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Osservazione dei dati statistici




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Osservazione dei dati statistici


a) le donne condannate in Italia : tipologia e aspetti personologici



Il primo dato che vogliamo prendere in considerazione per verificare obiettivamente che le donne commettono meno reati degli uomini e in base a cosa può cambiare il tasso del loro livello di trasgressione normativa è l’andamento percentuale delle femmine condannate rispetto al totale dei condannati negli ultimi cent’anni in Italia.


Tabella - Condannati secondo il sesso in Italia dal 1900 al 2000 (valori assoluti). Andamento percentuale delle femmine rispetto al totale dei condannati.


ANNO

MF

M

F

%F/MF








































(segue tabella 1)

ANNO

MF

M

F

%F/MF














































































































































































(segue tabella 1)

ANNO

MF

M

F

%F/MF




























































































































































(Fonte: Istat, Statistiche giudiziarie penali)


Nella tabella 1 abbiamo segnalato in rosso l’anno in cui la percentuale delle condannate ha avuto il valore più alto, al contrario, abbiamo evidenziato in verde il valore più basso.

Come possiamo vedere il tasso di condanne femminili in media non supera mai il 25% e negli ultimi anni si attesta attorno al 13, 14%, una cifra nettamente inferiore rispetto a quella maschile; la suddetta percentuale raggiunge il 30% e lo supera solo in determinati anni che corrispondono alle due Guerre Mondiali . Shuterland e Cressey interpretavano tali aumenti durante i periodi bellici come momenti nei quali le donne, solitamente relegate in una condizione di scarsa partecipazione alla vita sociale, erano costrette dalle contingenze storiche a sostituire gli uomini nelle attività lavorative e sociali comprese quindi anche quelle devianti. A tal proposito Gemma Marotta , in una ricerca del 1987, commentava così la riflessione dei due criminologi: “Tale…considerazione si può ritenere senz’altro fattualmente valida ma discutibile sul piano eziologico…”. In effetti l’aumento della delinquenza femminile negli anni 1916-18 e 1944-46 è collegata agli avvenimenti storici ma, probabilmente, più che per un fatto di cambiamento dello status sociale femminile, per questioni legate alle difficoltà economiche, alla disperazione e alla violenza diffusa; in periodi in cui gli equilibri istituzionali vengono sovvertiti, l’incertezza sul futuro rende precaria la vita di tutti e si affaccia lo spettro della miseria, è più facile non solo che molta gente viva di espedienti ma che il ricorso alla devianza sia percepito con meno disappunto. In secondo luogo bisogna considerare che proprio nel 1931 entrò in vigore il nuovo Codice penale, questo introduceva norme dirette a sanzionare certi comportamenti ritenuti devianti commessi dalle donne, inevitabilmente quindi abbiamo un aumento delle condanne.

Sempre osservando la tabella 1, possiamo notare come non corrisponda affatto a verità l’affermazione per la quale ad una maggior emancipazione e partecipazione alla vita sociale della donna corrisponda anche un aumento della sua vita criminale. Se consideriamo gli anni dal 1970 in poi durante i quali è aumentato il grado d’istruzione e di partecipazione alla vita lavorativa ci appare chiaro che non solo non vi è stato aumento del numero delle condannate ma che, al contrario, si nota un graduale decremento, dal 16% del 1970 al 12% del 1990. Solo successivamente possiamo osservare una crescita percentuale che tuttavia non è certo da collegarsi con la maggiore indipendenza femminile. In particolare notiamo il considerevole aumento delle condannate negli ultimi dieci anni (dalle 14.868 del 1990 alle 45.861 del 1999) e parallelamente un calo nelle condanne maschili del 4%; certo è presto per trarre delle conclusioni attendibili, tuttavia non cadiamo in errore se affermiamo che siamo di fronte ad un cambiamento sociale notevole, per circa trent’anni (dal 1958 al 1990) la percentuale delle condannate era andata progressivamente diminuendo poi assistiamo ad un’inversione di tendenza.

Considerando quanto scritto sulle ipotesi di maggior indulgenza del sistema giudiziario nei confronti della condizione femminile, è utile soffermarsi sull’analisi dei dati riguardanti il numero delle denunce e parallelamente il numero delle condanne.

L’aumento delle donne condannate rispetto al totale delle denunciate, per cui si passa dal 31,34% del 1995 al 57,94.% del 1999, è di gran lunga maggiore rispetto all’aumento delle condanne maschili; tale realtà ci mostra come, negli anni considerati11, non vi sia stato un atteggiamento di particolare indulgenza né refrattarietà alla condanna da parte dei giudici nei confronti del sesso femminile, anzi sembra proprio che il sistema giudiziario abbia adottato un comportamento contrario ossia di maggior severità.


