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Analisi qualitativa dei progetti rilevati divisi per aree geografiche




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ANALISI QUALITATIVA DEI PROGETTI RILEVATI DIVISI PER AREE GEOGRAFICHE


1.Premessa


Le premesse di carattere sostanziale anche relative a questo capitolo sono già state fatte nel precedente, si vuole qui aggiungere solo una precisazione. Al fine di disegnare un quadro che possa essere il più chiaro e completo possibile, i dati sui progetti ottenuti tramite le risposte al questionario di cui si è detto, saranno in piccola parte integrati da materiale di altra fonte. In particolare, nel maggio 2000 il D.A.P. ha realizzato una “Indagine sul trattamento dei detenuti stranieri” i cui dati sono stati elaborati dal Centro di Documentazione Due Palazzi di Padova, indagine che ha interessato 174 Istituti. Come si comprende, non si tratta di un lavoro specificatamente orientato verso la mediazione culturale, ma di questa si è in parte occupato mettendo in evidenza solo alcuni progetti ritenuti maggiormente significativi. Tra questi, che in tutto sono sei, ve ne sono che due non sono stati rilevati dalla presente ricerca per mancanza di risposte da parte degli Istituti (si confronti quanto detto nel cap. II par. 2), ma verranno inseriti, per fini di completezza, così come sono stati riportati dalla ricerca svolta dal D.A.P.. Con tale integrazione, si avrà che saranno esposti complessivamente, più di cinquantanove progetti, cinquantanove si ricorderà è il totale dei progetti rilevati. I due di cui si parla, riguardano la Casa Circondariale di Torino “Le Vallette” (progetto “Kalima”) e la Casa Circondariale Regina Coeli di Roma (“Progetto stranieri”).



Inoltre, il quadro relativo la regione Lombardia, regione che si è detto essere nodale per il tema immigrati, ma di cui tramite la ricerca si sono reperite pochissime notizie, a causa della scarsa quantità di risposte, (con l’unica eccezione di Como che ha fornito un quadro dettagliato dei tre progetti attivati all’interno dell’Istituto), sarà ampliato grazie ad un approfondimento operato dall’ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione). Si tratta “Il programma d’intervento per i detenuti stranieri della Regione Lombardia”, in particolare i progetti realizzati nei due Istituti di Milano: S.Vittore e Milano Opera. Questo materiale sarà logicamente trattato nei paragrafi che si occupano delle singole Regioni (o meglio P.R.A.P.) di appartenenza.


2. Il Nord - Italia


I Provveditorati Regionali (dell’Amministrazione Penitenziaria) che interessano questa parte della trattazione sono: quello del Piemonte e Valle D’Aosta, della Liguria, della Lombardia, quello del Triveneto (che ricomprende il Trentino A.A., il Veneto ed il Friuli V.G.) ed infine dell’ Emilia Romagna, quest’ultima, però, per motivi che si chiariranno in quella sede, sarà oggetto di trattazione di un apposito capitolo[1].

Prima di illustrare i singoli progetti rinvenuti nei diversi Istituti, quale premessa, si accenna un quadro che riassuma la situazione circa l’insediamento degli immigrati nel Settentrione . Sia chiara, però, la problematica generale che investe la precisione dei dati quando si tratta di stranieri: le statistiche circa gli immigrati risentono di una grande approssimazione, non ultimo a causa della clandestinità, che non è facilmente calcolabile (se non in minima parte tramite le espulsioni) ed è, in sintesi, praticamente impossibile avere dati che possano ritenersi precisi.

Si è già detto essere il Settentrione la parte di territorio nazionale che sempre più si sta accreditando come l’epicentro dell’immigrazione: il Nord-Ovest (32,7%) ed il Nord-Est (24,1%) arrivano insieme al 56,8% della presenza straniera in tutto il Paese. Del resto, il Settentrione ha creato il 63,1% di tutti i nuovi posti di lavoro occupati da stranieri in Italia con conseguenze quali una più alta quota ad insediamento stabile, un’altrettanto alto numero di ricongiungimenti familiari ed anche un tasso più elevato di natalità (sempre rispetto a quanto si riscontra complessivamente in Italia) e di alunni stranieri nelle scuole, nonché una spiccata propensione ai matrimoni misti. Naturalmente una così elevata concentrazione di immigrati sul territorio innalza anche la probabilità statistica di provvedimenti giudiziari a loro carico: infatti si riscontrano proprio nel Nord

quasi i due terzi delle denunce riguardanti cittadini extracomunitari, un alto numero di casi di intimazione di espulsione (6 casi su 10 a livello nazionale) e la metà degli allontanamenti effettivi eseguiti (respingimenti, espulsioni), nonché il 53,4% del totale dei detenuti stranieri nel territorio nazionale.

Ora si intende analizzare i singoli contesti regionali sulla base delle risposte ai questionari proposti dalla ricerca: si richiamano a tal proposito alcuni aspetti approfonditi nella parte generale (cfr. par 2) relativi alla percentuale di risposte e alla loro significatività come campione a rappresentare la situazione. Qualora necessari in relazione ai vari contesti tali dati saranno testualmente riportati. Di seguito si propongono i rilievi nelle singole Regioni raggruppate secondo le competenze dei rispettivi Provveditorati Regionali (che in totale, si tenga presente, sono sedici):


2.1 Piemonte e Valle D’Aosta


In generale la popolazione straniera in queste Regioni è, a giudicare da quanto testimoniato dai dati, in aumento; in particolare, per avere un’idea di massima, si pensi che a Torino la popolazione straniera rappresenta il 4% della popolazione stando ai dati anagrafici rilevati al 20 ottobre 2001, ossia alla data del censimento. Altro aspetto importante che si coglie dallo studio dei dati sui soggiornanti e loro spostamenti, è che questa Regione, come il Lazio la Lombardia e L’Emilia, si sta rapidamente avviando verso l’ultima fase dei cicli migratori, ossia la formazione di comunità e il formarsi di una seconda generazione. Rispetto al totale di immigrati soggiornanti in Italia, però, sommando i “numeri” delle due Regioni si ottiene una percentuale pari al 7,3%, percentuale relativamente bassa: volendo infatti delineare una ideale graduatoria il Piemonte è terzultimo tra le Regioni settentrionali, seguono il Friuli V. G. con il 3% e proprio la Val D’Aosta, per ovvie ragioni anche di estensione territoriale, con lo 0,2%, mentre al primo posto vi è la Lombardia con ben il 23% (per completare: segue al secondo posto il Veneto con il 9,4%, l’Emilia R. il 9,3 %, la Liguria ed il Trentino A.A. entrambe con il 2,4 %). A tale situazione però non corrisponde quella nelle carceri: il Piemonte infatti, secondo alla sola Lombardia nella graduatoria relativa al Nord - Italia, ha un elevato numero di detenuti stranieri (in corrispondenza sia detto, ad un altrettanto elevato numero totale di reclusi rispetto alle altre Regioni del Nord) pari al 36 %ca. del totale di detenuti nella Regione e pari al 20 %ca. dei detenuti stranieri in tutto il Nord Italia.

Delineato tale quadro generale, si può passare ad esporre ciò che più strettamente riguarda la ricerca: tornando a considerare congiuntamente le due Regioni, il totale di Istituti interessato dalla diffusione è di 14 (11 Case Circondariali e 3 Case di Reclusione) mentre il totale che ha fatto pervenire i questionari è di 8 (C.C. di Alessandria, C.C. di Cuneo, C.R. San Michele-Alessandria, C.C. di Aosta, C.C. di Novara, C.C di Verbania, C.R. di Fossano, C.C. di Alba), di questi 4 hanno svolto al loro interno attività relativa alla mediazione culturale.

Di seguito vengono esposte le esperienze rilevate e gli Istituti interessati:


1) Casa di Reclusione di Fossano:

il progetto, denominato “Operatori dei servizi alle persone e al territorio” si è già concluso; il tipo di servizio a cui gli operatori sono stati adibiti è quello di mediazione linguistica ed interculturale. Mentre non pone problemi la prima, che rientra in quello che è il primo “stadio” della mediazione, cioè l’interpretariato, nulla è detto circa la seconda, cioè come sia stato svolto il lavoro di mediazione interculturale.

Come titolare del progetto e suo soggetto attuatore, è indicata genericamente la voce Enti Pubblici ma non vi è aggiunta nessuna specificazione.

L’Istituto di cui si tratta ha una popolazione carceraria di 147 detenuti di cui 50 stranieri (dati al 31.12.2001).


2) Casa Circondariale di Alba:

il progetto di cui si riferisce si chiama “Ulisse”, si tratta di un progetto molto articolato che però ha avuto attuazione solo in minima parte. Infatti, nella sua stesura originale, prevedeva: la costituzione di un gruppo di lettura che si strutturasse come un laboratorio multiculturale, uno sportello accoglienza immigrati dove avrebbe dovuto operare un mediatore (di lingua araba, seguendo quella che è la prevalente composizione della popolazione detenuta straniera nell’Istituto) ed un legale, infine uno studio sull’ordinamento penitenziario proprio per dare degli strumenti conoscitivi in più a tutti i detenuti, stranieri e non. Molte difficoltà hanno però impedito la piena realizzazione del progetto in tutte le sue fasi, tanto che l’unico lavoro “sopravvissuto” è quello relativo al gruppo di lettura che, sostanzialmente, si occupa direttamente con i detenuti interessati di risolvere primari disagi. Quale soggetto attuatore viene indicata un’associazione di volontariato (di cui non è specificato la denominazione) che regolarmente opera nella struttura. L’educatrice che maggiormente ha lavorato a questo progetto ha individuato, quale grande difficoltà impediente la realizzazione del progetto stesso, la scarsa adesione degli stessi detenuti. Naturalmente non si tratta dell’unico ostacolo, problemi hanno riguardato i contenuti stessi del progetto e gli obiettivi da questo prefissati. Resta comunque, che in questo Istituto è stata riscontrata una forte diffidenza da parte dei destinatari del progetto, con la ovvia conseguenza di una cattiva riuscita complessiva delle attività previste.

I fondi per la realizzazione del progetto sono quelli ex. Art. 127 del D.P.R. 309/90 ovvero la normativa sulla tossicodipendenza.


3) Casa Circondariale di Novara:

il progetto di cui si va esporre, è denominato “Mediatori culturali” ed infatti prevede l’attività di questi ultimi nell’Istituto al fine di svolgere colloqui di sostegno ai detenuti stranieri; non è specificato lo stato di attuazione quindi non è chiarificato se sia concluso, ovvero in itinere.

Titolari nonché attuatori del progetto risulta essere l’Istituto penitenziario stesso che ha realizzato il progetto con fondi regionali.

In questo Istituto la presenza di stranieri è piuttosto contenuta: 28 detenuti su un totale di 219.


4) Casa Circondariale di Aosta:

il progetto denominato “Incontri di mediazione interculturale” attivato nella C.C. di Aosta si è attualmente concluso. Come titolare del suddetto viene indicata l’Associazione Interculturale “Frantz Fanon” di Torino, e soggetto attuatore l’Istituto Penitenziario.

Poche sono le notizie in relazione al contenuto di questo progetto: l’unico elemento descrittivo che è stato fornito sintetizza l’attività progettuale come “analisi dei percorsi individuali di mediazione”, da questo si deduce che il percorso che si è tentato aveva come principale scopo favorire l’integrazione magari non solo tra detenuti, ma anche con gli stessi operatori del carcere.

Come ulteriore dato si tenga presente che la C.C. contiene 232 detenuti di cui 110 stranieri (dati al 31.12.2001)


5) Casa Circondariale Le Vallette di Torino[3]:

il progetto denominato “Kalima” comprende attività di socializzazione per i detenuti stranieri, ma anche di formazione per gli insegnanti ed i mediatori culturali operanti nel carcere. Promotore del progetto è un’associazione denominata “Ires”, già da tempo inserita nell’Istituto, ed i finanziamenti sono della Regione Piemonte (il preventivo di spesa ammonta a 116.124.000 delle vecchie Lire).


