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Un principio razionale per la comprensione della cittÀ - gli elementi primarii e l’area-residenza




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UN PRINCIPIO RAZIONALE PER LA COMPRENSIONE DELLA CITTÀ      

Gli elementi primarii e l’area-residenza

1. Un principio razionale per la comprensione della città




Si intende parlare di città come una architettura, intendendo quest'ultima in senso positivo, come una creazione inscindibile dalla vita civile e dalla società in cui essa si manifesta. Per sua natura, dunque, l'architettura è un fatto collettivo.

Riferendoci alla classificazione di città proposta dal Milizia[1] possiamo riconoscere nella città due diversi aspetti: uno pubblico e l'altro privato. Si intenderà riferirsi al primo aspetto considerando quegli elementi che definiremo primarii mentre col secondo intenderemo le abitazioni.

Nella città possiamo dunque distinguere due fatti principali: gli elementi primarii e l'area-residenza. Gli elementi primarii possono identificarsi con dei fatti urbani definiti, un avvenimento e una architettura che riassumono la città; essi si distinguono in base alla loro forma e alla loro eccezionalità nel tessuto urbano: essi sono caratterizzanti.

L'area-residenza è quella che caratterizza invece la forma della città. Mentre gli elementi primarii costituiscono per così dire una cristallizzazione di alcuni elementi, una struttura della città, l'area- residenza è quella che è più descrittiva della dinamica urbana.

2. Gli elementi primarii

L'insieme degli elementi determinanti che hanno funzionato da nuclei di aggregazione è costituito dagli elementi primarii. Possiamo spiegare tali elementi considerando la città suddivisa in tre funzioni principali: la residenza (della quale diremo più avanti), le attività fisse, la circolazione.

Le attività fisse comprendono edifici pubblici e commerciali, scuole, università, ospedali, magazzini, ecc., ma anche attrezzature urbanistiche (standards urbanistici), servizi, ecc. gli elementi primarii comprendono anche le attività fisse. Quello che vi è di comune si riferisce al carattere pubblico di questi elementi, cioè di cosa pubblica fatta dalla collettività per la collettività.

Consideriamo ora gli elementi primarii nel loro aspetto spaziale e non secondo la loro funzione. Essi possiedono un valore in sé. Un edificio storico può essere inteso come fatto urbano primario; possiede un valore che è slegato dalla funzione originaria, funzione che può mutare, scomparire ed essere sostituita nel tempo. Quello che non si modifica o scompare è quel valore di fatto collettivo e fatto urbano generatore di una forma della città. In questo senso possiamo considerarlo monumento; i monumenti sono sempre elementi primarii. Il monumento è un elemento primario di tipo particolare; è una permanenza perché, si può sostenere, è già in posizione dialettica all’interno dello sviluppo urbano cioè concepisce la città come qualcosa che cresce per punti (elementi primarii) e per aree (quartieri e residenze) e mentre nei primi è preminente la forma compiuta, nelle seconde compaiono in primo piano i valori del suolo.

Alla fine della pax romana le città si richiudono nelle mura ed occupano una superficie inferiore. Addirittura a Nimes l'anfiteatro è trasformato in fortezza dai Visigoti e racchiude una città di 2000 abitanti. In un secondo tempo, intorno a questo monumento, comincerà la crescita della città. Possiamo estendere questo concetto ad un ambito maggiore di città, possiamo cioè considerare invece che il monumento (inteso adesso come monumento storico) la città storica.

In senso più generale gli elementi primarii sono quegli elementi capaci di accelerare il processo di urbanizzazione di una città e, riferendoci ad un territorio più vasto, sono caratterizzanti il processo di trasformazione spaziale del territorio.

Non sempre, comunque, si ci può riferire a dei fatti costruiti. Possiamo intendere con elementi primarii i luoghi di avvenimenti che, per la loro importanza, hanno dato luogo a trasformazioni spaziali. Considerando dunque gli elementi non costruiti, possiamo intendere in questo anche il piano come elemento primario per il suo valore di generatore di una forma della città per mezzo dell'architettura che si andrà a costruire; ma soprattutto per la fondamentale influenza nel processo di trasformazione, crescita e sviluppo dei processi urbani, della città (cioè della dinamica urbana).

