silenzio è importante quanto quella della parola/lingua.

Anche in musica il silenzio denota la pausa, momento durante il quale sviluppa la riflessione.


NATURA della CONVERSAZIONE: l’arte della Conversazione trova continuità anche nella presente contemporaneità. Oggi essa non ha + modi, spazi, tempi e luoghi ad hoc,

potendosi infatti costituirsi già negli angoli delle strade, nei corridoi di varie istituzioni:

Una DISLOCAZIONE SPAZIALE/TEMPORALE che ne ha sicuramente modificato l’essenza.

Fu MILON, che x primo stabilì la differenza tra COMUNICAZIONE e CONVERSAZIONE, utilizzando la vasta gamma di aggettivi derivanti dal termine Sociale.

MILON considerò la Conversazione come un piacere semplice della vita quotidiana, che si esplica mediante il dialogo, ma non rappresentante i protocolli formali della Comunicazione. Essa è certamente un rapporto reciproco, urbano e conviviale, ma non coincide per nulla con la comunicazione ed i suoi aspetti sociali. In questo senso, per l’autore, la conversazione si manifesta come un ARTE, ricerca etica quotidiana, e NON come un Modello. Un’Arte che si oppone alla rigida grammatica delle tecniche comunicative, e alle sue messe in pratica.

Arte mondana perché situata dentro il mondo, attivata in uno spazio di socievolezza che permette alla singolarità/umanità dell’uomo di preservare il proprio stile.

Anche SIMMEL, analizzò la natura della CONVERSAZIONE. Tutta la sua opera ruotò intorno allo studio della Società, intesa come una rete fondata su un rapporto di reciprocità individuale, ovvero le interazioni sociali. Simmel pose l’attenzione quindi sul Divenire Sociale:

“il Senso della vita si manifesta nel cambiamento di forma e in quanto non previste dalla vita stessa”. X Simmel, la DISCONTINUITA’, l’intermittenza delle forme, la COMPLESSITA dei rapporti sociali costituiscono la base del discorso sulla Modernità.

Fra gli aspetti base caratterizzanti tale discontinuità, sicuramente si pone la Conversazione sue forme espressiva della Socievolezza, Discrezione e Gratitudine (dal testo: sull’Intimità).

Per Simmel è la SOCIEVOLEZZA la forma + pura del legame sociale.

3 sono le condizioni per mezzo delle quali essa può attivarsi 1)quando mancano interessi 2)solo fra esseri uguali, che si scambiano valori reciproci 3) lucidità nell’andare verso l’altro.

Quindi essa è “Un gioco nel quale si fa finta che tutti siano uguali avendo stima, allo stesso tempo, di ognuno in particolare”. X SIMMEL la CONVERSAZIONE è l’arte dell’intrattenimento e di interazione reciproca. Il tramite (oggetto del discorso) è rappresentato dal piacere di stare insieme, di comunicare reciprocamente.

Per il filosofo Conversare è dunque autocomprendere la coscienza comune di gruppo. Andare oltre i contenuti e mettere al centro l’energia vitale umana è fare della parola un Dono, dal singolo all’intera comunità.

Accanto alla Conversazione socievole, si collocano, equidistanti, come sue articolazioni, la Discrezione e la Gratitudine, gli aspetti + intimi della relazione umana.

La DISCREZIONE, ovvero il rispetto dell’Intimità, stabilisce la giusta Sensibilità per poter porsi verso le differenze che intercorrono fra gli uomini. Essa si manifesta già quando ci si disinteressi dal conoscere ciò che l’altro espressamente non manifesta. Quindi un mezzo per preservare l’integrità altrui, consentendo alle relazioni sociali di mantenersi ed autoprodursi. Accanto a questa si pone la GRATITUDINE, ovvero la zona economica della conversazione. Simmel ce ne parla connettendola allo scambio e reciprocità.

Una conversazione infatti si configura anche tramite la gratitudine della parola.

La gratitudine è soprattutto un Carattere Morale indelebile: difatti quando facciamo esperienza del donare, ovvero del Dono della Parola, se osserviamo l’atto da parte del donante, vedremo come questo non potrà mai essere ricambiato completamente, poiché nel suo atto è insita una volontarietà che nella risposta non sarà mia possibile. La libertà dell’originario dono ed atto di amore (in qualsiasi relazione si stabilisca) non potrà infatti mai essere saldata. Quindi nella conversazione, la Gratitudine sostiene quei fili invisibili, ma tenaci, mediante i quali si definisce la soggettività umana.


Cap. II: LA CONVERSAZIONE: TEORIE e METODI

LINGUAGGIO E CONVERSAZIONE: dalle scienze filosofiche alla Sociologia, dalla PsicoAnalisi alla Psicologia Sociale, diverse sono le discipline che hanno considerato la Comunicazione nella sua forma + esplicita parlata, ovvero la Conversazione.

3 sono stati gli Interrogativi basilari di ricerca: a)QUAL’E’ oggi l’oggetto conversazione, COSA E’, cosa lo differenzia da una comune idea di comunicazione fra i parlanti.

b)che USO si può fare di esso per una pratica educativa/pedagogica da esercitare nelle relazioni familiari, tra genitori e figli, e c)se la conversazione possa costituire lo strumento per il riconoscimento, mediante la risposta ricevuta, dell’essere l’uomo.

Gli studi sulla conversazione, si fondano su 2 filoni di ricerca principali:

1)il lavoro di SACKS e SCHEGLOFF, e b)la storia degli Atti Linguistici

Per il secondo filone, dopo Reinach e Wittgenstein, (che configurarono il linguaggio come attività sociale e atto/azione), AUSTIN vede il Linguaggio tramite una visione Umanistica, una partecipazione ad impresa comune: l’Enunciato, per il filosofo non descrive qualcosa, ma compie un azione: quando proferiamo parola infatti promettiamo, regaliamo, ecc.

I due metodi sono utili per poter comprendere ed interpretare le forme delle interazioni linguistiche, le funzioni che esse ricoprono nella conversazione, i ruoli dei vari partecipanti nelle interazioni discorsive ed anche i fini da essi raggiunti.

Ancora oggi infatti le lezioni di SACKS costituiscono la maggiore risorsa per gli analisti della conversazione. Tali saggi definivano cosa erano i turni di parole, le sequenze inserite, le aperture e chiusure. Solo dopo le analisi sulla Conversazione hanno analizzato il ruolo dello sguardo, la comunicazione gestuale nei luoghi della conversazione quotidiana. (Goffman)

Un altro assunto centrale (nell’analisi della conversazione) è il CONTESTO nel quale hanno luogo le azioni. Una nozione basilare x l’analisi pedagogica: uscire da un contesto significa infatti riconoscere il punto di vista altrui, diverso dal proprio, e quindi aprire la strada alla diversità, alla differenza e complessità, guardando con uno sguardo “rinnovato”.

Dunque sia lo studio del contesto, che la consapevolezza di come l’organizzazione della conversazione varia con i partecipanti ad essa o nella tipologia di interazione, hanno sviluppato nuovi orizzonti per gli studi comunicativi.

Oggi la CONVERSAZIONE si pone oggi come luogo della FORMAZIONE quotidiana, una risorsa per l’uomo imprescindibile. In merito all’organizzazione conversazionale, si sono sviluppati diversi analisi di studi, coinvolgenti, dopo gli anni 80 anche l’Europa, nelle aree anglosassone, tedesca e francese. Gli autori italiani (come Galimberti o Orsetti) si allinearono alla visione francese, (Austin e Searle), che vedevano l’enunciato come un atto sociale.

Le analisi di ricerca evidenziarono in primis le forme ordinarie del parlato quotidiano.

Primo fattore articolante una Conversazione è il sistema dell’Alternanza dei Turni, stabilita in base alle modalità di comportamento dei parlanti. Nell’alternanza fondamentale è anche il concetto di Preferenza/Rimedio: alle prime si riferiscono le risposte che soddisfano la richiesta o accordo. Per quelle come il rifiuto o il declino di un invito,

(le dis-preferite), il parlante (in una pausa o esitazione) può cercare di perfezionare la propria risposta, con chiarimenti: comportamenti definiti del Rimedio.

