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Inghilterra




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Inghilterra

Alla fine del XV sec l’Inghilterra era un paese sottosviluppato nel panorama europeo.

Era però al centro dell’attenzione per quanto riguarda il commercio e la presenza di materie prime in particolare della lana.

Anche la popolazione era nettamente minore rispetto a quella delle aree più avanzate.



Commercio estero era comunque di scarsa entità poiché si limitava praticamente alla sola esportazione di lana grezza.

Elemento chiave che dimostra il sottosviluppo inglese è che il commercio estero era gestito da stranieri (principalmente legati alla città di Bruges prima e di Anversa poi).

I mercanti inglesi si limitavano solitamente infatti al solo commercio locale.

L’Inghilterra era integrata nel sistema economico dei paesi bassi e quindi, come detto, alla città di Bruges prima e di Anversa poi.

Era la maggiore produttrice di lana nel panorama mondiale e la lana inglese era anche della migliore qualità.

Successivamente l’Inghilterra in seguito ad uno sviluppo economico e soprattutto ad un miglioramento nel settore della manifattura tessile cominciò ad esportare non più solo materia prima cioè lana grezza ma anche prodotti finiti cioè tessuti di lana.

Nella seconda metà del XV secolo circa le esportazioni di pannilani eguagliò le esportazioni di lana grezza per poi superarle.

Un vero e proprio picco nell’esportazione di tessuti si ebbe nel ‘500 che continuò nel tempo anche grazie alla concomitante crisi dell’industria laniera italiana.

Londra E Anversa

Il rapporto fra queste due città e quindi in generale l’integrazione dell’Inghilterra nel sistema economico dei paesi passi fu un elemento di forte traino per lo sviluppo inglese.

La centralità che Anversa aveva nel panorama commerciale del ‘500 infatti stimolò l’economia inglese che ad essa era collegata.

Nel corso di tutto il ‘500 continuò la crescita delle esportazioni di pannilani da parte dell’Inghilterra.

Si arrivò infatti ad una percentuale dell’85% sul totale delle esportazioni rappresentate da export di pannilani (per l’80%) e da lana grezza (per il 5%).

Un momento di difficoltà per tale settore si verificò nella seconda metà del XVI secolo, in concomitanza con la ripresa della produzione italiana (l’estate di San Martino), l’inizio del declino di Anversa, e la differenziazione della gamma di prodotti esportati.

Alla fine del ‘600 la percentuale di prodotti esportati legati alla lana sul totale era del 48%.

Comunque si possono definire alla luce di ciò che è stato detto i secoli XVI e XVII come di grande sviluppo.

Fattori Di Sviluppo

-        Commercio oltreoceano che iniziò nel ’500 sotto forma di pirateria poiché le rotte e i commerci oltremare erano come detto monopolio iberico e perciò le ingerenze di Inghilterra, Francia e Olanda erano da considerarsi commerci illegali.

-        La politica economica del governo :

o         I atto di navigazione (navigation acts) 1651 – 166°

Queste leggi furono un chiaro indice dell’adesione da parte del governo ad una politica mercantilista ovvero che tentava di promuovere lo sviluppo economico imponendo regole al commercio. In questo caso venne legiferato che solo navi inglesi potevano commerciare con l’Inghilterra. Erano considerate navi inglesi coloro che avessero capitano e buona parte dell’equipaggio di nazionalità inglese.

Tale atto fu chiaramente emanato al fine di contrastare lo strapotere della marina commerciale olandese che nel corso del ‘600 come detto era di gran lunga la più imponente.

Con questa politica si cercò quindi di soppiantare il potere olandese.

Olanda da parte sua era infatti per il “mare libero” cioè la totale libertà di scambi commerciali. Questo era frutto della mentalità diversa del governo che era frutto di necessità pratiche poiché essendo la maggiore potenza navale non aveva concorrenza anche in uno scenario di libertà dei mari.

Tale atto riuscì comunque a stimolare fortemente lo sviluppo della marina inglese.

