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Disturbi della senso-percezione




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                     JEAN PIAGET Jean Piaget (Neuchatel, 9 agosto 1896



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DISTURBI DELLA SENSO-PERCEZIONE


Percezione: processo mediante il quale traiamo informazioni dal mondo in cui viviamo, risultato di una complessa integrazione e organizzazione. Le sensazioni vengono integrate ed elaborate tramite una elaborazione in cui entrano in gioco le varie funzioni psichiche. Non solo semplice risultante sommatoria delle diverse afferente psichiche ma di complessi processi mentali selettivi.




Sensazioni: conoscenza psichica primaria dei fenomeni del mondo esterno.

Percezioni: hanno carattere di obiettività e concretezza, parametri spazio temporali, contorni precisi, costanti e mantenute nello spazio percettivo, non dipendono dalla volontà, non possono venire create e modificate a piacere, legate ad una sensazione di passività.

Rappresentazioni: carattere di soggettività, si collocano nello spazio interno, sono imprecise e incomplete, fugaci e debbono essere rievocate, dipendono dalla volontà e possono essere create e modificate, legate ad una sensazione di attività.


Disturbi della senso-percezione:

QUANTITATIVI: iperestesia, ipoestesia

QUALITATIVI: eritropsia, xantopsia, micropsia, macropsia

FALSAMENTO DELLE PERCEZIONI: illusione, allucinazione, pseudoallucinazione, allucinosi


ILLUSIONE: deformazione di un percetto (illusioni da disattenzione, affettive, paraeidolie)


ALLUCINAZIONI: creazione di un percetto, percezione senza oggetto (visive, olfattive/uditive, gustative, somatiche)


Di tipo:

semplice (possono non indicare psicopatologia)

complesse (le più frequenti):oggetti, parole, frasi;  hanno valore psicopatologico

combinate: scene complesse; hanno valore psicopatologico


Visive: quasi sempre fenomeno patologico di tipo organico (tumorale, vascolare ecc) oppure di tipo tossico. Dentro o fuori il campo visivo (extracampali) o negative (l’oggetto non viene percepito).


Uditive: caratterizzano varie sindromi psicopatologiche in genere gravi. La chiarezza non è indice di gravità.


Olfattive/gustative: solitamente associate. Più frequentemente cause organiche o alterazioni della coscienza


Somatiche: cenestesiche, tattili, termiche, chinestesiche. Principalmente nella schizofrenia e in disturbi psicopatologici gravi


Possono infine essere:

funzionali: solo quando l’organo di senso è in attività (visioni compaiono ad occhi aperti e scompaiono chiudendoli)

riflesse: allucinazioni ad un organo di senso quando è stimolata una differente struttura sensoriale

In ogni caso il contenuto delle allucinazioni è sempre in qualche modo motivato (Doppio binario) ed è rilevante nel dialogo e nel trattamento terapeutico.


PSEUDOALLUCINAZIONI: mancano di corporeità e spazialità. In genere indicano disturbi gravi. Voci interne. Non c’è la “distanza” delle allucinazioni. Fenomeno intermedio tra rappresentazione mentale e allucinazione, tra disturbo della percezione e disturbo del pensiero. Vissute dal soggetto come fenomeni “strani o estranei”. Frequenti nella schizofrenia.


ALLUCINOSI: allucinazione “criticata”, il soggetto la riconosce come patologica. In genere per lesioni cerebrali o assunzione di sostanze tossiche. Può anche definire una grande ricchezza di allucinazioni.



PSICOPATOLOGIA DEL PENSIERO


DISSOCIAZIONE MENTALE (SPALTUNG)


Separazione, isolamento, o discordanza delle funzioni psichiche con conseguente frammentazione dello psichismo, in senso più stretto la frammentazione del pensiero cioè la perdita dei legami associativi tra le idee. Pensiero labile, disconnesso, “scucito”, incongruente.

Può manifestarsi con modalità diverse: incongruenza tra idea e idea (ideoideativa) tra pensiero e comportamento (ideoprassica) tra pensiero e emozione (ideoaffettiva).

Può associarsi con stati di agitazione psicomotoria, parole e brani di frasi prive di significato, possono intrecciarsi con esclamazioni, insulti.

Durante il dialogo può manifestarsi in diverse forme:

Iperinclusione: nel corso di un pensiero ne viene incluso un altro non legato al primo o che non lo è per l’osservatore esterno

Deragliamento: passaggio improvviso da un tema ad un altro

Barrage: improvvisa interruzione dovuta ad un arresto dei processi associativi

Fusione: concetti insensati come risultato di due o più idee

Possono anche comparire insieme rendendo il discorso bizzarro e incomprensibile.

Nei diversi gradi di gravità della dissociazione il discorso può apparire “scucito” nei casi più lievi, mentre in quelli più gravi oltre che la trama “larga” del discorso viene compromessa anche la singola unità logica, generando un “insalata di parole” (le forme sopra descritte sono a livello intermedio).


La dissociazione si ritrova ance in altre aree nosografiche come i disturbi d’ansia o borderline e in questo senso dissociazione non significa schizofrenia.

Bleuler ha introdotto il termine “Spaltung” per indicare il sintomo primario e fondamentale della schizofrenia (Blauler, 1911).


Esiste un altro gruppo di dissociazione, quello “verticale” dove parti della personalità vengono divaricate originando personalità “multiple”, che appunto differiscono dalla dissociazione mentale propriamente detta.



DISTURBI DEL PENSIERO


Vengono distinti in:


DISTURBI FORMALI (dei principi che presiedono alla strutturazione

DISTURBI DEL CONTENUTO (alterazione di singole idee)


FORMALI

Accelerazione ideica (fuga delle idee). Eloquio fluido irrefrenabile (logorrea). Sono tipici degli stati di eccitamento maniacale.

Rallentamento e inibizione del pensiero. Eloquio faticoso, scarno, associato anche a rallentamento motorio e mimico. Tipico nella depressione endogena.

Prolissità, circostanzialità, perseverazione. Possono manifestarsi nel disturbo ossessivo compulsivo o per sindromi psico-organiche

Pensiero dissociato: fusione, iperinclusione, barrages, deragliamento

Pensiero incoerente: disgregazione del corso del pensiero in frammenti sconnessi. Tipico delle psicosi confusionale ed organiche; alterazione dell’ideazione ricondotta a modificazione dello stato di coscienza

Pensiero autistico: ritiro dal mondo circostante, il pensiero non si adatta più alla realtà (come nella schizofrenia

Pensiero concreto: difficoltà di astrazione e simbolizzazione (fase operatorio-concreta nei bambini, patologia negli adulti)

Pensiero anancastico od ossessivo: estraneità e incoercibilità dei pensieri. Vissuti con sentimento di fastidio e di angoscia. Contenuti riconosciuti come propri ma considerati inaccettabili e rifiutati perché vissuti come estranei all’Io


DEL CONTENUTO


Idea prevalente

Delirio


Idea prevalente

idee o complessi di idee che permeano l’intera vita psichica con una grande carica affettiva. Non è di per sé indice di psicopatologia in atto. Posta da alcuni in relazione al delirio, talora infatti si amplifica, perde rapporto con la realtà, il fondo affettivo si inaridisce, il soggetto si smarrisce nella frenetica ricerca degli indizi che la confermino. Rispetto all’idea ossessiva quella prevalente è egosintonica, criticabile ma non ritenuta assurda, vissuta come parte integrante della personalità, talora connessa ad attività creative, sostenuta da una carica affettiva.


