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Tesina sulle costruzioni




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Tesina sulle costruzioni

Percorso didattico:

Italiano: Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello e letteratura durante il regime

Storia: Il risanamento economico del regime fascista




Tecnologia delle costruzioni: L'Esposizione Universale Romana del 1942 (E 42), cenni sulla vita di Pier Luigi Nervi e sui piani urbanistici.

Topografia: Progetto di una strada

Costruzioni: Costo di costruzione (computo metrico estimativo)

Estimo: Gli Espropri di pubblica utilita'

Diritto: Le norme sulla costruzione privata.

Italiano

Luigi Pirandello

Luigi Pirandello nacque a Grigenti - poi Agrigento - il 28 Giugno 1867 da Caterina Ricci-Gramitto e da Stefano Pirandello. Luigi trascorse la sua prima infanzia tra Grigenti e Porto Empedocle, sul mare. Assiduo lettore di romanzi, a dodici anni scrive una tragedia in cinque atti che rappresentò con le sorelle e gli amici. Nel 1880 il padre, vittima di frode, cadde in dissesto e la famiglia si trasferì a Palermo. In quegli anni nacquero in Pirandello, fanciullo e poi adolescente, le prime appassionanti accensioni sentimentali; comincia, in quegli anni, la sua preparazione umanistica e si palesa la sua vocazione letteraria. Nel 1885 la famiglia si trasferì a Porto Empedocle e Luigi rimase a Palermo, dove, lo stesso anno, termino' il liceo. Ritornato a Porto Empedocle iniziò a prendere coscienza della realtà umana e sociale delle solfatare. Si iscrisse alle facoltà di legge e di lettere di Palermo, dove conobbe alcuni dei futuri dirigenti dei fasci siciliani. Nel Novembre del 1887 si iscrisse all' Università di Roma. Visse per alcuni mesi in casa dello zio Rocco, luogotenente di Garibaldi ad Aspromonte. Scrisse in questo periodo alcune opere teatrali che sono andate perdute. Nel 1889 pubblicò Mal giocondo, una raccolta di poesie. In seguito ad un incidente con un insegnante decise di abbandonare l' Università di Roma e continuò gli studi a Bonn, dove scrisse le liriche raccolte in Elegie renane e Pasqua di Gea. Il 21 Marzo 1891 si laureò con tesi sugli sviluppi fonetici dei dialetti greco-siculi.

Nel 1892, rientrato a Roma, Pirandello collaborò a diverse riviste letterarie. Il 27 Gennaio 1894 sposò a Grigenti Maria Antonietta Portulano. Fra il 1895 e il 1899 nacquero tre figli: Stefano, Lietta e Fausto. Nel 1894 pubblicò una prima raccolta di novelle, Amori senza amore. Dal 1897 insegnò letteratura italiana all' Istituto superiore di Magistero. Nel 1898 stampò sulla rivista 'Ariel' il primo testo teatrale, un atto unico dal titolo L' epilogo, poi ribattezzato La morsa. Nel 1901 pubblicò il romanzo L' esclusa e nel 1902 Il Turno. Nel 1904 una frana allagò improvvisamente la solfara nella quale il padre di Pirandello aveva investito i suoi averi e la dote di Maria Antonietta. Lo scrittore si trovò in gravi difficoltà economiche fino quasi al punto di suicidarsi. Sulla base di questa esperienza scrisse, nello stesso anno, Il fu Mattia Pascal. Continuò a collaborare al 'Marzocco' e a alla 'Nuova Antologia' e cominciò a dare lezioni private di tedesco e italiano. Nel 1908 venne nominato ordinario dell' Istituto superiore di Magistero; nello stesso anno scrisse due saggi: L'umorismo e Arte e scienza. Il successo del Fu Mattia Pascal, tradotto subito in varie lingue, valse a Pirandello l' ingresso nella importante Casa editrice Treves. Collaborò alla rivista 'Trisettimanale politico-militare' e successivamente al 'Corriere della Sera'. Nel 1910 pubblicò sulla 'Rassegna contemporanea' il romanzo I vecchi e i giovani. Il 9 Dicembre 1910 vennero rappresentati al Teatro Metanasio di Roma gli atti unici La morsa e Lumie di Sicilia.

Nel 1910 pubblico la raccolta di novelle La vita nuda.Nel 1913 Pirandello riscrisse I vecchi e i giovani, che venne pubblicato in volume da Treves. Nel 1912 pubblicò la raccolta di novelle Terzetti. La trappola, altra raccolta di novelle, uscì nel 1915, sempre per le edizioni Treves. In questi tre anni scrisse una cinquantina di novelle, tre cui Berecche e la guerra, in parte pubblicate in rivista , le più raccolte in volume. Nel Luglio del 1916 Angelo Musco portò al successo Pensaci, Giacomino! Pirandello, stimolato dall' esito della commedia, scrisse altre opere teatrali: Il berretto a sonagli e Liolà, entrambe presentate da Musco. Nel 1917 scrisse le commedie Così è (se vi pare), La giara e Il piacere dell' onestà, che vengono presentate lo stesso anno. Queste opere segnarono il passaggio dal verismo all' arte propriamente pirandelliana. Nel 1915 gli muore la madre, e si aggrava la malattia psichica della moglie iniziata nel periodo del disastro della zolfatara. Inoltre il figlio Stefano venne inviato al fronte e cadde prigioniero. Nel 1918 Pirandello scrisse 'Il giuoco delle parti' e 'Ma non è cosa seria', portati in scena rispettivamente da Ruggero Ruggeri e da Emma Gramatica sul finire del medesimo anno. Presso l' editore Treves uscì 'Un cavallo nella luna', ma nel 1920 lasciò questa casa editrice per diventare autore di Bemporad. Il 10 Maggio 1921 Dario Niccodemi rappresentò Sei personaggi in cerca d' autore, che provocò contrasti nel pubblico e nella critica. Nel 1921 la figlia Lietta si sposò e si trasferì nel Cile. Il 24 Febbraio 1922 venne messo in scena l' Enrico IV, mentre altre sue opere entrarono nel repertorio di molte compagnie italiane. Nello stesso anno scrisse Vestire gli ignudi, mentre a Londra a a New York vennero rappresentati i Sei personaggi in cerca d' autore. Sempre nel 1922, Adriano Tilgher, amico e ammiratore di Pirandello, pubblicò Studi sul teatro contemporaneo, opera che pose le basi della critica pirandelliana.

Tra il 1931 e il 1936 Pirandello visse gli anni migliori della sua vita perché, grazie al successo mondiale del suo teatro, fu costretto a viaggiare moltissimo. Il 9 Novembre 1934 ricevette a Stoccolma il premio Nobel per la letteratura. Scrisse i drammi Trovarsi (1932), La favola del figlio cambiato (1933), Quando si è qualcuno (1933), Non si sa come (1934), e I giganti della montagna. Quest' ultimo rimase incompiuto e andò in scena più tardi, a Boboli il 5 Giugno 1937. Scrisse inoltre un soggetto cinematografiche un libretto d' opera. Mori' il 10 Dicembre 1936.

Il fu Mattia Pascal

Il protagonista, Mattia Pascal, in seguito alla sua presunta morte, decidedi ricostruirsi un'identità per fuggire e crearsi un personaggio tutto nuovo inventandosi un passato e perciò si trova a vivere in una situazione alquanto strana. La prima parte del romanzo e' molto narrativa; infatti racconta della sua gioventù trascorsa nell'ozio e nell'agiatezza più sfrenata senza curarsi minimamente della sua situazione finanziaria, poiché sua madre aveva preso la decisione di far amministrare tutto il patrimonio lasciatole dal marito, morto in seguito ad un naufragio, ad un certo Malagna, che si era offerto volontariamente di aiutare la vedova Pascal nella gestione del patrimonio, ma che in realtà aveva come unico fine quello di frodare la famiglia e di speculare sull'eredità. Mattia Pascal narra delle sue prime avventure amorose, dapprima con Oliva, da cui avrà un figlio, ma che non sposerà mai, perché già fidanzata con il Malagna, ed in seguito con Romilda Pescatore, la ragazza che inizialmente Mattia voleva far fidanzare col suo amico Pomino, ma che poi sposerà in seguito ad un fidanzamento. Questo matrimonio non fu altro che la rovina sia economica che psicologica di Mattia, perché causo una serie di disagi, grazie soprattutto alla suocera, che lo condurranno al punto di fuggire da casa. Dovette abbandonare il posto di bibliotecario fattogli assegnare dal padre di Pomino, che gli aveva dato modo di guadagnarsi da vivere. Infatti Pascal era un classico buono a nulla neanche tanto istruito e perciò era molto difficoltoso per lui trovare un lavoro, soprattutto per il dissesto finanziario in cui si trovava.

