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Agostino di ippona




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AGOSTINO di Ippona






Vita

Nacque a Tagaste, nell’odierna Algeria, nel 354.

La madre, Monica, era di fede cristiana e diventerà la figura dominante della vita del figlio.

Il padre, Patrizio, pagano, pur non avendo molti mezzi gli fece impartire un’educazione letteraria e retorica.

Studiò dapprima a Madaura, poi, nel 371, a Cartagine.

In questi anni, Agostino, condusse una vita sgretolata e, con una donna, di cui non si conosce il nome, convisse ed ebbe un figlio.

Tra le sue letture, ci fu l’ Ortensio di Cicerone che lo introdusse alla filosofia e che lo spinse ad aderire ad una religione di tipo gnostico, il Manicheismo[1].*

Fece parte di questa setta per 9 anni come uditore (come il catecumeno cristiano ), perché sentiva dentro di se profondamente quei principi.

Nel 375 iniziò ad insegnare retorica e nel 380 compose la sua prima opera della quale conosciamo solo il titolo “Sul bello e sul conveniente”.

In questo periodo cominciò a nutrire i primi dubbi sul manicheismo e , amareggiato si diede alla filosofia scettica e con questa giunse alla conclusione che non vi sono certezze.

Nel 384 si trasferì a Roma con la madre , la compagna e il figlio e iniziò ad insegnare retorica.

Il prefetto della città, Simmaco, favorevolmente impressionato dalla fama di Agostino, lo scelse per insegnare retorica nella corte imperiale di Milano.

Nel 384 Agostino si insediò a Milano dove iniziò ad assistere alle prediche del vescovo Ambrogio che lo portarono alla lettura della Bibbia.

Divenuto catecumeno iniziò a leggere i testi di Porfirio e Plotino dove trovò argomentata la supremazia e l’autonomia del mondo incorporeo e spirituale.

Rimase affascinato dal cristianesimo, letto stavolta in chiave platonica, e comprese che ciò che dice il Vangelo di Giovanni è molto vicino a ciò che avevano asserito i neoplatonici e soprattutto Plotino: in principio era il Logos.

Si convertì nel 386, conversione che racconterà in seguito nelle “Confessioni”.

In questo periodo iniziò a scrivere le sue prime opere, dialoghi alla maniera di Cicerone.: “Contro gli Accademici, “Sulla vita Beata”,“Sull’ordine”, “Sull’immortalità dell’anima” e i “Soliloqui” che iniziano con una preghiera e proseguono come un colloquio tra la sua anima e la sua ragione.

Nel 387, dopo esser stato battezzato da Ambrogio, si mise in viaggio per Tagaste, e nel tragitto , ad Ostia , morì la madre .

Giunto in Africa fondò una piccola comunità monastica e continuò a scrivere : “Sulla musica”, “Sul maestro” dove espone le sue tesi sull’insegnamento, “Sul libero arbitrio” e “Sulla vera religione” dove espone le sue convinzioni riguardo al cristianesimo come vera religione fondata su un unico Dio creatore.

Nel 391 si recò ad Ippona dove pensava di fondare un monastero.

Divenuto prete iniziò a predicare; nel 396 fu nominato vescovo d’ Ippona.

In questi anni combattè contro i donatisti [2].

Di questo periodo sono le opere di più ampio respiro che lo hanno reso famoso in particolare “Sulla dottrina cristiana”in 4 libri, completato nel 427, dove vi è un quadro complessivo di tutta la dottrina cristiana con al vertice l’interpretazione della Bibbia.

Nel 397 iniziò anche le “Confessioni” in 13 libri e tra il 399 e i 419 scrisse la sua opera teologica più importante “Sulla Trinità” in 15 libri.

Dopo il 410, l’anno in cui i Goti saccheggiarono Roma, per rispondere alle accuse dei pagani contro i cristiani, iniziò a scriver “La città di Dio”, in 22 libri dove tentò di dimostrare la superiorità del cristianesimo.

