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Il silenzio della parola - tesina




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Il silenzio della parola


La musica può influenzare il nostro corpo e la nostra mente e favorisce l’aspetto espressivo, relazionare e comunicativo.



La musicoterapia

La musicoterapia è l’utilizzo della musica e degli elementi sonori a fini terapeutici.

L’utilizzo della musica a scopo terapeuti cosi evidenzia anche in periodi storici antecedenti(come ad esempio: gli sciamani, filosofi come Platone e Aristotele, gli arabi).

Al’inizio dell’ ottocento vi è la testimonianza della prima cura attraverso la musica.

Solo dopo il 1970 nasceranno le prime Associazioni di musicoterapia.

La musica dà alla persona la possibilità di esprimere i propri sentimenti che si manifestano con delle risposte fisiologiche.

Questo rapporto con la musica si pensa derivi dal periodo pre-natale; infatti il feto è immerso nel “bagno sonoro” dove l’unico contatto con il mondo esterno è il suo orecchio. Esso infatti è uno dei primi organi a svilupparsi.

La musicoterapia si suddivide in musicoterapia attiva(creare musica)ed in musicoterapia recettiva(ascoltare musica).

La musicoterapia attiva utilizza l’improvvisazione clinica per instaurare un dialogo sonoro tra paziente e terapeuta(supporto multimediale).

La musicoterapia recettiva si basa sull’ascolto guidato di sequenze sonore capaci di far attivare profondi sentimenti.

I campi di applicazione della musicoterapia sono quello preventivo(gravidanza e crescita), quello riabilitativo(ambito psichiatrico e neurologico) e quello terapeutico.

Inoltre, in musicoterapia, vengono rievocate le esperienze originarie. Questo tecnica prende spunto e rielabora i concetti espressi da Sigmund Freud nel metodo psicanalitico con il metodo delle libere associazioni.

Schopenhauer e il valore della musica

Questo aspetto della musica, come arte capace di curare l’uomo e di essere espressione e portatrice di sentimenti, è un aspetto che già aveva individuato, a mio parere, Arthur Schopenhauer. Egli formula una vera e propria “Filosofia della Musica”.

La ragione non può squarciare il velo di Maya e, perciò, non ci può fornire una conoscenza vera. Questo aspetto va affidato alla musica e alle arti in generale; anche se esse concedono un’evasione momentanea dalla volontà.

Schopenhauer sostiene la necessità di fare della musica un linguaggio universale, capace di parlare al cuore senza nessuna mediazione; la musica quando “parla” ci racconta la vita più intima della volontà, i più delicati moti e sentimenti dell’animo umano.

kandinskij e la teoria dell’armonica

L’intuizione che tra musica e sentimento ci fosse una stretta relazione venne anche a Vasilij Kandinskij. Egli sostiene che l’opera d’arte deve assomigliare sempre di più ad una composizione musicale. Kandinskij nelle sue opere espone le sue teorie nell’uso del colore; in particolare il colore può provocare nello spettatore un effetto psichico che ha una sua particolare vibrazione, un suo suono.

Il suono

La distinzione tra i vari strumenti musicali è prodotta dal suono che ognuno di essi produce.

Tutti i suoni sono prodotti da corpi che vibrano. La vibrazione produce una compressione e una rarefazione dell’aria,che riportata su un grafico da una sinusoide.

Una sinusoide è caratterizzata dal periodo, dalla frequenza, dalla lunghezza d’onda e dall’ampiezza; parametri che influisco poi sul timbro, sull’intensità e sull’altezza.



Introduzione

La musica è sempre esistita, da prima ancora che ne rimanesse una traccia storica.

Sin dai primordi l'uomo l'ha usata come un vero e proprio linguaggio per comunicare con i propri simili, dapprima con una funzione pratica ed, in seguito, anche con una funzione estetica, traducendo sentimenti e sensazioni in suoni efficaci ed espressivi.

La musica può essere considerata una tra le nostre esigenze primarie e rappresenta il linguaggio che preferisce l’anima per comunicare la nostra interiorità. D’altronde come disse Giovanni Paolo II:«Senza l'arte l'uomo resterebbe ampiamente cieco a se stesso, al proprio mondo interiore. essa per la sua natura può far risuonare interiori armonie, solleva intense e profonde emozioni»

La musica è una forma di linguaggio non-verbale che parla in primo luogo al corpo e in seconda battuta alla mente ed è in grado di suscitare reazioni emotive e risposte fisiologiche; per questo ha assunto anche un valore terapeutico.

