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La Valutazione delle Dimensioni Psicologiche del Reo: La Ricerca




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La Valutazione delle Dimensioni Psicologiche del Reo: La Ricerca

 Introduzione

In relazione a quanto affermato nei capitoli precedenti e all’analisi della letteratura, ho ritenuto opportuno valutare in termini quantitativi le varie forme di disagio psicologico dei detenuti del carcere “Dozza” di Bologna.



Nonostante ci siano poche fonti di ricerca a testare gli innumerevoli processi che la detenzione comporta, è già bastevole pensare quanto le forme di deprivazione generale che il carcere impone siano di per sé fonte e motivo di ripercussioni e problematiche nella personalità del reo.

Poiché variabili come il sovraffollamento, l’aumento degli stranieri e dei sieropositivi nella realtà carceraria, le varie sindromi come la depersonalizzazione e la prigionizzazione, l’omosessualità e la violenza incidono profondamente sia sulla percezione e gestione delle emozioni, sia sulla strutturazione di sintomi psicologici e sulla personalità, la presente ricerca si orienta a misurare il risultato di questi processi che, nel loro insieme, offrono una visione del disagio psicologico del carcerato.

 Lo scopo principale della ricerca è quello di capire su quale versante si orienta la personalità del ristretto e in che rapporto stia la comparsa di turbe psichiche, favorite probabilmente dalle condizioni reali in cui versano i carcerati, con la presenza di deficit nel processamento delle emozioni vissute negli Istituti penitenziari e in che relazione queste due dimensioni stiano con i patterns di personalità dei rei. 

Valutare questi aspetti potrebbe sensibilizzare chi si occupa della gestione del “tempo terapeutico” di questi soggetti a rivedere determinate posizioni dell’Ordinamento penitenziario e potrebbe essere una fonte di riflessione importante per chi si occupa della loro qualità di vita e dei loro percorsi educativi.

 Obiettivi ed ipotesi

1) Il primo obiettivo della presente ricerca è la delineazione quantitativa dei tratti che costituiscono la personalità di un gruppo di ristretti del carcere “Dozza” di Bologna e il confronto dei profili di personalità di questi soggetti con i dati normativi della popolazione generale. Con questo termine si indica il complesso delle qualità proprie di un uomo, che ne fanno un individuo distinto dagli altri; la personalità è dunque l’insieme delle caratteristiche psichiche e delle modalità di comportamento di un individuo che, nella loro integrazione, ne costituiscono il nucleo irriducibile, che rimane tale nella molteplicità e diversità delle situazioni ambientali in cui si esprime e si trova ad operare[1].

2) Il secondo obiettivo è quello di valutare se nel carcerato siano presenti deficit o problematiche specifiche legate al processamento delle emozioni che lo differenziano dalla popolazione generale. A tale scopo il confronto è stato fatto tra carcerati e un gruppo di controllo adeguato per caratteristiche socio-anagrafiche. 

3) Terzo obiettivo è valutare se nel carcerato siano presenti disturbi psichici in misura maggiore rispetto ai gruppi normativi e ad un gruppo di controllo adeguato.

4) Ultimo obiettivo della presente ricerca è valutare in che relazione stiano, nel carcerato, la personalità con la presenza di eventuali deficit emozionali e disagi psichici. Considerati tutti i processi che si strutturano in carcere,  si ipotizza la presenza, nel carcerato, di deficit e disabilità nei meccanismi di processamento delle emozioni associati a specifiche problematiche legate alla struttura della personalità e a sindromi patologiche che includono i disturbi d’ansia, quelli psicosomatici e dell’umore, fino ad arrivare a veri e propri scompensi psicotici, attraverso i quali si esprime il disagio psicologico del carcerato probabilmente legato alla sua condizione di reclusione.

Secondo l’ipotesi appena formulata, mi potrei aspettare che all’aumentare di un processamento emotivo non armonico, dunque egodistonico, intrusivo, soppressivo, incontrollato, dissociativo, evitante ed esternalizzato, corrispondano sia un aumento dei punteggi che rilevano una personalità più inquieta ed instabile, sia la presenza di maggiori disturbi legati al disagio psichico.

Ciò è sostenuto da alcune ricerche che fanno capo a Roger Baker ed alla validazione del suo strumento (EPS) designato ad identificare le difficoltà nel processamento delle emozioni, secondo le quali sia una incompleta elaborazione emotiva, sia una regolazione eccessiva o inibita delle proprie emozioni possono produrre sintomi patologici che vanno dai disturbi psicologici quali ossessioni, disturbi del sonno, pensieri intrusivi, allucinazioni, PTSD, a disordini psicosomatici quali panico, disturbi gastrointestinali, fino ad includere i disturbi cardio-circolatori ed addirittura il cancro[2].

Questo è confermato anche dal fatto che la percezione emotiva influenza le aree vitali di un soggetto e può deformarne la percezione degli eventi e la risposta agli stessi, per cui si può pensare come dall’elaborazione distorta di un’emozione, che dipende sia dagli schemi mentali presenti in memoria che dalle esperienze passate del soggetto, si sviluppi un’espressione emotiva che può essere funzionale per il soggetto, ma disadattiva per il suo benessere psicologico[3]. I sintomi possono essere così una soluzione ad un conflitto tra i fattori interni ed esterni che interagiscono in una specifica situazione.

Altre ricerche che attestano la presenza di disturbi di tipo psicologico nei soggetti che vivono l’esperienza della detenzione sono lo studio di Rokach[4] del 2001 ed altri degli stessi anni, che dimostrano come i ristretti abbiano una forte consapevolezza della loro solitudine e della loro malinconia e come il grado di isolamento a cui viene sottoposto il soggetto favorisca un pensiero rimuginativo che viene elaborato in maniera catastrofica e pessimistica, favorendo la comparsa di sensi di colpa persecutori[5], depressione ed ansia[6].

In sintesi, il proposito della ricerca è quello di valutare come una personalità, che può essere di per sé fragile o meno, in un contesto fortemente deprivato e deprivativo, possa elaborare in maniera erronea le proprie emozioni e sviluppare delle sindromi di disagio psicologico maggiori rispetto alla popolazione italiana di riferimento, vivendo dunque una forte sofferenza personale.

 Metodi e tecniche

1.  Soggetti

Il campione selezionato per gli scopi della ricerca comprende 50 detenuti del Carcere “Dozza”, un Istituto penitenziario per adulti di Bologna, e 50 soggetti presi dalla popolazione generale di età e sesso paragonabili al gruppo dei carcerati.

Il Carcere “Dozza” accoglie al suo interno uomini e donne dai 20 anni in su, con le pene più svariate, ergastolo, attesa di giudizio, furto, rissa, spaccio. Ultimamente si constata la forte presenza di detenuti stranieri (la zona del Maghreb è quella più evidente, oltre all'Africa centrale) e di donne (circa l'80%). La casa circondariale Dozza è il più noto Istituto penitenziario bolognese. Questo fa sì che vengano messe in atto molte iniziative, che fanno onore a tutta la città, tra cui si ricorda ad esempio l’attivazione di uno spazio ludoteca presso la sezione femminile sin dal 2001, gestito dallo stesso comitato per il Telefono Azzurro bolognese. La direzione della casa circondariale si è impegnata con grande entusiasmo affinché il progetto ludoteca del comitato fosse reso operativo in entrambe le sezioni, nella piena convinzione che il recupero degli affetti familiari e il mantenimento dei contatti con le famiglie abbia enormi potenzialità dal punto di vista del recupero del detenuto e della prevenzione sociale. Tra le tante attività, inoltre, sono previsti dei corsi scolastici, con gli insegnamenti più svariati, dal diritto per il diploma in Ragioneria, fino a filosofia morale, da docenti specializzati negli specifici settori. Di solito il lavoro si imposta con piccoli gruppi, divisi per sezione. La possibilità che i detenuti usufruiscano del “sapere” è un’ottima opportunità; questi uomini emergono dall’oscurità e poi scompaiono, ma nei momenti, nei segmenti della loro vita in cui ci sono, bisogna cogliere l’occasione per fornirgli qualche lampo di conoscenza, nella fiducia che questo possa servire fuori, a fare delle scelte più oneste, più giuste, più valide per loro.

In specifico i soggetti che hanno fornito il loro contributo ai fini della ricerca sono 50 detenuti, di cui alcuni appartenenti alla sezione cosiddetta “ad alta sorveglianza (A.S.)”, in quanto responsabili di reati in forma associata, dunque con altri complici detti affiliati; alla base del reato vi è sempre “associazione a delinquere”, quella che cambia è la finalità: spaccio, mafia, sequestro di persona, riciclaggio. Un'altra parte di detenuti è invece ristretta nella sezione penale, dove ci sono i cosiddetti “comuni”, cioè autori di reati consumati singolarmente o con qualche complice, ma senza il vincolo associativo. Tali soggetti frequentano il corso di diritto per il Diploma di Ragioneria[7] e sono stati deputati a prestarsi per lo studio proprio dal loro insegnante di diritto.

Le notizie anagrafiche, descrittive dell’età, dello status sociale e della scolarità, nonché delle caratteristiche detentive sono riportate nelle tabelle e nei grafici che seguono.

Età

Carcerati - L’età dei soggetti di questo gruppo varia da 27 a 61 anni, con un’età media di 39,55 ± 8 anni, una mediana di 38 anni e una distribuzione di frequenza, presentata nella Figura 1, fortemente raggruppata nella fascia tra i 30 e i 40 anni, con scarsa presenza di ultra cinquantacinquenni.

Figura 1 – Distribuzione dell’età

Gruppo di controllo - L’età dei soggetti di questo gruppo varia da 24 a 68 anni, con un’età media di 35,38 anni ±12 anni ed una mediana di 31 anni.

Fra i due gruppi non vi sono differenze significative riguardo all’età come indicano i valori di ANOVA: F = 3,71; p < 0,057

Provenienza geografica

Carcerati - Tabelle 1 e 2 mostrano la distribuzione della provenienza dei soggetti; alcuni detenuti hanno preferito mantenere l’anonimato (5; 10% del campione), per cui di essi non è noto il luogo di nascita; altri, in specifico italiani, hanno preferito omettere la regione di provenienza (11; 24% del campione). Tra coloro che hanno risposto, il 20% è formato da stranieri, il 16% provengono dall’Italia settentrionale, il 5% da quella centrale e il 34% dall’Italia meridionale.

Per i ristretti stranieri l’enunciazione dello Stato di provenienza rappresenta un dato già di per sé utile come descrittivo ai fini della ricerca.

Tab. 1                                                 Tab. 2

Provenienza

Num.

%

Provenienza

Num.

%

Albania

3

7

Paesi stranieri

9

20

Grecia

1

2

Italia

11

25

Marocco

3

7

Meridionale

15

34

Cina

2

5

Centrale + Sardegna

2

5

Italia

11

25

Settentrionale

7

16

Calabria

4

9

Totale

45

100

Liguria

1

2

Emilia- Rom

2

5

Lombardia

4

9

Campania

1

2

Puglia

6

13

Sardegna

2

5

Sicilia

4

9

Veneto

1

2

Totale

45

100

Gruppo di controllo - Tra coloro che hanno risposto, il 69% proviene dall’Italia settentrionale, il 20% da quella centrale e l’11% dall’Italia meridionale.