-        Apporto degli immigrati : attraverso una politica di apertura arrivarono in Inghilterra molti emigranti che fornirono manodopera specializzata soprattutto nel settore tessile.

-        Capacità di reagire a situazioni avverse :

o         Nella seconda metà del ‘500 in seguito alla rinforzata concorrenza italiana si reagì differenziando la produzione e quindi i prodotti esportati.

o         Nello stesso periodo vi fu difficoltà nel procurarsi armi. L’Inghilterra reagì sviluppando un industria del ferro e cominciarono a produrre cannoni in ferro fuso che erano inoltre più efficienti poiché più resistenti dei precedenti in ferro battuto.

o         Inoltre in un periodo in cui vi era una scarsità di combustile (di legno in particolare) l’Inghilterra prese le proprie contromisure incentivando il commercio con i paesi del nord Europa, Scandinavia in particolare, ricchi di legname e promuovendo l’utilizzo di un combustibile alternativo, il carbon fossile.

Si può notare come la presenza di ferro e carbon fossile in Inghilterra sarà un elemento fondamentale per il verificarsi dell’industrializzazione inglese.

Il Commercio Inglese Con Le Colonie

Nel 1706 un ambasciatore veneziano in una sua lettera lamentava l’onnipresenza dei vascelli inglesi in tutte le rotte commerciali così come circa un secolo prima avveniva per le navi olandesi.

Fra l’inizio del ‘600 e l’inizio del ‘700 vi fu una vera e propria esplosione delle esportazioni inglesi che si incrementarono nel corso di un secolo di circa 6 volte.

Tale boom è spiegato dall’efficiente e numerosa marina che ,anche grazie agli atti di navigazione, si era creata, dai rapporti economici che gli inglesi erano riusciti a stipulare con gli altri paesi.

Inoltre le esportazioni inglesi non si limitavano alle merci da loro stessi prodotte ma venivano anche riesportate merci provenienti da paesi extra-europei che dopo essere confluite a Londra venivano esportate in tutta Europa.

Le merci riesportate sul totale erano nel 1740 il 3,5% per passare al 37% nel 1773.

Per intraprendere il proprio commercio con i paesi extra europei anche l’Inghilterra costituì compagnie privilegiate :

-

-

-

L’Inghilterra differì tuttavia dall’Olanda poiché la seconda si limitò a due compagnie mentre quelle costituite dall’Inghilterra nel corso degli anni furono molto di più.

Successi Inglesi Per Mare

Esplosione del successo inglese per mare risale all’ultimo ventennio del ‘500 con la

-        Circumnavigazione del globo da parte di Drake (1577-1580)

-        Possesso delle isole Terranova nel Canada da parte di Gilbert (1583)

-        Colonia in Virginia negli Stati Uniti fondata da Raleigh (1585)

Con tali operazioni l’Inghilterra non entrò comunque mai in diretta competizione con la Spagna.

Il momento chiave che simboleggia la decadenza spagnola e lo slancio Inglese è la vittoria del 1588 in cui le navi inglesi sconfissero l’invincibile armada spagnola.

Elementi Favorevoli Al Commercio Estero

-        Capitale umano : marinai coraggiosi e mercanti intraprendenti

-        Capitale fisso : la flotta e gli armamenti che crescevano sia in quantità che in qualità.

-        Un consistente flusso di capitali esteri che affluivano in Inghilterra poiché attratti dall’economia in sviluppo attuando così un circolo virtuoso.

-        Una serie di servizi che presero vita in aria creditizia e assicurativa che attirarono nuovi capitali

-        La politica economica del governo

Conseguenze Positive Dallo Sviluppo Del Commercio Estero

-        Stimolo alla produzione inglese poiché vi era una maggiore domanda di prodotti inglesi

-        Accesso, a causa dell’ampiezza delle proprie rotte commerciali, a molte materie prime che alimentavano l’industria britannica (ad esempio il cotone che veniva importato da continenti extra europei sarà il motore della rivoluzione industriale inglese.)

