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Il profumo nella letteratura




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IL PROFUMO NELLA LETTERATURA


Nella letteratura l’olfatto è sempre stato un senso di particolare interesse per molti autori, grazie alla sua immediatezza e alla sua evanescenza, motivi che hanno spinto gli scrittori a cercare sempre modi migliori per descrivere le sensazioni olfattive, ma anche ad esprimere, attraverso i profumi, significati più profondi e allegorici, che si riferiscono anche a diversi campi sensoriali.




È un tempio la Natura ove viventi

pilastri a volte confuse parole

mandano fuori; la attraversa l'uomo

tra foreste di simboli dagli occhi

familiari. I profumi e i colori

e i suoni si rispondono come echi

lunghi, che di lontano si confondono

in unità profonda e tenebrosa,

vasta come la notte ed il chiarore.

Esistono profumi freschi come

carni di bimbo, dolci come gli oboi,

e verdi come praterie; e degli altri

corrotti, ricchi e trionfanti, che hanno

l'espansione propria alle infinite

cose, come l'incenso, l'ambra, il muschio,

il benzoino, e cantano dei sensi

e dell'anima i lunghi rapimenti.

(Charles Baudelaire, Corrispondenze)


A questo proposito è importante ricordare l’opera di Charles Baudelaire (1821-1867) che, anticipando quelle che saranno le idee dominanti nel ’900, impose un ripensamento radicale della poesia, del ruolo del poeta, del modo di intendere l’esperienza artistica. Nella sua poetica, infatti, è fondamentale il rifiuto radicale dell’abbandono del poeta alle ragioni del cuore, all’espressione immediata del proprio mondo interiore, caratteristico del romanticismo, rivendicando, così l’autonomia della poesia, dell’artistico (che è anche artificiale), rispetto all’immediatezza dell’espressione, alla naturalità della soggettività. Tuttavia, l’io del poeta appare comunque come un’entità forte, ma la sua individualità corrisponde all’emblema dell’uomo contemporaneo e non più all’istintiva espressione della soggettività, come accadeva fra gli autori romantici. La contemporaneità e la modernità, infatti, sono i temi principali della sua produzione poetica, nella quale rientra il reale, con tutte le sue bruttezze e distorsioni, ma pur sempre trasfigurato nel simbolo.

Il componimento riportato sopra è Corrispondenze, una lirica appartenete alla raccolta I fiori del male, nella quale la complessità del reale si presta ad essere interpretata pienamente soltanto dal poeta, grazie alla sua amplificata sensualità. Si può dire che Baudelaire ribalti il rapporto Natura-poeta: la natura vive esclusivamente nella percezione che ne ha il poeta, al quale a sua volta è dato di cogliere istintivamente le straordinarie corrispondenze che si celano dietro l’esperienza sensibile. Un’altra caratteristica importante della lirica è l’uso dominante della figura retorica della sinestesia e del simbolismo; in questo ambito i profumi diventano importanti per descrivere il linguaggio oscuro attraverso il quale la Natura si rivolge agli uomini, linguaggio che il poeta riesce a cogliere sfruttando la possibilità di abbandonarsi all’irrazionale e all’inconscio. Quindi per percepire la Natura in maniera unitaria è necessario lasciare che i sensi dilatino le loro facoltà per essere travolti dell’esperienza sinestetica, nella quale si sovrappongo sfere di percezione diverse. In questo modo i profumi sono accostati di volta in volta al tatto (“freschi come carni di bimbo”, al v. 10), all’udito (“dolci come oboi”, al v. 11) e alla vista (“verdi come praterie”,al v. 12). L'attenzione di Baudelaire è concentrata sui profumi, perché questi, sensuali e sottili, sembrano qualcosa di indefinito tra materiale ed immateriale. Il poeta, infatti, arriva a percepire in essi l'infinito in un vero e proprio stato di estasi, che porta, dalle corrispondenze fra gli stati sensoriali, espressi grazie alla figura retorica della sinestesia, alle corrispondenze tra profumi e stati d'animo, che richiamano l’idea dell’infinito; così come i profumi sono in grado di diffondersi indefinitamente negli ambienti, le sensazioni contrapposte di purezza, dolcezza e corruzione, riescono a rapire l’animo del poeta verso la percezione dell’infinito.

