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Problemi, limiti e prospettive del progetto di e.d.c.




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PROBLEMI, LIMITI E PROSPETTIVE DEL PROGETTO DI E.D.C.






In questo capitolo prendo in considerazione alcuni quesiti sorti intorno al progetto di E.d.C. Cerco di indicarne i limiti e le prospettive.


Par. 1. QUESTIONI APERTE


L'E.d.C. è nata e si è sviluppata all'interno del Movimento dei Focolari.

q      E' un modo di agire economico strettamente legato allo stile di vita di questo Movimento e quindi destinato agli imprenditori che ne sono membri, oppure ha possibilità di coinvolgere persone esterne?

Sicuramente il Movimento non intende creare una sorta di economia parallela, chiusa, in qualche modo ripiegata su se stessa, che sarebbe l'antitesi del progetto stesso. L'orizzonte dell'E.d.C. è molto più ampio - vorrei dire più ambizioso -; vuole contribuire ad un rinnovamento culturale e sociale dell'economia e dei rapporti economici, mettendo a disposizione di tutti le intuizioni e le prospettive di questo nuovo modo di agire in economia.

Il problema dell'adesione al progetto certamente non riguarda l'appartenenza o meno al Movimento, per cui la domanda andrebbe riformulata in altro modo.

q      I valori, le finalità e i contenuti del progetto possono essere condivisi solo da chi appartiene al Movimento o da chiunque?


Per capire meglio, vale la pena di riflettere su alcuni aspetti.

Giustizia sociale e libertà dal bisogno sono aspirazioni profonde, comuni ad

ogni uomo.

Il progetto di E.d.C. si prefigge di contribuire a realizzarle, principalmente creando occupazione, perché ogni uomo possa aver riconosciuto il diritto al lavoro e la propria dignità. Per questo assume l'impresa quale strumento protagonista dell'E.d.C. Si tratta di un'impresa che si inserisce nel mercato, che usa eticamente gli strumenti del mercato per produrre utili, da condividere, in parte, con chi è povero.

La novità dell'E.d.C. sta nel riconoscere l'aspetto etico della condivisione già al momento della produzione. Solitamente questi momenti sono divisi, come se l'uomo potesse essere individualista nel primo caso e altruista nel secondo.


NEGLI  INVESTIMENTI

 






La cultura che guida il progetto vede l'uomo portato alla comunione, che realizza la sua felicità insieme con gli altri, principalmente nel dare e nel condividere.

Questa visione antropologica contrasta certamente con la cultura dominante,

la quale ha in parte oscurato la dimensione sociale dell'economia e tende a

far coincidere la felicità nell'avere e nell'accumulare; in tal senso può rappresentare un ostacolo alla diffusione del progetto.

A mio avviso, però, l'E.d.C. può trovare consenso e sostegno in molte persone che già si impegnano ad aiutare chi è nel bisogno, condividendo in svariati modi i propri beni (ricchezze, professionalità, tempo), e in chi desidera farsi carico dei problemi sociali.

Molte sono, infatti, le persone che lavorano, producono, rischiano i loro capitali, spinti non soltanto dalla sete di denaro, ma per motivi più profondi.

Il progetto di E.d.C. risponde a queste motivazioni altruistiche presenti nell'uomo e nella società, le fa emergere e offre le opportunità per realizzarle insieme con gli altri; va incontro inoltre all'esigenza molto diffusa di cambiamento in senso etico delle relazioni economiche. Per queste sue caratteristiche, tale esperienza rappresenta una proposta di grande valore umano e universale. E ha in sé la potenzialità di essere condivisa e sostenuta da chiunque.

Si sono già verificati casi di persone estranee al Movimento che hanno voluto sostenere il progetto con il versamento di capitali, senza per questo diventare membri.

Inoltre, una fitta rete di rapporti con clienti, fornitori e istituzioni è nata grazie all'attività delle aziende. Per chi è interessato a conoscere il progetto sono organizzati incontri e convegni.