Dopo la sua scomparsa, si reco a Montecarlo dove la fortuna lo assisti e gli fece vincere al casinò oltre ottantamila lire, ma nel frattempo vicino al canale all'interno del suo podere della Stia venne trovato il cadavere di un uomo che gli somigliava perfettamente e che tutti identificarono come Mattia Pascal. Mentre tornava a casa, sul treno, mentre leggeva un giornale, trova il necrologio con scritto il suo nome e questo fatto sconvolge radicalmente la sua esistenza. Infatti dapprima decide di rientrare a Miragno, la sua città, ma poi si rende conto che non e il caso di tornare a casa per farsi defraudare dai suoi creditori e perciò prende la decisione di cambiare vita. E' proprio questo evento la scintilla che fa nascere, o forse emergere, il suo desiderio di libertà suprema che lo farà vivere per oltre due anni viaggiando senza meta, ma costretto 'alla macchia' per paura di ridare vita ad una persona ormai creduta morta. Infatti nel costruire il personaggio di Adriano Meis deve tener conto di tanti particolari in modo da non destare alcun sospetto riguardo la sua vera identità. Dopo aver viaggiato per molte città decide di stabilirsi a Roma dove trova alloggio in casa del Sig. Anselmo Paleari, un anziano borghese squattrinato ormai solo accecato dalla fissazione dell'occulto e dal mondo della magia. In casa vive anche una ex pianista, la signorina Caporale, zitella ossessionata dalla sua bruttezza e dalla mancanza di un uomo. Il Paleari tiene in casa con se la figlia Adriana che accudisce alla casa e si prende cura sia della caporale che di Adriano Meis, soprattutto nel periodo della convalescenza. Infatti Mattia Pascal era strabico per via della cateratta e fu questo un particolare che gli fece pensare di cancellare definitivamente la sua vecchia personalità facendosi operare e cambiando cosi' il suo aspetto. Col passare dei mesi il protagonista si innamora di Adriana e giunge fino quasi al punto di decidere di sposarla, ma una serie di problemi alla fine gli fanno cambiare idea in modo del tutto inaspettato. Infatti Adriano non avrebbe mai potuto sposarla perché in realtà era un altro, Mattia Pascal, che era a sua volta sposato con Romilda Pescatore. Tuttavia, in seguito ad un furto operato dal fratello del Paleari, Adriano Meis decide di tornare a Miragno per riprendersi la sua vera identità che aveva perso non a causa della sua presunta morte, ma solamente per sua volontà. Prima di giungere al suo paese passa a trovare il fratello Berto, che alla vista rimane esterrefatto. E' proprio qui che viene a conoscenza del matrimonio di Romilda con Pomino e perciò' decide di rovinare tutto riprendendosi sua moglie. Tornato a Miragno e giunto in casa di Pomino trova addirittura una bambina, figlia dei due coniugi ed è questa la ragione per cui Mattia infine decide di non riprendersi Romilda. Lo sgomento che suscita la ricomparsa di Mattia è notevole tanto da mettere in agitazione Pomino, Romilda e la vedova Pescatore.

Nonostante la lunga litigata con questi, Mattia decide alla fine di riprendersi la sua vera identità, ma di non rovinare il matrimonio dei due e perciò si reca a farsi riconoscere dai concittadini, in particolar modo da don Eligio, e va a vivere insieme alla zia Scolastica.

Il primo argomento disquisito da Pirandello nel romanzo è quello della fortuna alla quale attribuisce molti significati. Ha un modo di interpretarla tutto personale perché secondo lui non è come una ruota che gira e che insegue la persona a cui vuole portare giovamento, ma invece afferma che siamo noi uomini ad inseguirla ed a cercarla ed inoltre aggiunge che non è tanto introvabile e rara, basta quindi cercarla e perseverare. Il significato degli oggetti compare verso la parte centrale del romanzo ed è di rilevante importanza perché secondo l'autore ogni oggetto non è fine a se stesso, ma è in relazione con noi e con gli avvenimenti che ruotano intorno a noi. Infatti un oggetto non è bello per un puro caso, ma solo perché noi lo interpretiamo a nostro modo e lo 'personalizziamo' mettendovi qualcosa di noi e così suscita in noi sensazioni più o meno gradevoli. Ad aggiungersi a tutto ciò vi è la nostra fantasia che nella maggior parte dei casi contribuisce ad abbellire gli oggetti a cui siamo legati. Un problema che Pirandello solleva spesse volte è quello dell'incomunicabilità tra uomo e natura, infatti sostiene che gli esseri umani tentano di capire quello che la natura ci comunica, ma non riusciamo a comprenderne nemmeno la minima parte, mentre, invece, questa ci lancia dei messaggi chiari e comprensibili di disagio, un disagio provocato esclusivamente dall'uomo. L'amicizia è molto importante ai fini di una vita in società perché senza un amico si vive soli e sperduti e non si ha nessuno che ci possa aiutare in caso di necessita. Però un amico è una persona con cui si deve essere sinceri e a cui si devono confidare i propri pensieri più' nascosti e le proprie sensazioni. Mattia Pascal aveva forse qualche amico, magari Pomino, mentre Adriano Meis non poteva averne perché viveva nella menzogna, anche se vi era costretto, e quindi, non potendo nemmeno dire il suo vero nome, viveva una sorta di recitazione continua alla quale talvolta credeva realmente persino lui stesso. Per l'autore l'anima e la mente sono in stretto rapporto tra loro. L'esempio citato è quello dei vecchi che, perdendo la lucidità mentale a causa dell'età avanzata, hanno un affievolimento dell'anima. Paragona la mente ad un pianista e l'anima al pianoforte; infatti, se per caso si rompe una corda o un tasto, il suonatore, pur essendo molto bravo, è costretto a suonar male. Pirandello ha una visione della vita del tutto personale perché secondo lui, per conoscere bene la vita ed il suo scopo, bisogna conoscere prima la morte, o meglio bisogna passare attraverso la morte per comprendere l'essenza reale della vita. Il passato di una persona è come un'ombra che rimane impressa sul pavimento grazie alla luce e che ci segue sempre. L'unica variazione e' nella sua lunghezza o nella sua larghezza, ma è sempre con noi e non possiamo liberarcene perché è un nostro patrimonio personale che non possiamo cancellare e che rispecchia noi stessi ed il nostro passato. Il tema principale è ancora una volta quello della solitudine che si articola nelle maniere più svariate, ma che rappresenta sempre un'angoscia dell'intero genere umano o forse una paura che non riusciamo ancora a vincere. La solitudine si manifesta per causa nostra perché' siamo noi ad isolarci dagli altri, di nostra volontà e perciò non è la solitudine a cercarci perché non può esistere senza la nostra volontà. Per causa nostra, oltre a ritrovarci soli riscontriamo notevoli difficoltà ad allacciare rapporti con gli altri che sono già difficoltosi per varie cause che talvolta non dipendono da noi in prima persona, ma dagli altri o dal semplice vivere in società. Purtroppo le personalità' sono già differenti in ognuno di noi e perciò moltiplicandole per il numero delle persone esistenti al mondo, o già sufficientemente per il numero delle persone che vivono in relazione di una persona, si avrà una miriade di combinazioni e pertanto risulta estremamente difficile azzeccarne una veramente riuscita. La libertà è forse il vero sogno nel cassetto di Pirandello, ma è anche vero che è irraggiungibile in senso assoluto perché, per vivere in società, bisogna rispettare prima di tutto quella degli altri e perciò questa à già una prima limitazione.Inoltre c'è un governo, uno stato, a cui si devono pagare le tasse e da cui dobbiamo farci riconoscere tramite l'anagrafe e poi c'è il problema del denaro che limita le nostre scelte. Perciò la libertà non è nient'altro che un utopia che non sarà mai possibile raggiungere.

Letteratura durante il regime

Tra il 1918 e il 1940 la cultura italiana vive un periodo difficile, almeno a partire dal 1925, per l'affermarsi della dittatura fascista. Il regime di Mussolini limita la libertà di espressione degli scrittori, pur non bloccandola totalmente. Molti scrittori sono costretti all'esilio (Gobetti, silone, borghese) o addirittura al carcere (Gramsci), riviste e libri si trovano bloccati dalla censura, e la stessa figura prestigiosa di D'Annunzio vive, nei suoi ultimi anni, in una dimensione appartata ed emarginata, anche se ancora appoggiato dal regime.

La narrativa è il settore più colpito, Svevo non ha la fama che si è costruito Pirandello il quale ormai è totalmente impegnato con il teatro e perciò non scrive più dei romanzi.per quanto riguarda i romanzi si delineano quattro linee di sviluppo:

La ripresa di alcuni elementi del naturalismo, si cerca quasi di deformare la realtà in modo da opprimere i problemi.

La prosecuzione del romanzo dannunziano

La ripresa del romanzo storico, quasi di imitazione manzoniana

Il romanzo chiamato realismo magico, dove si cerca di costruire narrative inverosimili

Ma le due grandi linee di sviluppo della letteratura fascista sono: 'Strapaese' e 'Stracittà'.

Strapaese riceveva consensi da chi voleva un fascismo populista, antieuropeo e antiamericano, paesano e tradizionale,questa corrente si riunì attorno la rivista 'Il Selvaggio' di Mino Maccari.Strapaese rilanciava le tradizioni e il folclore regionale, criticava gli abbattimenti nei vecchi borghi medievali delle città e satireggiava, attraverso vignette, il fascismo ufficiale e accademico.

Stracittà riceveva consensi da chi invece voleva un fascismo sperimentale, d'avanguardia, filoeuropeo, questi poeti si riunivano intorno al gruppo detto 'Novecento', di Massimo Bontempelli. Nel 1926 cominciò ad uscire la rivista 'Novecento', le prime quattro copie scritte in francese ('900.Chaiers d' Italie et d'Europe, 900.Quaderno d'Italia ed Europa), la quale era in opposizione con il gruppo 'primitivo e ruralista' Strapaese. Bontempelli rifiutava la tradizione, promuoveva la poetica 'realismo magico', e diceva che il novecento ebbe inizio con la I° guerra mondiale; nella sua poetica B. rifiuta la realtà vivendo in un senso magico accostandosi così al Pirandello.

Gli uomini che facevano parte di questi due gruppi letterari si dichiaravano tutti fascisti, ma la loro continua guerra finiva molto spesso con la censura, e così involontariamente diventava una cultura in opposizione a quella ufficiale fascista,cosi Strapaese e stracittà finirono per forgiare una generazione di oppositori al regime.

