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I ragazzi e la violenza, tutta colpa dei videogiochi (forse)




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I ragazzi e la violenza, tutta colpa dei videogiochi (forse)


La mia generazione è stata reputata da un recente studio tra le più immatura e violente degli ultimi trent’anni . Probabilmente, anzi, quasi sicuramente la causa non è da ricercarsi nell’individuo ma nella società e negli usi e nei costumi che essa impone.



La violenza: ormai ha perso quasi il suo significato dal tanto che la si è usata. Oggi veniamo bombardati da tonnellate di messaggi provenienti da tutte le parti del mondo, sia esso reale, inventato o di cartone: quanti dei cartoni animati che hanno allietato le ore della nostra infanzia non avevano una sfumatura violenta ? Quasi nessuno. Ed ora, che ormai siamo diventati adolescenti la tecnologia ha apportato tanti altri sfoghi tra cui i videogames: c’è chi ci passa le ore davanti. C’è chi trascorre pomeriggi interi a cercare di giungere ad un trofeo fatto di bit compiendo stragi, spargimenti di sangue, mozzando braccia e lasciando corpi decapitati girare per lo schermo. Dopo tutto questo si ha chiara la risposta a perché tanta violenza tra i giovani. La violenza, in tutte le sue forme penetra nell’inconscio di ognuno ripercotendosi nella realtà di tutti i giorni in quantità diversa.

Fossero però solo i videogiochi ad essere la causa della propensione verso l’aggressività. Se anche di spegne la playstation per rimettere i piedi sul pianeta terra il panorama che si presenta non è certo molto diverso dal mondo virtuale, anzi, è cento volte peggiore perché quello che si vede in televisione nel tg della sera non è frutto di un programmatore un po’ eccentrico ma è la realtà, nuda e cruda che non si annulla con un tasto, non svanisce con un click.


Quando l’11 settembre le edizioni speciali dei telegiornali, alle tre del pomeriggio hanno dato la terribile notizia, quando sono state trasmesse quelle immagini agghiaccianti -che ci avrebbero perseguitato per molto tempo innanzi- quanti di noi, lì per lì a mente calda, sono rimasti impauriti, quanti hanno messo in bilancio l’ipotesi della terza guerra mondiale, quella atomica ? Pochi. Il sentimento comune si descriveva meglio con aggettivi quali silenzio, stupore, spaesatezza, incredulità. D’un tratto Mtv ha spento la musica e ha proiettato sullo schermo un immagine del videogame con cui stavo giocando prima ?!?! No, purtroppo non è andata così. Gli aerei erano due boeing , le persone erano reali, il sangue liquido e caldo, la polvere aveva trasformato New York in una Pompei del ventunesimo secolo. Sembrava che d’un tratto la realtà virtuale, la finzione di Hollywood avessero occupato la realtà quella vera. Ma noi non siamo rimasti stupiti più di tanto. Quella scena, quelle urla, gli eroi e i morti, il sangue e il fuoco li avevamo già vista chissà in quante scene, in quanti livelli di gioco. Ma poi lentamente la realtà si è fatta sentire. Ma noi eravamo preparati psicologicamente. Come l’avevano presa i nostri coetanei il 7 dicembre ‘44 quando la base di Pearl Harbor era stata affondata?



Quale sarebbe stata la reazione conseguente all’abbattimento della statua della libertà mezzo secolo fa?

Tragedia.


Faceva scalpore, nel paese, quando qualcuno veniva investito, è meglio non immaginare cosa sarebbe accaduta alla notizia di cinquemila morti. Certo il paragone è esasperato ma il confronto è evidente. Siamo circondati da computer, da jpg, gif, doc, mp3, txt, xcl e quanto altro. La paura dello scrittore fantascientifico di vent’anni fa era quella della nascita di un robot, di una macchina in grado di dominare sul suo creatore: l’uomo. Oggi la fobia è un’altra: che non sia la macchina a scaldarsi di sentimento ma l’uomo a raffreddarsi fino a diventare egli stesso macchina al pari delle sue creature. Fantascienza sempre più pericolosamente vicina alla realtà.

Ci sono ragazzi, oggi, che vivono all’interno di microprocessori, che si chiudono il mondo alle spalle per rinchiudersi in quello virtuale, dove, per quanto impressionante, triste, solo, violento e sporco di sangue sia, non ci si imbatterà mai in sentimenti, né in materia tangibile, né in pericoli effettivi, riassunto in una parla : realtà.

Gli psicologi si preoccupano, scrivono libri di migliaia di pagine, fanno congressi e convention che durano mesi ma poi alla fine è sempre la Playstation che vince. Non importa se i suoi joystick stanno portando per mano verso il gelo un’intera generazione, non importa che per seimila morti non si versino lacrime, non importa che si ignori cosa sono gli OGM, non importa se si confonde BinLaden con un nuovo personaggio dei pokemon, l’importante è che ci si diverta. E se il mondo fuori dalla finestra di questi adolescenti che accoltellano i genitori crolla, loro si spostano, loro schiacciano un bottone e tutto torna nero.

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