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La leone s.r.l.




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LA LEONE S.r.l.




Come nasce

La ditta Leone nasce nel 1946, come azienda artigiana, una S.n.c., che produceva stuzzicadenti . Successivamente si è trasformata in una impresa commerciale di forniture per la decorazione, per alberghi e gelaterie, con due disegnatori interni che progettano i modelli che poi vengono fatti realizzare esternamente. I prodotti vengono fabbricati per l’80% nei paesi dell’oriente dove per una decina di anni è stata fatta anche l’esperienza di una società mista con alcuni imprenditori coreani. Il signor Pietro Tampieri e sua moglie hanno rilevato la ditta da suo padre e da suo fratello ed infine nel 1990 l’azienda si è trasformata in una S.r.l.. L’impresa attualmente è a conduzione familiare: il 40% dell’azienda è del signor Tampieri, un altro 40% di sua moglie mentre il restante 20% è distribuito tra i figli maggiorenni. La ditta ha un capitale sociale di £ 75.000.000, un fatturato di 2 miliardi e mezzo e conta 12 dipendenti.

Il 25% dei prodotti va in Germania, dove viene servito un mercato costituito per l’80% da gelatieri italiani. Il resto dei prodotti è indirizzato nel mercato italiano. La domanda è stagionale ed è strettamente legata al turismo, operando esclusivamente con gelaterie e alberghi.

Da più di trenta anni la ditta Leone vende per corrispondenza e questo le permette di avere il “polso” della situazione, cioè, di capire più da vicino i gusti e le esigenze dei consumatori. Ciò è molto importante, perché il lavoro per la nuova stagione viene svolto un anno prima, come avviene per la moda, soprattutto per quanto riguarda le decorazioni per la gelateria.

L’impressione dell’imprenditore circa l’evoluzione della domanda negli anni, è che oggi si deve vivere giorno per giorno. Trenta anni fa le cadenze dei contratti erano annuali e talvolta anche biennali; sino a 5 anni fa le vendite ai grossisti venivano fatte solo il mese di gennaio, adesso, invece, l’ordine viene fatto con cadenze brevissime. A riprova di ciò sta l’aumento notevole delle spese di spedizione che solo per i corrieri espressi ammontano a £ 70.000.000. La domanda è cambiata anche per quanto riguarda i modelli, che devono rinnovarsi continuamente per stare al passo con l’esigenza di avere sempre prodotti nuovi. A tale riguardo, per poter riuscire a tirar fuori sempre nuove idee, l’anno scorso è stato messo un annuncio su un giornalino per cercare giovani disegnatori e a rispondere si sono trovati in 50.

Lo stimolo a cercare cose nuove non è causato dalla concorrenza, che, anzi, è pressoché inesistente. La ditta vanta una nicchia di mercato abbastanza esclusiva: in Italia le aziende servite sono circa 3500 e secondo una stima fatta in azienda viene coperto il 60% del mercato nazionale. Tale sollecitazione, quindi, più che derivare dalla concorrenza, deriva dalla volontà di fare qualcosa di bello.


Il cambiamento culturale in azienda

Come succede spesso nelle piccole imprese, lo stile manageriale è dettato dall’imprenditore, da quelle che sono le sue convinzioni e quindi dal suo modo di vedere le cose. Questo è quanto è successo nella ditta Leone, dove la successione della proprietà dal fondatore al figlio ha comportato un cambiamento di stile. Il padre era una persona onesta, con una certa fede, dedita al lavoro. Egli concepiva l’impresa come un mezzo per arricchirsi e questo doveva essere fatto cercando di sfuggire ai finanzieri che di tanto in tanto bussavano alla porta.. Il signor Pietro Tampieri si domandava se esistesse un altro modo di vivere e di operare nell’azienda. Venendo a contatto con il Movimento trova una risposta che lo porta a riscoprire il suo modo di concepire la vita e di conseguenza anche in quello di gestire l’impresa.

Il motto predominante è quello di vivere in azienda come in famiglia, per cui i rapporti di lavoro vanno al di là della prestazione lavorativa e della retribuzione che ne consegue. È l’elemento umano che viene in luce, per cui nell’impresa c’è un gruppo di persone che convivono, ognuna delle quali ha un compito ben preciso.