Storia

Il risanamento economico durante il regime

Generalità:

Movimento politico sorto in Italia, fondato il 23 marzo 1919, in Milano, da Benito Mussolini. Organizzato con lo scopo di combattere sul terreno ideologico l'organizzazione democratica dello Stato parlamentare, non fu ritenuta adatta ai tempi. Il movimento ebbe dapprima scarso successo, ma gli errori del socialismo e le violenze degli attivisti,conosciute come squadre rosse, determinano nel paese e specialmente nei ceti borghesi, uno stato di terrore di fronte alla minaccia comunista. Mussolini seppe sfruttare tale stato d'animo, tanto più facilmente quanto più i vari Ministeri che si succedettero si dimostrarono incapaci a tenere alto il prestigio dello stato. Le forze capitaliste finanziarono il movimento che organizzò le squadre di azione per fronteggiare i disordini promossi dai socialisti e dai capi delle organizzazioni operaie; tra gli uomini politici liberali e cattolici si fecero sempre più numerosi e simpatizzanti per il fascismo, e cosi anche tra i combattenti. Nelle elezioni del 1921 il fascismo conquistava trentaquattro seggi; nell'ottobre del 1922 Mussolini tentava la scalata al potere e su nomina del Re e dei capi dei partiti politici otteneva l'incarico di costituire un Ministero di concentrazione, cui parteciparono i popolari i liberali e alcuni indipendenti anche in rappresentanza delle forze combattentistiche. Fu illusione di molti che, secondo le promesse, il Mussolini avrebbe ristabilito l'ordine, disciolte le proprie squadre, posto fine alle violenze private e governando democraticamente, tanto che il Parlamento, confortato dalla stampa e dalla pubblica opinione, concesse al Governo i pieni poteri per due semestri successivi.

Nelle elezioni del 6 aprile 1924, svoltesi secondo un progetto proposto e presentato dall'Acerbo al Parlamento che lo approvò,usci vittoriosa la lista del Blocco Nazionale che oltre ai fascisti comprendeva quasi tutti i liberali e parecchi cattolici. Forte della maggioranza assicuratasi, benché dopo l'uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti (10 giugno 1924) l'opinione pubblica si volgesse per qualche tempo contro il fascismo, al Mussolini fu facile trasformare il suo Governo in dittatura, il che avvenne con parvenze legalitarie mediante le leggi. Accettata passivamente dalla maggior parte dagli Italiani, avversata da pochi spiriti liberi e dai comunisti, confortata dal consenso spesso entusiastico ed ammirativo di Governi, di uomini politici e ceti dominanti stranieri, la dittatura fascista sfociò nel suo massimo splendore nella seconda guerra mondiale, che il popolo italiano subii' impreparato e renitente, ma contro gli inutili lutti della quale cominciò a reagire soltanto quando le sconfitte militari patite su tutti i fronti, le città indiscriminatamente bombardate, il territorio metropolitano invaso (1943), fecero cadere anche le più tenaci illusioni. Mussolini, abbandonato dalla pubblica opinione, posto in minoranza da un voto dal Gran consiglio del fascismo, poté essere rimosso dalla sua carica dal Re che chiamò il Badoglio a formare un nuovo Ministero (25 luglio). Dopo l'armistizio (8 settembre 1943), invasa gran parte d'Italia dai Tedeschi, il Mussolini fu liberato dalla prigionia e messo a capo di un nuovo partito fascista e del governo illegale della repubblica sociale italiana creata dai Tedeschi, rovesciata dalle truppe italiane e alleate nell'aprile 1945.

Politica del Duce:

Con l'avvento del regime al potere si restringeva la libertà di azione e di espressione, ma in compenso iniziò una politica economica che portò l'Italia ad una grande ripresa. Grazie alle numerose bonifiche dopo il 1924 crebbero a dismisura le esportazioni di manufatti, si trattava infatti di accrescere la produzione agricola mediante nuovi macchinari e nuove superfici coltivabili; queste operazioni portarono ad una diminuzione della disoccupazione nella campagne con un accrescimento di manodopera.

Nel 1926 ci fù la svolta del fascismo verso la dittatura, venne ridotta ancora la libertà di stampa, gran parte dei poteri furono accentrati nelle mani del duce e il parlamento si vide tolta la funzione legislativa rimanendo solo come organo di controllo ed infime fù messo al bando il partito comunista.

Sempre nel 1926 Mussolini decise la rivalutazione a quota 90 lire nei confronti della sterlina, ciò portò l'Italia ad effettuare una politica di protezionismo economico, cioè diminueno le esportazioni si cercava di far scendere l'inflazione. La rivalutazione dell lira non ebbe però gli effetti previsti, infatti con la diminuzione di esportazioni numerose aziende che basavano il proprio commercio al difuori del nostro paese dovettero chiudere, facendo così aumentare la disoccupazione e il malumore tra la gente.



Dal 1930 in Italia si manifestarono con chiarezza le ripercussioni della crisi mondiale e fino al 1934 l'economia dette ben pochi segni di ripresa, così nel 1935 il regime mise in atto un programma di rilancio economico, promuovendo la guerra d' Etiopia.La conquista dell'Etiopia fù portata a termine tra l'ottobre 1935 e maggio 1936 dal maresciallo Rodolfo Graziani, a capo di un imponente spiegamento di uomini e mezzi; la guerra allargo i confini del mercato nazionale in un epoca di rigido protezionismo e fece aumentare il consenso popolare che tra il 1930/34 si era abbassato a causa della disoccupazione e dei salari molto bassi. La conquista dell'Etiopia portò una rottura del fascismo nei confronti della Società delle Nazioni ( alla quale spettava il compito di far rispettare la pace) la quale inflisse sanzioni economiche contro l'Italia perché aveva aggredito uno stato membro, queste sanzioni ebbero scarso effetto perché l'Italia cercò aiuto dalla Germania ma questa mossa portò ad un isolamento del nostro paese il quale si trovò costretto ad allearsi con la Germania, e così, con 'asse Roma-Berlino stabilito nel 1936 e con il Patto d'Acciaio del 1939 si arrivò ad una fase fondata sulla costituzione di un blocco di stati fascisti che volevano imporre la loro egemonia su tutta Europa; ciò però fece saltare alcuni programmi di Mussolini che fino alla guerra di Etiopia l'Italia aveva avuto una politica estera autonoma.I

ntanto in Germania, Hitler aveva attuato le leggi razziali che portarono ad una politica aggressiva del nazi-fascismo, e nel settembre del 1938 Germania , Italia, Francia e Gran Bretagna si ritrovarono a Monaco per discutere di questa politica; Hitler promettè di non far mutare la geografia europea, ma sei mesi dopo la Cecoslovacchia cadde sotto la Germania e nel settembre del 1939 Hitler occupò la Polonia, con il relativo scoppio della seconda guerra mondiale.

Tecnologia delle Costruzioni

E.U.R.

L'Ente Autonomo Esposizione Universale di Roma (EUR) fu costituito con legge n. 2174 del 26 dicembre 1936 allo scopo di realizzare una grande Esposizione Universale “l'olimpiade della civiltà” da tenersi nell' anno 1941, poi differita al 1942 destinata ad accogliere quanto nel campo spirituale e materiale era stato compiuto dalle varie nazioni.

L'Esposizione Universale fu concepita sull'esempio di precedenti esposizioni internazionali (Bruxelles 1935, Parigi 1937, Glasgow 1938, New York 1939) con l'intenzione, tuttavia, di distinguersi realizzando allo scopo edifici a carattere permanente che avrebbero dovuto costituire il primo nucleo dell'espansione di Roma verso il mare.All'esecuzione del progetto si diede avvio nel 1937 ed in breve tempo alcuni degli edifici previsti furono edificati nella zona, ma lo scoppio della II guerra mondiale dapprima rallentò i lavori e successivamente ne determinò la sospensione.

Il periodo delle ostilità portò alla distruzione di numerose opere e negli anni successivi i fabbricati privi della necessaria sorveglianza furono oggetto di razzie ed atti di vandalismo.

Nel 1944 fu sciolta l'Amministrazione ordinaria ed il patrimonio dell'Ente, amministrato da un Commissario Straordinario, restò sostanzialmente inutilizzato per sette anni.

Nel 1951 il Commissario Straordinario Prof. Virgilio Testa ritenne di poter rivitalizzare l'attività dell'Ente e realizzare la seconda finalità istituzionale originariamente prevista: il recupero delle opere già esistenti come base per la nascita di un nuovo quartiere residenziale e di un moderno centro direzionale che rappresenta tutt'oggi un suggestivo modello dell'urbanistica moderna.

Si operò con determinazione alla ricostruzione ed al completamento degli edifici sorti prima della guerra e venne avviata l'urbanizzazione della zona secondo un piano preordinato.

Fu rivolta grande attenzione alla viabilità del quartiere con la realizzazione di ampie arterie alberate e parcheggi ben attrezzati, il tutto inserito in una suggestiva cornice fatta di vaste zone sistemate a parco, siepi e distese fiorite.

Il quartiere fu dotato di gallerie per i pubblici servizi, di moderni sistemi elettrici ed idrici di adduzione e distribuzione dell'acqua attraverso una rete di innaffiamento (lunga 103 Km) delle aree verdi pubbliche e private.

Fu ultimata la costruzione del lago artificiale che, con una capacità di 220.000 m.c. costituisce un importante riserva idrica contro il pericolo di incendi, nonché un fattore di regolazione del microclima.

