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La schizofrenia - tesina




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La schizofrenia




Pazzia e malattia mentale nella storia della civiltà occidentale



Non abbiamo nessuna testimonianza scritta sulla pazzia prima dell'avvento delle civiltà eurasiatiche quindi non sappiamo quali stati simili a quello psicotico si presentavano nelle antichità tribali. E' possibile trarre alcune conclusioni sulla pazzia nelle tribù considerando società di quel tipo che oggi vivono nei paesi relativamente sottosviluppati, tuttavia limiteremo la nostra indagine al periodo storico delle civiltà occidentali. Questi Esempi di pazzia furono descritti circa 3000 anni fa in Babilonia, in India, nella Grecia pre-ateniese. E' stato scritto ad esempio che Menelao uccise le sue pecore a fil di spada in un accesso di rabbia, Nabuconodosor fu considerato pazzo dopo essere stato visto mangiare l'erba.

Questi esempi di pazzia hanno alcune caratteristiche ricorrenti: erano contrassegnati da comportamento bizzarro, spesso del tipo che attribuiamo agli animali, e accompagnati da stati affettivi come la rabbia o l'angoscia. La pazzia sembra inoltre essere sopravvenuta in situazione di notevole frustrazione . Non sappiamo se nell'antichità il pazzo restava pazzo per tutta la vita; è da notare, inoltre, che la pazzia a quell'epoca non era necessariamente associata alle allucinazioni: se c'erano allucinazioni, non erano considerate devianti.

Julian Jaynes ha fornito alcune informazioni sullo stile cognitivo e sulla dipendenza sociale in questo periodo. Nelle antiche civiltà assolutiste le persone vivevano sotto il completo controllo delle figure autoritarie, la cui guida era indispensabile per portare a termine incarichi complessi e articolati.

Quando un membro di queste società si trovava lontano dalla figura autoritaria era costretto a rievocare allucinatoriamente una voce che desse gli ordini oppure lo sguardo del controllore sociale. Da queste osservazioni Jaynes deduce che le persone, in un regime gerarchico, mancano della capacità di eseguire lavori che implicano una certa sequenzialità senza ordini a ogni passo della procedura. Egli chiama questo modello cognitivo 'modello bicamerale' cioè un difetto cognitivo, l'incapacità di avere un Io differenziato.

In seguito, proseguì il suo lavoro paragonando gli antichi come 'mente bicamerale' a quello che noi oggi chiamiamo 'shizofrenici'.

Non solo nell'antichità ma anche nel Rinascimento, le allucinazioni vennero di nuovo considerate anormali e la pazzia cominciò a essere associata alla gente strana, sfortunata e isolata anche in assenza di qualsiasi manifestazione di rabbia o di intensa emozione. La stranezza di questi soggetti era caratterizzata da atteggiamenti considerati sciocchi, vaneggiamenti e bizzarrie nella sfera privata. Vi erano probabilmente anche casi di comportamenti animaleschi, ma già allora i confini della pazzia andavano mutando e acquistando contorni sempre più definiti.

Dopo il rinascimento, i filosofi occidentali razionalizzarono e glorificavano la mobilità sociale: l'individualismo fu considerato un merito. Più tardi i teorici della salute mentale continuarono a esaltare questi valori, definendo l'individualismo e la mobilità come caratteristiche dell'individuo maturo e mentalmente sano. Coloro che mostravano un eccessiva emotività o disorganizzazione mentale in situazioni di isolamento sociale , venivano giudicati immaturi , devianti e mentalmente malati.

Agli inizi del diciannovesimo secolo, la pazzia fu assoggettata sempre più alla giurisdizione della medicina e della ricerca neurologica, mentre l'aumentata incidenza dei disturbi della coscienza cominciò a suscitare un crescente interesse in campo giuridico.

In questi contesti istituzionali furono dati alla pazzia vari nomi che rispecchiavano le varie teorie sulla sua natura e sul suo significato.                                                                       

Il termine 'pazzia' venne usato sempre meno , si cominciò a usare spesso il termine 'malattia' .

Nel corso del ventesimo secolo, il sistema educativo si modificò, per esempio le madri si assentavano da casa per le troppe ore di lavoro comportando un carico sempre maggiore di richieste per la capacità del bambino. Tutto questo incideva sulla sua maturazione emotiva e sui meccanismi di equilibrio sociale.

Per questo si sviluppò la schizofrenia che, oggi conserva il primo posto tra le malattie che richiedono nuovi mezzi terapeutici. Il secondo congresso internazionale di psichiatria tenutosi a Zurigo nel settembre del 1957, fu dedicato completamente a questa malattia.

Nonostante l'elevato numero di partecipanti, il che voleva dire anche numerose ricerche con orientamenti terapeuti diversi, non ci fu un solo concetto sulla schizofrenia che non era stato messo in dubbio da qualche altro autore. Perfino il termine stesso fu disapprovato da qualche autore.

Come definizione preliminare della schizofrenia, adotteremo quella del New Gould Medical Dictionary di Blakiston anche se è più descrittiva che esplicativa però riteniamo che sia più utile per comprendere meglio questa malattia, si può dire che: 'la reazione schizofrenica, che fa parte del gruppo delle reazioni psicotiche, e spesso ha inizio subito dopo l'adolescenza o durante la giovinezza è caratterizzata da disturbi fondamentali nei rapporti con la realtà e nella formazione dei concetti, nonchè da disturbi dell' affetività, del comportamento e dell'intelligenza di intensità di tipo variabile. Queste reazioni sono caratterizzate dalla tendenza di ritirarsi dalla realtà, da umore bizzarro, da disturbi imprevedibili nel corso del pensiero, da tendenza a regressive fino al deterioramento, e spesso allucinazioni e deliri'.





Panorama storico: gli autori


Kraepelin

Kraepelin fu il primo autore che abbia tentato di struttura il concetto di 'demenza precoce'.

L'intuizione geniale di egli consistette nel riunire in un'unica sindrome tre forme:

La catatonia

l'ebefrenia

la versania tipica, caratterizzata da allucinazioni uditive e deliri di persecuzione.

In questi quadri clinici, Kraepelin ne intravide uno fondamentale, caratterizzato da un decadimento progressivo e infine dalla demenza. Quindi il criterio fondamentale era costituito dall'evoluzione, o piuttosto da quello che si supponeva fosse l'esito finale, cioè la demenza.

Separando i pazienti che infine diventavano dementi da quelli che non lo diventavano, riuscì a individuare una serie di sintomi che ritenne caratteristici della ' demenza precoce', rispetto a quelli che costituivano la sindrome della psicosi maniaco-depressiva. Kraepelin quindi seppe differenziare e definire come la ' demenza precoce' una sintomatologia costituita da allucinazioni, deliri, emotività inadeguata, diminuzione dell'attenzione, negativismo, comportamento stereotipato, e decadimento progressivo, pur conservando un sensorio relativamente integro.

Distinse tre tipi, l'ebrefenico , il paranoide , il catatonico secondo il prevalere di certi sintomi sugli altri. Secondo suggerimento di Bleuler, vi aggiunse anche il tipo semplice.

Lo scopo di Kraepelin era quello di definire delle entità morbose basate su una patologia organica definita.


Bleuler                                                                                     


Subito dopo il 1900, uno psichiatra svizzero, Bleuler, coniò il termine schizofrenia, che da allora è stato accettato da tutto il mondo occidentale. Egli accettò la concezione di Kraepelin e l'ampliò molto perchè considerò legate alla 'demenza precoce' molte altre malattie, quali le psicosi con personalità psicopatica , le allucinosi alcoliche ecc..

Inoltre riteneva che la maggior parte dei malati non venisse mai ricoverata, perchè i loro sintomi non erano abbastanza gravi; si tratterebbe di casi ancora latenti. Bleuler considerò la sindrome descritta da Kraepelin, non una forma che evolve necessariamente verso la demenza, ma come disturbo caratterizzato principalmente da un'alterazione della capacità di associazione e da una dissociazione delle funzioni fondamentali della personalità. Quindi gli parve che il termine ' demenza precoce' dovesse essere sostituito da quello di schizofrenia, termine che ha quasi completamente sostituito il vecchio.

Bleuler cercò di superare i limiti del sistema di Kraepelin in due modi: accettando le concezioni dinamiche di Freud e tentando di fornire spiegazioni dei processi formali.

A suo parere il meccanismo formale che è alla base di tutti i sintomi schizofrenici è costituito dal cosiddetto “allentarsi delle associazioni”.

Questo allenamento è riconoscibile in vario grado nelle elisioni, nel blocco, negli errori di logica ecc..

Un altro contributo di Bleuler è il suo concetto di AUTISMO.

Secondo lui si ha un esito autistico, quando la madre di un bambino ovviamente schizofrenico lo porta a voler lasciare casa e insistere ad andare a vivere da solo.

In altri casi il membro seriamente psicotico può essere ricoverato in ospedale in modo più o meno permanente. Questi pazienti possono finire col non avere rapporti con nessuno e diventano seriamente psicotici.

L’autismo è un modo di distogliersi dalla realtà: è un modo particolare di comportarsi, ma è specialmente un modo particolare di pensare che si oppone al pensiero logico.

Il pensiero autistico riproduce o interpreta non la realtà esterna, ma un mondo di fantasia, dominato da desideri e paure mediato attraverso il simbolismo freudiano.

Secondo Bleuler, quantunque il pensiero autistico possa comparire in molte situazioni, ad esempio quando le emozioni sono molto forti, oppure nelle produzioni artistiche o nel giuoco dei bambini, esso appare in forma più evidente nella schizofrenia.



Meyer



Meyer accettò la condizione fondamentale di Kraepelin e Bleuler, ma vi aggiunse un tocco creativo. Egli non si accontentò più di studiare la sintomatologia della schizofrenia come si presenta allo psichiatra dopo la comparsa dei sintomi.

A suo parere il paziente dovrebbe essere studiato fin dall’inizio della vita, e si dovrebbe valutare attentamente tutti i fattori che possono aver contribuito allo sviluppo della psicosi.

La schizofrenia diventa così una “reazione schizofrenica”, una reazione agli eventi che preparano gradualmente il terreno della psicosi.

Molte “cattive abitudini”, come il continuo rimurginare, il vivere eccessivamente in un mondo fantastico, la diminuzione degli interessi, sembrano a prima vista dei “sotterfugi volgari e innocui”, ma vengono gradualmente sostituiti da abitudini patologiche e infine trasformati in sintomi schizofrenici conclamati.

Meyer è quindi uno dei primi psichiatri che abbia sottolineato l’importanza di uno studio “longitudinale” dei fattori psicologici.

Se li prendessimo in considerazione, Meyer non sospetterebbe neppure l’importanza dell’ansia.



Freud


Un altro esponente che ha dato i suoi contributi sulla conoscenza della schizofrenia è stato Freud , che ha dedicato tutta la sua vita allo studio delle psiconevrosi e abbia avuto un interesse solo secondario per le psicosi, il suo contributo al campo della psichiatria è così importante che anche il problema delle psicosi ne è stato straordinariamente arricchito.

Lo studio longitudinale del paziente, sostenuto da Meyer, acquista pieno significato solo quando si riconosce l’importanza dell’ansia.

Freud, scoprendo il posto che l’ansia occupa nella vita umana e specialmente negli stati patologici, dischiuse il campo della schizofrenia all’orientamento psicodinamico.

Nell’interpretazione dei sogni egli descrive molti processi che si possono applicare alla schizofrenia. Il contenuto simbolico e le forme arcaiche dei sogni trovano una controparte nella sintomatologia schizofrenica.

Il concetto dell’inconscio di Freud è applicabile alla schizofrenia, non soltanto per quella mancanza di consapevolezza che accompagna molti processi psicodinamici che conducono alla schizofrenia, ma anche, paradossalmente, perché “l’incapacità di rendere inconsce le cose” è una delle caratteristiche importanti di questa psicosi.

Freud offre l’interpretazione dinamica in un caso che più tardi fu diagnosticato come tipo paranoide della “demenza precoce”.

Per la prima volta nella storia della psichiatria,viene usato il termine “proiezione”.

In un altro suo scritto sul narcisismo, pubblicato nel 1914, Freud fornisce maggiori dettagli sulla sua interpretazione dalla schizofrenia come nevrosi narcisistica.

In quest’ ultimo egli applica la teoria della libido alla schizofrenia. La libido viene ritirata dagli oggetti esterni e diretta verso l”IO”, dando origine ad una situazione chiamata “narcisismo”.



Jung



Un altro esponente della schizofrenia è stato Jung, che nel suo libro “Psicologia della demenza precoce”, scritto nel 1906, Jung applicò per primo completamente i concetti psicoanalitici alla schizofrenia.