Così, quando nel ’91 Chiara Lubich ha lanciato l’idea dell’Economia di Comunione, non fa altro che dare un nome a questo modo di concepire l’impresa, dare delle linee e delle finalità ben precise. È proprio da queste linee e da queste finalità che la ditta Leone ha trovato uno stimolo in più, perché nel concreto c’era qualcuno per cui lavorare oltre che per lo Stato.

Il signor Tampieri definisce l’adesione al progetto come un battesimo. Se prima, infatti, le cose venivano fatte in un certo modo, poi, con l’emergere di linee concrete si è capito come si doveva operare.


I cambiamenti degli ultimi anni

L’obiettivo che in questi ultimi anni l’azienda si è data è stato quello

di dare un’impronta più scientifica alla gestione.

L’intento è quello di applicare gli strumenti che la grande industria utilizza al suo interno per arricchirsi, non solo per cercare il proprio guadagno, che non sembra mai essere sufficientemente alto, ma anche per cercare il benessere di chi opera nell’impresa e, con l’adesione al progetto di Economia di Comunione, di chi a questa è estraneo seppur partecipe con i suoi bisogni.

Concretamente l’azienda sta provvedendo ad implementare un sistema formale di pianificazione, elaborando da 5 anni un budget annuale, controllato trimestralmente, ed un budget mensile.

A livello organizzativo l’impresa attualmente sta cercando di fare un libro delle procedure aziendali. A tal fine ognuno annota i compiti svolti, in modo da avere una continuità e per far sì che l’esperienza acquisita da ognuno negli anni non venga persa, ma trasmessa. Questo non viene fatto soltanto dai dipendenti, ma anche dall’imprenditore stesso che, all’inizio della sua attività in azienda, si è trovato ad accentrare su di sé le diverse funzioni aziendali (operativa, amministrativa e strategica) sino a quando, col crescere delle dimensioni, le esigenze sono state quelle di avere un responsabile per ogni funzione. Nel delegare i propri compiti ad altri, l’imprenditore ha cercato di trasmettere la propria esperienza facendo in modo che l’impresa possa a poco a poco staccarsi da alcune persone particolari.

Pur constatando che il modo di lavorare precedente non ha causato perdite o danni all’impresa, il signor Tampieri si è reso conto che lavorare con un budget ha portato dei benefici, perché è come avere un binario, una linea con la quale confrontarsi, fare analisi continumente.



L’adesione al progetto, inoltre, ha creato un’esigenza in più, quella cioè di fare in modo che l’azienda esuli dalle persone che in essa operano, pur essendo queste che fanno la ditta. Questa esigenza deriva dal fatto che l’obbiettivo dell’azienda diventa il suo permanere e crescere nel tempo, al di la delle persone. La crescita è possibile, secondo l’imprenditore, solo se le basi sono solide e per far ciò è importante che –un’espressione del signor Tampieri- il domani venga costruito oggi.

In quest’ottica si ritrova il senso di una struttura che può risultare per molti versi superflua, viste le dimensioni ridotte dell’azienda, ma che è invece di vitale importanza perché stimola l’imprenditore a passare da un’ottica di breve periodo, in cui i risultati immediati sono quelli che contano, ad un’ottica di lungo periodo dove le scelte aziendali sono fatte in funzione di risultati futuri.

Per quanto riguarda la successione dell’attività ai figli, il signor Tampieri sembra essere alquanto distaccato. Ha 5 figli, ma non per questo dà per scontato che un domani siano loro a gestire l’impresa. Attualmente sembra essere interessata a tale prospettiva solo una figlia che segue il padre nei diversi viaggi di lavoro ed in azienda.

A mio avviso questo modo di vedere le cose è molto importante, se si considera che, in genere, nelle aziende familiari di piccola dimensione, l’imprenditore dimostra una certa avversione alla crescita in quanto questa comporterebbe la perdita del controllo assoluto sull’attività.


I rapporti con i dipendenti

I rapporti con i dipendenti sono molto buoni, a riprova di ciò sta il fatto che dei quattordici dipendenti solo uno ha avuto esperienze lavorative precedenti, il reso è al suo primo impiego, ha trovato un’esperienza di lavoro un po’ particolare, si è ambientato ed è rimasto.