Un grande asse 'Roma-mare' collegava, in direzione sud, il centro dell'esposizione alla pineta di Castel Fusano, correndo in posizione tangenziale rispetto ai nuclei edilizi già presenti sul territorio, per proseguire, verso nord, congiungendo l'area con la P.zza S.Giovanni.

Il collegamento alla città era inoltre assicurato da quattro grandi arterie: la via Ostiense (già esistente), un nuovo tracciato corrispondente all'attuale viale G. Marconi e un nuovo collegamento a ovest con via della Magliana, che prevedeva la costruzione di un ponte sul fiume Tevere (mai realizzato).

Anche la planimetria dell'area espositiva mostrava già alcune delle direttrici che sarebbero poi state una costante di tutti i seguenti piani: un grande piazzale verso la città, un lago artificiale in posizione centrale, una piazza verso sud-est ed infine un edificio di forma quadrangolare, dominante la collina panoramica che affaccia ad ovest sulla valle del Tevere, quale sfondo prospettico del nuovo Ponte della Magliana. La rete stradale venne ridisegnata in un sistema di assi che attinge alla tradizione romana di Cardi e Decumani: la via Imperiale, il 'cardo', viene incrociata da direttrici ortogonali, di volta in volta strade, elementi paesaggistici o vedute prospettiche, che seguono gli allineamenti di una griglia rigorosa di cui il viale monumentale è l'asse portante.

E' ormai opinione comune che si possa identificare in questo elemento architettonico, ripreso e conservato negli studi successivi, la prima indicazione del Palazzo della Civiltà Italiana che è ancora oggi uno degli elementi scenografici caratterizzanti il quartiere.

Il 5 gennaio del 1937 la progettazione venne ufficialmente affidata ad una Commissione per il Piano Regolatore composta da Pagano, Piacentini, Piccinato, Rossi e Vietti scelti fra una rosa di quindici nomi comprendente tutti i maggiori architetti dell'epoca.

Piacentini forte dalla precedente esperienza della Città Universitaria di Roma mostrò fin dall'inizio di avere le idee molto chiare in merito all'assetto urbanistico e al linguaggio architettonico che meglio avrebbero rappresentato le ideologie del regime, ed assunse immediatamente il ruolo di capogruppo.

L'asse Roma-mare di attraversamento dell'area da nord a sud sarebbe, infatti, diventato l'elemento portante dell'intera struttura, dividendo il quartiere in due metà con il suo percorso rettilineo. Lungo l'asse centrale, che prenderà il nome di Via Imperiale (oggi via C.Colombo), le grandi piazze monumentali avrebbero creato una serie di spazi scenografici: in sequenza il Piazzale d'Ingresso, la Piazza Imperiale (oggi P.zza G.Marconi) e l'ampiaprospettiva naturalistica del Parco centrale dominata dal bacino del Lago artificiale che la grande arteria divide, scavalcandolo. Per la Via Imperiale si pensò ad un fortissimo fondale principale, che apparve come una costante nelle grandi vedute prospettiche e nelle planimetrie dell'epoca, ed è proprio a coronamento di questo fondale che fu proposta la realizzazione dell'Arco dell'Impero rappresentato da G.Quaroni nel manifesto ufficiale dell'E42 del 1939.

Solo nel 1951 il Commissario straordinario allora in carica, il Prof. Virgilio Testa, ritenne di poter riprendere i lavori dando una nuova finalità istituzionale all'Ente che si assunse interamente il compito del recupero delle opere esistenti, o parzialmente realizzate, come base della rinascita del quartiere, e al tempo stesso dello studio di un piano di utilizzazione delle aree ancora inedificate. La gran parte degli edifici progettati per l'Esposizione Universale, furono completati e trasformati per permettervi l'insediamento d'importanti complessi amministrativi (Enti, Ministeri, etc.) o d'attrezzature d'interesse pubblico (Musei, spazi espositivi, etc.). Le aree inedificate nella parte nord del comprensorio furono destinate alla costruzione di edifici per attività direzionali, mentre le zone più periferiche e, in genere la parte sud del quartiere, vennero destinate a funzioni prettamente residenziali e dotate dei servizi e delle aree verdi che erano già state indicate, a coronamento dell'area espositiva, nel Piano del '42. Naturalmente l'ideologia di fondo era cambiata e il progetto di Testa mirò alla realizzazione di un moderno quartiere direzionale che, pur essendo destinato in larga parte al terziario, conservasse tutto il nucleo monumentale e le aree verdi del Piano di Piacentini, e ospitasse una residenza comunque di qualità, per la quale, infatti, furono redatti dei piani di lottizzazione, in accordo con il Comune, nei quali l'utilizzazione dei lotti era definita attraverso precise prescrizioni, sulle quali l'Ente stesso mantenne potere consultivo. Alle opere di completamento seguirono le realizzazioni in occasione delle Olimpiadi del '60, che hanno segnato significativamente la fisionomia moderna del quartiere, come il serbatoio idrico, il Velodromo Olimpico, la Piscina delle Rose e il Palazzo dello Sport opera di Pierluigi Nervi e Marcello Piacentini. Molti altri edifici, in seguito, contribuirono all'immagine attuale del quartiere che, al passo per dimensioni e caratteristiche funzionali dei moderni centri direzionali, rappresenta nel suo complesso la sintesi, ancora oggi perfettamente leggibile, tra l'operazione urbanistica del passato e un futuro fatto d'interventi puntuali ma rispettosi della struttura originale, e che non può mancare d'incuriosire chi visiti la città avendo una visione aperta e colta della sua storia più recente.

Pier Luigi Nervi

Nervi, Pier Luigi (Sondrio 1891 - Roma 1979), architetto e ingegnere italiano le cui innovazioni tecniche, specie per quanto riguarda l'uso del cemento armato, consentirono di risolvere in modo esteticamente valido alcuni problemi strutturali di difficile soluzione. Studiò alla Civica scuola tecnica di Bologna e nel 1920 iniziò un'attività edile. Il suo primo incarico importante, lo stadio Comunale di Firenze (1930-1932) presenta travi a sbalzo e un'audace struttura in cemento a vista. Costruisce ad Orvieto le aviorimesse progettate per l'aeronautica italiana (1936-1941, andate distrutte),utilizzò il cemento armato per ricoprire spazi enormi, con supporti simili ad archi, leggeri ma resistenti

Il ricorso a un nuovo tipo di cemento armato, molto versatile – strati di maglie in acciaio fine ricoperti di malta saldata in cemento – rese possibile uno dei suoi capolavori, il Palazzo delle esposizioni di Torino (1948-1950) il cui tetto, con travatura a tralicci corrugati (lunghi circa 76 m e di soli 5 cm circa di spessore) crea un immenso spazio interno, spettacolare quanto quello di una cattedrale.

Tra il 1957 ed il 1959 collabora con altri architetti alla costruzione degli edifici per le olimpiadi di Roma 1960,tra cui i due palazzetti dello sport uno all' E.U.R. e l'altro nei pressi dello stadio Flaminio (anch'esso progettato dal Nervi).

Progetta infine nel 1971, su incarico di Papa Paolo VI la sala delle udienze nella città del vaticano.

 

Opere:

1926/27 Cinema Augusteo, Napoli

1929/32 Stadio Comunale di Firenze

1930/32 Progetto delle Aviorimesse circolari in cemento armato

1932/35 Progetto per uno stadio a Roma

1934 Progetto di una casa girevole

1935/36 Progetto di un ponte di Valle Biedano (Viterbo)

1935/38 Progetto delle aviorimesse di Orvieto

1937/42 Cisterne sotterranee per combustibile

1938 Progetto di silos per la società Solvay.Rosignano

1939 Progetto di un viadotto

1939/42 Progetto di Aviorimesse per l'Aeronautica militare (Orvieto ed Orbetello)

1940 Progetto del palazzo dell' Acqua e della Luce e del Padiglione della Civiltà italiana all' E42

1942/43 Motonave in cemento armato di 400 tonnellate

1943 Progetto di una volta con luce di 200 m per una stazione ferroviaria

1945 Progetto di un ponte sull' Arno,magazzino in ferro e cemento a Roma e progetto di uno stabilimento

1946 Progetto della stazione centrale di Palermo e progetto di una casa circolare prefabbricata

1947 Darsena del conte Trossi a S.Michele di Pagana a Genova

1947/49 Piscina per l'Accademia Navale di Livorno e Palazzo delle Esposizioni,Salone B, a Torino

1948/50 Progetto di una copertura a Shed isolante

1949 Progetto di una Aviorimessa a Buenos Aires

1949/50 Salone C del Palazzo delle Esposizioni di Torino

1950 Terrazza del ristorante Kursaal sulla spiaggia di Ostia (Roma)

1950/51 Magazzini per il sale di Tortona

1951 Progetto di un ponte sul fiume Reno a Sasso Marconi

1951/52 Manifattura di tabacco a Bologna

1951/53 Lanificio Gatti a Roma

1952 Copertura delle Terme di Chianciano

1952/53 Tubature a pressione, sistema Nervi

1953 Progetto del Palazzo dello sport di Vienna e stabilimento Lancia di Torino

1953/58 Palazzo dell'Unescu a Parigi

1954 Deposito tranviario a Torino, Magazzini della Manifattura del tabacco a Bologna e Progetto per la stazione Centrale di Napoli