I suoi studi, e specialmente i suoi test di associazione verbale, lo persuasero che i deliri, le allucinazioni e altri sintomi schizofrenici, erano dovuti all’attività del complesso autoctono, cioè ad un gruppo di idee che, per la loro carica emotiva patologica, erano state rimosse dalla coscienza e mantenevano un’esistenza più o meno indipendente.

Jung applicò alla schizofrenia i meccanismi che Freud aveva descritto nei sogni. Egli disse:”Se colui che sogna si movesse e agisse come se fosse sveglio, avremmo immediatamente il quadro clinico della demenza precoce”.

Nel 1913 Jung descrisse due tipi psicologici: l’estroverso, che ha un esagerata emotività e l’energia psichica diretta verso l’ ambiente, e l’introverso, che ha l’energia psichica inibita, cioè distolta dall’ambiente e diretta verso il “Sè”. Egli ritiene che l’individuo destinato a diventare schizofrenico abbia una personalità introversa.

Più tardi avanzò la teoria dell’inconscio collettivo. A parer suo molti sintomi schizofrenici sono riproduzioni degli “archetipi” conservati nel nostro inconscio collettivo.



Sullivan



Inoltre Sullivan introdusse in psichiatria un nuovo punto di vista.

A parer suo la schizofrenia è il risultato indiretto di relazioni interpersonali anormali tra il bambino e i genitori.

Queste relazioni interpersonali distorte non permettono che si stabiliscano degli schemi di risposta durevoli che eliminino l’ansia. Il paziente deve ricorrere per tutta la vita a interpretazioni deformate delle situazioni interpersonali e infine può perdere “la convalidazione consensuale”, cioè il riconoscimento da parte degli altri delle validità delle sue affermazioni.

Quando l’ansia aumenta e si sviluppa uno stato di panico psicotico, le prime esperienze precoci, che erano state dissociate dalla coscienza e facevano parte di quello che Sullivan chiama il “ Non Io”, riacquistando consapevolezza in un modo simbolico ma terrorizzante.






Descrizione generale della malattia


Il paziente, fra la pubertà e i trent’anni circa, ma meno frequentemente in qualsiasi età, comincia a manifestare delle notevoli anomalie nel comportamento.

Benché alcune caratteristiche alquanto bizzarre abbiano cominciato a manifestarsi anche prima, esse sono passate quasi inosservate. Ora invece si fanno evidenti, a volte in modo lento, graduale, insidioso, altre volte più o meno acutamente.

Il paziente sembra interessarsi meno alla vita in generale ed è invece ossessionato da qualche problema specifico.

Infine esprime idee che sembrano bizzarre e non accettabili alla famiglia o alla comunità. Comincia a pensare che certe cose si riferiscono a lui o hanno uno speciale significato” idee di riferimento”. Per esempio, se incontra qualcuno per strada, è perché quella persona deva spiarlo.

Infine il paziente interpreta le cose in modo che non trova conferma nelle osservazioni fatte dagli altri: “la casa è piena di fili, nei muri sono nascosti dei dittafoni per registrare i pensieri del malato; nel suo cibo hanno messo del veleno”.

Queste sono false convinzioni, o “deliri”; che sono generalmente di carattere negativo, in quanto sembrano convincere il paziente che persone o forze esterne vogliono perseguitarlo, colpirlo, o almeno spiarlo o progettare qualche futura aggressione.

In uno stadio successivo, però, questi deliri possono assumere un contenuto piacevole e persino grandioso (la paziente è una regina, una milionaria ecc..).

Mentre i deliri di persecuzione si riferiscono principalmente agli altri, i deliri di grandezza si riferiscono soprattutto al paziente stesso.

Anche le funzioni percettive del paziente sembrano alterate, poiché egli vede o sente le cose in modo alterato.

A volte gli oggetti sono male identificati (illusioni). Molto più frequenti delle illusioni sono però le “allucinazioni”, ovvero percezioni insorte senza che ne sia responsabile un oggetto o uno stimolo del mondo esterno.

Il paziente ode voci che lo accusano di essere una spia, un omosessuale, un assassino, eppure non vi è nessuno che lo dica.

Le allucinazioni colpiscono tutti i sensi, ma l’udito è di solito il più colpito per tutto il corso della malattia. All’inizio tuttavia, specialmente nei casi molto acuti, le allucinazioni visive sono talvolta numerose quanto quelle uditive. Le allucinazioni che colpiscono l’odorato, il gusto e il tatto sono molto meno frequenti.

Le allucinazioni olfattive, generalmente inerenti al proprio corpo, sono relativamente frequenti nei casi lievi che non richiedono spedalizzazione.

Oltre a questo contenuto ideativi, che è di carattere nettamente psichico, il paziente può manifestare altri sintomi che sembrano nevrotici, specialmente all’inizio della malattia; astenia e altri sintomi ipocondriaci.

A volte il comportamento generale del paziente sembra normale e gli unici simboli evidenti sono le idee anormali. Ma nella maggior parte dei casi il comportamento generale colpisce l’esaminatore quanto il contenuto del pensiero.

Il comportamento appare strano sotto molti aspetti, si osservano manierismi, grimaces, azioni senza scopo, movimenti stereotipati, gesti impulsivi.

L’umore e l’atmosfera affettiva sono quasi sempre alterati. Il paziente può sembrare irritato, molto emotivo, sospettoso, cinico, ecc..,specialmente quando si riferisce ai suoi complessi deliranti.

Spesso il tono emotivo non sembra appropriato alla situazione attuale, e quasi sempre si può scoprire un’ottundimento dell’affettività che va da una relativa freddezza all’apatia completa.

Sembra che il paziente abbia perso completamente l’interesse all’ambiente e si sia ritirato in sé stesso. Spesso viene descritto come se fosse “in un guscio”, chiuso nel proprio mondo come se avesse perduto non solo la comprensione ma anche l’interesse per la realtà.

Quando il malato presenta questo quadro di distacco generalmente è in stato di ipoattività. Le sue attività sono ridotte al minimo e sono spesso compiute in modo stereotipato, abitudinario.

Spesso lo si deve spingere a fare le cose. Può essere così poco desideroso di agire e fa trascurare il proprio aspetto esteriore. Il linguaggio e la parola mostrano delle caratteristiche particolari. Se si pongono certe domande, il paziente sembra “evasivo” perché non risponde direttamente. A volte sembra dire cose che si riferiscono a quanto gli è stato chiesto, ma non esattamente quello che gli era stato chiesto. Per esempio alla domanda:” chi è il presidente degli Stati Uniti?” può rispondere “la Casa Bianca”.

A volte sembra servirsi di parole incisive e astratte, ma in modo vuoto o inappropriato. Nei casi avanzati può essere difficile comprendere ciò che il paziente cerca di comunicare. Le sue frasi consistono in una serie di parole non collegate l’una con l’altra. A volte certe parole sono usate ripetutamente in modo stereotipato; altre parole non appaiono nel dizionario e sono coniate dal paziente stesso condensando o mettendo insieme delle parole comuni.

In molti casi il malato è incapace di parlare, “mutismo” o può farlo solo dopo aver superato una grande resistenza “blocco”.

Il sensorio e le funzioni intellettuali non sono gravemente alterati. L’orientamento, la memoria, la ritenzione, la capacità di afferrare nozioni generali, il calcolo ecc.. possono sembrare alterati in molti casi, ma l’alterazione è in realtà conseguenza degli altri sintomi descritti, e può sparire, una volta scomparsi questi sintomi.

Ciò che sembra alterato fin dall’inizio è solo la capacità di pensiero molto astratto. Persino questo sintomo è reversibile.

L’ INSIGHT, cioè la consapevolezza di trovarsi in una condizione anormale, è assente , tranne nei casi lievi iniziali.



Tipo Paranoide


I casi classificati come di tipo paranoide presentano alcune caratteristiche proprie.

Innanzitutto l’inizio della psicosi può verificarsi in età un po’ avanzata rispetto agli atri tipi: benché molti casi di questa forma possano comparire anche alla pubertà ,se ne possono riscontrare molti persino nel quarto, e quinto decennio di età.

Quanto più vecchio è il paziente, tanto più difficile sarà decidere se la sua sintomatologia è di tipo schizofrenico o se è meglio classificarlo come stato paranoide o paranoia.

I malati paranoidi sono di regola più intelligenti degli altri pazienti schizofrenici, benché se ne possano osservare di tutti i livelli intellettuali. Fin dall’inizio sono sospettosi e amari. Possono raggiungere l’atteggiamento collerico, opponente, sprezzante della persona che è ingiustamente vittima, oppure l’atteggiamento della persona sottomessa che vuol dire aiutata ma non sa che fare, perché “accadono cose strane”.

Il contenuto ideativo di questi pazienti è caratterizzato da idee di riferimento e da deliri, ancor più che nelle altre forme schizofreniche.

Benché i deliri non siano sistematizzati nella maggior parte dei casi, lo sono di più che nella forma ebefrenica e possono essere ben sistemati all’inizio della malattia.

Nei malati americani sono quasi sempre a contenuto persecutorio, specialmente all’inizio della malattia.

Talvolta si osservano deliri di grandezza fin dall’inizio. Per qualche ragione, i deliri di grandezza sono più frequenti nei pazienti europei.

Le allucinazioni, specialmente quelle uditive, sono frequenti. Possono però essere del tutto assenti nei casi in cui la personalità è abbastanza ben conservata e i deliri sono ben sistematizzati.

Il procedere della malattia può essere rapido e condurre in breve tempo a una regressione avanzata; ma di regola la maggior parte dei pazienti paranoidi regrediscono meno rapidamente degli altri tipi, e molti di essi restano indefinitamente in uno stadio della malattia che non è molto avanzato e che può essere chiamato primo stadio o stadio primario. I malati paranoidi conservano un miglior contatto con l’ambiente e possono adattarsi meglio alla vita ospedaliera. Spesso le loro attività possono essere indirizzate utilmente.

D’altra parte la loro sospettosità, le idee di riferimento e i deliri possono renderli opponenti, ribelli e persino violenti.

Le fughe dall’ospedale e gli impulsi omicidi, a volte riusciti, sono più frequenti in questo gruppo.


caso I


Giorgio è un giovane di 22 anni , secondo di 2 figli di una famiglia borghese. Benchè descritto come nervoso fin dall'infanzia , non aveva mai manifestato gravi anomalie del comportamento. Durante il liceo, però, cominciò a trovare lo studio sempre più pesante.

Infine decise di lasciare la scuola e accettò un lavoro di piazzista, ma trovò che anche questa occupazione non era soddisfacente.

Divenne sempre più preoccupato da certi pensieri. Se udiva la parola 'oro' comprendeva omo; se dicevano 'floscio' pensava che volessero dire frocio.

Si convinse sempre di più che gli altri lo ritenevano un omosessuale.

Quando vedeva gruppi di persone vicine a casa sua era sicuro che parlassero di lui, divenne sempre più preoccupato , sconvolto, e incapace di svolgere il suo lavoro . Cominciò a trascurare il proprio aspetto, a dimenticare gli aspetti abituali della vita, e divenne sempre più preoccupato all'idea di essere accusato, spiato, ridicolizzato.

Nel giro di poche settimane gli divenne impossibile lavorare e lasciò l'impiego e pochi giorni dopo divvenne irrequieto , cosi andò da uno psichiatra, il quale lo consigliò di farsi ricoverare.




Tipo Ebefrenico


Il tipo ebrefenico della schizofrenia è probabilmente il più difficile da definire e diagnosticare.

Il contenuto del pensiero è caratterizzato da molti deliri che sono poco razionalizzati e sistematizzati. I deliri di grandezza sono più frequenti che nel tipo paranoide. Anche le idee ipocondriache , le preoccupazioni , inerenti all'immagine corporea e i deliri sono molto più frequenti e non è raro trovare un paziente che pensa di aver perduto l'intestino che il suo cuore ha cambiato posizione ecc..

L'umore può essere lievemente depresso; più spesso è apatico e distaccato interrotto a tratti da un atteggiamento gaio o giocoso , quindi il paziente, spesso sorride a sproposito, per esempio, una domanda può provocare un sorriso inadeguato invece di una risposta verbale.

Le alterazioni del linguaggio sono molto evidenti, specialemente nei casi di rapida regressione. La disgrecazione della personalità si fa ben presto evidente, il malato diventa sempre più trascurato nelle sue abitudini personali e deve essere infine ricoverato.

In passato la prognosi per questi casi era molto sfavorevole, poichè il paziente finiva con l'affondare in uno stadio avanzato di dissociazione della personalità, oggi però una forma di terapia mista riesce ad arrestare il processo e a guarire molti casi.