In questi anni un altro problema si delineò ed era il Pelagianesimo[3] .

Contro di esso Agostino scrisse diverse opere, “Sulla grazia di Cristo”, “Sul peccato originale”, “ Sulla grazia e sul libero arbitrio”, “ Sulla predestinazione dei santi”.

Di questo ultimo periodo sono le “Retractationes” (nuova trattazione) nelle quali Agostino ritornò a tutta la sua opera letteraria.

Composte in 2 libri  ci danno l’elenco delle sue opere principali, ci dicono in quali occasioni furono composte e quali sono i loro contenuti.

Nel 430 Agostino, colpito da febbre mori, nello stesso periodo in cui Ippona fu assediata dai vandali di Genserico.

All’assedio sfuggì la biblioteca di Agostino, per nostra fortuna, infatti solo così possiamo ,oggi, comprendere il lungo cammino percorso dall’autore.



Il problema del male


Dopo la lettura, in gioventù, dell’Ortensio di Cicerone, si apre per Agostino la strada della filosofia.

Dall’inizio al nostro filosofo avverte di non avere in se forza sufficienti per diventare un modello del sapiente stoico che disprezza tutti i piaceri e le ricchezze.

La sua prima domanda è: perché facciamo male?



Per rispondere a ciò aderisce al manicheismo che riconosce l’esistenza reale di un principio del male dal quale dipendono tutte le nostre azioni malvagie, inoltre il manicheismo afferma il desiderio di essere liberati dal male e di tornare al regno puro della luce.

Gli scritti di Cicerone però aprono uno spiraglio diverso, tanto da creare dubbi al pensiero di Agostino riguardo l’argomento, i manichei parlano di due regni, uno della luce l’altro delle tenebre, ma se entrambi sono dominati da divinità non ha senso la lotta tra loro, perché Dio non può subire mutamenti e non può soffrire poiché è perfetto immutabile e incorruttibile. Come aveva asserito Platone. Come predica Ambrogio.

Da qui la conclusione di Agostino, cioè che non possono esistere due principi contrapposti né tanto meno corporei, la divinità è unica, incorporea e incorruttibile.

Dunque accetta la soluzione neoplatonica ovvero tutto ciò che è , in quanto è, è bene e proviene dal Sommo Bene che è anche il supremo essere.

Il livello spirituale, nella gerarchia del bene, si trova nel mondo sensibile solo in forma debole e imperfetta e anche le entità del mondo sensibile, poiché sono dotate di essere, non sono male.

Il male non è altro che mancanza di essere.

L’azione malvagia consiste nel dirigersi dalla volontà del bene eterno ad un bene temporale ovvero nell’amare un bene che è inferiore al Sommo Bene come se fosse Sommo Bene. In questo consiste il peccato.

La volontà umana peccando rende male ciò che di per se non è male quindi l’origine del male è in essa non in Dio.

Altro problema affrontato da Agostino è quello del libero arbitrio, infatti Dio ha dato la libertà all’uomo perché potesse scegliere cosa seguire, se il bene o il male.



La ricerca e l’interiorità


Agostino giunge alla conversione attraverso un lungo cammino spirituale e ragionato; platonicamente egli sostiene che non esistono certezze assolute, solo una esiste ed è la certezza di dubitare ovvero la certezza di essere soggetti dubitanti e se si è certi di ciò significa che esiste una verità posseduta dall’uomo che gli apre la via verso la Verità assoluta, che altro non è che Dio.

La Verità è, per Agostino, il pensiero, la parola di Dio; essa è eterna, è una, è immutabile e continuerà a sussistere anche quando e se il mondo sarà distrutto.

Ma se la Verità è divina, l’anima non lo è, o almeno lo è solo in quanto dentro di essa vi è nascosta la Verità che possiamo conoscere tramite l’illuminazione, ovvero l’irradiarsi della parola divina.