Quasi contemporaneo a Charles Baudelaire, anche Richard Wagner (1813-1883), nel contesto simbolista e decadente della seconda metà dell’ 800, fu precursore di idee che avrebbero influenzato l’arte, ed in particolare gli sviluppi del linguaggio musicale del secolo successivo. Egli trasformò il pensiero musicale classico attraverso la sua idea di “Gesamtkunstwerk”, cioè di opera d’arte totale, interattiva, multiforme e sinestetica, che coinvolgesse totalmente la sfera sensoriale e risultasse come una sintesi delle arti poetiche, visuali, musicali e drammatiche. Wagner, infatti, riteneva che non si potesse pretendere di conoscere la Natura attraverso concetti e termini forzati dell’intelletto, ma che dovessimo cercare di cogliere in noi il suo significato nella totalità. Per lui, i suoni della musica esteriore erano un’espressione, una rivelazione di una musica interiore, del mondo della sonorità spirituale. Ma, poiché la vita è costituita da una totalità ed unità di percezioni, rappresentare i propri stati d’animo soltanto in modo sinfonico, sarebbe significato arrestarli nel mondo dei suoni.



Il rapporto che Wagner ebbe con il mondo dei profumi è profondo e simile a quello di Baudelaire; infatti, nel suo ultimo periodo di attività, più o meno durante l’elaborazione teorica e musicale del Parsifal, era solito imbeversi di profumi ricercatissimi per poter sprofondare nelle sue idee ed esserne meglio suggestionato. In una rielaborazione in francese del Parsifal per un teatro di marionette ad opera di Judith Gautier, ultima amante di Wagner, scoperta da H. I. Bunn, si prevedeva una serie di profumi, che furono poi rintracciati presso antiquari e collezionisti, raccolti e fatti analizzare. I profumi determinati in questo modo sono moltissimi e ogni tentativo di farne un’analisi sensitiva, in corrispondenza a quella chimica, è finora fallito, a conferma del fatto che i profumi provocano suggestioni assolutamente soggettive, che diventano spesso motivo di creatività. Il fatto che la versione francese dell’opera prevedesse l’uso di questi profumi ci può indurre a pensare che quei profumi siano stati effettivamente associati da Wagner a certe suggestioni del Parsifal  durante la sua creazione. Inoltre, Judith Gautier era la moglie di Catulle Mendès, uno degli organizzatori più in vista dei circoli simbolisti e wagneriani di Parigi, oltre ad essere autore di numerose opere letterarie “simboliste”, oggi perlopiù dimenticate; e, infatti, fu proprio in ambito simbolista che le idee di Wagner sul teatro e sull’opera d’arte totale trovarono le formulazioni più estreme, anticipate dall’entusiastica presa di posizione degli intellettuali francesi, tra cui Baudelaire, a favore della musica wagneriana in occasione dell’insuccesso della prima del Tannhäuser all’Opéra, nel 1861. Tale predilezione per l’aspetto creativo ed evocativo dei profumi da parte di colui che era visto come il gran sacerdote dell’ arte nuova deve aver senz’altro determinato l’attenzione di numerosi artisti simbolisti alla dimensione olfattiva nella percezione estetica, come si può osservare, per esempio, nel capitolo dedicato ai profumi del romanzo Controcorrente di Huysmans del 1884, il cui protagonista, che influenzò successivamente anche Oscar Wilde nel Ritratto di Dorian Gray, ha le caratteristiche dell’esteta amante dei piaceri, fra le cui passioni Huysmans presenta anche i profumi, quali mezzi privilegiati nella ricerca di godimenti sempre più raffinati.

Sul finire del XIX secolo, quindi, si assiste ad una generale esaltazione “creativo-olfattiva” nella letteratura, che non si limita all’esperienza di un singolo artista, ma va a costituire uno dei tratti caratteristici del Decadentismo.


5.1. The theme of perfume in English literature


Also in English literature a lot of writers spoke about the perfume and the sense of smell in their works, especially if we speak about artists belonging to aestheticism. In fact, the aesthetic movement, which developed in the last decades of the 19th century, was configured as a reaction against the ugliness of industrialisation and urbanisation of the utilitarian-based ethos of the middle class, which excluded art for the sake of wealth and progress.

So, these artists, with the need to redefine the role of art, withdrew from a social life in order to “escape” into isolation, leading unconventional existence, in which  excesses and sensations had an extreme importance. Moreover they thought that life should be lived “as a work of art”, filling each passing moment with intense experience, feeling all kind of sensations; so we can say that in this movement the task of the artist was to feel sensations, not to describe the world and have a moral aim.

An important author, that in this period totally adopted the aesthetic ideal, is Oscar Wilde, lived between 1854 and 1900. In perfect coherence with his thought, he led a life in the double role of rebel and dandy; he was an aristocrat whose elegance was the symbol of the superiority of spirit, who demanded individualism and absolute freedom. In Wilde’s works we can find the main features which distinguished aestheticism and, in general, decadence, like attention to the self, an hedonistic attitude, a disenchantment with contemporary society, the absence of a didactic aim; among these features there is a large use of the language of hearing, touch, sight, taste, smell, linked with his particular interest in being completely involved by any kind of sensation, to show his individuality.