Tabella - Soggetti condannati in Italia sul totale dei denunciati (valore percentuale)

Anni

maschi denunciati

% maschi condannati sul tot. denunciati

femmine denunciate

% femmine condannate sul tot. denunciate


























(Fonte: Istat, Statistiche giudiziarie penali)


Se ci soffermiamo poi ad osservare le cifre inerenti il numero delle denunce (tabella 4) ci appare evidente come anche sotto questo punto di vista non si assista ad una minore attenzione nei confronti delle donne e


Tabella 4 - Percentuale di donne denunciate in Italia rispetto al totale delle denunciate.


Anno

totale denunce MF

% denunce  F sul totale
















(Fonte : Istat, Statistiche giudiziarie penali)


la percentuale di denunciate rispetto al totale rimane pressoché inalterata (si nota un lieve calo che, tuttavia, corrisponde ad un parallelo calo delle denunce totali).

Dai dati emersi si può intuire che il numero oscuro della criminalità femminile non è più così alto come poteva forse esserlo un tempo anche se non sappiamo calcolare quanto sia tutt’oggi consistente il divario tra reati individuati con autrice individuata rispetto al numero reale dei crimini commessi da donne.

Tabella 5 - Entrati in Italia negli istituti di prevenzione e pena dallo stato di libertà


ANNO

MF

F

% F/MF













































































( Fonte : Istat, Statistiche giudiziarie penali)


Le donne entrate in contatto con l’ambiente carcerario, come possiamo osservare nella tabella 5, dal 1960 ai giorni nostri sono diminuite di qualche punto percentuale ed attualmente si attestano attorno al 7,5 – 8%; questo, molto probabilmente, è dovuto al tipo di infrazioni commesse che, come vedremo nelle pagine seguenti (tabelle 6 e 7), riguardano soprattutto reati contro il patrimonio e quindi pene di minore entità.

Per quanto riguarda le donne detenute avremo modo di mettere a fuoco le loro peculiarità nei capitoli seguenti, quando restringeremo il nostro campo d’indagine all’ambito penitenziario, per il momento proseguiamo nell’illustrazione di un quadro generale rispetto alla criminalità.

Vogliamo ora soffermarci in maniera più specifica ad osservare non solo quale “tipo” di donna delinquente emerge dalla lettura delle tabelle statistiche ma anche che genere di reati sono stati commessi e quali variazioni sono avvenute con l’andar del tempo nella tipologia sociale che verrà evidenziata.

I dati a nostra disposizione (pur con alcune lacune) partono dal 1977 e giungono fino al 1999. Ciò che immediatamente colpisce è l’esiguità del numero dei reati commessi contro la persona; sommando le cifre delle

colonne riguardanti l’omicidio e le lesioni personali scopriamo che, eccetto nel 1977, la percentuale di questi reati rispetto al totale delle condanne per ogni anno non raggiunge mai il 4%, negli ultimi anni poi in media si attesta attorno al 2,6%.

E’ quindi confermato l’atteggiamento meno violento della donna la quale, quando infrange la norma penale, commette più spesso reati riguardanti l’economia esprimendo il proprio disagio e gestendo le situazioni di tensione in maniera differente dall’uomo. Avremo modo di evidenziare anche i diversi percorsi che portano una donna a commettere reati, percorsi che negli ultimi anni prendono avvio sempre con maggior frequenza dal contatto con organizzazioni criminali che operano attraverso vari Paesi.


Tabella 6 - Condannate in Italia secondo la tipologia di reato.

ANNI

Omicidio

Lesioni personali

Furti

Rapine

ed  estorsioni

Truffe

Emissione assegni a vuoto

Produzione vendita acquisto ecc. di stupefacenti12

Violenza resistenza oltraggio a P.U.

Altri delitti

Totale


Volont.13

Colposo

Volont.

Colpose























































































































































































































































































































(Fonte : Istat, Statistiche giudiziarie penali)


Spesso le analisi riguardanti la delinquenza femminile soffermano la loro attenzione sui reati d’infanticidio, reati legati all’ambito familiare, reati contro la moralità ed il buon costume sottintendendo così uno specifico femminile per tali tipologie di delitti.


Tabella 7 - Percentuale dei condannati rispetto al totale secondo il tipo di delitto commesso.

DELITTI












f

m

f

m

f

m

f

m

f

m

Infanticidio











Violazione obblighi di assistenza familiare











Ingiurie e diffamazioni











Maltrattamenti in famiglia











Istigazione sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione











Atti osceni











Furto











Rapina ed estorsione











Truffa











Emissione assegni a vuoto











Produzione, vendita, acquisto ecc. di stupefacenti











Falsità in atti e persone











Violenza, resistenza, oltraggio











( Fonte: Istat, Statistiche giudiziarie penali)


Per questo motivo abbiamo preparato una tabella specifica (tab. 7) riguardante i suddetti reati (insieme a quelli precedentemente evidenziati) e tuttavia tale schema ci mostra come non siamo di fronte a peculiarità del genere femminile.