Quello che caratterizza il modo di portare avanti questa piccola azienda è la volontà di farlo insieme. L’imprenditore ha un’idea, che può sembrare un po’ fatalistica, ed è quella che esiste già un “disegno” del lavoro da svolgere, l’importante è cercare di capire che cosa bisogna fare per metterlo in luce e questo è possibile solo unendo le forze e facendo in modo che ogni decisione venga presa con la partecipazione di tutti.

Per poter prendere delle decisioni importanti, come per esempio se fare o meno un certo investimento, si cerca di coinvolgere tutto il personale, attraverso delle riunioni in cui si cerca di ascoltare tutte le esigenze, da quella dell’operaio che vorrebbe un montacarichi per alleggerire il proprio lavoro a quella del contabile che vorrebbe fossero ridotti i costi di produzione e così via.

Porre l’attenzione sul lavoratore significa anche considerare l’orario di lavoro. La norma infatti è quella di non fare straordinari, così tutti sanno che alle 18, 00 termina la giornata lavorativa.

Per il signor Tampieri dedicare quelle otto ore al lavoro vuol dire dedicarle a chi ti sta accanto e ciò implica ad esempio chiedere scusa a chi magari è stato trattato male anche se sei il datore di lavoro, e questo affinché la vita a lavoro non sia diversa da quella a casa o in chiesa.

L’attenzione al lavoratore in questi anni si è mostrata concretamente in vari aspetti. Diversi anni fa, per esempio, l’azienda ha attraversato un periodo difficile dal punto di vista delle vendite. Il numero di lavoratori risultava essere in esubero rispetto quelle che erano le necessità dell’azienda e economicamente non era possibile continuare a sostenere costi così alti di manodopera. Si è cercato allora di trovare una soluzione diversa dal licenziamento: è stato proposto alle operaie di lavorare solo mezza giornata, visto che solitamente è difficile per una donna conciliare il lavoro e la famiglia. Questa proposta, non accolta troppo bene in un primo momento per la riduzione dello stipendio mensile è stata a posteriori apprezzata da tutte.

Sempre per l’attenzione che si cerca di aver nei confronti del lavoratore è stata presa la decisione di assumere un’impresa per le pulizie interne. Queste infatti, fino a poco tempo fa venivano fatte dai dipendenti stessi, ma, poiché al termine della settimana lavorativa a pulire erano sempre le stesse persone, si è deciso di farle fare ad una ditta esterna.

Si è cercato inoltre di curare gli ambienti di lavoro, rendendoli, per quanto era possibile, confortevoli ed accoglienti. A tal fine, per esempio, è stato introdotto un sistema di riscaldamento nel magazzino, essendo questo il luogo in cui la maggior parte dei dipendenti svolge il proprio lavoro.

Infine, una scelta aziendale, scaturita dalle esperienze fatte negli anni, in fine, è stata quella di non dare incentivi monetari ai lavoratori. Infatti si è provato, per un periodo, a dividere gli utili tra tutti, cercando di prestare attenzione al più bisognoso, ma questo ha comportato delle difficoltà interne e quindi si è scelto di non dare più incentivi monetari. Se si viene a conoscenza di qualcuno che è in difficoltà si cerca di aiutarlo. Per esempio quando è capitato che un operaio ha richiesto un anticipo sulla liquidazione poiché si trovava in restrittezze economiche la ditta è intervenuta dando la somma richiesta senza scalarla dal suo TFR.

Secondo l’imprenditore quello che veramente conta è il rapporto di stima e di fiducia reciproca che si crea con i lavoratori, che è l’elemento più determinante che porta poi a fare le cose secondo giustizia.

La decisione di aderire al progetto non è stata comunicata ancora ufficialmente a tutti, ma chi sta più dentro all’azienda lo sa o lo intuisce in qualche modo. È in programma di fare qualcosa di più ufficiale, ma per ora concretamente è stato fatto poco. Tutti in azienda per esempio hanno l’abbonamento a Città Nuova che è un quindicinale edito dal Movimento, nel quale, oltre ad esserci notizie d’attualità, di politica ecc., vengono riportate le diverse iniziative attuate nel Movimento, tra cui l’Economia di Comunione. A proposito di quest’ultima, quale sono stati riportati in uno degli ultimi numeri gli indirizzi di alcune aziende aderenti al progetto, tra cui quello della ditta Leone.