2.2 Lombardia


In più punti della trattazione si è già fatto riferimento a questa Regione particolarmente interessata dal fenomeno immigrazione. Non soltanto da sola accoglie quasi un quarto di tutti gli immigrati presenti sul territorio nazionale, ma ha anche il più alto numero di detenuti (secondo i dati dell’Annuario Istat 2001 ammontano a 7.279) e conseguentemente il più alto numero di detenuti stranieri (2.393 sul totale di cui sopra). Si diceva dunque, che soggiorna in Lombardia il 23% ca. del totale dei soggiornanti in Italia: il 64,7% di questi ha il lavoro come motivo di soggiorno e si tratta di una media superiore a quella nazionale. Sembra confermato il dato per cui la Lombardia assurge a grande meta per gli immigrati, trattandosi comunque di una regione ricca potenzialmente in grado di sopperire alla richiesta di lavoro, elemento che costituisce ancora la spinta principale ad abbandonare i propri Paesi d’origine. Nonostante questo, secondo la ricerca svolta dalla Caritas il 69,9% delle persone considerate “povere” è straniero, prevalendo però tra questi i clandestini e gli irregolari (che, naturalmente per tale motivo non sono conteggiati nei dati statistici ufficiali). Nella ricerca stessa, infatti, si evidenzia che “la presenza di extracomunitari che hanno bisogno di consulenze e di accompagnamento nell’espletamento delle pratiche più svariate, ha richiesto anche agli operatori (dei centri di ascolto) una maggiore conoscenza delle leggi e delle politiche sull’immigrazione”. Questo per puntualizzare solo alcuni degli aspetti problematici legati ad un aumento così evidente di stranieri; per tentare di risolverli si ha bisogno di interventi di svariato tipo, tra cui, non ultimo, una formazione specifica di tutti i diversi operatori che entrano in contatto con la popolazione immigrata. Medesimo discorso può essere riproposto a maggior ragione per ciò che riguarda la realtà vissuta nel carcere. Tali sono gli intenti dichiarati nello stesso Protocollo d’Intesa tra la Regione Lombardia e il Ministero di Grazia e Giustizia, siglato nel febbraio del 1999. In quest’ultimo, infatti, si legge sia che le parti si impegnano a “valorizzare e agevolare” gli interventi a favore degli stranieri miranti a “realizzare un servizio di mediazione culturale (…), svolgere un’azione di consulenza e informazione per la tutela giuridica e la fruizione di percorsi alternativi alla detenzione”, sia “a promuovere la formazione e l’aggiornamento degli operatori”. In tale direzione, il contenuto del primo progetto di cui si tratta:


1) Casa Circondariale San Vittore di Milano[4]

il progetto denominato “Io e lo straniero” ha come obiettivo la sensibilizzazione multiculturale degli agenti di polizia penitenziaria attraverso un’esperienza formativa rivolta ad un gruppo di agenti scelti di S Vittore.

La titolarità di tale progetto appartiene a più soggetti, cioè alla collaborazione della Direzione del carcere di S.Vittore con il C.F.P. (Centro di Formazione Professionale) Vigorelli della Regione Lombardia ed il Laboratorio Carcere Città di Milano. Il progetto si è strutturato in diverse fasi: nel 1997 aveva come destinatari quindici agenti, nell’anno successivo è stato attivato per circa cento agenti, ed infine nel 1998 è stato realizzato un corso in alcune realtà penitenziarie della Lombardia. Tale corso si è articolato in moduli formativi di due giornate consecutive per un totale di dodici ore, con professionisti da anni impegnati nel carcere e docenti stranieri. Nella valutazione dell’esperienza si legge “la figura del mediatore, sconosciuta alla maggioranza, ha suscitato interesse (…), il tema della mediazione, intesa come possibilità di individuare la terza soluzione nella gestione del rapporto con i detenuti, ha incontrato interesse e desiderio di sperimentarla sul campo”.

Nel 1998, inoltre, è stato proposto e realizzato un ulteriore progetto, stavolta non solo al S. Vittore, ma contestualmente anche nella Casa di Reclusione di Milano Opera: il progetto è chiamato “Nimrod”. Ciò che si ripropone è di formare dei detenuti extracomunitari di diverse etnie e personale di sorveglianza, per costituire una équipe di lavoro che si proponga come servizio di sostegno, interpretariato e orientamento per tutti i detenuti extracomunitari.

Il corso per i detenuti (di un monte orario di 280 ore) è durato dal novembre 1999 a giugno 2000. I criteri di reclutamento (è la Direzione stessa che li seleziona) riguardano: il periodo di permanenza in carcere, che sia almeno di due anni, la tipologia di condanna (che non preveda divieti di tipo burocratico tali da non permettere la frequenza ai corsi e la libera circolazione in carcere), la conoscenza di base della lingua italiana, l’appartenenza ad un’area geografica significativa. Il corso prevede una fase di orientamento e di formazione dove viene potenziata la conoscenza della lingua italiana, e per coloro che superano positivamente tale fase si apre la seconda, di orientamento professionale, che ha quale contenuto la comunicazione, i problemi legati all’immigrazione, le dinamiche relazionali, ed un corso sull’interculturalità. A ciò si aggiungono incontri con esperti esterni ed interni ed una fase di tirocinio.

Il corso per agenti di polizia penitenziaria, svoltosi nello stesso periodo, prevede la formazione di nuove figure tra gli agenti che siano in grado di porsi come garanti e referenti dei detenuti mediatori culturali e come esperti delle attività che si svolgono in carcere, nonché come facilitatori dell’accesso e della partecipazione alle attività per tutti i detenuti. Le tematiche principali su cui il corso si incentra sono: la comunicazione e le dinamiche relazionali, l’interculturalità, l’analisi del mercato del lavoro. In sintesi, la preparazione in tal senso del personale è necessaria per garantire l’operatività delle nuove figure professionali che vengono create tra i detenuti (come mediatori).

Attualmente i mediatori linguistico - culturali di S.Vittore sono otto e coprono le esigenze relative alle aree linguistico – culturali araba, albanese, greca, slava, ceca, bulgara, russa e portoghese.


2) Casa Circondariale di Bergamo:

l’Istituto di cui si va a trattare contiene una popolazione carceraria di 489 detenuti di cui 187 stranieri (dati al 31.12.2001). Si tratta come si vede, di una presenza significativa, e si tenga presente che Bergamo risulta essere la terza provincia lombarda (dopo Milano e Brescia) con il più alto numero di soggiornanti stranieri (sempre collegato alle potenzialità occupazionali di tale provincia).

Il progetto, tuttora in itinere in quanto ha iniziato l’attività nel marzo del 2001, è denominato “Sportello di mediazione nella C.C. di Bergamo. Continuità e sviluppo”. Soggetto attuatore e titolare del suddetto è la Cooperativa Sociale Migrantes. Nella scheda di presentazione del progetto l’attività dello sportello è indicata come attività di ascolto, traduzione, segretariato sociale, e mediazione culturale in collegamento con i servizi esterni (la durata del progetto è indeterminata, le ore complessive sono 260). Gli obiettivi, dunque, sono quelli di superare in primis le difficoltà di tipo linguistico – culturale, e poi di creare una guida ed un supporto di tipo legale, non ultimo favorire l’ottenimento di misure alternative. Riguardo le motivazioni si legge che “partono dalla necessità di contribuire a rimuovere gli ostacoli che rendono difficile il trattamento rieducativo finalizzato al reinserimento sociale dei soggetti carcerati immigrati; ostacoli che mantengono parte rilevante della popolazione carceraria immigrata in una situazione di disagio e di non equità nei confronti degli altri detenuti.” La Cooperativa di cui si è detto ha inoltre partecipato al progetto contribuendo al finanziamento dello stesso (insieme al Comitato Carcere Territorio di Bergamo), ed ha richiesto un finanziamento alla Regione Lombardia rientrante nel “Programma regionale per le politiche d’integrazione concernente l’immigrazione – esercizio 2001” in attuazione dell’ art. 45 D.lgs n. 286/98 “Fondo nazionale per le politiche migratorie”.

Le figure coinvolte dal progetto sono tre: un mediatore culturale dipendente della Cooperativa Migrantes, un coordinatore, anch’esso dipendente da quest’ultima, ed un libero professionista esercitante la professione di avvocato.

Dagli elementi forniti si comprende che trattasi di un progetto piuttosto ben articolato che mira ad avere una stabilità, a creare un canale non provvisorio dentro la struttura carceraria.


3) Casa Circondariale di Vigevano:

il progetto “Figli di un Dio minore” attivato, ed in itinere, nella C.C. di Vigevano, consta di un gruppo di diciotto persone di nazionalità diversa con le quali vengono svolte delle lezioni aventi oggetto disparate materie. Si passa infatti, da nozioni di diritto penitenziario, di diritto del lavoro, a corsi di formazione professionale, corso di informatica, studio della lingua inglese ed anche studi sulle tradizioni dei diversi popoli. Titolare del progetto ed attuatore è lo stesso Istituto penitenziario con la collaborazione del C.T.P. Vigevano.

Mancano elementi che chiarifichino le modalità in cui tali incontri si svolgono e la durata degli stessi.


4) Casa Circondariale di Busto Arsizio:

La popolazione carceraria di quest’Istituto conta 420 detenuti di cui 165 stranieri. Il progetto, “Sportello di mediazione culturale”, è ancora da attivare (al momento in cui si scrive) e prevede l’intervento di tre mediatori di lingua spagnola, araba, albanese e slava. Nello sportello, quindi, dovranno operare i soli mediatori che, dopo i colloqui con i detenuti, riferiranno agli operatori istituzionali.

Il progetto nasce da soggetti del privato sociale (non viene specificato se cooperative o quant’altro) ed attuato dall’Istituto stesso che seleziona i mediatori.


5) Casa Circondariale di Como:

L’Istituto di cui si va a trattare ha una tradizione piuttosto solida circa la mediazione culturale, verranno infatti di seguito sintetizzati tre progetti quivi realizzati. Questa realtà, insieme a quella milanese, costituisce una delle esperienze più importanti della regione Lombardia.

L’attività dedicata agli stranieri inizia nel 1997 con un progetto denominato “Piroga”. Nel testo del progetto si legge “oggi più che mai il problema degli extracomunitari in carcere è divenuto una vera e propria emergenza assumendo dimensioni e peculiarità preoccupanti (…), intervenire sul problema significa in prima analisi favorire l’integrazione nella realtà penitenziaria”, ma si noti che “valorizzare gli aspetti peculiari non significa operare per la separatezza, ma per l’accoglienza, per cui le attività specifiche dirette ai detenuti extracomunitari debbono necessariamente essere inserite ed interagire con le altre attività trattamentali offerte a tutta la popolazione detenuta”. In sintesi questo il punto di partenza sostanziale del progetto.

“Piroga” coinvolge le seguenti realtà: la Direzione, il Presidio tossicodipendenti, il volontariato, l’insegnante della scuola elementare, e l’Amministrazione provinciale che si occupa di istituire il centro di mediazione culturale. Dunque, oltre quest’ultima, le attività di gruppo in cui il progetto si articola sono: anzitutto il corso di alfabetizzazione (finalizzato all’ottenere il diploma di licenza elementare), l’attività di counseling, che consiste nel trattamento di gruppo mirato per le problematiche legate alla tossicodipendenza, inoltre gli incontri di socializzazione, dove vengono affrontati temi ed argomenti di carattere culturale, religioso, giuridico, letterario, attinenti alle culture di provenienza. Infine, è previsto un servizio di accoglienza per i detenuti stranieri nuovi giunti, creato formando gli stranieri già detenuti, fornendo loro strumenti che permettano di attutire il disagio di chi entra nella struttura carceraria e, ad esempio, non conosce affatto la lingua italiana. Quali attività individuali, da affiancare a quelle di gruppo sopra elencate vi sono: uno sportello sociale che offre un servizio di consulenza per il disbrigo di pratiche giuridiche ed amministrative (condotto da un volontario esperto, una volta alla settimana), e i colloqui individualizzati, tale ultimo servizio è, in realtà, consolidato già da anni, si occupa di tutti i detenuti ed è svolto dal Gruppo Volontariato Carcere.

E’ stato realizzato un volantino in quattro lingue, italiano, inglese, francese ed arabo, rivolto ai detenuti per raccogliere le loro adesioni, dove vengono illustrate le principali attività del progetto e come partecipare (compilando la c.d. “domandina”) ad una o a tutte le iniziative previste; il detenuto che compila tale richiesta viene successivamente contattato da un operatore del progetto.