Livello di istruzione

Carcerati - Tabella 3 indica il titolo di studio dei soggetti e ne specifica sia la quantità numerica che la percentuale; è da notare il fatto che in generale vi è un grado di istruzione medio-basso (oltre il 70% ha solo la licenza elementare o media) e che soltanto una persona ha conseguito la laurea.

Tab. 3:

 Titolo studio

Num.

%

Scuola dell’obbligo

33

73

Scuola superiore

11

25

Laurea

1

2

Totale

45

100

Gruppo di controllo – Il 92% ha la scuola dell’obbligo, l’8% il diploma di scuola superiore e nessun soggetto la laurea.

Professione

Carcerati - Tabella 4 mostra la distribuzione della frequenza delle professioni esercitate dai soggetti precedentemente all’arresto ed alla reclusione. In specifico sono state suddivise in cinque macro categorie, che comprendono:

II.    Operaio (20; 49%), in cui sono rientrate le seguenti professioni: agricoltore, allevatore, autista, compressorista, imbianchino, macellaio, muratore, operaio, pescatore, piastrellista, termo idraulico, meccanico.

III.    Impiegato (3; 7%), che fa riferimento alle professioni di: agente di commercio, procacciatore di affari, esercente.

IV.    Artigiano/Commerciante (9; 22%), con il cui termine sono state considerati i seguenti mestieri: artigiano edile, coltivatore diretto, commerciante, orafo, pasticciere, ristoratore.  

V.    Imprenditore/Libero professionista (5; 12%), che ha identificato le seguenti professionalità: imprenditore, imprenditore edile, libero professionista.

VI.    Disoccupato/Studente (4; 10%), che richiama appunto i medesimi status.

In totale i soggetti che hanno fornito una risposta sono stati 41, il 92% della popolazione considerata.

Tab. 4:

Professione

Num.

%

Operaio

20

49

Impiegato

3

7

Artigiano/Commerciante

9

22

Imprenditore/Professionista

5

12

Disoccupato/Studente

4

10

Totale

41

100

Gruppo di controllo – nel gruppo di controllo le professioni sono così distribuite: l’8% del campione sono operai; il 13% svolge attività di impiegato; l’1% è artigiano/commerciante; il 6% fa l’imprenditore/professionista; il 23% è disoccupato; il 3% pensionato.

Tempo trascorso in carcere

Il tempo trascorso in carcere, fino al momento della consegna dei questionari, variava da qualche mese a 18 anni, con una media di 4,23 ± 3 anni e una mediana di 3 anni. Tabella 5 schematizza il tempo che i detenuti hanno passato in carcere, raggruppandoli in 5 categorie di 3/4 anni.

Tab. 5:

Da 

1

4

7

11

14

Totale

A

4

7

11

14

18

Num.

26

16

4

2

1

49

%

53

32

8

4

2

100

Figura 2 mostra una maggior frequenza della durata di detenzione intorno ai 2-4 anni, con scarsa frequenza di permanenza superiore ai 10-12 anni.

Figura 2 – Tempo trascorso in carcere

Motivo della condanna

Tabella 6 presenta la distribuzione di frequenza del motivo per cui i detenuti sono in carcere; il 10% di loro ha commesso più reati ( Furto, truffa, estorsione; Sequestro e Associazione mafiosa) che possono essere, da un punto di vista legale, correlati tra di loro; tutti i soggetti tranne uno hanno una condanna definitiva; ciò può incentivare ulteriormente le dinamiche considerate nella presente ricerca (disperazione, mancanza di speranza, incapacità di pensare al futuro, etc.) proprio per la stabilità e la certezza della sentenza.

Tab. 6:

Motivo carcere

Num.

%

Stupefacenti

22

44

Associazione mafiosa

7

14

Omicidio

5

10

Furto, truffa, estorsione

4

8

Rapina

4

8

Sequestro, Associazione mafiosa

1

2

Trasporto clandestini

1

2

In attesa di imputazione definitiva

1

2

Non specificato

5

10

Totale

50

100

Anni di carcere da scontare

Il numero di anni di carcere da scontare in tutto varia da 3 a 30 anni, con una media di 11,43 ± 8 anni e una mediana di 8 anni. E’ rilevante il fatto che 11 soggetti (22%) non abbiano risposto alla domanda, probabilmente perché riflettere su questo aspetto del proprio futuro crea di per sé disagio. La distribuzione di frequenza, mostrata in Figura 3, indica una concentrazione della distribuzione intorno ai 5-10 anni con casi isolati di pena attribuita di 25-30 anni. Tabella 7 mostra la distribuzione della frequenza degli anni che i detenuti devono in tutto scontare per la pena commessa, considerando sia gli anni già scontati che quelli ancora da scontare. La Tabella è stata ottenuta raggruppando gli anni in range di 3/4 anni; si può da subito osservare come il 48% (19 su 39) abbia una pena da scontare che va oltre i 10 anni di reclusione.

Figura 3 – Anni da scontare in tutto

Tab. 7:

Da 

3

6

8

11

14

17

19

22

25

27

Totale

A

6

8

11

14

17

19

22

25

27

30

Num.

9

11

6

3

1

3

1

0

2

3

39

%

23

28

15

8

3

8

3

0

5

8

100

Proporzione di pena scontata

La proporzione di pena già scontata va dall’1% al 100%, con una mediana del 43%. Figura 4 indica che una buona parte dei carcerati ha ancora da scontare oltre la metà della pena.

Figura 4 – Percentuali di pena già scontata

Distanza di tempo dalla scarcerazione

Questa domanda si riferisce alla stima previsionale che i soggetti fanno riguardo alla loro possibile uscita dal carcere. La distanza media dall’uscita è di 2,6 ± 2 anni con un range da 0 a 7 anni e una mediana di 2 anni. Tabella 8 indica l’anno di scarcerazione presunta o reale secondo l’opinione dei soggetti; i dati che i soggetti forniscono possono essere attendibili, considerando che dalla precedente Tabella 6 soltanto un soggetto appariva in attesa di una imputazione definitiva. E’ sorprendente pensare che poco meno della metà del campione, ovvero il 49% di essi, abbia risposto a questa domanda; il restante 51%, non fornendo alcuna stima, conferma quanto discusso nel precedente capitolo, relativamente al senso di disperazione, di abbattimento e di incapacità di guardare al futuro che caratterizza chi viene a contatto con il pianeta carcere.

Tab. 8:

Anno uscita

N.

%

2005

5

21

2006

1

4

2007

7

29

2008

4

17

2009

2

8

2010, 2011, 212

4

16

Quando finirò

1

4

Totale

24

100

2. Strumenti

Gli scopi e gli obiettivi della ricerca sono stati valutati attraverso un questionario self-report strutturato in quattro parti, con una introduzione che ha indagato le caratteristiche sociodemografiche dei soggetti e tre strumenti già esistenti ed in parte validati.

Gli strumenti psicometrici utilizzati per raggiungere gli obiettivi sono i seguenti:

Symptom Check List 90-R (SCL 90-R), versione revisionata dell’SCL 90 di Derogatis e colleghi[8] (2000). E’ una misura dello stress psicologico sottoforma di questionario self-report, appropriata sia per adolescenti che per adulti e designata come screening per un ampio spettro di problemi psicologici[9]. In specifico lo strumento utilizzato è una forma rivista dell’SCL 90 messo a punto nel 1975 da Leonard R. Derogatis, chiamato SCL 90-R e formulato sempre dallo stesso Derogatis nel 2000. Si compone di 90 items in totale che misurano la percezione di un insieme di sintomi con una scala di risposta di tipo Likert a 5 punti: “Per niente” con punteggio 0,Poco” con punteggio 1, “Moderatamente” con punteggio 2, “Molto” con punteggio 3 e “Moltissimo” con punteggio 4.

Gli items sono stati raggruppati in 9 sottoscale:

i.    Somatizzazione, che riflette disturbi che sorgono dalla percezione di disfunzioni corporee;

ii.    Ossessività-compulsività, ovvero la tendenza ad avere pensieri, impulsi e azioni sperimentati come incoercibili e non voluti dal soggetto;

iii.    Sensibilità interpersonale, con cui si intende una particolare propensione a sentimenti di inadeguatezza e inferiorità nei confronti di altre persone;

iv.    Depressione, che riassume un ampio spettro di sintomi concomitanti ad una sindrome depressiva;

v.    Ansia, che rispecchia un insieme di sintomi e comportamenti correlati ad un’alta ansia manifesta;

vi.    Rabbia-ostilità, ovvero pensieri, sentimenti e azioni caratteristici di uno stato di rabbia, irritabilità, risentimento;

vii.    Ansia fobica, con cui  si intende una persistente risposta di paura irrazionale e non proporzionata nei confronti di persone, luoghi ed occasioni specifici che conduce a comportamenti di evitamento/fuga;

viii.    Ideazione paranoidea, che si riferisce ad un disturbo del pensiero caratterizzato da sospetto, paura di perdita di autonomia misto ad ostilità ed idee di riferimento;

ix.    Psicoticismo, che è da intendersi come una dimensione continua dell’esperienza umana caratterizzata da ritiro, isolamento e stile di vita schizoide.

x.    Altri, ovvero un insieme di sintomi riconducibili a disturbi del sonno e dell’alimentazione.

Queste sottoscale sono state ottenute attraverso analisi fattoriale, ed in specifico attraverso una rotazione ortogonale con il metodo Varimax, che ha consentito di verificare la concordanza tra gli aspetti diversi di uno stesso costrutto, ovvero di estrapolare i fattori, dunque le categorie più significative tra cui possono rientrare specifici processi sintomatologici.

Tutte le sottoscale dell’SCL90-R hanno un grado di accordo e dunque una correlazione r > = 0,69 con il punteggio globale (GSI), che può essere considerato un buon indice. In particolare le correlazioni più alte sono tra le sottoscale Depressione (r = 0,96), Ansia (r = 0,92) e Sensibilità Interpersonale (r = 0,89).

Il test soddisfa i criteri di attendibilità e validità necessari per essere considerato un buon test scientifico e può essere utilizzato ai fini di ricerca[10]. 

Big Five Questionnaire (BFQ), di Caprara, Barbanelli e Borgogni[11]. Il BFQ rappresenta un modello di valutazione della personalità attraverso la rilevazione di più fattori e per mezzo di scale self-report. Il BFQ nasce come tentativo di integrazione e mediazione dei diversi punti di vista che avevano cercato di fornire degli strumenti di misura adeguati per la valutazione della personalità ed individua cinque dimensioni fondamentali per la descrizione della stessa, emerse nelle numerose tecniche di fattorializzazione e nelle differenti procedure di valutazione. Si compone di 132 items, caratterizzati da liste di aggettivi e/o comportamenti, che riconducono ai Cinque Grandi Fattori che definiscono la struttura di personalità del soggetto.

Ad ogni Fattore corrispondono 24 items, raggruppati in 2 sottoscale, ciascuna delle quali fa riferimento ad aspetti diversi della medesima dimensione, a loro volta suddivise in 6 items positivi e 6 negativi.

Oltre ai Cinque Grandi Fattori vi è la scala Lie, che consta di 12 items e che ha lo scopo di fornire una misura della tendenza del soggetto a fornire un profilo falsato di sé.