Caso II


Gladys è una ragazza di 17 anni ed è mezza di razza bianca, frequenta il liceo, entrambi i genitori avevano avuto delle depressioni psicotiche, da cui erano guariti dopo elettro shock. L’ambiente famigliare di Gladys è caratterizzato da conflitti tra i genitori di solito in lite per questioni di denaro , ella è la terza di tre figli e i due maggiori non hanno mai avuto bisogno di terapia psichiatrica e sono descritti come bene adattati.

Gladys era sempre riuscita bene a scuola, ma, prima della visita psichiatrica, era divenuta ansiosa, i suoi voti erano peggiorati, e cominciava ad avere paura quando faceva i compiti a casa.

In seguito fu visitata da uno psichiatra ed era molto eccitata, disse che presto doveva presentarsi agli esami che non era preparata, non sapeva niente. Ripeteva in continuazione la stessa domanda :' devo andare a scuola' , 'sarò promossa agli esami' ma nessuna rassicurazione l'avrebbe aiutata. Apparentemente sembrava,avere buon contatto , poichè appariva molto attenta; in realtà non riusciva a cogliere le parole dello psichiatra però non si notavano deliri , nè allucinazioni.

Durante la notte però divenne più eccitata, espresse idee di suicidio e venne ricoverata. Al momento dell'ammissione era confusa, iperattiva, a volte quando le si faceva una domanda, sembrava incapace di rispondere, emetteva suoni lamentosi, muovendo le labbra come se volesse parlare ma non ne fosse capace.



Il secondo giorno dopo l'ammisione, cominciò a masturbarsi in presenza di altre pazienti e anche a pizzicarsi la pelle del viso.

Era irrequieta, agitata e urlava a lungo, si sedeva sulla sedia della sua stanza a guardare un punto fisso fuori dalla finestra, rifiutava di mangiare, e doveva essere nutrita con la sonda, altre volte invece era vivace, parlava in modo gaio anche se quello che diceva sembrava incoerente.

Una settimana dopo espresse l'idea di essere in un campo di concentramento dove l'avevano messa i russi , in seguito, quando fu sottoposta a elettroshock scambiò per sua madre un infermiera che stava uscendo dalla stanza. I medici non la ritennero adatta per una psico terapia e fu sottoposta a un ciclo di elettroshock e poi a uno di insulina, ma le sue condizioni non miglioravano, anzi sembrava regredire rapidamente. Successivamente fu anche aiutata da farmaci.

abbandonò l'ospedale priva di sintomi gravi, da allora è in trattamento psico terapeutico e vi è stato un lento e graduale miglioramento.



Tipo Catatonico


La shizofrenia catatonica, più di ogni altra forma ha delle caratteristiche particolari. Dopo un certo periodo di eccitazione, il paziente si calma raggiungendo uno stato di immobilità. Il paziente può diventare cosi inattivo, da essere incapace di muoversi e di badare a se stesso e di essere confinato al letto, il malato in questo stato non può svestirsi o vestirsi da solo, non ha l'iniziativa di mangiare anche in presenza del cibo, ne di parlare in presenza di altri, anche se gli pongono delle domande : sembra completamente paralizzato.

Altre volte il paziente non è colpito così gravemente, ma le sue attività sono ridotte al minimo egli non è realmente paralizzato.

Ciò che è alterata è la facoltà della volontà, egli non può voler muoversi, a volte è molto obbediente e suggestionabile, perchè la volontà di altri, per esempio, se si dice a un malato: ' mostrami la lingua che te la pungo con un ago' il paziente eseguirà gli ordini senza opporsi, l'esaminatore può mettere il corpo del paziente nelle posizioni più scomode e il paziente vi rimarrà per ore, altre volte il malato si mette da solo in una posizione insolita o statuaria e vi rimane finchè non è messo a letto per riprendere la stessa posizione il giorno seguente.

Fenomeno opposto è il negativismo invece di fare ciò che gli si dice, il paziente fa il contrario: se gli dice di stare in piedi assume una posizione sdraiata ecc..

Deliri e allucinazioni sono presenti in molti casi, non possono però essere messi in evidenza, perchè il paziente non può comunicarli all' esaminatore fino a quando non è migliorato. Spesso sono di tipo cosmico e universale per esempio il mondo sta per essere distrutto, i tentativi di parlare con il malato spesso suscitano altri sintomi esempio ecolalia: invece di rispondere il malato ripete le domande, altre volte le risposte sono monosillabiche, altre volte ancora i neologismi sono numerosi.

La scrittura manifesta una particolarità di stile che è più pronunciata, rispetto agli altri tipi di schizofrenia, il comportamento generale è caratterizzato da manierismi e gesti bizzarri.


caso III


Antonio è di 24 anni che nelle ultime settimane aveva rimurginato sulla propria vita. Non si sentiva bene, ma non sapeva spiegare il suo malessere, non si notavano allucinazioni nel deliri, aveva un grande bisogno di avere contatti con gli altri, in reparto, ma anche un senso di delusione; un mattino, qualche giorno dopo la sua ammisione, fu trovato in una posizione statuaria con le gambe contorte in una strana postura, i tentativi di parlargli furono inutili, agiva e parlava come se non potesse ascoltare o vedere niente, la sua faccia non rivelava alcun'emozione, pochi giorno dopo potè parlare un po' ma con delle ecolalie per esempio, alla domanda: ' qual'è il suo nome?' rispondeva: ' qual'è il suo nome?'.

Bisognava prendersi completamente cura di lui, ed era necessario imboccarlo. Si ebbe una totale remissione di questo episodio con un elettro shock terapia.



Tipo Semplice


La schizofrenia semplice non insorge quasi mai in modo acuto, l'inizio è lento insidioso, e generalmente risale a un periodo anteriore alla pubertà, i cambiamenti più gravi avvengono però, dopo la pubertà quando la famiglia si rende conto che il paziente non corrisponde alle aspettative mal grado le speranze che egli aveva suscitato in epoca precedente, il malato diventa inattivo e limita la sua vita al minimo. Rifiuta di uscire, di andare a scuola, di lavorare, e restringe le sue attività. Quando parla non si nota dissociazione delle idee o illogicità nella successione dei pensieri, come nelle altre forme di schizofrenia, ma piuttosto povertà ideativa.

Il paziente sa parlare solo di poche cose concrete, le nozioni astratte sono eliminate, un accurato esame dei processi ideativi rivela una deficienza del pensiero astratto. Le allucinazioni, i deliri , le idee di riferimento e altri sintomi sono assenti. Nonostante l'assenza di questi, il comportamento del paziente, rimane strano , bizzarro, insufficiente alle esperienze della vita e la sua affettività è inadeguata. A meno che non siano ricoverati o sottoposti a terapie efficaci, i malati rimangono un peso per la famiglia, quando invece non ce l'hanno, finiscono per diventare vagabondi , prostitute ecc..


caso IV


Mary è la maggiore di due sorelle , il padre era un 'alcolizzato che morì quando era bambina, la madre morì quando le sue figlie erano adolescenti. Benchè Mary non fosse mai apparsa molto brillante, le sue insufficienze divennero più evidenti dopo la morte della madre, e a quell'epoca diventò sempre più dipendente della sorella.

Ella ebbe parecchi impieghi ma non sapeva mantenerli , fu ripetutamente licenziata o lasciava il posto perchè aveva l'impressione che il lavoro fosse troppo impegnativo per lei. Rifiutò i pochi inviti ad uscire con dei ragazzi, ridusse la sua vita al minimo infine decisero che sua sorella avrebbe lavorato e lei si sarebbe occupata della casa, ma persino quello divenne un lavoro troppo pesante. Rimaneva inoperosa per ore e ore e non mostrava interesse per nulla, le si doveva dire che cosa fare anche per quanto riguardava le sue necessità personali. Così la sorella decise di metterla in un ospedale. all'ammissione apparve pulita e ordinata e in grado di badare a se stessa, accettò il ricovero senza protestare, anzi, fu un sollievo per lei essere fuori dal mondo dove doveva compiere tanti sforzi, non si notarono ne deliri ne allucinazioni, ne idee di riferimento.

La sua vita si ridusse a pochi gesti, le infermiere e le assistenti psichiatriche non riuscivano a persuaderla a fare qualche lavoretto in più nel reparto e quando la sorella veniva a trovarla sembrava


cadere in un lieve stato di depressione.










Forme oligosintomatiche o lievi di schizofrenia


Un caso limite borderline, secondo la terminologia attuale, è quello di un paziente, il quale , pur presentando una sintomatologia così grave da essere classificato a metà strada fra la nevrosi e la psicosi, non si comporta come psicotico e molto probabilmente non diventerà mai uno psicotico vero e proprio.

I casi lievi che descriveremo sono invece considerati psicotici.


Tipo paranoide


Nella forma lieve del tipo paranoide non si osservano deliri evidenti né allucinazioni. Il paziente però è sospettoso e opponente.

Spesso i genitori, i fratelli o i parenti sono oggetto del suo pensiero deformato: questi parenti o altre persone hanno manifestamente lo scopo di danneggiare il paziente, di rovinare la sua reputazione ecc..

Persino le parole dette dal terapeuta sono svisate dal malato, il quale attribuisce loro un significato particolare. Questa tendenza a interpretare in modo errato, dapprima limitata ai rapporti con i parenti, in seguito si estende ai superiori e ai collaboratori, cosicché diviene infine impossibile al paziente conservare il suo lavoro. Se il paziente non è curato, si possono verificare episodi francamente psicotici con deliri e allucinazioni.


Tipo ebefrenico:


Nella forma lieve del tipo ebefrenico, il malato si lamenta molto dei disturbi organici. Spesso attribuisce la responsabilità di questi disturbi ai medici precedenti che, secondo lui, lo hanno curato male.

A volte c’è un’euforia bizzarra. Si insinuano idee strane, o di riferimento, o quasi di grandezza. Apparentemente manca l’ansia.


Tipo catatonico:


Nella forma lieve del tipo catatonico non vi sono disturbi motori, ma le attività del malato sono ridotte al minimo. Gli occorre un’enorme quantità di tempo per fare le cose più semplici.

Per vestirsi o svestirsi gli occorrono due o tre ore, e ciò diventa una vera penitenza, il malato rifiuta di uscire di casa, quando esce arriva in gran ritardo.

Si verificano episodi quasi catatonici. Non c’è immobilità catatonica, ma il paziente rimane a letto per parecchi giorni, e rifiuta di alzarsi, pur non avendo alcuna malattia fisica.

Il malato può migliorare completamente, e poi manifestare pochi anni dopo un attacco catatonico.



Tipo semplice :


Spesso è difficile distinguere la forma lieve dalla forma semplice da quella catatonica lieve. Il paziente sembra più ansioso che nella forma classica del tipo semplice.

Come il catatonico, non vuole uscire o cercarsi un lavoro, e dice che “non può farlo”.

Le attività sono ridotte al minimo e sono estremamente lente.. Il ritmo del sonno è alterato. Spesso dorme di giorno e rimane sveglio fino a notte tarda o al mattino presto. In qualche caso sembra preoccuparsi molto del suo aspetto, o del suo peso. Può presentare periodi di fame vorace, alternati a periodi di astinenza quasi completa dal cibo.



Forme rare della schizofrenia


Oltre a questi tipi di schizofrenia, sono state individuate parecchie altre forme atipiche o rare.

La più importante è la schizofrenia infantile, descritta per la prima volta dal De Sanctis col nome di “dementia precocissima” che è stata oggetto di molte discussioni nella letteratura americana.

Le psicosi schizoaffettive sono caratterizzate da episodi ricorrenti che presentano un miscuglio di sintomi schizofrenici e maniaco-affettivi. Per esempio, il paziente può presentare un contenuto ideativo con deliri, idee di riferimento e allucinazioni che sembrano schizofrenici, eppure allo stesso tempo manifesta altri sintomi, quali un umore depresso accompagnato da idee di colpa e di autoaccusa oppure un’euforia con idee di grandezza.

Benché all’inizio della malattia i tratti maniaco-depressivi sembrino prevalere,la sintomatologia assume un aspetto tipicamente schizofrenico.

Se la malattia è caratterizzata da parecchi episodi psicotici, generalmente ogni attacco successivo è sempre più tipicamente schizofrenico e sempre meno maniaco-depressivo.

La schizofrenia “senile” è una malattia accettata da pochi e negata da molti.

A volte vediamo negli anziani uno stato paranoide che assomiglia ad una reazione schizofrenica. Quanto più la disadattata è la personalità del paziente prima dell’inizio della psicosi, tanto più la schizofrenia è la malattia.

La maggior parte degli psichiatri classifica questi casi come “tipo paranoide della psicosi senile”. In altri casi, che presentano molti deliri bizzarri di grandezza e allucinazioni che sono “voci di conforto”per il malato, ci troviamo probabilmente di fronte ai casi latenti di schizofrenia, di lunga durata, che diventano manifesti con l’avanzare dell’età.