Si è notato che la musica favorisce l’espressione, la comunicazione, elementi necessari per superare l’isolamento sociale; essa è anche uno strumento accogliente(vedi sottofondi musicali nei locali, nei centri commerciali, ecc)che favorisce l’emergere di emozioni.


La musicoterapia

Le definizioni della musicoterapia sono numerose nonostante si tratti di una disciplina relativamente nuova. Diremmo che La musicoterapia è l'uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l'apprendimento, la motricità, l'espressione, l'organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive.

Si tratta quindi di una disciplina di medicina alternativa che utilizza la musica come strumento per intervenire sul disagio di persone malate o affette da handicap.


L'uso della musica a scopi terapeutici è documentato in numerose civiltà dal mondo antico ad oggi, prevalentemente all'interno di un modello di pensiero magico-religioso.

Lo sciamano sapeva che la musica ha un potere incantatorio sulla parte irrazionale dell’ Io; sapeva che il mondo è costituito secondo principi musicali, che sia la vita del cosmo, sia quella dell'uomo, sono dominate dal ritmo e dall'armonia.

Anche Platone ed Aristotele furono, oltre che pensatori e filosofi, anche dei musicologi e musicisti convinti che le arti del ritmo contribuissero a migliorare la calma interiore, la serenità e la morale.

Nel medioevo l'uso del flauto come strumento terapeutico era noto agli arabi che lo utilizzavano per trattare i disturbi mentali.

Bisogna aspettare l’inizio dell’ottocento per avere qualche documentazione dell’uso della musica in campo strettamente medico.

Nel 1801 Philippe Pinel riporta il caso di un paziente guarito grazie alla riscoperta di una pratica musica­le con il proprio strumento, il violino. La musica viene ritenuta, principalmente, un mezzo per tranquillizzare(basti pensare alle ninne-nanne).

Le prime associazioni di musicoterapia nascono dopo il 1970.






Fondamenti teorici

La musicoterapia è una modalità di approccio alla persona che utilizza la musica o il suono come strumento di comunicazione non-verbale, per intervenire a livello educativo, riabilitativo o terapeutico.

La musica dà alla persona la possibilità di esprimere e percepire sentimenti, emozioni, desideri, tensioni che si manifestano nella muscolatura, nella postura, negli sguardi, nei cambi di intonazione della voce, nei gesti, nei movimenti, in scatti improvvisi.

Questa sorta di empatia con la musica è data, presumibilmente, dalla nostra predisposizione neonatale ad impiegare il suono ed elementi musicali come veicolo espressivo e comunicativo.

Ancora nella fase embrionale, il feto, è immerso in quelli che alcuni musicoterapeuti definisco “bagno sonoro”; suoni interni al grembo materno, che provengono dal corpo della stessa madre(respiro, battito del cuore,ecc); i quali vengono percepiti dal feto.

Questo,al momento della nascita, è verificabile sotto due aspetti: il primo nasce dalla considerazione che il neonato, nelle prime settimane di vita, sviluppa il sistema uditivo in misura maggiore rispetto agli altri apparati sensoriali; il secondo dalla strettissima relazione che si crea tra neonato e madre che acquisterà, nel tempo, un significato sempre maggiore.


La musicoterapia ha come obiettivi generali quelli di:


  1. Aprire canali di comunicazione sia verso l’esterno ma anche verso l’interno per migliorare i processi comunicativi e relazionali, esplorare approfonditamente il suo mondo interiore, per acquisirne consapevolezza e benessere.
  2. Canalizzare le ansie;
  3. Stimolare l'espressione dei sentimenti e gli aspetti comunicativi e relazionali; spezzare lo stato di isolamento, e offrire nuovi strumenti per l'espressione dei vissuti e per la loro condivisione;
  4. Favorire la creatività;
  5. Migliorare la socializzazione e l'interazione;
  6. Sviluppare l'espressione corporea;
  7. Stimolare il ricordo.