Altra dimensione determinante, in una conversazione, è quella da GRICE denomina Implicatura Conversazionale. Per tale autore gli scambi verbali non sono una successione di osservazioni priva di rapporti reciproci ma esempi di un comportamento cooperativo + o meno comune, intenti accettati sin dall’inizio, o modificabili nel corso della conversazione, lasciando un margine di discrezionalità ai parlanti. Per GRICE quindi il principio generale della conversazione è quello della Cooperazione.

Dal punto di vista pedagogico, osservare la conversazione mediante i presupposti di Intenzionalità attesta che essa si determi effettivamente mediante lo SCAMBIO INTERSOGGETTIVO, levandosi sul registro empatico della conversazione.

E’ difatti l’EMPATIA la figura/concetto/chiave di una comunicazione data in forma intenzionale. Quindi il concetto di INTENZIONALITA’ è basilare nell’analisi dell’azione umana e comunicativa: Essa differenzia un semplice flusso d’informazioni da un emittente parlante che ha invece intenzione di informare su qualcosa un ricevente/interlocutore.

Bitti/Zani evidenziarono 3 tipi fondamentali di intenzionalità: 1)connesse ai contenuti delle comunicazioni, 2)connesse allo status comunicativo 3)intenzionalità strumentale.


STRATEGIE CONVERSAZIONALI: x GOFFMAN, l’atto del parlare deve sempre riferirsi allo stato di conversazione (Talk), implicante una cerchia di altri soggetti accettati come compartecipanti. Le espressioni verbali sono soggette a vari VINCOLI: Linguistici (derivanti dalla grammatica della lingua in cui sono pronunciate) o dello stato di Gesti funzionali.

Per Goffman, (il sociologo che maggiormente si è occupato dell’interazione umana nella micro-quotidianità) l’attività gestuale è fondamentale nell’analisi di una conversazione:

un attività nella quale si utilizzano suoni, cambiamenti di posizione, alterazioni di voce, quindi l’invio di vari “messaggi camuffati” manifestanti intenzionalità implicita/esplicita umana. Con l’Interazione Faccia/a/Faccia Goffman indicò la conversazione tra 2 parlanti,

(un tema centrale, questo, di tutta la sua produzione teorica-sociologia).

Goffman fu profondamente attratto dai gesti quotidiani, che molto spesso “dicono + delle stesse parole”. Analizzando l’incontro fra persone di diverso stato sociale G. configurò l’ordine sociale; studio già ripreso dall’analisi di Socievolezza di Simmel, (uno stato relazionale dove il reciproco gioco delle parti consente uguaglianza e differenza di ciascuno).

Dal punto di vista Tecnico, in una conversazione informale, le condizioni per una migliore interazione sono stabile dal Feedback ,dall’alternanza dei turni, i segnali metacomunicativi che possono indicare il Frame serio o ironico. Ma x G. il Tecnico non è un piano fondamentale, essendo i partecipanti ad una conversazione non automi ma essere umani.

Per G., in una Conversazione, l’analisi + ricca nasce solo dalla diretta osservazione di tutti quegli avvenimenti apparentemente insignificanti della vita quotidiana degli esseri umani:

Il tatto, la cortesia, il contegno, il pudore sono il rituale con il quale l’uomo si mostra e costruisce. Quindi x Goffman la manifestazione del SE’ avviene mediante 2 interazioni:

1)Mediante l’accortezza individuale nel non offendere chi si ha dinnanzi, da vedere come interprete. 2)o un self (SE) stabilito dall’interazione faccia a faccia, che in relazione all’incontro muta e si trasforma, in base alla realtà.

X Goffman l’IDENTITA’ non è + stabile e durevole ma deriva dall’azione drammatica recitata nel teatro della vita quotidiana. X Goffman, quindi il se non ha una collocazione specifica ma è un effetto drammaturgico emergente da una scena che si rappresenta. La scena rappresentata costituisce la cornice, il frame, il contesto dove i parlanti si esprimono.

X l’analisi dell’autore la conversazione impone una ritualità: “macina che puo macinare tutto



Goffman vede la conversazione non solo costituita da mosse, ma anche da enunciati e pronunciati. Essa è quindi una danza: nella quale chi ha il turno può disporre della scena, a condizione che mantenga intelligibilità e decoro.

La conversazione si pone quindi come il tentativo + diretto di porsi dinnanzi agli altri e a se stessi perno della vita sociale; l’analisi di Goffman ha avviato una ricerca verso gli aspetti della vita quotidiana, utili x un analisi sociologica, ma anche validi come strumenti per poter comprendere le modalità di formazione del bambino, all’interno della istituzione Famiglia.

Analizzando la “conversazione ordinaria” e rilevando l’ordine della relazione come base della relazione umana Goffman ha potuto “svelare” l’uomo all’altro uomo.


LA CONVERSAZIONE e il DONO DELLA PAROLA: una parte determinante delle CONVERSAZIONI consiste in DONI di PAROLA, ovvero piccoli scambi rituali di regole verbali. Pensiamo per es. al linguaggio del ringraziamento, o agli enuncianti sulle condizioni temporali, nel momento in cui si da la parola, presa e data, in un alternanza perfetta di turni.

Una “circolazione” di parole che quindi permette di allacciare rapporti di Alleanza/affinità.

CAILLE, fondatore con Goudbout della famosa “Revue du MAUSS”, rianalizzò la Conversazione come perfetto sinonimo degli scambi cerimoniali già analizzati da M.MAUSS. Questì’ultimo innanzitutto stabilì una differenza tra il DONO e la PAROLA: il DONO fa sempre riferimento ad uno scambio consistente di oggetti, che per ottenere richiede quindi un impegno anche economico; La PAROLA, non si configura come un bene e NON alcun valore. (e’ soprattutto nella cultura Occidentale, in un mondo dove lo scambio è incentrato sul guadagno e profitto che un DONO ha una aspetto Paradossale).

Per MAUSS il DONO quindi non è mai gratuito: chi dona infatti si attende una controprestazione. La differenza dunque che intercotte tra un dono ed uno scambio è la LIBERTA’: si dona infatti con la libertà di farlo (vd i donatori di sangue)

In tal senso, per MAUSS, il dono rimanda al legame sociale come promotore di relazioni.

Una CONVERSAZIONE, infatti si modella proprio sul paradigma dello scambio del dono:

in essa si fa offerta di parola, come nelle società arcaiche di viveri o beni preziosi.

La Conversazione sicuramente appartiene all’ambito dell’obbligo sociale, (come scambio di discorsi convenzionali), ma una volta liberata da tali vincoli, diviene “terreno” di libero scambio di storie fra i suoi partecipanti. Essa è anche costituita da ironia, allegria, auto-ironia, e funziona in base alla triplice coordinazione del Donare/Ricevere/Ricambiare

Quindi dalle osservazioni di MAUSS discende che, ancora prima dello scambio di valori o beni economici dati, la società primaria “si nutra” appunto di un DONO di PAROLE, che trova nella conversazione il suo luogo privilegiato di scambio.

Una Conversazione si differenzia x numero dei partecipanti, luogo, contesto, quindi anche x differenze culturali che negherebbe che essa costituisca uno scambio virtuoso di parole: tuttavia studi come anche quelli di Goffman hanno stabilito forme comunicative universali.

Sia GOFMANN (che lo stesso MAUSS) evidenziarono il rilevante obbligo derivante, in una conversazione dall’impegno reciproco e congiunto, attivato dagli interlocutori per sostenere la stessa conversazione, che quindi si attesta precaria, come la stessa esistenza umana.

Quindi la regola principale del Linguaggio è la Spontaneità: dunque Obbligo e SPONTANEITA’ rappresentano, x la cultura occidentale, un paradosso incomprensibile, categorie di stessa azione, se viste mediante una logica che prevede il dono come primo cardine della relazione umana.

Fra Spontaneità e Obbligo, media la FIDUCIA reciproca nella comprensione dell’altro, nella propria capacita di mettersi in gioco. Un elemento che però non sfugge alla menzogna.

Lo stesso CAILLE sostenne infatti che il DONO appartenesse sempre “all’ordine del RISCHIO e della scommessa”: pensando ai genitori vediamo infatti come il loro dono/aiuto dato ai figli avvenga in maniera continua; certo il sentimento di fiducia implora al il figlio il desiderio di aiutare il genitore, nella sua senilità, ma questo non è certo.

DONARE quindi è = (come conversare), a uscire dal pensiero lineare, e riconnettersi altro.