-        Comprando le materie prime in paesi sottosviluppati forniva ad essi i capitali necessari per acquistare i prodotti finiti inglesi favorendo quindi ancora una volta la crescita e la produzione locale

-        L’accumulo di capitale ebbe effetti benefici in vari settori come industria e agricoltura poiché servì da stimolo all’investimento.

-        Donò un contributo alla creazione di una classe imprenditoriale



-        Si crearono tutta una serie di servizi al commercio come i trasporti e servizi accessori quali quelli bancari e assicurativi.

-        Stimolò lo sviluppo di grandi città, fra cui ovviamente di distinse la città di Londra.

Londra

Tale città era al centro di tutti i traffici.

La popolazione londinese era, all’inizio del XV secolo piuttosto ridotta. Vi fu una vera e propria esplosione demografica a partire da metà del XVI secolo che proseguì e si incrementò nel corso del XVIII con la rivoluzione industriale.

Mercantilismo

La definizione è stata coniata in senso critico dall’economista Adam Smith fautore del libero mercato. Il mercantilismo prevedeva infatti un forte intervento dello stato in senso protezionistico.

Tale politica economica fu adottata nel corso del ‘600 da molte monarchie nazionali in particolare da Francia e Inghilterra.

Il presupposto che sta alla base di tale corrente economica è che la forza di uno stato è basata sull’incremento del reddito nazionale. Quindi maggiore è il potere economico maggiore sarà il peso politico.

Era quindi volta a rendere più solida l’unità nazionale e a rafforzare la forza dello stato nei rapporti con l’estero attraverso l’incremento della ricchezza nazionale.

Fu attuata a metà del XVII secolo circa in Inghilterra da Cromwell e in Francia da Colbert.

Presupposti affinché tale politica potesse essere messa in atto erano:

-        La presenza di una burocrazia statale stipendiata

-        Rappresentanze ufficiali all’estero

-        Una forza militare permanente

I fini erano :

-        L’incremento delle entrate statali

-        Politiche commerciali che favoriscono lo sviluppo dello Stato quindi di carattere protezionistico

Colbert affermò nel 1666 :

il commercio è la sorgente delle finanze e le finanze sono il nervo vitale della guerra

Mezzi Caratteristici

Una politica demografica volta ad aumentare la popolazione

Una politica unitaria e quindi l’unità nazionale (era infatti inattuabile in scenari frammentari come l’Italia e la Germania)

Una politica della produzione volta all’aumento della stessa (ad esempio in Francia in tal senso furono create delle vere e proprie imprese statali, le manifatture reali, per la produzione di tessuti e porcellane.

Una politica commerciale efficiente al fine di garantire come visto un successo politico.

Espansione coloniale che caratterizza le politiche di vari paesi è infatti attuata poiché le colonie sono fonti di profitto.

Inoltre per aumentare il potere economico allo stato dovevano fluire metalli preziosi e quindi si incentivavano le esportazioni cercando di limitare le importazioni.

I Rivoluzione Industriale

Tempistica

Vi è ancora oggi un dibattito fra chi vede la tempistica di tale evento come una cesura o chi la vede all’interno di un processo di crescita graduale.

Vi è poi discordanza di idee sul momento :

Toynbee (1880) parla di una svolta intorno al 1760

Nef (1930) parla di un processo secolare fra fine XVI e inizio XVII secolo.

Mantox – Ashton  - Hoffman hanno analizzato l’evento notando una impennata delle esportazioni a partire dal 1781-82.

Rostow parla invece di un decollo intercorso fra il 1783 e il 1802.

In generale possiamo affermare che tesi classiche tendono ad analizzare la rivoluzione industriale inglese come un elemento di discontinuità mentre tesi più recenti la vedono come un processo secolare che culminò nel corso del ‘700.

Ph. Deane : tale studiosa ha analizzato i fattori che permisero il manifestarsi della rivoluzione industriale :

-        Rivoluzione demografica : un aumento considerevole della popolazione dal ‘600.