Le tecniche

La musicoterapia si suddivide storicamente in musicoterapia attiva, caratterizzata dalla produzione vera e propria di sequenze sonoro/musicali; ed in musicoterapia recettiva, caratterizzata da proposte di ascolto sonoro/musicali e dalla successiva traduzione verbale, corporea, pittorica, grafica delle suggestioni evocate dall’audizione.

Le tecniche musicoterapiche quindi possono essere considerate come l'insieme di interventi non verbali che utilizzano mediatori artistici allo scopo di favorire, ampliare e modellare le modalità espressive e comunicative.

Si potrebbe dire che,in un certo senso, sia la musicoterapia attiva che quella recettiva nascono in qualche modo dal falli­mento o dalla inadeguatezza della mediazione verbale(dovuta magari anche ad una patologia specifica del paziente).

Pur avendo entrambi  lo scopo di stabilire un contatto, un approccio, la musicoterapia attiva si distingue per la gratificante sollecita­zione dei sensi, mentre quella recettiva determina una sorta di nutrimento psichico.

L'intervento attivo sembra essere più indicato per pazienti privi di adeguate competenze verbali, caratterizzati da difficoltà(fisiche) e disagi(psichici) nei processi espressivi-comunicativi-relazionali, con prevalenza della dimensione cor­porea. È ovvio che anche altri soggetti ne possano beneficiare per una migliore integrazione.



Mentre l'intervento recettivo è rivolto a pazienti che conservano sufficienti competenze verbali, connotati anch'essi da difficoltà e disagio nei processi espressivi-comunicativi-relazionali.

Entrambi i tipi di musicoterapia si posso affrontare in gruppo o individualmente; tanto più il rapporto che il paziente instaura con l'elemento sonoro/musicale appare specifico, profondo, peculiare, tanto più si può ipotizzare una presa in carico individuale; mentre quanto più questo rapporto appare superficiale si può ipotizzare un trattamento di gruppo.


La musicoterapia attiva

La musicoterapia attiva si basa soprattutto sull’aspetto dell’improvvisazione.

La musica, il suono ci permettono quindi di contattare il soggetto su un piano sensoriale  e corporeo attivandolo e stimolandolo per poi avviare percorsi relazionali e cognitivi.

Lo svolgimento delle sedute prevede una suddivisione in quattro fasi: una fase di accoglienza, una fase centrale caratterizzata dallo sviluppo dei processi espressivi, comunicativi, relazionali mediati dall’elemento sonoro/musicale, una fase di elaborazione verbale ed una fase conclusiva di verifica.

La conduzione della relazione tra paziente e musicoterapeuta avviene mediante l’improvvisazione clinica che comprende in sé il dialogo sonoro.

Il terapeuta ha a disposizione come materiale di lavoro i suoni, i silenzi, il proprio corpo, i rumori, la musica ed i singoli elementi che la compongono:











il ritmo che agisce sulla sfera intuitiva;

la melodia che agisce sulla sfera sentimentale;

l’armonia che agisce sulla sfera intellettiva.
















Durante il dialogo sonoro tutto viene creato e comunicato direttamente, immediatamente, ed è per questo che un aspetto importantissimo è dato dall’improvvisazione, dalla spontaneità e dalla libera produzione, dove ogni paziente autonomamente e inizialmente propone una personale sonorizzazione e dove l'elemento sonoro diviene oggetto intermediario tra paziente e terapeuta.

È caratteristica di questa musica la poliritmia, la capacità cioè di sviluppare contemporaneamente diversi ritmi e di mantenerli in modo costante ed uniforme, senza che uno prevarichi su di un altro, ma con un’influenza reciproca.

Ogni strumento musicale presenta dei pregi e dei limiti. Per questo motivo gli strumenti sono molti, suddivisi in categorie (percussioni, fiato, corda) e famiglie (archi, ottoni, membrane, ecc.).

Le casse di risonanza degli strumenti musicali acustici sono la riproduzione del Corpo Vibrante (l’essere umano); luogo dove si percepisce il mondo circostante, le persone, se stessi.
La cassa armonica di uno strumento è in grado di coinvolgere nella risonanza anche il corpo di una persona.
Nel percorso di formazione il musicoterapeuta prende coscienza del ruolo comunicativo che egli realizza suonando. Egli trova, in ogni momento, quelle sonorità, quegli accordi, quell’armonia,quei ritmi e quelle melodie attraverso i quali 'parla', guida, asseconda, provoca, accompagna, reagisce con il paziente.
Mediante l’improvvisazione clinica il musicoterapeuta realizza il dialogo sonoro in modo ampio e vario. Improvvisando si dà senso ad un gesto, ad un movimento, creando un dialogo espressivo che precede e va oltre la parola.