La schizofrenia che accompagna altre malattie presenta problemi diagnostici. Non raramente vediamo delle sintomatologie schizofreniche in pazienti che presentano il reperto serologico della paralisi progressiva, oppure epilessia, sclerosi multipla.

Benché in alcuni di questi casi gli effetti della malattia organica possono avere aumentato l’ansia del paziente e risvegliato una schizofrenia potenziale, quasi tutti gli psichiatri pensano che nella maggior parte di questi casi si debba preferire una diagnosi di malattia organica.

La schizofrenia d’innesto è una forma che compare in un piccolo numero di deficienti mentali, generalmente di lieve grado. È caratterizzata da episodi paranoidi con deliri e allucinazioni, che possono essere seguiti da regressione lenta.





Decorso


La schizofrenia si distingue da tutte le altre malattie, a noi conosciute per la grande variabilità del decorso. Alcuni pazienti guariscono da un attacco acuto persino in poche ore, o in pochi giorni , altri invece in parecchi mesi, altri infine restano malati per tutta la vita.

Quelli che restano malati possono presentare un arresto della malattia a un certo stadio, mentre altri subiscono una lenta ma progressiva regressione.

Oltre a distinguere la schizofrenia secondo le sue varie forme, è importante differenziarne gli stadi, che si distinguono in questo modo:


Il primo, o stadio iniziale.

Secondo, o lo stadio avanzato.

Terzo, o stadio preterminale.

Quarto, o terminale.


La maggior parte dei malati visti dagli psichiatri privatamente, appartengono al primo stadio, o stadio iniziale. Anche se i pazienti presentano un secondo o un terzo episodio, generalmente, si trovano nel primo stadio, poichè le terapie moderne impediscono alla malattia di procedere oltre.

Dopo il terso episodio, il paziente tende a peggiorare rapidamente verso gli stadi successivi, le statistiche variano notevolmente per quanto riguarda la frequenza degli episodi.

Il primo stadio della schizofrenia va dal periodo il cui il paziente, comincia a perdere il contatto con la realtà fino alla formazione dei sintomi caratteristici della schizofrenia; l'inizio può essere acuto o lento. Nei casi acuti il malato è molto ansioso o irrequieto, sembra che egli combatta la sua malattia e voglia ritornare alla realtà oppure che combatta il mondo esterno nel tentativo di difendere i propri sintomi. C'è una grande varietà di sintomi in questo periodo, tranne nel caso dei catatonici, che possono manifestare tutte le caratteristiche catatoniche fin dall' inizio, alcuni pazienti catatonici però possono modificarsi e presentare un quadro paranoide e viceversa.

Questo primo stadio è caratterizzato dalla presenza di ansia e da mancanza di equilibrio nonostante la presenza di tipici sintomi psicotici.

Possiamo distinguere queste tre fasi:



Una fase di panico, dove il paziente inizia a percepire le cose in modo diverso, ne è spaventato, appare confuso e non sa come spiegare le cose che gli succedono.



Una fase di insight psicotico, quando arriva a 'collegare le cose' . Attraverso la scoperta di un mondo patologico di vedere la realtà egli riesce allora a spiegare le sue esperienze anormali, il fenomeno è chiamato insight perchè il paziente finalmente vede un significato e dei rapporti nelle sue esperienze, ma l'insight psicotico, perchè è fondato su processi mentali che si verificano solo in uno stato di psicosi.


Una fase di moltiplicazione dei sintomi, quando i sintomi diventano sempre più numerosi


poichè il paziente tenta invano di risolvere i suoi conflitti ed evitare l'ansia.



Il secondo stadio avanzato, è caratterizzato da un' apparente accettazione della malattia. Tutti i sintomi classici sono presenti e non sembrano tormentare più il paziente come prima, la vita è diventata sempre più ristretta e manca di spontaneità, sono molto evidenti le stereotipie e dei comportamenti abitudinari.

Nel terzo stadio, o stadio preterminale, molti sintomi sembrano scomparsi e i quattro tipi della schizofrenia si assomigliano tanto tra loro, che spesso è difficile distinguere un paranoide da un catatonico. In questo stadio sono molto evidenti le abitudini primitive, come quella di far collezione di oggetti inutili ecc

Questo stadio si verifica generalmente da cinque a quindici anni dopo l'inizio della malattia, ma può verificarsi anche più presto o più tardi.

Nel quarto stadio, o terminale, il comportamento del malato si fa ancora più impulsivo del tipo riflesso, le abitudini primitive sono sostituite da altre ancora più primitive, il raccogliere oggetti è sostituito dal furto di cibo, e più tardi dall'ingestione di piccoli oggetti. In seguito, durante il quarto stadio, molti malati presentano alterazioni percettive. Essi sembrano insensibili al dolore alla temperatura e al gusto, benchè reagiscono ancora gli stimoli olfattivi; questa anestesia è causa di molti incidenti per esempio ustioni per essersi seduti vicino un radiatore.

Benchè molto evidente tale anestesia può essere dovuta al fatto che le sensazioni non sono associate ed elaborate a livello percettivo e non dovute a una definita alterazione a livello della sensazione.


Diagnosi


Gli studi psicodinamici formali e i contatti prolungati con i paziente in psicoterapia sentono la diagnosi più facile, nella maggior parte dei casi di quanto non facessero gli studi diagnosti compiuti nel passato.

C'è un gruppo di casi chiamati latenti, disturbi del carattere ecc in cui la diagnosi è incerta, ma qui la diagnosi è la conseguenza dei concetti nosologici sostenuti dagli psichiatri e non dalla sintomatologia del paziente.

La prima regola da seguire quando si deve fare la diagnosi di schizofrenia, è che è un sintomo isolato o pochi sintomi non devono essere considerati una dimostrazione assoluta della malattia, ma la costellazione dei sintomi deve essere valutata nel suo insieme.

A volte la schizofrenia viene confusa con altre malattie, funzionali o organiche. Tra le prime era frequente in passato, confonderla con l'isteria, quando questa nevrosi era molto più diffusa di oggi.

Gli attacchi isterici si verificano più all'improvviso negli adulti o giovani che presentano una personalità estroversa, e sono caratterizzati da sintomi di conversione.

La sintomatologia è facilmente influenzata da certe persone dell'ambiente del malato e risponde facilmente all' ipnosi. Non raramente viene diagnosticata una psicosi maniaco-depressiva, poichè i sintomi di questa psicosi possono comparire pure nella schizofrenia, essi sono però infine sostituiti da sintomi schizofrenici e in un secondo momento la diagnosi è facile.

La stessa considerazione vale per le forme psicopatiche, a volte, gli schizofrenici iniziali, sono diagnosticati come psicopatici, nei malati che alla fine si rivelano degli schizofrenici, le azioni che sembrano psicopatiche sono più bizzarre e il distacco generale della realtà è più netto.

Le malattie organiche che possono essere confuse con la schizofrenia, sono molteplici come la paralisi progressiva, l'epilessia, specialmente psicomotoria, alcuni schizofrenici sembrano epilettici, ma non sono accompagnati dalla perdita della coscienza, l'elettroencefalogramma di solito guida la diagnosi,


anche i tumori celebrali specialmente quelli dei lobi frontali su individui paranoidi, in questi casi però l'elettroencefalogramma porta alla diagnosi esatta.










La famiglia dello schizofrenico



Una delle prime impressioni che riceviamo, a contatto con i pazienti e i loro parenti, è che la famiglia dello schizofrenico non è una famiglia felice o almeno non lo era durante gli anni di formazione del paziente.

L’ infelicità benché aggravata a volte da situazioni reali come la povertà e le malattie, era determinata da fattori psicologici e specialmente dal matrimonio infelice dei genitori.

Infatti il matrimonio era infelice non solo per l’incompatibilità di carattere e le difficoltà dovute alla personalità dei genitori, ma anche perché tali difficoltà invece di essere combattute o neutralizzate da difese meno distruttive erano aggravate dalla vita in comune.

Questa atmosfera di infelicità e di tensione, benché diffusa e molto marcata , in molti non appare evidente all’osservatore casuale poiché tutti i partecipanti cercano di nasconderla non solo agli estranei ma anche a se stessi.

Infatti è quasi completamente rimossa e sostituita da insensibilità psicologica. Theodore Lidz ha compiuto numerosi studi sulla famiglia dello schizofrenico e, con i suoi collaboratiri, ha scritto numerosi articoli che studiano queste famiglie da ogni punto di vista, trovarono che il ruolo di ciascun coniuge nella famiglia non è ben chiaro e che essi non fanno nessun tentativo per completarsi e aiutarsi.

Non vi è possibilità di accordo, di comprensione e di cooperazione reciproca, nessuna fiducia, confidenza, ma solo rivalità, minaccia di separazione e ricerca dell’aiuto dei figli per combattere il coniuge.

Ognuno dei due è deluso dall’altro: il marito vede la moglie come una persona insolente e indifferente. La moglie invece è delusa perché non trova nel marito la figura paterna che si aspettava, così la famiglia è spesso divisa in due fazioni per l’aperta rottura coniugale dei genitori e generalmente i figli appartengono a una o all’ altra fazione.

Oltre alla frattura coniugale Lidz e i suoi collaboratori trovarono che una deformazione coniugale è frequente nella famiglia degli schizofrenici. In questi matrimoni deformati, la psicopatologia del genitore dominate è accettata o condivisa dall’altro.

Egli ha osservato il caso di una madre autoritaria, tormentosa e ostile che non concede al figlio la possibilità di affermarsi, sposata con un uomo dipendente, debole, troppo debole per aiutare il figlio.

Ha visto anche un’altra situazione abbastanza diffusa: un uomo tirannico sposato con una madre debole che ha risolto i propri problemi accettando le regole del marito, queste regole non le permettevano di

dare al figlio abbastanza affetto e la sensazione di essere accettato.

Inoltre, le madre e i padri degli schizofrenici sono stati studiati individualmente, infatti molte persone autorevoli considerano la madre il fattore principale della genesi della futura malattia psichiatrica del figlio e che viene chiamata ” madre schizofenogenica” che significa: iperprotettiva, ostile, essa rifiuta apertamente il figlio, è iperansiosa, fredda, distante ecc.. e in molti casi la si trova inadatta al ruolo materno, poiché incapace di donarsi al bambino; talvolta tenta di farlo, ma non sa come.

Anche il padre dello schizofrenico è stato studiato da Lidz e da i suoi collaboratori, mentre gli autori precedenti avevano sottolineato, la debolezza, l’isolamento e l’inefficienza del padre nel ruolo paterno, invece loro lo descrivono come insicuro della sua mascolinità, bisognoso di grande ammirazione per rafforzare la sua scarsa autostima non raramente paranoide o con un comportamento razionale di tipo paranoide, e simile alla moglie nell’inaccessibilità ai sentimenti e i bisogni degli altri.

Si può concludere che, sebbene non vi sia trovato nulla di veramente specifico nelle famiglie degli schizofrenici, è molto probabile che in queste famiglie esista, e sia sempre esistita una grande quantità di conflitti, di tensioni e di ansie.

Non importa se i genitori rifiutano apertamente i figli, o sono iperansiosi o irrazionali e paranoidi: il risultato è lo stesso. Essi offrono al paziente un ambiente in cui i suoi tentativi di crescere psicologicamente, saranno frustrati.


Osservando la famiglia con un bambino schizofrenico si nota spesso che questo bambino non si allontana mai dalla madre e che gli altri membri della famiglia si lamentano del fatto che lui sta sempre attaccato alla madre, essa può mandarlo fuori a giocare con gli altri bambini ma lui torna subito indietro con una lamentela o un pretesto, se la madre insiste perché vuole una certa distanza interpersonale, il bambino si muove intorno a lei come “in un orbita” , si mantiene a portata di voce e in un luogo dal quale sia possibile vederla o sentirla.

Ciascuna delle sue due parti cioè la madre e il bambino, è ipersensibile nei confronti, dei capricci e delle offese dell’altra parte, sta in pratica nascendo un legame simbiotico.

Man mano che il bambino cresce, la scuola e le altre esigenze sociali aumentano la distanza fra i partner; le preoccupazioni della madre iperprotettiva possono portare i due ad allontanarsi l’uno dall’altro, ma entrambi rimangono sempre sotto la reciproca sorveglianza.

Sono sempre informati dei movimenti nel partner e in casa, pur mantenendo una certa distanza si controllano a intervalli frequenti e si preoccupano se non possono sentire l’altro che si muove per la casa.

Secondo Wright lo schizofrenico passa la sua vita guardandosi dietro le spalle dove dovrebbe essere il genitore, il bambino un po’ meno dipendente può vivere abbastanza bene, a patto di rimanere sotto la protettiva di un genitore e di non trasgredire sui confini.