La parola scambiata/donata è il gesto che ci riconnette al mondo; la conversazione come dono di parola permette una rilettura delluomo moderno come vulnerabile, che fugge dal ciclo del dare/ricevere/ricambiare per paura di rimetterci e, quindi trasforma i propri rapporti in gesti meccanici e predeterminati. Il paradigma del dono di parola ci pone quindi dinnanzi a nuove modelli relazionali: solamente ribaltando l’ordine della interazione potrà sussistere una comunità di parlanti.


Conversazione e COMUNITA’: l’analisi di una Parola come un Dono, ci riporta all’etimologia del termine COMUNITA , che ha difatti una diretta attinenza con il DONO.

La Comunità poggia su un comune sentire e senso d’appartenenza condiviso, che però non altera le singole soggettività, ma anzi le accoglie nel loro specifico.

All’etimologia della Comunità fa anche riferimento il termine Munus, che denota lo scambio, senso della reciprocità e del dare. In una Comunità, quindi, il dono della parola viene scambiato, condiviso, “pegno spontaneo” che non ci appartiene + totalmente.

In una Conversazione è quindi possibile “leggere” la trama del fine (ovvero il TELOS) di ogni comunicazione: x il CAMBI “il Telos + ravvicinato è la trasparenza, atto primario di uscita dal proprium, oltre la propria chiusa soggettività; il traguardo + alto di tale rapporto reciproco è quindi l’EMPATIA, che crea comunione, “partendo dai cuori”.

L’empatia, quindi si configura come una disposizione emotiva che permette al singolo di porsi accanto all’altro. Una Parola può circolare ed agire in forma lineare solo mediante una Soggettività Trasparente, Empatica e solidale.

X APEL il LINGUAGGIO rappresenta la condizione di possibilità dell’esperienza:

l’a-priori di ogni interpretazione della realtà e del mondo. In esso si relazionano Pragmatismo e Trascendentalismo: la Pragmatica è la sfera del dialogo interpersonale e dell’uso del linguaggio, inteso come un parlare ed avere rapporto con l’altro, mediante i segni, che configurano un identità intesa solo nei termini di un rapporto dialogico.

Seguendo Peirce: APEL “trasmigra” verso il gioco linguistico trascendentale della Comunità illimitata della comunicazione, una comunità Implicante Regole ben precise: ovvero una PARITA’ dei DIRITTI delle persone che partecipano ad una conversazione o argomentazione, che può derivare solo da una COMUNICAZIONE ILLIMITATA che rende ogni soggetto dell’argomentare + auto-trasparente.

Quindi la Comunità della Comunicazione è illimitata xchè trascendentale: un fattore che stabilisce sia la dimensione dell’esserci da sempre, (in quanto uomini pensanti e parlanti) e sia la dimensione dell’ulteriore, ovvero dell’andare oltre.

I principali universali di ogni ETICA si affermano quindi in quelli della Giustizia, Solidarietà, Corresponsabilità di tutti i partner del discorso. Mediante la Solidarietà l’io si apre al Tu, che a sua volta diviene un momento dell’IO. La solidarietà “vissuta” diviene quindi un’ esperienza empatica, un apertura all’altro reciproca, dunque un atto comunicativo, significativo per i soggetti in formazione.

La parola donata, scambiata, fatta circolare, ha in se la matrice morale dell’uomo; tuttavia la sua connotazione trascendentale conduce il soggetto verso un conversazione utopica, che è quella della comunicazione, criterio che fonda la civile convivenza e le etiche in dialogo.


CAP.III: LA CONVERSAZIONE: PAROLE NELLE RELAZIONI FAMILIARI

MOLTEPLICITA’ FAMILIARI: la Metafora che meglio rappresenta la famiglia contemporanea è quella della Complessità, e della Molteplicità (relazionale)

La COMPLESSITA’ ci rimanda ai molteplici Fini/scopi del SENSO del FAMILIARE.

Oggi una Famiglia è Plurale. X Cambi, “la famiglia è un’istituzione in continua trasformazione/complicazione, che sta perdendo la sua identità storica moderna.

Un “arcipelago di forme” scarsamente accomunato da fini e modelli.”

Essa solo apparentemente appare + libera, mentre in realtà è il sintomo dell’attuale mondo globalizzato. La famiglia in trasformazione si determina come famiglia AutoPoietica che dal suo interno “genera” le proprie strutture. Essa è anche Ambivalente: un ambivalenza che nasce dall’emarginarsi da un contesto societario che non la vede + come istituzione.

Analizzata sotto l’ottica plurale la famiglia è stata oggetto di analisi da parte di diversi studiosi: in Italia, essa si configura come una società con caratteristiche ben distinte

rispetto a quelle di altri paesi occidentali. La metafora della complessità ha configurato la forma familiare in una sorta di MELTING POT: dove il modello univoco si è quindi dissolto.

Ma parlare di famiglia è soprattutto discutere delle Relazioni primarie fra i suoi soggetti.

L’odierna pluralità è anche il sintomo di un diffuso processo ormai modificante le intime relazioni familiari: oggi la Famiglia è vissuta come un affare privato, di relazioni rinegoziabili, fortemente cementate da codici interni.

Il modello Generazionale, oltre che analizzabile in chiave Socio/Psicologica, è fondamentale anche per l’ambito di ricerca educativo/pedagogico. Anzi proprio mediante la centralità della Parola tramandata nelle generazioni, che la cultura del familiare diviene un DONO per le generazioni future, rappresentando la matrice di ogni legame sociale.

All’interno delle relazioni familiari, l’asse del legame è occupato prevalentemente sia dal legame Filiale/Genitoriale che da quello della Qualità fondato sulla Responsabilità e Consapevolezza che si costituiscono (almeno inizialmente)nella scelta di essere madre e padre.

E’ importante stabilire le caratteristiche della relazione e istituzione soc. GENITORE/FIGLIO

Carrà Cattini propone una rosa di 4 aggettivi base: Ridotta (perché il numero dei figli è sempre + minore) Differita (la nascita del primo figlio avviene sempre + tardi)

Contratta (si smette molto prima di filiare) Prolungata (si resta a lungo genitore a tempo pieno, ed i figli restano in casa ad un età sempre + avanzata).

Oggi, come detto, il legame genitore/figlio è sempre + stretto, se pensiamo alla cd famiglia lunga:si diventa nonni, essendo ancora pienamente genitore; lo stesso dicasi anche lungo la linea matrilineare: le donne madre oggi richiedono sempre + appoggio alle proprie madri-nonne, a loro volta figlie e nuore di genitori molto anziani. I nonni assumono quindi una funzione centrale nella relazione genitoriale: spesso il carattere gratuito dell’offerta di sostegno si traduce in quella di obbligo.

Spesso quindi il Dono si connette, intrinsecamente, al senso dell’Obbligo, in una continua ricerca di circolazione e scambio. Da qui lo sviluppo di una ricerca pedagogica, soppiantante quella sociologica: difatti la capacità di generare non si esplica solo con la nascita biologica di un individuo ma nella sua costituzione di persona consapevole che progetta la propria esistenza, cercando di affinare le proprie capacita di solidarietà, verso gli altri.

Il progetto di vita si determina nel patto di filiazione: la GENITORIALITA può considerarsi come la condizione caratterizzante la maggiore parte della popolazione adulta: ma essa ha bisogno di essere sostenuta (da qui la ricerca pedagogica), poiché non si impara solo per mandato generazionale, ma perché lo si sceglie giorno dopo giorno !!: si impara ad essere genitori e figli, solo mediante un atto educativo che formi alla reciprocità dell’essere oltre il senso del possesso ed a partire dal senso della ricerca con l’altro e per l’altro.


COME NASCONO LE PAROLE IN FAMIGLIA: Le Parole e le Conversazioni rappresentano i veicoli e i produttori delle varia modalità delle interazioni familiare.

La domanda e la risposta rientrano nelle conversazioni quotidiane, attivate dai bambini ancor prima di acquisire la stessa competenza di conversare. La modalità con la quale ai nostri interlocutori (siano essi bambini, giovani o adolescenti) giunge il nostro interesse di adulti impegnati nella nostra responsabilità di genitori è la CONVERSAZIONE, che spontaneamente nasce dalla microquotidianetà del vissuto.

Nel BAMBINO la consapevolezza della competenza conversazionale è un processo sviluppato, già nella prima infanzia e nel periodo pre-verbale, (addirittura nelle prime ore del parto).

