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I terremoti in Emilia Romagna del Maggio 2012




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I terremoti in Emilia Romagna del Maggio 2012



Il giorno  20 maggio  2012, è stata registrata una forte scossa sismica  (di magnitudo

5.9), che ha interessato ampie zone della Pianura Padana tra le regioni dell’Emilia Romagna (province di Modena, Bologna e Reggio Emilia),  Veneto e Lombardia,  con epicentro nella cittadina di Finale Emilia, in provincia di Modena, ad una profondità di circa 6.3 Km. L’intensità della scossa ha fatto   che sia stata rilevata  in una vasta porzione dell’Europa meridionale: in particolare,  è stata avvertita  in un’area molto vasta comprendente tutta l’Italia centro-settentrionale  e parte della Svizzera, della Slovenia, della Croazia, dellAustria,  della Francia sud-orientale e della Germania meridionale.   Tale evento non è stato isolato:  a questa prima  scossa è seguito uno sciame sismico di ampia durata (oltre 2400 eventi  distinti), con scosse di intensità che hanno spaziato tra i 2 e i 5.8 gradi della scala Richter (con intensità  massima registrata il 29 maggio alle ore 9.00), ed epicentri  che hanno interessato una vasta regione compresa fra Ferrara e Correggio.

Levoluzione  geologica dellAppennino  emiliano-romagnolo,  che si estende anche sotto la pianura  Padana, nascosto dai depositi di sedimenti portati dal Vume  Po e dai Vumi  ad esso aYuenti, è la principale  causa di questi eventi, che hanno causato danni per oltre 12 miliardi di Euro. Non a caso gli epicentri si trovavano tutti lungo la linea della Dorsale ferrarese, che si sviluppa nel sottosuolo da Reggio, Novellara, Novi, Concordia, Finale Emilia, Ferrara Vno ad incontrare la micro-zolla Adriatica. Il migrare della dorsale verso nord-est, seppur millimetrico, con il tempo accumula una quantità di energia tale da produrre la rottura  della roccia e, di conseguenza, il terremoto. E’ interessante notare la mancanza di eventi sismici degni di nota nella regione Padana da oltre 4 secoli (l’unico  episodio rilevante  del quale ci sono giun- te informazioni  è il sisma avvenuto nell’anno 1570, con magnitudo  5.5, che colpì la zona di Ferrara e che dette il via ad una catena di episodi con magnitudo inferiore


a 4 che si protrassero per molti mesi): la relativa “tranquillità dell’area, rispetto a fenomeni sismici, aveva generato l’idea che l’intera  regione fosse a moderato  rischio sismico, idea rispecchiatasi nella mappa di pericolosità sismica entrata in vigore nel

2006 (Vgura 1.1).

La durata e l’intensità  di questo sciame sismico hanno aggravato una situazione

Figura 1.1: Mappa di pericolosità sismica allegata all’O.P.C.M. 20 Aprile  2006, n 3519

già diXcile dovuta ai danni causati dalla prima  forte scossa. Il patrimonio artistico, storico e culturale  delle regioni  interessate dal sisma è stato duramente  colpito,  ed ediVci di indubbia rilevanza nella storia di questi territori (si pensi ad esempio alla Basilica di Nolantola, in provincia di Modena, o alla Rocca Estense di Finale Emi- lia, Vgura 1.2) sono crollati o pesantemente danneggiati.  Ovviamente,  i danni alle strutture non hanno interessato solo ediVci connessi alla storia della regione: caso- lari, vecchi ediVci tradizionali, Venili e cascine  sono anche  esse state vittima di crolli e cedimenti  strutturali. Solitamente queste strutture presentano pareti portanti  in mattoni  solitamente  pieni,  e sono diUuse prevalentemente  nei centri storici  e nel- le campagne. Le costruzioni tradizionali,  in particolare,  sono generalmente ediVci antichi o comunque precedenti all’ultima guerra, nei quali si è riscontrata  la qua- si totale  assenza di elementi di collegamento  e rinforzi tra le varie parti strutturali. Per quanto riguarda le strutture residenziali più recenti, sono anche esse solitamen-


Figura 1.2: Immagine della Rocca Estense di Finale Emilia a seguito del terremoto

te realizzate in mattoni, prevalentemente di 1-2 piani, distribuiti nelle periferie dei centri abitati.