Il bambino può quindi avere rapporti con quei bambini che la madre approva e può frequentare i posti frequentati da lei, apprendere da quegli insegnanti che la madre approva e può far sue solo le idee di lei: un bambino di questo tipo può avere molti successi scolastici, entro l’egida protettiva e non viene preso dal panico psicotico se sta lontano dalla figura materna, a meno che non incontri valori, luoghi e compagnie che ella non approverebbe.

Ogni bambino dovrebbe avere un suo proprio territorio in famiglia, per lo meno una parte della stanza da letto con una scrivania e un pezzo di muro per appendere le foto a cui tiene.

La maggior parte dei bambini, può disporre di altri spazi sia in casa che fuori l’esistenza della segretezza di questi spazi sono importanti specialmente per gli schizofrenici.

Il motivo, almeno da un punto di vista clinico, è ovvio. Nella schizofrenia i rapporti interpersonali sono cosi stressanti, che un luogo dove potersi ritirare è particolarmente gradito; però ce un'altra ragione per questa importanza che questi spazi assumono.

Man mano che i legami simbiotici diventano sempre meno accettabili , lo psicotico fa sempre più assegnamento sugli oggetti impersonali, alcuni dei quali sono stati considerati oggetti transizionali nello sviluppo del rapporto oggettuale.

Nello schizofrenico la transizione, può non avvenire, quindi non bisogna considerare gli oggetti dello spazio privato di uno schizofrenico dei semplici oggetti di fissazione.

Questi oggetti possono essere frasi , poesie, brani , foto, e ricordi; le foto possono riprodurre i volti di persone importanti per il soggetto schizofrenico, volti che possono apparire come allucinazioni; spesso fra queste cose troviamo anche fotografie di occhi.

Tutti questi oggetti sono certamente simboli ma hanno anche la funzione di suggerire cosa pensare e come agire; in questo modo l’habitat privato diventa un sostituto della guida materna e sostituisce anche in un certo senso il campo simbiotico.

Lo schizofrenico diventa quasi dipendente dal campo che può essere personale o impersonale o entrambe le cose. Posto al di fuori di questo campo, lo schizofrenico può diventare psicotico, mentre ritornandovi può anche qualche volta raggiungere una riorganizzazione.





Trasmissione familiare della schizofrenia


Dobbiamo però ancora risolvere una questione che è rimasta aperta:

In che modo la schizofrenia viene mantenuta o trasmessa all’interno di una famiglia?

Qualche volta i bambini vengono paragonati ad antenati psicotici,o minacciati di diventare psicotici o anche involontariamente incoraggiati a identificarsi con le regole del comportamento schizofrenico.

Ma concatenazioni di questo tipo non spiegano in alcun modo come venga trasmessa la schizofrenia e si può al massimo ritenere che questi tipi di comportamenti contribuiscono a determinare la forma e il contenuto nella psicosi. Esistono senz’altro almeno altri due meccanismi famigliari di produzione della schizofrenia.

Negli anni ’50 fu intrapresa una ricerca sulla trasmissione culturale della schizofrenia con riferimenti all’analisi dei tratti caratteristici dei genitori dei soggetti schizofrenici e furono formulate un gran numero di ipotesi su tali tratti specialmente su quelli delle madri.

I risultati ottenuti si rivelarono contradditori: alcuni studi affermarono ad esempio, che le madri erano dispotiche, altre invece passive; in pratica questi tipi di approcci non raggiunsero alcun risultato comune e positivo.

Il concetto di schizofrenia borderline è generalmente accettato ed è stato detto che uno o entrambi i genitori di figli schizofrenici sono spesso ma non sempre, borderline a essi stessi. Un’ipotesi molto popolare che si lega a questa teoria e quella delle tre generazioni, che sostiene che i tratti schizofrenici si accumulano man mano aumentando di generazione in generazione in alcuni membri della famiglia per poi manifestarsi clinicamente nelle generazioni successive.

Gli studi di Wynne e di Singer distinguono nella schizofrenia alcune deficienze cognitive che sarebbero condivise dagli altri membri della famiglia, questo può significare che i figli di genitori che hanno tali deficit cognitivi non acquisiscono capacitè cognitive adeguate nel corso della crescita, anche se non si può escludere del tutto la possibilità che vi sia un problema genetico comune.





Gli adattamenti sociali nella schizofrenia




Quando si esamina l’adattamento sociale dei pazienti dei pazienti schizofrenici nel periodo precedente alle psicosi, troviamo generalmente che vi sono stati fatti dei problemi in ogni momento della vita.



Il periodo prescolare


Molti genitori di schizofrenici raccontano che il bambino era sempre stato diverso dagli altri loro figli, diverso dalle loro aspettative. Affermano che il bambino sembrava inerte, passivo, disattento; alcune madri riferiscono la mancanza di calore e di risposte tipo il sorriso, altre dicono che il bambino piangeva se veniva lasciato solo oppure ogni volta che qualcuno provava a prenderlo in braccio, e, qualche volta vengono riferiti problemi di alimentazione e coliche. Altre madri vedono in un altro modo i problemi avuti con i loro bambini e sottolineano i ricordi che esse non erano in grado di fare con quel particolare bambino.

Alcune madri evidenziano il fatto che non riuscivano a toccare il bambino e non sapevano spiegarsi il perché.

Alcuni bambini tagliano fuori qualsiasi possibilità di contatto, al punto da essere diagnosticati come autistici già nel primo e nel secondo anno di vita, mentre, nei casi in cui la schizofrenia non si evidenzia prima che sia in parte completata la crescita, il problema del contatto non è ovvio o facilmente descrivibile.

Esistono comunque spesso nell’infanzia questi soggetti e problemi come la riluttanza a essere lasciati fuori, reazioni di fuga di fronte a famigliari che non siano la madre, ritardo nella comparsa del sorriso, o nell’acquisizione della posizione eretta o del linguaggio. Nella tarda infanzia si verificano spesso attacchi di panico con allucinazioni o deliri che vengono attribuiti di solito a malattie fisiche o particolari situazioni di stress.




Il periodo scolare


In molti casi di bambini che diventeranno schizofrenici si riscontra la presenza di fobie scolastiche. Una volta entrati a scuola tendono ad avere un rendimento al di sotto della media: gli insegnanti li descrivono come disattenti, scarsamente motivati.

Spesso le classificazioni scolastiche, come i test di intelligenza, mostrano “tendenza alla dispersione”.

Alcuni soggetti possono essere particolarmente capaci, altri meno, ma lo studente schizofrenico non viene mai, di solito, considerato poco intelligente.

Un’altra caratteristica è invece la scarsa popolarità e la mancanza di amicizie; le ragazze, vengono descritte come studentesse rispettose verso l’autorità mentre i ragazzi sono più spesso insolenti e poco cooperanti.

Non c’è di solito una grande partecipazione all’attività sportive, all’arte drammatica, alla danza, o altre attività di gruppo nell’ambito scolastico.

Nei casi più gravi il bambino va a scuola, partecipa il meno possibile e torna a casa alla solitudine della vita famigliare, appena finita la giornata scolastica.

Ci sono altre tre tipi di adattamento scolastico: un primo tipo è quello in cui il bambino si dimostra disperatamente asociale e antisociale, provoca le autorità, rifiuta aiuto da chiunque e difende il suo ruolo di solitario.

Questi bambini finiscono per avere l’etichetta di carattere antisociale e si distinguono per abuso di droghe, promiscuità sessuale, atti criminali e violenza. Sono considerati permalosi e si tirano indietro quando qualcuno si avvicina loro con le migliori intenzioni, più tardi possono incorrere in una diagnosi di schizofrenia paranoide.

Un altro carattere prepsicotico è quello dello studente impeccabilmente corretto e iper-morale con un forte attaccamento alla famiglia e a un’ ideologia dominante , ad esempio quella cristiano protestante.

Questi bambini possono avere a scuola voti molto elevati e sono di solito ben voluti dalle figure autoritarie possono raggiungere una certa popolarità se non cercano di cambiare loro compagni, non si comportano dandosi arie di superiorità. Il problema è il seguente: questi bambini preschizofrenici parlano con le persone però in realtà loro recitano, non interagiscono veramente, né si impegnano a prendere parte nei processi sociali.

La terza modalità di adattamento scolastico di tipo schizofrenico è quella dei bambini che instaurano seri rapporti duali cioè chiusi sempre con una sola persona alla volta.

Fin tanto che questa relazione non è perduta, essa è l’unica relazione importante e viene evitato qualsiasi altro contatto. Il rapporto è caratterizzato da una forte gelosia per qualsiasi altro legame instaurato dal partner.

Quando il partner tenta di prendere le distanze si crea un conflitto devastante che porta stati di profonda disperazione e solitudine e, in alcuni casi anche tragica..

Oppure meno tragicamente, questa diade viene sostituita da un’altra e poi eventualmente da un ‘altra ancora. Si potrebbe dire che la persona schizofrenica tende a vivere o un rapporto duale, o nessun rapporto.



L'adattamento post scolare


La maggior parte degli studenti che diventeranno schizofrenici si ritirano dalla scuola, oppure si diplomano e vanno all'università o a lavorare.

Alcuni frequentano una scuola lontano da casa oppure vanno a fare il servizio militare o semplicemente si staccano dalla famiglia.

Una vasta percentuale di schizofrenici diventano, entro pochi giorni, psicotici, dopo aver lasciato la propria casa.

Quelli che rimangono invece a casa si adatteranno alla vita dell'università con le stesse modalità usate nel periodo scolastico, e tenderanno ad avere un rendimento inferiore alla media e a evitare la maggior parte delle attività di gruppo. I più schizoidi si occuperanno solo il minimo necessario del lavoro o delle attività scolastiche per passare il resto del tempo a casa o chiusi in camera loro. Altri invece, continueranno la loro carriera o sosterranno una qualche ideologia che legittimi il loro comportamento antisociale.

Di solito i soggetti schizofrenici non portano a termine il lavoro intrapreso e quando lo fanno si tratta di un impiego al di sotto delle loro capacità.

Alcuni schizofrenici e borderline si sposano e in alcuni casi il matrimonio riesce per il fatto che l'altro partner è più attivo e si assume la direzione del rapporto.

In altri casi, entrambi i partner sono dipendenti e cosi il matrimonio si appoggia su i genitori di uno dei due partner. Eppure si dovrebbe ammettere che alcune persone che sviluppano una psicosi shizofrenica, sembrano aver avuto, prima dello scoppio della psicosi, un adattamento coniugale con i genitori abbastanza buono. Quindi questi soggetti hanno avuto una storia personale pre-psicotica di fallimenti sociali e di tratti schizoidi.




Ritiro dal sociale e inadattabilità sociale


Il quadro pre-psicotico più comune è quello di una persona socialmente ritirata dal contesto umano a eccezione forse della madre o di un altro famigliare oppure di qualcuno, nelle stesse condizioni.

Si ritiene che questo sia dovuto al fatto che il pre-psicotico o lo schizofrenico si ritragga nella maggior parte dei rapporti, tranne uno o due di tipo simbiotico.

Nella prospettiva psicodinamica vengono invocate varie ragioni e motivi per spiegare questo ritiro; ad esempio, si dice che lo schizofrenico spesso diffida dell'altra gente come diffida delle proprie motivazioni e dei propri comportamenti.

In un’ altra ottica la poca stima di sè e la paura del fallimento sono la causa principale del ritiro, anche se invece alcuni schizofrenici hanno un grande disprezzo per le altre persone. Alcune teorie psicodinamiche spiegano il ritiro in base a dinamiche affettive: il paziente, ad esempio, è ostile persino durante il colloquio.

oppure, in alcuni stadi paranoidi, il fallimento del rapporto viene interpretato come interferenza del rapporto stesso dei desideri omosessuali del paziente.

in altre parole esistono in pratica molte ipotesi motivazionali affettive che pretendono di spiegare il meccanismo del ritiro sociale.

non c'è dubbio che tali preoccupazioni e tali stati emotivi accompagnano il ritiro schizofrenico, ma questo non autorizza certamente ad attribuire loro una funzione di causa all'inadeguatezza internazionale tipicamente schizofrenica. Innanzi tutto le preoccupazioni psicologiche e i fallimenti sociali hanno un preciso rapporto ciclico. Il fallimento genera la paura di sbagliare, determina negativamente i legami sociali, in un processo circolare che aumenta man mano l'inadeguatezza del inserimento sociale. Lo schizofrenico non crede semplicemente o immagina di essere socialmente inadeguato ma, ha alle spalle una lunga serie di fallimenti reali.

Ma il problema non finisce qui, infatti la psicologia del ritiro è anche rinforzata a vari livelli dal contesto sociale. Il bambino o l'adulto che si trova coinvolto in una relazione duale chiusa ed esclusiva non è più libero di allacciare i rapporti sociali con nessun altro. Questo isolamento influisce negativamente sulle capacità cognitive e sul comportamento del soggetto prepicotico.