-        Rivoluzione agraria : mutamenti in agricoltura che favorirono la produzione agricola e di riflesso quella industriale.

-        Rivoluzione commerciale : lo sviluppo commerciale favorì l’industria poiché permise l’accumulazione del capitale, la creazione di mercati di sbocco, ecc.

-        Rivoluzione dei trasporti : si verificò già dal ‘700 con miglioramenti considerevoli delle vie di comunicazioni (in particolare interne), per poi culminare nella creazione di una rete ferroviaria nell’’800.

AGRICOLTURA 1650 – 1850

Come visto le evoluzioni e lo sviluppo di questo settore creano spesso e sono spesso presupposto per cambiamenti della società come lo sviluppo agricolo che permise di creare riserve alimentari sostenendo l’urbanizzazione.

Anche lo sviluppo in senso moderno che in questo periodo il settore agricolo ha attraversato è stato di fondamentale importanza per creare i presupposti affinché l’industrializzazione si potesse verificare.

Tale sviluppo ha avuto come causa forse più importante la chiusura dei campi aperti (Enclosures) ovvero quella parte di terreni che nel sistema curtense era diviso fra i contadini e lavorato in comune. Proprio queste caratteristiche cioè la proprietà molto frammentata e un organizzazione che prevedeva lo sfruttamento della terra in comune non incentivava investimenti in senso moderno.

Nel momento in cui attraverso norme statali si incoraggiò o si impose la chiusura dei campi aperti di fatto la proprietà si concentrò nelle mani di imprenditori benestanti che possedevano quindi territori più ampi recintati. Ciò permise quindi di incentivare l’investimento nel settore al fine di ottenere una maggiore produttività.

Quindi di fatto l’aumento delle dimensioni della proprietà e il fatto che questa fosse concentrata nelle mani di un unico soggetto aumentò la produttività dei terreni.

Vi sono vari pensieri al riguardo della chiusura dei campi chiusi :

Teoria Marxista : i seguaci di tale teoria affermano che tale atto fu una vera e propria espropriazione a danno dei piccoli proprietari terrieri che costrinse gli stessi a emigrare verso la città dando vita a quella che sarebbe diventata la massa proletaria. Quindi sempre secondo questa teoria in seguito alla chiusura dei campi aperti vi fu un vero e proprio svuotamento delle campagne.

Landes : tale studioso contesta lo svuotamento delle campagne descritto dalla teoria marxista affermando che, invece, la dove la chiusura dei campi aperti fu messa in atto si registrò un forte aumento demografico, concludendo quindi che gli ex piccoli proprietari terrieri rimanessero nelle campagne come salariati.

Deane e Ashton : anch’essi non concordano sulla consequenzialità fra la chiusura dei campi e l’aumento della popolazione urbana ma parlano di un generalizzato aumento demografico.

Oltre a tale evoluzione altri fattori concorsero a migliorare il settore agricolo.

Ad esempio nella rotazione triennale fu abolito l’anno in cui il terreno veniva lasciato incolto, coltivando in quel periodo legumi o foraggio il che aiutò quindi anche l’allevamento.

Inoltre vi furono vari miglioramenti tecnologici.

Nel 1750 con l’inizio della rivoluzione industriale la popolazione attiva impiegata in agricoltura in Inghilterra era minore rispetto agli altri paesi europei ma comunque maggioritaria (65%).

L’indice di produttività del lavoro agricolo fra 1700 e 1800 vede l’Inghilterra distanziare di molto l’Italia centro settentrionale a differenza del secolo precedente in cui invece i dati erano pressocchè identici.

Anche i dati sulla resa del grano per ettaro evidenziano allo stesso modo un boom per l’Inghilterra fra 600 e 700.

IL CONTRIBUTO DELLA RIVOLUZIONE AGRICOLA ALL’INDUSTRIALIZZAZIONE

-        Sostentamento della popolazione urbana che accresceva la domanda di prodotti alimentari (anche a seguito della rivoluzione demografica)

-        La creazione di un potere di acquisto nelle mani dei soggetti impiegati in tale settore che sostenevano quindi la domanda di prodotti industriali.

