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Esistenzialismo - Heidegger




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Esistenzialismo


L’esistenzialismo ha caratterizzato il periodo compreso tra le due guerre e specialmente nel secondo dopoguerra.

È definito dall’attenzione sugli aspetti limitanti della condizione umana nel mondo: nascita, lotta, patimento, passare del tempo, morte, ecc.




Le matrici storico-culturali sono rintracciabili nella delusione nei confronti dell’ottimismo romantico (sia forma idealistica che positivistica) e della guerra. È presente uno stretto legame tra esistenzialismo e letteratura in cui è presente il senso della problematica dell’esistenza, e si trova anche una corrispondenza nel decadentismo europeo dove subentra la sensibilità di una presenza della morte (più propria possibilità dell’esserci [l’essere in senso ontologico che si manifesta nell’uomo] ) dentro la vita stessa.

L’esistenzialismo è quindi un insieme di filosofie che risultano caratterizzate da alcuni tratti comuni:

  • la riflessione circa l’esistenza ha rilievo centrale;
  • esistenza intesa come modo d’essere proprio dell’uomo (modo specifico, diverso perché possiede alcune caratteristiche peculiari);
  • questo modo d’essere viene descritto come rapporto con l’essere (l’essere è soprattutto essere esperenziale; l’essere è soprattutto realtà ontologica; l’essere è soprattutto un assoluto divino);
  • il rapporto esistenziale con l’essere è qualcosa in cui “ne va” dell’uomo e che richiede da lui una scelta o progetto e trovandosi così aperto al rischio (l’uomo si trova sempre a scegliere e quindi a lasciare alle sue spalle ciò che non è stato scelto [L’esistenza è cioè il divenire ] );
  • l’uomo è un ente che si trova di fronte a determinate possibilità di realizzazione, che impegnano la sua libertà e che si collocano ai due estremi dell’autenticità e dell’inautenticità (concetto prevalenti in Hiedegger);
  • l’uomo visto come singolo, un ente individuato, concreto e irripetibile “nessuno può decidere per un altro come nessuno può morire per un altro” (concetto prevalente in Sartre è sempre l’uomo che decide / libertà intesa come libertà di partecipazione).

L’esistenzialismo filosofico è quindi quell’insieme di forme di pensiero che condividono la visione dell’esistenza come modo d’essere proprio dell’uomo che nella sua singolarità, e quindi finita e irripetibile compresa tra nascita e morte, è chiamato a decidere in vista della propria autenticità e realizzazione.



Heidegger


Lo scopo della filosofia di Heidegger è quello di costituire un’ontologia che giunga alla piena determinazione del senso dell’essere (realtà universale; cogliere quella realtà che esiste oltre le rappresentazioni ) [analitica esistenziale]. L’essere è considerato un ente e l’uomo è la manifestazione suprema dell’essere in senso ontologico.

L’esistenza corrisponde al modo d’essere nell’Esserci (caratteristiche attraverso le quali l’uomo esiste) che è l’apertura verso il mondo e gli altri e la sostanza dell’uomo. Le caratteristiche dell’esistenza sono:

  • la possibilità di comprendere l’essere, cioè rapportarsi all’essere (proprio e generale);
  • è possibilità d’essere, l’esistenza è un’insieme di possibilità fra cui l’uomo è chiamato a scegliere. L’uomo è ciò che lui stesso sceglie o progetta di essere. La scelta è un problema che si pone di fronte al singolo uomo e che dà luogo a una comprensione esistentiva (comprensione esistenziale), che si propone di indagare le strutture fondamentali dell’esistenza.
  • Esserci e cioè è quell’ente in cui il suo essere è perennemente in gioco nell’alternativa tra
    1. Autenticità (cioè l’esserci per la morte [è una chiamata che ricorda di esserci per la morte] ) è la possibilità più propria (concerne l’essere stesso dell’uomo), insormontabile (l’estrema possibilità dell’esistenza è la sua rinuncia a se stessa), certa (si connette in maniera essenziale all’aspetto autentico dell’esistenza umana)
    2. Inautenticità (cioè l’essere nel mondo [fuga] ) è il prendersi cura delle cose che gli occorrono, atto di trascendere la realtà come si presenta (realtà di fatto come si presenta a prima vista), progettare la realtà secondo significati che fanno capo a lui stesso (subordina le cose secondo i propri bisogni e scopi), fuga (è un modo conformista dell’inautenticità della vita, l’uomo scappa).