Ci sono infatti degli atteggiamenti innati, vedi il pianto, il respiro, il sorriso, che nascono come e veri e propri comportamenti comunicativi. STEIN evidenziò come gli atteggiamenti ripetitivi, che una madre mostra ad un bambino, sin dai primi giorni della sua nascita, inducono lo stesso ad una dimensione imitativa, di carattere istruttivo/comunicativo.

SCHAFFER fissa intorno al nono mese di età il passaggio da un pseudo-dialogo sino ad un dialogo vero e proprio. Per il bambino l’ingresso nel mondo delle parole avviene quindi fra i 2 o 3 anni di età; allorché la funzione materna recede progressivamente, rendendo la competenza comunicativa conversazionale dei bambini sempre + autonoma.

Per entrare a pieno diritto in una comunità conversante, e prendere la parola, il bambino deve anche rendersi consapevole della fine del turno del proprio interlocutore: fra le varie strategie per valutare la fine di tale turno, il bambino ripete anche parti consistenti del turno precedente, un sistema partecipativo collaudato a sua volta dal bambino che lo ha preceduto. Durante il periodo della scuola materna i bambini,quindi, non entrano in una conversazione direttamente ma si affiancano, come in un gioco e quasi con le stesse regole.

LAdulto è notevolmente distante dagli aspetti sonori e poetici del linguaggio infantile: Tuttavia la ripetizione degli infanti, può comunque entrare in una parte del lessico familiare e modificare le stesse relazioni: l’uso di filastrocche, cantilene facilita infatti la partecipazione al gioco linguistico verbale, struttura il contesto e l’universo infantile, delimitandolo ma anche rilanciandolo, (essendo un gioco), verso un apertura esterna.

I bambini, spesso, trascinano i genitori in non sense ripetitivi, che in realtà hanno un valore intersoggettivo, veri e propri “ponti” per entrare nell’universo altro. Spesso gli stessi genitori utilizzano tali cantilene, ripetizioni per scopi diversi dal gioco: mangiare, distogliere il bambino stesso da qualcosa.

Lo studioso BRUNER ci parla dei monologhi di EMILY (la ricerca del significato), come liste, piani ed elenchi di parola che la bambina elabora nella crescita evolutiva del proprio se.

Le NARRAZIONI dei bambini sono infatti continue per tutto l’arco dell’infanzia sino all’età pre-adolescenziale quando si passa alla conversazione amicale.

In FAMIGLIA la NARRAZIONE familiare è spesso co-narrazione utilizzata dagli adulti come attività di Scaffolding, sostegno/aiuto dato ai bambini per poter realizzare individualmente attività complesse o anche x potenziare le capacità cognitive/emotive.

A tali modalità conversazionali sono correlati i Fallimenti comunicativi e i successivi dispositivi di Riparazione (adottati dall’educatore); Un fallimento, però, che se utilizzato x ampliare i significati di un bambino, può divenire uno “strumento efficace” per la verifica delle sue competenze. Tuttavia se il fallimento è SERIO, la comunicazione può interrompersi influendo significativamente sullo sviluppo futuro della personalità infantile.

Il Conflitto Infantile risolto mediante la conversazione, può assumere un efficace funzione educativa/formativa solo se ne vengono comprese ragioni e livelli.

Analizzando una conversazione notiamo quindi come la stessa svolga un ruolo evolutivo e di sviluppo nel contesto familiare, ed è quindi connettibile ad un teoria della FORMAZIONE

LAING, in un testo del 1970, registrò una serie di conversazioni familiari che evidenziarono proprio la potenzialità della comunicazione familiare: il discorso familiare è infatti un ampio e lungo discorso linguistico dove la narrazione di ogni membro può fluire e uscire dai propri ruoli codificati, e dalle proprie parti imposte. X LAING, infatti possiamo “imparare le cose sui bambini solamente dagli stessi, e possiamo dunque arricchirci solamente se non trascuriamo il mondo dell’infanzia. Lo studioso sottolineò come una comunicazione interrotta,distorta o fraintesa possa distruggere un uomo e condurlo verso un inferno senza ritorno.

Il testo di LAING (Conversare con i miei Bambini) evidenzia l’odierna possibilità odierna di educare e formare mediante Rapporti Asimmetrici.

In ogni Dialogo, infatti, in ogni domanda, si”nasconde” la Richiesta e Ricerca del Senso del crescere, dell’Educare/Formare, sia i propri figli, che se stessi come genitori.


La CONVERSAZIONE IN FAMIGLIA: tra genitori e figli: nelle nostre frenetiche azioni quotidiane spesso ignoriamo i modi con i quali si connettono tutti gli attimi che compongono la nostra esistenza. Fra questi la Conversazione si configura una “connessione di una parola ad un'altra e da esse ad azioni”. Una Conversazione in un contesto familiare si costituisce in uno STILE con il quale le parole circolano e si connettono: ogni nucleo familiare ha infatti uno stile che cambia sino a divenire l’emblema costitutivo delle relazioni dominanti una famiglia.

È proprio mediante le voci “Parlate” dialogate e Conversate che i bambini ricercano i PERCHE’ gli Adolescenti pretendono risposte a domande che non riescono ad esprimere verbalmente, gli Adulti soffocano le loro ricerche di senso.

In ogni conversazione, “viaggiano” universi di valori e credenze, e ricerca di valori e del se, che per sopravvivere, necessitano della collaborazione di ogni partecipante.

Malgrado possa apparire caotica, nei suoi scambi verbali, ogni conversazione ha una sua precisa Organizzazione a cui parlanti sottostanno, che spesso rende gli stessi sensibili a incomprensioni reciproche. Difatti, entro le sequenze del discorso, si comprendono i propri reciproci Ruoli e si determinano anche le Identità di ognuno. Mediante le pause, il parlare nel turno dell'altro, nelle sovrapposizioni, vengono a veicolarsi (tramite le parole) i modi di essere, gli stati d’animo, l’Asimmetria dei ruoli in famiglia.

Scambi che hanno anche una precisa connotazione culturale: i genitori italiani, per es. sono molto + creativi (nel far mangiare un figlio) rispetto agli americani.

Anche la PAUSA ed il SILENZIO costituisce una modalità di comportamento e stile familiare:

Il SILENZIO può essere inteso come un segno di rispetto della sfera intima altrui: saper tacere, in un genitore, implica anche il non varcare la soglia del proprio figlio.



Nel Silenzio positivo, c’e’ quindi rispetto, comprensione e accoglienza verso l’altro.

Gli stessi in-fans, ovvero i senza parola, ci insegnano infatti che il silenzio è anche parola.

Ma nel testo la Boffo, cerca soprattutto di evidenziare l’enorme potenziale creativo che si attiva all’interno delle conversazioni familiari e la necessità che tale Parola venga seguita con cura ed attenzione, proprio perché con la stessa è possibile comunicare l’attaccamento che una madre o un padre hanno verso il proprio figlio.

La GENITORIALITA si afferma quindi come una dimensione dell’uomo e della donna e una base costituzionale in tutte le varie fasi esistenziali. Un’identità e un percorso che però non ha traguardi ma solo un punto di partenza lontano. La costruzione del patto genitoriale richiede infatti tempo, energia, investimenti sull’impegno e cura responsabile.

Cura e Responsabilità sono dunque le categorie culturali che sostengono l’uomo nella sua formazione personale/sociale, sviluppate tramite Stili genitoriali, strutturati durante la storia esistenziale degli stessi: Il modello comunicativo attivato fra madre e bambino nei primi mesi di vita dell’infante, si conferma infatti predittivo per la crescita futura dello stesso: la stessa comunicazione Madre/Bambino è a sua volta notevolmente influenzata sia dal nascituro che dall’ambiente esterno: una conversazione non avviene solo in una diade o triade ma anche tramite agganci sociali/storici di un sistema interconnesso.

La CONNESSIONE è una categoria rilevante per lo studio dei sistemi familiari, idea, nata con gli studi di Bateson e i lavori del gruppo di Palo Alto

Ogni la Comunicazione di ogni famiglia si organizza in base A Ricerche di significato condivise e gestite da tutti gli appartenenti familiari; in ogni ambito familiare si costruisce una conversazione, all’interno della quale ogni membro è coinvolto in una “struttura semantica condivisa, rispetto alle altre”.