E’ stata redatta una relazione di ale esperienza, risalente all’anno 1998 (si rammenta che il progetto, concepito nel ’97, è stato attivato a partire dal gennaio 1998), che riferisce di una prima valutazione ed analisi del lavoro svolto. Tale relazione, si apre con la constatazione del sensibile aumento della popolazione detenuta nonostante i significativi effetti prodotti dalla Legge Saraceni - Simeone che, però, poco si sono avuti sugli stranieri “privi nella stragrande maggioranza dei casi di sicuri e stabili riferimenti abitativi, lavorativi e familiari”. Si conferma, dunque, la necessità di un lavoro come quello che il progetto stesso si propone di realizzare. I diversi settori, qualificanti il progetto, vengono analizzati separatamente: l’attività di mediazione culturale è stata resa possibile dal contributo dell’Amministrazione provinciale che ha coordinato il lavoro (nella persona del responsabile provinciale del Coordinamento lavoratori stranieri – CLAS) ed ha segnalato quattro nominativi di esperti in comunicazione e mediazione interculturale. Attualmente il servizio, che dispone di esperti delle nazionalità albanese, tunisina, marocchina e senegalese, svolge tutte le attività che nella fase progettuale erano state previste (facilitare la comunicazione, assistenza giuridica, creazione di un contesto di accoglienza individuando alcuni detenuti quali riferimenti significativi per gli altri). Il lavoro svolto, si giudica nella relazione, ha avuto un buon impatto e risultati fruttuosi non solo per la popolazione detenuta, ma anche per gli operatori agevolati nel loro lavoro quotidiano dall’operato di mediazione. La seconda attività del progetto (chiamata “Enciclopedia della strada”) quella cioè mirante alla socializzazione, pur essendo sentita come parte fondamentale del progetto dai suoi ideatori, proprio perché fortemente connessa all’obiettivo dell’integrazione, sembra aver risentito, nella sua realizzazione, “di una certa frammentarietà e nebulosità”. Sembra emergere, infatti, dalle attività svolte, che comunque sono state ben accolte dai detenuti (si va da proiezioni di film ad una festa di conclusione del Ramadan), che sia mancata una progettazione delle iniziative che meglio le coordinasse. Infine, quali considerazioni generali e conclusive, il referente del progetto (si tratta dell’Educatore Coordinatore della C.C. di Como) scrive di risultati positivi, adesione interessata dei detenuti, ed inoltre che “il discreto livello di partecipazione è riscontrabile non solo nelle attività previste dal progetto Piroga, ma anche in quelle destinate a tutti i detenuti, segno che l’integrazione, anche se difficile e problematica, può aver luogo e dal carcere questo segnale dovrebbe diffondersi all’esterno, sul territorio”. Viene anche specificato, come dato significativo, che si è riscontrato da un punto di vista concreto un calo sensibile di gesti di autolesione (trattasi di un problema piuttosto frequente e grave fra i detenuti in generale, ed in particolare fra quelli stranieri) da parte degli extracomunitari.

Probabilmente sostenuti da tali risultati positivi gli operatori del progetto “Piroga” hanno proseguito le loro attività in questo senso, dando vita ad un nuovo progetto denominato “Senza confini” attivato nel febbraio del 2000.

I punti di partenza, sono ovviamente molto simili a quelli che hanno portato alla realizzazione del lavoro precedente: un emergenza di tipo quantitativo (1/3 della popolazione detenuta complessiva è straniera), ma anche qualitativo viste la peculiarità dei bisogni e delle problematiche vissute dagli stranieri. Le finalità sono sempre quelle di favorire percorsi di integrazione, tentando di attenuare gli effetti desocializzanti che la detenzione produce. Il progetto si sviluppa sulle prospettive già aperte dal progetto “Piroga” riconfermandole nei loro contenuti e nei significati, riformulando alcune attività presenti ed istituendone delle nuove. In sintesi: 1) laboratorio di introduzione alla mediazione culturale, destinatari gli operatori penitenziari, gli agenti di polizia penitenziaria, ma anche tutti coloro che a diversi livelli operano all’interno della struttura carceraria (sanitari, insegnanti, volontari, ecc.); 2) laboratorio di formazione alla mediazione culturale, rivolto ai detenuti, che prosegue l’attività svolta nell’anno precedente con il primo progetto di cui si è detto, organizzato dalla Direzione in collaborazione con il C.L.A.S. di Como; 3) laboratorio multietnico, cioè uno spazio di condivisione all’interno del quale organizzare attività sia per singola etnia, sia tra gruppi culturali diversi (ricollegato alla “Enciclopedia della strada”, cfr. sopra), organizzato e coordinato da esperti interculturali e animatori sociali; 4) “La scuola a colori”, si tratta di un’iniziativa nuova, che consiste nel promuovere un collegamento tra il carcere ed alcune realtà scolastiche della zona, tale collegamento presuppone che alcuni Enti che già organizzano corsi di lingua sul territorio (Enaip, Acli), ne organizzino uno anche all’interno della struttura carceraria con una partecipazione prevista di esterni e di detenuti. A proposito di quest’ultima proposta, nel testo di presentazione il referente sottolinea che “è pleonastico ricordare che il carcere può svolgere una funzione diretta al recupero della persona, solo se nel territorio trova un interlocutore credibile, capace di farsi carico delle problematiche del disagio della detenzione e di dare risposte adeguate ai problemi posti da coloro che sono intenzionati a reinserirsi positivamente nel tessuto sociale”. Si tratta di una riflessione molto importante, estendibile al tema generale della ricerca, nel senso che la mediazione culturale può ottener determinati risultati raggiungere specifici obiettivi, solo se connessa ad un lavoro di rete che colleghi il “dentro” con il “fuori”.



Anche del progetto “Senza confini” esiste una relazione sull’attività svolta redatta nel febbraio 2001. Vi si legge che il corso di formazione alla mediazione culturale “ha conseguito risultati molto soddisfacenti”: ha interessato quindici detenuti di varie nazionalità ripartiti in tre aree con riferimento ai Paesi di provenienza. Il corso ha formato detenuti in grado di svolgere non propriamente l’attività di mediatore, che richiede capacità e competenze specifiche, ma l’attività non meno importante di rappresentare un riferimento significativo in termini di supporto, sostegno ed orientamento per detenuti stranieri in difficoltà. Nella relazione del coordinatore dei mediatori culturali si sottolinea “la necessità che l’attività del laboratorio sia periodizzata dentro una struttura permanente di formazione, ciò per consentire, da un lato, di intervenire nella sostituzione di detenuti formati alla mediazione che lasciano l’Istituto (scarcerazione o trasferimenti), dall’altro per allargare la partecipazione di detenuti italiani”.

Per ciò che attiene l’attività del laboratorio multietnico, ha racchiuso una serie di iniziative che vanno dalla creazione di murales, alla lettura, sino alla arte-terapia. Al momento della redazione della relazione tali attività non si erano ancora concluse, i risultati, quindi, sono ancora da verificare, ma complessivamente, si riscontra un miglioramento della qualità della vita e delle relazioni dei detenuti stranieri all’interno della struttura carceraria. Si tratta, in sostanza, di progetti più orientati all’umanizzazione della pena, rispetto ad un trattamento esterno vero e proprio.

In continuità con gli interventi sopra descritti, è prevista la realizzazione di un progetto “Senza confini 2” per l’anno 2002, che ripropone i contenuti e dunque le attività del progetto dell’anno precedente.


La realtà di Como, se paragonata ad altre già esposte o di cui si parlerà in seguito, presenta due caratteristiche interessanti che si ricollegano ad alcuni temi esposti nel capitolo precedente. La prima, è che si tratta di un Istituto medio – grande, con sì una presenza significativa di detenuti stranieri, ma che si attesta su una media decisamente non alta, se paragonata ad altre realtà, circa 120 detenuti su 380 di totale[5]. Questo dato interessa solo per ribadire, come detto in precedenza, che indipendentemente dal sovraffollamento, l’incipit per creare progetti di mediazione, ma più che altro svolgere un programma approfondito a riguardo con intenti di stabilità, può dipendere dai soggetti che in concreto operano nelle carceri, dai mezzi che li sostengono all’esterno, in sintesi dal lavoro delle persone che, si potrebbe dire, “vogliono crederci”. Infatti, in assenza di una normativa precisa, si ha come conseguenza un lavoro diseguale nelle diverse strutture, e non si intende quella differenza che ovviamente discende da contesti diversi, che è logicamente ineliminabile, ma si parla piuttosto di differenze che discendono da mezzi e strumenti diversi, che in alcune realtà non rendono possibili certi risultati. La mediazione, se fosse regolata chiaramente dalla legge, porrebbe le strutture quantomeno sullo stesso piano, ognuna dovrebbe far confluire una parte dei propri sforzi in attività specifiche di mediazione, quale metodo condiviso di gestione della popolazione detenuta immigrata, per una gestione che non sia unicamente dettata da una logica dell’emergenza.

La seconda caratteristica che si vuole evidenziare concerne la struttura dei progetti trattati, o meglio la quantità e la qualità dei soggetti che li hanno resi possibili: come si vede, è confermato il dato per cui solo un lavoro che comprenda gli sforzi di più soggetti, pubblici e non, che coprano aree diverse di influenza, riesce ad avere un impatto ed una riuscita significativi.


2.3 Liguria


La Liguria è una delle principali aree di primo approdo dei flussi migratori provenienti, grazie alla posizione geografica della Regione, sia per le vie marittime, sia per la frontiera terrestre con la Francia. Fino alla metà degli anni ’80 questo territorio si è configurato come una tappa intermedia di progetti migratori che prevedevano altrove l’obiettivo insediativo. Nel corso degli anni ’90, invece, l’inserimento degli immigrati è stato favorito da un progressivo processo di invecchiamento della popolazione ligure (“la più vecchia d’Italia” secondo il Dossier / Caritas 2002) e quindi da maggiori possibilità lavorative per gli stranieri che, nella stragrande maggioranza, sono appunto uomini tra i 18 e 40 anni.

Per quanto riguarda la situazione circa la popolazione detenuta, si attesta come quinta Regione del Nord Italia con una percentuale circa dell’8% rispetto al totale dei detenuti nel Nord , mentre rispetto al totale nazionale la percentuale si abbassa sino al 3% ca. Il 48% della popolazione carceraria è straniera (si tratta di 781 su 1.622 detenuti) in conferma di una media riscontrabile quasi in tutte le Regioni.

Gli Istituti penitenziari della Liguria sono sette in totale, cinque hanno risposto

al questionario sottopostogli, e sono stati rilevati tre progetti che si vanno ad esporre:


1) Casa Circondariale di Genova Pontedecimo:

E’ un Istituto femminile non molto grande, secondo i dati al 31.12.2001 infatti, contiene 92 detenute, di cui, però, 41 straniere, quindi quasi la perfetta metà. Il progetto realizzato al suo interno, ed ora conclusosi, “Sportello di mediazione culturale ed informazione sulle opportunità occupazionali”, è appunto rivolto alle detenute extracomunitarie. A quanto sembra, il progetto non si è concretizzato nell’istallazione di un vero e proprio sportello all’interno della struttura; si è invece svolto un corso tenuto da docenti specializzati in materia di mediazione. Negli incontri sono state affrontate diverse tematiche quali: orientamento al lavoro, storia delle diverse culture, aspetti religiosi, nonché si sono organizzati momenti di preghiera, di ascolto di musiche tradizionali per favorire l’aggregazione. Tale progetto voluto dalla Direzione stessa dell’Istituto, è stato da questa realizzato con la collaborazione di Associazioni di volontariato e risorse finanziarie nazionali (non è specificato quali, probabilmente il riferimento va a quanto previsto ex art. 45 del D. lgs 286/98).


2) Casa Circondariale di Imperia:

Nella C.C. di Imperia (Istituto non molto grande, contiene circa 100 detenuti) è in itinere un progetto denominato “Progetto mediazione culturale”, che si propone l’obiettivo di una migliore informazione, dell’orientamento e del sostegno della popolazione immigrata presente in carcere. E’ stata in tal senso avviata una serie di interventi sia individualizzati che di gruppo, non solo nei confronti della popolazione detenuta, ma anche degli operatori penitenziari.

Dell’attuazione del progetto si è occupato l’Istituto e così della sua realizzazione, seguita e coordinata dall’Educatore Coordinatore.


3) Casa Circondariale di Sanremo:

L’Istituto contiene 255 detenuti di cui 130 di nazionalità diversa.