-        Partecipazione alla formazione di capitale che poteva poi essere direttamente investito nell’industria.

-        Liberazione di manodopera poiché i miglioramenti tecnologici intercorsi in agricoltura fecero si che tale settore ne richiedesse meno e quindi in parte emigrarono in città (anche se come detto sull’entità di tale fenomeno vi è ancora oggi un dibattito aperto)

Il ruolo della rivoluzione agricola nel processo di industrializzazione inglese è così riassunto dalla studiosa Deane : “ un paese con poche risorse alimentari non può intraprendere una rivoluzione industriale poiché importerebbe prodotti alimentari al posto di cotone greggio, ferro e lana”.

RIVOLUZIONE COMMERCIALE

L’Inghilterra aveva risorse interne che favorirono lo sviluppo commerciale come un capitale umano di qualità, apertura verso gli stranieri, e mercanti che avevano capitali e propensione all’investimento e al rischio.

Inoltre anche una organizzazione creditizia avanzata favorì gli investimenti.

Tutto questo fu sospinto poi da una politica economica favorevole alla classe mercantile.

ESPORTAZIONE

Fra la fine del medio evo e l’inizio dell’età moderna vi fu un mutamento sia quantitativo che qualitativo delle esportazioni.




Quantitativamente queste aumentarono notevolmente mentre qualitativamente cambiò la natura dei prodotti esportati da materie prime come era stato fino a tutto il ‘400 in questo periodo si arrivò ad una netta prevalenza dell’esportazione di prodotti finiti.

FUNZIONI DEL COMMERCIO ESTERO NELL’INDUSTRIALIZZAZIONE

-        Creazione di una domanda per i prodotti finiti inglesi

-        Ampio e facile accesso alle materie prime à minor prezzo del prodotto finito

-        L’acquisto delle materie prime in paesi poveri permetteva agli stessi di avere un potere d’acquisto con cui contribuire alla formazione della domanda di prodotti finiti inglesi

-        Sviluppò delle città fra cui spicca come detto Londra

RIVOLUZIONE DEI TRASPORTI

Strade, porti, ponti, canali. Ciò che può essere riassunto sotto il nome di capitale fisso sociale.

Per essere creato necessitava di grandi investimenti, tempi lunghi, e genera profitti solo dopo lungo tempo.

I benefici di investimenti in questo settore non portano benefici agli investitori ma anche a tutta la comunità.

Nello specifico la via di comunicazione inglese più importante era rappresentata dai canali.

Questo era dovuto essenzialmente alla conformazione geografica dell’Inghilterra che è un isola stretta con molti fiumi, perciò anche canali relativamente limitati potevano connettere grandi fiumi creando importanti vie di comunicazione.

Le opere di questo genere furono di iniziativa privata finanziate e promosse attraverso SpA. Saranno sempre azionisti quelli che nel corso dell’800 finanzieranno la nascita dell’impianto ferroviario inglese con un ulteriore sviluppo.

ASPETTI POSITIVI DETTATI DALLA RIVOLUZIONE DEI TRASPORTI

-        Trasporti più economici per quanto riguarda ad esempio il trasporto di carbone, materie prime ecc.

-        Tempi di trasporto ridotti e sicuri il che comportò anche la possibilità di economizzare le scorte

RIVOLUZIONE DEMOGRAFICA

Un incremento della popolazione è visibile a partire dal 1740 circa.

Inizialmente tale incremento non fu molto pronunciato ma subì un’accelerazione attorno al 1780 per culminare nel 1810 circa.

L’aumento demografico fu dovuto in una prima fase ad una diminuzione della mortalità verificatasi poco prima del 1750 a causa di migliori raccolti agricoli e migliori condizioni igieniche.

A partire dal 1750 si verifica invece un aumento della natalità.

Gli stimoli di tale boom sono quindi imputabili a un periodo di buoni raccolti e ad un generalizzato miglioramento delle condizioni igieniche.