E’ quindi fondamentale l’ANALISI di una conversazione familiare: in essa notiamo come si può divenire passivi, efficienti, “interpretare la parte” di colui che si lamenta sempre e farlo per tutto l’arco della vita; è pericoloso e deleterio in famiglia, comunque, essere in equilibrio armonico rispetto ad una polarità semantica: questo comporterebbe infatti l’uscita di scena dalla conversazione: “non c’e’ niente di + terribile per un individuo di avere la libertà assoluta in una famiglia dove nessuno si accorge di lui”.

Di conseguenza l’individuo e la famiglia hanno senso in una Rete che li connette e li con-pone, proprio perché al di fuori dei rapporti familiari l’individuo si dissolve.

Un’altro aspetto fondamentale della comunicazione familiare è la trama NARRATIVA.

LA NARRAZIONE connette infatti l’esperienza soggettiva quotidiana e il pensiero riflessivo e critico, è quindi una sorta di “ponte” che stabilisce un contatto fra genitore/figli, che permette la costruzione del “NOI FAMILIARE”.

Assumere un ruolo di GENITORIALITA’ significa quindi comprendere di avere la

funzione di Guida per i figli, ognuno però per la propria responsabilità: il codice materno o paterno NON sono infatti intercambiabili.


Le PAROLE SPEZZATE: Una CONVERSAZIONE INTERROTTA ? Analizzare l’esistenza di coloro che sono implicati in una vicenda di separazione, appare emblematico nella nostra contemporaneità, una fase di studio quindi centrale x le ricerche sociologico e psicologico.

Il LEGAME che si “spezza” può infatti causare la rottura della comunicazione genitori/figli interrompendo irreversibilmente le conversazioni decisive per lo sviluppo dei soggetti in crescita. Quindi separarsi come marito e moglie, ma allo stesso tempo continuare ad essere padre e madre, (salvando la genitorialità), risulta un atto molto impegnativo.

Sarà, per esempio, necessario che la madre di un figlio maschio sappia gestire il rapporto con il padre del ragazzo, per evitare conflitti futuri, molto frequenti nell’età adolescenziale:

è quindi necessario stabilire una conversazione cooperativa: gli anni trascorsi insieme dai coniugi appartengono, in ogni caso, e indissolubilmente, all’esistenza di ciascuno dei membri della coppia, e sono parte del processo di sviluppo dei figli.

Un periodo sicuramente critico, oltre quello dell’infanzia, è quello dell’ Adolescenza: In essa addirittura si parla di una duplice Separazione”: non solo gli adolescenti devono affrontare il distacco tra i genitori ma anche il processo di separazione dalla propria famiglia.

Quindi è necessaria una relazione positiva e produttiva, cooperativa anche dopo il divorzio, fedele al rapporto filiale: difatti una relazione genitoriale “perturbata” può influenzare l’esistenza del figlio che diviene immaturo e dipendente, e sfocia gli stessi sentimenti nelle relazioni con i compagni. Spesso le Madri non sostenute dall’appoggio paterno, sono portate ad assumere un atteggiamento educativo permissivo e concedere un’autonomia eccessiva, che conduce a volte il rapporto genitori/figli su un piano di parità amicale.

Nella maggior parte degli studi sociologici e psicologici, quindi si è spesso rilevata la tendenza e il desiderio, espresso molte volte con rabbia da parte dei Figli, di una riconciliazione dei genitori anche quando gli eventi avevano ormai raggiunto le forme + esasperate.

Dal loro canto, i Coniugi a volte giungono ad un accordo, in altre usano gli stessi figli per squalificare il proprio partner.

Tuttavia pur nei casi + conflittuali permangono tracce, inconsapevoli di disponibilità e non esclusione dell’altro genitore: La DISPONIBILITA implica la capacità di ascoltare, di cercare una Comunicazione. La natura del legame tra ex coniugi è infatti tale che un principio di genitorialità permane comunque nel corso dell’esistenza.

Per continuare ad essere padre e madre anche dopo una separazione è quindi necessaria la Cura Pedagogica della riflessione: infatti un padre ed una madre non possono e

NON devono MAI ESSERE LASCIATI SOLI. Nelle ricerche pedagogiche l’obiettivo è osservare il divorzio e la separazione con gli occhi dei figli e le loro opinioni: gli in-fans troppo spesso rimangono oggi senza voce, perchè “c’e’ troppo rumore”.

Oggi l’autorità paterna si è dissolta perdendo le proprie tracce; il padre, assente negli anni 80, adesso sta diventando un bravo “mammo”.

Durante una separazione la famiglia perde il significato di Base Sicura, non solo per i figli bambini o adolescenti ma anche per gli stessi genitori. I bambini o adolescenti continuano, a mantenere la speranza di future riconciliazioni oltre ogni evidenza per proteggersi contro l’ignoto di una novità che non hanno voluto e di cui sentono loro malgrado parte in causa

Analisi europee hanno stabilito come i figli spesso non si sentono liberi di parlare di un genitore, quando sono dinnanzi all’altro. Spesso il SILENZIO e l’Incomunicabilità sono delle costanti nel rapporto genitori/figli. Il Silenzio può bloccare le narrazioni della vita familiare, interrompere il dialogo, impedire ai figli di crescere dentro, di formarsi, e il senso di sicurezza. Solo la Parola al posto del  silenzio, lo scambio verbale invece del conflitto, possono aiutare i figli a superare le transizioni difficili. Spesso i figli dopo la separazione dei genitori, manifestano situazioni di collera, riproducendo la violenza subita in circostanze future, non solo nel familiare, ma anche in ambiti sociali e scolastici. Tuttavia la collera è gestibile, mediante una buona relazione con il genitore.

Quindi il Dialogo, la Conversazione, la Narrazione, la Relazione, la Comunicazione, divengono ampi veicoli strategici per dare un senso alla trasformazione e mitigare la perdita/separazione delle proprie tracce di famiglia.

Solo mediante una reciproca legittimazione si può stabilire un Nuovo Patto tra gli ex coniugi in cui “la gioia e dolore, salute e malattia (patto pre matrimoniale)”, devono rivolgersi questa volta verso i figli”: vi è quindi un “Paradosso Creativo” del divorzio:un patto generazionale.

La narrazione e la conversazione come dispositivi x indagare le relazioni familiari, sono rivolte anche verso un’approfondita ricerca delle Radici dei membri familiari.

Una ricerca lunga, ardua, “costellato di spie” ma anche il primo compito assegnabile all’essere genitori: I genitori sono radici per i loro figli e per le generazioni future, una base sicura di attaccamento. Anche lo psicoanalista Bowlby sottolineò come “ognuno di noi ha bisogno di una base sicura, che sia ADULTO o Bambino”.

BORGHI ha invece sottolineato la centralità in ogni educazione della Libertà, soprattutto

la “libertà di educare” a sua volta connessa all’idea di autonomia:

“l’Autonomia si collega infatti all’innovazione e creatività, progettazione, unendo insieme passato presente e futuro confrontandoli in una comunicazione + profonda”.

L’Autonomia quindi come condizione primaria di una vera dialogica comunicazione.

In conclusione, “sviluppare” un alto livello di genitorialità è il compito per garantire un sostegno alle generazioni future. Mantenere APERTA la comunicazione + profonda fra genitori e figli, anche nel conflitto, significa consentire anche alle prossime generazioni di trovare le proprie radici e garantire un loro formarsi in autonomia e liberta

L’autonomia diviene quindi un “banco di prova” sia per ogni Adolescente, nel passaggio all’età adulta, ma anche per ogni uomo che partendo da una base sicura, voglia ripercorrere la propria vita come un itinerario di senso. Essere genitori consapevoli di questo è una difficile se non difficilissima.


Cap. IV: FORMARSI IN FAMIGLIA

FORMAZIONE FAMILIARE e RICERCA della SOGGETTIVITA’:

Osservare oggi una famiglia, significa anche chiedersi quale RUOLO possa oggi competerle nella Formazione dei figli: Non è certo una famiglia (come forma antropologica/culturale) ad essere universale ma bensì la sua funzione.

Nonostante non sufficienti per tali analisi di ricerca, sono state le indagini socio/psicologiche a sviluppare gli studi sulla comunicazione, mediante psicoanalisti inglesi e americani che hanno fatto la storia della Psicoanalisi: Klein, Bowly, Winnicott, ed anche il gruppo di psichiatri e psicologi di Palo Alto.