DELIRIO

insieme di idee deliranti. Idea patologica che non corrisponde alla realtà e non vera rispetto all’esistenza del soggetto, non modificabile attraverso prove razionali. Difetto del giudizio di realtà.


Caratteristiche:

incomparabile certezza soggettiva

impermeabile all’evidenza e alla critica

ha un’assurdità di contenuto


Possono essere classificati secondo 4 principali criteri:


presenza di un’alterazione dello stato di coscienza

delirio lucido (depressione o schizofrenia)

delirio confuso

derivabilità

delirio primario

delirio secondario o deliroide

maggiore o minore strutturazione interna

delirio sistematizzato (x es. quelli di gruppo che hanno una plausibilità)

delirio bizzarro

contenuto

di persecuzione

di trasformazione

mistici

depressivi

di grandezza o espansivi

di gelosia


Delirio primario

fenomeno inderivabile e indeducibile e quindi incomprensibile non rispetto ai contenuti ma al modo in cui tale convinzione si insatura, on si colgie una psicogenesi comprensibile al comune buon senso. Secondo Jaspers le manifestazioni più frequenti sono:

percezione delirante: percezione corretta ma attribuzione immediata di un significato abnorme, incomprensibile incongruo (suono di clacson minaccia)

interpretazione delirante: percezione corretta con attribuzione erronea ma comprensibile rispetto a particolari stati d’animo (x es. un delirante persecutorio può osservare un gruppo di persone e supporre che stiano parlando di lui)

intuizione delirante: idee che sorgono improvvisamente senza alcun rapporto con la realtà (x es. il mondo sta finendo)

Delirio secondario

diversamente dal primario emerge più lentamente e costituito da una o più idee deliranti deducibili e comprensibili in rapporto ad altri contenuti psichici presenti. E’ relativo a una inclinazione dei tratti di personalità che un accadimento estremizza.


Deliri di persecuzione

di riferimento (gli stimoli sono riferiti a se stesso in maniera malevola e sospettosa)

di nocumento (tutti osteggiano il paziente)

di influenzamento (telepatia, pensieri “installati” da altri, controllo dall’esterno del pensiero e del corpo)

di veneficio

querulomane (ingiustizie a cui si chiede riparazione per vie legali o antisociali)

di persecuzione (identifica i suoi persecutori e le modalità con cui lo perseguitano)


Deliri di trasformazione

di trasformazione cosmica

palignostico (“lui non è lui ma un’altra persona”)

di trasformazione corporea


Delirio mistico: di essere in contatto con una divinità


Deliri depressivi

di colpa o di autoaccusa

di rovina (economica)

nichilistico o di negazione (a se stessi in cui viene negata l’esistenza di un organo o al mondo esterno dove viene negata l’esistenza di familiari o di cose) (Sindrome di Cotard: depressione delirante in cui il paziente crede di essere privato di qualche suo organo o dell’intero corpo)

ipocondriaco


Deliri di grandezza (spesso nell’eccitamento maniacale, nel disturbo bipolare o nella paranoia):

ambizioso

erotomane (certezza di essere amati da persone importanti e famose)

di potenza

megalomanico

genealogico

inventorio (scientifico, filosofico)

di enormità


Deliri di gelosia: assoluta convinzione di essere traditi dal proprio partner. I soggetti a volte ricorrono anche alla violenza.



DISTURBI DELLA COSCIENZA


Coscienza: consapevolezza di se stessi, del proprio mondo interno, del proprio corpo dell’ambiente esterno e dell’esistere. Include la totalità dei fenomeni psichici. Utilizzata per formulare valutazioni immediate e future sulla realtà per riconoscerla e orientarsi adeguatamente in essa. Permette di distinguere la realtà dall’immaginario e di situarsi in un ambito temporo-spaziale.

Condizione necessaria perché si realizzi l’esperienza cosciente è lo stato di veglia cioè uno stato di vigilanza con presenza di un’attenzione di base mobile. Nel sonno la coscienza è assente. L’attenzione è strettamente connessa con il livello di vigilanza e il livello di vigilanza determina quantitativamente il livello dell’attività di coscienza, l’ampiezza, quindi i contenuti dell’esperienza interna e esterna di cui si è al momento consapevoli.

Nei disturbi della coscienza c’è sempre da presumere principalmente una patologia organica cerebrale.

Le alterazioni dello stato di coscienza possono riguardare:

disturbi dello stato di coscienza

disturbi della coscienza dell’Io

disturbi della coscienza del Sé


Disturbi dello stato di coscienza

Alterazione ipnoide: turbe della lucidità della coscienza o della vigilanza , caratterizzato da obnubilamento e offuscamento; soggetto abulico, sonnolento, difficoltà percettive, affettività inibita. Torpore, sopore, precoma, coma. Deriva da patologie organiche cerebrali o extra-cerebrali o da intossicazione.

Stato crepuscolare: un restringimento dell’estensione del campo di coscienza, alcune parti sono tagliate fuori, certi dati dell’esperienza interiore e della realtà vengono ignorati. Può esservi o no disorientamento temporo-spaziale, modalità di insorgenza improvvise come anche la remissione. Non c’è ricordo dell’accaduto (es. parto e vado a Napoli ma poi non so come e cosa ci sto facendo). In genere deriva da epilessia o da forti traumi emotivi. Sonnambulismo.

Alterazione onirica: in cui è maggiore la compromissione degli stati di coscienza per il venir meno della sua capacità strutturante. Non c’è distinzione tra i dati immaginari e quelli di realtà. Si riscontrano nelle psicosi organiche o intossicazioni croniche (alcool ecc…), in malattie infettive o metaboliche.

Delirium: stato confusionale acuto ad insorgenza rapida di durata transitoria



Disturbi della coscienza dell’Io


Io come consapevolezza complessiva di se stesso, la persona vive come proprie le personali percezioni, azioni, pensieri, sentimenti.