Finora, la relazione personale risulta il canale prevalente.

L'esperienza di E.d.C. è oggetto di conoscenza e di studio anche da parte di studenti, economisti e università, in Italia e all'estero.

Pure il mondo politico lo sta scoprendo. In Italia diverse parti politiche (di governo e di opposizione) hanno chiesto di conoscerlo meglio nei suoi contenuti. In Brasile, dove la diffusione e l'incidenza di questa esperienza è più significativa, e la dimensione dei contrasti sociali più evidente, il Parlamento ne ha riconosciuto pubblicamente il valore[308].

Si tratta di contributi apprezzabili; ma certamente il problema del coinvolgimento della società rimane aperto.


q      E' formalizzabile il progetto di E.d.C.?


E' legittimo aspettarsi che un progetto economico venga definito nei suoi aspetti in un documento formale. Nel caso dell'E.d.C., due sono i motivi principali per cui non è facile oggi concretizzarne la formalizzazione: in primo luogo perché esso è diffuso a livello mondiale, in contesti culturali, giuridici ed economici assai diversi e difficili da conciliare; in secondo luogo perché l'E.d.C. è un'esperienza ancora giovane e in evoluzione, per cui sarebbe controproducente rinchiuderla in un unico schema rigido. E' indispensabile, però, avere delle linee guida: esse già esistono a livello informale; ora si sta lavorando per formalizzarle.

q      Un problema sollevato dagli imprenditori che aderiscono all'E.d.C. riguarda la possibilità di aver riconosciuta nello Statuto la finalità

sociale dell'impresa.

L'azienda di E.d.C., a differenza delle altre aziende, si attribuisce una funzione pubblica, che, in Italia, non può essere riconosciuta a livello legislativo. E' un aspetto nuovo, non contemplato, e che rende impossibile inserire nello statuto dell'azienda di E.d.C. la condivisione degli utili.

Rimane all'imprenditore italiano la possibilità di una minima detrazione fiscale (nell'ordine del 2%) di quanto devoluto.

Non è facile regolamentare un modo di agire innovativo, come la ripartizione degli utili. Formalizzarla potrebbe, ad esempio, ostacolare l'adesione al progetto di soci non disposti a condividere gli utili. Inoltre impedirebbe la flessibilità nella destinazione degli utili.

Un passo in avanti nel riconoscimento di un comportamento socialmente utile come quello della condivisione potrebbe essere aumentare la percentuale di detraibilità.

q      L’aspetto della condivisione degli utili nella sua impostazione iniziale è apparsa nel tempo un po' troppo rigida.

Infatti, vivendo l'esperienza, numerose aziende hanno ritenuto opportuno reinvestire tutti gli utili nell'azienda stessa, sia per consolidare la loro presenza sul mercato, sia per creare nuovi posti di lavoro, piuttosto che condividere gli utili.

Questo aspetto del progetto è stato riconsiderato alla luce delle priorità.



E' stata riconosciuta una certa flessibilità nella devoluzione degli utili, funzionale alle esigenze contingenti dell'impresa. Ciò non elimina la

predisposizione alla destinazione degli utili stessi per gli altri scopi.

E' mio opinione che sia importante riconoscere all'imprenditore il suo ruolo di soggetto economico che decide e rischia.


Par. 2.: SUGGERIMENTI PER INIZIATIVE DI EDC


Il progetto offre diverse e concrete opportunità di attuare la comunione dei beni - professionalità, idee, talenti, risorse personali - in funzione dello sviluppo. L'imprenditore A.Ferrucci indica 'alcuni settori', in cui si potrebbe focalizzare l'attenzione di chi vuole individuare i primi possibili utili dal 'supervalore della comunione nella libertà'.