Quindi anche se la Pedagogia degli ultimi 50 anni si è occupata moltissimo di Scuola e di modelli educativi extra-scolastici ma poco di famiglia, mediante i contributi provenienti dalle scienze in generale, (e umane in particolare) è possibile sviluppare un indagine sulla famiglia mediante un ottica che evidenzi proprio la rilevanza del pedagogico, che come “sapere costitutivamente inquieto” accoglie tali sostegni scientifici, cercando di Coordinare le problematiche relative all’Educare/Formare.

EDUCARE è un modello sociale con il quale un soggetto riceve adeguate Risorse per modellarsi fra gli uomini e continuare durante la propria esistenza a dare una Forma alla propria essenza di uomo

FORMARE è un processo che appartiene al soggetto in forma costituzionale.

La FORMAZIONE equivale quindi alla ”Formazione umana dell’UOMO”,

un processo mediante il quale ogni uomo prende coscienza della propria umanità.

Il SOGGETTO si configura dunque come la sua FORMAZIONE concetto che il modello della BILDUNG tedesca, ha tramandato, dopo averlo ricevuto integralmente dal pensiero Greco della PAIDEIA, il senso della educazione greca declinato secondo il Platone, che si riferisce al Modellamento del Soggetto, proveniente dall’educatore, come idea o tipo di forma cui aspirare. Quindi la vera Paideia greca NON muove dal singolo MA dall’IDEA.

Quale il significato dell’uomo-idea ? E’ancora ipotizzabile oggi nella società globalizzata, continuare a teorizzare una formazione mediante tale portato ideale?

L’uomo idea fa riferimento all’uomo immagine della Stirpe: l’uomo come richiamo all’umanità, storicamente e culturalmente vissuta. Oggi l’Educazione è configurabile come il mezzo che, tramite l’intenzionalità, raggiunge (o tende) al TELOS della formazione.

EDUCARE/FORMARE sono categorie congiunte, facenti parte di un processo direzionale, che viaggia verso uno Scopo pratico: l’Idea ovvero la forma uomo nello storico e concreto. Adesso la soggettività umana non può NON determinarsi in un luogo diverso da quel quadro di relazioni dove lo stesso soggetto inizia il proprio viaggio di vita: ovvero la FAMIGLIA.

Nel 900 la letteratura sviluppa un immagine del soggetto perduto e compresso nei legami familiari: tuttavia è teorizzabile una grande rilevanza della FAMIGLIA, se ci riferiamo ad una relazione genitoriale come sostegno, cura, e risorsa x i membri che fanno parte della stessa.

La famiglia può dar vita ma anche distruggere coloro che la compongono”. ( LAING

Essa è dunque un fine, un traguardo, una responsabilità, una sfida difficile.

Adesso è importante interrogarsi sia su come si Educa in famiglia, (se verso una responsabilità reciproca o verso la società) e sui quali siano i Congegni Pedagogici che possano alimentare una possibile educazione/formazione in un nucleo familiare.

La famiglia è in primis il luogo della formazione continua dei soggetti Adulti che la abitano. Tra Famiglia ed educazione degli adulti vige un forte nesso reciproco: l’educazione degli adulti è un problema urgente anche x le trasformazioni socio-culturali che spesso costringono gli stessi ad una revisione mediante l’educazione del proprio progetto esistenziale di persona,. L’idea di FORMAZIONE rimanda quindi l’educazione all’Essere, al Crescere, al Divenire, vettori/veicoli di responsabilità e di reciprocità genitoriale, un impegno x uomini e le donne + gravoso di ogni altra situazione professionale.

Alla Famiglia quindi spetta il compito di COLTIVARE L’UMANITA’: I genitori sono chiamati a Coltivareuna personale Crescita Umana e Psichica (come adulti e cittadini del mondo) di coloro che hanno avuto in carico, ovvero i FIGLI , mediante il congegno pedagogico del Dialogo familiare

Infatti prima di ogni altro strumento educativo è la Parola( il Dialogo) che circola in famiglia, la Conversazione, la Narrazione delle storie costituenti il tessuto della trame familiari, rappresentano i mezzi principali di un dispositivo pedagogico attorno al quale si compone la vita in famiglia.

Certo parlare di famiglia è sempre stato difficile: se prima del 68 il modello autoritario imponeva l’accettazione di ruoli stabiliti, dopo gli anni della contestazione, è giunto oggi il tempo della incomunicabilità.

Quindi il dispositivo pedagogico Dialogo/Conversazione/Narrazione, come principale strumento del comunicare in famiglia, va analizzato innanzitutto dal DIALOGO, prima modalità per educarsi reciprocamente ad una formazione per tutta la vita.

La Parola e il Linguaggio si pongono infatti come mezzi di comunicazione attuati nella conversazione familiare, veicoli di un progetto educativo che i genitori mettono in atto per e con i loro figli mediante le conversazioni quotidiane e rituali, con le quali il Modo di Essere di ogni genitore passa, inconsapevolmente, al figlio per determinarsi come uno stemma per l’attuale e futura crescita dello stesso.

Il secondo punto da analizzare, nel paradigma di conversazione, è quello relativo ai CONTESTI FAMILIARI (ATTUALI Difatti mediante le conversazioni quotidiane (fra genitori e figli) è “in giocola costruzione del soggetto educandoli al senso della vita.

I LUOGHI della conversazione sono la Casa, Stanze. Un genitore per mantenere viva la “parola-ponte” fra se e il proprio figlio deve anche imparare a cambiare, ed essere Autentico: solo con concordanza e coerenza una comunicazione potrà determinarsi.

Ogni famiglia avrà a sua volta un proprio modello di conversazione, uno stile ed un lessico ben preciso. Quindi la Conversazione in Famiglia va considerata: come Luogo e Mezzo

a) della Formazione soggettiva b) dell’Accesso alla sua Formazione sociale .

Per il primo aspetto, la forma centrale nella conversazione/comunicazione sarà il DIALOGO. Il Dialogo interiore fra l’io e il se del soggetto, inizia infatti già nella prima infanzia.

In seguito l’Adolescenza diviene il terreno + arduo: il momento + vero in cui un genitore potrà “mettersi in gioco”, e rivedersi alla luce dei cambiamenti che il figlio sta affrontando.

La “Guida/genitore” dovrà essere capace di nascondersi per consentire la liberta dell’altro. Quindi l’Intersoggettività del dialogo si pone come caratteristica base x la formazione integrale del soggetto. Solo mediante il dialogo il genitore può raggiungere il figlio e questi può cominciare a DIR-SI, “rompendo il suo isolamento” e comunicare con gli altri.

L’ASCOLTO e l’EMPATIA si pongono come i due stati soggettivi sui quali potrà essere costruita l’intesa Educazione alla conversazione in Famiglia.


Per una PEDAGOGIA dell’ASCOLTO nell’adolescenza lo Specchio è spesso il “luogo” delle domande e risposte, della ricerca del progetto in divenire, l’Identità di ciascun adolescente. L’Ascolto sembra quindi estraneo al progetto esistenziale di tale fase soggettiva. Un adolescente usa infatti la parola, (vivendo in forma narcisistica) per provocazione, per provare a se stesso (ma non agli altri) il proprio esserci. Quando non sono taciturni per scelta, gli adolescenti sono invece un fiume in piena, mediante valanghe di parole ma senza ascolto.



Alcuni adolescenti parlano senza sosta ma nè sono ascoltati e neanche ascoltano: spesso celandosi in quella “tomba tecnologica” rappresentata dalla loro stanza da letto.

La COMUNICAZIONE, (e le sue forme) rappresentano, quindi, un paradigma necessario per comprendere le relazioni familiari: al suo interno infatti si delineano fattori fondamentali per Coltivare l’Umanità proprio il momento dell’ASCOLTO, x Fratini “centrale per poter realizzare forme comunicative di valenza formativa” diviene un importante arte da salvaguardare x un’educazione a tale umanità.

L’ASCOLTO è un atteggiamento che ogni genitore attiva all’inizio della propria esperienza di maternità o paternità, anche se spesso la capacita di ascoltare, di un adulto si perde nelle vertiginose occupazioni quotidiane. ASCOLTO richiede quindi anche “mettere in atto” una massima attenzione, accettazione, essere riconosciuti e quindi considerati: in famiglia è quindi una cura all’ascolto dell’altro membro per favorirne la sua crescita personale.