3.  La città antica

Anche se la città non esisteva né nel senso sociale, né in quello economico, né in quello giuridico, pure è attorno alle mura dei borghi e delle antiche città romane che inizia la rinascita. Roma fa delle città i punti del suo sistema imperiale; sistema che sopravvive alle invasioni germaniche e a quelle arabe ma la città cambia completamente la sua funzione.

In seguito la Chiesa stabilisce le sue diocesi sulle circoscrizioni delle città romane; la città diventa così la sede del vescovo. Si assiste all’esodo dei mercati, alla decadenza del commercio e alla fine dei rapporti tra le città e tutto ciò, non avendo influenza sull’organizzazione ecclesiastica, non modificano la struttura urbana.

Alla caduta dell’Impero carolingio i principi feudali continuano a rispettare l’autotità della Chiesa e ne deriva che, pur nell’anarchia dei secoli IX e X, l’importanza dei vescovi conferisce naturalmente alle loro residenze, cioè alle antiche città romane, un’assoluta preminenza. In questo senso la città si salva dalla rovina come luogo fisico della sede vescovile e non come continuità delle istituzioni urbane.

Questa trasformazione rapida ed inevitabile non poteva avvenire che all’interno delle città antiche poiché, queste, rappresentano quel manufatto complesso a cui l’umanità non può facilmente rinunciare nel corso del suo sviluppo. Vi è nell’utilizzazione dei vecchi corpi della città un fatto economico e psicologico ad un tempo: esse sono allo stesso tempo un bene ed un riferimento.



Al trapasso dalla città borghese alla città socialista sembra accertato come i tempi dei cambiamenti delle istituzioni non sono rapportabili all’evoluzione della forma. I monumenti acquistano un carattere sempre più complesso e necessario e non si modificano tanto semplicemente. La residenza, che ha maggiore caratteristica dinamica come area, dipende dalla vita di quelli partecipando al sistema che la città nel suo complesso costituisce.

4. Il Foro Romano

Le sue origini sono geografiche e storiche allo stesso tempo; una zona bassa e paludosa fra collina ripide, al centro acque stagnanti tra salici e canneti che si allagavano completamente durante le piogge; sulle colline boschi e pascoli. Questi luoghi erano comunque favorevoli all’incontro dei popoli della Campania e dell’Etruria favorendo gli insediamenti. La conformazione geografica dettò il percorso dei sentieri, poi delle strade risalendo le valli nel senso della loro minima pendenza o quelli che seguivano gli itinerari delle piste extraurbane; una struttura non pianificata ma dettata dalla struttura del terreno. Questo carattere di legame con il terreno, con le condizioni dello sviluppo della città permane poi in tutta la storia del Foro, nella sua forma, che lo rende così diverso da quelli delle città di nuova fondazione.

Intorno al IV secolo il Foro cessa la sua attività quale luogo di mercato e diventa piazza vera e propria. E proprio in quest’epoca il foro si va coprendo di statue, di templi, di monumenti e rimane solcata da due grandi vie, la Sacra e la Nova.

Dopo la sistemazione di Augusto e l’ampliamento della zona centrale di Roma con il Foro di Augusto e i mercati traianei, dopo le opere di Adriano e fino alla caduta dell’Impero, il Foro non perde il suo carattere essenziale di luogo di incontro, di centro di Roma, per diventare un fatto specifico all’internostesso della città, una parte che ne riassume il tutto. Esso riassume Roma ed è parte di Roma, la sua individualità è più forte dei monumenti che esso stesso contiene; esso è la storia e l’invenzione.

Questo grande monumento è ancora oggi una parte di Roma, riassume la città antica, è un monumento della città contemporanea ed è un incomparabile fatto urbano.