Come evidenziano i dati percentuali l’infanticidio, seppur commesso esclusivamente da donne, non può certo rappresentare l’elemento caratterizzante della delinquenza femminile e così pure gli altri reati verso il nucleo familiare mostrano percentuali nettamente inferiori rispetto al tasso di condanne maschili.

I reati contro il patrimonio (nella tab.6 colonne del furto, rapine, truffe ed emissione di assegni a vuoto) rappresentano invece più della metà del totale dei reati individuati, assistiamo comunque, dal 1992 in avanti ad un graduale calo percentuale ( dal 56,82% del 1992 al 46,07% del 1999). Tale calo è dovuto principalmente alla diminuzione delle condanne per emissione di assegni a vuoto (36,62% nel 1995 e 24,37% nel 1999) mentre la percentuale di furti è lievemente aumentata e le condanne per rapine e truffe rimangono pressoché invariate.

Se osserviamo invece la tabella 7 notiamo come le condannate per furto nel 1995 erano in percentuale maggiore rispetto ai maschi, tale differenza è andata assottigliandosi fino ad un pressoché ugual tasso del 18% nel 1999. Troviamo maggiori condanne femminili anche per il reato di truffa, ma il delitto per cui la prevalenza percentuale è più rilevante viene individuato nell’emissione di assegni a vuoto, rispetto al totale dei condannati secondo il genere le donne vengono condannate per il suddetto reato sempre il 10% e più degli uomini.

In particolare vogliamo soffermarci sul reato rubricato “produzione, vendita, acquisto ecc. di stupefacenti”; se, sommando le colonne delle condanne ( tab.6) per omicidio e lesioni personali, otteniamo percentuali che a stento superano il 2,5%, la colonna presa ora in considerazione, da sola, (per i pochi anni per i quali disponiamo di dati) ci fornisce una percentuale rispetto al totale che supera il 3%. Se consideriamo inoltre che una parte dei reati contro il patrimonio (soprattutto furti) sono legati al fenomeno della tossicodipendenza ci accorgiamo di quanto sia criminogenetico il mondo della droga anche rispetto alla realtà femminile.

Non si può comunque parlare di reati tipici femminili, la tipicità di un determinato agire riguardante le donne sarebbe, in termini scientifici, infondato o per lo più azzardato. Possiamo semplicemente parlare di atti devianti commessi in percentuale maggiore o considerevole dalle donne in rapporto alla loro condizione sociale e subordinati all’impostazione culturale del gruppo di appartenenza.

Appare ora opportuno esaminare anche l’età delle donne che vengono condannate, un dato utile per valutare l’insorgenza di acting-out.

Negli annuari statistici a nostra disposizione (rispetto alle condannate) i dati purtroppo partono solo dal 1995, negli anni precedenti vengono indicate le fasce d’età dei condannati in generale e non viene specificata la distinzione di sesso.


Tabella 8 - Donne condannate secondo l'età ed il numero di reati         commessi (percentuali rispetto al totale).



ETA’





ANNI







65 e oltre

Non indicata














































( Fonte : Istat, Statistiche giudiziarie penali)


La ripartizione per fasce d’età dell’Istituto Nazionale di Statistica raggruppa in due grandi fasce le donne dai 25 ai 44 anni e così pure quelle dai 45 ai 64 mentre fornisce maggiori informazioni per la fascia dai 14 ai 24. Ad ogni modo è interessante notare che sono le giovani donne di età compresa tra i 25 ed i 44 ad essere maggiormente condannate, a seguire vi è la fascia 45-64; tuttavia, se ci soffermiamo a riflettere, scopriamo che la fascia delle giovanissime ( 14- 24 anni) subisce un elevato numero di condanne e più specificamente le condannate tra i 18 ed i 24 anni (arco temporale di 6 anni) subiscono circa il 20% delle condanne. Constatiamo perciò che il dato delle condanne tra i 25 ed i 44 anni raggiunge sì la metà della percentuale delle condanne ma è pure un arco temporale di vent’anni; per questo sarebbe stato utile, come dicevamo poco fa, avere una statistica più dettagliata, in ogni caso possiamo capire che le giovanissime infrangono la norma penale molto più delle donne mature .

La percentuale delle condannate con precedenti penali si attesta, negli ultimi cinque anni, attorno al 47% ed i reati maggiormente commessi sono gli stessi evidenziati nelle riflessioni poste in essere rispetto alla tabella delle condannate in generale.

