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Innovazioni tecnologiche e globalizzazione nella II metà del ‘900




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Innovazioni tecnologiche e globalizzazione nella II metà del ‘900




Negli anni successivi la seconda guerra mondiale ha avuto inizio la terza rivoluzione industriale. Gli Stati Uniti, non sconvolti dallo scontro degli eserciti, avevano conosciuto un periodo di benessere già durante la guerra, favorite dall'intensa produzione bellica avviata dal governo americano. L’Europa, invece, dovette affrontare seri problemi di ricostruzione e si affidò ad organismi associativi comunitari, come la Comunità Europea( prima MEC, poi CEE), antesignana dell'Unione Europea. La CEE realizzò la formazione di un gran mercato unico europeo e, contemporaneamente, avviò apposite politiche regionali per il sostegno delle regioni economicamente più deboli. La terza rivoluzione industriale portò alla scoperta e all’utilizzo di nuove fonti energetiche come l’atomo, gia usato nelle bombe atomiche del 1945 sul Giappone, all’energia solare, del vento, prendendo spunto dai mulini, all’aumento del consumo del petrolio e all’invenzione della plastica da parte di Moplen. L’ utilizzo dell’energia atomica per produrre energia e non per scopi militari.

Vi fu inoltre un allargamento del mercato che portò alla cosiddetta globalizzazione e la nascita di multinazionali, cioè industrie che vedono investiti capitali di altre persone, “estranee” ad esse.

Gli aspetti negativi della terza rivoluzione industriale furono l’aumento della disoccupazione per il forte aumento nell’ uso delle macchine  e dell’ automazione di robot nelle fabbriche e per questo, anche oggi, non si trovano posti di lavoro a lungo termine e sicuri.

Dopo il gran boom all’avvio della terza rivoluzione industriale si ebbe una crisi, che tuttora persisté e a pagarne le conseguenze sono gli operai.


Le innovazioni tecnologiche più importanti sono state: il personal computer ed internet, i robot, la prima navicella spaziale e i satelliti.

La novità più sconvolgente, la possiamo cogliere nell’avvento dell’informatica. Non c’è campo della vita umana che non sia stato o non sia sempre più attraversato dell’informatica.

Con la nascita dei computer si propagò internet, una rete informatica ideata nel 1969 da un gruppo di scienziati e ricercatori americani i quali, su iniziativa del Ministero della Difesa degli Stati Uniti, elaborarono un circuito di comunicazione per fini militari in grado di resistere agli effetti di un bombardamento atomico. Esso collegava quattro università: Stanford, Los Angeles, Santa Barbara e Utah. Nel 1985 Internet si trasformò in un servizio di massa. Fino al 1997/98, i provider facevano pagare un prezzo, sotto forma d’abbonamento annuo, a tutti coloro che volevano collegarsi.


Il boom economico in Italia

In Italia nell’ arco di tempo compreso tra gli anni Cinquanta e Sessanta vi fu un record di crescita nella produzione nazionale tale da far parlare di “miracolo economico”. L’apice dello sviluppo di questo trend positivo fu raggiunto tra il 1958 e il 1963. Nonostante il fenomeno si riferisca ad un evento principalmente economico, esso ebbe una forte ripercussione sulla vita degli Italiani che in pochi anni cambiò radicalmente, in positivo o in negativo e portò nel nostro Paese un livello di progresso e benessere mai conosciuto nei periodi precedenti. I fattori che determinarono tale svolta sono molteplici e da ricercarsi in ambiti differenti. Uno di questi è senza dubbio la fine del protezionismo e l’adozione di un sistema di tipo liberista che rivitalizzò il sistema produttivo italiano, favorito anche dalla creazione del Mercato Comune Europeo a cui l’Italia aderì nel 1957. Inoltre fu importante il ruolo svolto dallo Stato, caratterizzato da un notevole interventismo nell’economia. Altri fattori importanti per il boom economico furono il basso costo della manodopera che proveniva soprattutto dal meridione, l’adozione del piano Marshall e la nascita dell’Eni, l’Ente Nazionale Idrocarburi, creato da Mattei nel 1953, a cui fu affidato lo sfruttamento del più gran giacimento di metano scoperto nel 1946 nella valle del Po. L’anno d’avvio del boom è considerato il 1958; l’euforia e la positività, ancora agli albori, erano però accompagnate anche da una serie di preoccupazioni manifestate da Amendola e dallo stesso Togliatti. La popolazione del Sud, che tra il 1951 1974 dovette abbandonare in massa le proprie case in cerca di fortuna al nord. Le mete erano le città del centro-nord Italia, soprattutto Milano, Torino, Genova, oppure quelle del nord Europa; infatti, dopo la crescita industriale che coinvolse anche il resto degli Stati europei, Svizzera, Belgio e Germania divennero meta di molti nostri connazionali. Alla base di questo fenomeno vi sono diversi fattori tra cui la necessità di maggiore denaro e di un lavoro stabile, il fascino delle nuove metropoli del Nord, la grave sottoccupazione, un alto livello di povertà, la scarsa fertilità delle terre e frammentazione della proprietà, che caratterizzavano il Meridione italiano. Con lo sviluppo dell’industria si determina una diminuzione dell’importanza del settore agricolo, infatti, in meno di dieci anni quasi tre milioni d’occupati nelle campagne si trasferiscono nelle città, determinando così la fine di quei mondi rurali che caratterizzavano il Paese. Le industrie legate al boom sono state limitate al Nord Italia; questo perché il Sud, a causa del già noto divario industriale, riuscì ad avvertire qualche impulso solo nel 1957. Sicuramente il risultato più gratificante di quel periodo fu la nascita del concetto di multinazionali e dei primi tentativi di relativa applicazione fortunatamente ben riusciti. Essi furono la FIAT e l’Olivetti, che effettuarono la riorganizzazione aziendale, unico modo per rendere le industrie italiane adatte all’affermazione in campo internazionale.



La FIAT, società già nata nel 1915, riuscì ad instaurare un sistema di produzione a costi decrescenti che dipendeva da un massimo sfruttamento degli impianti, dall’allargamento del mercato interno e da una graduale liberalizzazione degli scambi. Essa fu in grado di imporsi a livello internazionale, diventando competitiva alla pari di altre imprese europee. Stesso percorso seguì l’Olivetti, il cui fondatore, Adriano Olivetti, sviluppo un piano aziendale di produzione per rettificatrici, macchine multiple e speciali, impianti di lavorazione automatizzati. Nata tra il 1946 e il 1947, l’Olivetti, nel 1958, riusciva a soddisfare con ottimi risultati, tecnici e organizzativi, una domanda sempre crescente di macchine da scrivere e di calcolo. Lo sviluppo industriale che si verificò in Italia fu sorprendente e contribuì a cambiare l’opinione pubblica mondiale, che era abituata a considerare gli Italiani come europei di secondo livello; questo soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale. In seguito alla fase economica positiva di cui l’Italia fu protagonista, la società cambiò radicalmente e le condizioni di vita subirono un notevole miglioramento dovuto all’aumento del reddito medio della popolazione, che permise a volte l’acquisto di beni di lusso come l’automobile, la televisione e gli elettrodomestici. L’auto più comune fu la cinquecento della Fiat. Dopo il boom vi fu una crisi che si presenta anche oggi. Per questa causa le aziende sono costrette alla delocalizzazione, lo spostamento in paesi dove la manodopera costa meno. Le fabbriche si sono trasformate, nel frattempo, aggiungendo robot a lavorare a posto dell’uomo.



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