GLI EFFETTI SULLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Vi è sicuramente una interazione fra la rivoluzione demografica e la rivoluzione industriale e si può dire che i due processi si alimentarono a vicenda :

Aumento della produzione à migliori condizioni di vita à aumento della popolazione

Aumento della popolazione à più forza lavoro per l’industria

Aumento della popolazione à maggiore domanda di beni à incentivo per l’espansione della produzione

INDUSTRIA INGLESE

L’industrializzazione inglese è quindi nata in seguito ad innovazioni tecnologiche sviluppatosi in un contesto favorevole per i fattori fino ad ora descritti.

Le prime industrie che si svilupparono e che rimangono poi come simbolo sono:

-        Industria del cotone

-        Industria del ferro

A proposito dell’industria del cotone possiamo notare come la materia prima necessaria allo sviluppo di tale industria non fosse presente in territorio inglese e non potesse nemmeno essere prodotto, e veniva infatti importata da Asia e India prima e dall’America in un secondo momento.

INDUSTRIA DEL COTONE

Fino ai primi decenni del ‘700 la produzione inglese più importante era quella legata alla lana.

Il cotone veniva acquistato come prodotto finito dalle colonie asiatiche.

Tra il 1780 e il 1800 l’importazione di cotone greggio aumenta di circa 8 volte.

Si passò perciò dall’importazione del prodotto finito all’importazione di materia prima.

L’industria del cotone necessitava di una massiccia manodopera ma come detto  questa era presente.

Il successo immediato dell’industria del cotone fu determinato dalla presenza quasi nulla di tale produzione precedentemente, e dal fatto che la domanda di questo prodotto era già presente in Inghilterra poiché sviluppata nei decenni precedenti quando ancora tali prodotti venivano importati dall’India.

Inoltre la forte concentrazione geografica di queste industrie (tutte nell’Inghilterra settentrionale) permise l’attuazione di economie di scala.

INDUSTRIA DEL COTONE

DISTINZIONE FRA INVENZIONE E INNOVAZIONE

Un invenzione è la creazione di un prodotto o di un macchinario non ancora esistente.

Se tale invenzione non viene utilizzata non ha rilevanza economica.

La rilevanza economica si ha nel momento in cui tale invenzione trova un’applicazione pratica nel processo produttivo, e in quel momento di parla di innovazione.

INNOVAZIONI NELL’INDUSTRIA TESSILE

Le principali fasi produttive dell’industria tessile sono la filatura e la tessitura.

Nella tessitura le innovazioni apportate sono state :

-        Navetta volante (Kay 1733)

-        Telaio meccanico (Cartwright 1785)

Nella filatura le innovazioni apportate sono state :

-        Jenny (Hargreaves 1765)

-        Telaio idraulico (Arkwright 1767 – 1769)

-        Mula (Crampton 1779)

Le innovazioni nell’industria tessile hanno interessato i due principali momenti della produzione a fasi alterne.

L’iniziale innovazione della navetta volante comportò una forte velocizzazione  nella tessitura frenata però dalla mancanza di filato che non si riusciva a produrre allo stesso ritmo.

Perciò le seguenti invenzioni si sono concentrate su tale fase e finirono per ribaltare il problema a cui stavolta si pose rimedio con l’invenzione del telaio meccanico.

Un’altra fase del processo produttivo dell’industria tessile è la cardatura dove vi fu un’altra notevole innovazione grazie all’invenzione della cardatrice (Paul 1748)

CARATTERISTICHE DELL’INDUSTRIA CAPITALISTICA

Le industrie erano principalmente collocate in aree dove erano presenti fonti di energia o materie prime.

Il processo produttivo avviene all’interno della fabbrica.

I lavoratori che prendono parte al processo sono gli operai.

Il tempo dedicato alla produzione e continuato e coordinato.

Capo è l’imprenditore capitalistico che possiede anche tutti i fattori produttivi compreso il prodotto finito.