Il BFQ sembra dunque configurarsi come struttura canonica per la descrizione della personalità nel linguaggio naturale, e nel contesto dei questionari di personalità; la sua forza risiede soprattutto nella sua validità pratica, in quanto si configura come una cornice di riferimento condivisa per la descrizione della personalità, tramite la quale interpretare e catalogare le possibili differenze individuali di personalità, e rispetto alla quale esaminare i più importanti criteri esterni come il successo lavorativo, il benessere psicologico, il buono ed il cattivo adattamento”[12].

I Cinque Grandi Fattori sono stati denominati:

II.    Energia, che fa riferimento a caratteristiche di personalità come l’estroversione, il dinamismo, l’attività, la dominanza, la loquacità. Tale dimensione è definita dalle due sottodimensioni Dinamismo (Di) e Dominanza (Do).

III.    Amicalità, che richiama dimensioni quali la gradevolezza, la cooperatività, l’altruismo, la generosità, l’empatia. E’ definita dalle sottodimensioni Cooperatività (Cp) e Cordialità (Co).

IV.    Coscienziosità, con cui si intende la capacità di autoregolazione ed autocontrollo, la riflessività, la scrupolosità, l’ordine, l’accuratezza, la perseveranza. Si estrinseca con le sottodimensioni Scrupolosità (Sc) e Perseveranza (Pe).

V.    Stabilità Emotiva, che fa riferimento alla possibilità di avere affetti positivi, e dunque di controllare gli stati di tensione connessi all’esperienza emotiva ed il proprio comportamento anche in situazioni di disagio, conflitto e pericolo. E’ definita dalle sottodimensioni Controllo dell’Emozione (Ce) e Controllo degli Impulsi (Ci).

VI.    Apertura Mentale, che riconduce all’interesse del soggetto per la cultura, all’apertura verso nuove esperienze, all’informazione. Si definisce con le sottodimensioni Apertura alla Cultura (Ac) ed Apertura all’Esperienza (Ae).

VII.    La scala Lie, infine, ha lo scopo di fornire una misura della tendenza del soggetto a dare un profilo di sé falsamente positivo o negativo; la scala fa infatti riferimento a comportamenti socialmente desiderabili.

Le proprietà psicometriche del questionario appaiono adeguate per tutte le dimensioni.

Emotional Processing Scale (EPS), di Baker e colleghi[13]. E’ un questionario self-report basato sul costrutto di Rachman di “Processo Emozionale”, con cui si intende “un processo per mezzo del quale i disturbi emozionali sono assorbiti e tutte le esperienze ed i comportamenti possono così procedere senza distruzione”[14]. In questo contesto i processi psicologici che determinano i disturbi di natura psichiatrica sono legati ad un fallimento in tale processamento emotivo; ad esempio Rachman spiega le ossessioni ed i pensieri intrusivi come il ritorno di una paura che precedentemente era stata inibita, mentre gli attacchi di panico come un insieme di emozioni che sono state controllate per troppo tempo e che, a lungo andare, esplodono determinando appunto il disturbo. Queste considerazioni sono arricchite da altri studi che dimostrano come un cattivo processamento emotivo determini un circolo vizioso nella strutturazione dei comportamenti e nella percezione degli eventi ambientali, che fomentano il processamento distorto e mantengono l’eventuale sintomo.

Il proposito del questionario diviene così l’individuazione del tipo di processamento emotivo utilizzato dal soggetto, per impostare una terapia in grado di “restituire allo stesso una corretta valutazione delle proprie emozioni”, nonché come strumento di screening per una popolazione non necessariamente psichiatrica[15].

A questo proposito Roger Baker, nel 2001, ha proposto un questionario formato da 53 items con una scala di risposta Likert a 9 punti e che si focalizza particolarmente sull’individuazione del processo emozionale nell’ultima settimana. Ciò per rimarcare l’importanza degli eventi più recenti e minimizzare sia effetti mnestici distorcenti, sia processi di razionalizzazione che a lungo termine possono “falsare” gli eventi. Baker ed il suo gruppo di ricerca, infatti, ritengono che il significato attribuito ad un evento determini il tipo di emozione percepita, che a sua volta include sia reazioni fisiche che sensazioni. Gli items vengono raggruppati in 8 sottoscale che includono 3 tipi di processamento emotivo:

i.    Stili dell’esperienza emotiva:

1.     Egodistonico, che sembra riflettere uno stile caratterizzato da impoverimento del processamento emozionale, per mezzo del quale l’individuo elabora in maniera povera le proprie emozioni;

2.     Armonico, che riflette uno stile emozionale per mezzo del quale gli individui percepiscono facilmente le loro emozioni e sono capaci di utilizzarle per comprendere gli eventi;

3.     Esternalizzato, che è correlato ad uno stile emotivo che ha prevalentemente un richiamo continuo alla fisicità e con il quale l’individuo attribuisce le componenti delle emozioni a cause esterne.

In generale essi fanno riferimento a degli stili emotivi che comprendono attitudini alle emozioni, comprensione delle emozioni, attribuzioni riguardo le emozioni, consapevolezza e formulazione delle emozioni.

II.    Esperienze emozionali particolari:

§    Intrusive e persistenti, che riflettono le conseguenze di processamenti emotivi che avvengono in maniera incompleta. 

È un fattore che correla con l’incapacità di elaborare completamente le proprie emozioni in seguito a specifiche esperienze.

III.    Controllo delle emozioni:

§    Evitamento, che appare correlato ad un evitamento delle emozioni negative o degli stimoli che le elicitano;

§    Dissociazione, che si riferisce ad una dissociazione o ad un distacco dalle proprie emozioni;

§    Soppressione, che riflette un eccessivo controllo delle emozioni e della loro espressione;

§    Impotenza, che è legato ad una inabilità nel controllare l’espressione delle emozioni.

Essi sono tutti correlati a meccanismi sottostanti ad una disregolazione emozionale, in specifico ad un eccesso o ad un’incapacità di controllo, a un distacco dalle emozioni o ad un evitamento delle emozioni negative o degli stimoli che le determinano.

Vi è infine un punteggio totale che rileva complessivamente la modalità di processamento emotivo del soggetto indagato.

Le proprietà psicometriche del questionario fanno riferimento alle caratteristiche di validità ed attendibilità; la validità è stata misurata attraverso un’analisi fattoriale esplorativa, più usata quando bisogna investigare sulla struttura fattoriale del test e semplificare un grande numero di dati individuando le variabili più significative. Esse sono state calcolate con il metodo delle componenti principali (PCA), da cui sono stati estrapolati 8 fattori, i quali, a loro volta, sono stati sottoposti ad una rotazione ortogonale con il metodo Varimax ed Oblimin. La convergenza per la rotazione ha evidenziato 8 fattori con un grado di significatività molto elevata (p< 0,001) ed una varianza cumulativa del 58%. Altro tipo di validità valutata, oltre a quella di costrutto ottenuta tramite l’analisi fattoriale, è stata la convergente, ottenuta confrontando le sottoscale dell’EPS con tests che misurino dei costrutti simili.

Considerando che l’EPS non si propone di misurare tanto le emozioni, quanto piuttosto le difficoltà nel loro processamento, si è ottenuto comunque un buon grado di accordo tra le sottoscale che misurano aspetti emotivi sia della TAS-20 che del CECS e le sottoscale Stile egodistonico, Controllo dell’emozione Soppressione e Dissociazione dell’EPS. L’attendibilità del test è stata misurata attraverso la consistenza interna, specificamente con l’a di Cronbach, che ha dato un punteggio pari a r = 0,9 L’attendibilità è stata infine misurata con il test-retest a 4 e a 6 settimane di differenza. Il coefficiente di correlazione ottenuto ha un punteggio r = 0,79 con p< 0,001.

Il test, nella sua ultima versione, è a tutt’oggi in corso di validazione in italiano; si attendono pertanto delle norme specifiche per la popolazione italiana e, in mancanza di esse, er la presente ricerca si è utilizzato un gruppo di controllo di soggetti italiani adulti maschi non carcerati e senza disturbi psichici o somatici.

 Procedure

I questionari sono stati somministrati ai carcerati nell’aula scolastica del carcere, durante la lezione di diritto, alla presenza dell’insegnante. Gli scopi dell’indagine sono stati illustrati in modo chiaro, è stato garantito ai rispondenti l’anonimato e il trattamento dei dati a solo scopo di ricerca. I soggetti che hanno risposto all’indagine hanno mostrato un buon livello di disponibilità e un atteggiamento collaborativo. Ai carcerati è stata somministrata la batteria completa dei test illustrati nel paragrafo precedente. Nessuno dei carcerati stranieri presenti ha manifestato difficoltà linguistiche nella comprensione dei questionari, poiché si tratta di soggetti residenti in Italia da molto tempo le cui competenze linguistiche sono già state valutate idonee al momento dell’ammissione a frequentare l’Istituto Tecnico Commerciale.

Il gruppo di controllo è stato reclutato fra la popolazione generale maschile, utilizzando la disponibilità di persone conoscenti e l’intervista ai passanti in luoghi come la sala d’attesa della stazione ferroviaria. Sono stati inseriti nel gruppo di controllo solo i soggetti senza alcuna patologia fisica o disturbi psichici auto-riferiti o consumo di psicofarmaci auto-dichiarato tra quelli che avevano risposto, utilizzando come criterio i dati riportati dai soggetti.

Risultati

5.1. Analisi descrittive

In questo paragrafo vengono riportati i dati delle analisi descrittive relative alle dimensioni valutate tramite la scheda iniziale.

Grado di amicizia in carcere

Riguardo alla percezione che i carcerati hanno del grado di amicizia in carcere, 18 di loro, dunque il 36%, ritiene di avere abbastanza amicizie; il 6% (3) dichiara di averne molte; l’8% (4) nessuna, mentre il 50% (25) ha risposto affermando di avere molte amicizie; è da notare il fatto che, contrariamente ad altri items, a cui alcuni non hanno riposto, a questa domanda vi sia stato una totale aderenza di risposta dei soggetti interrogati; non va poi sottovalutata la percentuale significativa di detenuti che ammette di non avere nessuna o poche amicizie (58%), a conferma dell’isolamento a cui sono sottoposti, nonché della poca solidarietà tra di loro. Nonostante tutto una buona percentuale ha affermato anche di avere un buon grado di relazioni interpersonali, in specifico il 42%; ciò potrebbe indicare sia come la prigionizzazione e l’appartenenza ad una subcultura possano far sentire più uniti, dunque compagni di sventura, sia che i ristretti utilizzano dei meccanismi difensivi tesi a minimizzare, o meglio, a negare, un grado di solitudine non indifferente.

Confrontando i punteggi, che variano da 0 (nessuna) a 3 (molte), ottenuti dai carcerati italiani (n = 36) con quelli ottenuti dagli stranieri (n = 9), non risultano differenze significative fra i due gruppi riguardo alla valutazione del numero di amicizie.