So, he gives us vivid descriptions of the settings, in which smell is very important, in order to create a complete involvement of feelings. In fact, this is the deeper sense, the more intimate and also the more subjective for mankind, thanks to his vagueness; so, describing smell sensations, he succeeds in expressing his individuality and in escaping from the growing industrialisation of his society, that tends to the standardisation of people and to give importance only to material things. In this kind of society, practical senses, like sight and touch, were considered more important than smell, as it is more linked to personal experiences and feelings. In this way, or rather speaking about this kind of perception, Oscar Wilde, maintains his criticism against industrialisation; in fact the sense of smell is also the more primitive and linked to nature: to speak about perfumes means also finding a connection with nature and conveying a peaceful atmosphere. For this reason, we can find, for example in The Picture of Dorian Gray , Wilde’s novel, descriptions of flowers or other perfumed things.





CONCLUSIONE


Come ho detto precedentemente, nell’epoca moderna l’odorato ha subito un grande declino, tanto che oggi è il meno considerato tra i cinque sensi; proprio per questo motivo, però, potrebbe avere un impatto molto più significativo di quello che noi pensiamo sui nostri comportamenti e sulla nostra vita.

In realtà il senso dell’olfatto è un senso allenabile, perciò il processo di “deodorazione” si può considerare prima di tutto come un processo di svalutazione e disinteresse nei confronti degli odori. I motivi che hanno portato a questo processo sono molti, fra cui il fastidio dell’uomo moderno nei confronti dei cattivi odori, che hanno dominato le città fino al Settecento, o la necessità di eliminare gli odori personali, visti come elemento soggettivo, a favore dell’oggettivazione dei rapporti sociali.

Tuttavia, non abbiamo ancora considerato lo sviluppo della società moderna che, con l’industrializzazione, ha sicuramente cambiato gli odori e anche gli inquinamenti delle città: i rifiuti della produzione industriale sono immessi nell’aria e colpiscono il naso (e non solo) della gente; in questa situazione non si può nascondere che in realtà i cattivi odori celano un prezzo da pagare soprattutto in termini di rischi per la salute, per questo si sono cercati processi per l’abbattimento dei rifiuti nocivi ma anche sviluppi di un’ industria “verde”. Questo, però, purtroppo non significa che la crisi ecologica si sia risolta e che non sia stato sbilanciato l’equilibrio della natura. Le grandi minacce della nostra epoca, come la riduzione della biodiversità, i cambiamenti climatici, il buco dell’ozono, l’effetto serra, le mutazioni genetiche, non hanno nessun odore, ma non per questo sono meno pericolose. Si può dire che la sfera di ciò che possiamo percepire con i sensi e l’esperienza immediata si stia restringendo a favore di un regno “macro” e di un regno “micro”, conoscibile soltanto attraverso le moderne tecniche scientifiche e il pensiero razionale. La svalutazione dell’olfatto, quindi, potrebbe non essere che il termine più avanzato di un processo di generale “disprezzo” per le esperienze immediate derivanti da tutti i sensi, a favore di una società sempre più basata sulla teoria, sulla scienza e sulla tecnologia.

BIBLIOGRAFIA



  • Campbell, Mitchell e Reece, IMMAGINI DELLA BIOLOGIA (modulo B)
  • Corbin A., STORIA SOCIALE DEGLI ODORI (titolo originale: La miasme et la jonquille)
  • Coyaud S., L’ODORE DEGLI ATOMI, Ventiquattro, inserto di Sole 24 Ore del 14.04.2007
  • De Martino G., ODORI - entrare in contatto con il quinto senso -
  • Ege S., CHIMICA ORGANICA - struttura e reattività -
  • Le Guérer A., IL POTERE DELL’ODORE
  • www.biologia.uniba.it/fisiologia
  • www.bo.ibimet.cnr.it: AROMI, di Francesca Rapparini, centro di biometeorologia di Bologna
  • www.dica33.it/argomenti/psicologia: I FEROMONI: SOPRATTUTTO FUMO, articolo a cura di Elisa Lucchesini
  • www.osmoz.it: OSMOZ, portale sul profumo
  • www.rodoni.ch: «RICHARD WAGNER E LA MISTICA », conferenza tenuta a Norimberga il 2.12.1907 da Rudolf Steiner
  • www.wikipedia.it

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