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Tesi di laurea tecnologie agrarie - l’infestazione provocata ba matsucoccusfeytaudi ducasse (homoptera, matsucoccidae) nella riserva naturale di montefalcone (casteifranco di sotto, p1) e sue conseguenze sul paesaggio forestale




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UNIVERSITA’  DI PISA FACOLTA’ DI AGRARIA CORSO DI LAUREA IN SCIENZE E TECNOLOGIE



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UNIVERSITA’  DI PISA FACOLTA’ DI AGRARIA

CORSO DI LAUREA IN SCIENZE E TECNOLOGIE AGRARIE:  INDIRI1JO TUTELA DELL’AMBIENTE



Tesi di Laurea

L’INFESTAZIONE PROVOCATA  BA Matsucoccusfeytaudi Ducasse (HOMOPTERA, MATSUCOCCIDAE) NELLA RISERVA NATURALE DI MONTEFALCONE (Casteifranco di Sotto, P1) E SUE CONSEGUENZE  SUL PAESAGGIO FORESTALE

Ringraziamenti

Ringrazio in particolare gli uomini della Caserma Forestale di Montefalcone che hanno permesso di svolgere questo lavoro di tesi all’interno della Riserva e per la loro disponibilità mostrata nella fase iniziale della medesima. I miei piü vivi ringraziamenti vanno  perO alla Prof. Rossi del Dipartimento di  Entomologia Agraria, relatrice dell’elaborato, e al Prof. Bertacchi del Dipartimento di Botanica che mi hanno permesso di concludere ii presente lavoro attraverso un valido aiuto nella ricerca del materiale bibliografico e nello svolgimento dei rilievi entomologici e botanici.


Riassunto

Tra le molteplici cause che concorrono ormai da anni al degrado  delle pinete italiane, litoranee e  non,  un  ruolo  importante è  rivestito dagli  insetti, i  quali  di  norma si inseriscono in un processo di deperimento gia in atto, aggravandolo. In particolare, a partire dalla fine degli Anni 70, è stata introdotta, dalla Fr ancia in territorio italiano, la cocciniglia Matsucoccus feytaudi   Ducasse. Questo fitomizo, in grado di avviare un processo di deperimento irreversibile sui popolamenti di pino marittimo, o pinastro (Pinus  pinaster   Aiton), ha avuto (e, in parte, ha) effetti  catastrofici sulle pinete di Liguria e Toscana, regioni in cui la conifera riveste un ruolo importante nell’economia

forestale. Ii presente lavoro di tesi, tramite indagini entomologiche e botaniche, si e proposto di valutare la situazione dell’infestazi one causata dal temibile fitomizo nella Riserva  naturale  di  Montefalcone  (PT), analizzando  i  cambiamenti  avvenuti  nel paesaggio forestale a  seguito dell’espandersi dell’infestazione stessa e  indicando la possibile evoluzione nel prossimo futuro. A tale fin e, per un biennio e stata seguita la biologia del Matsucoccide nel biotopo di studio ed è stata indagata la diffusione all’interno della Riserva. Nel contempo, in due aree campione, sono stati esaminati i cambiamenti relativi alla copertura vegetazionale.

I risultati ottenuti hanno mostrato come 1’ infestazione interessi ormai la totalità delle piante di pino marittimo dell’area di studio. A distanza di circa sette anni dall’introduzione del fitomizo, pertanto si sta assistendo ad una progressiva scomparsa di tale essenza, che viene progressivamente rimpiazzata dalle specie del querceto misto di caducifoglie che rappresenta il bosco primigenio di questo paesaggio forestale


Introduzione

Nelle pinete deli’intero bacino del Mediterraneo, sia costiere che piü interne, ormai da anni   si  osservano  segni  evidenti  di   sofferenza  seguiti  spesso  da   deperimenti preoccupanti e, non di rado, dalla perdita di interi impianti o da vaste morie su ampie superfici. Oltre alle cause primarie determinanti un tale, generico ridotto vigore vegetativo. le quali sono costituite da fattori diversi di ordine climatico. edafico. colturale e antropico (Fanfani, 1973; Gellini, 1987), è evidente in ogni caso come stia diventando sempre piü importante ii problema rappresentato dai crescenti attacchi, conseguenti soprattutto alle cattive condizioni di molte pinete, da parte di numerosi parassiti, animali e fungini, delle conifere del genere Pinus.

