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La comunicazione pubblica e le tappe normative fondamentali




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LA COMUNICAZIONE PUBBLICA E LE TAPPE NORMATIVE FONDAMENTALI

 

 

LA COMUNICAZIONE PUBBLICA



 

La comunicazione è una tecnica fatta di esperienza e di professionalità, che si rivela ancor più delicata quando concerne le amministrazioni pubbliche.

La P.A. non comunica per persuadere i cittadini della validità e conformità legale delle scelte operate, ma per farli partecipare alle decisioni assunte e alle opportunità offerte.

Dialogare con il cittadino è una condizione per la persistenza ed efficacia delle istituzioni pubbliche.

La comunicazione pubblica e istituzionale è finalizzata ad esternare le attività e le funzioni, ad applicare norme, a regolare giuridicamente i rapporti fra i soggetti membri dell’ordinamento (comunicazione normativa o giuridico-formale); ad informare gli utenti sulle modalità di funzionamento degli uffici e sull’applicazione di norme (comunicazione di servizio), consentendo l’accesso ai servizi e promuovendo nuove relazioni con i cittadini; a far conoscere identità e orientamento operativo delle pubbliche amministrazioni (comunicazione d’immagine). Questa modalità di comunicazione aumenta le conoscenze degli utenti, facendo diminuire i rischi di illegittimità e disservizi dovuti alla carenza di informazioni o anche solo la sfiducia collettiva;

La comunicazione pubblica non comprende solo quelle attività che un'istituzione mette in atto per 'proiettarsi verso l'esterno', ma anche il suo grado di 'permeabilità', ovvero quanto essa è aperta e disponibile a fornire le informazioni sul proprio funzionamento e sui propri servizi che possono venire richieste dall'esterno: la trasparenza.
Giuridicamente la trasparenza si coniuga come 'diritto all'informazione', ovvero ad avere accesso a tutte le informazioni e conoscenze che possono riguardare ciascun cittadino.


LE TAPPE NORMATIVE FONDAMENTALI

La comunicazione pubblica inizia ad avere una sua evidenza come ambito disciplinare a partire dagli anni ’90, stagione in cui prende avvio in Italia una riflessione organica sulla necessità di riforma del sistema delle pubbliche amministrazioni.

Si dibattono i temi della trasparenza, dell’agire pubblico e di un nuovo rapporto con il cittadino, su basi relazionali, collaborative, partecipative e di servizio.

Il cambiamento, lento e ancora in atto, punta all’amministrazione condivisa.

Si tratta di una formula organizzativa fondata sulla collaborazione e sulla reciproca fiducia fra amministrazione e cittadini, considerati come soggetti attivi che, integrando le risorse di cui sono portatori con quelle dell’amministrazione, assumono una parte di responsabilità nel risolvere problemi di interesse generale. In questo modello il cittadino viene proiettato al centro dell’azione amministrativa, ne diviene termine di riferimento, con i suoi bisogni ma anche con la sua capacità di proposta e partecipazione. 

Nella produzione normativa a sostegno del cambiamento troviamo disseminati i principi della comunicazione pubblica, intesa come l’insieme delle attività di comunicazione e informazione rivolte ai cittadini che fanno capo ad un soggetto pubblico e che si avvalgono di strumenti diversi e di strutture dedicate (Uffici per le Relazioni con il Pubblico).

La Legge 241/90 rappresenta una sorta di 'rivoluzione culturale', in quanto lega la pubblicità all'efficacia dell'azione della P.A.. Il ritardo, l'intoppo burocratico si evitano anche dando la possibilità al cittadino di controllare l'iter e lo svolgimento della pratica: è il controllo della comunità che si fa garante dell'efficacia dell'amministrazione. Di fatto estende a tutti gli enti pubblici la trasparenza amministrativa, già espressa in riferimento all’attività degli enti locali nella precedente Legge 142/90.


Il successivo D.Lgs. 29 del 1993 istituisce l'Ufficio Relazioni con il Pubblico, il cui principale scopo è quello di 'orientare le attività pubbliche dagli adempimenti formali ai risultati sostanziali apprezzati dall'utenza': si stabilisce il principio che l'attività della P.A. deve guardare primariamente al soddisfacimento dei bisogni dell'utenza.