Percezione di isolamento

Riguardo alla percezione che i detenuti hanno del loro isolamento nella struttura carceraria, tra i soggetti che hanno fornito una risposta, ovvero il 94% (47 su 50), il 26% (12) percepisce la propria condizione detentiva come abbastanza isolata; il 34% (16) si sente molto isolato; il 17% (8) per niente e il 23% (11) poco isolato. Anche in questo caso le risposte fornite possono essere sia il frutto di una consapevolezza reale (60%) che di un diniego (40%) relativamente alla propria condizione, ed anche in questo caso vi è un’aderenza alle ricerche descritte nei precedenti capitoli[16].

Confrontando i punteggi, che variano da 0 (per niente) a 3 (molto), ottenuti dai carcerati italiani (n = 36) con quelli ottenuti dagli stranieri (n = 9), non risultano differenze significative fra i due gruppi riguardo alla valutazione del proprio grado di isolamento.

Sembra, pertanto, che la condizione carceraria accomuni fra loro italiani e stranieri riguardo alla percezione del grado di socializzazione mantenuto o possibile in questa realtà.

Patologie mediche

Tabella 9 raggruppa le risposte del campione all’eventuale presenza di malattie, includendo alcune categorie principali: malattie cardio-vascolari; malattie all’apparato respiratorio, e malattie dell’apparato gastro-intestinale; dolore cronico; disturbi psichici e altre malattie. A questa domanda vi è stata la massima percentuale di risposta (50 soggetti; 100%) ed una buona specificazione del tipo di malattia; in generale si può affermare come non vi sia un’altissima percentuale di soggetti con patologie fisiche, in quanto è nettamente superiore la numerosità di soggetti che afferma di essere in buona salute. La considerazione più interessante è il riconoscimento, da parte di una piccola percentuale del campione (5 soggetti = 10%), dell’affezione di patologie psicologiche come gli attacchi di panico e la depressione. Tuttavia mi aspetto che la somministrazione di test specifici per la rilevazione di disturbi in questa area metta in evidenza che in realtà i carcerati tendono a sottostimare la propria condizione di disagio psicologico.

Tab. 9- Malattie fisiche

%

Cardio – Vascolari

7

14

Apparato Respiratorio

6

12

Apparato Gastro-Intestinale

8

16

Dolori cronici

18

36

Depressione/panico

5

10

Altro

4

8

 Uso di farmaci

Tabella 11 mostra la numerosità e la percentuale dei soggetti che assumono sostanze ansiolitiche (Bz = benzodiazepine) ed antidepressivi sia di ultima generazione che non (TCA = triciclici; SSRI = serotoninergici). Si può concludere dicendo, poiché tutti i soggetti hanno fornito una risposta a tale item, che non vi è una percentuale molto alta di detenuti che fanno un uso sistematico di tali sostanze (BZ = 18%; TCA/SSRI = 16%).

Tab 11:

Uso farmaci

Num.

%

Bz Si

9

18

Bz No

41

82

Totale

50

100

TCA Si

8

16

TCA No

42

84

Totale

50

100

Percezione dello stato di salute psico-fisica

Carcerati - Riguardo alla percezione che i detenuti hanno del loro stato di salute; in specifico, tutti i soggetti hanno fornito una risposta, che può essere sintetizzata nel seguente modo: l’8% (4 soggetti) del campione ha una percezione della propria salute medio-bassa, espressa con punteggio che va da 0 a 4; il 72% (36 soggetti) ha invece una percezione della propria salute fisica che può essere definita buona e che viene espressa da punteggi che vanno da 5 a 8; infine il 20% (10 soggetti) ha un’ottima visione del proprio stato di salute, espressa con punteggi 8-10.

Riguardo alla percezione che i detenuti hanno del loro stato di salute mentale; anche in questo caso tutti i soggetti hanno fornito una risposta, e può essere sintetizzata nel modo che segue: il 14% (7 soggetti) del campione ha una percezione della propria salute psicologica medio-bassa, espressa con punteggio che va da 0 a 4;  il 60% (30 soggetti) ha invece una percezione della propria salute mentale che può essere definita buona e che viene espressa da punteggi che vanno da 5 a 8; infine il 26% (13 soggetti) ha un’ottima visione del proprio stato di salute psicologica, espressa con punteggi 8-10.

In questo caso è da osservare come sia quasi raddoppiata la percentuale di ristretti che riconoscono la loro salute mentale come non proprio eccellente rispetto a quella fisica (14% salute mentale rispetto a 8% salute fisica).

Gruppo di Controllo  Tra i soggetti appartenenti al gruppo di controllo il 30% (15) ha una percezione della propria salute fisica medio-alta, mentre il restante 70% (35) ha un’ottima percezione del proprio stato di salute fisica; relativamente allo stato di salute mentale si riscontrano risultati analoghi, in quanto il 46% (23) ha una percezione del proprio stato di salute mentale medio-alta, mentre il restante 54% (27) ha un’ottima considerazione del proprio stato di salute psicologica.

Dimensioni psicologiche

In Tabella 14 vengono riportati i valori medi, la deviazione standard (DS), il range dei punteggi e il numero di soggetti che ha risposto alle domande per ciascuna delle dimensioni psicologiche valutate con gli strumenti psicometrici.

Tab. 14

Carcerati

Controlli

Dimensioni

Range

Media

DS

Media

DS

Percezione salute fisica

0-10

6,88

2,02

7,94

1,23

Percezione salute mentale

0-10

6,78

2,34

8,34

1,43

SCL-90, Somatizzazione

0-4

13,53

9,50

5,46

3,24

SCL-90, OCD

0-4

13,79

7,90

8,90

5,28

SCL-90, Sens.  Interp.

0-4

9,79

6,72

7,65

6,31

SCL-90, Depressione

0-4

15,83

11,19

8,76

7,27

SCL-90, Ansia

0-4

1,28

0,87

0,52

0,33

SCL-90, Rabbia

0-4

5,27

3,41

3,80

3,70

SCL-90, Ansia fobica

0-4

4,68

5,87

1,12

1,38

SCL-90, Ideazione Paranoide

0-4

7,60

4,57

6,10

3,40

SCL-90, Psicoticismo

0-4

11,29

7,92

4,79

4,04

SCL-90, Altri

0-4

9,37

5,38

4,38

3,07

BFQ, Energia

1-5

79,35

11,64

76,82

0,73

BFQ, Amicalità

1-5

75,27

7,60

78,37

0,24

BFQ, Coscienziosità

1-5

81,41

13,02

82,54

0,08

BFQ, Stabilità emotiva

1-5

68,12

8,72

66,74

0,69

BFQ, Apertura mentale

1-5

80,37

10,37

82,60

2,06

BFQ, Lie

1-5

32,85

7,35

30,90

1,19

S.E. Egodistonico

0-9

46,56

18,01

26,30



15,78

S.E. Armonico

0-9

44,55

15,43

34,56

15,55

S.E. Esternalizzato

0-9

45,78

13,31

36,95

11,47

E.E. Intrusive/ persistenti

0-9

49,47

15,83

40,34

16,47

C.E. Evitamento

0-9

51,39

19,06

31,66

16,99

C.E. Dissociazione

0-9

48,80

17,16

30,38

15,82

C.E. Soppressione

0-9

53,08

17,87

36,46

18,28

C.E. Impotenza

0-9

40,24

14,46

39,96

2,64

6.   Confronti

Dopo aver riportato i dati relativi alle descrittive dei due campioni, è importante riuscire ad effettuare un’analisi approfondita riguardo le differenze tra i gruppi di soggetti; proprio per riuscire a comprendere se le variabili considerate dalla letteratura esposta nei capitoli precedenti possano essere riconducibili anche al gruppo di 50 soggetti del carcere “Dozza”, bisogna valutare se tra il campione di controllo ed i carcerati vi siano differenze significative nelle medie dei punteggi dei questionari somministrati. In specifico bisogna effettuare un confronto tra le medie dei due gruppi a tutte le sottoscale misurate, per capire se effettivamente i detenuti abbiano maggiori sintomi psichici, espressi con alti punteggi alle sottoscale del SCL90-R (Somatizzazione, Ossessività-compulsività, Sensibilità interpersonale, Depressione, Ansia, Rabbia, Ansia fobica, Ideazione paranoide, Psicoticismo) ed un processamento emotivo più problematico, associato a diversi tratti di personalità, misurata con il BFQ. Prima di tutto, occorre però verificare se il gruppo dei carcerati possa essere considerato come un gruppo quasi omogeneo, valutando almeno le eventuali differenze nei punteggi alle varie scale tra italiani e stranieri.

Le analisi sono state condotte con il programma statistico StatView (ANOVA); di seguito vengono riportati i risultati ottenuti per ogni sottoscala che tengono conto anche dei valori medi riportati in Tabella 14.

Percezione di salute

Riguardo al confronto fra carcerati italiani e stranieri non si riscontrano differenze significative sia nei punteggi relativi alla percezione di salute fisica, sia in quelli relativi alla salute mentale.

I risultati relativi alla percezione di salute fisica indicano che vi sono differenze significative tra carcerati e controlli, per F = 9,97; p < 0,002. I carcerati hanno una percezione della propria salute fisica meno positiva rispetto ai controlli.

Riguardo alla percezione di salute mentale, i risultati indicano che vi sono differenze significative tra i due gruppi, per F = 16,12; p < 0,0001. I detenuti hanno una percezione della propria salute mentale più bassa, dunque meno favorevole rispetto al gruppo di controllo.

SCL90-R

I risultati dei confronti fra carcerati italiani e stranieri non mostrano alcuna differenza significativa fra questi due sottogruppi in nessuna delle dimensioni dell’SCL-90.

Riguardo ai confronti fra carcerati e controlli, i risultati relativi alla sottoscala Somatizzazione sono significativi, per F = 26,88; p< 0,0001; ciò implica che tra i due gruppi vi è una diversa espressione di comportamenti legati a disfunzioni corporee, con maggiori problemi di somatizzazione fra i carcerati che fra i controlli.  Inoltre confrontando i punteggi dei carcerati con il campione normativo utilizzato nel test, in riferimento ai cut-off clinici, vediamo che il 18% (9) ha valori clinici rilevanti o gravi, mentre l’8% (4) ha valori medi.

Risultati analoghi sono stati ottenuti nella sottoscala Ossessività- Compulsività, per F = 11,25; p< 0,001; anche stavolta i carcerati hanno una maggiore tendenza dei controlli ad avere pensieri, impulsi e azioni disturbanti e non voluti. Il confronto con i cut-off clinici attribuisce al 20% (10) della popolazione carceraria un punteggio grave ed al 18% (9) una sintomatologia psichica media.

Un risultato interessante è riscontrabile nella sottoscala Sensibilità Interpersonale, dove non vi sono differenze significative tra i due gruppi; i valori di F = 2,25; p = 0,13 dimostrano infatti come entrambi i gruppi abbiano un punteggio simile nel percepire sentimenti di inadeguatezza e inferiorità nei confronti di altre persone e come dunque questo aspetto possa riguardare ugualmente sia soggetti in condizioni deprivative e con problematiche forti, che soggetti in condizioni fisiche e psicologiche “normali”. Ciò è confermato dalle percentuali dei confronti con i cut-off, in quanto solo il 13% (6) del campione presenta problematiche gravi, mentre il 15% (7) mostra punteggi di gravità media.