In questo genere, le specie piü rappresentative presenti in Italia sono senz’altro  Pinus pinacter Aiton, pino marittimo o pinastro, e P. halepensic  Mill., presenti in popolamenti naturali ma anche molto utilizzati per rimboschimenti artificiali. Ne! corso degli ultimi venticinque anni, nel nostro Paese, la situazione è andata particolarmente peggiorando per ii P. pinaster, a metà degli anni ‘80 perché anch’esso colpito dalla grande gelata del

1985,  ma in seguito soprattutto perché interessato da pullulazioni sempre piü rilevanti sia di insetti fitofagi, primi ad intervenire nell’indebolimento della pianta, sia xilofagi.

Tra i van fitofagi fitomizi che attaccano il pinastro, quello che ha avuto, e ha tutto ra, il ruolo piü significativo nell’aggravare pesantemente lo stato fitosanitario di migliaia di ettari di pinete è sicuramente 1’Omottero corticicolo Matsucoccus feytaudi  Ducasse, ii

quale dopo la sua introduzione in Provenza, e arrivato anche in Italia,  diffondendosi progressivamente  prima  in  tutta  la  Liguria  e  poi  in  Toscana,  dove  il  fronte dell’infestazione è ancora in espansione. L’insetto ha trovato nelle nostre regioni, e piü in  generale in diverse aree mediterranee, un ambiente con condizioni ottima li che permette una smisurata proliferazione delle sue colonie, mettendo a rischio la stessa sopravvivenza del pino marittimo, per il quale la cocciniglia risulta letale. Una delle zone della Toscana dove si possono osservare molto bene le disastrose conse guenze

causate dalla presenza della cocciniglia e il comprensorio delle Cerbaie, in cui l’insetto

e stato introdotto con molta probabilita tramite legname infetto di provenienza ligure e dove si ê diffuso rapidamente anche grazie ad  un certo disinteresse d elle pratiche selvicolturali  preventive  e  di  lotta  obbligatoria  nei  boschi  di  pino  marittimo.  In particolare danni rilevanti sono stati causati dal fitomizo anche nella Riserva naturale di

Montefalcone, territorio protetto di notevole interesse paesaggisti co che rappresenta, malgrado la limitata superficie, 1’ area naturale piü importante delle Cerbaie.


La tenuta di Montefalcone

La Riserva natirale di Montefalcone si frova nel terrilorio delle Cerbaie (fl& 1), piccolo complesso collinsre di modesta altitudi ne (alterza znassima 114 m sim.) die si estende su una superficie di circa 4000 ettari ail padule di Fucecchio, il canale di Usciana nel basso Valdamo e l’ex lago di Bientina, comprendendo i comuni di Castelfranco di sotto,

Fucecchio, S. Croce sufl’Arno, S. Maria a Monte e marginalmente quello di Altopascio.

L’ambiente fisico

L’area è atiraversata da valli inizialmente strait e profonde, dette valilni, poi pit ampie e con ibndo pianeggiante sul quale i corsi d’acqua hanno un andaniento sinuoso.

il cHins, pow difl’erenziato per la ridotta altitudine e la relativa omogeneitt orografica, ô caratterizzato  da invemi miii at estati calde moderatamente  aride, con piovositt

-

 
 concenfrata soprattutto nel periodo antimuo invernale. La temperatura media annua è di circa 14°C, la piovosità media annua e di 1099 mm (Arrigoni, 1997)         secondo la

 
classificazione di Pavari, l’area ricade nella sottozona media del  Lauretum  (Acciai et al., 2006).

Ii comprensorio è stato oggetto di studi pedologici all’inizio degli Anni  ‘80 e sulle superfici con  debole  pendenza che occupano la  maggior parte del territorio, dove domina ii pino marittimo in consociazione con orniello (Fraxinus ornus   L.), sorbo (Sorbus domestica  L.), cerro (Quercus cerris  L.) e in minor misura leccio (Quercus ilex L.), castagno (Castanea sativa  Miller), sughera (Quercus suber  L.) e roverella (Quercus pubescens  Willd), i terreni maggiormente diffusi sono suoli profondi con profilo ABC, ed orizzonte B argillico, classificabili come ultisuoli (Magaldi  et  al,  1983).  Questi evolutisi nel Quaternario antico, e in alcuni casi nel Pliocene, contengono percentuali variabili, ma in genere significative, di argilla, hanno reazione da acida a molto acida (ph da 4,5  a 6,0), scarsa disponibilità di basi, drenaggio imperfet to, sono soggetti ad erosione incanalata e in certi casi presentano sensibili quantità di alluminio libero, elemento  notoriamente  tossico  per  le  piante  (Magaldi         et  al,   1983).Inoltre,  sotto l’orizzonte umifero, Si  PUO  spesso riconoscere un orizzonte A 2   grigiastro che rivela

l’inizio di un recente fenomeno di podsolizzazione, meccanismo di pedogenesi dei terreni nel quale gli ossiidrati di Fe ed  Al vengono trasportati verso il basso con seguente accumulo negli strati piü superficiali di SiO 2.