L’ingresso di questo nuovo modo di produzione non comporta comunque la scomparsa dei precedenti ma anzi vi è spesso un interazione fra la produzione domestica (dove spesso viene ora consegnata in mano ai lavoratori le jennies) e l’industria capitalistica.

Le continue innovazioni in questo settore fecero si che nonostante la forte concorrenza i profitti rimanessero gli stessi anche a fronte di una diminuzione dei prezzi.

Vi era inoltre un alto tasso di re investimento dei profitti derivanti dall’attività d’industria.

L’INDUSTRIA DEL FERRO

Le materie prime, cioè il ferro, non erano come nel caso dell’industria tessile importate dall’estero ma direttamente disponibili in Inghilterra.

Nel corso del XVIII sec. tale industria era sottoposta ad alti costi di produzione.

Le cose migliorarono a partire dal 1775 con l’invenzione della macchina a vapore (Boulton & Watt).



La macchina a vapore introdusse anche importanti cambiamenti da un punto di vista del combustibile usato che prima era principalmente legna mentre ora prende sempre più importanza il carbone fossile.

Un’altra importante innovazione nel processo produttivo dell’industria del ferro fu introdotta dal pudellagio (Cost 1783 – 1784) che migliorò il processo di affinamento della ghisa.

Tendenze nel settore dell’industria del ferro :

-        Aumento delle dimensioni delle unità produttive anche a causa dei notevoli investimenti che l’entrata in tale settore necessitava.

-        Continui miglioramenti agli impianti e alle macchine

-        Economie sulle quantità di carbone necessario alle macchine e agli impianti anche a causa dei miglioramenti di cui al punto sopra.

Un ulteriore incentivo allo sviluppo di tale settore fu dato dall’età delle ferrovie in cui il ferro rivestiva un ruolo fondamentale per la costruzione di binari, locomotive, ecc.

L’industria del ferro si può considerare come un prototipo della moderna industria poiché :

-        Era di grandi dimensioni

-        Necessitava di grandi capitali (capital intensive)

-        Aveva un elevata meccanizzazione.

Avvio dell’industrializzazione inglese fu stimolato dal settore tessile. La continuazione di tale processo fu però sospinta dalla disponibilità di fonti di energia (il carbone) e di materie prime (il ferro).

Le caratteristiche dell’industria moderna sono :

-        Uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica

-        Utilizzo di fonti di energia inanimata (in particolare fossili).

ADAM SMITH

La sua opera principale è “La ricchezza delle nazioni” 1776.

Era un fautore del libero mercato.

Nei suoi studi descrisse anche l’organizzazione produttiva che secondo lui le industrie avrebbero dovuto adottare. Tale organizzazione si basava sulla teoria che l’aumento di produttività era basato sulla specializzazione e la divisione del lavoro.

In sintesi l’aumento di produttività era ottenibile attraverso una maggiore specializzazione sul prodotto finito e una maggiore divisione delle diverse fasi produttive sempre per ottenere una maggiore specializzazione.

Al fine di spiegare l’adattabilità della sua tesi a tutte le attività produttive Smith descrisse il modo in cui anche la produzione di spilli poteva essere divisa in svariate sottofasi.

I PROTAGONISTI DELLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

GLI INVENTORI

Tra il XVIII e il XIX secolo le innovazioni introdotte non si basavano su studi scientifici effettuati precedentemente ma furono il frutto dell’esperienza pratica i uomini che non avevano una preparazione scientifica ma esperienza nel settore, quali meccanici, artigiani, ingegneri autodidatti, ecc.

Il metodo attraverso il quale si arrivò a queste innovazioni fu puramente empirico, per tentativi.

Il destino degli inventori fu vario :

alcuni divennero grandi imprenditori e fecero fortuna grazie anche alle loro invenzioni, Es. Arkwright

altri finirono in miseria perché spesso per ingenuità si fecero rubare il brevetto o non lo depositarono affatto, Es. Crompton

altri fecero fortuna associandosi con imprenditori, Es. Watt con Bolton.

GLI IMPRENDITORI

Come visto questa categoria annoverava a volte personaggi che appartenevano anche alla prima.