Secondo Jaspers l’esperienza dell’Io è contraddistinta da 4 caratteri formali:

esperienza dell’attività: connota come propri gli eventi psichici che hanno l’Io come soggetto (sono io che faccio)

esperienza dell’unità: le diverse manifestazioni sono espressione di un nucleo unitario dell’Io (sono io che faccio nelle diverse esperienze)



esperienza dell’identità: continuum tra le diverse esperienze (sono io che faccio, che ho fatto che farò)

esperienza della delimitazione: Io come entità separata dagli altri e dal mondo esterno (io sono diverso dagli altri)


I disturbi della coscienza dell’Io comprendono:


Depersonalizzazione in cui le esperienze vissute non si sentono appartenenti al proprio Io, estranee, perdita della “meità”. Esperienza di distacco nei confronti della propria interiorità psichica (autopsichica), del proprio corpo (somatopsichica), del mondo(derealizzazione):

Depersonalizzazione autopsichica: gli stati della coscienza non appartengono allIo, vissuto di impersonalità, vaghezza. Il soggetto spesso manifesta il timore di impazzire. Sentimento della perdita di sentimento.

Depersonalizzazione somatopsichica: estraneità del proprio corpo o di parti di esso

Depersonalizzazione allo psichica o Derealizzazione: estraneità dell’ambiente (x es. negli attacchi di panico)

Le cause possono essere stati tossici, psicosi organiche, nevrosi, depressione endogena, schizofrenia.


Transitivismo: il soggetto nega come proprie certe esperienze per attribuirle ad un’altra persona.


Sdoppiamento della personalità (raro e discusso fenomeno


Disturbi della coscienza del Sé


Sé come inferito od oggettivo (caratteristiche osservabili dall’esterno) o come soggettivo (l’immagine che una persona ha di se stessa

Riguardano un’identità adulta fragile, immatura, vaga, debole, non raggiunta, non integrata.

Inconsistenza nel senso dell’identità

Alterazione dell’immagine del proprio corpo



DISTURBI DELL’ATTENZIONE


Ipoprosessia (disattenzione) fino all’aprosessia nei disturbi gravi o psicotici

Iperprosessia



DISTURBI DELLA MEMORIA


Capacità di rievocare un’esperienza passata riconoscerla e localizzarla nel tempo e nello spazio.

Due tipi principali di sindromi:

Alzheimer (morte neurale)

Vascolare (arteriosclerosi, mancanza di circolazione sanguigna nel cervello).


Fasi di: registrazione, ritenzione, rievocazione con conseguenti disturbi:

della memoria di registrazione

della memoria di ritenzione

della memoria di rievocazione (amnesie, paramnesie)


PSICOPATOLOGIA DELL’AFFETTIVITA’


L’affettività è la sfera dei sentimenti e delle emozioni che interagisce con la sfera motoria e con quella intellettiva da cui si distingue solo astrattamente. Non solo i sentimenti e le emozioni ma anche il contenuto di questi. Dà un colore all’umore: triste, allegro, ecc… Ogni processo intellettivo fa risuonare dei sentimenti e viceversa i sentimenti possono destare dei ricordi e guidare il nostro pensiero. In questo senso possiamo rilevare modificazioni e alterazioni della sfera dell’affettività che possono generare patologie:


Modificazioni dell’umore:

Umore depressivo- depressione

Stato ipertimico-mania

Umore irritabile-disforia

Labilità affettiva-stato misto


Alterazione dei sentimenti:

Paralisi acuta del sentimento o stupore emotivo (vuoto sentimentale dopo traumi

Dissociazione affettiva (discordanza affettiva-emotiva rispetto al contesto)

Apatia-anedonia

Sentimento di mancanza di sentimento (Schneider

Ambivalenza affettiva (sentimenti opposti coesistenti o alterni x una persona o situazione


Patologia emotiva:

Fobia-paura

Ansia-angoscia


Per quello che riguarda le Fobie bisogna fare una distinzione tra Fobia e Paura. Nella Paura c’è l’esistenza dell’oggetto che plausibilmente la suscita, nella Fobia invece l’oggetto c’è ma questo di per sé non dovrebbe suscitare paura (oggetto inadeguato, paura immotivata). L’evitamento caratterizza l’esperienza fobica e se l’oggetto della fobia non si può evitare questo genera forti reazioni d’ansia.

Le caratteristiche della Fobia possono essere così descritte:

oggetto inadeguato

evitamento

reazione d’ansia





DISTURBI D’ANSIA


Ansia: stato dell’Io spiacevole fondato sulla previsione di qualcosa di spiacevole che accadrà. Inquietudine per un pericolo imminente, spesso non definito, con conseguenti sintomi fisici (cardiorespiratori, urinari, gastrointestinali) e psichici (angoscia, paura, panico, ipervigilanza


Ansia come stato normale di attivazione consente un adattamento più vantaggioso: maggiore aumento della velocità associativa e di apprendimento, migliore capacità di formare giudizi validi, maggior efficienza fisica e minor tempo di reazione, in poche parole un miglioramento della performance.

L’ansia patologica invece peggiora la performance portandola al fallimento: rallentamento della velocità associativa, minor apprendimento, restringimento del campo di coscienza (monoideismo), destrutturazione della coscienza (stato confusionale), impossibilità di rapporto e comunicazione tra soggetto ansioso e mondo esterno.


Caratteristiche dell’Ansia:

Persecutorietà dello stimolo minaccioso

Amplificazione dell’apprensione che conduce ad un senso d’impotenza e di minaccia


Come detto presenta due versanti sintomatici:

Somatico: dispnea, extrasistole, tachicardia, vertigini

Psichico: sensazione di impotenza, pericolo incombente, stato di allarme continuo e logorante


L’Hamilton Anxiety Rating Scale (HARS), infatti, valuta l’ansia attraverso due scale:

Alterazioni Psichiche

Sindromi Somatiche e/o neurovegetative


Fattori predisponesti: genetici, familiari, traumi psichici, difetto nell’abilità di coping, elaborazione cognitiva erronea

Fattori precipitanti: problemi fisici o sostanze tossiche, eventi di vita stressanti, stress protratto con frustrazione

Rientrano nei disturbi d’ansia:

Disturbo da Attacchi di Panico con o senza Agorafobia

Disturbo Ossessivo-Compulsivo

Disturbo d’Ansia generalizzato

Disturbo Post-Traumatico da Stress

Fobia specifica

Fobia sociale


DISTURBI DELL’UMORE


Depressione


Può avere una dimensiona nevrotica (distimia, meno grave) e non interrompere il ciclo di vita anche se causa una forte sofferenza.

Può avere una dimensione psicotica e in questo caso interviene drammaticamente nella vita del soggetto impedendogli di avere relazioni significative, lavorative ecc… sino a condurre al suicidio.


Le caratteristiche sono:

abbassamento del tono dell’umore

anedonia (caratteristica della depressione)

ritiro sociale

assenza di motivazioni

alterazioni neurovegetative: perdita della libido, perdita o aumento del peso (anoressia o iperfagia), scarsa energia, anomalie del ciclo mestruale, disturbi del ciclo sonno-veglia (caratteristica è l’insonnia mattutina con risveglio gravato di sentimenti negativi nella depressione grave, sintomo patognomonico), variazioni dei sintomi nella giornata (si sta peggio la mattina poi nella giornata i sintomi migliorano).