Non è così per la sottoscala Depressione, dove i due campioni presentano punteggi significativamente diversi, per F = 11,47; p< 0,001; in specifico i carcerati hanno punteggi più alti rispetto ai controlli, indice di una maggiore tendenza ad avere sintomi tipici di una condizione depressiva. Il confronto con i cut-off indica che il 19% (9) della popolazione carceraria considerata ha valori clinici che indicano una condizione depressiva grave, mentre il 13% (6) ha valori normativi medi.

Relativamente alla sottoscala Ansia i due campioni presentano differenze significative nei comportamenti legati all’espressione di un’ansia manifesta, per F = 26,91; p< 0,0001; i carcerati risultano essere più ansiosi rispetto ai controlli. Il confronto dei punteggi ottenuti con i cut-off indica che il 15% (7) rientra in uno stato di ansia grave ed il 23% (11) in un valore medio.

Un ulteriore aspetto non significativo emerge nella sottoscala Rabbia, dove non ci sono differenze tra i due gruppi, per F = 3,73; p< 0,06. Analogamente il confronto con i cut-off indica che solo il 4% (2) presenta valori di tipo patologico grave e l’8% (4) medi.

Valori significativi sono poi riscontrabili nella sottoscala Ansia fobica, per F = 14,05; p< 0,0003; questo significa che i due gruppi mettono in atto comportamenti diversi nei confronti di persone, luoghi ed occasioni specifici, e che il campione di detenuti attua una maggiore risposta di paura irrazionale e non proporzionata che conduce a comportamenti di evitamento/fuga dalle situazioni, rispetto ai controlli. Confrontando i punteggi dei carcerati in riferimento ai cut-off clinici, vediamo che l’11% (5) ha valori clinici rilevanti o gravi ed il 2% (1) ha valori medi.

La sottoscala Ideazione paranoide invece non presenta differenze significative tra i punteggi delle due sottoscale, come dimostra F = 2,658; p = 0,11. relativamente al confronto con i cut-off si denota che il 19% (9) presenta valori di rilevanza clinica grave mentre il 15% (7) valori di rilevanza clinica media.

Un’alta significatività si riscontra poi nella sottoscala Psicoticismo, per F = 22,28; p< 0,0001; i due gruppi dunque vivono diversamente esperienze di ritiro sociale, isolamento e stile di vita schizoide, in particolare i carcerati hanno una media più alta rispetto ai controlli. Il confronto dei punteggi dei carcerati in riferimento ai cut-off clinici mostra che il 13% (6) ha valori clinici rilevanti o gravi e sempre il 13% (6) presenta sintomi psichici di grado medio.

Ultima variabile che l’SCL90-R valuta è un insieme di sintomi riconducibili a disturbi del sonno e dell’alimentazione che gli autori hanno definito con il termine Altri; in questa sottoscala emergono differenze significative tra i due gruppi, espresse da F = 26,47; p< 0,0001, per cui i detenuti mostrano maggiori sintomatologie legate al sonno ed all’alimentazione rispetto ad una popolazione di riferimento. Il confronto con i cut-off clinici mostra che il 17% (8) presenta punteggi riconducibili ad una sintomatologia grave, mentre il 21% (10) una sintomatologia definibile come media.

EPS

Per quanto riguarda l’EPS, non emergono differenze significative fra carcerati italiani e stranieri in nessuna delle sottoscale. Vi sono, invece, differenze significative tra carcerati e controlli nella sottoscala Stile dell’esperienza emotiva Egodistonico, per F = 35,16; p< 0,0001, che riflettono una diversa tendenza dei due gruppi ad utilizzare uno stile caratterizzato da impoverimento del processamento emozionale; in specifico i carcerati hanno punteggi superiori rispetto ai controlli.

Non sono state riscontrate differenze significative nella sottoscala Stile dell’esperienza emotiva Armonico; i valori di F = 3,70; p< 0,057 riflettono uno stile emozionale per mezzo del quale entrambi i gruppi percepiscono facilmente le loro emozioni e sono capaci di utilizzarle per comprendere gli eventi.

Nella sottoscala Stile dell’esperienza emotiva Esternalizzato, riferito ad uno stile emotivo con il quale l’individuo attribuisce le componenti delle emozioni a cause esterne, vi sono differenze significative tra i due gruppi,  per F = 12,33; p< 0,0007, in particolare i carcerati hanno punteggi maggiori rispetto ai controlli.

Emergono differenze significative anche nella sottoscala Esperienze emozionali particolari Intrusive e persistenti, che riflettono le conseguenze di processamenti emotivi incompleti in seguito a specifiche esperienze, come dimostrano F = 7,89; p < 0,0060; i due gruppi mettono in atto tale modalità di processamento in maniera diversa; in specifico i carcerati hanno una media nei punteggi più alta rispetto ai controlli.

Nella sottoscala Evitamento, emergono differenze significative tra i due gruppi, espresse da F = 29,57; p< 0,0001; ciò implica che i detenuti attuano comportamenti correlati ad un evitamento delle emozioni negative o degli stimoli che le elicitano in misura maggiore rispetto al gruppo di controllo.

Nella sottoscala Dissociazione, che si riferisce ad una dissociazione o ad un distacco dalle proprie emozioni, vi è una differenza significativa tra i due gruppi, come dimostrano F = 30,84; p< 0,0001; in particolare i carcerati attuano con maggiore frequenza tale modalità emozionale rispetto ai controlli.

Ulteriori valori significativi, che dimostrano differenti modalità di processamento emotivo tra il gruppo di controllo ed i detenuti, emergono nella sottoscala Soppressione, espressi da F = 20,92; p< 0,0001; ciò implica che i ristretti hanno un eccessivo controllo delle emozioni e della loro espressione rispetto ai “normali”.

Nella sottoscala Impotenza, infine, più legata ad una inabilità nel controllare l’espressione delle emozioni, non emergono differenze significative tra i due gruppi, come dimostrano F = 0,007; p < 0,9

BFQ

Per quanto riguarda il BFQ, non si riscontrano differenze significative nella maggior parte delle sottoscale fra carcerati italiani e stranieri, salvo che nel caso della Stabilità emotiva, dove i carcerati stranieri mostrano punteggi medi (73,22 ± 7,12) più elevati degli italiani (66,60 ± 8,73) per F = 4,40 p < 0,04.

Per quanto riguarda il confronto fra carcerati e controlli, non si riscontrano differenze significative nella sottoscala Energia, come dimostrano F = 2,33; p = 0,13; i due gruppi dunque, non presentano differenze nell’estrinsecazione di caratteristiche di personalità come l’estroversione, il dinamismo, l’attività, la dominanza, la loquacità.

Le differenze significative compaiono invece nella sottoscala Amicalità; i valori di F = 8,03; p < 0,006 indicano infatti che i detenuti manifestano in misura minore rispetto ad un campione di riferimento “normale” dimensioni quali la gradevolezza, la cooperatività, l’altruismo, la generosità, l’empatia; risultano così essere più solitari, isolati, e meno propensi ad interagire con l’Altro, come d’altronde ha già dimostrato la domanda relativa alla percezione di isolamento, in cui soltanto il 17% (8 soggetti su 50) dichiara di non percepire lo stato di solitudine nella struttura carceraria.

Non emergono differenze significative nella sottoscala Coscienziosità, come dimostrano i valori di F = 0,36; p = 0,55; tra i carcerati ed il campione di riferimento non ci sono diverse modalità di gestire la capacità di autocontrollo, la riflessività, la scrupolosità, la perseveranza.

Le differenze tra i due gruppi non sono significative neanche per la sottoscala Stabilità Emotiva, come dimostrano F = 1,21; p = 0,27; dimensioni quali la gradevolezza e la generosità non sembrano essere intaccate dal vivere una condizione di deprivazione come il carcere.

I due gruppi non mostrano differenze neanche nella percezione di dimensioni quali l’interesse per la cultura e l’apertura verso nuove esperienze, estrinsecate dalla sottoscala Apertura Mentale, come dimostrano i valori di F = 2,52; p = 0,11; i detenuti dunque hanno una tendenza a mostrare interesse per il mondo proprio alla stessa maniera di soggetti lontani dalla loro condizione di privazione.

Non vi sono differenze nei due gruppi nemmeno nella sottoscala delle bugie Lie, che fornisce una stima della tendenza del soggetto ad utilizzare comportamenti socialmente desiderabili; i valori di F = 3,20; p = 0,79 dimostrano infatti un comportamento simile tra i ristretti e la popolazione generale di riferimento nel mostrare un profilo falsamente positivo o negativo di sé.

7.    Associazioni fra variabili

In questo paragrafo vengono sintetizzati i risultati delle correlazioni, utilizzando l’r di Pearson, fra dimensioni psicologiche nel gruppo dei carcerati, per valutare se personalità, modalità di processamento emozionale, percezione di salute psico-fisica e disturbi psichici siano associati fra loro. Inoltre queste dimensioni vengono messe in relazione con il grado di socializzazione percepito e con altre dimensioni quali l’età e variabili legate alla situazione detentiva come la proporzione di pena già scontata o quella da scontare. Vengono presentati nelle tabelle seguenti solo i risultati significativi per p < 0,05.

Le prime associazioni riguardano le dimensioni di personalità in relazione con tutte le altre.

Come si rileva dalla Tabella 15, il fattore di personalità Energia aumenta con il diminuire dell’età, aumenta con l’aumentare della percezione di una buona salute fisica e alti punteggi in questa dimensione appaiono associati ad un basso grado di disagio psicologico, con riferimento a Sensibilità interpersonale, Depressione, Ansia fobica, e Psicoticismo. Inoltre alti punteggi nell’Energia appaiono fortemente associati alla scarsa presenza di disturbi del processamento emozionale che riguardano la dimensione Stile dell’esperienza emotiva Armonico. Nessuna delle dimensioni relative alla socializzazione o alle caratteristiche quantitative della detenzione appaiono associate a questa dimensione di personalità.

Per quanto riguarda la sottoscala Amicalità, emergono correlazioni significative con la sottoscala dell’EPS Esperienze emotive intrusive e persistenti; in questo caso all’aumentare della capacità del soggetto di presentarsi gradevole, cooperativo, altruista, aumenta un processamento emotivo caratterizzato da incompletezza e mancanza di elaborazione. Anche in questo caso nessuna delle dimensioni relative alla socializzazione o alle caratteristiche quantitative della detenzione appaiono associate a questa dimensione di personalità.

Nella sottoscala Coscienziosità le uniche correlazioni significative riguardano il confronto con la precezione di salute fisica e con le sottoscale Psicoticismo e Stile emotivo Armonico. All’aumentare della capacità del soggetto di autoregolazione, autocontrollo e riflessività, aumenta la percezione di salute fisica e diminuiscono i sintomi tipici di una sindrome schizoide, ma diminuiscono anche le capacità di elaborare in maniera egosintonica, dunque adeguata agli eventi, le proprie emozioni. Molto probabilmente avere una maggiore coscienza di sé allontana meccanismi di tipo psicotico, ma porta ad una maggiore attenzione sui propri errori, che vengono elaborati in maniera non armonica ed obiettiva relativamente agli eventi vissuti.