Qui l’ “Intervento di mediazione culturale” si è attualmente concluso, ha avuto una durata complessiva di 12 mesi per un totale di 32 ore settimanali. Gli obiettivi del progetto erano: anzitutto quello di favorire la conoscenza e l’uso dei servizi esistenti nella struttura carceraria, in secondo luogo quello di creare la possibilità di spazi religiosi per quei detenuti non di religione cattolica, ed infine di permettere la comprensione delle leggi vigenti e del regolamento penitenziario. Strumenti utilizzati per raggiungere tali scopi, sono stati i colloqui tra detenuti ed operatori con l’ausilio di due mediatori culturali convenzionisti, e la formazione di gruppo di lavoro.



2.4 Triveneto (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige)


Le Regioni del Triveneto, come tutto il Nord – Italia, nel corso degli anni ’80 e ’90, hanno subito una forte pressione migratoria, sempre più connessa ad una prolungata ondata di sviluppo che in quegli anni ha interessato queste zone. Parlando degli stranieri residenti, si nota che in Veneto e nel Friuli sono più che triplicati, (rappresentano poco più del 3% dei residenti), mentre sono raddoppiati in Trentino. Quest’ultima Regione, necessita di una specificazione, in parte valida anche per le altre due, cioè che qui l’alta percentuale di stranieri è rappresentata da austriaci e tedeschi (soprattutto nella Provincia di Bolzano), non da extracomunitari[7], richiamati in queste zone più che altro per lavori stagionali (nel campo agricolo ed alberghiero). Vi sono alcuni settori, come l’industria manifatturiera in Veneto, che devono quasi il 50 % della manodopera occupata proprio a lavoratori extracomunitari: si pensi che in tutto il Nord-Est (che comprende quindi, oltre alle tre Regioni di cui si parla, anche l’Emilia Romagna) si concentra il 24,3 % delle assunzioni totali, in Italia, di extracomunitari.

Volendo invece delineare la situazione relativa alle carceri (il totale degli Istituti nel territorio è di 18), pur avendo le tre Regioni, in proporzione, dati non molto differenti bisogna precisare che: il Veneto, è la quarta Regione del Nord per il numero totale di detenuti (in valore assoluto: 2.461 detenuti) con una percentuale di stranieri pari al 48 %, poco meno è la percentuale del Trentino, dove naturalmente, però, è il totale dei detenuti ad essere sensibilmente minore (168 stranieri su un totale di 362), similmente il Friuli dove la percentuale di stranieri è sempre abbastanza alta (il 52%), ma anche in questo caso è il valore assoluto del totale dei detenuti ad essere medio – basso (un totale di 771 di cui 407 stranieri).

Si ricorda, come premessa, quanto già evidenziato nel cap. I circa la particolarità che ha interessato il Triveneto, ovvero ci si riferisce alla diffusione del questionario che è stata autorizzata in soli otto Istituti[8], naturalmente tale specificazione è necessaria ai fini della significatività del campione rilevato per ciò che attiene a questi territori. Seguono i progetti rinvenuti:


1) C.R. di Padova:

La Casa Circondariale di Padova è un Istituto piuttosto grande, accoglie una popolazione detenuta maschile di 653 soggetti di cui 253 stranieri.

Il progetto, in itinere, è stato chiamato “Marco Polo” e consiste in degli incontri dei detenuti con Mediatori culturali del Comune di Venezia. I fondi che permettono l’iniziativa sono regionali, richiesti dai soggetti del privato sociale che sono anche attuatori del progetto.

Gravitano attorno alla struttura penitenziaria delle importanti Associazioni, quale l’Associazione di volontariato penitenziario “Il granello di senape”, i cui membri fanno parte della redazione del periodico “Ristretti Orizzonti” che si

occupa del fenomeno immigrazione a più livelli, e che ad esempio, nel 2000, ha realizzato un CD – Rom nella Casa di Reclusione di Padova contenente “Un anno di studi giuridici e sociali”.



2) Casa Circondariale di Padova:

La presenza straniera in questa Casa Circondariale arriva sino al 75%, una delle medie più alte in Italia.

Il progetto attuato nell’Istituto, “Progetto Sportello”, è infatti totalmente dedicato ai detenuti stranieri: prevede l’intervento di quattro mediatori culturali di lingua araba, rumena, albanese e croata. Lo sportello, situato all’interno della struttura, è aperto otto ore settimanali, e deve svolgere opera di interpretariato, consulenza legale, in particolar modo quale supporto per pratiche con il Consolato ecc.. I mediatori, sono degli esperti contattati dall’Associazione O.N.L.U.S. “VERA–Mediatori culturali”, tale Associazione è infatti il soggetto attuatore del progetto insieme con l’Istituto stesso.


3) Casa Circondariale di Treviso:

Il progetto “Mediazione culturale con detenuti magrebini” ha avuto una durata di un anno e si è concluso nel 2001 per mancanza di fondi. Esso si è articolato in diversi momenti di contatto fra detenuti stranieri e italiani, e tra detenuti ed operatori: con cadenza settimanale venivano svolti colloqui individuali, mentre due volte a settimana venivano organizzati dei momenti di socializzazione di gruppo, supportati dalla visione di videocassette riguardanti un’ampia gamma di argomenti (religione, sport, spettacolo). Infine, tre ore mensili venivano dedicate a degli incontri dei detenuti con gli operatori organizzati come veri e propri momenti di scambio per affrontare tematiche quali le differenze culturali, le possibili modalità di integrazione rinvenibili nella pratica, con la finalità anche di un avvicinamento costruttivo tra operatori e detenuti. Quanto realizzato è stato diretto e coordinato da Associazioni di volontariato e non lucrative che hanno finanziato il progetto.


4) Casa Circondariale di Trieste:

Il questionario relativo la C.C. di Trieste presenta una particolarità che merita essere esplicitata, perché conferma come i contenuti della mediazione siano indefiniti e quanto sia difficile ottenere un quadro complessivo dai contorni chiaramente delineati.

Al quesito relativo alla realizzazione di progetti è stato risposto di non averne attivato alcuno. Trattandosi comunque di un Istituto dove la presenza straniera è consistente (99 detenuti su un totale di 200, dati al 31.12.2001), in una nota viene specificato che esiste da quattro anni un percorso che ha come destinatari proprio gli stranieri: si tratta di corsi di orientamento socio – culturale per detenuti stranieri, organizzati da un Ente formatore esterno al carcere (ENFAP), in cui oltre all’alfabetizzazione di base, i detenuti vengono edotti circa la normativa riguardante lo straniero in Italia, nonché viene offerta una base di notizie circa il reperimento di un lavoro al momento della scarcerazione.

In effetti, come si può notare, non si tratta di mediazione culturale, eppure corsi molto simili nei contenuti a quello appena esposto, in altri Istituti, sono stati ritenuti attività di mediazione, o per lo meno nel questionario, sono state identificate con questa.


5) Casa Circondariale di Udine:

Quest’Istituto presenta una popolazione totale di 196 detenuti, di questi 79 sono stranieri. Il progetto di cui si espone è denominato “Devianza e mediazione culturale”, un progetto piuttosto articolato che vede la collaborazione di diversi Enti, pubblici e non. Obiettivo dell’ intervento, come ormai già compreso anche dai progetti fin ora esposti, è naturalmente quello di promuovere l’accesso ai servizi sia dell’Amministrazione penitenziaria che del territorio, a quella specifica utenza che più presenta problematiche peculiari, nonché favorire laddove possibile, il reinserimento sociale. Le attività di mediazione non sono previste solo all’interno della C.C., bensì anche nel CSSA (Centro Servizi Sociali per Adulti) di Udine, e sono intese, come si può leggere nel progetto, “come pratica costruttiva tendente a facilitare il dialogo e la comprensione tra soggetti di cultura diversa, per la realizzazione di pari opportunità per i cittadini stranieri sia nel godimento dei diritti che nei rapporti con le istituzioni.” Le azioni del progetto si suddividono in quattro fasi temporali per complessive 300 ore destinate ai diversi organismi gestori del progetto che sono: la Direzione della C.C. di Udine, la Direzione della C.C. di Tolmezzo[9], ed il CSSA di Udine, per un totale generale di 900 ore. I fondi per il progetto sono provinciali.

La prima fase, della durata complessiva di quattro mesi, consiste in un servizio di interpretariato linguistico, in colloqui con operatori penitenziari, e nella produzione di materiale informativo plurilingue. La seconda fase, invece, mira a sostenere ed accompagnare il detenuto straniero nel primo impatto con l’istituzione, veicolando le informazioni necessarie in merito ai suoi diritti, e alle opportunità presenti in Istituto. La terza, prevede interventi di informazione diretti ad operatori penitenziari volti alla sensibilizzazione sui modelli culturali e comportamentali dell’utenza straniera (durata di due mesi, per un totale di 35 ore). La quarta ed ultima, è un’azione di tutoraggio e monitoraggio al fine di assicurare la funzionalità del servizio in rapporto alle esigenze, ma anche di consentire la raccolta di informazioni relative al servizio per un confronto periodico con i referenti dei due Istituti e del CSSA. Quale soggetto attuatore, oltre ovviamente alle Direzioni dei due Istituti, è stata individuata un’ Agenzia di Mediazione Culturale che predispone ed assicura la presenze dei mediatori secondo gli accordi presi con le Direzioni.

Quest’ultima, inoltre, è incaricata di svolgere un lavoro di supervisione di tutte la fasi preparatorie e preliminari all’invio di mediatori nelle strutture, ed anche delle fasi di attuazione con azioni di monitoraggio.

Questi ultimi aspetti, anzi tutta quella che viene indicata come quarta fase, risultano piuttosto interessanti in quanto pochi sono i progetti che si preoccupano di includere nelle attività elaborate quelle di coordinamento tra soggetti operanti nel carcere e fuori da esso, nonché quelle di monitoraggio del lavoro svolto. Queste attività, invece, assumono una certa importanza poiché garantiscono più solidità alle azioni stesse, meno dispersione, e soprattutto l’individuazione di referenti precisi a cui rivolgersi, responsabili e garanti delle attività programmate.


6) Casa Circondariale di Verona – Montorio:

La percentuale di stranieri presenti in quest’Istituto supera il 50% (351 detenuti su 613, dati al 31.12.2001), per questi è stato attivato un progetto, ora concluso, chiamato “Progetto intercultura”. Si è trattato di attività con cadenza quindicinale con due gruppi di detenuti, condotti da esperti dell’Associazione di volontariato “La fraternità” di Verona, con lo scopo di favorire un momento di incontro attraverso il dialogo e la rilettura delle singole esperienze personali dei detenuti. Per la realizzazione del progetto non è stato stanziato alcun fondo, trattandosi di un’attività condotta da volontari, con l’assenso della Direzione.


Quest’ultimo è un esempio che può significatamente essere ricollegato alla riflessione fatta in relazione alla C.C. di Trieste: a Verona infatti, stando perlomeno ai dati forniti dal questionario, si è svolta un’ attività che di certo si può intendere di mediazione culturale, ma avente una struttura minima e carente di stabilità. Ci si chiede, dunque, l’attività di orientamento al lavoro e di alfabetizzazione condotta da quattro anni a Trieste, forse non rientra nella mediazione culturale in senso stretto, ma non ne ha gli stessi obiettivi? Anzi, un Ente che lavora con continuità nel carcere e che si occupa specificatamente di stranieri, non di detenuti in generale, non opera per l’integrazione e per il reinserimento degli stessi? E dunque in questo caso può parlarsi di mediazione? Tornano, in sintesi, i problemi di definizione e di delimitazione di un concetto che in concreto rischia di essere sfuggente.




