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Elettromagnetismo




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Elettromagnetismo


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ELETTROMAGNETISMO



1 INTRODUZIONE

Con il termine inquinamento elettromagnetico, o elettrosmog, si intende l’alterazione dei valori del campo elettromagnetico naturale in una determinata porzione del territorio.

Sulla  Terra  è  da  sempre  presente  un  fondo  elettromagnetico  naturale,  le  cui  sorgenti principali sono la terra stessa, l’atmosfera ed il sole; anche la luce non è altro che un campo elettromagnetico. Se però si paragona la situazione odierna con quella esistente più di un secolo fa, si rileva un incremento del fondo elettromagnetico naturale, dovuto ai campi elettromagnetici prodotti artificialmente dall’uomo a causa del sempre più diffuso utilizzo di alcune tecnologie. Infatti, ogni passaggio di energia determina nello spazio circostante un campo elettromagnetico: ciò vale per l’elettricità che corre negli elettrodotti o che fa funzionare gli elettrodomestici, come per la trasmissione di segnali radiotelevisivi. Queste diverse sorgenti si differenziano per la velocità, indicata con il termine “frequenza”, con cui le radiazioni che essi generano si propagano. Dal punto di vista fisico, la frequenza è definita come numero di vibrazioni complete compiute in un secondo e si misura in Hertz.

Si utilizza il termine di elettrosmog nel caso delle radiazioni con frequenza compresa tra 0

Hz e 300 G Hz, dette “non ionizzanti”, che vengono suddivise in:

- bassa frequenza (da 0 Hz a 100 KHz), es: elettrodotti, elettrodomestici,

- alta frequenza ( da 100 KHz a 300 GHz), es: antenne radiotelevisive, stazioni radiobase per la telefonia cellulare, telefoni cellulari, impianti radar, microonde.

Negli ultimi decenni, sono enormemente cresciuti il numero e l’intensità delle sorgenti “artificiali” di campi elettromagnetici: di qui lesigenza di valutare l’impatto sulla salute umana di tale aumentata esposizione, e di fissare regole rigorose che minimizzano i rischi.


2 NORMATIVA DI RIFERIMENTO PER LINQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO. La legislazione in materia è ancora incompleta e non affiancata da piani regolatori, come invece è stato disposto in altri paesi. A livello nazionale esiste una legge il D. lgs 381/98 che fissa il tetto massimo di esposizione dei campi elettromagnetici ad Alta frequenza: 6 V/m per le zone residenziali, scuole e ospedali, per cui le antenne radio base non possono essere istallate ad una distanza inferiore ai 50 metri dagli edifici. Il decreto demanda alle Regioni una  più  accurata  regolamentazione che  è  tuttora  inadeguata.  Le  normative  vigenti  per l’esposizione a campi elettromagnetici a Bassa frequenza sono stabilite da un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri il DPCM 23/04/92, che stabilisce i limiti d’esposizione a 100 microTesla, 500 volte superiori ai limiti indicati dalle recenti ricerche scientifiche: 0,2 microTesla.

Inoltre la maggior parte degli impianti che propagano onde a bassa frequenza, sono fuori norma per le distanze e l’alto limite del campo elettromagnetico.