Nel fondo dei vallini, invece, si sono accumulati sedimenti fini dai quali hanno avuto origine suoli a profilo AC, quindi di formazione molto recente, anch’essi poco diversi, sotto l’aspetto mineralogico, da quelli prima descritti, con reazione acida, drenaggio lento ma migliori condizioni idriche. Ai boschi nei vallini corrisponde la formazione a latifoglie  meso -igrofile  (Piussi,  1982),  caratterizzata  soprattutto  da  cerro,  rovere (Quercus petrea  (Mattuscka) Liebi.), roverella ed in minor numero da carpino bianco (Carpinus betulus  L.), farnia (Quercus robur  L.), ontano nero (Alnus  glutinosa  (L.) Gaertner), nocciolo (Corylus avellanus L.),   pioppi (Populus spp),  agrifoglio (Rex aquifolium L.) e perastro (Pirus  piraster  Burgst).



La storia della tenuta

Si hanno notizie di Montefalcone già a partire dal 1070, come castello appartenente alla famiglia Cadolingi di Fucecchio, che ne furono proprietari fino al 1113, anno in cui la proprietà passO in altre mani delle quali non si hanno ad oggi notizi e disponibili per ricostruirne le vicende fino a tutto ii Trecento. Nel 1398 la tenuta venue acquistata da Maso degli Aihizzi, e fu a questo casato che appartenne per oltre quattro secoli, fino al

1844, quando passO alla famiglia Lawley, proprietari per so lo tre anni.Venne quindi venduta nel 1849 ai Vettori ed infine, verso la fine del secolo, ai Bargagli che la amministrarono fino al 1971 (Piussi, 1982), data in cui la fattoria è passata in proprietà all’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali, successiv amente classificandola nel 1977 come riserva biogenetica (bosco da seme di pino marittimo) e poi anche come riserva naturale           di         popolamento   animale           (1980) per       intensificare    la             produzione      e sperimentazione di allevamenti di piccola selvaggina.

Fino al 1958,  nonostante questi diversi passaggi di proprietà avvenuti nei secoli, i confini della tenuta non erano mai cambiati in maniera sensibile, riferendosi a quanto riportano una trascrizione seicentesea che indica i confini della fattoria nd  1491, uno schizzo della fine del Seicento e le mappe catastali del 1835 nonché una planimetria che documenta la situazione prima del 1958. Di fatto, in questo anno furono venduti 106 ha a un certo Croff ed è questa l’unica operazione ad aver cambiato sensibilmente fino ad oggi i confini della riserva.

Anche per quanto riguarda la superficie boscata non si sono avute grandi modifiche dal Quattrocento ad ora e Si  pUÔ  affermare che nella maggior parte delle attuali pinete la copertura della  vegetazione forestale si  è  mantenuta  con  continuità attraverso van secoli, visto che nella fattoria i dissodamenti di tratti di bosco, per ottenere nuovi coltivi, hanno sempre interessato superfici limitate (Piussi, 1982).

Composizione e struttura del bosco: passato e presente

Le prime testimonianze sulle caratteristiche del bosco di Montefalcone risalgono a! Cinquecento e  riportano di una situazione in cui dominavano cern,  farnie ed altre querce, quadro peraltro, dal quale sembra prendere origine il toponimo Cerbaie.

Tale risorsa veniva prevalentemente utilizzata per la produzione di ghiande per il pascolo e legname da costruzione come avvenne anche durante tutto il Seicento, periodo in cui si intensificO lo sfruttamento del bosco che iniziO ad essere governato a ceduo con circa 80 piante d’alto fusto ad ettaro, di piü classi di eta (Piussi, 1982).


Nei documenti del Seicento vengono indicate altre specie tra le quali alcune sughere, una piccola pineta di pino marittimo con frammisti pochi pini domestici (Pinus pinea L.), nel sottobosco scope (Erica  spp),  ginepro (Juniperus communis  L.), imbrentino (Calluna  vulgaris  (L.) Hull) e pochi castagni da frutto, forse già impiantati nel secolo precedente; inoltre nel 1652 viene menzionato 1’ abete, prima testimonianza di impianti di abete bianco (Abies alba  L.) eseguiti nella zona e proseguiti fino a tempi recenti

(Piussi, 1982).