1954/55 Stabilimento Fiat di Torino

1955 Progetto sul fiume Tenza,progetto del Centre National des Industries et Tecnologiques a Parigi

1955/59 Progettazzione strutturale del grattacielo Pirelli a Milano

1956 Progetto per un centro di esposizione a Caracas

1956/57 Palazzetto dello sport a Roma

1957 Progetto dello scalo internazionale di Fiumicino (Roma)

1957/59 Stadio Flaminio a Roma

1958 Progetto di una cattedrale a New Norcia,Perth,Australia

1958/59 Palazzo dello sport all'E42 Roma

1958/60 Viadotto di Corso Francia a Roma

1958/61 stazione ferroviaria di Savona

1960 Progetto per la Fiera del Mare

1960/61 Palazzo del lavoro di Torino

1960/62 Stazione per autobus a New York

1961 Progetto di un ippodromo coperto a Richmond,Virginia

1961/63 Cartiere Burgo a Mantova

1961/67 Cosulente per le strutture per l'edificio Australia Square,Sidney

1962 Progetto del centro commerciale Schedeldoekshaven a L' Aia (Olanda)

1962/66 Grattacielo Place victoria a Montreal

1963 Nuova sede della cassa di Risparmio di Venezia

1963/68 Ponte Risorgimento a Verona

1964 Progetto per una piscina coperta tipo

1966 Stabilimento Cromodora a Venaria Reale (Torino); progetto del palazzetto dello Sport di Vicenza; progetto dell'Ampliamento della Cattedrale di Portsmouth,Inghilterra; progetto di uffici finanziari a Verona; progetto per il Cultural and Convention Center di Norfolk,Virginia; progetto del centro culturale di Tripoli; progetto del Pitt Rivers Museum,Oxford,Inghilterra; progetto per la nuova sede del Bureau International du Travel a Ginevra

1966/71 St. Mary Cathedral,San Francisco,California e Aula delle Udienze Pontificie,Città del Vaticano

1967 Progetto di chiesa a Trissino;Progetto per l' Auditorium dell'università di Bochum,Germania;progetto di Hockey Rink al Dartmoth College,Hannover e Autogril Motta a Padova

1968 Nuova officina Carte Valori della Banca d'Italia

1969 Progetto del Ponte sullo Stretto Messina e Progetto del Palazzo dello Sport di Milano.

I Piani Urbanistici

Con il rapido sviluppo dei centri abitati, con lo sviluppo della società, si sono resi necessario disciplinarli con i piani urbanistici; infatti l' art. 4 della legge urbanistica prevede che la disciplina urbanistica si otterà per mezzo dei piani regolatoriterritoriali, comunali e con le norme sull'attività costruttiva edilizia, quindi i piani regolatori costituiscono lo strumento d'attuazione della disciplina urbanistica.

I piani urbanistici si dividono in due categorie:

Piani urbanistici generali

Piani urbanistici speciali

I piani urbanistici speciali sono quelli che danno una sistemazione generale al territorio, considerandolo nel suo insieme e disciplinandolo in ogni sua parte, e si possono ripartire in base all' estensione territoriale:

Piani territoriali di coordinamento

Piani intercomunali

Piani comunali

I piani urbanistici speciali sono invece:

I piani paesistici, per la tutela delle zone considerate 'bellezze naturali'.

I piani formati dall' autorità militare, per disciplinare le costruzioni edilizie in zone militari.

I piani per le aree e nuclei di sviluppo industriale.

I piani di zona per l'edilizia economica e popolare.

I piani di trasferimento degli abitati, soggetti a movimenti franosi o colpiti da eventi naturali.

Piani di coordinamento

I piani territoriali di coordinamento, o piani regianali, di norma si estendono nell'ambito della reginel; la loro funzione e quella di coordinare armonicamente lo sviluppo dei vari centri, (sia per l'assetto edilizio presente e futuro, sia per l'assetto delle vie di comunicazione di ogni genere) e la creazione, ubicazione o sistemazione delle industrie e di tutte le attività economiche.

I piani di coordinamento non sono piani essenzialmente urbanistici perché, a differenza dei piani comunali loro costituiscono uno strumento di coordinamento di tutte le forme di attività, oltre all'edilizia. Dall'art. 6 della legge urbanistica del 1942 risulta che questi piani hanno durata illimitata e obbligano i comuni a uniformare i propri piani piani regolatori.

Piani intercomunali



Secondo l'art. 12 della legge edilizia del1942 i piani intercomunali sono quelli che stabiliscono le caratteristiche di sviluppo degli aggregati edilizi di due o più comuni. Il piano in parola ha quindi il carattere di un piano consorziale, nel quale ogni comune ha veste paritaria con la possibilità di adottare decisioni e di procedere alla deliberazione del piano con lo scopo di risolvere in un unico momento i problemi di sviluppo abitativo.

Le aree per le quali si è pensato ai piani intercomunali sono:

Le grandi città la cui estenione si estende oltre la circoscrizione comunale ed interessa alcuni comuni satellite

Le aree complementari, che nell'insieme hanno uno sviluppo unitario ma differente nelle sue parti, pèer cui i comuni si coordinano per sviluppare l'assetto urbanistico senza creare squilibri territoriali.

Piani comunali

Il piano regolatore comunale, o generale, ha la funzione di fissare la disciplina urbanistica le zone di sviluppo e i tipi di costruzione che debbono sorgere in zone di nuova o vecchia costruzione. La formazione o compilazione di questo piano è quindi affidata al comune che provvede allo studio e alla stesura del progetto e degli allegati; e secondo la circolare n. 2495 del 1954 il piano regolatore deve contenere i seguenti elaborati tecnici, firmati da un igegnere o da un architetto:

Schema regionale, con l'idicazione della posizione e l'importanza del comune

Planimetria, in scala non iferiore a 1:10.000 di tutto il territorio comunale, riportando: l'altimetria, i fabbricati i monumenti, la distizione delle aree di uso pubblico, l'ubicazione delle sedi degli edifici pubblici e la divisione del territorio in zone.

Planimetria, in scala non iferiore a 1:10.000 con l'indicazione della rete stradale e di tutte le altre vie di comunicazione

Planimetrie particolaregiate

Norme urbanistico-edilizie di attuazione

Relazione finale contenente l'illustrazione del progetto.

Topografia

Progetto di una strada

Generalità

Fin dall'antichità la costruzione di strade è uno dei primi indizi del progresso di una civiltà. A mano a mano che le città si espandevano, infatti, i popoli antichi cominciarono a sentire l'esigenza di comunicare con altre regioni per rifornirsi di generi di prima necessità e dedicarsi al commercio. Fra le prime popolazioni che costruirono strade si annoverano i sumeri, i cinesi (nel I secolo a.C. inaugurarono la Via della Seta, che per circa duemila anni sarebbe rimasta la strada più lunga del mondo) e gli inca, che costruirono una moderna rete stradale transandina, che includeva gallerie scavate nella roccia viva. Gli scritti del geografo greco Strabone, risalenti al I secolo, fanno riferimento a un sistema di strade che si irradiava dall'antica Babilonia, mentre lo storico greco del V secolo a.C. Erodoto descrive le strade costruite dagli egizi per trasportare i materiali usati nella costruzione delle piramidi e degli altri monumenti.

Le più antiche strade tuttora esistenti sono quelle di epoca romana. La costruzione della via Appia iniziò nel 312 a.C., mentre i primi lavori per la via Flaminia risalgono al 220 a.C. Nel periodo della sua massima fioritura, l'impero romano vantava una rete stradale lunga circa 80.000 km, consistente in 29 strade che si irradiavano dalla capitale, Roma, e in una rete di strade che copriva tutte le più importanti province conquistate, compresa la Gran Bretagna. Le strade romane avevano uno spessore che andava dai 90 ai 120 cm, ed erano formate da tre strati di pietre sempre più piccole, amalgamate nella calcina e sovrastate da uno strato di blocchi di pietra sistemati a incastro. Secondo il diritto romano, il transito sulle strade dell'impero era libero, ma la manutenzione del manto stradale spettava agli abitanti della regione attraversata dalla strada. Questo sistema si rivelò efficace nel mantenere le strade in buone condizioni fino a quando ci fu un'autorità centrale forte che faceva rispettare la legge; nel Medioevo, quando venne meno l'autorità rappresentata dall'impero romano, la maggior parte della rete stradale andò in rovina.

Fu solo con l'affermarsi di forti organismi statali che la costruzione e la manutenzione delle strade riprese vigore. Verso la metà del XVII secolo, ad esempio, il governo francese fece costruire ben 24.000 km di strade sfruttando la manodopera locale. All'incirca nello stesso periodo, il Parlamento inglese istituì un sistema basato sulla concessione di appalti per la manutenzione delle strade statali a società private, che in cambio erano autorizzate a imporre il pagamento di un pedaggio a chi vi transitava: tra il 1830 e il 1840 operavano più di mille società di questo tipo, che si occupavano di 32.000 km di strade; successivamente, l'avvento della ferrovia rese tale attività meno redditizia.

All'inizio del XIX secolo due ingegneri britannici, Thomas Telford e John Loudon McAdam, nonché l'ingegnere francese Pierre-Marie-Jérôme Trésaguet, sperimentarono nuovi metodi di costruzione stradale. Il sistema messo a punto da Telford consisteva nello scavare una fossa al cui centro veniva posto un sottofondo di roccia pesante; in questo modo il manto stradale finito risultava più elevato al centro che ai bordi, e ciò garantiva un efficace scolo dell'acqua piovana. Lo strato superiore del manto stradale era composto da uno strato di pietrisco compattato, alto 15 cm.