I rapporti con i fornitori e con i clienti

I rapporti con i fornitori e con i clienti sono molto buoni. Con i clienti, in particolare, il rapporto è positivo, sia perché l’attenzione al cliente non viene misurata in base all’ordine che da questo viene fatto, sia perché, per quanto riguarda i pagamenti, la prassi aziendale è quella di vendere in contrassegno. La scelta sui mezzi di pagamento è legata al tipo di clientela. Questa infatti è costituita da bar, gelaterie, alberghi, che, se a conduzione familiare, sono solidi e vanno avanti, altrimenti cambiano continuamente gestione. Adottare altre modalità di pagamento forse avrebbe significato raddoppiare il fatturato, ma nello stesso tempo anche rendere l’azienda dal punto di vista finanziario meno solida.



L’imprenditore constata che, con l’adesione al progetto, è cambiata un po’ la mentalità. Se infatti, precedentemente, si tendeva ad essere un po’ rigidi con i fornitori ed i clienti, successivamente, con le linee dettate per le imprese di Economia di Comunione, questo aspetto si è attenuato. Il signor Tampieri racconta di un suo cliente che lo indispettiva, non solo per il fatto che non pagava, ma anche perché lo faceva con un modo a suo giudizio poco rispettoso. La pratica di questo cliente ad un certo punto è stata data ad un legale che l’ha poi portata avanti. Il cliente però ha fatto una controproposta, scrivendo una lettera nella quale descriveva la sua situazione economica e dicendo che avrebbe potuto pagare solo la metà di quanto doveva, in modo da poter “prender fiato” e ricominciare una nuova attività. A quel punto l’imprenditore si è chiesto se fosse più giusto proseguire con l’azione legale o accettare la proposta ricevuta, mettendo così da parte tutti i dissapori passati. Ha così deciso di chiamarlo e da quella conversazione ha capito che forse la cosa più giusta era quella di accettare il compromesso. Alla fine il cliente ha pagato solo la metà del debito, ma l’impressione dell’imprenditore è stata quella che il conto sia stato saldato da una parte di umanità. Dopo un po’ di tempo è arrivata una carta intestata nuova e così è iniziato un nuovo rapporto di lavoro anche se con una certa prudenza.

Il signor Tampieri raccontando la sua esperienza dice: “quello che conta è fare le cose con una certa sacralità, perché quando si tratta con i soldi del povero bisogna essere scrupolosi fino in fondo. Certo, le azioni legali bisogna farle, perché si devono recuperare dei soldi che in un certo senso sono dei poveri che hanno fame. Ma poi, ad un certo punto, quando le circostanze lo chiedono, è bene anche mollare.

Un altro episodio riguarda il proprietario di una gelateria nel meridione anche lui con problemi di pagamento. Ad un certo punto arriva la notizia della sua morte. In azienda la notizia viene presa con diffidenza, pensando che, come al solito, si trattava di una scappatoia per non pagare. Il signor Tampieri allora telefona ad un amico che abitava nello stesso paese del suo cliente per chiedergli conferma e scopre che era effettivamente morto e che lasciava due bambini piccoli con la moglie che doveva portare avanti l’attività del marito.

Dalla ditta, allora, hanno scritto una lettera per fare le condoglianze e per comunicare la loro decisione di condonare il debito. La signora ha risposto ringraziando di cuore.


I rapporti con le altre imprese aderenti al progetto

Con le altre imprese di Economia di Comunione vengono fatti degli incontri ogni 4 mesi, durante i quali ci si comunica le esperienze più significative, le difficoltà e le gioie.

Nei rapporti di lavoro il fatto di aderire ad uno stesso progetto non diventa un elemento discriminante che fa preferire queste imprese ad altre.

A parere dell’imprenditore, un meccanismo che porta a preferire qualcuno, riservandogli sconti ulteriori o trattamenti migliori in genere, costituisce un fattore d’ingiustizia.

Se da un lato viene in evidenza il fatto di conoscersi, di sapere di avere un ideale in comune che porta a vedere il lavoro sotto una stessa ottica, a mettere impegno e onestà in ciò che si fa, ad incontrarsi e quindi talvolta ad intrattenere rapporti di lavoro stimolati da questa fiducia reciproca, dall’altro, però, questo non diventa un elemento discriminante.