Tabella 9 - Condannate con precedenti penali

 



                                   ANNI

 

DELITTI

1995

1996

1997

1998

1999

Omicidio

Volontario

4

8

6

7

11

Colposo

21

25

24

24

33

Lesioni personali

Volontarie

48

85

156

177

156

Colpose

29

55

54

72

75

Furti

1.349

2.757

3.279

3.757

3.870

Rapine ed estorsioni

116

273

309

286

284

Truffe

98

230

359

355

297

Emissione di assegni a vuoto

3.458

8.548

10.019

8.741

6.634

Produzione, vendita , acquisto ecc. di stupefacenti

383

925

901

913

785

Violenza, resistenza, oltraggio a P.U.

259

561

746

745

685

Altri delitti

3.304

6.853

8.839

9.280

8.877

Totale

9.069

20.320

24.692

24.357

21.707

% condannate con precedenti sul totale delle condannate

30,92

49,49

49,39

47,38

47,32

( Fonte : Istat, Statistiche giudiziarie penali)

Considerando quindi i reati maggiormente commessi da donne abbiamo preparato la tabella 10 la quale mette in evidenza la percentuale  delle condannate con precedenti penali, secondo il tipo di delitto e la recidiva, rispetto alle condannate in generale per ogni anno dal 1995 al 1999.

Ci appare chiaro come i delitti maggiormente commessi sono anche quelli dove la percentuale di recidiva è più alta ma, in particolare, i dati riguardanti la recidiva non vanno di pari passo rispetto a quelli delle condannate in generale e vedremo ora in cosa si discostano.

Tabella 10 - Donne condannate con precedenti penali; distinzione secondo la recidiva14 e il tipo di delitto (percentuale rispetto al totale delle condannate).

                                  ANNI

 

 

DELITTI

1995

1996

1997

1998

1999

Istigazione sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione

11,67

10,40

7,21

10,88

12,44

Furto

4,39

7,79

9,15

9,08

9,05

Truffa

1,48

2,45

3,15

3,47

5,62

Ricettazione

6,11

12,61

14,22

11,11

12,81

Emissione assegni a vuoto

7,90

10,96

11,03

9,95

7,83

Produzione, vendita, acquisto, ecc. di stupefacenti

8,04

12,24

14,83

15,15

16,41

Violenza, resistenza, oltraggio

7,15

8,68

12,11

12,87

10,96

( Fonte:  Istat, Statistiche giudiziarie e penali)

I reati che presentano il maggior numero di condanne, nella tabella 6, sono furto ed emissione di assegni a vuoto; tali reati che, come possiamo vedere, figurano anche nella tabella 10, presentano un discreto tasso di recidiva ma non è certo quello più alto, se guardiamo poi attentamente la riga dell’ emissione di assegni a vuoto vediamo che il tasso dal 1997 sta scendendo abbastanza rapidamente.

Presentano invece percentuali più alte l’istigazione, sfruttamento e favoreggiamento delle prostituzione, la ricettazione, la violenza, resistenza, oltraggio e, prima fra tutti, la produzione, vendita, acquisto, ecc., di stupefacenti che, nel 1999, ha raggiunto il 16,41% di recidiva. Non solo, tale reato si distingue anche perché dal 1995 ad oggi presenta un tasso sempre crescente mentre gli altri reati mostrano periodi con alterne vicende.

A questo punto della nostra trattazione non possiamo certo trascurare un dato di notevole importanza come il numero di condannate di cittadinanza straniera. Tale rilevazione diviene apprezzabile soprattutto in un momento storico come il nostro dove, non solo ingenti flussi migratori hanno portato migliaia di persone verso il continente europeo, ma anche all’interno della stessa Europa si sono create situazioni politiche che hanno indotto tante persone a cercare fortuna nei Paesi limitrofi. All’interno di questo quadro storico l’Italia ha ricoperto e ricopre tuttora, grazie anche alla sua posizione geografica, un punto strategico sia quale meta di destinazione per i migranti sia come nazione  di passaggio verso Paesi più a nord.

E’ perciò utile osservare se tali mutamenti sociali hanno influito sul fenomeno criminale femminile ed in che misura l’hanno fatto. La tabella da noi preparata mostra la percentuale di condannate di cittadinanza straniera secondo la loro provenienza sul totale delle condannate; abbiamo deliberatamente omesso di segnalare i Paesi le cui condannate non hanno mai raggiunto almeno l’un per cento del totale proprio per il loro irrisorio contributo all’ incremento di criminalità femminile.

Le condannate di cittadinanza straniera dal 1995 al 1999 sono gradualmente aumentate passando dal 7,74% al 10,23% del totale, tassi quindi inferiori rispetto a quelli maschili che sono passati dal 10,35% del

Tabella 11 - Condannate straniere secondo il Paese di provenienza; percentuali sul totale delle condannate.

