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La Crisi del ’29 e il New Deal




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La Crisi del ’29 e il  New Deal


Negli anni che intercorrono tra il 1920 e il 1929 gli Stati Uniti attraversano un periodo di grande prosperità. Nel novembre 1920, anno nel quale le donne ottengono il diritto di voto, le elezioni per la presidenza degli Stati Uniti inaugurano un’era di isolazionismo che durerà circa un ventennio. Il programma del nuovo presidente, Warren G. Harding, un repubblicano promosse lo sviluppo produttivo interno, lasciando ampio spazio di azione alle imprese senza interferenze statali, difendendo il mercato interno con le alte tariffe doganali e limitando l’emigrazione.



Il successore di Harding è Calvin  Coolidge, che si attiene fondamentalmente alle stesse linee di condotta. Il periodo di prosperità iniziata sembra non dover subire arresti; nel 1928 viene eletto alla presidenza un altro repubblicano Herbert C. Hoover.

Al culmine di un periodo di prosperità, in un giorno del 1929, giovedì 24 ottobre (che sarà ricordato come il ”giovedì nero”), alla Borsa di Wall Street, a NeW York, si registra un calo vistoso del valore dei titoli delle più importanti imprese americane; sono svendute quasi 13 milioni di azioni. La frana sembra arrestarsi il giorno successivo, ma poi riprende, devastante più che mai, martedì 29 (il “martedì nero”), il più disastroso di tutta la storia finanziaria degli Stati Uniti: sono scambiati, a prezzi sempre più cedenti, 33 milioni di titoli.

Gli sforzi dei banchieri e degli agenti di cambio sono del tutto inefficaci, di fronte alla dimensione della catastrofe. Gli Stati Uniti, in meno di una settimana, sono diventati, da nazione prospera, un paese alle soglie della povertà ed in preda al panico.

La crisi, che continua con effetti devastanti, sino al 1932, provoca un crollo della produzione mondiale di circa il 50%.

Le cause di un crollo così rapido ed inaspettato sono sicuramente da ricercarsi in un insieme di elementi divenuti ingovernabili, poiché sommati nelle errate proporzioni a determinati fattori dell’economia americana. Per comprenderle si deve esaminare la situazione dell’economia degli Stati Uniti negli anni tra 1925 e il1929.

In quegli anni le industrie prosperano, producono un gran numero di oggetti e di beni da vendere, ma hanno sempre più bisogno di denaro per aumentare le quantità prodotte, e chiedono ed ottengono prestiti, soprattutto dall’Europa. I compratori, dal canto loro acquistano molti oggetti, ma soprattutto a rate, visto che la maggior parte degli operai e degli impiegati hanno ancora bassi salari, e non dispongono quindi di molto denaro liquido.

In questa situazione, improvvisamente, si susseguono due avvenimenti inaspettati:

la Banca di Inghilterra limita il flusso di sterline verso gli Stati Uniti facendo mancare così di colpo forti finanziamenti alle industrie americane.

I consumatori americani, nella grande maggioranza non ricchi, si trovano impossibilitati a comprare altri beni, perché già indebitati con le rate; le fabbriche continuano a produrre, ma gran parte delle merci restano invendute.



Il crollo di Borsa dell’ottobre 1929, che pare all’origine della catastrofe soltanto un evento destinato a concludersi, e il movimento rivelatore di uno stato di latente dissenso, di uno sbilancio acutissimo tra domanda e offerta; esso nasce da accentuati movimenti speculativi, trainati da un’euforia che porta ad un irreale gonfiamento di mercato.

Gli anni tra 1930 e il 1940 sono dedicati ad una sorta di << ricostruzione >>; l’uomo assunto a simbolo di questo decennio e che si preoccuperà di risollevare il paese dalla crisi, è F. D. Roosevelt, eletto presidente degli Stati Uniti nel 1932, che vara proprio in quegli anni, il grandioso programma politico ed economico noto come New Deal.

La politica e sociale di Roosevelt, se per un verso si propone di rilanciare i consumi e gli investimenti, dall’altro cerca di mettere fine a quelle situazioni di privilegio e di disordine che, per lo meno in parte, sono state l’origine della crisi.

L’obiettivo primo che il programma del New Deal si pone è quello di stimolare il rialzo dei prezzi, ridare fiducia agli investimenti, mettere in grado i consumatori di avere un certo potere di acquisto e a disposizione una crescente massa monetaria.

Questi i provvedimenti più significativi:

Si proibiscono il tesoreggiamento e l’esportazione dell’oro;

Svalutazione del dollaro, per incoraggiare le esportazioni e, quindi, far crescere la produzione interna;

Si opera un rialzo generalizzato dei salari e si finanziano importanti lavori pubblici.

Il programma e l’azione di Roosevelt raggiungono successi non trascurabili, nel senso che, nel 1939 gli Stati Uniti sono quasi ritornati a buoni livelli produttivi; ma le conseguenze della grande crisi non sono definitivamente superate; la disoccupazione nel 1937 rimane ancora una vera piaga.


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