Autenticità e inautenticità compongono la comprensione esistenziale (situazione effettiva) che si divide in due possibilità:



  • Autentica (=se stesso) cioè essere per la morte (ma non il suicidio perché l’esserci per la morte non è affatto un tentativo di realizzarla, la morte è una possibilità, non può venire intesa e realizzata che come pura minaccia sospesa sull’uomo. Essere per la morte significa procedere al di là delle illusioni del Sì e, tramite un atto di libertà, accettare la possibilità più propria del nostro destino), possibile impossibilità della propria esistenza (anticipazione dell’essere consapevole che la certezza della propria vita è la morte);
  • Inautentica (=il mondo e gli altri) è l’esistenza anonima, quella di tutti e di nessuno, esistenza del si (<<si dice>> o <<si fa>> domina incontrastato), chiacchiera, curiosità (poiché l’esistenza è vuota si cerca di colmarla in un qualche modo, curiosità non per l’essere delle cose, ma per la loro apparenza visibile, che reca all’equivoco), equivoco (finisce per non sapere neppure di che si parla o a che si riferisce il <<si dice>>). È una alienazione per allontanare l’esistenza autentica (rendersi conto che la vera essenza dell’esistenza è la morte-unica certezza).

La voce della coscienza ha il ruolo di sentinella, cioè richiama l’uomo alla sua esistenza autentica. Si rivolge all’uomo in quanto è immerso nel mondo e dominato dalla cura e lo richiama a se stesso, a ciò che egli autenticamente è e non può non essere. Il nulla consiste nel fatto che l’uomo pur trovandosi come progetto-gettato ad essere il fondamento di se stesso (cioè delle proprie scelte), non risulta il fondamento del proprio essere; pur nella sua finitudine, può progettare determinate possibilità solo escludendone altre provando “Consapevolezza”, sentimento che porta a concretizzare la decisione per il nulla, cioè con la scelta di anticipatrice della morte. Il richiamo che della voce della coscienza fa risuonare è per l’appunto il richiamo a questo nulla. Decidersi per il nulla equivale a decidersi per l’anticipazione della morte. Se l’uomo in quanto progetto-gettato è costituito da una <<nullità esistenziale>>, non rimane che anticipare e progettare questo nulla sotto forma di una decisione anticipatrice della morte intesa come la possibilità propria ed estrema del nulla da sé. La morte non ha solo la funzione di ricordarci <<la non definitività di ognuna delle possibilità concrete che la vita ci presenta>>, ma anche il compito di farci assumere la negatività strutturale dell’esistenza attestata dalla voce della coscienza.

La temporalità rappresenta il senso unitario della struttura della Cura, in quanto questa è <<essere avanti a sé>> (progetto), <<essere già in>> (gettatezza) e <<essere presto>> (deiezione [che radica l’uomo nel presente inautentico] ). Il tempo non si aggiunge all’esistenza, cioè all’essere uomo, l’esserci è tempo, o meglio, la temporalità è ciò che rende possibile l’Esserci nella totalità strutturale delle sue determinazioni. Il nulla non elimina il mondo, lo presuppone nella sua realtà di fatto, rende liberi di accettare l’esistenza così come essa è, conferisce all’uomo la possibilità di rimanere fedele al destino della propria comunità o del proprio popolo. La storicità è il destino che è l’atto con cui l’uomo si tramanda in una possibilità ereditata e tuttavia scelta.

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