PAESI

 

 

ANNI

 

 

 

1995

1996

1997

1998

1999

Unione europea

10,61

15,44

14,14

13,56

14,54

Austria

1,01

0,91

1,02

0,79

0,55

Belgio

0,53

1,25

1,31

0,99

1,24

Francia

3,43

5,56

4,15

4,27

4,56

Germania

2,86

4,68

4,02

4,22

4,43

Regno Unito

0,62

1,20

1,47

1,30

1,32

Altri paesi europei

59,53

57,14

56,00

52,67

58,23

Albania

2,91

3,93

5,76

4,82

6,25

Ex Jugoslavia; di cui:

48,61

41,27

38,48

35,78

35,86

    Croazia

*15

1,89

1,98

2,11

3,48

    Jugoslavia (Serbia-Montenegro)

*

37,66

33,74

31,16

29,94

    Slovenia

*

0,36

0,40

0,50

0,38

Ex Urss; di cui:

0,22

1,20

1,15

1,20

1,19

    Federazione Russa

*16

0,77

0,62

0,77

0,58

    Ucraina

*

0,34

0,35

0,33

0,47

Polonia

2,38

2,52

2,57

2,15

2,96

Repubblica Ceca

0,88

0,84

1,39

0,97

1,13

Romania

1,41

1,75

1,53

2,61

5,69

Svizzera

1,06

4,18

3,80

3,81

3,82

Africa

16,95

14,49

15,93

17,33

16,25

Ghana

1,63

1,36

1,10

1,45

1,47

Marocco

3,52

2,00

2,60

2,51

2,69

Nigeria

4,10

4,57

4,87

5,67

5,31

Tunisia

2,25

1,64

1,53

2,11

1,47

Asia

3,57

1,68

2,52

2,36

2,22

Cina/ Rep.Pop.

1,45

0,73

0,88

0,66

0,85

Filippine

0,26

0,39

0,37

0,56

0,36

America Centro Settentrionale

1,63

2,00

2,14

2,96

2,96

America Meridionale

7,71

8,38

8,76

10,35

11,04

Argentina

0,44

1,48

1,77

1,64

1,47

Brasile

1,01

0,98

1,26

1,30

1,60

Cile

0,62

0,91

0,72

1,28

1,49

Colombia

2,42

1,59

2,22

2,13

1,77

Perù

1,10

1,39

1,10

2,11

2,24

Uruguay

0,62

0,48

0,40

0,54

0,36

Venezuela

0,09

1,29

0,80

0,93

1,26

       Oceania

0

0,34

0,21

0,60

0,36

% condannate straniere sul totale delle condannate

7,74

10,72

7,47

9,40

10,23

(Fonte: Istat, Statistiche giudiziarie penali)

’95 al 14,83% del ’99; tuttavia in entrambi i casi possiamo notare pressappoco il medesimo tipo di aumento ed il medesimo calo solo nell’anno 1997.

Grafico 1 – Andamento della crescita percentuale dei condannati di cittadinanza straniera, distinzione secondo il sesso.

              

                 ( Fonte: Istat, Statistiche giudiziarie penali)

Dalla tabella 11 constatiamo che la maggior parte delle condannate straniere proviene dall’Europa ed in particolare il tasso più elevato è sempre stato raggiunto dalle provenienti dalla ex Jugoslavia; nonostante questo non si può non notare che per gli anni presi in considerazione il tasso percentuale delle suddette condannate è sceso parecchio, dal 48,61% del 1995 al 35,86% del 1999. La percentuale di condannate è invece andata aumentando, per quanto riguarda l’Europa,  per le donne provenienti dall’Albania e  dalla Romania in maniera consistente, mentre le svizzere hanno incrementato le loro condanne di due punti percentuali.

Per quanto riguarda Paesi extraeuropei l’aumento, seppur di un solo punto percentuale, è riscontrabile per le provenienti dalla  Nigeria, dall’Argentina, dal Cile, dal Perù e dal Venezuela.

Purtroppo non ci è possibile segnalare quali tipi di delitti sono stati commessi dalle condannate di cittadinanza straniera e nemmeno l’età di queste donne (come avevamo illustrato nelle tabella 6 e 8 per il totale delle condannate) perché gli annuari statistici mancano, per le suddette informazioni nel dettaglio, di distinguere tra maschi e femmine segnalando perciò solo le cifre dei condannati in totale.

b) Uno sguardo allo specifico minorile

 

Come riferivamo nei paragrafi addietro  negli ultimi decenni il ruolo della donna nella famiglia e nella società è andato mutando e questo, naturalmente, ha influito sui suoi comportamenti; parallelamente, nello stesso periodo storico, si sono trasformati notevolmente anche i rapporti tra minori e adulti e questo dato non è certo trascurabile quando ci si accinge  a parlare dell’ agire devianti dei più giovani.