Gestione del risparmio individuale: i risparmiatori possono organizzarsi in modo da poter negoziare, con strutture finanziare già esistenti, una più fruttuosa gestione del proprio risparmio. Tali strutture finanziarie dovrebbero dare garanzie non solo di sicurezza e riservatezza, ma anche di un uso etico del denaro, rendendo possibile per ciascuno il mantenimento del valore effettivo del risparmio anche in situazioni di inflazione, e producendo però anche utili ulteriori, che potrebbero essere destinati completamente o in parte, in piena libertà da ciascun correntista, per i fini di E.d.C.


Agevolazione degli scambi commerciali tra nazioni: potrebbero attivarsi

aziende di servizio con il compito di rendere più agevoli gli scambi commerciali tra imprese di nazioni diverse. In tal modo, si potrebbe superare l'obbligo di sottostare a servizi molto costosi e a condizioni poste da società che monopolizzano il commercio internazionale.

Stabilendo relazioni con analoghe aziende, situate in altre nazioni, collegate con E.d.C., si verrebbe a creare una rete internazionale di 'punti

di appoggio' per agevolare la condivisione, a costi accessibili, di

competenze, tecnologie e talenti in tutto il mondo.


Promozione dello sviluppo economico tramite società di sviluppo private: i risparmiatori potrebbero finanziare la nascita di società di servizi, orientate alla valutazione di iniziative di sviluppo da incoraggiare nell'ottica dell'E.d.C. Tali società potrebbero anche porsi a servizio dell'utilizzo del risparmio quale capitale di rischio e finanziamento di aziende da ristrutturare, ad esempio nell'Est, aziende in via di privatizzazione, che una volta risanate ed inserite nell'economia di mercato potrebbero funzionare secondo l'E.d.C.


Promozione dello sviluppo tramite 'associazione senza fine di lucro', con risorse donate.

Numerose persone mettono a disposizione risorse in denaro e beni mobili

ed immobili per aiutare l'E.d.C. Utili per gestire tali risorse sono le associazioni senza fine di lucro già esistenti. In tali organizzazioni potrebbero essere fatte confluire le proposte documentate dei progetti da finanziare e valutate direttamente dalle stesse. I progetti considerati validi ed attuabili potrebbero essere finanziati dalle donazioni delle persone,

delle società e degli enti legati all'E.d.C.

Le stesse organizzazioni potrebbero poi procurare la concessione di

cofinanziamenti    da parte di vari organi ( quali lo Stato, agenzie

dell'ONU,…) interessati alla cooperazione.


Società private per la erogazione di servizi sociali: in tale tipo di attività, l'atteggiamento di un'azienda di E.d.C diventa fattore fondamentale per la qualità del servizio.[311]


Istituti di formazione scientifica ed economica: in Paesi dove la necessità di soccorrere è meno pressante, l'E.d.C. potrebbe esprimersi maggiormente nell'intento di formare nuove leve di operatori scientifici, tecnologici ed economici capaci di agire nell'ambito della cultura del dare. Docenti di varie discipline potrebbero quindi aggregarsi per la creazione di scuole private, capaci di formare uomini nuovi e liberi dai condizionamenti dell'economia di mercato.



CONCLUSIONI



a)     L’economia di comunione può contribuire a realizzare i tre obiettivi dichiarati dal Vertice Internazionale di Copenaghen del 1995 sul tema “Sviluppo sociale”: l’attacco alla povertà, la costruzione di solidarietà e la creazione di opportunità di occupazione.



b)     In un’epoca in cui è possibile comunicare abbattendo le barriere del

tempo e dello spazio e quindi in cui tutto il mondo diventa vicinissimo, l’economia di comunione ha il requisito della mondialità in quanto è nata per fini di solidarietà internazionale.




c)     Nelle aziende orientate all’economia di comunione:

l’impresa è vissuta come comunità di persone, dove si valorizza la cultura del lavoro e la dignità del lavoratore, e si curano gli aspetti del suo riposo e della sua salute,

i rapporti con la concorrenza dimostrano che la logica della competitività può essere sostituita dalla cooperazione,

il cliente è anzitutto una persona prima di un acquirente,

il profitto dell’impresa è per il bene comune e il rapporto con le leggi è di rispetto,

l’ambiente fisico è salvaguardato come risorsa da tutelare,

i rapporti con i sindacati sono vissuti in un’ottica di comunione e non di conflitto, in quanto lo scopo del dialogo tra le parti è il bene di tutti i componenti dell’impresa.