Secondo McAdam un efficace sistema di scolo delle acque era indispensabile perché il terreno potesse sopportare carichi pesanti. Nel suo metodo, l'ultimo strato di pietrisco era posto direttamente su un sottofondo di terra, sopraelevato rispetto al terreno circostante, in modo che l'acqua piovana potesse defluire liberamente. Tale sistema, detto macadamizzazione, fu adottato da quasi tutte le imprese di costruzioni stradali dell'epoca, specialmente in Europa, ma non si rivelò tuttavia in grado di reggere carichi pesanti. Per le strade transitate da mezzi pesanti si preferì quindi adottare il sistema di Telford, che assicurava una migliore distribuzione del carico sul suolo sottostante la carreggiata.

Negli Stati Uniti le prime strade furono i sentieri tracciati dai pionieri, come le celebri piste dell'Oregon e di Santa Fe. Negli stati orientali, il primo tentativo su larga scala di miglioramento della rete stradale ebbe inizio immediatamente dopo la guerra d'Indipendenza, con l'istituzione di pedaggi destinati a finanziare le costose riparazioni necessarie. Con l'espansione della ferrovia, nella seconda metà del XIX secolo, lo sviluppo delle strade statali subì un notevole declino. Nello stesso periodo, furono introdotti i mattoni e l'asfalto per la pavimentazione delle strade urbane.

Strade moderne

Le principali variabili prese in considerazione nella moderna ingegneria stradale sono la pendenza del terreno su cui deve essere costruita la strada, la capacità della pavimentazione di sopportare il carico dovuto, il volume di traffico previsto, le caratteristiche del suolo sottostante e la composizione e lo spessore della pavimentazione utilizzata. La pavimentazione stessa può essere o rigida o flessibile. In quest'ultimo caso si impiega una miscela di inerti fini o grossi (pietrisco, ghiaietto e sabbia) impregnata di una sostanza bituminosa ottenuta dall'asfalto o dal petrolio grezzo, oppure dai derivati del catrame. Questa miscela è al tempo stesso abbastanza compatta e plastica da poter assorbire violenti urti e sopportare grossi volumi di traffico. Le pavimentazioni rigide sono costruite con una miscela di cemento portland e inerti fini e grossi. Lo spessore della pavimentazione può andare dai 15 ai 45 cm, in funzione del volume di traffico previsto, e spesso viene utilizzata un'armatura in acciaio per prevenire le incrinature. Sotto la pavimentazione viene introdotta una base di sabbia o di ghiaietto fine che garantisce un maggiore supporto.

Costruzioni

Costo di costruzione (computo metrico estimativo)

Generalita'

La realizzazione di una qualsiasi opera si sviluppa attraverso diverse fasi, ognuna delle quali può presentare procedure differenti a seconda che si tratti di un opera pubblica o privata.Sommariamente queste fasi si suddividono in:

Studio e successiva stesura del progetto di massima

Richiesta di concessioni o autorizzazioni da parte dell'Ente pubblico (solo per opere private)

Esecuzione dell'opera

Contabilità e amministrazione dell'opera

Collaudi finali

Come prescritto dalla legge, prima di intraprendere un opera pubblica occorre provvedere allo studio e allo sviluppo di un progetto che dovrà essere approvato, la stessa legge prevede anche che si sviluppino due tipi di progetto:

Progetto di massima che ha la funzione di fornire all'Amministrazione una rappresentazione sintetica e precisa dell'opera negli elementi essenziali, a questo progetto si deve allegare anche un preventivo sommario del costo di realizzazione dell'opera.

Progetto esecutivo è quello invece utilizzato per l'esecuzione dell'opera e pertanto deve presentare uno sviluppo molto dettagliato e particolareggiato, con una analisi precisa di tutti gli elementi che determinano il costo finale e deve avere allegato una relazione tecnica illustrativa (che deve contenere le motivazione della decisione di realizzare l'opera) e i disegni esecutivi (planimetria,cartografia).

Nel caso che durante il corso dei lavori si rende necessario una o più modifiche da apportare all'opera prevista nel progetto bisogna redire progetti supplementari e sono:

Progetto di variante, determina le variazioni di quantità e/o qualità dei materiali o dei lavori previsti inizialmente;non comporta notevoli variazioni sul prezzo iniziale dell'opera.

Progetto di variante sostitutivo, determina varianti di entità che possono variare in modo significativo il progetto originale.

Progetto suppletivo, determina un' aggiunta di materiale e/o lavori rispetto a quelli previsti nel progetto iniziale,determinando per cui una maggiorazione della spesa complessiva.

Allegati al Progetto

1. Elenco dei prezzi elementari:

E' un elenco dei prezzi al netto delle spese generali e utili dell'impresa, ossia senza l'aggiunta dei costi de parte dell'impresa per pagare gli operai,per trasportare il materiale ecc..

2. Analisi dei prezzi unitari:

Per effettuare le opere pubbliche bisogna effettuare l'analisi dei prezzi consistenti in un conteggio dettagliato di tutte le quantità che concorrono a formare ogni categoria di opera finita, a ogni quantità si deve applicare il relativo prezzo elementare al quale si deve aggiungere circa il 15% per le spese generali e il 10% per gli utili dell'impresa

3. Computo metrico e stima dei lavori:

Il computo metrico è una elencazione delle quantità di ogni categoria di lavoro necessarie per la realizzazione dell'intervento previsto. Per la compilazione di un computo metrico è necessario disporre dei disegni quotati del progetto, degli eventuali particolari costruttivi e della descrizione dell'opera.

4.1. Capitolato generale di appalto:

Il capitolato generale di appalto regola i rapporti fra l'Ente appaltante e l'impresa esecutrice dei lavori, fissando le condizioni amministrative e le prescrizioni tecniche per ottenere una esecuzione dei lavori perfetta e senza controversie tra le due parti.

4.2. Capitolato speciale di appalto:

Il capitolato speciale di appalto contiene le norme specifiche per l'opera da realizzare sia dal punto di vista amministrativo sia da quella tecnico e deve essere redatto dal progettista.La sua corretta stesura consente di illustrare in modo completo e dettagliato l'opera che l'Ente intende realizzare.

Esecuzione dei lavori

Secondo la legge dei lavori pubblici del 1865 le opere pubbliche si possono realizzare in due modi:

In appalto

In economia

Il sistema di appalto è il più usato e consiste nell'affidare i lavori a una o più imprese, l'importo dei lavori si può determinare in due modi.

A corpo (o forfait): si effettua sulla base dei disegni esecutivi, il prezzo stabilito non può variare, salvo la revisione dei prezzi nei limiti della legge o nel caso di varianti che venissero apportate durante il corso dei lavori.

A misura: i prezzi si calcolano sulla base del costo di ogni categoria di lavoro finita,cioè il costo si può sapere solo ad opera finita

Il sistema in economia si usa prevalentemente per opere straordinarie e si suddividono in:

In amministrazione: viene incaricato un funzionario tecnico, dall'Ente, che provvede a assumere direttamente la mano d'opera, noleggiare i mezzi d'opera ed a acquistare i materiali necessari.

Per cottimi: il funzionario incaricato provvede a contattare le imprese per ogni categoria di lavoro.

Aggiudicazione dei Lavori

In base al regolamento del 1895, la scelta della ditta che dovrebbe eseguire l'opera pubblica può avvenire nei seguenti modi:

Asta pubblica

Licitazione privata

Appalto-concorso

Trattativa privata

Asta pubblica, possono partecipare tutte le imprese che hanno interesse all'esecuzione dell'opera e sono in possesso di tutti i requisiti elencati nel bando; di norma questo sistema non viene utilizzato per le opere pubbliche perché l'esecuzione delle opere spesso richiedono da parte delle imprese requisiti tecnici specifici che vengono controllati prima dell'asta.

Licitazione privata, con questo sistema l'Ente provvede a fare una selezione delle imprese in base ai requisiti che devono avere per fare l'opera, e una volta fatta questa selezione vengono invitate a fare un offerta.

Appalto concorso, si ha quando l'Ente appaltante non dispone del progetto dell'opera che intende realizzare, per cui le imprese che partecipano al concorso devono presentare il progetto esecutivo e il costo dell'opera.la ditta vincitrice si impegna a realizzare l'opera.

Trattativa privata, si effettua in casi eccezionali anche se in realtà si effettua molto spesso;l'impresa che dovrà effettuare il lavoro si sceglie in base al costo preventivato per l'esecuzione dell'opera.

Estimo

Espropriazioni per pubblica utilita'

PREMESSA:

L’espropriazione per pubblica utilità consiste nel trasferimento coattivo della proprietà di un bene da un soggetto ad un altro.

In Italia le espropriazioni per pubblica utilità furono previste nei diversi stati con leggi particolari, finché, avvenuta l’unificazione del Regno, fu emanata la legge fondamentale del 25 giugno 1865, n. 2359.Questa legge in gran parte opera del Pisanelli, è attualmente in vigore e rimane un attestato di sapienza e di tecnica . Oggi questa legge si usa in casi particolari e talora  per le aree edificabili .

Venti anni dopo,il comune di Napoli, costretto a risanare un quartiere della città colpita dal colera promulgò la legge speciale del 15 gennaio 1885, n. 2892, rivolta ad espropriare di più e a pagare di meno .

L’espropriazione di un immobile, nei riguardi dell’entità, può essere totale o parziale e, rispetto alla durata, permanente o temporanea.

Le principali leggi che regolano le espropriazioni per pubblica utilità sono.