Disturbi dell’umore secondo il DSM IV


Episodi di alterazione dell’umore:

Depressivo maggiore

Maniacale

Misto

Ipomaniacale

Disturbi depressivi:

Disturbo depressivo maggiore

Disturbo distimico (nevrosi depressiva)

Disturbo depressivo NAS

Disturbi bipolari:

Bipolare I

Bipolare II (solo episodi ipomaniacali)

Ciclotimico

Bipolare NAS

Altri disturbi dell’umore:

Disturbo dell’umore dovuto a una condizione medica generale

Disturbo dell’umore indotto da sostanze

Disturbo dell’umore NAS


Quando la diagnosi viene fatta con il DSM IV questa va poi adeguata all’ ICD10 attraverso i codici di trasferimento. L’ICD10 fa una diversa classificazione dei disturbi dell’umore.


Criteri DSM IV per l’Episodio Depressivo Maggiore:

A.           Cinque o più dei seguenti sintomi sono stati contemporaneamente presenti du­rante un periodo di 2 settimane e rappresentano un cambiamento rispetto al pre­cedente livello di funzionamento; almeno uno dei sintomi è costituito da umore de­presso o perdita di interesse o piacere.

Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, come ripor­tato dal soggetto o come osservato da altri.

Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno.

Significativa perdita di peso, in assenza di una dieta, o significativo aumento di pe­so, oppure diminuzione o aumento dell’appetito quasi ogni giorno.

Insonnia o ipersonnia quasi ogni giorno.

Agitazione o rallentamento psicomotorio quasi ogni giorno.

Faticabilità o mancanza di energia quasi ogni giorno.

Sentimenti di autosvalutazione oppure sentimenti eccessivi o inappropriati di col­pa quasi ogni giorno.

Diminuzione della capacità di pensare o concentrarsi, o difficoltà a prendere de­cisioni, quasi ogni giorno.

Ricorrenti pensieri di morte, ricorrente ideazione suicida senza elaborazione di piani specifici, oppure un tentativo di suicidio o l’elaborazione di un piano specifi­co per commettere suicidio.


Inoltre:

B.           I sintomi causano disagio clinicamente significativo o un’alterazione del funziona­mento sociale, lavorativo, o di altre importanti aree.

C.           I sintomi non sono dovuti agli effetti fisiologici diretti di una sostanza o a una con­dizione medica generale.

D.           I sintomi non sono meglio giustificati da lutto, cioè dopo la perdita di una persona cara i sintomi persistono per più di due mesi o sono caratterizzati da una com­promissione funzionale marcata, autosvalutazione patologica, ideazione suicida­ria, sintomi psicotici o rallentamento psicomotorio.


Per quello che riguarda il punto D, infatti possiamo considerare una reazione depressiva al lutto (anche ritardata) come una depressione fisiologica. Se essa è molto intensa allora abbiamo una forma depressiva ma dove esiste sempre un collegamento tematico con l’evento (Depressione reattiva). Quando invece questo collegamento salta, si eclissa allora abbiamo il passaggio alla patologia depressiva vera e propria.

Si differenziano infatti due quadri clinici:

Depressione Endogena o psicotica (dove rimane oscuro il motivo che ha condotto a tale stato; nasce “dal di dentro”

Depressione Reattiva o psicogena che è patologica solo quando la reazione ad avvenimenti luttuosi o tristi appare eccessiva


Criteri DSM IV per l’Episodio Maniacale:

A.           Un periodo definito di umore elevato, espansivo o irritabile, in modo abnorme e persistente, della durata di almeno una settimana (o di qualsiasi durata se è ne­cessaria l’ospedalizzazione).

B.           Durante il periodo di alterazione dell’umore sono presenti almeno 3 dei seguenti sintomi in modo persistenté (4 se l’umore è solo irritabile):

aumentata autostima o grandiosità;

diminuito bisogno di sonno;

maggiore loquacità o logorrea;

fuga delle idee o esperienza soggettiva di accelerazione del pensiero;

distraibilità;

aumento dell’attività finalizzata o agitazione psicomotoria;

eccessivo coinvolgimento in attività ludiche che hanno un alto potenziale di con­seguenze dannose.

C.           Le alterazioni sono tali da determinare una marcata compromissione del funzio­namento lavorativo e/o sociale, oppure da richiedere l’ospedalizzazione per pre­venire danni a sé o agli altri, oppure sono presenti sintomi psicotici.


Criteri DSM IV per l’Episodio Ipomaniacale:

A.           Un periodo definito di umore persistentemente elevato, espansivo o irritabile, del­la durata di almeno 4 giorni.

B.           Durante il periodo di alterazione dell’umore sono presenti almeno 3 dei seguenti sintomi in modo persistente (4 se l’umore è solo irritabile):

aumentata autostima o grandiosità

diminuito bisogno di sonno;

maggiore loquacità o logorrea;

fuga delle idee o esperienza soggettiva di accelerazione del pensiero;

distraibilità

aumento dell’attività finalizzata o agitazione psicomotoria;

eccessivo coinvolgimento in attività ludiche che hanno un alto potenziale di con­seguenze dannose.

C.           L’episodio si associa a un chiaro cambiamento del modo di agire del soggetto.

D.           L’alterazione dell’umore e il cambiamento nel modo di agire sono osservabili da altri.



E.           L’episodio non è abbastanza grave da determinare una marcata compromis­sione funzionale o da richiedere l’ospedalizzazione. Non sono presenti sintomi psicotici.


La caratteristica che differisce i due quadri (maniacale e ipomaniacale) oltre che l’entità dei sintomi, è nell’“allarme sociale” suscitato nell’ambiente circostante. Nel quadro ipomaniacale infatti i familiari, gli amici ecc… non sono allarmati per le condotte del paziente al contrario di quello che accade nel quadro maniacale. La diagnosi tra i due si differenzia proprio e distintamente per questa caratteristica.


L’Ipomania infine presenta due quadri clinici:

Euforico Espansivo

Euforico Irritabile


Criteri DSM IV per il Disturbo Distimico:

A.           Umore cronicamente depresso, presente per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno per almeno 2 anni (gli individui descrivono il loro umore come triste o “giù di corda”). Nei bambini l’umore può essere irritabile anziché depresso, e la du­rata minima richiesta è solo di i anno.

B.           Durante i periodi di umore depresso, sono presenti almeno due dei seguenti sin­tomi addizionali:

iporessia o iperfagia;

insonnia o ipersonnia;

ridotta energia o affaticabilità;

bassa autostima;

scarsa capacità di concentrazione o difficoltà nel prendere decisioni;

sentimenti di disperazione.

Gli individui possono riferire la presenza rilevante di riduzione degli interessi e di autocritica, spesso si vedono come non interessanti o incapaci.

C.           Durante il periodo di 2 anni (1 anno per i bambini o gli adolescenti), gli intervalli li­beri da sintomi non durano più di 2 mesi.