Nella sottoscala Stabilità emotiva non solo non emergono correlazioni relativamente alle dimensioni di socializzazione, ma emerge un’unica correlazione con la sottoscala Rabbia; all’aumentare delle possibilità di fare riferimento ad affetti positivi e di controllare gli stati di tensione connessi all’esperienza emotiva diminuiscono sentimenti di irritabilità e risentimento. La sottoscala Apertura mentale appare invece correlata più con variabili quantitative di tipo anagrafico piuttosto che con caratteristiche legate a processamenti emotivi o sintomatologie psicologiche; in specifico la sottoscala correla significativamente con l’Età, nel senso che l’apertura verso nuove esperienze diminuisce con l’età, e con il Tempo da scontare in carcere, nel senso che all’aumentare dell’interesse per l’ambiente diminuisce il periodo di pena; molto probabilmente sapere di poter uscire fra minor tempo attiva un maggiore campo di interessi che il processo di deprivazione poteva aver inibito.

Infine correlazioni significative emergono tra la sottoscala Lie e le sottoscale Tempo da scontare, Salute fisica, Somatizzazione, Depressione, Ansia, Rabbia, Ideazione paranoide, Psicoticismo, Altri. All’aumentare dello sforzo del soggetto a fornire un profilo falso di sé, sia in senso positivo che negativo, aumenta la percezione della lunghezza della pena, probabilmente perché mantenere un atteggiamento diverso da come si è veramente produce un maggiore sforzo ed una percezione di maggiore sacrificio nell’Istituzione detentiva; aumenta poi la percezione di salute fisica proprio per apparire socialmente desiderabili. Le altre sottoscale, appartenenti all’SCL90-R (Somatizzazione, Depressione, Ansia, Rabbia, Ideazione paranoide, Psicoticismo, Altri) mostrano come voler apparire diverso da come si è sia associato alla diminuzione della percezione di un insieme di sintomatologie psichiche che, proprio perché si vuole essere socialmente desiderabili, non possono essere riconosciute né tanto meno accettate.

Per quanto riguarda le scale dell’SCL-90, in particolare la sottoscala Somatizzazione, emergono correlazioni significative con Salute fisica e Salute mentale; all’aumentare dei disturbi che sorgono dalla percezione di disfunzioni corporee diminuisce la percezione del proprio stato di salute psico-fisica. Le altre correlazioni significative riguardano le sottoscale dell’EPS Esperienze intrusive, Stile Armonico, Stile Egodistonico, Stile Evitamento, Stile Dissociativo, Stile Soppressione, Stile Impotenza, EPS Totale; ciò dimostra come la percezione di un disagio psicologico espresso attraverso sintomi fisici sia associato ad interpretare erroneamente le proprie emozioni, usando modalità caratterizzate da incompletezza nel processamento emozionale, impoverimento ed evitamento delle emozioni negative o degli stimoli che le elicitano, distacco, soppressione ed inabilità nel controllare l’espressione delle emozioni.

La sottoscala Ossessività correla anch’essa con le dimensioni Salute fisica e Salute mentale; all’aumentare di pensieri, impulsi e azioni sperimentati come indesiderati e incontrollabili, diminuisce la percezione dello stato di benessere psico-fisico del soggetto. Altre correlazioni riguardano le sottoscale Esperienze intrusive, Stile Armonico, Egodistonico, Evitamento, Dissociativo, Soppressione, Impotenza, EPS Totale; all’aumentare di un pensiero rimuginativo aumentano processi emozionali distorti correlati a meccanismi sottostanti ad una disregolazione emozionale, in specifico ad un eccesso o ad un’incapacità di controllo, a un distacco dalle emozioni o ad un evitamento delle emozioni negative o degli stimoli che le determinano; di conseguenza diminuisce un processamento emotivo armonico ed adeguato alle esperienze vissute.

La sottoscala Sensibilità interpersonale correla negativamente con la dimensione Salute fisica; all’aumentare della propensione a provare sentimenti di inadeguatezza e inferiorità diminuisce lo stato di salute fisica. Le altre correlazioni significative sono con le sottoscale Stile Armonico, Egodistonico, Evitamento, Dissociativo, Soppressione, EPS totale; una maggiore vulnerabilità relazionale produce maggiori processi emozionali distorti, nel senso di incompleti, distanziati dalle esperienze che procurano sofferenza, evitanti e dissociati; la correlazione con lo Stile Armonico non può che essere negativa, nel senso che all’aumentare dei punteggi di sensibilità interpersonale diminuisce il processamento adeguato agli stimoli ambientali.  

La sottoscala Depressione correla negativamente con le dimensioni Salute fisica e mentale; all’aumentare dei sintomi depressivi diminuisce, naturalmente, la percezione di un benessere psico-fisico. Altre correlazioni significative sono con le sottoscale Stile Egodistonico, Evitamento, Dissociativo, Soppressione; se aumenta la sintomatologia depressiva inevitabilmente il soggetto elaborerà in maniera incompleta le proprie emozioni, assumerà come comportamento di base l’evitamento di tutte le situazioni piacevoli del passato, prenderà le distanze da  specifici stimoli ambientali e sopprimerà i suoi sentimenti; la correlazione negativa con la sottoscala Stile Armonico spiega infatti i meccanismi di disregolazione emozionale appena descritti. Come le altre sottoscale anche Ansia correla negativamente con le dimensioni Salute fisica e mentale e positivamente le sottoscale dell’EPS Esperienze intrusive, Stile Egodistonico, Stile Evitamento, Stile Dissociativo, Stile Soppressione, EPS Totale, indice del fatto che, all’aumento dell’ansia, i soggetti mettono in atto modalità difensive di tipo emotivo che danno effetti comportamentali distorcenti o comunque non adattivi rispetto agli stimoli presentati.

La dimensione Rabbia correla negativamente solo con la dimensione Salute fisica, mentre correla positivamente con le sottoscale Stile Egodistonico, Dissociativo, Soppressione, Impotenza, EPS totale; avere atteggiamenti aggressivi o comunque irosi è associata allo sviluppo di processamenti emotivi di distacco ed allontanamento dalle emozioni reali e dunque a elaborazioni disfunzionali rispetto alla situazione vissuta; la correlazione negativa con Stile Armonico ribadisce il concetto; all’aumentare della rabbia diminuisce la capacità di processare adeguatamente le emozioni percepite.

Ansia fobica correla negativamente, oltre che con Salute fisica e mentale, anche con la dimensione Anni da scontare; quanto più aumenta la modalità di risposta di paura irrazionale con comportamenti di evitamento/fuga, tanto più è ridotto il periodo di pena da scontare; ciò potrebbe essere in linea con la sindrome da prigionizzazione che si verifica nel lungo periodo di detenzione e che è fortemente espressa attraverso sintomatologie ansiose. Altra correlazione negativa è con la sottoscala Stile Armonico, che viene spiegata dalle correlazioni positive con gli stili emozionali Egodistonico, Evitamento, Soppressione, EPS totale; diminuisce una modalità adattiva di risposta emozionale perché aumentano modalità sregolatrici di risposta agli stressors.

Ideazione paranoide correla negativamente con Salute fisica e Stile Armonico; le correlazioni significative di tipo positivo riguardano invece Stile Egodistonico, Evitamento, Dissociativo, Soppressione, EPS totale; all’aumentare di un disturbo del pensiero caratterizzato da sospetto, paura di perdita di autonomia ed idee di riferimento aumentano processamenti emozionali distorti e disfunzionali.

Psicoticismo correla negativamente con Salute fisica e Stile Armonico, mentre correla positivamente con Stile Egodistonico, Evitamento, Dissociativo, Soppressione, EPS totale; all’aumentare di comportamenti e sindromi schizoidi aumentano le modalità emozionali caratterizzate da impoverimento, evitamento delle emozioni negative, dissociazione o distacco dalle proprie emozioni, eccessivo controllo delle emozioni e della loro espressione.

Infine Altri correla negativamente con Salute fisica e mentale, mentre correla positivamente con Esperienze Intrusive, Stile Egodistonico, Evitamento, Dissociativo, Soppressione, EPS totale: all’aumentare di un insieme di sintomi legati al sonno ed all’alimentazione aumentano elaborazioni emotive disfunzionali caratterizzate da processamenti incompleti, poveri, evitanti delle emozioni negative, dissociati dalle stesse e che sopprimono la loro espressione.

Le ultime correlazioni riguardano le dimensioni relative alle condizioni carcerarie e le modalità di processamento emotivo; Tra Esperienze Intrusive e Percentuale di tempo da scontare vi è una correlazione negativa, nel senso che all’aumentare di processamenti emotivi che avvengono in maniera incompleta diminuisce il tempo da scontare; molto probabilmente questa modalità si adotta nel tempo, man mano che i ristretti sperimentano che affrontare un problema a metà risulta essere più tollerabile; ecco perché un processamento del genere si riscontra con l’aumento del tempo di  permanenza in carcere.

Altra correlazione negativa è tra Stile Egodistonico e Salute fisica; all’aumentare di un processamento caratterizzato da impoverimento emozionale diminuisce la percezione di salute fisica.

Infine Stile Armonico correla positivamente sia con Salute fisica che con Salute mentale; ciò rispecchia le ipotesi di moltissime ricerche, per cui chi ha un buon processamento emozionale, adattivo e funzionale alle esperienze vissute, percepisce in maniera ottimale la propria condizione di benessere psico-fisico.

Le correlazioni statisticamente significative vengono riportate in Tabella 15.