3. Il Centro – Italia


In relazione alla ripartizione territoriale degli immigrati, il Centro è la seconda area italiana per numero di presenze straniere dopo il nord-ovest. Una particolarità esclusiva è costituita dal fatto che nell’area la componente femminile (49,1%) sfiora la parità con quella maschile[10], con punte particolarmente elevate nel Lazio. I due poli regionali più importanti per l’insediamento straniero sono il Lazio, che ospita quasi 6 immigrati ogni 10 presenti nell’area, e la Toscana, con oltre 1 ogni 4. Il Centro Italia è stato un luogo di inserimento stabile per gli immigrati soprattutto nel passato, prima che il settentrione lo sostituisse in questo ruolo guida, ora è in gran parte area di smistamento. Il passaggio da tradizionale e prevalente luogo di stabile radicamento ad area in parte di passaggio verso il Nord, trova forse la sua più chiara esplicazione nel grado di inserimento occupazionale che si riferisce agli stranieri sul territorio. Secondo i dati riportati dal Dossier/Caritas 2002, il mercato del lavoro non è in grado di assorbire adeguatamente la mano d’opera immigrata locale, tanto in termini quantitativi, quanto in termini qualitativi (prevalenza dei lavori stagionali o precari). Infatti, al Centro dove si concentra il 28,7% dei soggiornanti per lavoro dipendente presenti in Italia, i nuovi posti per stranieri creati dal mercato locale sono solo il 19,5% prodotti a livello nazionale; gli immigrati disoccupati rappresentano il 30,6% di tutti quelli che si trovano in Italia.

Meno allarmante risulta invece la situazione dei provvedimenti giudiziari a carico degli stranieri: nel Centro infatti hanno luogo poco più di un quinto delle denunce contro immigrati che si registrano su tutto il territorio. Anche le misure di allontanamento dal territorio nazionale intraprese in quest’area risultano relativamente ridotte in proporzione alla totalità di quelle messe in atto in tutta Italia. La situazione relativa ai detenuti, stando ai dati dell’Annuario Istat 2001, presenta un totale più basso, quasi dimezzato, di quello riferito al Nord Italia e al Mezzogiorno (circa il 21%). Invece il totale di

detenuti stranieri è leggermente superiore a quello del Mezzogiorno ed ancora significativamente inferiore rispetto a quello del Nord. E’ comunque da precisare che la popolazione detenuta non è omogeneamente distribuita nelle regioni del Centro, concentrandosi in maniera particolarmente consistente nel

Lazio e nella Toscana, si pensi che nel solo Lazio si trova il 46,8% della popolazione carceraria riferita a tutto il Centro.

I Provveditorati che interessano questa parte dello studio sono cinque: il P.R.A.P. Toscana, il P.R.A.P. Marche, il P.R.A.P. Abruzzo e Molise, il P.R.A.P. Umbria ed infine il P.R.A.P. Lazio.


3.1 Toscana


La presenza in Toscana di cittadini stranieri (con documento di soggiorno) ha segnato una crescita decisamente elevata, più che doppia rispetto all’aumento medio registrato nell’intero territorio nazionale, nonché addirittura triplo rispetto a quello riscontrato nell’Italia centrale. Un tale incremento trova spiegazione, oltre che nel generale andamento in crescita del flusso migratorio, anche in relazione ad una buona distribuzione delle risorse e della ricchezza di questa regione. Otto lavoratori stranieri su dieci sono occupati come dipendenti, nonché in questa Regione vi è un’alta percentuale di lavoratori autonomi stranieri, dato che rappresenta una vera e propria eccezione rispetto al resto d’Italia.

Un aspetto problematico dell’immigrazione in Toscana è invece rappresentato dall’altissima percentuale di detenuti stranieri, il 41,8 % del totale, ciò significa che ogni dieci detenuti stranieri reclusi nelle carceri italiane, uno si trova in Toscana. Si tenga presente che il 53,5% di questi detenuti è in attesa di giudizio, mentre per gli italiani la percentuale è intorno al 20 %. Tali dati, piuttosto allarmanti, trovano in alcuni Istituti percentuali ancora più elevate: particolarmente grave è la situazione del Carcere di Sollicciano, dal quale si inizia:



1) Casa Circondariale N.C.P. di Sollicciano:

Si tratta dell’Istituto più grande di tutta la Regione, ha una popolazione carceraria pari a 1.050 detenuti di cui ben 628 stranieri.

Il progetto attivato al suo interno, tuttora in itinere, è chiamato “Interventi di mediazione culturale”: è previsto l’intervento di un Mediatore di lingua araba in Istituto e di un servizio di interpretariato curato dal Comune di Firenze. E’ il Comune, infatti, titolare del progetto, realizzato con i suoi fondi, ed anche soggetto attuatore. L’intervento dell’Ente pubblico è stato motivato proprio dal sovraffollamento di questo carcere e dunque dall’ evidente esigenza di realizzare interventi mirati, in una realtà divenuta particolarmente problematica.


2) Casa di Reclusione di Massa

Il progetto “Interventi di mediazione culturale carceraria” ha avuto una durata di circa sei mesi ed è attualmente concluso. Si è proposto con questi di interventi di dare vita ad un gruppo dal quale far nascere una proposta di ascolto; il mediatore, che ha lavorato circa quattro ore settimanali, ha guidato il gruppo di detenuti attraverso un confronto verbale finalizzato ad una maggiore conoscenza del proprio percorso migratorio e del proprio vissuto.

La popolazione carceraria di questo Istituto conta 196 detenuti, di questi 69 sono stranieri.


3) Casa di Reclusione di S.Gimignano

La Casa di Reclusione di S.Gimignano ha attivato un’iniziativa denominata “Interventi di mediazione culturale”, durata 12 mesi e conclusasi il 31 maggio 2002. Tali interventi si sono articolati in diversi momenti: il primo obiettivo è stato la realizzazione di una progettazione dell’integrazione che tenesse conto sia del contesto culturale italiano che di quello di provenienza. In secondo luogo sono state svolte delle analisi riguardo le opportunità legislative e sociali previste per gli stranieri, nonché dei moduli formativi sulla storia dei processi migratori e delle minoranze etniche. Un percorso attraverso il quale approfondire il concetto di diversità, quali gli stereotipi ed i pregiudizi legati ad esso e la storia delle diverse culture religiose. Il progetto è stato realizzato da una Onlus (Istituto di Psicologia Interculturale di Siena) che risulta anche essere titolare dello stesso.

Il totale della popolazione carceraria dell’Istituto maschile ammonta a 283 unità di cui 73 stranieri.


4) Casa di Reclusione e Circondariale di Volterra

Trattasi di un Istituto medio-grande che conta la presenza di 167 detenuti di cui 25 stranieri, per i quali è stato attivato il progetto “Centro Nord Sud”. L’Associazione di volontariato Centro Nord Sud della provincia di Pisa, con fondi regionali e con la collaborazione della Direzione dell’Istituto, ha organizzato gli incontri di un volontario con i detenuti extracomunitari dell’Istituto. L’ingresso del suddetto esperto è finalizzato soprattutto alla risoluzione di problematiche di tipo burocratico e alla facilitazione di contatti con il Consolato di appartenenza.




5) Casa Circondariale di Lucca

La popolazione carceraria è costituita da 160 detenuti (149 uomini ed 11 donne) di cui 88 stranieri (83 uomini e 5 donne). Il progetto in itinere nella Casa Circondariale è in realtà rivolto ai detenuti extracomunitari tossicodipendenti ed alcooldipendenti. La realizzazione del progetto è, infatti, sostenuta dai fondi previsti ex art. 127 del DPR 309/90. Per ciò che attiene le modalità di attuazione del progetto, questo si è diviso in due fasi: la prima prevede un percorso formativo ed informativo sulla interculturalità, includendovi aspetti giuridici e normativi relativi alla condizione di straniero in Italia. La seconda contempla, al fine di integrare al meglio il percorso terapeutico e trattamentale, la realizzazione di un laboratorio artigianale e professionale: un corso di lavorazione della pelle per calzature, ed un corso di informatica.




6) Casa Circondariale di Arezzo

In questo Istituto la popolazione straniera rappresenta il 50% di quella totale (52 stranieri su 100). Il progetto, chiamato “Mediazione culturale”, è sostenuto dalla stessa Provincia di Arezzo, mentre è attuato da un’Agenzia formativa che provvede alla selezione e alla formazione dei mediatori che operano all’interno della struttura. L’attività dei tre mediatori culturali, uno di lingua araba, albanese e rumena, consiste in una collaborazione con gli operatori penitenziari per circa 3 ore settimanali (per l’anno 2002 è previsto un totale di 270 ore). Infatti, oltre ai colloqui individuali con detenuti, i mediatori hanno il compito di favorire la comunicazione stessa tra stranieri ed operatori, anche partecipando alle varie attività ricreative, culturali e scolastiche previste dall’Istituto.


7) Casa Circondariale di Siena

L’Istituto di Siena è una struttura poco popolosa. Nonostante questo, la percentuale di stranieri detenuti rispetto a quelli italiani, mantiene la media nazionale (22 stranieri su 52 detenuti). Esiste una convenzione tra la Direzione della C.C. e la Cooperativa “La rondine” (Onlus) per collaborare nelle attività di comunicazione e informazione rivolte alla popolazione detenuta di origine straniera.


8) Casa Circondariale di Pistoia

Il progetto di mediazione culturale ha avuto inizio alla fine del mese di marzo 2002 ed è attualmente in corso. Si tratta dell’attivazione di uno Sportello di consulenza per detenuti stranieri finalizzato alla soluzione dei problemi relativi ai documenti (permesso di soggiorno, etc.), ai contatti con le Autorità Consolari ed, in generale, al disbrigo delle pratiche di carattere burocratico. Il progetto prevede, inoltre, quali occasioni di integrazione, momenti di aggregazione di vario tipo. Della realizzazione delle attività programmate si occupano una Cooperativa ed una Associazione di volontariato (delle quali non viene indicata la denominazione) che da tempo operano nel settore in collaborazione con la struttura.

9) Casa Circondariale di Livorno

La Casa Circondariale di Livorno conta la presenza di 309 detenuti (276 uomini e 33 donne), con un totale di stranieri pari a 143 unità (128 uomini e 15 donne - dati al 31.12.2001).

Si riportano due progetti predisposti dall’Istituto, il primo “Interventi di Mediazione culturale” è in itinere, mentre nell’organigramma programmatico dell’Istituto per l’anno 2001 è stato inserito, ma non ancora avviato, “Dipendenza e differenza”.

Il progetto attualmente in corso consiste nella presenza di un mediatore culturale di origine magrebina, dipendente dall’ARCI Solidarietà di Livorno (che è titolare di questo progetto), per informare, ma anche orientare alla vita in Istituto i soggetti extracomunitari detenuti.

Il progetto “Dipendenza e differenza” prevede, invece, due diversi interventi: l’attività di tre mediatori culturali che operino nella struttura e la realizzazione di interventi di sostegno economico a favore di soggetti extracomunitari indigenti. Titolare del progetto, nonché soggetto attuatore, è un Ente pubblico, ma nel questionario non viene riportata l’indicazione al riguardo, presumibilmente si tratta della Regione Toscana, dal momento che risulta l’Ente finanziatore.


10) OPG di Montelupo:

L’Ospedale giudiziario di cui si parla ospita 240 soggetti, di cui solo 8 di nazionalità straniera. E’ comunque previsto, ma non ancora attivato, un “Intervento di mediazione” della durata complessiva di 150 ore, da dedicare sia alla mediazione linguistica per gli extracomunitari in osservazione, sia all’orientamento culturale, anche e soprattutto per formulare ipotesi positive di rientro nel Paese d’origine. Il progetto sarà attuato da una ONLUS, la titolarità è dell’Istituto stesso.





11) Casa Circondariale di Pisa:

Per quanto attiene la popolazione carceraria la Casa Circondariale di Pisa conta un totale di 279 detenuti (267 uomini e 12 donne), di questi 137 sono stranieri (132 uomini e 5 donne). La denominazione del progetto avviato in questa struttura penitenziaria è “Progetto di formazione nell’ambito della mediazione culturale”. L’iniziativa, della durata di circa otto mesi, si struttura in due fasi ed ha l’obiettivo di formare, appunto, gli stessi detenuti stranieri quali mediatori. La prima fase, infatti, è formativa, e prevede 100 ore di insegnamento: preminentemente in materia giuridica, per avere chiaro il quadro normativo relativo agli stranieri, ma l’insegnamento prevede anche l’educazione all’interculturalità. Nella seconda fase, i detenuti che hanno partecipato al corso di formazione, vengono impegnati, quali mediatori culturali, nella stessa struttura, partecipando ad una borsa di lavoro (il Carcere in un certo senso li “assume”). I finanziamenti per realizzare il progetto provengono dall’art. 127 del DPR 309/90.