Nelle sedute di musicoterapia, il paziente diviene protagonista; egli è portato a sentire, comprendere, creare, senza pressioni, libero di scegliere lo strumento che per lui in quel momento è più significante; al fine di comunicare con se stesso e agli altri il ritmo,i timbri,le melodie in cui si sente a suo agio.

Le finalità dell’improvvisazione clinica sono:


  • l'esplorazione del mondo interno dell'individuo;  
  • la ricostruzione e riorganizzazione della vita interiore, per accettare se stesso, gli altri, la realtà del suo divenire.













(video, esempio di un’improvvisazione clinica)


Si è notato, attraverso studi propriamente fisici, che il pianoforte risponde alle melodie, alle sonorità di un’arpa, di uno strumento a corda (violino, viola, violoncello, contrabbasso), di strumenti a fiato (tromba, corno, flauto, clarinetto ecc.), di strumenti a percussione (membrane, strumenti etnici ecc.), di strumentini idiofoni creando contesti musicali ricchi di fascino che varia attimo dopo attimo, utili all’interno dell’improvvisazione clinica e del dialogo sonoro.


















La musicoterapia recettiva

La musicoterapia recettiva si basa sull'ascolto guidato e strutturato in considerazione del fatto che

l'ascolto sonoro musicale è un processo capace di attivare profondi movimenti interiori.

Durante l’ascolto si aprono immagini, paesaggi, luoghi della memoria; viene a crearsi una dimensione creativa direttamente collegata con il mondo dell'intuizione, dell'immaginazione, della fantasia.

Un trattamento di musicoterapia recettiva viene concepito come un dialogo sonoro che avviene tramite l’ascolto di brani.

I brani musicali per l'ascolto, che di solito non sono lunghi, devono essere selezionati in base alla personalità e alle preferenze musicali del soggetto, poiché le risposte a un determinato stimolo sonoro sono molto diverse da caso a caso.



La musica proposta, comunque, deve essere in sintonia con il soggetto. Se, infatti, è davvero gradito, l'ascolto di brani musicali può agire positivamente, ad esempio, sulla frequenza della respirazione e delle pulsazioni cardiache.


Applicazioni

I campi di applicazione della musicoterapia sono quello preventivo, quello riabilitativo e quello terapeutico.

Il contesto preventivo trova applicazione: in gravidanza, nell'età evolutiva, nella terza età, nella preparazione preoperatoria. In questi quattro casi l'approccio musicoterapico si può considerare come un intervento di prevenzione primaria.

Il contesto riabilitativo si esplica in un ambito psichiatrico ed in un ambito neurologico. Si differenziano nei due ambiti interventi atti a promuovere aspetti espressivi, comunicativi, relazionali ed a favorire una migliore regolazione delle emozioni (ambito psichiatrico), ed interventi che, pur promo­vendo anch’essi le componenti relazionali, mirano al recupero e al potenzia­mento di specifiche competenze neuropsicologiche e neuromotorie. Sempre in ambito psi­chiatrico si possono collocare gli interventi rivolti alla tossicodipendenza, alla cura dei disturbi psichiatrici propri dell'età adulta e dell'adolescenza.

Inoltre, in musicoterapia, vengono rievocate le esperienze originarie. Non esistono interruzione fra le esperienze avvenute prima e dopo la nascita. Esiste la storia di ogni singola persona; per questo è possibile accedere verso vecchie esperienze ed è possibile affrontare le conseguenze negative derivati da eventuali traumi, lesioni, difficoltà, danni avvenuti  nel periodo postnatale.

Questo tecnica prende spunto e rielabora i concetti espressi da Sigmund Freud nel metodo psicanalitico. Si può ricollegare tale sistema con la metodologia delle libere associazioni, inoltre vieni utilizzata da alcuni psicoterapeuti a supporto dell’ipnosi.

Il metodo delle libere associazioni fa parte della cura psicanalitica; il trauma viene nascosto negli strati più profondi dell’inconscio, occorre però rielaborarlo nel tentativo di portarlo a coscienza tramite il linguaggio simbolico, che, in questo caso, può essere identificato nella musica.