Una delle differenze tra il Disturbo Distimico e la Depressione Maggiore è che nel primo gli eventi “piacevoli” giovano al paziente mentre nel secondo no; il primo si manifesta con lentezza mentre il secondo ha spesso un’insorgenza improvvisa, così come la remissione. Nel Distimico non sono presenti i deliri come potrebbe accadere nel Maggiore. Per quello che invece riguarda il suicidio, non c’è differenza di pericolosità tra i due quadri in quanto pur essendo meno grave il Distimico ha una durata molto maggiore se non cronica.

Il Ciclotimico come quello Distimico è un disturbo cronico con oscillazioni dell’umore lievi, con euforia mai maniacale e disforia mai depressione grave. Persone instabili ma mai gravemente.


Il problema più grave è invece rappresentato dai disturbi Bipolari a “cicli rapidi” (4 episodi di alterazione nei 12 mesi precedenti) dove praticamente non c’è mai remissione. E’ una patologia grave e invalidante e poco curabile.

Nei pazienti con disturbo Bipolare c’è scarsa aderenza alla terapia (compliance) e nei casi gravi si deve ricorrere a un TSO (trattamento sanitario obbligatorio). A livello terapeutico per questo problema è sempre bene cercare una collaborazione con i familiari del paziente.

Nei pazienti con Bipolare c’è una grave discontinuità del corso della vita. I viraggi tra euforia e depressione sono molto rapidi, gli episodi durano da qualche settimana a diversi mesi e poi virano improvvisamente. I farmaci antidepressivi possono favorire questo cambiamento improvviso.

Una differenza tra il paziente depresso e quello maniacale è che nel primo c’è la “Consapevolezza della malattia” (a vari gradi) mentre nel secondo no.



SUICIDIO


45% delle vittime contatta un medico nei giorni precedenti il suicidio

2/3 comunicano il loro intento suicidarlo spesso a diverse persone

90% dei casi ha ricevuto qualche attenzione medica ma non psichiatrica

50% mai stato in contatto con uno psichiatra

90% presentano un disturbo psichiatrico

1 è il rapporto di suicidi tra maschi e femmine anche se le femmine lo tentano in un rapporto 4 volte superiore ai maschi

Dal ’50 a oggi maggior incremento di suicidi nei maschi mentre nelle femmine è più stabile

Aree mondiali più a rischio: Europa del Nord, Ex Unione Sovietica, Australia. L’Italia è in una posizione intermedia

Ricerche (Gotland Study) dimostrano che interventi di prevenzione e di informazione ai medici di base producono una riduzione del tasso di suicidi

L’incidenza del suicidio aumenta con l’età. Nei maschi tra i 15 e i 24 anni il tasso di suicidi è aumentato del 40% tra il ’70 e l’80 e continua a crescere. In questa fascia di età rappresenta la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali.


I principali disturbi psichiatrici che rappresentano un grave fattore di rischio per il suicidio sono:


Depressione: si stima che 15% dei pazienti con Depressione Maggiore muore di suicidio. Rischio di suicidio lifetime

Disturbi Bipolari: (in particolare nella fase di uscita dalla depressione) rischio di suicidio lifetime 15%

Schizofrenia: 10-15% di pazienti muore di suicidio

Disturbo Borderline di personalità: 10% dei pazienti muore di suicidio

Disturbo Antisociale: 5% dei pazienti muore di suicidio

Tossicodipendenza: rischio di suicidio 20 volte superiore alla popolazione generale


Farmaco di elezione è il LITIO che viene usato nel Disturbo Bipolare come stabilizzatore e nella Depressione. I pazienti trattati con Litio hanno meno rischio di suicidarsi pur rimanendo depressi, sembra quindi avere un effetto indipendente dalla patologia psichiatrica presente e può far supporre che il suicidio non sia legato alla patologia stessa. Altro farmaco che sembra avere buoni effetti è la Clozapina (utilizzata per la schizofrenia. Gli antidepressivi invece non sembrano avere alcun effetto sul suicidio.


In USA fattori di rischio individuati nelle diverse aree:

BioPsichica: schizofrenia, disturbi dell’umore, ansia e alcuni disturbi di personalità (vedi borderline e antisociale

Ambientale: perdita del lavoro o finanziaria, problemi relazionali, facilità di accesso a “cose” letali.

Socioculturale: senso di isolamento, mancanza di supporto sociale, stigma, non accesso alle terapie, credenze culturali e religiose, esposizione a scene di suicidio (Effetto Werther)


Il suicidio non è un atto casuale e privo di significato: è il punto di svol­ta per una situazione divenuta insostenibile, nella quale l’individuo speri­menta sentimenti di disperazione e di inaiutabilità, inappagamento di bisogni primari, conflitti ambivalenti tra il sopravvivere con uno stress divenuto in­sopportabile, nei confronti del quale si sperimenta un restringimento delle opzioni per fronteggiarlo, e il bisogno di sottrarsi a questa situazione.

Edwin Shneidman ha definito il suicidio come l’atto cosciente di auto-infliggersi l’annientamento: un malessere multidimensionale in un individuo che ne­cessita di aiuto, in cui la miglior soluzione ad una problematica è realizzata tramite il suicidio.


E’ stato coniato un termine per definire questo disagio profondo: PSYCHACHE: un dolore psicologico insopportabile (dispiacere, vergogna, umiliazione, paura ecc…). Solo una minoranza si suicida e il suicidio è il risultato di un dialogo interiore dove si passano in rassegna tutte le opzioni e alla fine si sceglie e si accetta quella del suicidio. Suicidio non come movimento verso la morte ma come allontanamento dal dolore insopportabile.

Psychache come frustrazione di bisogni psicologici e vitali (intrapsichici e interpersonali), frustrazione che non può essere tollerata e per cui l’individuo è pronto a morire.

Nel soggetto con questo disagio si installa generalmente un “pensiero dicotomico” sulla risoluzione del disagio:

Soluzione Totale (o soluzione “quasi magica”

Cessazione (per suicidio)


Il soggetto che arriva alla scelta di questa soluzione ha una percezione ridotta che viene definita TUNNEL VISION. Si sente isolato, in aiutabile ma rimane un piccolo spazio di intervento. Per questo occorre:

mostrare attenzione al soggetto

emettere segnali non verbali di accoglienza

rispettare le sue opinioni e i suoi valori

non esprimere il proprio disagio

non esprimere giudizi

non essere intrusivi

indagare la pianificazione

indagare i modi

indagare i tempi

individuare elementi possibili di dialogo

esprimere la possibilità di parlare

esprimere la comprensione del dolore mentale

non opporsi al gesto come principio ma considerare altre opzioni

ridurre il dolore mentale riducendo lo stato di angoscia indagando la provenienza del dolore mentale


Le principali scale di valutazione psicometrica per il suicidio sono:

Beck Hopelessness Scale (BHS) – (hopelessness: sentimento della mancanza assoluta di speranza

Reasons for living Inventory

Suicide Risk Measure


SCHIZOFRENIA


KraepelinDementia precox” di origine organica, malattia endogena


Bleuler (1911): perdita di coesione strutturale della personalità, frattura e dissociazione delle varie funzioni psichiche (SPALTUNG) Schizofrenia. Malattia cerebrale ma condizioni e circostanze esterne possono contribuire ad aggravarla.