Altri cambiamenti storici che è bene tener presenti in tale materia sono le innovazioni legislative come le nuove “Disposizioni sul processo penale minorile” emanate con il D.P.R. 22 settembre 1988 n. 448 le quali, adeguandosi alle direttive degli organismi internazionali (Regole Minime, c.d. di Pechino, dell’ONU 1985 e Raccomandazioni del Consiglio d’Europa 1987) esprimono l’attuale atteggiamento di politica penale nei confronti dei minori.

Si è assistito quindi ad una serie di cambiamenti: dalla nascita del Tribunale per i minorenni fino alla metà degli anni Sessanta si è affermato ed è poi entrato in crisi il modello del Welfare, caratterizzato da un intreccio di politica segregativa e necessità di strumenti di prevenzione e rieducazione; dagli anni Settanta fino ad oggi è prevalsa la logica antisegregativa e custodiale per l’espansione dell’intervento preventivo e di sostegno .

Questa premessa riguardante strettamente l’ambito processuale era necessaria per affrontare ed interpretare chiaramente i dati a nostra disposizione che possono subire variazioni, a seconda del periodo storico considerato e per il maggiore o minor ricorso a determinati istituti ideati per i minori come ad esempio  il perdono giudiziale; sarà perciò utile considerare oltre alle minori condannate anche quelle denunciate che ci forniranno una visione del fenomeno più ampia.

La devianza femminile minorile, similmente a quanto avviene per le adulte, è causa di una piccola parte dell’intervento penale nei confronti dei minori e di una piccolissima parte  delle condanne femminili nel loro insieme. Nel 1983 Buonanno17 ha evidenziato come alcuni autori  in passato ( A.K. Cohen, Parsons) abbiano ricondotto tale minor ricorso alla delinquenza ai processi di identificazione dei ruoli maschile e femminile che s’instaurano durante l’adolescenza; per tali dinamiche il delinquente è il “maschio rude”, perciò se le ragazze adottassero certi comportamenti delinquenziali perderebbero la loro femminilità, quindi è più naturale  che queste assumano atteggiamenti diversi come la prostituzione che costituisce una sorta di equivalente dell’antisocialità maschile. Tale impostazione , rileva la stessa Buonanno, sembra  far riecheggiare  riflessioni  di  Lombroso  ed  aggiunge  inoltre  “ … sostenere che la giovane quando delinque assume atteggiamenti maschili, significa già sapere a priori con esattezza quali sono i comportamenti maschili e quali quelli femminili. Ma su quali basi si può fondare questo discorso?”.

In opere più recenti18 gli autori, anziché soffermarsi a riflettere sulle motivazioni della minor delinquenza minorile femminile, sottolineano immediatamente un dato che sembra caratterizzare (almeno in Italia) più di ogni altro tale argomento: accanto alla doppia specificità minorile e femminile se ne affianca una terza, quella etnica. Il riferimento è rivolto in particolar modo al comportamento delle piccole zingare denunciate per furti in appartamento e borseggi in numero addirittura superiore a quello dei loro coetanei maschi. Avremo modo di ritornare sull’argomento a proposito della presenza in carcere di  queste ragazze, ora proseguiamo l’attuale breve trattazione analizzando i dati emersi dalla nostra ricerca.

Come possiamo osservare dalla tabella 12 con relativo grafico le minori condannate raggiungono il 17/18% circa rispetto al totale dei condannati  della loro fascia d’età19 e, attualmente, non superano il 2% rispetto al totale20 delle condanne femminili.

Tabella 12 - Minorenni condannati secondo il sesso.

ANNI

MF

F

% F/MF

% f/tot condannate

1992

2.448

332

13,56

4,59

1993

2.998

474

15,81

5,59

1994

3.688

670

18,17

6,66

1995

4.349

825

18,97

2,74

1996

4.252

1.014

23,85

2,41

1997

4.201

742

17,66

1,46

1998

3.638

702



19,30

1,35

1999

3.466

623

17,97

1,34

              ( Fonte : Istat, Statistiche giudiziarie penali)

  Grafico 2 – Minorenni condannati secondo il sesso.

                   

Per quanto riguarda i tipi di reati posti in essere, dalla tabella 13 emerge che i reati maggiormente commessi, anche se in calo,  sono il furto e le rapine (rubricate insieme alle estorsioni), un unico aumento di condanne è riscontrabile per quanto riguarda la produzione, vendita, acquisto, ecc. di stupefacenti.

Purtroppo i dati a nostra disposizione riguardanti le minori condannate non ci consentono di evidenziare la loro età e nemmeno la loro provenienza perciò, per avere un quadro più chiaro della situazione, utilizzeremo le statistiche inerenti le minori denunciate che risultano più particolareggiate e quindi più utili.                                                     

Tabella 13 - Minori condannate secondo il tipo di delitto.