Il paziente viene dunque invitato ad esprimere tutti i suoi pensieri, le emozioni, i ricordi che afferiscono liberamente alla mente, senza un apparente collegamento preciso. Ciò faciliterebbe il ritorno del trauma rimosso, la rielaborazione e la presa di coscienza (punto basilare, secondo le teorie freudiane, nella soluzione di nevrosi).

Per quanto riguarda l’ipnosi, si utilizza la musica per indurre uno stato di tranquillità(chiamato trance). Attraverso l'ipnosi è possibile accedere alla dimensione inconscia ed emotiva del soggetto.

Schopenhauer e il valore della musica

Questo aspetto della musica come arte capace di curare l’uomo e di essere espressione e portatrice di sentimenti è un aspetto che già aveva individuato, a mio parere, Arthur Schopenhauer.

Il filosofo tedesco agisce all’inizio dell’ottocento; nel terzo libro Il mondo come volontà e rappresentazione, nei relativi Supplementi e nel secondo volume dei Parerga e Paralipomena, formula una vera e propria “Filosofia della Musica” che presenta un pensiero musicale innovativo e indipendente, che farà della musica la Volontà come essenza del mondo.

Se il mondo come rappresentazione non è che volontà divenuta visibile, l'arte è precisamente tale visibilità resa più chiara.

La ragione non può squarciare il velo di Maya e, perciò, non ci può fornire una conoscenza vera.

Dunque il requisito per tale conoscenza è l’evasione, pur se momentanea, dagli impulsi della volontà.

È evidente che, essendo la ragione esclusa da tale processo conoscitivo, ed essendo i concetti e le parole, i mezzi attraverso cui essa opera, non è possibile esprimere con i linguaggi tradizionali ciò che risiede oltre il mondo dominato dalla volontà.

Il linguaggio dell’arte è invece un linguaggio allegorico, che si esprime per metafore, immagini delle idee; in particolare la musica esprime, con un linguaggio universale, l’intima essenza del mondo.

Schopenhauer sostiene la necessità di fare della musica un linguaggio universale, capace di parlare al cuore senza nessuna mediazione.

Egli afferma che la musica«parla il proprio linguaggio in modo così distinto e così puro, da non aver bisogno di parole, bastano semplici strumenti per farcene gustare tutto l’effetto» (A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione)


«La musica, dunque, non è affatto, come le altre arti, l’immagine delle idee, ma è invece immagine della volontà stessa, della quale anche le idee sono oggettità: perciò l’effetto della musica è tanto piú potente e penetrante di quello delle altre arti: perché queste esprimono solo l’ombra, mentre essa esprime l’essenza» (A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione


La musica occupa una posizione centrale rispetto alle altre arti. Infatti non è solo rappresentazione, immagine, allegoria di un’idea, ma è l’allegoria, l’immagine, la rappresentazione stessa della volontà. La musica è l’anima, l’essenza dell’opera così come la Volontà è l’anima, l’essenza del mondo.

Ma cos’è la volontà se non impulso cieco e irrazionale, passione, sentimento? Questo è il linguaggio della musica: il sentimento, contrapposto al concetto della ragione.

Questo esprime la musica quando “parla”: ci racconta la vita più intima e segreta della volontà, i più delicati moti e sentimenti dell’animo umano.

La musica nella sua struttura raccoglie perciò l’intero mondo.

Al pari delle altre arti la musica è in grado di sottrarci momentaneamente alla sofferenza, ma non solo; vista la sua natura è in grado di influire sulla volontà, riproducendo in noi gli infiniti moti di quest’ultima.


«Inventare una melodia, rivelare per suo mezzo i profondi segreti della volontà e del sentimento umano»


La musica va oltre le idee, facendo risuonare l’essenza, accompagnando l’ascoltatore e l’esecutore nella concretezza assoluta della conoscenza, spogliandola di tutte le astrazioni, dei concetti razionali e di tutte le illusioni delle apparenze.