12) Casa Circondariale di Prato

La Casa Circondariale di Prato è un Istituto Penitenziario maschile che conta 462 detenuti di cui 202 stranieri (dati al 31.12.2001). Il progetto destinato agli extracomunitari si struttura in tre momenti: anzitutto uno Sportello di orientamento al lavoro, attraverso il quale vengono offerti consulenza ed un sostegno pratico nella ricerca di un lavoro, ed i colloqui sono svolti con l’intervento di interpreti albanesi, magrebini e cinesi. Gli altri due momenti in realtà rientrano nel prospetto delle attività culturali ricreative previste dall’Istituto, sono, quindi, aperte anche ai detenuti italiani: si tratta di un laboratorio di ceramica per la produzione di manufatti artigianali e di un laboratorio di autobiografia, dove, attraverso un percorso di lettura, viene esposto il metodo della autobiografia. Soggetti del privato sociale sono titolari del progetto, in particolare si tratta dell’Associazione Pantagruel.




13) Casa Circondariale di Empoli

L’Istituto di Empoli è una casa circondariale poco popolata, vi sono detenute 13 donne e di queste 3 sono straniere. In questa struttura è in via di attuazione un intervento quindicinale di gruppo dove l’Educatrice sarà affiancata dalla Psicologa, proprio al fine di integrare le detenute straniere con quelle italiane così da migliorare la qualità della vita in carcere, attraverso il miglioramento delle capacità relazionali. Per la realizzazione di questo intervento saranno utilizzati fondi regionali, mentre dell’attuazione si occuperà una Onlus di cui non viene riportata la denominazione.


Come conclusione di quanto sinora illustrato, si può notare che, malgrado in questa regione manchi una coordinazione fra gli stessi Istituti, o un lavoro di rete tra i Comuni, la realtà dei singoli Istituti mostra che esiste una attenzione comune verso la mediazione culturale. Per quanto riguarda poi gli aspetti qualitativi dei progetti, va evidenziato che sebbene il materiale reperito dalla ricerca non risulti essere particolarmente approfondito, le differenze di struttura e di sostanza tra i diversi progetti emergono ugualmente. Ciò nonostante deve essere valutato il dato quantitativo: questa Regione è l’unica, insieme all’Emilia Romagna, a far riscontrare un’elevata presenza di progetti che investe, seppur con diversa intensità, la quasi totalità degli Istituti presenti sul territorio.


3.2 Lazio


Nei capitoli precedenti si è già accennato al Lazio, quale esempio “in negativo” assieme alla Lombardia, relativamente alle scarse notizie reperite sui progetti portati avanti dagli Istituti presenti su quest’area. A tal proposito si vuole ricordare l’incidenza di due fattori: il primo è che trattasi, nella maggior parte dei casi, di Istituti molto grandi, il secondo concerne invece le modalità di diffusione del questionario, che sono avvenute senza il tramite del PRAP, elemento che, come già detto, ha condizionato la riuscita della ricerca[11].

Però, ed anche questo è stato già accennato, l’importanza del Lazio circa questo tema è particolarmente forte: questa Regione anzitutto, è la seconda in Italia (dopo la Lombardia) per numero di stranieri sul proprio territorio, ed è la Regione del Centro – Italia che detiene il numero più alto di detenuti stranieri.

Però una notazione interessante da fare riguarda la maggiore incidenza degli immigrati provenienti da Paesi sviluppati, che confermerebbe una presenza più elevata di stranieri benestanti rispetto al resto del Paese e tale rilievo incide sul grado di inserimento sociale e lavorativo. Inoltre, altra peculiarità della Regione è l’immigrazione per motivi religiosi: è chiaro infatti, il potere di attrazione esercitato in questo senso da Roma.

Per quanto concerne il tasso di devianza, stando alle denunce nei confronti di stranieri, si può dire che è piuttosto basso, specie se si tratta di stranieri regolari (meno di una ogni 5). Mentre in parallelo con le rispettive quantità di soggiornanti, il Lazio, assieme alla Lombardia, è la Regione in cui nel 2000 hanno avuto luogo più arresti di immigrati. Si tratta, però, di “arresti da frontiera”, è a tal proposito è necessario tenere presente che le due Regioni sopra citate sono quelle che ospitano sul proprio territorio i più grandi scali aeroportuali internazionali d’Italia, i quali, come luoghi di concentrazione dei flussi in entrata nell’intero Paese, sono ovviamente teatro di un gran numero di arresti. E’ dunque l’irregolarità il problema, non tanto la devianza della popolazione immigrata: lo confermano anche il significativo quantitativo di respingimenti ed espulsioni (intimate ed effettive) che vi hanno luogo. Infine, circa il numero di detenuti nella Regione, i dati dell’Annuario Istat 2001 contano 5.243 unità di cui 1.982 stranieri (circa il 38%): una percentuale, che pur superando la media nazionale di otto punti circa, è tuttavia superata da molte Regioni del Centro – Nord (come il Veneto, la Liguria, la Toscana, l’Emilia Romagna), anche se tra le Regioni del Centro è seconda alla sola Toscana.

Solo quattro sono gli Istituti che hanno risposto alla ricerca, quindi il quadro che si fornisce è piuttosto incompleto. A questi si aggiunge, come premesso all’inizio del capitolo, il progetto realizzato nella Casa Circondariale Regina Coeli di Roma, rilevato dalla ricerca del DAP nel 2000, dal quale si comincia l’esposizione:


1) Casa Circondariale Regina Coeli di Roma:

il “Progetto stranieri” è promosso dall’Arci “Ora d’aria” di Roma, ed in sostanza si propone di istituire un servizio di informazione e sostegno ai detenuti stranieri. Le attività previste vengono svolte da un mediatore culturale, presente in Istituto per sei ore la settimana, e da un consulente legale, che interviene per tre ore, sempre alla settimana. Non è definita la durata di tale progetto, nemmeno limitato il numero di incontri, individuale e collettivi, attuabili nell’ambito del progetto.


2) Casa Circondariale di Rieti:

Istituto maschile poco popoloso quello di Rieti, conta una popolazione detenuta totale di 41 unità di cui solo 8 stranieri. Qui si è recentemente concluso un progetto denominato “ F@rete ” attraverso il quale sono stati realizzati un seminario rivolto ai detenuti, ed uno sportello informativo. Un’Associazione di volontariato già presente nella struttura si occupata della realizzazione dell’iniziativa, mentre la titolarità di questa spetta all’Istituto insieme al Provveditorato del Lazio quest’ultimo, infatti, ha stipulato delle Convenzioni con delle Associazioni operanti nel territorio e nel carcere, con l’obiettivo di creare uno spazio di comunicazione di rete fra gli operatori degli Istituti e il CSSA Lazio.

I progetti che seguono, infatti, fanno capo tutti a tale Convenzione.


3) Casa Circondariale “N.C.” di Civitavecchia:

Come appena detto, anche quanto si realizza in questa struttura fa capo al progetto “ F@rete ” ed è nello specifico denominato: “Capire l’altro: mediazione interculturale nel carcere”. Anche qui il progetto prevede lo svolgimento di seminari su specifici temi relativi all’immigrazione, e la creazione di uno sportello informativo per detenuti stranieri. La Convenzione sulla base della quale viene promossa tale iniziativa, è sempre la stessa, e vede come soggetti stipulanti il PRAP Lazio e l’Associazione “Candelaria”. L’attività di coordinamento del progetto è a cura dell’O.R.O.O.L. cioè l’Osservatorio Regionale per l’Orientamento e l’Occupazione per il Lazio.


4) Casa Circondariale di Cassino:

Istituto medio- grande quello di Cassino, gestisce una popolazione carceraria di 122 detenuti, di cui di altra nazionalità 46 (dati al 31.12.2001).

Connesso alle due esperienze trattate per le C.C. di Rieti e Civitavecchia (il progetto “ F@rete ”) la sperimentazione conclusasi a Cassino. L’Associazione “Candelaria” già nominata in precedenza, ha anche qui condotto i seminari sulle problematiche relative l’incontro di culture diverse, la profilassi igiene,ecc.. Nonché, per la durata di quatro mesi, è stato attivo un servizio di sportello per detenuti stranieri, soprattutto per favorire un inserimento lavorativo o in Italia, o nel Paese d’origine.


3.3 Marche


Sino alla fine degli anni ’80, primi anni ’90, il fenomeno dell’immigrazione non investe questa Regione in maniera particolarmente significativa. Dal 1991 al 2001, invece, assume, in costanza con quanto accade in tutto il territorio nazionale, una connotazione diversa passando da circa 10.660 soggiornanti (regolari, e regolarizzati dopo le sanatorie dell’87 e del ’90) a circa 39.200 (di cui solo pochi più di 3000 comunitari, mentre la maggioranza netta è albanese).

La situazione penitenziaria, stando ai dati quantitativi dei detenuti, non sembra particolarmente allarmante: è la Regione con il tasso più basso di detenuti dopo il Molise, ed anche la percentuale di stranieri detenuti[12], pur non essendo inferiore alla media nazionale, resta la più bassa nell’area del Centro (sempre dopo il Molise, la più bassa in assoluto se si dovesse considerare il Molise annesso all’Abruzzo in quanto riuniti dal PRAP).

Il numero di Istituti penitenziari presenti sul territorio della Regione è di cinque, e si tratta di tutte Casa Circondariali. Come detto nelle premesse, tutti gli Istituti hanno risposto al questionario, in tal modo il quadro di tutta la Regione può dirsi completo. Per ciò che attiene ai progetti di mediazione, ne è stato rilevato solo uno:


1) Casa Circondariale di Fossombrone:

La C.C. di Fossombrone quale Istituto medio – grande conta una popolazione detenuta pari a 159 soggetti di cui 29 sono stranieri; come si vede è una percentuale piuttosto bassa (circa il 18%), ma non solo in relazione alla media nazionale, anche rispetto a quella regionale che si attesta intorno al 46%, con la punta massima della C.C. di Ancona dove il 67% dei detenuti è di altra nazionalità.

Il progetto, non ancora attivato, è denominato “Obbligo di soggiorno”, finanziato dalla Regione e promosso da una Cooperativa che si occupa della sua realizzazione, il progetto si ripropone di orientare ed informare i detenuti stranieri, attivando uno sportello gestito da operatori esterni appartenenti alla Cooperativa. L’iniziativa prevede anche la pubblicazione di un fogli dove sono raccolte la notizie di più interesse per i detenuti, anche circa il funzionamento dello sportello, nonché la diffusione di materiale di raccolta su tematiche specifiche di interesse (interculturalità, normative vigenti,ecc.).


3.4 Umbria


Anche in Umbria sembra che a partire dagli anni ’90 l’immigrazione straniera acquisti una nuova fisionomia: da una presenza sporadica, legata prevalentemente a motivi di studio, grazie al richiamo esercitato dall’Università per stranieri di Perugia,[13]si passa ad una quota consistente di stranieri spinti dal bisogno di lavoro (le percentuali dei motivi di lavoro nei permessi di soggiorno passano dal 7% dell’86 al 40% del ’92, mentre, negli stessi anni, quelli di studio calano dal 47% al 13%). Gli Istituti presenti sul territorio sono complessivamente quattro, di questi tre hanno inviato il questionario relativo alle attività svolte al loro interno, mentre il quarto, cioè la C.R. di Spoleto, ha comunicato al P.R.A.P. Umbria di non aver avviato alcuna iniziativa.


1) Casa Circondariale di Perugia:

Si tratta di un Istituto avente una popolazione carceraria totale di 283 unità (236 uomini e 47 donne) di cui stranieri 194 (168 uomini e 26 donne). Il progetto attivato è denominato “Una finestra sul mondo”: il soggetto promotore è l’Associazione per la Cooperazione Internazionale e l’Aiuto Umanitario (CIDIS Alisei) che cura anche il progetto svoltosi nella C.C. di Terni. “Una finestra sul mondo”, già concluso, ha previsto incontri-dibattito sul tema dell’immigrazione, ausiliari dalla visione di films, e momenti di socializzazione grazie alla realizzazione di laboratori musicali e di scrittura creativa. Il progetto è stato finanziato ai sensi dell’art. 127, comma 1 DPR 309/90, infatti quasi la metà della popolazione straniera detenuta risulta tossicodipendente.