DELITTI

                                 

 

 ANNI

 

 

 

1995

1996

1997

1998

1999

       Omicidio

Volontario

0

1

0

0

0

Colposo

0

0

0

0

0

 Lesioni personali

Volontarie

1

0

2

2

1

Colposo

0

0

0

0

0

Furti

714

930

671

636

557

Rapine estorsioni

28

36

26

25

22

Produzione vendita acquisto ecc. di stupefacenti

5

11

5

10

13

Violenza resistenza oltraggio a P.U.

9

9

8

4

2

Detenzione di armi

22

4

1

2

2

Altri delitti

46

23

29

23

26

Totale

825

1014

742

702

623

(Fonte: Istat, Statistiche giudiziarie penali)

Le denunce nei confronti di minori negli ultimi anni sono andate calando, infatti si è passati dalle 46.051 del 1995 alle 42.107 del 1998, solo nel 1999 assistiamo ad un aumento per cui i denunciati di minore età sono 43.897. 

Tabella 14 - Minori denunciate secondo le fasce d'età.

 

 

 

             ETA'

 

 

ANNI

MENO DI 14 (non imputabili)

14

15

16

17

totale

1995

4.683

1.200

1.332

2.085

1.204

10.504

1996

4.444

1.155

1.257

1.488

1.512

9.856

1997

3.467

1.099

1.182

1.570

1.618

8.936

1998

2.779

1.081

1.343

1.529

1.696

8.428

1999

3.031

1.090

1.263

1.662

1.821

8.867

(Fonte : Istat, Statistiche giudiziarie penali)

La percentuale delle ragazze denunciate rispetto al totale si aggira attorno al 20% e, come illustra la tabella 14, una buona parte di esse (circa 1/3)  non è ancora imputabile; tra le maggiori di 14 anni notiamo un costante aumento delle denunce di diciassettenni ed  un calo (eccetto nel 1999) rispetto alle sedicenni.

Per quanto riguarda i reati di cui sono accusate (tabella 15), come avviene per le adulte, gli omicidi sono molto pochi; invece notiamo un alto numero di denunce per lesioni personali sia volontarie che colpose (insieme raggiungono il 7-8% del totale delle denunce). Il reato maggiormente segnalato è il furto che in tutti gli anni considerati rappresenta sempre più della metà delle denunce .

Anche se il furto resta quindi il capo d’imputazione maggiore un significativo numero di accusate è indagato per violenza privata, minaccia, rapina, danneggiamenti, ricettazione, reati legati agli stupefacenti e violenza, resistenza, oltraggio. Se osserviamo la valenza percentuale di queste denunce nel corso degli anni considerati la situazione ci appare lievemente diversa; le minori denunciate per furto sono calate dal 68% al 59% circa mentre altri reati come lesioni personali, violenza privata, rapina e ricettazione  presentano una crescita percentuale anche se non sempre costante. L’unico reato con trend continuo di incremento percentuale è la produzione, vendita, acquisto, ecc. di stupefacenti che passa dal 2,35% del 1995 al 3,52% del 1999; non è un grande aumento ma è graduale ed ininterrotto.

Tabella 15 - Minori denunciate secondo il tipo di delitto.

DELITTI

 

 

ANNI

 

 

 

1995

1996

1997

1998

1999

Omicidio volontario consumato

2

5

2

4

2

Omicidio volontario tentato

3

5

3

6

2

Infanticidio

2

2

1

0

2

Omicidio preterintenzionale

1

5

2

2

1

Omicidio colposo

11

4

12

5

16

Percosse

58

24

39

33

43

Lesioni personali volontarie

348

450

373

425

415

Lesioni personali colpose

232

242

281

303

332

Rissa, abbandono d'incapace, ecc.

85

91

65

64

71

Violenza privata, minaccia, ecc.

189

222

256

263

270

Violenze sessuali

16

5

14

12

19

Violazione obblighi di assistenza familiare

6

5

4

4

5

Maltrattamenti in famiglia

11

10

10

6

10

Bigamia, incesto, ecc.

8

1

5

8

5

Atti osceni

25

9

10

13

14

Furto

7.162

6.547

5.622

4.883

5.247

Rapina

142

203

180

180

242

Estorsione

22

14

20

19

45

Danneggiamento

382

552

493

349

303

Truffa

43

50

89

248

107

Appropriazione indebita

9

10

12

11

9

Ricettazione

183

162

210

243

264

Insolvenza fraudolenta

19

11

12

3

7

Produzione, vendita, acquisto, ecc. di stupefacenti

247

249

296

283

312

Falsità in atti e persone

189

267

247

250

262

Violenza, resistenza, oltraggio

594

183

124

230

212

Contro l'amministrazione della giustizia

158

181

188

214

228

Altri

357

347

366

367

422

TOTALE

10.504

9.856

8.936

8.428

8.867

(Fonte : Istat, Statistiche giudiziarie  penali)