E’ concepibile un’educazione in famiglia SENZA ASCOLTO (al gesto o al silenzio)

SCLAVI (in una sorta di vademecum del buon ascoltatore) illustra 7 principi su cui basarsi:

Fra questi l’Attenzione e la lentezza del tempo necessario per arrivare alla soglia altrui: essere quindi capaci di entrare in intima comunicazione senza il desiderio del possesso, anche

nella comunicazione + profonda.

Oltre l’attenzione, principio pedagogico basilare è “l’atto dirompente capace di SOVVERTIRE l’ordine relazionale”, ovvero sapersi Rapportare al figlio difficile, non compreso, lontano e perso. Quindi aprirsi alla speranza, con lealtà e giustizia.

E’ ROGER,uno psicologo statunitense del 900, il principale autore che ha fondato sull’ascolto tutta la sua intensa produzione scientifica, ponendo l’attenzione, x la crescita soggettiva,

delle Relazioni basate su Autenticità/Accettazione (altrui)/ed Empatia

ROGER sperimentò anche la possibilità di imparare sia tramite l’Esperienza che mediante un ASCOLTO ATTIVO x poter curare la parola, con un lavoro che si accostò all’ interpretazione del rapporto IO/TU, in Europa segno distintivo della filosofia di BUBER.

Le analisi di ROGER evidenziarono sopratutto un approccio centrale sulla PERSONA.

Egli infatti ipotizzò che ogni individuo detenga varie Risorse per auto-comprendersi, che possono svilupparsi solo in presenza di un clima di sostegno e attitudine psicologica.

Sono 3 le condizioni indicate per promuovere la Crescita di un soggetto:

a)Genuinità: il genitore è se stesso nella relazione, + è autentico + il figlio avvertirà un clima disponibile verso se stesso; b)Prendersi CURA dell’Altro senza porre limiti, mediante un accettazione incondizionata: aver cura e comprendere i bisogni dell’altro, ponendosi in una condizione di attesa,non passiva e inerte, ma viva e densa e progettiva.

C)Una Compresione Empatica affinchè un genitore percepisca esattamente i sentimenti del figlio, e poterli comprende mediante una fiducia incondizionata reciproca.

E’ proprio la FIDUCIA che differenzia l’analisi Rogeriana dalla maggior parte delle modalità comportamenti che caratterizzano le nostre istituzioni culturali.

ROGER infatti osservò come “quasi tutte le istituzioni riguardanti l’educazione, (come anche la vita familiare), sono fondate prevalentemente su una notevole mancanza di fiducia nella persona umana. Solo un Ascolto Attivo può valorizzare la tendenza, che ogni umano cela in sé, di crescere e svilupparsi.

Inoltre, x ROGER, un ulteriore caratteristica di una relazione che favorisca la crescita umana, è l’Essere vicino alla propria INTERIORITA’ solo quando ci avviciniamo alla parte di noi + sconosciuta, la nostra presenza può essere di notevole sostegno; un esperienza da ROGER denominata MISTICA

L’approccio centrato sulla persona è quindi principalmente un modo di essere che nasce da tutti quei comportamenti che permettono di sviluppare un clima di promozione/crescita umana: quindi il CAMBIAMENTO e TRASFORMAZIONE sono gli Scopi della teoria.

X il critico era fondamentale che i genitori nella formazione dei propri figli, non mettano al centro le proprie esigenze, ma sviluppino una possibilità di ASCOLTO attivo.

In alcuni dei passi del suo testo, infatti l’autore scrive: “Mi piace essere ascoltato, solo così posso “buttare fuori” i sentimenti di angoscia e le mia esperienza. Solo se ascoltato davvero, sono capace di percepire in un nuova ottica il mio mondo e quindi di proseguire”.

Il fine di una educazione Democratica, e quindi di quella familiare, è quello di sostenere gli individui a diventare soggetti capaci di agire di propria iniziativa, responsabili delle proprie azioni che compiono e in grado di collaborare con gli altri.

COMUNICARE E’ quindi SAPERE ASCOLTARE: “quanta Rabbia si prova quando le nostre parola rimangono inascoltate.” X ROGER solo grazie ad Ascolto realmente attuato, possiamo percepire i suoni e le forme del mondo interiore della persona che è dinnanzi a noi, sino a poterne intuire i significati + nascosti: un esigenza necessaria per i genitori contemporanei. Dunque ASCOLTARE E Accogliere l’altro, farlo Esprimere in libertà, ed anche il piacere di essere ascoltato. Va quindi evitata la SOLITUDINE quella che sopravviene nella

Frattura” di una Comprensione è infatti immensa: le SEPARAZIONI in famiglia, sono lo “specchio” di immagini infantili incomprese, di barriere invalicabili. Se oggi il bambino o ragazzo e sempre + solo questo lo si deve anche al fatto che gli adulti troppo + spesso si occupano solo di ben “recitare” e rappresentare la propria parte genitoriale.

Quindi AUTENTICITA’ - EMPATIA- ACCETTAZIONE - STIMA dell’ALTRO sono le modalità relazionali ed interpersonali che con pazienza devono essere ricercate: una relazione educativa (come quella familiare) deve fondarsi su una ricerca in tale direzione.

Il FAMILIARE, deve costituirsi essenzialmente dalle qualità relazionali essenziali di ogni famiglia affettiva/etica: ovvero la FIDUCIA, la Speranza, la Giustizia e la Lealtà.


Comunicazione e EMPATIA: il secondo aspetto del Congegno pedagogico della Comunicazione/Conversazione/Narrazione Familiare, da costituirsi in una relazione genitoriale, è la capacita di sviluppo dell’EMPATIA.

Al termine è connessa una data e nome ben preciso: Edith STEIN, 3-08-1916.

Stein scrisse “colgo l’Altro non solo come corpo ma anche come corpo vivente: colgo in esso il soggetto che vi abita, la persona spirituale,i suoi gesti, le sue parole motivate dalla sua struttura. Solo se mi sforzo di penetrare nel suo mondo valoriale posso approfondire la conoscenza del mio IO e quindi “risvegliare” quanto in me dorme”.

L’EMPATIA quindi costituisce una base di tutti gli ATTI emotivi, cognitivi, narrativi con i quali possiamo “cogliere” la vita psichica altrui, ed anche comprendere la propria persona.

x STEIN essa è “la prima forma con la quale accedere al mondo tramite la relazione altrui

La CONOSCENZA x Stein, si attiva mediante la relazione diretta che un soggetto instaura con gli oggetti del suo studio, o le persone che la circondano: oggetti quindi come tramite per poter conoscere se stessi e l’altro; riferiti alla persona, ai movimenti dell’IO e dell’anima.

Quindi il primo aspetto, nello scoprire una base intenzionale nel rapporto empatico, è rappresentato nella lacerante ricerca di Se nell’Altro e mediante l’altro.

Stein vede quindi “l’esperienza dell’Altro, e l’Abbandono del se come condizioni basilari x aprirsi ad una condizione di consapevole ulteriorità e libertà”.

In Stein il SOGGETTO si configura come una persona che fa “esperienza del proprio vissuto”, non accantonandolo ma assumendolo come “guida” per orientarsi nell’opacità del presente. Una Nuova Soggettività nata da “un sentire diverso”, dalla capacita critica e dilatata di leggere “i propri vissuti” come segnati dall’incontro e la relazione con l’io e l’altro,

quindi la MIA GIOIA, IL MIO DOLORE, ma allo stesso tempo il SUO DOLORE, la SUA TRISTEZZA, e dunque La LORO FELICITA

L’Empatia quindi si delinea come l’atto mediante il quale l’IO si costituisce tramite l’esperienza dell’altro, che a sua volta diventa un mio vissuto.

“Verso L’ALTRO” ci si dispone solo se si “discende” verso la propria Interiorità e si “apra” verso la propria Esteriorità. E’ quindi necessaria attivare un’ATTENZIONE, (movimento precedente l’atto empatico), verso la realtà esterna/interna del soggetto.

X STEIN (come Weil) l’ATTENZIONE si sviluppa sospendendo il proprio pensiero, che deve ricevere, l’oggetto verso cui si rapporta nella sua nuda verità, senza però farne un limite.

Il Compito principale per un’educazione è quindi rapportarsi nell’Altro, permettere la sua nascita e cura evitare l’attenzione dal se per favorire l’altro: proprio xché

la CURA dell’ALTRO costituisce uno STIMOLO x potersi migliorare, ma in forma reciproca.