2) Casa Circondariale di Terni:

Anche la C.C. di Terni, Istituto solo maschile, detiene un’alta percentuale di reclusi stranieri: 132 su 241. Come accennato trattando della C.C. di Perugina, l’Associazione CIDIS Alisei ha promosso un progetto, ugualmente denominato “Una finestra sul mondo”, anch’esso attualmente concluso, dalla struttura un po’ più articolata rispetto a quello appena presentato. Ha previsto, infatti, oltre a degli incontri con esperti sulle tematiche inerenti il mondo dell’immigrazione, ed un modulo di laboratorio musicale di ritmo e percussione, anche l’attivazione di uno Sportello informativo. L’attività di quest’ultimo era finalizzata all’informazione ed orientamento di detenuti


stranieri sulle normative vigenti in materia, nonché sulle opportunità lavorative e sugli interventi sociali previsti nel territorio a favore degli immigrati.


3) Casa di Reclusione di Orvieto:

La popolazione carceraria ammonta a 104 detenuti, 36 di questi stranieri. Il progetto “Altamira”, promosso dall’ARCI Solidarietà “Ora d’Aria”, tuttora in itinere, attiva nella C.C. uno Sportello Informa-carcere i cui destinatari sono sia i detenuti tossicodipendenti stranieri, che quelli italiani. Lo Sportello è in collegamento con le realtà istituzionali e non, operanti all’esterno e all’interno del carcere, e tenta un sostegno che possa positivamente coniugarsi con il percorso trattamentale previsto per i tossicodipendenti.


3.5 Abruzzo e Molise


Le regioni Abruzzo e Molise vengono trattate unitamente in quanto facenti capo ad un unico Provveditorato con sede a Pescara; per la parte della trattazione relativa alla situazione della presenza di immigrati, i due contesti regionali verranno trattati separatamente.

Per ciò che attiene l’Abruzzo l’inversione di tendenza registrata nelle altre regioni, è qui confermata e, anzi, più evidente, trattandosi di una regione prevalentemente montuosa e, sino alla fine degli anni 70 povera di risorse, e che ha conosciuto consistenti flussi emigratori più che immigratori. Anche qui, però, la situazione si rovescia agli inizi degli anni 90 e, anche a seguito dell’espansione del settore industriale, si è riscontrato un notevole aumento degli immigrati soggiornanti.

La situazione dei detenuti stranieri in Abruzzo presenta una percentuale di poco superiore alla media nazionale, siamo all’incirca al 31% (su 1671 detenuti 514 sono stranieri – dati Annuario ISTA 2001).

Il Molise, sia per l’esigua superficie territoriale, sia per le scarse opportunità di lavoro, si caratterizza principalmente come Regione di passaggio, ciò non toglie che può rilevarsi anche in questa Regione nel corso degli ultimi anni un incremento della popolazione immigrata, sia pure modesto (e la metà di questi proviene da Paesi dell’area balcanica). La popolazione detenuta, naturalmente, conta un ridotto numero di soggetti, ovvero 369 sull’intero territorio regionale di cui 86 stranieri.

Tornando alla trattazione congiunta delle due Regioni, il totale di Istituti interessati dalla ricerca è pari ad 11, di questi 7 hanno fatto pervenire il questionario, mentre i progetti rilevati sono solo quattro.


1) Casa Circondariale di Avezzano:

“Chiave di svolta” è il progetto recentemente concluso nella C.C. di Avezzano. I suoi obiettivi sono stati quello di promuovere l’accesso al mercato del lavoro per detenuti stranieri tossicodipendenti ed ex., e quello di facilitare la comunicazione e l’informazione sulle norme inerenti l’immigrazione, sulla rete di servizi esistente all’esterno e all’interno del carcere, al fine di concretizzare la possibilità di cogliere le opportunità esistenti. Realizzato da una Cooperativa presente nella struttura già con dei volontari, è stato finanziato ex. art.127 del DPR 309/90, legge in materia di droga.


2) Casa Circondariale di Vasto:

La popolazione carceraria totale presente in Istituto ammonta a 171 detenuti (uomini) e di questi 62 sono stranieri. E’ stato attivato il progetto denominato “Sportello extracomunitari”: l’iniziativa, promossa dall’Istituto e realizzata da una Cooperativa, ha inteso anche realizzare una ricerca che elaborasse i bisogni degli stranieri in carcere, al fine di operare in senso mirato alla risoluzione degli aspetti più problematici rilevati. Lo sportello ha svolto attività di interpretariato linguistico, per tradurre ad esempio, leggi o altri atti. Ma sono stati organizzati anche, in connessione con quanto svolto dallo sportello, momenti di gruppo con il fine di valorizzare, conoscere e riconoscere le culture di origine degli stranieri in Istituto.




3) Casa Circondariale di Chieti:

La popolazione reclusa di quest’Istituto è inferire rispetto a quelle sinora trattate: il totale è di 67 detenuti, 35 di questi stranieri. Tre mediatori culturali sono intervenuti in Istituto al fine di svolgere attività di supporto e informazione per i detenuti stranieri con dei colloqui individualizzati. Aspetto interessante, è che parte integrante del progetto è stata una rappresentazione teatrale “Il teatro multimediale”, che ha visto coinvolti e protagonisti i detenuti stranieri.


4) Casa Circondariale di Isernia:

Trattasi dell’Istituto più piccolo del Molise. Qui è stato allestito un laboratorio di espressione artistica multietnica denominata “Molte culture molte ricchezze”. Dunque, la realizzazione di interventi di mediazione culturale è passata attraverso la promozione dell’espressione artistica, in un certo modo similmente a quanto appena illustrato circa la C.C. di Chieti. In maniera più completa, però, si è inteso realizzare anche percorsi di elaborazione del personale vissuto per facilitare e stimolare la conoscenza tra i detenuti stessi, e tra questi e gli operatori, nonché moduli informativi circa la rete di servizi esterna per dare maggiori strumenti in particolare ai detenuti stranieri.




4. Il Sud Italia e le Isole


Sia per il Sud che per le Isole il fenomeno dell’immigrazione registra una percentuale più bassa della media nazionale, il territorio ospita 1 cittadino straniero su 10 soggiornanti in Italia, con una ripartizione disuguale che vede il 70% degli immigrati abitare nel Sud ed il restante 30% nelle Isole. La zona rappresenta, piuttosto, un territorio di primo approdo e, quindi, per molti di immediata ripartenza verso aree economicamente più ricche del Paese. Tutti gli indicatori di inserimento sociale dimostrano un insediamento tutt’altro che stabile, se si guarda ad esempio alle percentuali di naturalizzati (appena il 10% del totale nazionale), scarsa frequenza di matrimoni misti, scarsi alunni stranieri nelle scuole, etc. Quanto al piano dei provvedimenti giudiziari una particolare concentrazione di questi vi è in Puglia ed in Campania. Si tratta, in particolar modo, di provvedimenti esecutivi di allentamento che caratterizzano specialmente la Puglia (che risulta essere la 1^ Regione in Italia), le cui coste sono interessate da oltre un decennio da continui sbarchi di stranieri, spesso clandestini.

Il Mezzogiorno detiene una percentuale di detenuti complessiva che supera di poco quella del Nord e raddoppia quella del Centro Italia, però, la percentuale di popolazione straniera è la più bassa in assoluto, dato da mettere primariamente in relazione con lo scarso impatto su quest’area degli stranieri. Per renderla in percentuale al Sud, Isole comprese, poco più del 15% dei detenuti è straniero, contro una percentuale del 37,5% dei detenuti del Centro Italia e del 39% al Nord.


4.1 Campania


Nel corso degli ultimi anni il numero degli stranieri nel territorio campano è andato sempre più aumentando, ponendo questa Regione al primo posto nella graduatoria riferita all’area meridionale. Resta sempre, tuttavia, che l’incidenza degli immigrati sulla popolazione residente è notevolmente inferiore rispetto alla media nazionale. Del resto la Campania, come le altre Regioni del Sud Italia, è un’area debole, nonostante la lieve crescita occupazionale avvertita nel 2001 in tutto il Sud, il rapporto tra domanda ed offerta continua ad essere in negativo. Gli immigrati soggiornanti in questa zona risentono della situazione generale, il 50% di loro è regolarmente occupato, mentre un’altissima percentuale vive situazioni di sfruttamento della mano d’opera e vive in condizioni di indigenza. Per quanto si possa, in maniera semplificata, immaginare che gli immigrati soggiornanti nel Sud possano più facilmente intraprendere carriere criminali, potrebbe stupire il dato per cui in Campania, seconda Regione in tutta Italia per numero di detenuti, è nona nella graduatoria per ciò che attiene il totale di detenuti stranieri. Solo il 9,2% è straniero contro ad esempio, il 32,8% riscontrato in Lombardia.

Per quanto attiene più strettamente la ricerca, la Campania ha fornito un’ottima risposta: 15 Istituti su 16 del totale hanno fatto pervenire il questionario. Si passa ora a trattare i singoli progetti rilevati.


1) Casa Circondariale “N.C.P.” S.Maria Capua Vetere

Complesso penitenziario maschile e femminile, densamente popolato: un totale di 683 detenuti (662 uomini 21 donne) di cui 188 stranieri, solo uomini.

Viene data notizia di due diversi progetti: il primo, concluso, uno Sportello informativo per immigrati finalizzato a migliorare le condizioni di vita carceraria facilitando l’accesso ad idonei servizi di cui spesso l’immigrato non fruisce, proprio a causa delle difficoltà che si riconducono alla sua condizione (scarsa conoscenza della lingua, scarse informazioni, assenza di familiari all’esterno, etc.). Il secondo, in itinere, è più strettamente connesso all’orientamento nel mondo del lavoro, sempre con lo scopo di facilitarne l’accesso agli immigrati. I finanziamenti di ambedue i progetti provengono sia dai fondi nazionali previsti per gli interventi per la lotta alla droga, sia da finanziamenti della Comunità Europea, Esiste una convenzione tra l’Istituto penitenziario e degli esperti in mediazione e in materia di immigrazione ai quali è stata affidata la realizzazione del progetto.


2) Casa Circondariale di Secondigliano (NA)

Si tratta del centro penitenziario più popoloso della Campania dopo quello di Poggio Reale: il totale dei detenuti è pari a 1271 unità, di cui 91 stranieri, è un Istituto maschile. Il progetto avviato è denominato “Chi trova un amico trova un Paese” ed è, anche in questo caso, uno Sportello di orientamento al lavoro ed azione di mediazione culturale. Primo obiettivo è quello di offrire un servizio che faciliti la conoscenza della rete dei servizi territoriali per il lavoro, ma anche per l’accoglienza, il sostegno medico-psicologico, l’inserimento in generale una volta in libertà. In tal senso viene svolto proprio un corso di reinserimento al lavoro che comprende un tirocinio formativo. Scopo ulteriore dello Sportello è quello di offrire attraverso la mediazione, occasioni di integrazione al contesto socio-culturale, fuori e dentro l’Istituto penitenziario. Soggetto promotore è il Centro di Accoglienza Regina Pacis, mentre i fondi sono sempre quelli previsti dal T.U. 309/90.


3) Casa Circondariale di Poggio Reale

In assoluto l’Istituto con più detenuti della Regione Campania, si tratta di 2224 detenuti, di cui 222 stranieri, come si vede si rispetta, nonostante le dimensioni del carcere, la media regionale, cioè una percentuale inferiore al 10%.

Il progetto “Amistad” qui rilevato, si è attualmente concluso. Il contenuto di questo progetto ha previsto l’avviamento al lavoro mediante l’acquisizione di competenze e conoscenze specifiche, con particolare attenzione alle possibilità di auto-imprenditorialità su un modello di formazione previsto dalla Regione Campania. Anche in questo caso l’attuazione del progetto ha previsto l’intervento di esperti appartenenti ad Associazioni di volontariato già operanti con l’Istituto penitenziario.


4) Casa Circondariale di Arienzo

Istituto notevolmente più piccolo rispetto a quelli sinora trattati: contiene 77 detenuti in totale, di cui 22 stranieri. Quanto riportato è in realtà un progetto che prevede l’alfabetizzazione linguistica per detenuti stranieri; quanto già detto in precedenza circa la Casa Circondariale di Trieste potrebbe ora qui ripetersi, nel senso che potrebbe essere dubbia la definizione di “progetto di mediazione culturale” in riferimento ad un corso di alfabetizzazione. Naturalmente obiettivo del corso sono l’acquisizione e la padronanza degli elementi strutturali della lingua italiana, si svolge a frequenza settimanale, ed è tenuto da due docenti di un’Associazione di volontariato. Visto il tipo di attività non sono previsti fondi particolari.


5) Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Aversa

Questo O.P.G. conta un totale di 168 soggetti in osservazione 10 di questi sono stranieri. In questo istituto è in itinere un progetto che è alla sua seconda annualità, prevede uno Sportello legale e di Segretariato Sociale che si occupi anche dell’organizzazione di attività culturali.

Quale considerazione finale, si intende porre l’attenzione su un aspetto: il dato quantitativo è poco soddisfacente, su un totale di 15 Istituti, solo 5 risultano aver attivato progetti di mediazione culturale, è da notare però che si tratta degli Istituti più grandi, maggiormente investiti dal fenomeno. Per fare un esempio: la Casa Circondariale di Avellino annovera un totale di 468 detenuti, ma di questi solo 8 sono stranieri o, ancora, la Casa di Reclusione di Cerinola su 297 detenuti, 13 non sono di nazionalità italiana o, infine, nella Casa di Reclusione di Eboli nessuno dei 37 detenuti è straniero.


4.2 Calabria


La Calabria, in linea con l’andamento nazionale, registra un aumento della popolazione immigrata ed in linea con quanto si verifica in tutte le Regioni del meridione è importante luogo di primo approdo degli stranieri. La debolezza del mercato occupazionale locale, il quale produce un numero di posti di lavoro del tutto insufficiente a coprire la domanda del territorio, è un elemento che scoraggia la stanzialità e influisce sulla grande diffusione del cosiddetto lavoro nero anche tra gli immigrati. Decima nella graduatoria nazionale delle Regioni quanto a numero complessivo di detenuti: 2097 è il totale di cui si parla e di questi il 19% è straniero (in valore assoluto si tratta di 400 unità).

Gli Istituti penitenziari nella Regione sono undici, di otto è pervenuta risposta ma solo in due Istituti sono state attivate le iniziative che interessa rilevare.


1) Casa Circondariale “N.C.” di Catanzaro

L’Istituto conta un totale di 400 detenuti uomini e 67 di questi di altra nazionalità. E’ in itinere un progetto che si estrinseca in un corso incentrato sulle problematiche giudiziarie in riferimento all’espulsione e/o alla richieste di soggiorno sul territorio italiano al termine della condanna. Tale corso prevede la trattazione di tali argomenti con la consulenza di un mediatore culturale di lingua inglese, araba e francese, nonché di esperti legali sulla condizione giuridica degli stranieri in Italia. Promotore dell’iniziativa è l’Istituto penitenziario stesso che è ricorso ai finanziamenti ai sensi dell’art. 127, comma 1 del DPR 309/90.


2) Casa Circondariale di Paola

Istituto di 200 detenuti in totale, e tra questi 67 sono immigrati. Il progetto attualmente concluso, è stato chiamato “Kira” con un sottotitolo che ne sintetizza il contenuto: “Noi e l’Islam, un incontro possibile”. Infatti, sviluppando delle iniziative di incontri di gruppo, sono stati trattati temi quali i diversi punti in comune che l’Occidente cristiano ha con il mondo islamico. Da tali argomenti si è passati a quelle problematiche più strettamente connesse alle condizioni di vita degli immigrati, toccando argomenti dalle normative a favore degli immigrati a quelle relative al mondo del lavoro. Tali incontri sono stati gestiti da organismi di volontariato che hanno coinvolto mediatori culturali, docenti in materie giuridiche e funzionari dell’Ufficio del Lavoro, quali esperti per trattare le sovraesposte tematiche.



4.3 Puglia


Come si è avuto modo di esporre in altre parti della trattazione, la Puglia è una Regione particolarmente investita, com’è noto, dal flusso migratorio, particolarmente nella fase di arrivo, fino a sfociare, in talune occasioni, in una vera e propria situazione di emergenza. In realtà questi fenomeni hanno come conseguenza principale un alto numero di provvedimenti giudiziari nei confronti degli stranieri, perché alto è il numero di espulsi, ma sia chiaro che, nonostante la grande eco suscitata dagli sbarchi (si pensi ai curdi prima e albanesi poi), la maggior parte degli stranieri in questa Regione è in transito. Anch’essa, infatti, ha un mercato occupazionale che non offre grandi garanzie e dunque difficilmente può divenire meta di immigrazione.

Terza Regione nel Mezzogiorno per numero di detenuti, ha una percentuale di stranieri nelle carceri pari al 13,6%.

Gli Istituti presenti sul territorio pugliese sono dieci, di questi sei hanno risposto alla richiesta di dati loro inviata, ma in nessun Istituto tra questi è stata rilevata esperienza di mediazione culturale.



4.4 Sicilia


La Sicilia secondo i dati del Ministero dell’Interno risulta essere l’ottava Regione d’Italia per numero di presenze, attestato attorno al 3,5% del totale nazionale. Questa Regione presenta delle peculiarità: se da un lato è vero che il movimento occupazionale, se confrontato con quello nazionale, risulta molto basso (1 assunto ogni 17 è immigrato, mentre la media nazionale è di 1 ogni 9), dall’altro esiste un grado di integrazione molto elevato con alcune comunità straniere. Infatti, per ragioni storiche, vi è una maggiore facilità in particolare per gli immigrati di provenienza tunisina ad inserirsi nel tessuto sociale siciliano; ciò favorisce la stanzialità poiché consente, se non facili opportunità di guadagno, una quasi perfetta fusione con la popolazione autoctona. La Sicilia appare terza Regione nella graduatoria nazionale per detenuti presenti negli Istituti di pena e seconda, dopo la Campania, in quella del Meridione. E’ prima però, sempre nel Meridione, per percentuale di detenuti stranieri, pari a 13,5%. Molti sono gli Istituti presenti sul territorio: 21 Case Circondariali, 4 Case di Reclusione ed 1 Ospedale Giudiziario Psichiatrico, di questi 14 hanno fornito risposta al questionario, ma l’incidenza del numero di progetti attivati è piuttosto bassa.


Casa Circondariale di Siracusa

Le presenze registrate al 31.12.2000 contano una popolazione carceraria di 374 detenuti maschi, di cui 62 stranieri.

Per il progetto rilevato valgono alcune osservazioni svolte già in precedenza: si riferisce di tre incontri effettuati con detenuti stranieri e non “con l’ausilio di cartine geografiche” a cura di un’Associazione di volontariato, naturalmente nessun fondo è stato stanziato per la realizzazione. E’ evidente la nebulosità del contenuto di tale progetto, che sicuramente ha voluto realizzare un momento di incontro fra detenuti italiani e detenuti stranieri al fine di una migliore integrazione, non si può non osservare, però, l’esiguità dell’intervento.


2) Casa Circondariale di Enna – Sezione staccata di Piazza Armerina

In quanto sezione staccata la Casa Circondariale di cui si tratta è un Istituto piuttosto piccolo, con un totale di 38 detenuti, di cui 15 stranieri. La particolarità di questa realtà vede il fiorire di una fitta attività grazie a molti Enti che operano nel sociale e, specificatamente, attorno al fenomeno dell’immigrazione. Il C.T.P. (Centro Territoriale Permanente) di Piazza Armerina ha realizzato nell’Istituto un corso formativo focalizzato su lezioni di legalità, norme antinfortunistiche ed orientamento al lavoro. Le proposte formative del C.T.P. si innestano nell’ambito dell’attività scolastica prevista dall’Istituto e di concerto con il Consolato tunisino, si articolano in un corso di 50 ore, con 25 allievi. Negli obiettivi formativi progettuali si legge “offrire gli strumenti utili a superare i limiti culturali e storici di ciascun popolo e facilitare la cultura del dialogo e dell’accoglienza”. Tale lavoro è stato realizzato anche con la collaborazione di un’Associazione locale di volontariato “AVULSS” con cui esiste un Protocollo d’Intesa con l’Istituto penitenziario. Si tenga presente che il C.T.P. realizza progetti ben strutturati fuori dall’Istituto penitenziario rivolti agli adulti italiani ed extracomunitari senza titolo di studio, nonché si occupa dell’accoglienza di quest’ultimi. Si accenna a queste attività per chiarire il quadro locale: nonostante l’Istituto di Piazza Armerina sia una struttura, come visto, poco popolosa, la rete di servizi esistenti al di fuori di esso, ha reso possibile un intervento che ha già una durata biennale, al quale si intende dare continuità anche per il futuro.






4.5 Sardegna


Per tradizione terra di emigrazione, andata scemando solo verso la metà degli anni ottanta, attualmente la Sardegna conosce il fenomeno dell’immigrazione, ma in maniera notevolmente minore rispetto al resto d’Italia. Si attesta, infatti, agli ultimi posti nella graduatoria nazionale e precede solo piccole Regioni italiane come la Valle d’Aosta, il Molise e la Basilicata, resta che l’incidenza degli stranieri sulla popolazione residente si attesta circa sull’1%.

La popolazione detenuta porta la Sardegna a tredicesima Regione per numero totale di detenuti, con un’incidenza di stranieri che si attesta intorno al 18%. Il numero di Istituti della Sardegna ammonta a 12 Istituti ed una buona percentuale di questi ha risposto al questionario (si tratta di 9 Istituti), ma sono stati rilevati due soli progetti, di cui si espongono di seguito i contenuti.


Casa Circondariale di Oristano

La popolazione carceraria dell’Istituto ammonta ad un totale di 109 detenuti (103 uomini e 6 donne) e solo 7 detenuti stranieri. Nonostante l’incidenza piuttosto bassa dei reclusi stranieri, è stato posto in essere un servizio denominato “Informacittà” messo a disposizione dal Comune di Oristano, titolare infatti del progetto, nell’ambito dello “Sportello stranieri” operante nello stesso Comune. A realizzare il progetto delle Cooperative Sociali contattate dallo stesso Comune.


2) Casa Circondariale di Sassari

Istituto medio-grande conta una popolazione totale di 201 detenuti (175 uomini 16 donne) di questi 20 sono stranieri (18 uomini e 2 donne).

Nell’anno 2000 è stato avviato un programma riguardante i reclusi stranieri che ha previsto momenti di alfabetizzazione seguiti da corsi professionali per l’inserimento nel mondo del lavoro. L’iniziativa comprendeva inoltre, l’ingresso dei vari ministri di culto, nonché l’intervento di un mediatore culturale che affiancasse la psicologa in alcune attività di gruppo.

Il progetto, però, non ha avuto completa attuazione, in quanto interrotto per problemi che non sono stati ulterirmente chiariti. Viene però, specificatamente indicato che al momento, il progetto è stato riproposto e, mentre secondo il programma precedente nessun fondo particolare veniva stanziato, bensì venivano utilizzate le risorse presenti in Istituto, ora, nel riproporlo appunto, verranno richiesti i fondi ai sensi del DPR 309/90.














Cfr. cap. VI.

Tutti i dati che saranno qui di seguito esposti hanno come fonte il Dossier Immigrazione Caritas 2002

cfr. premessa

Si ricordi circa le suddetta Casa Circondariale quanto detto nella premessa.

Per il sesso femminile il rapporto cambia, in aumento, mediamente 14 su 28.

In valori assoluti: 1.622 detenuti su 20.259 che rappresenta il totale detenuti al Nord, mentre il totale in Italia è di 54.039 (Fonte: Annuario Istat 2001)

In realtà la provenienza della popolazione immigrata è per il 59,8% europea (compresi Paesi U.E.)



Sono: C.R. di Padova, C.C. di Padova,C.C. di Tolmezzo, C.C. di Treviso, C.C. di Trieste, C.C. di Udine, C.C. di Verona, C.C. S.M.M. di Venezia.

La C.C. di Tolmezzo non ha fatto pervenire il proprio questionario, dal materiale relativo ad Udine, però, appare appunto chiaro che il medesimo progetto abbia contemporaneamente interessato le due Case Circondariali.

Si tratta di un dato utilizzato come indicatore di inserimento sociale e stabilizzazione da chi studia il fenomeno immigrazione. (Cfr. Dossier/Caritas già cit.)

Cfr. cap.I par.I

Secondo i dati Istat,e quindi del Ministero dellìInterno, si tratta di 286 stranieri detenuti su 833 di totale.


I dati della Caritas mostrano che nel 1986 oltre il 60% degli stranieri presenti in Italia per motivi di studio era iscritto all’anagrafe del Comune di Perugia.

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