Le diverse velocità dei movimenti (adagio, allegro, andante, ecc.), i modi delle tonalità (minore o maggiore) contribuiscono a fare della musica la più completa espressione della Volontà nel mondo, soprattutto tramite le infinite combinazioni presenti tra loro, portando in sé l’idealità dei sentimenti, degli affetti. Così, proprio per la sua natura, se la vita sensibile è causa di particolari sentimenti come gioia, afflizione, dolore o allegria, la musica esprime l’ universalità degli affetti; cioè l’ afflizione, il dolore, l’ allegria, la maestosità, la calma della contemplazione e molto altro.


«la musica, in quanto la più potente di tutte le arti, riesce già di per sé a riempire completamente uno spirito che ad essa sia sensibile; anzi le sue più alte produzioni richiedono lo spirito tutto intero non diviso e non distratto» (A. Schopenhauer, Parerga e Paralipomena)


In conclusione, la musica è ciò che sta sotto il velo della Maya. Una volta terminata l’esecuzione si ritorna, inevitabilmente, intrappolati nelle fitte trame del principio di ragione. Ecco perché, dice Schopenhauer, che «la musica non ci dà reale dolore, ma anche nei suoi accordi più dolorosi rimane ancora rallegrante, e noi percepiamo volentieri nella sua lingua l’intima storia della nostra volontà e di tutti i suoi moti e delle sue tendenze. […] Quando invece, nella realtà e nei suoi errori, la volontà stessa è così stimolata e straziata; allora noi non abbiamo da fare con i suoni ed i loro rapporti numerici, bensì siamo piuttosto ora noi stessi la corda tesa, pizzicata e vibrante» (A. Schopenhauer, Supplementi al “mondo”

kandinskij e la teoria dell’armonica

L’intuizione che tra musica e sentimento ci fosse una stretta relazione venne anche a Vasilij Kandinskij. Il pittore russo, creatore della pittura astratta, sin dalla giovinezza aveva studiato musica; la pittura per Kandinskij, nel corso della sua vita divenne sempre più una sorta di composizione musicale, una sinfonia di colori; questo aspetto è sottolineato anche dai titoli che da alle sue opere come: improvvisazione o composizione.

«Già molto presto mi resi conto dell’inaudita forza d’espressione del colore. Invidiavo i musicisti, i quali possono fare arte senza bisogno di raccontare qualcosa di realistico. Il colore mi pareva però altrettanto realistico del suono»(V. Kandinskij).

Kandinskij nelle sue opere espone le sue teorie nell’uso del colore; in particolare esprime il nesso strettissimo fra l’opera d’arte e dimensione spirituale. Il colore può provocare nello spettatore un effetto psichico che ha una sua particolare vibrazione, un suo suono.

Kandinskij dice «il colore è la tastiera, gli occhi sono le armonie e l’anima è il piano con molte corde. L’artista è la mano che suona, toccando un tasto o l’altro per far vibrare l’anima».

Kandinskij descrive i colori in base alle sensazioni che suscitano paragonandoli a strumenti musicali. Elabora una “teoria dell’armonica” accostando il colore con il suono prodotto da diversi strumenti musicali.

Egli si occupa dei colori primari (giallo, azzurro, rosso) e poi di colori secondari (arancione, verde, viola), ciascuno dei quali è frutto della mescolanza tra due primari. Analizzerà anche le proprietà di marrone, grigio e arancione.

Il giallo è dotato di una follia vitale, prorompente, di un'irrazionalità cieca; viene paragonato al suono di una tromba.

L'azzurro è il blu che tende ai toni più chiari, è indifferente, distante, come un cielo artistico; è paragonabile al suono di un flauto.

Il rosso è caldo, vitale, vivace ed è paragonato al suono di una tuba.

L'arancione esprime energia, movimento ed è paragonabile al suono di una campana o di un contralto.(voce scura, piena e ricca).

Il verde è una assoluta quiete; racchiude in se i toni ampi, caldi del violino.

Il viola, come l'arancione, è instabile ed è paragonabile al corno inglese(strumento musicale a fiato come un oboe)



Il blu è il colore del cielo, è profondo ed è associato al suono del violoncello.

Il bianco è dato dalla somma (convenzionale) di tutti i colori ; è la pausa tra una battuta e l'altra di un'esecuzione musicale.

Il nero è mancanza di luce, è un non-colore; è la pausa finale di un'esecuzione musicale.


L’artista cerca di ritrovare le stese potenzialità della musica nella propria arte. Ricerca il ritmo pittorico. La musica è pura espressione di esigenze interiori.                    