LEGGE FONDAMENTALE 25 GIUGNO 1865, n. 2359

Il criterio di indennizzo fu di reintegrare totalmente il valore venale del bene espropriato. In particolare si stabilirono i seguenti cas:i

·        In caso di espropriazione permanente totale (art. 39) l’indennità spettante al proprietario espropriato deve corrispondere al giusto prezzo che, a giudizio dei periti, avrebbe avuto l’immobile in una libera contrattazione di compravendita. Si tratta quindi di valutare l’immobile solo secondo il più probabile valore di mercato.

·        In caso di espropriazione permanente parziale (art. 40) l’indennità sarà uguale alla differenza tra il giusto prezzo che avrebbe avuto l’immobile prima dell’occupazione ed il giusto prezzo che potrà avere la parte rimasta dopo l’occupazione. All’indennità dovranno essere aggiunti gli eventuali danni immediati e futuri che l’espropriante viene ad arrecare all’immobile con l’occupazione, quali frutti pendenti, costi per adattamenti, riconversioni, ecc. Secondo l’art. 41, invece, qualora dall’esecuzione dell’opera pubblica derivi un vantaggio, questo va stimato e detratto dall’indennità.

In ogni caso e per quanto possa essere il vantaggio, l’indennità dovuta al proprietario espropriato non potrà essere minore della metà di quella desunta in base all’art. 40. L’occupazione per causa di pubblica utilità si ha quando si occupa il fondo soltanto per un determinato periodo. L’occupazione temporanea si può avere per esecuzione di opere dichiarate di pubblica utilità oppure per motivi di urgenza.Le occupazioni temporanee che sono dichiarate urgenti non possono durare più di due anni. Contrariamente a quanto disposto per l’espropriazione totale o parziale, l’indennità di occupazione, va determinata e pagata all’inizio dell’occupazione stessa e consiste nel risarcire al proprietario:

1.     I danni immediati causati con l’occupazione.

2.     A mancati redditi prevedibili durante il periodo dell’occupazione.

3.     Le eventuali spese dirette e indirette.

4.     Gli eventuali danni all’immobile verificabili dalla fine dell’occupazione.                   

Con la seguente formula:

Ind = Fp + Bf  * qn - 1  + S + d  + 1

                           qn   qn     r     qn

LEGGE DEL 15 GENNAIO 1885, n. 2892, PER IL RISANAMENTO DELLA CITTA’ DI NAPOLI

Questa legge speciale fu stabilita con lo scopo di realizzare in piano di risanamento della città di Napoli particolarmente colpita da una grave epidemia colerica per colpa dell’affollamento e le abitazioni antigieniche.In conseguenza e soprattutto al fine di determinare l’indennità, è stata emanata la legge speciale del 15 gennaio 1885 che si è dovuta adattare alla particolare situazione del momento e corrispondere alle condizioni economiche e sociali del tempo e del luogo. A termini dell’art. 13, infatti, fu stabilito che l’indennità dovuta ai proprietari fosse determinata sulla media del valore venale e il coacervo dei fitti dell’ultimo decennio, purché avessero una data certa. In caso contrario la somma di dieci canoni di affitto doveva essere sostituita con quella di altrettanti redditi imponibili catastali. Sostanzialmente l’indennizzo si doveva determinare risolvendo una delle seguenti formule:



Ind = Vv + 10 ca

                2

Ind = Vv + 10 Ri

              2

Si può accennare il problema dell’indennizzo in caso di espropriazione parziale, anche se legge di Napoli non lo presenta. In ogni modo la dottrina e la giurisprudenza si sono messe insieme per la ricerca dell’indennità per esproprio parziale in base all’applicazione dell’art. 40 della legge 1865 e dell’art. 13 della legge 1885.

Dovendo determinare l’indennizzo nel caso di espropriazione parziale sulla base della legge di Napoli, si dovrà impostare e risolvere la seguente espressione:

Ind = Vva+10 Ica +10 Icp

               Vvp                2

Dove:

Vva= valore venale del fondo prima esproprio

Vvp= valore venale del fondo dopo esproprio

10 Ica= 10 canoni prima dell’esproprio

10 Icp= 10 canoni dopo l'esproprio

L’art. 13 della legge di Napoli è quindi sicuramente applicabile anche nei casi di espropriazione parziale poiché si tratta di determinare l’indennizzo per differenza tra i valore dell’intero immobile prima dell’esproprio e quello relativo alla parte residua.

LEGGE SULLA CASA DEL 22 OTTOBRE 1971, n. 865.

La legge n. 865 del 22 ottobre 1971, detta legge “per la casa”, istituì nuovi criteri per la determinazione dellparte modificata dalla legge n. 10 del 28 ’indennità di esproprio, che fu in gennaio 1977, detta “Bucalossi”. Secondo l’articolo 16 della legge per la casa l’indennità di espropri è determinata nei seguenti casi:

·        Per le aree fuori dei centri abitati, l’indennità è pari al valore agricolo medio (V.A.M) delle singole qualità di coltura effettivamente praticate.Nel caso di cessione volontaria, che avvenga entro 30 giorni, il proprietario riceverà un sovrapprezzo non superiore del 50% dell’indennità;se poi la cessione volontaria avvenisse da parte di un proprietario coltivatore diretto, il valore dell’indennità sarà triplicato

·        Per le aree dentro i centri abitati, l’indennità è pari al valore agricolo medio della coltura più redditizia della zona moltiplicato per un coefficiente variabile:

a) Da 2 a 5 volte se l’area ricade in Comuni con popolazione inferiore ai 100.000abitanti;

b) Da 4 a 10 volte se l’area ricade in Comuni con popolazione superiore ai 100.000 abitanti.

E’ ovvio che questi coefficienti moltiplicatori dovranno tener conto della maggiore o minore centralità, nonché dell’esistenza o meno di centri storici.

Per le aree che sono edificate, l’indennità è calcolata in base alla somma del valore dell’area più il valore delle costruzioni, tenuto conto del loro stato di conservazione.

LEGGE n. 359 /1992 (LEGGE AMATO)

Il calcolo per l’indennità di esproprio per le aree interne ai centri edificati stabiliti dall’art. 16 della legge per la casa, modificato dall’art. 14 della legge Bucalossi, fu dichiarato non costituzionale dalla Corte con la sentenza n. 5 del 30 gennaio 1980. Per le aree edificabili sono tornata in vigore i criteri prevista dalla legge fondamentale del 1865 mentre per le aree a destinazione agricola rimaneva operante la legge per la casa.

Il vuoto normativo è stato colmato con la legge n. 359/1992 (legge amato).Questa legge ripresenta i criteri di indennizzo della legge Napoli: l’indennizzo è dato dalla media tra il valore venale e 10 volte il reddito dominicale rivalutato, l’importo così determinato è però ridotto del 40%. Tale riduzione non si applica in caso di cessione volontaria. Si hanno quindi due casi.

Indennità provvisoria:

Ind = Vv + 10 RD * 60%

               2

Indennità in caso di cessione volontaria :

Ind =Vv + 10 RD

                 2

Diritto

LEGISLAZIONE EDILIZIA

Generalità

Le norme giuridiche relative all’edilizia hanno un duplice scopo: quello di garantire la sicurezza,l’igiene e la struttura dei fabbricati e quello di regolare l’aspetto e l’incremento edilizio dei centri abitati e lo sviluppo urbanistico in genere. Le più importanti norme sono contenute nella legge 25-11-1962, n. 1684, relativamente alle norme tecniche generali di edilizia e norme particolari per le zone sismiche, e altri provvedimenti.

Norme tecniche di edilizia generale e di edilizia sismica

La legge 25-11-1962 n. 1684 stabilisce alcuni principi generali applicabili in tutti i Comuni dello Stato italiano.Questa legge dispone che in qualsiasi opera edilizia devono osservarsi le regole dell’arte del costruire, e in particolare: gli edifici con sette piani o più, devono essere costruiti in ossatura portante in cemento armato. è vietato costruire edifici su suoli franosi o sul confine tra terreni di differenti caratteristiche meccaniche, i solai in cemento armato e quelli di tipo misti devono essere incastrati in appositi cordoli.

La legge 2-2-1974, n 64 relativamente alle zone soggette a terremoti (zone sismiche), sono divise in due categorie, corrispondenti a due diverse pericolosità valutate in base allo studio dei terremoti avvenuti nel passato, il cui elenco è predisposto dal Ministero dei lavori pubblici, detta norme particolari. Infatti, alle zone sismiche si applicano norme tecniche relative a:

  • tipi di costruzione.
  • altezze degli edifici (non devono superare i 6 metri di altezza).
  • distanza tra edifici

Particolare importanza, inoltre, viene attribuita alla determinazione delle azioni sismiche; si possono aggiornare non solo le zone dichiarate sismiche, ma anche i valori attribuiti ai gradi di sismicità.

  • Norme igieniche per le abitazioni e norme per la sicurezza degli impianti

I regolamenti locali d’igiene e sanità emessi dal decreto 27 luglio 1932, n. 1625 devono stabilire norme che regolino l’aspetto igienico dei locali urbani e rurali. I regolamenti devono contenere norme che regolino che non ci sia mancanza d’aria o di luce, che lo smaltimento dei rifiuti non inquini il sottosuolo, che l’acqua proveniente da pozzi sia esente da eventuali inquinamenti, che la stalle siano dotate di concimaia. Per l’osservanza di queste norme si deve ottenere una speciale autorizzazione rilasciata dal sindaco detta licenza di abitabilità, che costituisce la garanzia dell’osservanza delle norme: il Sindaco la rilascia dopo l’accertamento dell’autorità del servizio sanitario. Il decreto ministeriale del 5 luglio 1975 ha introdotto nuovi parametri relativi ai requisiti igienico-sanitari dei locali adibiti ad uso abitazione. Con la legge n.46 del 5-3-90 si è stabilita una nuova normativa relativamente alle attività di installazione, trasformazione e manutenzione degli impianti tecnici negli edifici. Vengono dalla legge indicati i requisiti tecnico-professionali per essere ritenuti abilitati all’installazione degli impianti ed è stabilito che al termine dei lavori sia rilasciata una dichiarazione di conformità che indichi gli estremi di iscrizione dell’impresa alla camera di commercio, i materiali impiegati e le tipologie dell’impianto: questo documento è indispensabile per ottenere il certificato di agibilità.Gli enti preposti devono rilasciare entro tre mesi dalla richiesta un certificato di collaudo.In caso di violazione sono previste sanzioni amministrative a carico del proprietario e del committente.