Fuori dalla diade che lo sostiene una persona di questo tipo, può non avere la capacità cognitiva di sostenere un suo ruolo nelle interazioni sociali.



La concretizzazione del concetto


Questo processo può essere meglio illustrato nel tipo paranoide della schizofrenia.

Prima che si manifesta la psicosi, il paziente prova una sensazione di disperazione e inadeguatezza e

l'impressione che tutto il mondo gli sia ostile. Alcune di queste sensazioni sono astratte , diffuse, indefinite, impercettibili, rappresentano il culmine della sua vita disastrosa, particolarmente in presenza di una nuova sfida che egli sa di non poter sostenere.

Dopo l'inizio della psicosi, i sentimenti indefiniti diventano definiti, l'impercettibilità diventa percepibile, la vaga minaccia diventa un periodo specifico.

Non è più tutto l'orribile mondo che è contro di lui, ma 'loro' sono contro di lui. Non vi è più la sensazione di essere sotto controllo, sotto gli occhi di tutti; non più un lieve senso di sospetto verso i vicini poco amichevoli. Il senso di sospetto diventa la convinzione che loro lo seguano.

Abbiamo così la riduzione del concettuale e dell'astratto al concreto, al percettivo. 'Loro' rappresenta la concretizzazione della sensazione e in seguito saranno riconosciuti come gli agenti del F.B.I , i vicini di casa, o altri persecutori.

Il ritorno in una situazione simile a quella dell'infanzia, quando poche persone potenti cioè i membri della famiglia erano responsabili delle difficoltà del paziente, subisce uno spostamento nell'attribuzione della responsabilità: nella grande maggioranza di casi, ma non certo di tutti, non tutti i membri della famiglia ma altre persone sono considerate colpevoli.

Alcuni pazienti dicono che hanno la sensazione che qualcuno li segua e parli di loro, altri malati affermano di vedere le persone, seguirli e di sentirle parlare di loro; in questi ultimi, il processo di concretizzazione del concetto ha raggiunto lo stadio avanzato cioè della percettualizzazione del concetto.

Goldstain fu uno dei primi a considerare il processo schizofrenico come un espressione del concetto schizofrenico, a suo parere, lo schizofrenico abbandona il dominio dell'astratto e si ritira nel concreto.

Questo processo comprende oltre il passaggio dall'astratto al concreto, una concretizzazione attiva e specialmente all'inizio della psicosi, lo schizofrenico non solo perde l'astratto, ma trasforma l'astratto in concreto.

Il paziente ha ancora delle concettualizzazioni astratte perchè in qualche misura esse continuano a esistere per lui: il livello astratto alterato ma non completamente perduto.

Le allucinazioni sono forse l'esempio più tipico di percettualizzazione del concetto, per esempio un paziente che, prima dell'inizio della psicosi aveva un' opinione molto bassa di sè, specialmente dovuta ai propri desideri omosessuali, ora ha una allucinazione olfattiva: sente un odore terribile che provenire dal suo corpo.

Anche qui abbiamo una percettualizzazione della sensazione che prova nei suoi riguardi: egli è un individuo putrido, puzza.

Abbiamo inoltre deciso di approfondire un caso di percettualizzazione della sensazione, da noi ritenuto molto interessante di cui è di facile comprensione:


Il caso di Peter


Peter era un uomo di 25 anni, grande e grosso, il ritratto della salute.

Andò dallo psichiatra perchè sentiva costantemente un cattivo odore emanare dal suo corpo, gli pareva che provenisse specialmente dalla parte inferiore del corpo e dalla zona dei genitali.

All'aria aperta era come un odore di bruciato, di vecchio, di acido, che egli paragonava all'odore che proviene dagli stanzini scrostati di certe case popolari nelle quali era cresciuto, e non riusciva a liberarsi di questo odore, nemmeno facendo diversi bagni al giorno.

I genitori non erano persone soddisfatte , ma si consolavano stando molto vicini ed erano inseparabili. Il bambino, figlio unico, non aveva cambiato la loro vita, aveva dormito nella stanza dei genitori fino al

termine della scuola.

I genitori non erano stati ostili nei suoi confronti, però lo trattavano come se non ci fosse. La madre non poteva dargli un affetto che ella stessa non aveva mai ricevuto, il bambino veniva allattato artificialmente e crebbe benissimo, ma senza carezze e non giocando mai con la madre.

Era un bambino che piangeva in continuazione sebbene non fosse mai respinto , ne trascurato in alcun modo da ella perchè era sempre stato nutrito e vestito bene.

Tutta l'infanzia e l'adolescenza passarono senza nulla di notevole, senza che la madre si fosse mai accorta di lui. Era una donna graziosa, curata nel vestire, e ciò faceva piacere al padre.

Il padre invece, voleva molto bene al ragazzo ma non manifestava il suo affetto, era brusco, sempre pronto a notare nel figlio un difetto e qualche volta lo picchiava senza motivo. Questo era molto strano perchè quando il ragazzo aveva dei successi scolastici e quando si trovò un posto in ufficio, il padre si sentiva orgoglioso del figlio.

Peter era sempre stato un bambino solitario e molto buono, quando aveva 9 anni , una bambina della sua stessa età, vicina di casa, perdette la vista ed entrambi i genitori in un bombardamento e per diversi anni il ragazzo le dedicò gran parte del suo tempo con pazienza e gentilezza, le insegnò a orientarsi nel quartiere e stava sempre con lei a parlare.

Quando la ragazza recuperò parzialmente la vista, disse allo zio che doveva tutto a quel ragazzo di 9 anni ,che era stato l’unica persona ad aver cura di lei quando era cieca, così, lo zio si interessò al ragazzo durante gli ultimi anni di scuola, e fu lui che lo aiutò e lo spinse ad entrare in uno studio di avvocato, ma dopo qualche mese il ragazzo non ebbe più interesse per quel lavoro e si licenziò, ma trovò lavoro in un ufficio di spedizioni dove rimase fino la servizio militare.

Dopo due anni di servizio passati senza incidenti, fu congedato, e fu allora che spezzò il cuore di suo padre perchè trovò un lavoro da guardiano di scuderia in un ippodromo.

Tuttavia dopo un anno lasciò anche questo posto e andò dal medico perchè sentiva il cattivo odore, ma naturalmente era immaginario, così egli lo consigliò di andare dallo psichiatra.

Quando arrivò, fece il seguente racconto:


' Credo che mio padre e mia madre non avessero mai desiderato la mia nascita e che non mi avrebbero mai perdonato di essere venuto al mondo, credo che mia madre ce l'abbia con me perchè nascendo, le avevo fatto del male e le avevo rovinato la linea. Anche mio padre ce l' aveva con me perchè nascendo avevo reso mia madre contraria ai rapporti sessuali '



Non era un bambino solitario, sebbene stesse a lungo per conto suo. A partire da quattro o cinque anni aveva un ricordo di sua madre che lo sorprendeva a giocare con il pene, ed ella gli diceva che così non gli sarebbe cresciuto. A sette o otto anni ebbe alcuni episodi di natura sessuale con una ragazzina della sua stessa età, ma non cominciò a masturbarsi fino all'età di quattordici anni.

Gli unici ricordi lontani riguardavano questi episodi sessuali, inoltre, al tempo della scuola media, si sentiva come in dovere verso gli insegnanti e i genitori di essere qualcuno e di diventare qualcosa, ma al tempo stesso sentiva che questo era impossibile, e dall'altra parte ingiusto.

Si sentiva quindi costretto a spendere il suo tempo e tutta la sua energia per dare soddisfazioni al padre, alla madre, agli insegnanti ecc..

Ma dentro di sè era convinto di non valere niente, di non avere nessuno, e che tutti i suoi sforzi per essere qualcuno erano un inganno e una finzione.

Insieme all'idea di non valere niente, c'è anche l'impressione di essere speciale: forse mandato da dio con una missione , ma esattamente chi o che cosa non lo sapeva e nel frattempo provava un risentimento profondo contro tutti coloro che si sforzavano di immaginarlo come una specie di santo.

Odiava tutti sempre di più e in particolare le donne; se ne rendeva conto , ma non si era accorto che in realtà aveva paura degli altri, ciò implicava un potere nel costringerlo a fare ciò che volevano e lui obbedendo evitava così l'ansia.

Ma fu con il secondo lavoro che l'ansia cominciò a farsi sentire, e in ufficio le cose che egli considerava i suoi veri sentimenti erano fantasie sessuali riguardanti le colleghe. Per evocare queste fantasie usava masturbarsi nella toilette dell'ufficio.

Una volta, com'era accaduto in precedenza con la madre, si trovò faccia a faccia con quella donna che aveva appena violentato nella sua fantasia e che con il suo sguardo riuscisse a leggere quello che gli aveva appena fatto, così, fu preso dal panico, e cominciò ad aver paura che si sentisse l'odore dello sperma.

Si era fatto più forte il senso di inutilità, di mancanza di uno scopo, pensava di non essere vivo.

Se avesse potuto essere amato da una donna forse, sarebbe stato capace di vincere quel senso di indegnità, però nessuna donna che fosse inutile o vuota come lui avrebbe mai potuto avere a che fare soprattutto sessualmente con lui e quindi i suoi rapporti sessuali con le donne erano sempre stati solo occasionali.

Con l'unica ragazza che considerava pura, e che aveva mantenuto per qualche anno una relazione platonica, senza riuscire a trasformare questo rapporto in qualcosa di più. Peter si sentiva al sicuro con lei perchè non poteva vederlo , ma lui poteva vedere lei, inoltre ella era molto attaccata al ragazzo, ed egli riusciva a manifestare un affetto spontaneo solo per lei essendone ricambiato.

Con tutti gli altri cominciò invece ad adoperare un falso io basato sull'accettazione dei loro desideri, prese ad odiare sempre più sia loro che se stesso e così la zona del suo vero io diventava sempre più vulnerabile e Peter aveva sempre più paura che gli altri potessero, penetrando attraverso la sua finta personalità ad arrivare ai suoi pensieri nascosti.

Riusciva a conservare un'aspetto esteriore normale con due tecniche che egli chiamava 'stacco' e 'separazione'.

Per stacco intendeva un aumento della distanza esistenziale che c'era fra il suo io e il mondo; per separazione intendeva invece l'interruzione di ogni rapporto che poteva esserci fra il suo vero io e l'io falso che egli ripudiava.

Queste due manovre consistevano nell'evitare di venire scoperto, per esempio a casa di gente conosciuta, si sentiva imbarazzato, assumeva un ruolo qualunque dietro al quale potesse nascondersi bene.

Allora poteva 'separare 'il suo IO dai suoi atti, e quindi funzionare senza ansie. Questa manovra non era una difesa sicura perchè ogni tanto veniva colto di sorpresa e allora sentiva lo sguardo o la frase dell'interlocutore penetrarvi fino in fondo.

Il senso del pericolo si era fatto più insistente, temeva che gli altri potessero vedere le verità attraverso le sue funzioni.

Lo psichiatra credeva che la sua preoccupazione di dare nell'occhio fosse un tentativo per rifarsi del sentimento profondo di non essere nessuno cioè di non avere neanche un corpo. C'era una difficoltà di base nell'esperienza che egli aveva di se stesso come essere corporeo, e da questo nasceva la sua preoccupazione per ciò che il suo corpo rappresentava per gli altri, com'era visto,visto,odorato e toccato dagli altri.

E così il suo delirio circa l'odore dal suo corpo, si espandeva sempre di più, e stando a cosa riporta lo psichiatra, egli riusciva a star bene con le persone che non conoscevano nulla sul suo conto; solo così poteva essere felice, riusciva ad avere anche rapporti sessuali con le ragazze però appena lo conoscevano doveva ritornare allo stato incorporeo.

Tuttavia la situazione di Peter in questo periodo sebbene era difficile, non era del tutto disperata e la cosa che la rendeva più critica è che stava diventando un processo intenzionale di autodistruzione.

Quando ciò accade la sua precaria salute mentale passò in un punto critico e si trasformò in psicosi.

Lo psichiatra prende molto in considerazione i sentimenti di colpa di Peter e le loro conseguenze. Quando egli diceva che oltre a sentirsi goffo e ingombrante, si sentiva colpevole solo per il fatto di trovarsi al mondo, e che questa colpa era associata al fatto che egli non aveva alcun diritto di occupare lo spazio.

Inoltre, credeva che la sua stoffa fosse marcia ed erano espressione di questa convinzione alcune sue fantasie che producevano bambini fatti di feci.

La percezione che il paziente aveva di sè stesso era come qualcosa fatta di escrementi e immondizia e lui considerandosi tale, si sentiva colpevole di sembrare qualcosa di valore agli occhi degli altri.