Tabella 15a - Personalità

Correlazione

p

ENERGIA, Età

-0,30

0,05

ENERGIA, Salute fisica

0,32

0,03

ENERGIA, Sensibilità

-0,31

0,04

ENERGIA, Depressione

-0,31

0,03

ENERGIA, Ansia fobica

-0,31

0,04

ENERGIA, Psicoticismo

-0,32

0,03

ENERGIA, Stile Armonico

-0,49

0,0005

AMICALITA’,Esperienze intrusive

0,27

0,05

COSCIENZIOSITA’, Salute fisica

0,32

0,02

COSCIENZIOSITA’, Psicoticismo

-0,28

0,05

COSCIENZIOSITA’, Stile Armonico

-0,42

0,002

STABILITA’ EMOTIVA, Rabbia

-0,31

0,02

APERTURA MENTALE, Età

-0,30

0,03

APERTURA MENTALE, Tempo da scontare

-0,36

0,02

LIE, Tempo da scontare

0,31

0,05

LIE, Salute fisica

0,38

0,006

LIE, Somatizzazione

-0,38

0,006

LIE, Depressione

-0,33

0,02

LIE, Ansia

-0,39

0,005

LIE, Rabbia

-0,28

0,05

LIE, Ideazione paranoide

-0,38

0,007

LIE, Psicoticismo

-0,33

0,01

LIE, Altri

-0,34

0,01


Tabella 15b – Sintomi psichici

Correlazione

p

SOMATIZZAZIONE, Salute fisica

-0,63

<0,0001

SOMATIZZAZIONE, Salute mentale

-0,36

0,01

SOMATIZZAZIONE, Esperienze intrusive

0,37

0,007

SOMATIZZAZIONE, Stile Armonico

-0,53

<0,0001

SOMATIZZAZIONE, Stile Egodistonico

0,35

0,01

SOMATIZZAZIONE, Stile Evitamento

0,31

0,02

SOMATIZZAZIONE, Stile Dissociativo

0,32

0,02

SOMATIZZAZIONE, Stile Soppressione

0,41

0,003

SOMATIZZAZIONE, Stile Impotenza

0,41

0,002

SOMATIZZAZIONE, EPS Totale

0,57

<0,0001

OSSESSIVITA’, Salute fisica

-0,46

0,006

OSSESSIVITA’, Salute mentale

-0,29

0,04

OSSESSIVITA’, Esperienze intrusive

0,27

0,05

OSSESSIVITA’, Stile Armonico

0,37

0,008

OSSESSIVITA’, Stile Egodistonico

0,47

0,006

OSSESSIVITA’, Stile Esternalizzato

0,27

0,05

OSSESSIVITA’, Stile Evitamento

0,36

0,008

OSSESSIVITA’, Stile Dissociativo

0,55

<0,001

OSSESSIVITA’, Stile Soppressione

0,47

0,004

OSSESSIVITA’, Stile Impotenza

0,32

0,02

OSSESSIVITA’, EPS Totale

0,57

<0,0001

SENSIBILITA’, Salute fisica

-0,33

0,01

SENSIBILITA’, Stile Armonico

-0,37

0,007

SENSIBILITA’, Stile Egodistonico

0,37

0,008

SENSIBILITA’, Stile Evitamento

0,28

0,04

SENSIBILITA’, Stile Dissociativo

0,37

0,008

SENSIBILITA’, Stile Soppressione

0,35

0,01

SENSIBILITA’, EPS Totale

0,42

0,002

DEPRESSIONE, Salute fisica

-0,63

<0,001

DEPRESSIONE, Salute mentale

-0,54

<0,001

DEPRESSIONE, Stile Armonico

-0,47

0,006

DEPRESSIONE, Stile Egodistonico

0,40

0,004

DEPRESSIONE , Stile Evitamento

0,34

0,01

DEPRESSIONE, Stile Dissociativo

0,50

0,002

DEPRESSIONE, Stile Soppressione

0,50

0,002

DEPRESSIONE, EPS Totale

0,53

0,001

ANSIA, Salute fisica

-0,53

<0,001

ANSIA, Salute mentale

-0,34

0,01

ANSIA, Esperienze intrusive

0,46

0,0009

ANSIA, Stile Egodistonico

0,56

<0,001

ANSIA, Stile Evitamento

0,38

0,007

ANSIA, Stile Dissociativo

0,29

0,04

ANSIA, Stile Soppressione

0,43

0,001

ANSIA, EPS Totale

0,56

<0,001

RABBIA, Salute fisica

-0,38

0,006

RABBIA, Stile Egodistonico

0,37

0,008

RABBIA, Stile Armonico

-0,42

0,002

RABBIA, Stile Dissociativo

0,28

0,05

RABBIA, Stile Soppressione

0,27

0,05

RABBIA, Stile Impotenza

0,37

0,009

RABBIA, EPS Totale

0,41

0,003

ANSIA FOBICA, Anni da scontare

-0,34

0,03

ANSIA FOBICA, Salute fisica

-0,47

0,0006

ANSIA FOBICA, Salute mentale

-0,31

0,02

ANSIA FOBICA, Stile Armonico

-0,35

0,01

ANSIA FOBICA, Stile Egodistonico

0,31

0,02

ANSIA FOBICA, Stile Evitamento

0,30

0,03

ANSIA FOBICA, Stile Soppressione

0,37

0,008

ANSIA FOBICA, EPS Totale

0,35

0,01

IDEAZIONE PARANOIDE, Salute fisica

-0,44

0,001

IDEAZIONE PARANOIDE, Stile Armonico

-0,29

0,04

IDEAZIONE PARANOIDE, Stile Egodistonico

0,46

0,0009

IDEAZIONE PARANOIDE, Stile Evitamento

0,37

0,009

IDEAZIONE PARANOIDE, Stile Dissociativo

0,45

0,001

IDEAZIONE PARANOIDE, Stile Soppressione

0,53

<0,001

IDEAZIONE PARANOIDE, EPS Totale

0,53

<0,001

PSICOTICISMO, Salute fisica

-0,41

0,003

PSICOTICISMO, Stile Armonico

0,39

0,005

PSICOTICISMO, Stile Egodistonico

0,46

0,0008

PSICOTICISMO, Stile Evitamento

0,36

0,01

PSICOTICISMO, Stile Dissociativo

0,38

0,006

PSICOTICISMO, Stile Soppressione

0,49

0,0003

PSICOTICISMO, EPS Totale

0,46

0,0008

ALTRI, Salute fisica

-0,49

0,0003

ALTRI, Salute mentale

-0,32

0,02

ALTRI, Esperienze intrusive

0,32

0,02

ALTRI, Stile Armonico

0,42

0,002

ALTRI, Stile Egodistonico

0,31

0,02

ALTRI, Stile Evitamento

0,28

0,04

ALTRI, Stile Dissociativo

0,35

0,01

ALTRI, Stile Soppressione

0,48

0,0004

ALTRI, EPS Totale

0,50

0,0002

Tabella 15c – Processamento emotivo

Correlazione

p

ESPERIENZE INTRUSIVE, % da scontare

-0,45

0,003

STILE EGODISTONICO, Salute fisica

-0,44

0,001

STILE ARMONICO, Salute fisica

0,43

0,001

STILE ARMONICO, Salute mentale

0,45

0,008

8.  Discussione

In relazione a quanto affermato nei paragrafi precedenti, si può concludere che gli obiettivi e le ipotesi della presente ricerca sono stati verificati. In particolare, il confronto con i dati normativi della popolazione generale ha dimostrato come i detenuti abbiano un profilo di personalità più orientato verso il polo disfunzionale rispetto alla popolazione di riferimento; i punteggi nelle sottoscale del BFQ mostrano, infatti, come i carcerati siano dotati di un profilo personologico più fragile ed instabile, anche se non si è potuto indagare se tale tratto appartenesse ai soggetti precedentemente alla carcerazione o se siano state le condizioni privative detentive a renderli più vulnerabili. A tale proposito alcuni studi hanno mostrato come i soggetti che delinquono siano in realtà uomini che esprimono un disagio interiore, che viene manifestato con acting out e condotte devianti che nascondono in realtà un disagio psichico non indifferente[17]; si potrebbe allora sostenere, ed i dati della ricerca lo suggeriscono, che alla base della devianza vi sia una personalità inquieta ed orientata verso un polo patologico, che le condizioni carcerarie possono esasperare e cronicizzare.

Il fatto che i ristretti abbiano punteggi più alti nella sottoscala Energia può spiegare eventuali tendenze a commettere agiti, mentre punteggi più bassi nelle sottoscale Amicalità ed Apertura mentale riprendono la tematica di isolamento, solitudine e mancanza di interessi per il mondo esterno di cui non si fa più parte ampiamente affrontata nei capitoli teorici. Valori meno elevati nella sottoscala Coscienziosità implicano una minore capacità di prendere atto non tanto del proprio reato, quanto piuttosto del perché sia stato commesso; la mancanza di un intervento psicologico che funga da sostegno e da possibilità evolutiva per la personalità del soggetto non fa che rimarcare questo tratto. I ristretti mostrano, infine, dei punteggi maggiori rispetto alle norme nelle sottoscale Stabilità emotiva e Lie; la prima implica una tendenza a fare maggiore riferimento ad affetti esterni alla propria persona; a pensare a qualcuno su cui poter contare che aspetta fuori il proprio ritorno, che è sicuramente un grosso incentivo ad andare avanti. Punteggi più alti nella scala Lie mostrano un bisogno di apparire socialmente desiderabile e dunque il bisogno di sentirsi comunque accettati da una società ormai lontana, che potrebbe essere simbolicamente rappresentata da chi ha proposto i questionari da compilare.

Relativamente al secondo obiettivo, si può concludere dicendo che sicuramente i detenuti hanno delle modalità di processamento emotivo deficitarie e disfunzionali per l’elaborazione delle loro esperienze di vita. Il confronto con un campione di soggetti normali ha, infatti, mostrato come i carcerati utilizzino processamenti non corretti rispetto alle emozioni percepite e come esse vengano comprese in maniera incompleta, eccessiva, incontrollata o repressa, distaccata ed evitando le emozioni negative o gli stimoli che le determinano. Ciò è dimostrato ampiamente dai punteggi superiori, rispetto ai controlli, nella sottoscala Stile dell’esperienza emotiva Armonico, in quanto tali disfunzioni impediscono appunto un processamento emotivo adeguato ed adattivo. Il fatto che il questionario EPS si riferisca ad una valutazione del processamento emotivo nell’ultima settimana può indicare che sia proprio la condizione di isolamento detentivo a procurare elaborazioni distorte e disadattive, che si ripercuotono inevitabilmente sul comportamento.

Ciò si lega direttamente al terzo obiettivo ed in particolare alle ricerche di Baker sui disturbi psicologici che un processamento scorretto può provocare. I punteggi ottenuti con l’SCL90-R mostrano, infatti, una maggiore tendenza dei carcerati ad essere soggetti a malattie di tipo psichiatrico riconducibili a sindromi fobiche, nevrotiche, depressive e psicotiche. Molto probabilmente sottostare a delle condizioni privative mette in moto processi ideativi patologici ed incentiva reazioni introspettive non adeguate per mantenere un buon benessere psico-fisico. Condizioni come il sovraffollamento, di cui purtroppo anche il carcere “Dozza” può lamentarsi, implicano l’impossibilità che i detenuti usufruiscano di un aiuto psicologico adeguato, in grado di fornire gli strumenti per fronteggiare gli inevitabili momenti di sconforto ed abbandono che, a lungo andare, possono cronicizzarsi in sintomatologie psichiche.

L’ultimo obiettivo della ricerca era valutare in che relazione stiano, nel carcerato, personalità, deficit emozionali e disagi psicologici. Le analisi statistiche hanno dimostrato correlazioni positive tra personalità fragile, processamento emotivo disfunzionale rispetto alle esperienze vissute e sintomatologia psichiatrica. Tutte le sottoscale riconducibili a problematiche psichiche correlano negativamente con la sottoscala Stile Armonico e positivamente con le sottoscale Esperienze Intrusive, Stile Egodistonico, Dissociativo, Soppressione, Impotenza; ciò implica che i sintomi psichiatrici sono legati a processamenti emotivi disfunzionali e che al diminuire dell’elaborazione adattiva e funzionale delle esperienze vissute corrisponde un aumento di tali sintomatologie. Dalla Tabella 15 emergono correlazioni significative tra il BFQ e le sottoscale che indagano le problematiche psichiche le quali, a loro volta, sono correlate in maniera molto significativa con le sottoscale che indagano i processamenti emotivi; la personalità disturbata e disadattiva appare legata alla presenza di turbe psichiche che sono associate ad elaborazioni emozionali disfunzionali.

L’analisi delle correlazioni fra le sottoscale degli strumenti utilizzati ha dimostrato che avere una buona percezione di salute psico-fisica implica necessariamente non presentare punteggi elevati nelle problematiche di processamento emotivo e nei disturbi psicologici; queste dimensioni, inoltre, correlano negativamente con tutte le sottoscale che indagano l’orientamento della personalità; una personalità patologica è dunque propensa ad avere deficit nell’elaborazione emozionale e sintomi psichiatrici. Anche per questo, e per quanto affermato in precedenza, l’ipotesi per cui i carcerati presentino delle disabilità nel processamento emotivo, nella personalità e nelle sindromi patologiche è stata verificata.