Il signor Tampieri nel far ciò si sente mosso da un principio cristiano che è quello di considerare ogni uomo come un fratello, in quanto figli di un unico padre, Dio. Dal punto di vista economico l’impresa produce dei beni che sono destinati, quindi, a dei fratelli. È questa la molla che porta a trattare allo stesso modo tutti quelli che arrivano in ditta, dal finanziere, al dirigente di una grande multinazionale, alla signora che di tanto in tanto arriva per acquistare £ 10000 di minuterie per la nipote.“… un giorno me li troverò tutti di fronte e che cosa mi diranno? Mi hai trattato bene perché ho fatto un grosso ordine?…”.

Un progetto particolare

Insieme al consulente aziendale, anche lui aderente al progetto di Economia di Comunione, il signor Tampieri sta attualmente pensando di portare avanti una iniziativa nel sud, al fine di contribuire a risolvere il problema della disoccupazione in questa parte d’Italia. L’idea prevede l’associazione di 4/5 imprese che abbiano delle affinità tali da permettere di investire in strutture in grado di erogare servizi comuni. Lo stimolo nel portare avanti questo progetto deriva anche dalla prospettiva di poter usufruire delle sovvenzioni statali, avendo però bene in mente che anche se tale investimento dovrebbe rafforzare le aziende, l’obiettivo principale è quello di investire nel sud non per far soldi, per sfruttare cioè gli incentivi statali, ma per creare qualcosa in grado di durare nel tempo e soprattutto per ceare posti di lavoro.

Per far ciò, nella sua fase di avvio il progetto necessita di persone con un obiettivo comune che possa consentire loro di avere delle affinità.

L’errore che si vorrebbe evitare è proprio quello fatto anni addietro, quando, con gli incentivi per il mezzogiorno, gli imprenditori del nord sono scesi al sud non tanto per costruire, quanto per sfruttare quello che c’era da sfruttare. Con il progetto Economia di Comunione non c’è solo la volontà di fare qualcosa per qualcuno, ma c’è anche il desiderio di attuare un metodo diverso che porta ad una nuova impostazione del lavoro ed è questo che rende ottimista il signor Tampieri pensando al sud. È la volontà d’impiantare non solo un’impresa, ma anche un modo diverso di concepirla e di viverla concretamente.


Il rapporto con il consulente aziendale esterno

Il rapporto tra l’imprenditore ed il consulente esterno è innanzitutto un rapporto di stima. Questo consente di creare uno scambio reciproco in cui ciascuno dà il suo contributo.

Un tale rapporto non implica il dover accogliere sempre quanto viene detto o suggerito dal consulente, talvolta sono necessari dei passi per uscire dagli schemi e cambiare qualcosa che per anni è stato fatto in un certo modo.



La determinazione del prezzo di vendita, per esempio, viene fatta restando fedeli ad una prassi aziendale che è quella di moltiplicare per 3 i costi di produzione. Questa regola, che è pure di carattere economico (il cosiddetto rapporto uno a tre) era scritta nel vecchio codice canonico, nel quale un guadagno superiore a tre volte il costo era considerato usura e non più guadagno. Essa non viene però applicata in modo indiscriminato. Infatti ,per i prodotti che girano velocemente, il ricarico è minore, in media oscilla tra il 52- 57%.

Le analisi dei costi vengono fatte articolo per articolo e per la maggior parte vengono fatte dal consulente esterno, perché internamente il lavoro quotidiano non lascia il tempo per effettuare analisi di questo genere.

A volte le proposte del consulente esterno creano problemi in quanto riguardano metodologie e strumenti nuovi che chi opera nell’impresa deve fare lo sforzo di conoscerle e utilizzarle. Una seconda difficoltà sta nel conciliare due modi di pensare che non sempre si incontrano. Quello che però è importante per il signor Tampieri non è tanto l’assecondare le proposte del consulente, quanto far sì che le idee che scaturiscono siano il frutto di una collaborazione. Il fatto che poi il consulente aderisca anche lui al progetto Economia di Comunione è un vantaggio per l’imprenditore, perché è un’esperienza che si vive insieme. Proprio da questo convergere su quelle che dovrebbero essere le finalità del proprio lavoro è nata l’idea di portare avanti un progetto nel meridione.