Negli anni 90, inoltre, comincia una vasta attività di campagne di comunicazione condotte dai diversi governi, sintomo di una nuova sensibilità verso problemi di interesse generale. Le varie istituzioni maturano proprie identità legate alla settorializzazione delle funzioni, e si avvia una grande quantità di comunicazione autoprodotta.

In anni recenti, alcune campagne della Presidenza del Consiglio hanno anche provocato polemiche a causa della nota labilità del confine tra comunicazione di pubblico servizio e comunicazione politica.




Una spinta importante alla modernizzazione è venuta anche dalle leggi Bassanini (59 e 127 del 1997), che introducono il decentramento amministrativo, l'autocertificazione e gli sportelli unici. Tutti elementi che influiscono in modo innovativo sui rapporti e quindi anche sulla comunicazione tra cittadini e P.A.

Il decennio termina con l'approvazione della Legge 150/2000, con la quale si istituisce la figura del comunicatore, distinguendola dalle altre figure dell'amministrazione in base a criteri di differenziazione funzionale.

Il campo della comunicazione pubblica viene istituzionalizzato.

Si introduce la differenziazione tra attività di informazione (intesa come trasferimento di informazioni e trasparenza) e di comunicazione (intesa come promozione di contenuti, valori e 'immagine'). Si istituiscono a questo scopo tre strutture:

- il portavoce: è una figura non giornalistica che ha un rapporto fiduciario con il vertice dell'amministrazione;

- l'Ufficio stampa: è costituito da professionisti dell'informazione giornalistica. Si rapporta, così come il portavoce, con i mezzi di comunicazione di massa;

- l'URP: la sua attività si indirizza ai cittadini singoli e associati.

Vengono previste specifiche figure professionali, percorsi formativi e requisiti in termini di titoli di studio.                                                                                   

La Legge 150 comprende anche indicazioni sulla comunicazione sociale, sulla comunicazione interna e sull'uso delle tecnologie informatiche e delle reti.


Si tratta quindi del primo tentativo di disciplinare organicamente il campo della comunicazione della P.A., riconoscendo la necessità per le amministrazioni di dotarsi di strutture e professionalità atte ad agire con successo in un contesto che richiede competenze specifiche.

La comunicazione istituzionale entra così a pieno titolo nell’orizzonte della missione della nuova pubblica amministrazione: non più segmento residuale ma parte integrante dell’azione amministrativa.

La comunicazione, quindi, diviene snodo importante non solo della nuova relazione con il cittadino ma anche dei processi di cambiamento e di modernizzazione, a condizione che venga realizzata una rete efficace di scambio informativo e comunicativo interna alle amministrazioni.

Una buona comunicazione interna fondata su un’ampia condivisione delle attività e dei processi lavorativi dei singoli uffici, e il coinvolgimento del personale nei progetti di cambiamento organizzativo contribuiscono a rinsaldare l’identità dell’amministrazione, a favorire il senso di appartenenza alla stessa e a porre su nuove basi l’immagine della sfera pubblica.

Per le pubbliche istituzioni comunicare non è soltanto doveroso o di moda, ma è anche vantaggioso.

La comunicazione istituzionale può, infatti, giocare un ruolo primario nel miglioramento delle performance delle amministrazioni pubbliche e nell’avvicinare i cittadini alle istituzioni.

Avvicinare i cittadini alle istituzioni, è dunque il nodo centrale della comunicazione pubblica, non solo a livello nazionale, ma anche europeo.

Risulta infatti di fondamentale importanza il Libro Bianco su una politica Europea di Comunicazione, del 1 febbraio 2006.

L’obiettivo del Libro, è stato quello di avviare una riforma sull’attività di comunicazione a livello comunitario che avvicinasse i cittadini alle istituzioni, mobilitando tutte le parti in causa (dalle istituzioni europee alle autorità nazionali, regionali e locali) .

Ecco gli obiettivi che si è posta l’Unione Europea nelle politiche di comunicazione comunitarie: migliorare l'educazione civica, stabilire un legame tra i cittadini e tra questi ultimi e le istituzioni pubbliche, stimolare il dialogo ed il dibattito, potenziare la libertà di informazione e di espressione.

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