d)     Esperienze di collaborazione tra aziende istituzionalizzate per risolvere,

attraverso aiuti concreti, momenti di difficoltà sono state avviate (per esempio

in Germania, a Solingen). Nella cultura del dono o del dare l'esistenza dell'azienda altrui è considerata un bene ed una ricchezza anche per la propria. In caso di difficoltà gravi, se non si riuscisse a salvarla, allora si dovrebbero trovare i modi, nella situazione concreta, per fornire lavoro a chi era impiegato nell'attività dell'impresa persa.


e)     L’organizzazione, anche a livello locale, di organismi di coordinamento e

collegamento tra le aziende, permette agli imprenditori di indirizzarsi e

consultarsi.

f)      Il rispetto delle tradizioni e delle culture locali annulla le “barriere formali” alla diffusione del progetto.


g)     Il contributo e il lavoro di esperti e tecnici di tanti settori diversi (economisti, imprenditori, sociologi, teologi,) rendono più completa la sua definizione e universale la sua diffusione.


Il professor Vaciago, durante il convegno del 13 Aprile 1996 (tenutosi nella Università Cattolica di Piacenza), faceva una riflessione sulla capacità del modello di E.d.C. di contestare quello di funzionamento della società moderna, dimostrando di poter ottenere risultati competitivi senza stravolgere le strutture gerarchiche tradizionali.

Ci si chiede se il progetto sarebbe di valido aiuto in quelle aree dove le condizioni economiche non sono ottimali ma arretrate, ovvero se il modello di economia di comunione aiuterà a risolvere anche problemi di tipo sociale e strutturale, come la disoccupazione o l’illegalità attraverso il recupero del tessuto umano e la sua rigenerazione in senso etico.


Per accertare tutto ciò l’unica possibilità è la verifica empirica e questo richiede il monitoraggio dello sviluppo del progetto nei prossimi anni.

E' possibile, però, fornire già una risposta se si osserva oltre i confini nazionali: in particolare in Brasile, dove il progetto è stato lanciato proprio a fronte di un tessuto sociale fortemente disgregato e le sperequazioni sono altissime, l'E.d.C. ha avuto uno sviluppo maggiore rispetto alle altre parti del mondo e ha ottenuto grossi risultati, come dimostrano le esperienze. Ma non solo, il progetto è risultato valido anche in Paesi dell'Africa e dell'Asia, dove

la situazione è grave.

Concludo ribadendo che la particolarità dell’economia di comunione non è tanto l’aspetto della devoluzione degli utili per fini di solidarietà, ma la possibilità (direi storicamente nuova perché va al di là di obiettivi di successo personali che spesso hanno l’effetto di travolgere gli altri) di realizzazione della persona umana attraverso l’apertura a gli altri e puntando alla comunione. Nella comunione, pur non rinnegando i fondamenti delle teorie economiche passate o presenti, (cui invece si riconosce la validità rispetto ad alcuni contenuti specifici) si può puntare ad una migliore qualità della vita che passa per la relazione con l’altro.








Confrontare l'appendice B.

A.Ferrucci, in 'Nuova Umanità', Città Nuova Editrice, Roma, 1992, n° 80/81, pag. 193-198.


Alcune organizzazioni senza fine di lucro legate ad E.d.C. già operano in diversi Stati: si potrebbe ricordare le citate AMU (Azione per un mondo Unito), New Umanity Inc. (riconosciuta dallo stato New Jersey in USA), Sercom (Servizio Comunitario, in Brasile),ecc.


Si veda al riguardo l'esperienza della Cooperativa Tassano. (Par. 7.4.2.)

Una scuola di questo genere è allo studio in Olanda


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