Inoltre l'abitudine di masturbarsi non lo lasciava indifferente e il suo vero senso di colpa avviene quando smise di farlo provando così un senso di indegnità più acuto e da questo momento in poi l'odore diventò intollerabile.

Questo odore che sentiva così orribile era la considerazione che aveva di sè stesso, un odore talmente cattivo che le sue narici non lo potevano sopportare.

Così Peter cercava di separarsi da tutte quelle parti di sè stesso che potevano essere percepite dagli altri , e oltre ai suoi sforzi per ripudiare tutti gli atteggiamenti, ambizioni e atti che si erano sviluppati in lui nel processo di adattamento al mondo ,e che egli cercava di 'staccare' dal suo Io interiore, egli si era preparato all'opera di ridurre tutto il suo essere ad un non essere.

Egli allora sentiva che, se non era nessuno allora doveva diventare un Nessuno.

Dunque la colpa di Peter non consisteva semplicemente nella masturbazione e nelle fantasie sadiche, ma nel fatto di non avere il coraggio di fare con gli altri le cose che andava immaginando nella sua fantasia.

Quando poi cercava con un certo successo, di frenare, se non di reprimere le sue fantasie, si sentiva colpevole oltre al fatto di pensarle ,anche a quello di reprimerle.

Fin dall'infanzia egli era stato tormentato dall'idea di non essere nessuno ed ora aveva sempre di più confermato quest' idea ma al tempo stesso gli pareva anche di essere un uomo speciale con una missione, e poichè era spaventato da un senso di vuoto che si accompagnava a quel presentimento di missione di potenza, egli cercava di sbarazzarsene.

Aveva cercato di annullarsi rifiutando di vivere con il suo corpo, ed ora questo era morto. Il suo corpo emanava un odore insopportabile.

Se n'era separato tagliandolo via da sè come una tortura medievale, e ora entrambe le parti mutilate erano colpite da una specie di cancrena esistenziale.

Infine lo psichiatra conclude il caso riportando ciò che Peter disse più tardi:


'Io sono stato come morto, per così dire, mi ero tagliato via da tutti e mi ero chiuso in me stesso.

Ora posso capire che così facendo si muore, perché per vivere bisogna stare nel mondo con gli altri.

Se non si fa questo, qualcosa muore dentro di noi, che strano! Non riesco a capire come accada, ma è proprio così ed è molto strano.'



Ritornando alla percettualizzazione del concetto, per quanto riguarda gli stadi intermedi tra il livello astratto e la percettualizzazione stessa, il paziente subisce esperienze particolari. A volte, ma specialmente all’inizio del primo attacco psicotico, queste esperienze soggettive sono sentite come una  “lotta contro la tendenza a cedere”.

Il paziente cerca di resistere alla tentazione di accettare questo limitato mondo percettivo e ha paura che presto o tardi dovrà soccombere. Soccombendo allieverebbe un po’ il suo stato di confusione e di panico.                                                                                                                                                                

Altre volte si ha il processo opposto: il paziente cerca questa prova percettiva che confermi le sue sensazioni.

Nei malati che hanno allucinazioni uditive e, attraverso la psicoterapia, hanno acquistato una certa comprensione dei loro sintomi, si possono riconoscere tre stadi nell’esperienza allucinatoria: primo, il paziente è in uno stato di ansia (una situazione che non susciterebbe troppa ansia in una persona normale, nel paziente provoca una grande agitazione: per esempio, ritornando da solo a casa da una festa, dopo aver invano cercato di agganciare un partner); secondo, il paziente si pone nell’”atteggiamento di ascolto”, e si attende ad udire qualche cosa di sprezzante:per esempio,deve cercare di ascoltare quello che i vicini dicono; terzo, il paziente ora sente realmente: è allucinato.

La maggior parte dei pazienti sono consapevoli solo del terzo stadio, di solito durante la psicoterapia intensiva acquistano consapevolezza dei primi due stadi.

Esaminiamo ora le allucinazioni secondo le loro tre importanti caratteristiche:

la percettualizzazione del concetto

la proiezione nel mondo esterno dell’esperienza interiore

la estremamente difficile correggibilità dell’esperienza.

La percettualizzazione del concetto è un grado estremo di concretizzazione. Non è solo il tipo di percettualizzazione del concetto, poiché anche il sogno rientra in questa categoria.

Nel sogno i pensieri acquistano forma di percezioni visive. Nelle allucinazioni acquistano forme diverse, ma soprattutto quella uditiva.

I pensieri, che di solito consistono in immagini (verbali,visive,uditive ecc..) si servono di un meccanismo inferiore, il meccanismo percettivo.

La seconda importante caratteristica dell’allucinazione cioè: la proiezione del mondo esterno dell’esperienza soggettiva interiore, esiste anche nei sogni.

Chi sogna crede che l’azione del sogno abbia realmente luogo nel mondo esterno. Questa caratteristica può essere facilmente compresa se pensiamo che essa è già presente anche in ogni percezione normale. Se noi vediamo un oggetto davanti a noi, la percezione di quell’oggetto viene dentro di noi, ma il nostro organismo proietta questa percezione nel mondo esterno.

Così, nell’allucinazione, il fatto più importante non è che l’esperienza soggettiva sia esteriorizzata, poiché questa esteriorizzazione o protezione si verifica in ogni percezione, ma che un pensiero astratto sia stato percettualizzato e segua le leggi della percezione invece di quelle del pensiero.

Un’altra caratteristica cioè “l’incorreggibilità” dell’esperienza, dove i pazienti in psicoterapia imparano a conoscere e a correggere le esperienze allucinatorie sia pure con grande difficoltà.

Nella maggior parte dei malati, però, le allucinazioni, hanno anche bisogno di interpretare le esperienze secondo i livelli a cui regredisci.



La concretizzazione e la percettualizzazione del concetto (per esempio Peter) possono sembrare metaforiche e simboliche.

Queste esperienze sono metamorfiche soltanto per noi, che conserviamo il modo di pensare o almeno la possibilità di passare da un modo a un altro di pensare.

Ma queste esperienze non sono metamorfiche per il malato; sono intensamente vissute, rappresentano la sua realtà.





La psicoterapia




I metodi terapeuti adatti ai pazienti schizofrenici si possono dividere in due categorie:

Le terapie fisiche

Le psicoterapie


Di terapie fisiche più comuni abbiamo l’elettroshock, la psicochirurgia e la terapia farmacologica. Esse determinano però solo un miglioramento sintomatico, mentre la psicoterapia tende a: rimuove i conflitti di base che condussero alla malattia, correggere gli schemi psicopatologici e di permettere alle forze psicologiche rigenerative dell’organismo di riacquistare in terreno perduto.

Le terapie fisiche invece sono utili quando la psicoterapia dei pazienti psicotici non è possibile, e quindi, si devono somministrare le terapie fisiche.

Le terapie di shock e farmacologiche devono essere usate nei casi che sono urgenti per l’esistenza di una concomitante malattia somatica perché appunto si devono ottenere i risultati in minor tempo possibile, quando queste hanno risultati apparentemente soddisfacenti, è importante introdurre anche la psicoterapia per prevenire le ricadute.




Farmaci come strumento di ricerca


L’impiego di sostanze farmacologiche attive come strumento d’indagine dei processi biologici ha dei precedenti importanti.

In psichiatria tanto i farmaci che inducono manifestazioni patologiche, quanto quelli che le curano, sono stati ampiamente usati sugli animali e in vitro, per studiare gli effetti biochimici e comportamentali dei farmaci che producono modificazioni psicologiche nell’uomo.

Tra i farmaci che inducono disturbi psichiatrici, ricordiamo l’anfetamina, che può provocare un quadro clinico simile alla schizofrenia paranoide.

Gli antidepressivi rappresentano un esempio particolarmente efficace di farmaci impiegati nella terapia psichiatrica e contemporaneamente nello studio di processi biochimici.

Il fatto che questi altri farmaci, agiscono particolarmente sulla membrana cellulare, ha indotto a considerare con interesse la possibilità che la schizofrenia e i disturbi affettivi possono associarsi ad alterazioni delle membrane neurali.

Nell’interpretare l’effetto terapeutico dei farmaci sui disturbi psichiatrici non occorre però pensare che la loro modalità d’azione consista necessariamente nel correggere l’alterazione di membrana che ne sta alla base, poiché essi posso produrre modificazioni differenti, capaci di compensare la anomalia originaria.




Perizia psichiatrica: la Franzoni.



“Stato crepuscolare di coscienza … disturbo borderline di personalità”

per Annamaria Franzoni, così scrivono i giornali sull’esito della perizia psichiatrica sull’imputata più famosa d’Italia.

Per capire meglio, il disturbo bordeline di personalità è oggetto di molta attenzione, e di molte controversie, nella nosolo grafia psichiatrica e nella psicoterapia contemporanea. L’attenzione è dovuta alla grande frequenza con cui le sofferenze attribuite al disturbo si presentano alla osservazione del clinico. La principale teoria psicoanalitica vede il nucleo del disturbo in un conflitto fra pulsioni libidiche ed aggressive, insorto in epoca pre-edipica (nei primi due anni di vita) e affrontato attraverso un meccanismo di difesa primitivo, la scissione .Questa impedisce di confrontare fra loro, nella coscienza, le rappresentazioni positive e negative di sé e delle altre persone. Altre teorie psicoanalitiche sostengono che il disturbo centrale della personalità borderline è derivato non da un conflitto, ma da un deficit nella rappresentazione interna della persona che fornisce cura, causato da gravi incapacità di tale persona (in genere la madre) a sintonizzarsi con i bisogni di sostegno e protezione del bambino. A causa del deficit, il paziente non ha la capacità di richiamare alla mente, nei momenti di stress emotivo, immagini tranquillizzanti: ne deriva una estrema vulnerabilità alle esperienze dolorose di paura, vergogna, solitudine e abbandono.                                                                                                                            Esistono poi teorie psicoanalitiche che sembrano porsi in una posizione di equilibrio fra le opposte tesi del conflitto e del deficit. Queste teorie postulano un deficit nell’accoglimento, da parte della madre, dei bisogni di autonomia ed individuazione che il bambino manifesta intorno ai due anni, ma anche un conseguente conflitto fra bisogni di autonomia e bisogni di protezione. Nell’ambito delle psicoterapie cognitive, sono stati proposti due modelli del problema nucleare da cui emerge il Disturbo Borderline di Personalità: il modello di Aaron Beck e quello di Marsha Linehan. Secondo Beck e i suoi collaboratori, il nucleo della patologia borderline è rappresentato dalla compresenza e concatenazione di tre assunti fondamentali su sé e sul mondo, da cui emergono corrispondenti convinzioni patogene: la convinzione che il mondo è pericoloso e malevolo, la convinzione di essere particolarmente fragile e vulnerabile, e infine di essere intrinsecamente inaccettabile e quindi destinato all’abbandono. Dalla prima convinzione discendono paure e fobie ma anche disposizioni alla collera immotivata e intensa.

Dalla seconda, incapacità di impegnarsi in progetti coerenti di vita nonché intense reazioni emotive all’abbandono nelle relazioni interpersonali. Dalla terza, infine, discendono emozioni di vuoto e comportamenti autolesivi .                                                                                                                                      Il modello di Marsha Linehan del Disturbo Borderline di Personalità afferma, invece, che il nucleo del disturbo consiste in un grave deficit del sistema di regolazione delle emozioni. A causa di tale deficit, tutte le emozioni tendono a manifestarsi con eccessiva intensità, sia nell’esperienza soggettiva che nel comportamento e nella comunicazione. Dunque, si spiegano cosi, la rabbia immotivata ed intensa, le oscillazioni rapide dell’umore, l’intensità caotica delle relazioni affettive, la paura esagerata di fronte alla possibilità di essere abbandonati, e l’incapacità di controllare gli impulsi emotivi che può arrivare fino ai comportamenti autolesivi. Nel tentativo di ridurre l’esperienza penosamente intensa e caotica delle emozioni, il paziente borderline può far ricorso alle droghe, all’alcool o alle abbuffate di cibo, oppure può riuscire ad inibire totalmente, in alcuni momenti, l’intera esperienza delle emozioni, con la conseguenza di sperimentare inquietanti sensazioni di vuoto. Inoltre,il deficit del sistema di regolazione delle emozioni è causato dall’interazione fra variabili legate al temperamento, che comportano una risposta emotiva particolarmente intensa e rapida (vulnerabilità emotiva), e variabili legate all’apprendimento sociale del valore e del significato delle emozioni. Queste sono riassunte nel concetto di 'invalidazione dell’esperienza emotiva': l’ambiente interpersonale entro cui il paziente sviluppa la conoscenza di sé e degli altri tale da indurlo a rimuovere di significato e di valore le emozioni che percepisce in sé e che osserva negli altri. Per quanto riguarda invece, lo stato crepuscolare di coscienza, esso viene caratterizzato da un restringimento del campo di coscienza con l’interruzione dei rapporti con l’ambiente a eccezione di un’azione particolare a sfondo abituale come camminare, compiere un gesto meccanico, dire frasi banali senza riferimento al contesto o all’interlocutore. Il comportamento può essere passivo o agitato, oppure saldamente coerente con le linee o le fantasie a cui s’è ridotto il campo coscienziale. Lo stato crepuscolare ha solitamente un inizio acuto con repentina cessazione del disturbo, seguito da un sonno con amnesia quasi totale. A seconda del contesto in cui insorgono si è soliti distinguere uno stato crepuscolare epilettico che si presenta in modo improvviso con caratteristiche di ottundimento mentale in cui il soggetto appare perso, stordito e con gravi disturbi dell’affettività. Sintomi analoghi si riscontrano nello stato crepuscolare alcolico conseguente ad abitudini etiliste, e nello stato crepuscolare isterico che la psicoanalisi legge come un tentativo da parte del soggetto di rifiutare un vissuto psichico o reale particolarmente spiacevole.