Grazie a questa luce interiore ,l’anima può recuperare in un processo di reminescenza le verità immutabili, come affermava Platone, le Idee, dette da  Agostino regole eterne.

La verità generata dunque dall’illuminazione, che colpisce tutti, garantisce cosi la stessa possibilità di comunicazione ed accordo tra gli uomini.

Agostino asserisce che bisogna cercare due cose, l’anima e Dio, che poi sono alla fine la stessa cosa, poiché l’essenza dell’anima è divina; infatti scavando nella nostra anima noi troviamo il Logos divino o meglio la seconda persona della Trinità.

Bisogna sottolineare che Agostino supera la concezione cristiana di Trinità puramente metaforica e anzi ne da un’interpretazione filosofica: il Padre è potenza, il Figlio è sapienza e lo Spirito Santo è amore.

Come Plotino le facoltà umane diventano ipostasi :amore,sapienza e potenza, solo che nell’uomo sono limitate in Dio sono illimitate , per questo l’uomo è fatto ad immagine  e somiglianza di Dio e la nostra ragione non è altro che una pallida imitazione del Logos divino.

La conversione di Agostino è animata dalla fiducia di poter continuare l’indagine filosofica con l’aiuto di Dio.

Infatti egli è convinto che la felicità esista in primo luogo nella sapienza, che altro non è che seguire Dio.

Il legame tra l’uomo e Dio è la Bibbia che è alla base i tutta la dottrina cristiana e utilizza tutti gli strumenti elaborati dalla cultura pagana.



Il rapporto tra fede e ragione



Uno dei problemi trattati dal nostro filosofo riguarda il rapporto tra la fede e la ragione che non considera separati ma intrecciati vicendevolmente.

Se la ragione può dunque intrecciarsi con la fede significa che la ragione umana non è corrotta, Agostino infatti dice che solo chi ha fede può capire fino in fondo ma nello stesso tempo solo chi ha la fede non può capire fino in fondo: la fede e la ragione si completano a vicenda.

Per conoscere la Verità si deve partire dall’atto di fede dopo si può applicare la ragione, con la quale si comprende l’atto di fede anche se con la sola ragione non si può comprendere Dio in tutta la sua essenza. Sono entrambe legate a Dio e per Agostino sono la stessa cosa



Il problema del tempo



Altro tema affrontato da Agostino è quello del Tempo.

Che cos’è il tempo?

Agostino diceva “ io so cos’è il tempo ma nello stesso tempo non so spiegarlo”.

Si potrebbe subito affermare che il tempo è la somma del passato del presente e del futuro, ma poiché il passato non esiste più e il futuro non esiste ancora solo il presente si può dire che è, ma il presente non è l’eternità perché non è mai attuale, infatti esso esiste solo per tramutarsi presto in passato e nello stesso tempo in futuro dunque tende a non essere, a non avere estensione.

Agostino dice che per cogliere la vera realtà del tempo bisogna guardare nell’interiorità.

Il passato è oggetto del ricordo e esso è vero.

La memoria può trattenere il ricordo di ciò che è stato nel presente, dunque si può affermare che è presente del passato

Il futuro così è attesa del presente di ciò che sarà e il presente è attenzione presente a ciò che è.



Il tempo è dunque per Agostino distensio animi, un distendersi dell’anima e le tre dimensioni del tempo non sono altro che le tre articolazioni del distendersi dell’anima: il ricordo, il prestare attenzione a qualcosa e l’attesa.

L’anima permette dunque di connettere le tre dimensioni in una unità se l’anima non ci fosse ciò sarebbe impossibile e non ci sarebbe il tempo.



La predestinazione e la grazia


Agostino, divenuto sacerdote, si trovò a lavorare attivamente nella Chiesa.