Il suono


Ma che cos’è che distingue i vari strumenti musicali l’uno dall’altro? Questa distinzione è prodotta dal suono che ognuno di essi produce.

Tutti i suoni sono prodotti da corpi che vibrano. Possono essere generati da vari fonti come, ad esempio, da strumenti musicali. Questi possono essere classificati in base alla natura del corpo vibrante che produce il suono.

Abbiamo tre grandi famiglie di strumenti musicali: gli strumenti a corda,gli strumenti a fiato, e,infine, gli strumenti a percussione.

Le prime producono suoni attraverso la vibrazione di una o più corde(come la chitarra o il violino o un pianoforte); nel secondo caso a vibrare è una colonna di aria che viene messa in movimento dal soffio di chi suona lo strumento; nell’ultimo caso a vibrare è un membrana.

Anche la nostra voce è il prodotto di una vibrazione; infatti, quando si parla, l’aria che esce dai polmoni mette in movimento le corde vocali.

Kandinskij stesso ci dice che notevole importanza assumono i diversi strumenti musicali; essi sono caratterizzati da una qualità particolare che li distingue uno ad uno: il timbro.

Il timbro è il carattere che permette di distinguere più suoni, identici per altezza e intensità, provenienti da sorgenti diverse.

Il timbro rappresenta la qualità del suono e dipende essenzialmente dalla forma d’onda prodotta dallo strumento, differenza che deriva principalmente dal materiale e dalle dimensioni del corpo vibrante.(dimostrazione con oscillo-scopio)







onda a 440 Hz                        onda di un organo a 440 Hz onda di un sax a 440 Hz






Onda di un violino a 440Hz  Onda di un pianoforte a 440Hz onda di una chitarra a 440Hz

Gli altri due parametri, l’altezza e l’intensità, differenziano notevolmente i suoni.

L’altezza è quel carattere del suono che distingue i suoni gravi da quelli acuti. Due suoni di diversa altezza corrispondono ad onde di diversa frequenza; al crescere della frequenza corrisponde

l’ aumento dell’ altezza.

L’intensità, invece, è quella qualità che distingue suoni forti da quelli deboli; essa è legata all’ampiezza delle vibrazioni.

Un suono è caratterizzato perciò da queste tre caratteristiche, ecco perché le sensazioni acustiche rilevate dal nostro orecchio, in genere, sono differenti fra di loro.

Da queste caratteristiche si origina una vibrazione che,come visto, registrata e riportata su un grafico spostamento-tempo è una sinusoide.



Un’ onda sinusoidale si definisce per alcune caratteristiche tra cui: il periodo, la frequenza. La lunghezza d’onda e l’ampiezza.

Il periodo( T ) è l’intervallo di tempo necessario per compiere una vibrazione completa. Esso viene misurato in secondi.

La frequenza( f ) è il numero di vibrazioni complete che avvengono in un secondo. Si misura in hertz(  Hz ).

La lunghezza d’onda( l ) è la distanza tra due creste(o due gole) consecutive.

Infine, l’ ampiezza  è definita come il massimo spostamento di un punto dalla posizione di equilibrio.

La sorgente sonora(ovvero il corpo da dove nasce/produce il suono) vibrando produce una compressione una rarefazione dell’aria che si trova nelle sue immediate vicinanze.

Nascono le onde elastiche che si propaga nello spazio(ma non nel vuoto).




















Bibliografia


Benenzon R.O. Manuale di Musicoterapia, ed. Borla, Roma, 1983.


Sito internet del F.I.M. (Ferderazione Italiana Musicoterapeuti)[www.musicoterapia.it]


Schopenhauer A. il mondo come rappresentazione, 1819


Schopenhauer A. Parerga e paralipomena, 1851


Kandinskij V. lo spirituale nell’arte, 1911


Amaldi U. fisica: idee ed esperimenti (volume secondo), ed. Zanichelli


Intervista a musicoterapeuta del Dipartimento Salute Mentale - ASL 3 genovese


Foto: esperienza di musicoterapia al Dipartimento Salute Mentale – ASL 3 genovese


Immagini: Pablo Picasso e Vasilij Kandinskij


Video: esperienza di improvvisazione clinica di Mauro Scardovelli(musicoterapeuta)


rielaborazione video e grafici delle onde realizzati da Daniele Zec

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