C’è da chiedersi COME e QUANDO la Franzoni, dopo avere ripetutamente colpito la testa del figlioletto Samuele, abbia POTUTO METTERE IN ESSERE QUELLA SERIE DI ATTI LOGICI, MIRATI, ORGANIZZATI, COORDINATI E INTERATTIVI TALI DA CANCELLARE LE TRACCE DEL DELITTO SU DI SÉ, LE PROPRIE TRACCE SULLA SCENA DEL CRIMINE, COMPRESO L’OCCULTAMENTO DELL’ARMA (O, ADDIRITTURA, UNA SUA PULIZIA CON VARECHINA E RIMESSA A POSTO), LE TRACCE DI EVIDENTE PULITURA, LE TRACCE SUGLI OGGETTI SERVITI A TUTTE LE OPERAZIONI.


I NOVE CRITERI DEL DISTURBO BORDELINE E LA FRANZONI

Le caratteristiche essenziali del disturbo borderline di personalità sono una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell'autostima e dell'umore e una marcata impulsività. Modalità che iniziano nella prima età adulta e sono presenti in una varietà di contesti (DSM IV).

Esistono i seguenti nove criteri relativi detto disturbo, diamo agli stessi una breve scorsa per valutare se


e quali possano attanagliarsi alla Franzoni:

1. I soggetti col disturbo borderline di personalità compiono sforzi disperati per evitare abbandoni reali o immaginati. La Franzoni appare non essere compresa in questo criterio.

2. Hanno una modalità di relazione instabile e intensa. La Franzoni appare non essere compresa in


questo criterio, se non in minima parte.

3. Può esserci un disturbo dell'identità caratterizzato da un'immagine di sé o da una percezione di sé marcatamente e persistentemente instabile. La Franzoni appare non essere compresa in questo criterio, se non in parte probabilistica.

4. Gli individui con questo disturbo manifestano impulsività in almeno due aree potenzialmente dannose per sé. Possono dedicarsi ai giochi d'azzardo, sprecare soldi, abboffarsi in maniera da vero crapulone, abusare di sostanze, abbandonarsi a rapporti sessuali non sicuri, guidare al massimo rischio. La Franzoni appare non essere compresa in questo criterio.

5. Manifestano ricorrenti comportamenti, gesti o minacce di suicidio, oppure, un comportamento automutilante. Non risulta che la Franzoni abbia agito in tal senso.

6. Possono manifestare instabilità affettiva causata da una marcata instabilità dell'umore (ad esempio, irritabilità, intensa disforia, ansia episodica), manifestazione che solitamente durano poche ore e raramente alcuni giorni. La Franzoni appare non essere compresa in questo criterio se non in minima parte. In ogni caso stiamo parlando di probabilità (e basse).

7. Possono essere afflitti da sentimenti cronici di vuoto. Detta situazione, comunque, non è adattabile solo ai soggetti col disturbo borderline di personalità.

8. Spesso esprimono rabbia inappropriata ed intensa, oppure, la controllano con difficoltà. Dette manifestazioni di rabbia sono di solito seguite da sentimenti di vergogna e di colpa, inoltre, contribuiscono alla sensazione di sentirsi cattivi. La Franzoni appare non essere compresa in questo criterio.

9. Durante i periodi di stress estremo possono manifestarsi “ideazione paranoie” o sintomi dissociativi transitori (ad es., depersonalizzazione), sintomi, però, generalmente di gravità o di durata insufficienti a giustificare una diagnosi addizionale.



L’udienza


TORINO - Udienza di sette ore, quasi tutte dedicate agli interventi degli psichiatri, quella del processo d'appello per il delitto di Cogne, ripreso oggi a Torino e a fine giornata rinviato al 19 dicembre. Annamaria Franzoni, condannata in primo grado a trent'anni di carcere per l'assassinio del figlio, e l'avvocato Carlo Taormina non erano presenti.
C'era, invece, il legale d'ufficio Paola Savio, nominata dopo la rinuncia al mandato da parte di Taormina. Notevolmente ridotto il numero dei presenti tra il pubblico, dopo la decisione dell'imputata di non partecipare più alle udienze.
In aula sono stati rivissuti i primi minuti dopo l'aggressione al piccolo Samuele Lorenzi. Così come richiesto dall'avvocato Paola Savio, è stata ascoltata la registrazione della telefonata fatta dalla Franzoni la mattina del 30 gennaio 2002 al 118.


Ecco la trascrizione:
Centralino: 'Pronto'.
Franzoni: 'Ascolti mio figlio ha vomitato sangue e non respira, abito a Cogne'
Centralino: 'Un attimo che le passo subito '
Franzoni: 'Fate presto, la prego' (musica d'attesa - tratta da 'Le quattro stagioni' di Vivaldi - per alcuni secondi) - Operatrice: 'Pronto'
Franzoni: 'Mio figlio ha vomitato sangue, venga subito'
Operatrice: 'Allora, no, con calma (Annamaria urla e la sua voce si sovrappone) devo avere l'indirizzo, abbia pazienza'
Franzoni: 'Abito a Cogne'
Operatrice: 'Il numero di telefono (). Ecco, Cogne dove?'
Franzoni: 'Frazione Montroz'                          Operatrice: 'Con calma Monrò?'
Franzoni: 'Cosa devo fare?'
Operatrice: 'Numero civico?'
Franzoni: 'Ooh eeh la prego, sta male!' - Operatrice: 'Signora, con calma perché non risolviamo niente. Allora, Monrò?'.
Franzoni: 'Numero 4 A. E' già venuta stanotte perché stavo male io. Vi prego, aiutatemi, non respira (respiro affannoso, urla incomprensibili)'
Operatrice: 'Subito Signora, abbia pazienza, è Montroz o Monrò?'
Franzoni: 'Montroz'.
Operatrice: 'Ecco. Numero?'
Franzoni: 'Oh, mamma mia. 4 A'.
Operatrice: '4 A. Signora, allora suo figlio quanti anni ha e come si chiama?'
Franzoni: 'Tre anni, Samuele'
Operatrice: 'Di cognome?'
Franzoni: 'Lorenzi (interferenza telefonica). La prego, sta malissimo'.
Operatrice: 'Signora, intanto se vomita non lo tenga '

Franzoni: 'E' tutto insanguinato, ha vomitato tutto il sangue. Non respira '.
Operatrice: 'Arriviamo subito, signora'
Franzoni: 'Grazie'
Operatrice: 'Mi lasci solo il telefono libero perché se no'
Franzoni: 'Sì, sì, sì, arrivederci'.

Poi è stata la volta dei periti. Gli specialisti intervenuti in Corte d'assise hanno concordato: Annamaria Franzoni è una persona sofferente. E un giorno, parlando con il marito, avrebbe addirittura reso, inconsciamente, una confessione. Le piccole divergenze fra i quattro periti superpartes (Franco Freilone, Ivan Galliano, Giovanni Battista Traverso, Gaetano De Leo) interpellati dai giudici e dal consulente dell'accusa (Ugo Fornari) non hanno spostato l'impressione complessiva.
Per il collegio di esperti, la donna, il giorno del delitto, potrebbe essere stata colta da 'uno stato crepuscolare di coscienza' provocato da una lunga crisi d'ansia, che determinò un vero e proprio 'restringimento della coscienza': un discorso che, comunque, vale solo se la Corte deciderà di pronunciare un verdetto di colpevolezza.                                                                                                                                                      Fornari, senza smentire questa conclusione, ha preferito soffermarsi su 'un disturbo grave di personalità' con 'scompenso borderline e stati dissociativi'; quindi si è spinto oltre: 'Nello

sguardo della signora Franzoni - ha detto - io vedo il vuoto. Sono gli occhi di una persona che non ha ancora capito quello che è successo. Il suo io si è arroccato su una posizione difensiva paranoide, lei è buona, il resto del mondo è cattivo, ma è una psicosi'.
Una donna - hanno detto gli specialisti - che si è autocostruita un'immagine di brava madre, al punto da avere nascosto istintivamente l'arma del delitto solo perchè l'inconscio le impediva di lasciare la casa in disordine. Capace di provare dolore, ma incapace di descrivere l'accaduto perchè lo ha rimosso. Incapace di confrontarsi con la realtà. E quando racconta al marito Stefano di come una sua vicina abbia ucciso Samuele, 'in realtà rende una confessione', dice Fornari: 'parla di sè accusando un'altra persona, su cui addossa la propria parte cattiva che non può accettare di avere'.                                                                                                                                                                                                                      Tratti psicotici quindi. Invece per i quattro periti nominati dai giudici sarebbero tratti isterici e concordano su un punto: la Franzoni è una persona sofferente e il giorno del delitto potrebbe essere stata colta da «uno stato crepuscolare di coscienza» provocato da una lunga crisi d'ansia, che determinò un vero e proprio «restringimento della coscienza».

ioltre abbiamo voluto trascrivere un commento lasciato dallo psichiatra Fagioli perché ritenevamo giusta la sua ipotesi.

COGNE: FAGIOLI, GIUDICI HANNO INTUITO GRAVE MALATTIA MENTALE (AGI) Roma, 18 apr. - Non e' il delitto di un normale criminale ne' un raptus per stato confusionale o attacco di rabbia e odio, ma un atto efferato, freddo, lucido, calcolato e dovuto ad una gravissima malattia mentale: questo a interpretare la sentenza i giudici pare lo hanno intuito anche per la reazione anaffettiva tanto da aver ridotto la pena da 30 a 16 anni. E' quanto sostiene lo psichiatra Massimo Fagioli :'Alla base di atti cosi' efferati compiuti da persone perfettamente normali c'e' l'anaffettivita' dovuta alla pulsione di annullamento che a sua volta - spiega lo psichiatra - porta all'anaffettivita', per cui un bambino puo' esser buttato come fosse un telefonino tanto come il telefonino si puo' ricomprare cosi' un bambino si puo' sempre rifare'. Ed e' quanto accaduto allaprotagonista di Cogne. 'Piu' si e' anaffettivi e piu' si procede con la pulsione di annullamento che rende sempre piu' anaffettivi: e la pulsione di annullamento e' piu' o meno grande da determinare la non esistenza degli altri fino a portare ad atti tanto efferati quanto lucidi e freddi. Finiti nel vortice anaffettivita'-pulsione di annullamento si perdono piano piano gli affetti piu' profondi, oltre la rabbia e l'odio? 'Si' perche' si fa il vuoto affettivo totale e - risponde lo psichiatra - si struttura il pensiero nazista di Heiddeger per cui gli altri esseri umani si eliminano rendendoli non esistenti, mai esistiti'. E Samuele, in altre parole, non e' esistito prima e poi mai esistito? 'Non c'e' l'affetto corrispondente al non sono stata io', conclude Fagioli.










Considerazioni del gruppo:


In questa relazione da noi esposta, abbiamo trovato molte parti interessanti seppure abbiamo riscontrato dei punti complessi che necessitavano di essere approfonditi.

Inoltre, la parte che ci ha colpito di più e che ci ha incuriosito particolarmente, sono stati il caso di Peter e della Franzoni.

Tuttavia, abbiamo dovuto semplificare molti concetti che in un primo momento ci sono sembrati incomprensibili e poco chiari, ma alla fine siamo riusciti in qualche modo a comprendere il tutto e allo stesso tempo conoscere nuovi aspetti della mente umana.

Riteniamo pertanto che, questi approfondimenti ci abbiano aiutato ad ampliare le nostre conoscenze nel campo psichico.











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Invece, per la ricerca della Franzoni:


www.la repubblica.it


www. la stampa.it


www.google.it


www.msn.com






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