Bleuler differenzia sintomi fondamentali e sintomi accessori:

sintomi fondamentali

dissociazione

perdita di volizione

ambivalenza

autismo appiattimento affettivo


sintomi accessori (come costrutti difensivi, per dare senso a ciò che si osserva):

allucinazioni

deliri

disturbi memoria

disturbi eloquio

sintomi somatici

sintomi catatonici (catalessi, stupor, ipercinesi, stereotipie, negativismo automatismi, alterazione tono muscolare e motorio)


Criteri DSM IV per la Schizofrenia

Due o più sintomi per un mese almeno, (uno se deliri bizzarri o se le allucinazioni sono di una voce continua che commenta o di due o più voci che conversano tra di loro) (questi ultimi possono essere sintomi patognomonici)

A.

1. deliri

2. allucinazioni

3. eloquio disorganizzato

4. comportamento grossolanamente disorganizzato o catatonico

5. sintomi negativi: appiattimento dell’affettività, abulia, alogia


B. disfunzione sociale e lavorativa

C. durata per almeno 6 mesi, almeno 1 mese di sintomi del criterio A

D. Esclusione disturbo schizoaffetivo e dell’umore

E. Esclusione sostanze e condizione medica generale

F. Relazione con un disturbo pervasivo dello sviluppo


Forme cliniche di schizofrenia:

PARANOIDE: Allucinazioni (uditive, x quelle visive presumere cause organiche), deliri con temi in genere di danneggiamento o persecutori. La disorganizzazione è in secondo piano. Forma più tardiva e meno grave ma quella che esita più facilmente nel suicidio (consapevolezza della malattia). Periodo premorboso di buon funzionamento.

DISORGANIZZATO: la forma più grave, inizia più precocemente (adolescenza o subito dopo). In primo piano la dissociazione. Esplosioni affettive o appiattimento immotivato. Assenza di sintonia con l’ambiente. Destrutturazione e disintegrazione del Sé, degli affetti, del linguaggio. (Ebefrenia x Kraeplin)

CATATONICO: come gravità dopo la paranoide Stupor, arresto motorio o eccessiva attività motoria senza scopo (catatonia: ipocinetici: ridotta attività motoria, “guanciale psichico”, “flessibilità cerea”, negativismo; ipercinetici: eccesso di attività motoria, esplosioni di aggressività), negativismo (attivo e passivo), mutacismo, movimenti stereotipati, manierismi (differiscono perché il manierismo ha uno scopo), smorfie, ecolalia (ripete le parole) ecoprassia (ripete i gesti). In genere un buon rapporto con l’ambiente e episodica.

INDIFFERENZIATO: per esclusione dagli altri tipi ma come gravità sotto alla disorganizzata. Equiparabile alla schizofrenia simplex di Bleuler (con pochi sintomi). Inizia verso l’adolescenza con povertà di sintomi. Quadri autistici, appiattimento affettivo.

REISDUO: si può inquadrare come esito. Dopo una schizofrenia più grave permangono questi sintomi. Difetto di funzionalità della persona.


Tipi di decorso:

Episodico con sintomi residui intercritici

Episodico con nessun sintomo residuo intercritico

Continuo

Episodio singolo in remissione parziale

Episodio singolo in remissione completa

Modalità diversa non specificata

Meno di un anno dall’esordio dei sintomi nella fase attiva


Per la valutazione psicometria dei disturbi psicotici, viene utilizzata la Brief Psychiatry Rating Scale (BPRS).


Il paziente schizofrenico durante il colloquio:

mostra uno stato di coscienza lucido (in genere)

discorso frammentato, disorganizzato per presenza di elementi dissociativi

eloquio rallentato ma non come nel paziente depresso

perplesso (perplessità psicotica deriva da esperienze allucinatorie o da dissociazione, più stimoli assieme, voci e proprio pensiero per es.)

percezioni deliranti e confuse a causa del quadro dissociativo, non c’è un “romanzo delirante”, il delirio non è organizzato

in genere “consapevolezza della malattia” (a vari gradi)


PARAFRENIE


Gruppo di psicosi a decorso cronico, caratterizzato da una florida e fantasmagorica produzione delirante allucinatoria più ricca rispetto ala schizofrenia e spesso egosintonica. Nelle parafrenie a differenza delle schizofrenie, mancano gli elementi dissociativi. C’è un delirio pieno di immagini e una sorta di “fuochi d’artificio” allucinatori e in questo senso una sostanziale integrità del Sé, una sufficiente integrità personologica. La caratteristica delle parafrenie è quella del “Doppio Binario”: da una parte una forma del sé completamente pazza e un’altra che invece “funziona” bene (x es. può svolgere bene il suo lavoro), peculiare contrapposizione tra mondo delirante-allucinatorio e mondo reale.


PARANOIA


Si caratterizza da un delirio cronico, lucido e sistematizzato. Il soggetto vive per quel delirio, quella del paranoico è “un’esistenza divorata dal delirio”. La coscienza è lucida non ci sono allucinazioni né dissociazione. Il delirio è ben organizzato e non confuso. Lo schizofrenico a differenza vive un delirio frammentato, qui invece il delirio ha una “pregnanza personologica”. Il delirio dello schizofrenico non è molto (se non per niente) agito a causa di elementi dissociativi, qui invece i pazienti agiscono e si identificano con il delirio. Il delirio è incrollabile e non smentibile, guida ogni attività divenendo un programma di vita.

I temi deliranti più frequenti:

erotomane

gelosia (può arrivare ad uccidere)

interpretazione

querela

grandezza


DISTURBI DI PERSONALITA’


Insieme di caratteristiche psichiche e modalità di comportamento che, nella loro integrazione, costituiscono il nucleo irriducibile di un individuo che rimane tale nella molteplicità e diversità delle situazioni ambientali in cui si esprime e si trova ad operare.

Caratteristiche psichiche nucleari che si estrinsecano in pattern comportamentali abituali di fronte a determinati stimoli e ne determinano lo stile. Insieme che si forma sulla base dell’interazione e dell’esperienza che l’individuo fa nel corso dello sviluppo e dell’ambiente in cui si trova. E’ poco suscettibile di modificazione spontanea una volta consolidata la gerarchia all’interno dell’insieme.

Si parla di disturbi di personalità quando i tratti di personalità, definibili come modi costanti di percepire e rapportarsi a se stessi e all’ambiente, sono rigidi e non adattivi e causano una significativa compromissione funzionale o sofferenza soggettiva.