In ultima analisi vogliamo dare un fugace sguardo alle statistiche riguardanti le denunce di minori straniere; dalla tabella 16 emerge con estrema chiarezza che la quasi totalità di queste ragazze proviene dalla ex Jugoslavia, tuttavia tale percentuale ha subito un sensibile calo poiché è passata dal 94,94% del 1995 al 82,83% del 1999. Parallelamente ci appare altrettanto chiaro che alla diminuzione di denunce verso ragazze della ex Jugoslavia si affianca un considerevole aumento di denunce verso romene che, nelle statistiche del 1995, non erano nemmeno segnalate ed in soli quattro anni hanno raggiunto il 7/8% del totale delle denunce verso minori straniere; di certo tale cambiamento non può lasciare indifferenti soprattutto se pensiamo alle emergenti ed ormai affermate organizzazioni criminali che sfruttano giovani donne provenienti anche dal Paese segnalato e che le trasformano da vittime in potenziali trasgreditrici della legge. Segnaliamo infine un aumento, anche se di un solo punto percentuale, delle denunce di giovani provenienti dall’Albania e dal Marocco.

Tabella 16 - Minorenni straniere denunciate secondo il Paese di provenienza; valori percentuali.

PAESI

                                

ANNI

 

 

1995

1996

1997

1998

1999

Unione europea

1,81

1,82

1,23

2,11

2,00

Francia

0,71

0,94

0,51

1,17

1,02

Altri Paesi Europei

96,70

96,33

96,81

94,52

94,49

Albania

-

2,07

1,55

2,49

2,79

Ex Jugoslavia

94,94

92,76

91,46

82,97

82,83

Romania

-

1,07

3,15

8,02

7,88

Africa

0,94

1,23

1,32

2,34

2,09

Marocco

0,64

0,81

1,02

0,10

1,37

Asia

0,20

0,21

0,17

0,36

0,49

America Centro-Settentrionale

0,04

0,06

0,34

0,30

0,19

America Meridionale

0,32

0,31

0,11

0,38

0,74

Oceania

0,00

0,04

0,02

0,00

0,00

% denunciate straniere sul totale delle denunciate

53,65

52,86

52,57

46,74

48,54

(Fonte Istat, Statistiche giudiziarie penali)

Grafico 3 – Minori denunciati secondo il sesso.

           

             (Fonte Istat, Statistiche giudiziarie penali)

Dal 1995 le denunce verso ragazze erano andate calando e, come possiamo vedere nel grafico 3, solo nel 1999 hanno ricominciato ad aumentare; al contrario per quanto riguarda i minori di sesso maschile il numero di denunce dal 1996 al 1999 è stato in continuo aumento.



10 Gemma Marotta “La criminalità femminile in Italia. Caratteri quantitativi e aspetti qualitativi”, Presidenza del Consiglio dei Ministri, 1987.

11 Gli annuari statistici degli anni precedenti al 1995 a nostra disposizione non presentavano, nell’esposizione delle informazioni riguardanti i soggetti denunciati, la distinzione di genere.

12 Per gli anni dal 1977 al 1994 gli annuari dell’ISTAT non evidenziano il dato relativo alla produzione, vendita e acquisto di stupefacenti.

13 Vengono qui considerate insieme le cifre riguardanti sia l’omicidio volontario tentato che quello consumato.

14  Per quanto riguarda tale dato abbiamo considerato insieme sia la recidiva generica che quella specifica.

15 Per l’anno 1995 non vengono segnalate le distinzioni intervenute a seguito dei mutamenti politici nella ex Jugoslavia.

16 Anche per l’ex Unione Sovietica mancano le distinzioni nell’annuario statistico del 1995.

17 Rosanna Buonanno “L’altra donna. Devianza e criminalità”, Adriatica editrice, 1983.

 

18 Gustavo Sergio “La devianza minorile femminile: particolarità della congiuntura degli anni ‘90” in “La criminalità femminile tra stereotipi culturali e malintese realtà”, op. cit. e Franca Faccioli “I soggetti deboli. I giovani e le donne nel sistema penale”, op. cit.

19 Si ricordano a tal proposito gli articoli del codice penale che c’illustrano come la legge italiana regola il rapporto età/imputabilità.

Art. 85. Capacità d’intendere e di volere.

Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile.

E’ imputabile chi ha la capacità d’intendere e volere.

Art. 97. Minore degli anni quattordici.

Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i quattordici anni.

Art. 98. Minore degli anni diciotto (comma primo).

E’ imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto aveva compiuto i quattordici anni, ma non ancora  diciotto, se aveva capacità d’intendere e di volere; ma la pena è diminuita.

20 Questo totale è stato calcolato sommando le condannate maggiori degli anni diciotto (vedi tabella 1) e le condannate minori evidenziate nella stessa tabella 12.

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