Norme per il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche  negli edifici

La legge 9 gennaio 1989 n. 13 ha ampliato le norme già esistenti a favore dei portatori di handicap. La precedente normativa era dettata dalla legge 30 marzo 1971 n. 118 prevedeva, allo scopo di facilitare la vita dei mutilati e invalidi civili, che tutti gli edifici pubblici (palazzo del comune, prefettura, ecc), e le istituzioni scolastiche, prescolastiche o di interesse sociale di nuova costruzione, fossero edificati in conformità ai principi dettati dalla circolare del ministero dei lavori Pubblici del 15-6-1968.Le nuove norme tendono ad assicurare l’utilizzo degli spazi privati alle persone che soffrono di impedimenti delle capacità motorie. Tutti i progetti devono rispettare le esigenze degli handicappati e dovranno garantire l’accessibilità e la visibilità degli edifici; nel caso di immobili con più di tre piani, si dovrà installare un ascensore, per ogni scala principale raggiungibile mediante rampe prive di gradini. Nell’ipotesi che un condominio non attui le opere idonee i portatori di handicap possono installare, a proprie spese, tutte le opportunità per rendere più facile l’accesso negli edifici.La legge prevede all’articolo quattro la possibilità di ottenere contributi finanziari, istituito presso il Ministero dei Lavori Pubblici un fondo speciale.

Disciplina di costruzione per tutelare la popolazione dall'esposizione ai campi elettromagnetici

 

Il decreto del presidente del consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Ambiente, insieme con quello della sanità, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 104/1992, per la prima volta affronta il problema dei possibili effetti sulla salute derivanti dai campi elettromagnetici.Si è cercato di risanare gli elettrodotti fuorilegge e porre un limite alla costruzione di linee elettriche al ridosso di abitanti, case e fabbricati.Per quanto riguarda la vicinanza rispetto ai fabbricati adibiti ad abitazione, gli elettrodotti debbono osservare le seguenti distanze:

  • linee a 132.000 volt: più di 10 metri
  • linee a 220.000 volt: più di 18 metri
  • linee a 380.000 volt: più di 28 metri

Per le linee a tensione diversa, superiore a 132.000 volt e inferiore a 380.000 la distanza di rispetto viene calcolata proporzionalmente. Per eventuali linee a tensione superiore a 380.000 volt le distanze saranno stabilite da una commissione tecnico-scientifica: ne fanno parte rappresentanti dei Ministeri dell’ambiente, della Sanità e dell’Industria, da l’Enel e di Enea, l’ente per l’energia atomica.

La concessione edilizia

La concessione edilizia è un provvedimento di tipo autorizzativi.L’articolo uno della legge 10/1977 stabilisce che ogni attività che comporta une trasformazione edilizia del territorio comunale partecipa agli oneri ad essa relativi e l’esecuzione delle opere è subordinata a concessione da parte del sindaco.Le prescrizioni fondamentali di questa norma sono due: tutte le opere edilizie sono subordinate a concessione, e questa e onerosa. Non tutte le opere edilizie sono soggette a concessione, ma soltanto:

  • le ristrutturazioni urbanistiche
  • le nuove costruzioni
  • le opere finalizzate a modificare la destinazione d’uso di costruzioni già esistenti
  • le ristrutturazioni edilizie
  • gli ampliamenti delle superfici e dei volumi di costruzioni già esistenti

La concessione deve essere rilasciata quando il progetto edilizio è conforme alle prescrizioni di legge (norme ambientali, norme sui parcheggi), alle prescrizioni contenute negli strumenti urbanistici vigenti (il piano regolatore) e al regolamento edilizio.

La concessione è direttamente legata all’immobile (per questo è detta reale) e può essere trasferita insieme con l’immobile stesso.La concessione, come abbiamo visto, è onerosa.Il proprietario che l’ha ottenuta deve pagare al comune un contributo, composto da due somme distinte:

  1. In base alle spese che il comune deve affrontare per le opere di urbanizzazione primaria (strade, fogne, acquedotti) e secondaria (edifici scolastici, sportivi, religiosi); il suo ammontare è determinato dal comune in conformità a tabelle regionali.
  2. In base al costo di costruzione dell’edificio, quest’ultimo è determinato annualmente dal ministero dei lavori pubblici, mentre la commisurazione del contributo è determinata dalle regione o dal comune.

In alcuni casi la concessione è gratuita (art. 91 del 10/1977):

  • per le opere da realizzare nelle zone agricole
  • per gli interventi di ristrutturazione e ampliamento (fino a un massimo del 20%) di edifici unifamiliari.
  • per gli impianti, le attrezzature e le opere pubbliche di interesse generale.

Procedimento per il rilascio della concessione

Il procedimento per i rilascio della concessione è disciplinata dai regolamenti edilizi comunali.Negli ultimi anni ci sono stati vari interventi sulla materia, per cercare di porre rimedio alle lungaggini: la legge 662/1996 qualifica il silenzio come un rifiuto, ma attribuisce alle regioni un potere sostituivo dell’eventuale inerzia comunale.

La domanda può essere fatta da chi è titolare della facoltà di edificare (proprietario, l’usufruttuario) insieme con il progetto dell’operaIl funzionario incaricato del procedimento fa una relazione, in un periodo di tempo (60 giorni) dopo aver sentito il parere della commissione edilizia comunale; entro 10 giorni successivi propone all’autorità competente l’emanazione di un provvedimento (di concessione o di rigetto)mentre i sindaco, o un assessore da lui delegato, deve rilasciare la concessione entri 15 giorni successivi, purché il progetto non sia in contrasto con gli strumenti urbanistici nel caso in cui il termine per il rilascio della concessione trascorra inutilmente il richiedente può costituire in mora l’autorità competente: se questa non provvede entro i successivi 15 giorni il richiedente può ottenere dal presidente dell’aggiunta regionale, entro ulteriori 15 giorni, la nomina di un commissario ad acta, con la funzione di adottare il provvedimento.In certi casi previsti dalla legge colui che intende costruire, oltre alla concessione edilizia deve ottenere una serie di provvedimenti organizzativi settoriali da parte di altri enti tra cui: il genio civile, i vigili del fuoco, le comunità montane che vengono emanati se il progetto è conforme alle indicazioni della legislazione igienico-sanitaria. La concessione e irrevocabile.

I termini per l’esecuzione dei lavori

La concessione deve indicare il termine massimo per lmassimo per la loro fine (non superiore a 3 ’inizio dei lavori (non superiore ad 1 anno), e il termine anni). Se i lavori non sono ultimati in tempo cottenere un rinnovo della concessione pagando un nuovo contributo per la parte non ancora ultimata.

Opere che possono essere eseguite senza concessione

 

Il principio secondo il quale nessun opera edilizia può essere effettuata senza una concessione onerosa, stabilito dalla legge 10/1977, si è dimostrato con gli anni inapplicabile. La legislazione ha descritto una quantità crescente di opere edilizie che possono essere eseguite senza oneri, senza concessione e senza autorizzazione preventiva.L’articolo 2 c.601.662/1996 elenca una serie di opere edilizie che possono essere compiute senza concessione, purché non siano in contrasto con gli strumenti urbanistici e con i regolamenti edilizi vigenti.Per queste opere l’interessato deve presentare alla pubblica amministrazione la denuncia di inizio attività con almeno 20 giorni di anticipo, insieme con un progetto e con una relazione firmata da un progettista abilitato, che garantisca la conformità alla legge, agli strumenti urbanistici e al regolamento edilizio delle opere da realizzare; il progettista deve inoltre emettere un certificato di collaudo finale, che attesti la conformità dell’opera al progetto presentato.Tra le opere che possono essere realizzate senza concessione, ma con la sola denuncia di inizio attività, ricordiamo:

la manutenzione straordinaria;

le opere di demolizione, di scavo e di recinzione;

l’installazione di impianti tecnologici;

le opere dirette a eliminare le barriere architettoniche

La licenza di abitabilita'

Gli edifici ultimati possono essere utilizzati soltanto dopo aver ottenuto un’autorizzazione da parte del sindaco: la licenza di abitabilità (per gli edifici a uso non abitativo è chiamata licenza di agibilità), che ha lo scopo di verificare che l’opera realizzata sia conforme al progetto e che siano state rispettate le norme igienico-sanitarie e le norme urbanistiche e edilizie. La richiesta della licenza di abitabilità dev’essere accompagnata dal certificato di collaudo, dall’attestazione dell’avvenuta presentazione della richiesta d’iscrizione al catasto dell’immobile, dalla dichiarazione del direttore dei lavori che certifica la conformità dell’opera rispetto al progetto approvato. Il sindaco rilascia la licenza entro 30 giorni. in caso di silenzio dell’amministratore protrattosi oltre 4-5 giorni, la licenza s’intende concessa (è un caso di cosiddetto silenzio-assenso).

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