Il comportamento disturbato si esprime con due o più delle seguenti modalità (o compromissione delle aree):



distorsione cognitiva nella percezione e interpretazione di sé, degli altri, degli eventi (area cognitiva)

distorsione affettiva (variabilità, intensità, labilità e inadeguatezza delle risposta affettiva) (area affettiva)

problemi nelle relazioni interpersonali (area funzionamento interpersonale)

difficoltà a controllare gli impulsi (area controllo degli impulsi)


I disturbi di personalità sono inquadrati nell’Asse II del DSM IV. Possono trovarsi in comorbidità con disturbi dell’Asse I e sorge la difficoltà di imputare il disagio principalmente all’uno o all’altro.

In questi disturbi il ruolo dei farmaci è meno rilevante.


Nel DSM IV vengono suddivisi in tre grandi gruppi in base a delle somiglianze fenomeniche:


Cluster A (bizzarri e/o eccentrici; deliri, paranoie):

disturbo paranoide di personalità

disturbo schizoide di personalità

disturbo schizotipico di personalità


Cluster B (drammatici, emozionali, imprevedibili, amplificativi; aggressivi, impulsivi):

disturbo antisociale di personalità

disturbo borderline di personalità

disturbo istrionico di personalità

disturbo narcisista di personalità


Cluster C (ansiosi o paurosi; fragili):

disturbo evitante di personalità

disturbo dipendente di personalità

disturbo ossessivo-compulsivo di personalità


NAS               

disturbo depressivo di personalità

disturbo passivo aggressivo di personalità


Cluster A (eccentrico):


Criteri DSM IV per il Disturbo Paranoide di Personalità:

A.           Diffidenza e sospettosità pervasive nei confronti degli altri (tanto che le loro in­tenzioni vengono interpretate come malevole), che iniziano nella prima età adul­ta e sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:

sospetta, senza una ba~e sufficiente, di essere sfruttato, danneggiato o ingannato;

dubita senza giustificazione della lealtà o affidabilità di amici o colleghi;

è riluttante a confidarsi con gli altri a causa di un timore ingiustificato chè~le infor­mazioni possano essere usate contro di lui;

scorge significati nascosti umilianti o minacciosi in rimprover~ o altri eventi benevoli;

porta costantemente rancore, cioè non perdona gli insulti, le ingiurie o le offese;

percepisce attacchi al proprio ruolo o reputazione non evidenti agli altri, ed è pron­to a reagire con rabbia o controattaccare;

sospetta in modo ricorrente, senza giustificazione, della fedeltà del coniuge o del partner sessuale.


B.           Non si manifesta esclusivamente durante il decorso della schizofrenia, di un Di­sturbo dell’umore con manifestazioni psicotiche o di un altro Disturbo psicotico, e non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una condizione medica generale.


Nota:     se i criteri risultano soddisfatti prima dell’esordio della schizofrenia, aggiunge­re “premorboso”, per es. “Disturbo paranoide di personalità (premorboso)”.



Criteri DSM IV per il Disturbo Schizoide di Personalità:

A.           Una modalità pervasiva di distacco dalle relazioni sociali e una gamma ristretta di espressioni emotive, in contesti interpersonali, che iniziano nella prima età adul­ta e sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:

non desidera né prova piacere nelle relazioni strette, incluso il far parte di una fa­miglia;

quasi sempre sceglie attività solitarie;

dimostra poco o nessun interesse per le esperienze sessuali con un’altra persona;

prova piacere in poche o nessuna attività;

non ha amici stretti o confidenti, eccetto i parenti di primo grado;

sembra indifferente alle lodi o alle critiche degli altri;

mostra freddezza emotiva, distacco o affettività appiattita.


B.           Non si manifesta esclusivamente durante il decorso della schizofrenia o di un Di­sturbo dell’umore con manifestazioni psicotiche, di un altro Disturbo psicotico o di un Disturbo pervasivo dello sviluppo, e non è dovuto agli effetti fisiologici diretti di una condizione medica generale.


Nota:     se i criteri risultano soddisfatti prima dell’esordio della schizofrenia, aggiunge­re “premorboso”, per es. “Disturbo schizoide di personalità (premorboso)”.


Criteri DSM IV per il Disturbo Schizotipico di Personalità:

A.           Una modalità pervasiva di relazioni sociali e interpersonali deficitarie, evidenziate da disagio acuto e ridotta capacità riguardanti le relazioni strette, e da distorsioni cogniti­ve o percettive e da eccentricità del comportamento, che compaiono nella prima età adulta, e sono presenti in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:

idee di riferimento (escludendo i deliri di riferimento);

credenze strane o pensiero magico, che influenzano il comportamento, e sono in con­trasto con le norme subculturali (superstizione, credere nella chiaroveggenza, nella te­lepatia o nel “sesto senso”; nei bambini e adolescenti fantasie e pensieri bizzarri);

esperienze percettive insolite, incluse illusioni corporee;

pensiero e linguaggio strani (per es. vago, circostanziato, metaforico, iperelaborato o stereotipato);

sospettosità o ideazione paranoide;

affettività inappropriata o coartata;

comportamento o aspetto strani, eccentrici o insoliti;

nessun amico stretto o confidente, eccetto i parenti di primo grado;

eccessiva ansia sociale, che non diminuisce con l’aumento della familiarità, e che ten­de a essere associata con preoccupazioni paranoidi piuttosto che con giudizio negati­vo di sé.


B.           Non si manifesta esclusivamente durante il decorso della schizofrenia, di un Distur­bo dell’umore con manifestazioni psicotiche, di un altro Disturbo psicotico o di un Di­sturbo pervasivo dello sviluppo.


Nota: se i criteri risultano soddisfatti prima dell’esordio della schizofrenia, aggiungere “pre­morboso”, per es. “Disturbo schizotipico di personalità (premorboso)”.


Cluster B (amplificativo-emotivo):


Criteri DSM IV per il Disturbo Antisociale di Personalità:

A.           Un quadro pervasivo di inosservanza e di violazione dei diritti degli altri, che si ma­nifesta fin dall’età di 15 anni, come indicato da tre (o più) dei seguenti elementi:

incapacità a conformarsi alle norme sociali per ciò che concerne il comportamen­to legale, come indicato dal ripetersi di condotte suscettibili di arresto;

disonestà, come indicato dal mentire, usare falsi nomi, o truffare gli altri ripetuta­mente, per profitto o per piacere personale;

impulsività o incapacità di pianificare;

irritabilità e aggressività, come indicato da scontri o assalti fisici ripetuti;

inosservanza spericolata della sicurezza propria e degli altri;

irresponsabilità abituale, come indicato dalla ripetuta incapacità di sostenere una attività lavorativa continuativa, o di far fronte a obblighi finanziari;

mancanza di rimorso, come indicato dall’essere indifferente o dal razionalizzare dopo aver danneggiato, maltrattato o derubato un altro.