È interessante notare come vi siano correlazioni significative che rispecchiano i risultati di altre ricerche in letteratura. Ad esempio, emerge qui una correlazione positiva significativa tra le sottoscale Ansia e Stile Egodistonico (r = 0,56; p<0,001) che è perfettamente in linea con le ricerche di Baker[18], secondo cui il motivo scatenante dei disturbi ansiosi è legato ad un processamento incompleto/evitante delle emozioni. I soggetti in carcere, dunque, reprimendo le loro emozioni, o elaborandole in maniera incompleta proprio per fronteggiare meno traumaticamente la loro realtà, sviluppano sindromi nevrotiche ed ansiose in genere.

I punteggi elevati nei processamenti emotivi distorti, dunque non armonico, egodistonico, intrusivo, soppressivo, incontrollato, dissociativo, evitante ed esternalizzato, potrebbero spiegare l’alterazione della personalità, orientata all’isolamento, agli acting out o al ritiro sociale e la deformazione degli eventi e la risposta agli stessi, che, a loro volta, potrebbero dare origine ad un determinato disagio psichico che si manifesta in veri e propri disturbi.

È interessante, inoltre, valutare le correlazioni della sottoscala Lie, in particolare quelle positive con: Tempo in carcere, Somatizzazione, Depressione, Ansia, Rabbia, Ideazione paranoide, Psicoticismo, Altri. Questi dati sono in perfetto accordo con lo studio di Rokach, secondo cui i ristretti che hanno consapevolezza della loro solitudine, della loro malinconia ed isolamento sviluppano un pensiero rimuginativo, che viene elaborato in maniera catastrofica e pessimistica, favorendo la comparsa di sensi di colpa persecutori[19], depressione ed ansia[20]. I carcerati mostrano consapevolezza con la scala Lie in quanto, pur non ammettendolo, sono consci della loro condizione e cercano di fornire delle risposte che non riflettano il loro stato attuale. La consapevolezza dunque c’è, ma la realtà viene negata.

Il proposito della ricerca per cui bisognava riuscire a valutare come una personalità, fragile o meno, in un contesto fortemente deprivato e deprivativo, possa elaborare in maniera erronea le proprie emozioni e sviluppare delle sindromi di disagio psicologico maggiori rispetto alla popolazione italiana di riferimento, è stato raggiunto.




Conclusioni

Il proposito del presente lavoro è stato quello di valutare, in base alle ricerche considerate, lo stato di disagio emotivo in cui versano i detenuti nelle carceri italiane e come questo si ripercuota, inevitabilmente, sulla comparsa di turbe psichiche e sulla strutturazione di una personalità disturbata. Alcune domande poste con questa indagine hanno trovato una risposta ed hanno ulteriormente confermato le ricerche già presenti sull’argomento, rimane tuttavia il rammarico che queste constatazioni comportano: il fatto che alla persona reclusa venga negato quel complesso di relazioni, spazi, luoghi, opportunità che garantiscono il diritto al mantenimento della dignità umana ed alla possibilità di riscatto che il sistema penitenziario prevede.

Sarebbe interessante valutare, a tal proposito, come potrebbe reagire, a livello psicologico, un soggetto a cui venisse prescritto un intervento di sostegno o un insieme di attività che abbiano come obiettivo l’aiuto psicologico alla persona. Valutando lo stato di disagio emotivo prima e dopo l’intervento, si potrebbe capire effettivamente l’efficacia delle attività programmate.

Per motivi burocratici non ho potuto somministrare personalmente i questionari utilizzati ai fini della ricerca, ma nonostante tutto ho percepito il bisogno dei detenuti di allacciarsi, anche soltanto con un foglio di carta, ad un “fuori” da cui si è stati allontanati in maniera brusca, tagliando quel cordone ombelicale che li aveva tenuti legati a quel mondo dalla nascita. Tutti i fenomeni che si sviluppano in carcere, e di cui si è ampiamente parlato, come l’isolamento, la depersonalizzazione e la sindrome da prigionizzazione, il sovraffollamento, le varie forme di violenza, catapultano il ristretto in un mondo nuovo, a cui deve adeguarsi per sopravvivere. La “lotta alla sopravvivenza”, però, implica utilizzare dei mezzi che non per forza possono essere funzionali per il benessere psico-fisico del soggetto; ecco allora la comparsa di disagi emotivi, turbe psichiche e personalità disturbate.

Il carcere rappresenta una comunità confinata che comporta essenzialmente una privazione di libertà come estremo rimedio, un luogo certo di pena ed un luogo estremo di cura; esso viene considerato spesso come l'espressione del controllo sociale sulle condotte devianti, ma parlare di devianza significa anche aprire le porte al disturbo mentale, all’indesiderabilità sociale, alla sofferenza umana. Il deviante, infatti, suscita ansietà nel gruppo sociale, che a sua volta può reagire tipicamente respingendolo, stigmatizzandone la condotta, emarginandolo affettivamente o materialmente. Questo spiega anche il motivo per cui i ristretti considerati abbiano dei valori altissimi nelle dimensioni della ricerca che valutano il senso di solitudine, l’isolamento e l’incapacità di fare nuove amicizie o di mantenere quelle già presenti.

Il sistema penitenziario è strutturato in modo tale da dover prendere una serie di provvedimenti, di tipo punitivo, che mirano a riportare il deviante all'interno di un comportamento cosiddetto normale, a neutralizzarne le azioni, ad emarginarlo più o meno radicalmente dal gruppo degli individui normali; la ricerca sembra indicare che appartenere ad un gruppo di simili, dunque di devianti, non faccia altro che cronicizzare aspetti già fragili di una personalità che risulta essere patologica ed orientata in modo oppositivo, solitario, aggressivo, rimuginativo; da ciò l’innegabile stato di disagio psico-fisico. Questo aspetto potrebbe essere indagato con ulteriori studi mirati.

La prigione, come luogo fisico di limitazione, di argine, di separatezza, ripropone e rilancia la prigione del sintomo e della malattia, l'incapacità di elaborare e di accettare il proprio disagio di vivere e di soffrire. Leggendo le testimonianze sia dei carcerati, sia di chi si occupa di salute e di malattia in carcere, emerge subito come il coinvolgimento del detenuto in una relazione di aiuto, per vivere ed affrontare situazioni di crisi e destrutturazioni, di speranze e di desideri, di sofferenza e di dolore, possa aiutarlo a raggiungere una personalità evolutivamente “superiore”, necessaria per affrontare gli eventi in maniera più adattiva, e possa fornire gli strumenti per vivere l’ottica del riscatto secondo una prospettiva pratica e concreta.

Non avendo conoscenze specifiche a riguardo, non posso permettermi di criticare eventuali mancanze operative che però, secondo le Leggi del sistema penitenziario, sono un obbligo; mi viene difficile anche pensare a reali proposte operative a riguardo, in quanto sono consapevole del fatto che l’affollamento carcerario maschile, maggiore di oltre il 100% rispetto alle reali disponibilità strutturali, rappresenta un forte limite alla costituzione di un piano operativo individualizzato per ogni detenuto. Sono altresì consapevole, però, che senza un intervento del genere ogni buona intenzione sfumi inevitabilmente, perché, ed anche questo studio lo ha dimostrato, al detenuto manca quel complesso di capacità processuali necessarie per elaborare adeguatamente gli stimoli dell’ambiente e rispondervi in maniera funzionale. Rinchiudere il carcerato in un'area di confine e di reclusione emotiva, in una sorta di territorio di frontiera che produce solo distanza e rigidità, incentiva e cronicizza le dinamiche problematiche esistenti già da prima della reclusione e non produce quella contiguità, vicinanza e condivisione degli obiettivi terapeutici che l’Ordinamento penitenziario si propone.

È’ in quest’ottica che mi piacerebbe che i risultati del mio studio venissero affrontati; è inevitabile che una situazione deprivante e deprivativa produca processamenti emozionali disfunzionali, disturbi psichiatrici e personalità disadattive; quello che sarebbe interessante poter fare è partire da questi dati per costruire condizioni oggettive che siano rispondenti ai bisogni della popolazione carceraria, al loro male di vivere, al loro bisogno di riscatto. Solo una ricerca sul campo può creare le condizioni per dare un taglio alle continue rivolte dei detenuti che, spesso represse con la violenza, non fanno altro che cronicizzare un malessere che porta ad azioni come gli atti di autolesionismo, i forti tassi di depressione ed ansia, gli innumerevoli suicidi. La costante ricerca di soluzioni è un obbligo per tutti coloro che credono nel valore euristico dell’impegno sociale.





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[1] Galimberti, U. (1992). Dizionario di Psicologia. Torino: UTET.

[2] Baker, R., Thomas, S., Thomas, P.W., Owens, M. (2004). Development and Initial Validation of an Emotional Processing Scale. ( In corso di stampa).

[3] Dazzi, N., Vetrone, G., op. cit., 2000.

[4] Rokach, A., op. cit., 2001.

[5] Carot, E., Peraire, J., Carlinga, A., Bacche, M., op. cit., 200

[6] Keaveny, M., E., Zauniewski, J., A., op. cit., 1999.

[7] A tal proposito si ringrazia il Prof. Bartolomeo Aulizio per aver acconsentito alla consegna dei questionari necessari per ottenere i dati di seguito esposti.

[8] Measurement Excellence Initiative. Critical review of Symptom Checklist 90 Revised (SCL-90-R).

 http://www.measurementexperts.org/mei_compendium.asp?detail=44.

[9] Schmitz N., Kruse J., Heckrath C., Alberti L., Tress W. (1999). Diagnosing mental disorders in primary care: the General Health Questionnaire (GHQ) and the Symptom Check List (SCL-90-R) as screening instruments. Society Psychiatry of Psychiatric Epidemiology, 34(7), 360-66.

[10] Measurement Excellence Initiative. op. cit., 2000.

[11] Caprara, G.,V., Barbanelli, C., Borgogni, L. (2000). Big Five Questionnaire, Manuale, II Edizione. Firenze: Organizzazioni Speciali.

[12] Caprara, G.,V., Barbanelli, C., Borgogni, L., op. cit., 2000.

[13] Baker, R., Thomas, S., Thomas, P.W., Owens, M., op. cit., 2004.

[14] Baker, R., Owens, M., Thomas, S., Thomas, P.W. (2003). Information Booklet Emotional Processing Scale. (In corso di stampa).

[15] Baker, R., Thomas, S., Thomas, P.W., Owens, M., op. cit., 2004.

[16] Rokach, A., op. cit., 2001.

“Gli anni successivi alla seconda guerra mondiale”, op. cit., http://www.tmcrew.org, marzo 2004.

[17] Occhipinti, M. (2005). I giovani che delinquono sono fragili. Ristretti Orizzonti, 7(2), 32-3

[18] Baker, R., Thomas, S., Thomas, P.W., Owens, M., op. cit., 2004.

[19] Carot, E., Peraire, J., Carlinga, A., Bacche, M., op. cit., 200

[20] Keaveny, M., E., Zauniewski, J., A., op. cit., 1999.

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