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S. Maria del Fiore




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S. Maria del Fiore

Dal 1294 i Fiorentini decisero di sostituire l’antica Reparata “ch’era di molto grossa forma e di piccola a comparazione di siffatta cittade” – così attesta la cronaca trecentesca di Giovanni Villani – con un Duomo nuovo che prenderà in seguito il nome di Santa Maria del Fiore, alludendo il suo titolo al giglio dello stemma di Firenze. Una chiesa dunque che per dimensioni e ricchezza rappresentasse degnamente la città: il primo progetto, comunque destinato ad influenzare l’aspetto definitivo dell’edificio che troverà compimento molto più tardi, è d’Arnolfo di Cambio, architetto e scultore formatosi con Nicola Pisano, esperto dell’arte meridionale e romana, che concepisce una basilica di spazialità classica con tre ampie nevate confluenti nel “trifoglio” delle tribune, a loro volte innestate sulla vasta cavità della cupola. Arnolfo inizia la costruzione della facciata e nel 1301, alla sua morte, la decorazione con statue e marmi policromi è completata fino alla metà dell’altezza. Interrotta la costruzione, essa non riprenderà fattivamente se non dopo il 1357 – nel frattempo, sotto la guida di Giotto e d’Andrea da Pontedera si innalza il campanile – sulla base di un nuovo progetto di Francesco Talenti: si stabilisce la scansione ritmica delle campate (quadrate nella navata centrale, rettangolari in quelle laterali) nel braccio longitudinale e si pone “con molto trionfo di campane, d’organi e di canti… il primo fondamento della prima colonna”: la costruzione della navata procederà speditamente con Talenti prima e, dal 1364 al 1370, con Giovanni di Lapo Ghini; in questa data è definito il progetto delle parti absidali con il giro delle tribune che riprende, ampliando il “trifoglio” del progetto arnolfiano e determina la luce della cupola (45 m circa di diametro), la cui copertura tanti gravi problemi tecnici porrà ai costruttori. Nel 1418 affrontando la progettazione della cupola prima Brunelleschi, affiancato dal Ghilberti, poi il solo Brunelleschi che, con geniale intuizione formale e gran sapienza tecnica, troverà la soluzione ottimale: la cupola, interamente voltata nel 1436, è completata con la lanterna, dopo la morte del maestro, nel 1468.



Il Campanile

La costruzione del campanile fu intrapresa nel 1334, allorché Giotto, nominato Capomastro della fabbrica del Duomo, tralasciando la chiesa, rivolse la sua attenzione a questo nuovo elemento architettonico. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1337, la direzione dei lavori passò ad Andrea Pisano e quindi a partire dal 1348, a Francesco Talenti, che completò il campanile nel 1359 nella forma che oggi ci appare. La struttura, slanciata ed elegantissima (84,70 x 14,45 m), ha pianta quadrata con contrafforti angolari a forma di pilastri poligonali che salgono fino alla sommità, ed è divisa orizzontalmente da cornici che delimitano cinque piani sovrapposti. La prima zona, nella quale si apre la porta cuspidata, è quella realizzata vivente Giotto ed ha rilievi entro formelle ottagonali eseguiti, in parte su disegno dallo stesso Giotto, da Andrea Pisano. Questi condusse poi la costruzione del campanile fino al terzo cornicione, nel rispetto del progetto giottesco, e scolpì buona parte della seconda serie di rilievi – altri aspettando Luca della Robbia -. Nella seconda fascia predispose poi delle nicchie che contenevano sedici statue di profeti, sibille e del Battista e, al di sopra altre nicchie cieche. I tre piani successivi sono stati progettati e costruiti dal Talenti: qui le fasce no presentano più decorazioni scultoree ma sono ornate da bifore accoppiate (per le prime due fasce) e da una gran trifora, che creano un impressione di lancio e leggerezza. L’edificio è completato da una cornice orizzontale a sbalzo su mensole, terminante con una balaustrata a traforo simile a quella della vicina chiesa; nel primitivo progetto, molto probabilmente era previsto anche un coronamento a guglia. Nonostante la pluralità d’interventi, il campanile appare una struttura unitaria soprattutto al rivestimento di marmi policromi e agli slanciati contrafforti angolari che, salendo fino alla sommità, raccordano fra loro i diversi piani. L’edificio è esemplare dell’arte ogivale del Trecento, nella quale le forme di Gotico d’oltralpe sono temperata da un’irrinunciabile esigenza di solidità strutturale ed equilibrio di volumi d’ascendenza classica.



Il Battistero

Oggi gerarchicamente sottoposto alla mole di Santa Maria del Fiore, il Battistero di S. Giovanni riveste in realtà un’importanza storica assai maggiore, in quanto nell’edificio s’invera e si materializza quella continuità del classicismo che costituì l’arte fiorentina. Sebbene non siano del tutto chiarite le mille questioni sulla sua datazione, il Battistero – che lo stesso Dante pretendeva romano e classico – risale plausibilmente al IV – V secolo; di questa struttura primitiva, a sua volta poggiante su più antiche basi come suggeriscono i reperti di scavi recenti, restano intatti i due ordini inferiori, l’attico e l’imposta della cupola, inglobate nella decorazione romanica; il battistero paleocristiano era liturgicamente connesso, forse fin dall’origine, alla primitiva Cattedrale di S. Reparata, più volte ampliata ed infine distrutta per far posto a Santa Maria del Fiore; forse durante una “campagna” d’ampliamento del duomo, temporaneamente inagibile, tra il 1059 e il 1128, il Battistero, assai vasto, ne assunse le funzioni. L’attuale rivestimento esterno, che ne ingloba il prisma cristallino a base ottagonale sottolineandole la lucida geometria con le sue perfette e rigorose partiture, risale al XI – XII secolo; gli intarsi marmorei in bianco di Carrara e in verde di Prato definiscono su ciascuna faccia la tripartizione dei piani in verticale (terreno, matroneo, attico e imposta della cupola) e in orizzontale, che sovrappone in basso lesene corinzie , al piano dei matronei arcate cieche su semicolonne ottagone, includenti finestre centinate e timpanate, semplici specchiature filettate all’attico; tripartizione che viene puntualmente ripresa nella decorazione dell’interno. L’ampia cupola, a otto vele nella sua parte interna, ha copertura piramidale all’esterno. Nel perimetro si aprono tre porte, che tra Trecento e Quattrocento ricevettero le celeberrime imposte: alla principale, volta ad Oriente e al Duomo, fa fronte la scarsella rettangolare contenente l’altare, il cui profilo era in origine semicircolare.

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