B.           L’individuo ha almeno 18 anni.


C.           Presenza di un Disturbo della condotta con esordio prima dei 15 anni.


D.           lì comportamento antisociale non si manifesta esclusivamente durante il decorso della schizofrenia o di un episodio maniacale.


Criteri DSM IV per il Disturbo Borderline di Personalità:

A.           Una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore e una marcata impulsività, comparse nella prima età adulta e presenti in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:

sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono. Nota: non includere i comportamenti suicidari e automutilanti considerati nel criterio 5;

un quadro di relazioni interpersonali instabili e intense, caratterizzate dall’alter­nanza tra gli estremi di iperidealizzazione e svalutazione;

alterazione dell’identità: immagine di sé e percezione di sé marcatamente e per­sistentemente instabili;

impulsività in almeno due aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto, quali spendere, sesso, abuso di sostanze, guida spericolata, abbuffate. Nota: non includere i comportamenti suicidari o automutilanti considerati nel criterio 5;

ricorrenti minacce, gesti o comportamenti suicidari, o comportamento automuti­lante;

instabilità affettiva dovuta a una marcata reattività dell’umore (per es. episodica in­tensa disforia, irritabilità o ansia, che solitamente durano poche ore, e soltanto ra­ramente più di pochi giorni);

sentimenti cronici di vuoto;

rabbia immotivata e intensa o difficoltà a controllare la rabbia (per es. frequenti ac­cessi di ira o rabbia, ricorrenti scontri fisici);

ideazione paranoide, o gravi sintomi dissociativi transitori, legati allo stress.


Criteri DSM IV per il Disturbo Istrionico di Personalità:

A.           Un quadro pervasivo di emotività eccessiva e ricerca di attenzione, che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:

è a disagio in situazioni nelle quali non si trova al centro dell’attenzione;

l’interazione con gli altri è spesso caratterizzata da comportamento sessualmen­te seducente o provocante;

manifesta un’espressione delle emozioni rapidamente mutevole e superficiale;

costantemente utilizza l’aspetto fisico per attirare l’attenzione su di sé;

lo stile dell’eloquio è eccessivamente impressionistico e privo di dettagli;

mostra autodrammatizzazione, teatralità ed espressione esagerata delle emo­zioni;

è suggestionabile, cioè facilmente influenzato dagli altri e dalle circostanze;

considera le relazioni più intime di quanto non siano realmente.


Criteri DSM IV per il Disturbo Narcisitico di Personalità:

A.           Un quadro pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), neces­sità di ammirazione e mancanza di empatia, che compare entro la prima età adul­ta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei se­guenti elementi:

ha un senso grandioso di importanza (per es. esagera risultati e talenti, si aspet­ta di essere notato come superiore senza un’adeguata motivazione);

è assorbito da fantasie di illimitati successo, potere, fascino, bellezza, e di amore ideale;

crede di essere “speciale” e unico, e di dover frequentare e poter essere capito solo da altre persone (o istituzioni) speciali o di classe sociale elevata;

richiede eccessiva ammirazione;

ha la sensazione che tutto gli sia dovuto, cioè la irragionevole aspettativa di trat­tamenti di favore o di soddisfazione immediata delle proprie aspettative;

sfruttamento interpersonale, cioè si approfitta degli altri per i propri scopi;

manca di empatia: è incapace di riconoscere o di identificarsi con i sentimenti e le necessità degli altri;

è spesso invidioso degli altri, o crede che gli altri lo invidino;

mostra comportamenti o atteggiamenti arroganti e presuntuosi.



Cluster C (ansioso-pauroso):


Criteri DSM IV per il Disturbo Evitante di Personalità:

A.           Un quadro pervasivo di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, e iper­sensibilità al giudizio negativo, che compare entro la prima età adulta, ed è pre­sente in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:

evita attività lavorative che implicano un significativo contatto interpersonale, poi­ché teme di essere criticato, disapprovato, o rifiutato;

è riluttante nell’entrare in relazione con persone, a meno che non sia certo di piacere;

è inibito nelle relazioni intime per il timore di essere umiliato o ridicolizzato;

si preoccupa di essere criticato o rifiutato in situazioni sociali;

è inibito in situazioni interpersonali nuove per sentimenti di inadeguatezza;

si vede come socialmente inetto, personalmente non attraente, o inferiore agli altri;

è insolitamente riluttante ad assumersi rischi personali o a ingaggiarsi in qual­siasi nuova attività, poiché questo può rivelarsi imbarazzante.


Criteri DSM IV per il Disturbo Dipendente di Personalità:

A.           Una situazione pervasiva ed eccessiva di necessità di essere accuditi, che de­termina comportamento sottomesso e dipendente e timore della separazione, che compare nella prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, co­me indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:

ha difficoltà a prendere le decisioni quotidiane senza richiedere una eccessiva quantità di consigli e rassicurazioni;

ha bisogno che gli altri si assumano le responsabilità per la maggior parte dei settori della sua vita;

ha difficoltà a esprimere disaccordo verso gli altri per il timore di perdere sup­porto o approvazione. Nota: non includere timori realistici di punizioni;

ha difficoltà a iniziare progetti o a fare cose autonomamente (per una mancanza di fiducia nel proprio giudizio o nelle proprie capacità piuttosto che per man­canza di motivazione o di energia);

può giungere a qualsiasi cosa pur di ottenere accudimento e supporto da altri, fino al punto di offrirsi per compiti spiacevoli;

si sente a disagio o indifeso quando è solo per timori esagerati di essere inca­pace di provvedere a se stesso;

quando termina una relazione stretta, ricerca urgentemente un’altra relazione come fonte di accudimento e di supporto;

si preoccupa in modo non realistico dì essere lasciato a provvedere a se stesso.


Criteri DSM IV per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità:

A.           Un quadro pervasivo di preoccupazione per l’ordine, perfezionismo e controllo mentale e interpersonale, a spese della flessibilità, apertura ed efficienza, che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi:

attenzione per i dettagli, le regole, le liste, l’ordine, l’organizzazione, o gli schemi, al punto che va perduto lo scopo principale dell’attività;

mostra un perfezionismo che interferisce con il completamento dei compiti (per es. è incapace di completare un progetto perché non risultano soddisfatti i suoi standard oltremodo rigidi);

eccessiva dedizione al lavoro e alla produttività, fino all’esclusione delle attività di svago e delle amicizie;

esageratamente coscienzioso, scrupoloso, inflessibile in tema di moralità, etica o valori (non giustificato dall’appartenenza culturale o religiosa);

è incapace di gettare via oggetti consumati o di nessun valore, anche quando non hanno nessun significato affettivo;

è riluttante a delegare compiti o a lavorare con altri, a meno che non si sottomet­tano esattamente al suo modo di fare le cose;

adotta una modalità di spesa improntata all’avarizia, sia per sé che per gli altri; il denaro è visto come qualcosa da accumulare in vista di catastrofi future;

mostra rigidità e testardaggine.



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