In netta prevalenza gli imprenditori erano appartenenti alla classe media il che denota come non fosse tanto il capitale la chiave del successo quanto l’intraprendenza e l’inclinazione al rischio dei soggetti.

Nella prima fase della rivoluzione tutti gli imprenditori erano anche proprietari dei capitali investiti.

AUMENTO DELLA POPOLAZIONE

L’Inghilterra vide come detto una crescita graduale della popolazione che partì dal ‘700 che seppur fosse già consistente vide una vera e propria esplosione nel corso dell’’800.

Fra il 1800 e il 1850 la popolazione inglese raddoppiò.

L’aumento fu presente soprattutto nell’area nord occidentale della Gran Bretagna che fu la prima area industrializzata oltre alla capitale Londra che nel 1801 raggiunse il milione di abitanti.

L’area nord occidentale pur non avendo centri urbani così sviluppati presentava svariate città in rapidissima crescita come Liverpool, Manchester, Glasgow, Edinburgo, ecc.

L’aumento della popolazione urbana presentava aspetti negativi e positivi:

Negativi :

-        Sovrappopolamento in certe aree con abitazioni fatiscenti e condizioni igienico sanitarie scarse. Questo fu  dovuto anche al fatto che il rapido aumento demografico non permise di pianificare uno sviluppo urbano ordinato.

L’aumento della popolazione urbana fu dovuto sia all’aumento generalizzato di popolazione sia all’emigrazione dalle campagne che fu stimolata anche dal fatto che mediamente i salari in città erano maggiori.

Vi è un ampio dibattito sulle condizioni di vita classe lavoratrice inglese ovvero il proletariato.

In sintesi :

-        I lavoratori specializzati migliorarono mediamente la propria condizione di vita

-        Certe tipologie di lavoratori furono sostituite dall’utilizzo di macchine.

-        È poi indubbio che questa massa di lavoratori proletari vivesse in condizioni igienico sanitarie pessime.

-        Il livello di vita medio fra metà ‘700 e metà ‘800 migliorò ma aumentarono anche le sperequazioni fra classi più abbienti e meno.

FERROVIE

Questa novità fu introdotta inizialmente come altre novità in ambito industriale e esattamente nell’industria estrattiva.

L’utilizzo delle locomotive come mezzo di trasporto prese una rilevanza notevole a partire dal 1830 quando fu inaugurato il tratto Liverpool Manchester che collegava quindi due importantissimi poli industriali.

Dopo l’esperienza positiva inglese vi fu una febbre costruttiva che si diffuse in tutta Europa.

Le modalità di costruzione furono comunque differenti negli altri paesi poiché l’Inghilterra lasciò l’iniziativa di tali costruzioni in mano privata il che permise si uno sviluppo più celere e nei punti di maggiore interesse : il collegamento fra poli industriali o luoghi di reperimento delle materie prime.

Tuttavia ciò comportò uno sviluppo non organico e non organizzato.

L’Inghilterra fu quindi ricoperta di strade ferrate ma tale diffusine non fu organizzata e coordinata come nei paesi dove tali opere erano controllate dallo Stato.

CONSEGUENZE ECONOMICHE

-        Vi fu come detto un forte stimolo all’industria pesante

-        Vi fu anche uno stimolo al sistema creditizio poiché le ferrovie necessitavano di forti investimenti che dovevano quindi appoggiarsi su un sistema creditizio evoluto.

Nel lungo termine le conseguenze furono :

-        Un controllo sui costi di trasporti e una maggiore certezza sui tempi degli stessi

-        Favorirono scambi e commerci permettendo un aumento del volume degli scambi e delle merci scambiate ma anche una maggiore circolazione delle persone.

-        I costi di trasporti più economici permisero poi l’introduzione nel mercato di beni di poco valore per i quali prima incideva troppo il costo di trasporto.

-        Contribuirono infine alla creazione di un unificazione economica che fu di fondamentale importanza in paesi quali l’Italia a seguito dell’unità politica.

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