5. Il Piano Sistino

Alla fine del Cinquecento Roma, l'Eterna Città, è rimasta ancora con un impianto urbanistico medievale, con strade strette e tortuose, con vicoli. L'intenzione di Sisto V è stata quella di fare di Roma una città moderna con strade dritte, lunghe e larghe che s'incrociavano ad angolo retto, con grandi piazze. In base a questo pensiero si è venuto a delineare il Piano Sistino.

Il Piano Sistino ha avuto una complessità tale da prevedere una programmazione che si è articolata dalla scala mediterranea a quella statale, a quella regionale, urbana ed architettonica. Tre sono stati i temi principali del piano.

Innanzi tutto primo tema è stato  quello riguardante il collegamento tra le basiliche di S. Maria del Popolo, S. Maria Maggiore, S. Lorenzo fuori dalle mura, S. Croce in Gerusalemme, S. Giovanni in Laterano, S. Paolo fuori dalle mura e S. Pietro in Vaticano; inoltre è stato previsto il “Grande Raccordo Liturgico Anulare” della Capitale della Controriforma. Il secondo tema è stato quello riguardante la rete viaria e, quindi, il completamento della forma della città. Sono stati costruiti i grandi rettifili espropriando fette di vigneti e demolendo edifici fra cui quattro chiesette (S. Luca per allargare piazza dell'Esquilino, S. Alberto sul lato destro di S. Maria Maggiore per il proseguimento della Strada Felice, S. Eufemia per la via Panisperna). Terzo ma principale tema è stato quello degli obelischi che il Piano Sistino introduce nello spazio cittadino.

L'introduzione degli obelischi assume un significato più profondo che quello di una semplice infatuazione verso il mondo Orientale. Per essere compreso ciò (e di conseguenza l'urbanistica sistina) è utile ricordare il significato che l'obelisco ha rivestito nell'Egitto e nella Roma di Augusto.

Pagina seguente: piazza S. Giovanni in Laterano con l'obelisco e la nuova sistemazione architettonica sistina nell'affresco della Biblioteca Vaticana (sopra) e l'antico ed il nuovo posizionamento dell'obelisco Vaticano in una incisione di Carlo Fontana (sotto).

Nell'Egitto faraonico mentre la piramide rappresenta il fuoco, nell'obelisco è celata l'allegoria celeste, la corrispondenza tra cielo e terra. Gli egiziani innalzavano gli obelischi all'ingresso di tombe e dei templi (quindi di luoghi sacri) ma li innalzavano «senz'alcuna proporzione del luogo o di un obelisco dall'altro» . Nella Roma di Augusto (primo imperatore che ha portato gli obelischi a Roma) gli obelischi sono stati utilizzati come ornamento dei luoghi, con un compito civile se innalzati nelle piazze e religioso se innalzate nei circhi, «ponendoli ciascuno nel centro con ottima proporzione di detti luoghi, e per ciò sminuivano l'altezza del piedistallo, che avevano avuto in Egitto».

Con questo tema Sisto V ha rievocato  la grandezza dei primi faraoni che hanno inventato gli obelischi ed insieme la figura di Augusto che per primo li ha portati a Roma. In questo modo Sisto V si è sovrapposto storicamente ai faraoni ed agli imperatori in maniera definitiva, trionfo della sovranità della Chiesa Cristiana sul paganesimo egiziano e romano. L'obelisco, perno tra antico e moderno, è servito dunque come ornamento di piazze, come fondale di rettifili, centro di irradiazione di lunghe strade o come “piede della Santissima Croce”, quindi rispetto al concetto dell'obelisco quale “memoria sistina”.           Le basiliche diventano i luoghi autentici della città, il loro insieme è una struttura che trae la sua complessità da questi fatti primarii, dalle strade che li congiungono, dagli spazi residenziali che si trovano all'interno del sistema. Tutto un sistema urbano si realizza, si dispone secondo linee di forza pratiche ed ideali ad un tempo e la città si ritrova tutta segnata di punti (si pensi anche alla posa degli obelischi). Le forme dei monumenti e la forma topografica rimangono ferme in un sistema che cambia; come se, compresa la posa degli obelischi in luoghi particolari, la città fosse pensata nel passato e nell'avvenire. In questo possiamo ritrovare un principio razionale per la comprensione della città.