Uno dei problemi che dovette affrontare fu quello delle relazioni tra le libertà e il peccato.Inizialmente Agostino prese le difese della libertà del volere, infatti la nostra volontà dipende esclusivamente da noi e se la conduciamo al male è solo colpa nostra. Il peccato dunque è un atto di superbia perché con esso vogliamo essere come Dio. In seguito l’accusa di superbia si estese contro i filosofi sia stoici che platonici, in quanto essi pretesero di raggiungere la virtù e la felicità solo con le proprie forze. Da qui la consapevolezza di Agostino che la volontà umana è assai fragile e non gode di completa libertà, infatti sull’agire umano esercita una forza immane l’abitudine, che si fonda sul ricordo del piacere molto amplificato dalla memoria.

Col peccato originale l’uomo ha acquisito la libertà solo nel senso che “non può peccare”. È libero solo colui che è raggiunto dalla grazia divina perché si sottomette al bene.

L’uomo può solo sperare di essere felice, e alla superbia dei filosofi oppone l’umiltà.

La natura umana è contaminata dal peccato di Adamo e non può redimersi da sola, cosi si spiega la reincarnazione e la resurrezione di Cristo, e nel futuro, si raggiungerà la vera felicità con la resurrezione finale.

La Chiesa, naturalmente , ha un ruolo fondamentale nella redenzione umana, poiché è mediatrice tra Dio e gli uomini.

Agostino giunge cosi alla conclusione che l’uomo è un essere totalmente dipendente da Dio e la sua salvezza dipende dalla grazia concessa da Dio.

La dottrina della grazia è in Agostino legata alla predestinazione è infatti Dio che stabilisce coloro che si salveranno e coloro che saranno dannati.

La predestinazione divina fa sì che, poiché l’uomo non sa se si salverà o meno, gli  sforzi di seguire una condotta cristiana non siano inutili.




Le due città


Il sacco di Roma del 410 da parte dei goti , parve ai Cristiani come una punizione degli dei per aver consentito che il Cristianesimo si diffondesse nell’impero romano.

Contro questo pregiudizio, Agostino, in difesa del cristianesimo, cominciò a scrivere la “Città di Dio”.

Il fulcro dell’opera è la provvidenza divina, infatti solo Dio fa nascere e morire gli imperi, tutte le vicende storiche dipendono dall’ordinamento voluto da Dio.

Il significato viscerale degli eventi è sconosciuto agli uomini, solo Dio conosce il perché di ogni cosa.

La storia si snoda sempre dalla lotta tra il bene e il male, che si costituiscono in 2 regni intrecciati e confusi tra loro.

Vi sono 2 città la città di Dio ovvero la città celeste retta dall’amore di Dio dove vivono gli uomini giusti e vi è la città terrena dominata dall’amore in sé costituita dagli ingiusti , angeli ribelli diavoli e uomini.

La lotta eterna tra queste due città da vita agli eventi storici, e poiché essa è eterna non si realizzerà mai il desiderio di pace.

La vera libertà e la vera pace si realizzeranno solo quando la storia non ci sarà più.




fondatore di questo nuovo gruppo religioso fu Mani, originario della Persia, costui si era presentato al mondo come apostolo di Cristo, fautore di una religione universale e aveva predicato moltissimo .Nel 276 fu giustiziato dal governo Sassonide . I suoi discepoli non si arresero e diffusero il manicheismo sino in Cina. Cartagine aveva subito l’influenza di esso già nel 297. Il pensiero si fondava su una religione dualistica nella quale confluivano elementi persiani, gnostici e cristiani; si riconosceva l’esistenza di due regni, quello della luce e quello delle tenebre, retti ciascuno da un principio divino.La vita del manicheo non era altro che una preparazione all’evento che avrebbe posto fine alla mescolanza di luce e tenebre.

fondatore fu il vescovo Donato. La sua teoria era molto rigorosa e settaria, infatti chi non faceva parte della comunità ecclesiale doveva essere escluso, in quanto impuro.

fondatore fu il monaco Pelagio, originario della Britannia, che viveva a Roma come laico battezzato. La sua fu una dottrina che non ebbe comunque vita lunga, era solo intesa a dissacrare i valori del cristianesimo.


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