E’ anche importante  sottolineare gli ingenti danni subiti dall’impianto produttivo della zona, in particolare in Emilia, dove la regione investita  dal sisma è interessa- ta da una forte presenza di piccole-medie  industrie  altamente specializzate, e poli industriali/tecnologici che rappresentano  eccellenze anche a livello europeo,  se non mondiale, in settori, ad esempio, quali quello meccanico e biomedicale. Nella mag- gior parte delle località aUette dal sisma, infatti, le aree periferiche dei centri abitati sono talvolta costituite da concentrazioni di ediVci industriali, come capannoni, ma- gazzini  e laboratori.



Numerosi prefabbricati industriali  hanno ceduto a seguito delle scosse, o sono risul- tati essere pesantemente danneggiati  e di fatto inagibili,  causando anche vittime tra gli operai impiegati nelle attività produttive. Per fare un esempio, nei tempi successi- vi allo sciame sismico, si è stimato che circa l’80% dei capannoni industriali dell’area di Mirandola (MO) era inagibile o distrutto.

1.1  Provvedimenti e riferimenti  normativi

In favore delle popolazioni colpite dallo sciame sismico di maggio, sono state ema- nate leggi e redatte linee guida da tecnici esperti, per superare le emergenze  e per una rapida ricostruzione  delle aree terremotate.

I documenti principali  sono il Decreto Legge n74 del 6 giugno  2012 (emanata dal

Governo italiano), recante gli interventi  urgenti da attuare in favore delle popola- zioni colpite dal terremoto  e la Legge attuativa  01 agosto 2012, n122 (emanata dal


Parlamento italiano)  contenente modiVcazioni apportate in sede di conversione al DL n74 del 6 giugno  2012. In questi sono contenute spiegazioni e prescrizioni  ri- guardo alla gestione delle risorse, ai provvedimenti di ricostruzione e alle tempistiche degli interventi  da eseguirsi sul patrimonio edilizio sia pubblico che privato.  Come gestire l’assistenza alle popolazioni  e gli interventi per la rapida ripresa dell’attività produttiva, delle normali condizioni di vita e di lavoro nei territori delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo.

Oltre alle leggi che includono le disposizioni generali riferite a ciascuna tipologia  di ediVcio e per qualsiasi tipo di danno, sono stati redatti documenti che mirano alla risoluzione di problemi legati a particolari tipologie edilizie quali gli ediVci prefab- bricati non progettati con criteri antisismici che rappresentano un patrimonio  essen- ziale da redimere prioritariamente  per una rapida ripresa economica. Si tratta delle Linee guida Reluis, stilate dal Gruppo di Lavoro Agibilità Sismica dei Capannoni Industriali, le quali forniscono un supporto tecnico per aUrontare il problema degli interventi  locali e globali ma che non hanno carattere prescrittivo   cogente ov- vero mirano a fornire soluzioni tecniche consultabili  facilmente per dare risposta a particolari questioni di sicurezza, economiche  e sociali.

1.1.1  D.L.74, giugno 2012 e L.122, agosto 2012

Di particolare importanza è l’articolo 3 in cui si impone lobbligo, al titolare di un’at- tività, di provvedere all’acquisizione della certiVcazione di agibilità sismica rilasciata a seguito di una veriVca di sicurezza eUettuata da un professionista abilitato.

La veriVca suddetta non è eUettuata indistintamente  su tutti i fabbricati ma vi è un criterio di scelta che si basa sulla percentuale di accelerazione spettrale a cui è stata sottoposta la costruzione durante levento sismico, in base alle mappe di scuotimento (o ShakeMap) fornite dall’INGV:

Per quanto  concerne le imprese di cui al comma 8, nelle aree colpi- te dagli eventi sismici  del Maggio  2012 in cui l’accelerazione spettrale subita dalla costruzione in esame, così come risulta nelle mappe di scuo- timento dell’INGV, abbia superato il 70% dell’accelerazione elastica spet- trale richiesta dalle norme vigenti per il progetto della costruzione nuova e questa, intesa  come insieme  di struttura,  elementi non strutturali, ed impianti,  non sia uscita dall’ambito del comportamento lineare elastico, l’adempimento di cui al comma 9 si intende soddisfatto.  Qualora l’ac- celerazione spettrale come sopra individuata  non abbia superato il 70% dell’accelerazione spettrale richiesta dalla normativa vigente ad una co- struzione nuova di analoghe caratteristiche,  per il proVlo di sottosuolo





corrispondente, tale costruzione  dovrà  essere sottoposta a valutazione della sicurezza eUettuata conformemente al capitolo 8.3 delle NTC 2008, entro i termini temporali di cui al comma 9, tenendo conto degli inter- venti locali eUettuati ai sensi del comma 8.

Qualora il livello della costruzione risulti inferiore al 60% della  sicurezza richiesta ad un ediVcio nuovo, dovranno eseguirsi interventi  di miglio- ramento sismico Vnalizzati  al raggiungimento di almeno il 60% della

sicurezza richiesta ad un ediVcio nuovo, []

Figura 1.3: Mappa di scuotimento relativa la sisma del 20 maggio 2012

Quindi  se il fabbricato  è stato sottoposto al 70% dell’accelerazione spettrale elastica richiesta dall’attuale  normativa  (accelerazione dedotta dalle ShakeMap) e la struttu- ra, gli elementi non strutturali  e gli impianti non siano usciti dall’ambito del com- portamento elastico lineare si considera veriVcato sperimentalmente  e non occorre


eUettuare la veriVca della sicurezza.

Qualora, invece, lediVcio sia stato sottoposto ad un’accelerazione spettrale inferiore al 70% occorrerà valutare la sicurezza in conformità al capitolo 8 delle norme tecni- che per le costruzioni, di cui al decreto del Ministero  delle Infrastrutture 14 gennaio

2008.

A questo punto  se il livello di sicurezza dovesse risultare inferiore al 60% della  sicu- rezza richiesta ad un ediVcio nuovo, dovranno obbligatoriamente  eseguirsi interventi di miglioramento  sismico per raggiungere almeno quel 60% di sicurezza richiesto.

Di seguito si riportano le ShakeMap relative ai due eventi sismici più importanti veriVcatisi in Emilia Romagna il 20 e il 29 maggio  (Vgure  1.3 e 1.4), è segnalata  la posizione  del paese di Correggio, luogo in cui si trova il caso studio.  Il caso in studio ha subito un’accelerazione spettrale inferiore al 70%, è quindi necessario eUettuare la valutazione della sicurezza dellediVcio.

Figura 1.4: Mappa di scuotimento relativa la sisma del 29 maggio 2012


1.1.2  Linee guida Reluis

Le linee guida Reluis sono state redatte allo scopo di eliminare temporaneamente le carenze strutturali degli ediVci industriali monopiano in attesa di una più accurata valutazione  sismica che condurrà  ad eventuali ulteriori interventi volti allotteni- mento dell’attesa sicurezza strutturale.

In particolare, nel cap.3, Principi  e criteri d’intervento, si descrivono le mancanze strutturali  manifestatesi maggiormente negli ediVci prefabbricati monopiano rispet- to all’azione sismica, indicando possibili schemi di intervento  che seguano i principi fondamentali per la messa in sicurezza della struttura.

Viene dichiarato espressamente che, da studi condotti sui fabbricati  danneggiati  e sulle carenze da essi denunciate  a seguito  dei recenti eventi sismici come quello dellAquila e quelli dell’Emilia Romagna, i collegamenti hanno rappresentato gli ele- menti critici in termini di prestazioni sismiche.  Le deVcienze prestazionali  hanno determinato, infatti, la maggior parte dei danni più gravi, nonché dei crolli. Questo perché le connessioni non sono rappresentate da unioni  meccaniche bensì, molto fre- quentemente, da semplici appoggi che sfruttano il principio dell’attrito  ma che non hanno possibilità alcuna di trasferire gli sforzi dinamici indotti dal sisma. Per questo motivo, nelle linee guida, si forniscono indicazioni speciVche sul calcolo degli sposta- menti relativi tra elementi verticali così da veriVcare l’impossibilità  dell’instaurarsi di perdita di appoggio.

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