6. Il Ring di Vienna

A Vienna l’imperatore Francesco Giuseppe dà corso alla grande iniziativa dell’attuazione del vallo che circonda le fortificazioni dell’antica città. Si tratta di dare una diversa sistemazione alla striscia inedificata larga alcune centinaia di metri, che separa la città storica dai quartieri esterni d’ampliamento già fortemente sviluppati in ogni direzione.

Invece di procedere a una banale lottizzazione, si traccia un grandioso viale, il Ring, tutt’intorno al perimetro del vecchio nucleo e lungo questa arteria anulare si dispongono il Parlamento, il Municipio, l’Università, i nuovi palazzi della corte, musei, pinacoteche, biblioteche, teatri, intervallati da parchi e giardini. Si realizza così, senza alterazione del tessuto edilizio, un vero e proprio centro civico atto a servire tanto la vecchia quanto la nuova città.

Il Ring diventa così un fatto urbano che riassume la città e diventa il simbolo stesso di Vienna. Oltre che risaldare la città antica all nuova, costituisce un elemento di protezione per la prima e un elemento di che dà impulso alla dinamica urbana e quindi favorisce lo sviluppo della seconda.

7. L'area-residenza

Riferiamoci al luogo in cui si manifestano i fatti urbani, la città. L'area costituisce la proiezione della forma della città su un piano orizzontale. L'intorno minimo di quest'area è costituito dall'area-studio, cioè da quell'area che può essere definita ricorrendo ad altri elementi dell'area urbana presa nel suo complesso (ad esempio la rete viaria) ma anche caratteristiche storiche, sociali, paesaggistiche, funzionali, ecc. in questo senso si può parlare anche di quartiere ed è sufficiente il mutare di una sola delle caratteristiche sopra dette per passare da un quartiere ad un altro. Possiamo dunque dividere l'area urbana in quartieri che differiscono per qualità specifiche.

Sono stati proposti diversi modi di considerare la città per parti anche se, in generale, si ci è riferiti soprattutto a considerazioni di aspetto funzionale o tendenti a considerare una certa divisione per “ghetti” (vedi gli studi di Burgess su Chicago[2], di Hessinger su Vienna3, ecc.).

Quello che però caratterizza meglio la città è la residenza. Si può dire che non esistono città dove l'aspetto residenziale non è fondamentale; anche dove quasto aspetto è subordinato ad un fatto urbano (ad esempio il castello, l'accampamento militare) si arriva ad una modificazione a tutto vantaggio della residenza.

Per Viollet le Duc:«[…] nell'arte dell'architettura, la casa è certamente ciò che meglio caratterizza i costumi, i gusti e gli usi di un popolo; il suo ordine, come la sua distribuzione, non si modificano che in tempi molto lunghi».

Nell'antica Roma la residenza era divisa nel tipo domus e nel tipo insula. Quest'ultima riassume la città nella sua divisione e nella sua evoluzione, ad esempio se si considera la mescolanza sociale ivi presente. Anche nelle case costruite a Parigi dopo il 1850 vi è una differenziazione sociale in altezza. La forma della città di Vienna è data da un problema residenziale; con l'Hofquartierspflicht si aumenta la densità al centro che determina la particolare tipologia edilizia delle case a più piani e stimola la formazione di sobborghi. Negli anni seguenti la prima guerra mondiale viene ripresa la residenza come fattore determinante la forma della città con la  costruzione delle Siedlungen operaie. Di notevole importanza sono i modelli della garden city e della ville radieuse. Rasmussen parla di questi modelli come dei due grandi stili contemporanei dell'architettura moderna. Qui la questione tipologica è più chiara, più esplicita di quella ideologica, poiché nel tempo se ne è fissata un'immagine che sembra inalterabile.

