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I criteri adottati dalle organizzazioni di commercio equo




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I criteri adottati dalle organizzazioni di commercio equo


La forte carica ideale contenuta nel movimento equo si è tradotta concretamente in alcuni criteri ritenuti fondanti e caratterizzanti in una relazione commerciale equa, che tenga conto della posizione di svantaggio da cui parte il produttore del Sud. Tali criteri possono essere così sintetizzati:



a) Scelta dei gruppi produttori: i produttori che fanno parte del circuito commerciale devono essere preferibilmente gruppi che non abbiano possibilità di accesso al mercato convenzionale e che siano organizzati secondo principi di democrazia di base, che prevedano la partecipazione collettiva al processo decisionale e che perseguano logiche di autosviluppo. Questo criterio di scelta è finalizzato alla promozione di dinamiche comunitarie, associative o cooperativistiche, fermo restando il rispetto per le forme associative locali, e alla generazione di posti di lavoro. Inoltre si dà preferenza ai produttori che vivono in zone rurali, nell’ottica di un riequilibrio dei flussi migratori diretti verso le aree urbane.

All’interno dei gruppi di produttori deve essere promossa qualche forma di mutua assistenza sociale dei membri per i casi di infortunio, invalidità o malattia che si dovessero presentare.

Infine i gruppi di donne devono essere sostenuti in maniera particolare.

b) Rapporti diretti: questo criterio prevede l’instaurazione di relazioni dirette con i produttori locali, in modo da escludere intermediari che agiscano secondo logiche di massimizzazione del profitto, favorendo manovre speculative. Di solito, infatti, le strutture di intermediazione commerciale si appropriano di gran parte dei margini di guadagno a scapito dei compensi ricevuti dai produttori. Il rapporto diretto, dunque, evita la speculazione a vantaggio dei produttori stessi.

c) Prezzo d’acquisto: il prezzo pagato ai produttori deve essere il più possibile equo, e cioè garantire a questi ultimi una remunerazione sufficiente a consentire un tenore di vita individuale e familiare dignitoso, oltre ad assicurare un margine per investimenti di tipo sociale e produttivo. In particolare il prezzo, determinato di comune accordo con i produttori stessi, deve tenere conto del costo della vita nelle singole regioni; deve permettere di coprire i costi di acquisto, gestione e distribuzione della manodopera e dell’informazione; deve garantire il soddisfacimento delle necessità sociali basilari quali l’educazione, la salute, l’alimentazione e la casa, e infine deve assicurare la parità salariale tra uomini e donne.

d) Prefinanziamento: il criterio che prevede il prefinanziamento ai produttori riveste un ruolo particolarmente importante ai fini dell’emancipazione economica delle comunità locali. Il fenomeno dell’usura, infatti, rappresenta uno dei maggiori ostacoli alle possibilità di uscire dal circolo vizioso della dipendenza finanziaria: la scarsità di mezzi a disposizione spesso costringe i produttori a ricorrere a ricchi proprietari terrieri che esercitano attività creditizie a tassi usurari. Il pagamento parziale anticipato di circa il 50% del valore complessivo delle merci acquistate consente alle imprese produttrici di evitare la dipendenza dagli intermediari e di disporre di risorse finanziarie da investire nell’acquisto di materie prime, di sementi e di macchinari o impianti necessari allo svolgimento dell’attività economica e al miglioramento dell’efficienza produttiva. Il prefinanziamento si inserisce quindi in un’ottica di sviluppo costante e duraturo che si traduce nella possibilità di impostare piani di investimento di lungo periodo.

Ricordiamo come la scelta del prefinanziamento abbia contribuito ad alimentare, come vedremo, un altro settore dell’economia alternativa, e cioè quello della finanza etica. In particolare l’approntamento di semplici sistemi di microcredito, sull’esempio degli esperimenti avviati da alcune ONG e di alcune positive iniziative come quella della Grameen Bank, ha permesso di crescere a diverse organizzazioni di produttori.



e) Relazioni stabili e continuative: la possibilità di impostare piani di lungo periodo è assicurata anche dall’instaurazione di rapporti duraturi tra importatori e produttori. I progetti avviati ricoprono, infatti, un periodo tale da consentire alle imprese di organizzare e impostare l’attività con un certo margine di sicurezza.

f) Nessuna discriminazione: non è ammesso lo sfruttamento del lavoro minorile, nel rispetto della Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia. Parimenti l’attività produttiva , così come l’accesso ai mezzi di produzione, deve essere ripartita equamente tra tutti i componenti del gruppo produttore senza distinzione di sesso, condizione sociale e religione. D’altra parte si tende a privilegiare i produttori appartenenti a gruppi discriminati, svantaggiati e oppressi (rifugiati e minoranze).

g) Condizioni di lavoro: tale criterio prevede che le condizioni di lavoro rispettino i diritti dei lavoratori sanciti dalle convenzioni OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro)

h) Rispetto per l’ambiente e sviluppo sostenibile: le imprese devono promuovere un processo produttivo tale da non danneggiare la salute dell’uomo, nè minacciare l’ambiente, adeguato alle condizioni locali, decentrato e rispettoso dei metodi di produzione tradizionale che favoriscono lo sviluppo economico e sociale.  I prodotti artigianali che siano espressione del patrimonio culturale, sociale e religioso locale sono valorizzati in quanto portatori di informazione e tramite per uno scambio culturale.

L’alimentazione di uno sviluppo sostenibile si esprime nella promozione delle produzioni biologiche e dell’uso di materiali locali e riciclabili, e nell’incentivazione di processi produttivi e distributivi a basso impatto ambientale.

Deve essere inoltre sostenuta l’autonomia delle popolazioni locali e rispettata ogni forma di sviluppo endogeno.

i) Esclusione delle forme di monopolio: questo criterio prevede l’assenza di forme di monopolio e di richieste di esclusive relativamente a tutte le fasi di produzione, distribuzione e vendita, nonché l’esclusione di forme di concorrenza sleale con altre organizzazioni di commercio equo locali, nazionali ed internazionali.

l) Trasparenza: deve essere garantita una gestione economica trasparente, soprattutto per quanto riguarda le retribuzioni. Dal punto di vista dei consumatori, inoltre, deve essere assicurato un prezzo trasparente, che fornisca informazioni dettagliate relative alla formazione dello stesso. Ciò significa indicazione del prezzo FOB (free on board, cioè il prezzo nel porto di partenza del paese produttore) pagato al fornitore, del prezzo CIF (cost, insurance and freight, cioè costo, assicurazione e trasporto all’arrivo, indica il prezzo della merce al porto di destinazione), e del margine per le Botteghe (necessario per le spese di gestione, affitto e stipendi).


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