EMPATIA quindi come “allargare il campo della propria esperienza” accogliendo il dolore altrui, mediante una posizione di separatezza e limitazione;

Una via che RIGETTA il DISINTERESSE: L’uomo, infatti,assorbito dalla propria “povertà spirituale” per natura “NON SENTE”, il bisogno del’altro: educarlo a sentire e “sentir-SI,” tramite il rapporto empatico, è quindi l’arduo compito che ogni educatore deve intraprendere. Per far questo è necessario registrare “la presenza degli oggetti” degli altri e del mondo, accantonando ogni ostacolo verso una loro conoscenza + approfondita, affinché si arrivi alle origini delle nostre emozioni, quindi cercando di regredire dinnanzi a noi stessi: POSSIAMO

COGLIERCI solo cogliendo l’IO e il TU,(ovvero il NOI),in una relazione INTERSOGGETTIVA.

L’Empatia di STEIN è dunque una esperienza sui generis: in ogni esperienza comune i soggetti possono cogliere la somiglianza delle loro soggettività ma senza identificarsi.

Proprio la mancanza di IDENTIFICAZIONE differenzia l’empatia di STEIN da altre visuali: anche confrontando le proprie esperienze, le 2 individualità rimarranno sempre ben distinte.

L’Empatia di Stein è quindi fondamentale x ogni COMUNICAZIONE: I GENITORI con il rapporto empatico possono “sentire” i propri figli, ma allo stesso tempo, colgono la libertà emotiva e affettiva della costituzione di ogni intersoggettività umana.

Mediante l’empatia, è dunque possibile imparare ad amare, riconoscendo però tale sentimento non di “fusione” ma positivo e liberale.

Un genitore, tramite empatia. può correttamente rapportarsi ai propri figli, comprendere i suoi schemi mentali, i sentimenti, i comportamenti e la sua visione del mondo.

Spesso l’AMORE che si porta al proprio figlio è un amore NON EMPATICO, che non arriva nella maniera dovuta. Esso è quindi “sprecato”, è solo un assoluzione del proprio compito:

x STEIN è invece necessario vedere gli ALTRI sempre con “OCCHI SPALANCATI”:

Essere genitore significa quindi “Farsi di parte”, comprende in maniera empatica il proprio figlio e porsi ad esso accanto invisibilmente. Una atteggiamento che manifesta la necessità di attuare una Pedagogia dell’Invisibile coraggio di DIRE TU invece di IO, comprendendo il tempo della propria uscita. Bisogna quindi “affacciarsi” sul mondo dell’altro, imparandolo lentamente: L’INVISIBILE come svolta che “LEGA” ma NON SOVRAPPONE






DONO e RESPONSABILITA’: La Formazione Familiare e la Parola:

Nella sua parte conclusiva di studio sull’Empatia, STEIN apre alla possibilità di

poter riconoscere l’altro, “risvegliando” quanto in noi era sopito

L’EMPATIA si pone quindi come mezzo per poter confrontare valori diversi ma per comprenderne anche la mancanza.

Il richiamo al VALORE, in Stein, introduce al senso di Scelta e RESPONSABILITA’, altro importante aspetto del dispositivo pedagogico della comunicazione familiare.

La relazione genitoriale è infatti incentrata su un senso di Responsabilità attuata nella comunità, ma non in solitudine.

Anche un Rapporto Educativo, come tutte le relazioni umane, è spesso soggetto a cadute o cedimenti, può essere quindi oscurato ma a sua volta anche rigenerarsi: STEIN interrogandosi su cosa favorisca la rinascita di una depressione e fallimento educativo, denota come anche l’Affettività necessiti x potersi costituire di essere potenziata e rafforzata.

Affinché avvenga questo è necessario assumersi una RESPONSABILITA’ continua.

La RESPONSABILITA’ attraversa le varie fasi vitali di una famiglia, dal genitore al figlio.

La “circolarità” del dono d’amore è una scelta etica di responsabilità comune e condivisa

Nonostante in una comunità ogni partecipante è responsabile delle proprie azioni nella sua singolarità, STEIN ci parla di un interesse “sovra-individuale: diversamente da altri autori, lo stesso afferma che poter constatare una Singolarità, accompagnata o meno dalla consapevolezza di se, è necessario stabilire una relazione empatica (la comunicazione) con il contesto comunitario. Solo dopo tale “incontro”, originante il riconoscimento reciproco, gli individui possono stringere legami comunitari.

La stessa Famiglia (come comunità responsabile) necessita di sostegno ed educazione.

Determinante sarà il Contesto X STEIN un soggetto singolo “immesso” in una circolarità, esce dalla stessa solo insieme all’altro che interpella (altro come famiglia, istituzione, società nel suo complesso). Il carattere empatico di ogni comunicazione permette “l’accesso ai valori” che costituiscono un soggetto e che lo trasformano in una persona, ma un cambiamento che può avvenire solo in condizione di DONAZIONE RECIPROCA.

IL DONO permette lo scambio, sostiene la libertà della relazione e nella relazione.

La LIBERTA , attivata mediante una Conversazione, si pone come “condizione” prima del rapporto empatico per poter accedere all’altro.

EDUCARSI alla CONVERSAZIONE è quindi un’EDUCARSI alla COMPRENSIONE del SE, al significato della sua esistenza, all’acceso dei VALORI base della vita umana: Condivisione, Solidarietà, Accoglienza, Giustizia e Ricerca della propria radice spirituale.

E’ quindi necessario “mantenere VIVO” l’ASCOLTO e l’INCONTRO

Il paradigma formativo della CONVERSAZIONE, in una famiglia determinata dai “congegni” pedagogici dell’ASCOLTO ed EMPATIA, deve rappresentare la base di un progetto familiare, per raggiungere la propria progettualità esistenziale.

Nonostante importante, l’Amore da solo non è sufficiente: è quindi necessario richiamare un Etica dell’IMPEGNO in ogni comunità conversante.

Il DIALOGO è quindi un IMPEGNO e Assunzione di RESPONSABILITA’ verso il Figlio, mai è scontata ma sempre da riformulare; DIALOGARE come DIRIGERSI verso l’altro, per poterlo dunque fare esprimere.

Il nostro progetto esistenziale è quindi l’IMPEGNO affinché l’altro possa liberamente DIRSI: un progetto certo di notevole caratura educativa.







CONCLUSIONI: nelle sue conclusioni la BOFFO ci riporta tale scritto.

Un padre scrive al proprio figlio. “Ti chiedo perdono per non aver immaginato sin dalla tua nascita che il tuo mondo fosse un altro e non uguale al mio solo per trasmissione ereditaria.

Ti chiedo perdono per il rimpianto, durante tutta la tua vita, per non essere stato un altro”.

Un Padre scrive al figlio, come l’estremo tentativo di raggiungerlo, quando oramai ha perso speranza . Non è + il padre che parla ma la voce del sentimento paterno di amore che comunica, quando purtroppo il progetto esistenziale pare essere perduto.

Oggi la comunicazione tra Padre e Figlio, ha raggiunto con sofferenza, il luogo di un PROGETTO CRITICO RECIPROCO.

Oggi la “privatizzazione” familiare, sviluppa un recesso alla solitudine, inaridendo le risorse umane e sociali dei propri componenti.

La CONVERSAZIONE si assume quindi il compito di progettare un costante divenire x tutti i soggetti che vi sono coinvolti.

Nel testo, la Boffo, ha evidenziato come una conversazione può infatti porsi come “luogo e tempo” del recupero spaziale e mentale dell’essenza umana, mediante valori come gratitudine, socievolezza, intimità e discrezione.

Una “strada” primaria affinché gli uomini possono dirsi gli uni con gli altri. Un vettore educativo/pedagogico quindi centrale per l’educazione/formazione nel globale, ed anche per la Familiare in particolare: in FAMIGLIA la conversazione mediante il DIALOGO, costituito da Ascolto ed Empatia diviene lo strumento per comprendere il proprio Figlio, per coltivarne l’umanità e sostenere la sua formazione di uomo/cittadino del mondo.

Certo ci vuole una buona dose di CORAGGIO che può provenire solo dalla Speranza e Fiducia delle proprie risorse umane. COLTIVARE UMANITA’ quindi come un emblema della ricerca della forma uomo del proprio figlio.

La Conversazione può farsi “carico” di tale ardui compito educativo: la stessa famiglia adrà infatti sempre sostenuta da una solida società educante.

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