8. Il problema tipologico della residenza a Berlino

Possiamo far risalire la struttura dei complessi residenziali a dei tipi fondamentali:

- costruzioni a blocco;

- corpi liberi;

- case unifamiliari.

Nel 1851 il regolamento di polizia condusse alla costruzione delle Mietkasernenper uno sfruttamento più integrale del suolo urbano. Nel periodo razionalista assistiamo alla costruzione delle Siedlungen che rappresentano la posizione più polemica e scientifica al problema della residenza (vedi gli studi sull'existenzminimum). Le case unifamiliari sono di forte tradizione nella tipologia residenziale berlinese.

Di particolare interesse è lo studio di Schinkel sul tipo villa che avviò la ricerca che condusse alle definizione della casa unifamiliare contemporanea. La pianta del castello di Babelsberg presenta una struttura ordinata, quasi rigida dal punto di vista distributivo, mentre la sua forma cerca di disporsi secondo la situazione dell’ambiente circostante. La villa è da prima una riduzione del palazzo.



Con la diffusione della villa, la scomparsa dell’edilizia gotica e settecentesca, la sostituzione dei ministeri e delle Mietkasernen la morfologia di Berlino muta profondamente.

A Berlino è importante l’opera di Mathesius che sviluppa i principi della casa inglese in senso razionalista preoccupandosi della funzionalità e della libertà degli spazi interni.

La ricerca condotta per lo sviluppo della tipologia della casa unifamiliare porta a riproporre i motivi della stessa all’interno della Siedlung, la quale, per ilsuo carattere composito, sembra la più adatta ad accoglierli e a darne una nuova definizione.

Bibliografia

Aldo Rossi - L’architettura della città - Mrsilio Editori, Padova 1966

Leonardo Benevolo - Storia della città - Editori Laterza, Bari 1976 

Enrico Guidoni, Angela Marino - Storia dell'urbanistica, il Cinquecento - Editori Laterza, Bari 1982

Kennet Frampton - Storia dell’architettura moderna - Zanichelli Editore, Bologna 1993



[1] La classificazione proposta dal Milizia, il quale tratta degli edifici e della città a un tempo, distingue gli edifici urbani in privati e pubblici, intendendo con i primi le abitazioni e con i secondi degli elementi principali. Inoltre il Milizia pone questi raggruppamenti come classi, ciò che gli permette di distinguere all'interno della classe considerata precisando ogni elemento come edificio tipo all'interno di una funzione generale, o meglio di un'idea generale della città. L'analisi che si compie si riferisce quindi prima alla classe (pubblica o privata), quindi alla collocazione dell'elemento nella città e, dunque, alla forma e alla distribuzione dell'edificio.

[2] Nella descrizione della città di Chicago Burgess indicava una serie di zone concentriche corrispondenti ognuna a delle funzioni ben definite; il centro degli affari che assorbe la vita commerciale, sociale, amministrativa e dei trasporti; la zona di transizione che circonda il centro e che è rappresentata da una specie di aureola di degradazione formata da residenze povere dove stanno i negri e gli immigrati recenti e dove si trovano piccole officine; la zona di residenza operaia dove stanno i lavoratori che desiderano vivere vicino alle loro fabbriche; la zona di residenza più ricca che comprende abitazioni individuali e case a più piani e infine una zona esterna dove stanno gli immigrati quotidiani raggruppati attorno ai nodi delle strade che convergono verso la città.

3Hugo Hessinger studiando Vienna descrive la città nel 1910 come costituita dalla Altstadt, circondata dal Ring e dal Grossstädtischer Vostradtgürtel, cioè la parte ad altissima densità compresa tra il Ring e il Gürtel. Al di fuori di queste zone che egli indica come quelle costituenti il Grossstädtkern, il nucleo della città, egli parla del Grossstädtischer Weichbild, cioè della zona costituita dalla città vera e propria e dalla campagna.

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