Il  14  febbraio  2001  la  camera  ha  approvato definitivamente la  legge  quadro sull'inquinamento elettromagnetico. A partire dalla pubblicazione della nuova legge sulla Gazzetta ufficiale il governo avrà due mesi di tempo per stabilire i limiti di esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, nonché i limiti di attenzione, quelli cioè che non possono essere superati nei pressi di luoghi pubblici. I gestori di impianti radioelettrici avranno invece due anni di tempo per mettersi in regola. Nel frattempo le tv, le radio, i telefonini e i computer dovranno essere muniti di una scheda o di un'etichetta in cui saranno riportati tutti i criteri di sicurezza. Nella legge si particolare risalto anche ai criteri di qualità. Per esempio, il ministero dell'ambiente dovrà stilare una mappatura degli impianti di apparecchiature elettriche e dei tralicci 'antiestetici'. Un ruolo importante nell'azione di contrasto all'elettrosmog è affidata a Regioni e Comuni, infatti, devono essere approvati i decreti attutivi che fisseranno i limiti per le basse frequenze (gli elettrodotti), mentre per le alte frequenze dovrà essere applicato il   decreto ministeriale n. 381/98, di definizione dei limiti di esposizione ai campi generati dagli impianti delle telecomunicazioni e radiotelevisione. La legge, quindi, dovrebbe essere un definitivo modo di contrastare antenne ripetitrici televisive e per telefonia mobile fuori norma. Solo tra le prime, ne sono state censite  un  migliaio  raggruppate in  160  siti  vicini  ad  abitazioni. Tre  i  criteri  di  tutela introdotti:





    i limiti di esposizione, che non devono mai essere superati per evitare effetti acuti e immediati;

 il livello di attenzione, ossia la soglia di attenzione che deve essere rispettata nei luoghi

'adibiti a permanenze prolungate' (case, uffici, scuole);

    l'obiettivo di qualità, cioè il valore da mantenere affinchè si possa applicare il principio precauzionale.

Sembra che siano già allo studio le bozze di decreto che dovranno passare al vaglio della Conferenza Stato-Regioni. Alle Regioni spetterà: l'individuazione dei siti di trasmissione (antenne, telefonia mobile, radiodiffusione, ecc.); la definizione dei tracciati degli elettrodotti e delle modalità per il rilascio delle autorizzazioni all'installazione degli impianti; la realizzazione di un catasto delle sorgenti fisse dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici; l'individuazione degli strumenti per il raggiungimento degli obiettivi di qualità e infine la realizzazione, sentiti i Comuni interessati, di piani di risanamento al fine di adeguare, entro due anni, gli impianti radioelettrici ai nuovi limiti di esposizione fissati dai decreti attuativi. Forti i poteri attribuiti anche ai Comuni, che potranno adottare regolamenti per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e 'minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici'. Adesso, quindi, i sindaci e i nuovi regolamenti anti-inquinamento che dovranno essere varati dagli enti locali, potranno agire soprattutto sulla leva delle concessioni edilizie per limitare le installazioni di nuove centrali elettriche, tralicci e antenne radiotelevisive e per la telefonia, anche in contrasto con i limiti fissati a livello nazionale. Ora insomma che la legge c'è inizia forse una fase ancora difficile per la garanzia del diritto alla salute dei cittadini, in contrasto con i grandissimi interessi economici che hanno fatto proliferare la giungla di antenne e tralicci di cui sono invasi i nostri territori. I problemi più grandi sono proprio la fissazione dei limiti di emissione e quindi l'onere del risanamento (già preventivato in circa 41mila-57mila miliardi) che c'è il rischio graverà sugli utenti Enel. Cauto il giudizio di quanti fino ad oggi hanno condotto una estenuante battaglia per una messa in sicurezza delle fonti di inquinamento elettromagnetico. Comitati  di  cittadini  ed  esponenti  di  Legambiente,  Verdi,  WWF  sottolineano  che  se l'impianto   legislativo   complessivamente   sembra   buono   ma   comunque   migliorabile soprattutto a proposito dei limiti di esposizione indicati, molta dell'incertezza resta sui decreti attuativi che rischiano di rallentarne l'applicazione se portati per le lunghe e di modificarne l'impostazione generale.

3 RIEPILOGO NORMATIVA DI RIFERIMENTO

L’insieme delle normative comunitarie e nazionali che regolano la gestione dell’inquinamento da elettromagnetismo sono riassunte nella tabella seguente:

NORMATIVA COMUNITARIA

NORMATIVA NAZIONALE

Decreto Legislativo n°381/98

DPCM 23/04/92

Legge Quadro 14 febbraio 2001


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