Il concetto d’impresa nella ditta Leone

Se il signor Tampieri dovesse usare un motto per la sua ditta sceglierebbe quello di vivere la cultura del dare.

Questa cultura ha aspetti praticissimi, come per esempio il tempo dato ad un extracomunitario presentatosi n ditta alla ricerca di un lavoro. Concretamente la cosa più comoda da fare sarebbe stata quella di liberarsene subito con un “ non abbiamo bisogno…”, ma la cultura del dare spinge il signor Tampieri ad offrirgli un caffè ad ascoltarlo, a cercare di fare qualcosa per lui, come improvvisare una colletta tra tutti i lavoratori per pagargli l’affitto, contattare un’azienda edile e chiedere se avessero bisogno di un manovale e successivamente accompagnarlo in cantiere. E poi da questo rapporto costruito così semplicemente scaturisce il nome un po’ particolare da tanto tempo cercato per un angelo che l’impresa stava producendo per l’allestimento di presepi. Il nome è Goby ed è il nome dell’extracomunitario. Ecco allora che dai rapporti umani intessuti in azienda, con chi vi opera e non, scaturisce un sur plus di valore che talvolta si monetizza ( come per esempio il risparmio avuto con il fatto di aver trovato un nome originale che, se chiesto ad un’agenzia specializzata, in questo genere di servizi avrebbe avuto un costo molto elevato), talvolta si quantifica in gesti piccoli, ma molto significativi, come quello dell’impiegato che mette da parte il proprio lavoro ed il proprio titolo di studi per aiutare chi sta nelle spedizioni a fare i pacchi. Il giorno stesso in cui sono andata a fare l’intervista inoltre si è presentata un’ex dipendente, andata in pensione l’anno scorso, portando il gelato per tutti. Un’altra dipendente quella stessa mattina ha festeggiato insieme a tutti i dipendenti i suoi 20 anni di matrimonio.

“… Non è che noi non vogliamo far soldi- dice il signor Tampieri- non vogliamo far solo soldi, perché il rapporto tra di noi vale tanto quanto questi…”. È quello stimolo interiore per cui tutto ciò che si fa nella giornata ha uno scopo, che è quello della propria realizzazione e di tutti quelli che stanno attorno.

Nelle aziende di Economia di Comunione non è solo il risultato finale che conta ma anche il tipo di vita che si vive all’interno dell’impresa e quindi il rapporto con i fornitori, con i clienti e soprattutto il fatto che i poveri non sono soltanto i beneficiari di un gesto benevolo che l’imprenditore ha deciso di compiere, ma sono parte integrante dell’impresa.

Il signor Tampieri ha un modo un po’ particolare di parlare a tutti quelli che collaborano con lui dell’azienda. Egli dice: “l’azienda è la nostra mucca, la dobbiamo mungere, dobbiamo però stare molto attenti a tenerla bene, a curarla, perché se ci muore la mucca poi non abbiamo il latte, dobbiamo mungerla fino ad un certo punto”.


La ripartizione dell’utile a fine anno

All’interno dell’impresa tutti i soci hanno il loro stipendio, l’imprenditore, essendo in pensione, ha un compenso come amministratore.

Il capitale viene lasciato tutto all’interno dell’impresa ed il terzo destinato agli indigenti viene prelevato come amministratori e viene devoluto nella sfera privata.

L’utile che viene così sottratto all’impresa, non sembra intaccare nella maniera più assoluta il suo assetto finanziario. L’imprenditore a tale proposito afferma: “ Chiara Lubich dice che nelle imprese di Economia di Comunione c’è un socio in più, la Provvidenza. Esperienze di questo genere non si potrebbero raccontare in un congresso di economisti, che sicuramente ti riderebbero dietro”.

Le altre forme di finanziamento dell’impresa sono quelle di carattere bancario. La ditta vanta 2 miliardi di fidi bancari. La ditta Leone gode di un’ottima reputazione grazie alla serietà e alla scrupolosità con la quale è stata sempre portata avanti. In 50 anni di attività la ditta non è mai andata in protesto, in forza di ciò è stato possibile costruire rapporti personali con i direttori delle banche, molti dei quali sono a conoscenza dell’impostazione dell’impresa e delle sue finalità.





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