I documenti del Settecento, piü numerosi e dettagliati, confermano la situazione prima descritta, quindi querceto misto con sporadici pini marittimi, e  vengono di  nuovo riportate altre specie secondarie, alcune delle quali tipiche della vegetazione meso - igrofila         dei            vallini:            ontano,            olmo    (Ulmus            campestris      L.),      pioppo,            carpino, presumibilmente bianco.La superficie a  castagno  rimane sempre molto limitata; il catasto leopoldino ed altri scritti di epoca contemporanea non indicano variazioni di questo tipo di formazione vegetale fino alla prima metà dell’Ottocento. Infatti, secondo dati catastali del 1835, anche se non interpretabili con precisione, la pineta occupava soltanto circa 3 ha (Piussi, 1982).

Nella seconda metà dell’Ottocento avvenne una netta trasformazione del paesaggio forestale: secondo Bargagli (1899) il bosco ad alto fusto è costituito soprattutto da pino marittimo ed in minor misura, in gruppi isolati od in aggruppam enti van, da cern, lecci ed altre querce. I castagni, a partire dal 1860, vennero colpiti da crescenti attacchi di mal dell’inchiostro (Phitihtora cambivora), patogeno che portô ad una forte regressione della già limitata presenza della specie.

 
Per la prima meta del Novecento, le informazioni sono scarse     secondo la Carta Forestale (scala 1/100000) pubblicata nel 1937, nella zona di Montefalcone ci sono solo pinete di pino marittimo, anche se testimonianze orali provano che la vegetazione di latifoglie era diffusa nd  sottobosco di molte pinete che occupavano i piani alti delle colline, mentre i fondovalle e la parte inferiore delle pendici erano occupati dal querceto misto (Piussi, 1982).

Solo nel 1958 si ha la prima descrizione metodica e la prima ca rta della vegetazione delle Cerbaie. Queste riportano tutta la zona di Montefalcone coperta da pinete in cui lo

strato  arboreo  e  costituito  da  pini  marittimi  abbastanza  radi  sotto  cui  vegetano corbezzolo (Arbutus unedo L.), erica arborea, ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius (L.) Link) ed orniello. Lungo i vallini, invece, la pineta lasciava ii posto alla gia  citata vegetazione di latifoglie meso-igrofile alla quale si aggiunge anche il carpino nero


(Ostrya  carpinfolia L.). Nelle successive descrizioni, quella fatta da Gualdi (1973) e quella di Piussi (1981), la situazione si presenta perlopiü inalterata, con la leggera differenza che già ii Piussi parla di pinete con piano dominante piuttosto rado, formato da pini, sotto ii quale si va perO riaffermand o un piano di latifoglie che esercita una copertura completa, proprio come ad oggi si presentano i boschi di Montefalcone.

Prime utilizzazioni  del bosco e selvicoltura  degli ultimi tre secoli

Per  quanto  riguarda 1’ economia  forestale  del  comprensorio manca no  informazioni dirette sul periodo che  precede il XV secolo. Tuttavia, secondo altre indicazioni fornite dalla letteratura Storico         topografica sulla maglia insediativa, sulla viabilità (la Via Francigena attraverSava questi luoghi) e su eventi bellici, già all’inizio del Quattrocento l’assetto della parte agraria era soddisfacente mentre minimo era il reddito fornito dal bosco, come documenta un elenco di beni del 1427 di Luca degli Albizzi che cita solamente i terreni boschivi e  le “pasture”di Montefal cone, senza soffermarsi sugli aspetti produttivi che quindi dovevano essere di scarso intereSSe (Piussi, 1982).

Tra  il  1470  ed  il  1502  venne  reso  navigabile il  canale  Usciana,  migliorando le comunicazioni con Firenze, evento, questo, che portô ad un aument o del valore della legna da ardere e quindi all’inizio di un piü intenSo utilizzo dei boschi. Infatti già alla fine del Cinquecento un riaSSunto delle leggi, relative alle Cerbaie, parla di incendi, disordini e danni al patrimonio forestale, sospende tempo raneamente le utilizzazioni e regolava il rimboschimento.

Non sappiamo se tali leggi riguardassero anche la tenuta di Montefalcone, nella quale a partire dai primi del Seicento si iniziarono ad adottare pratiche selvicolturali piü razionali: il ceduo di querce seguiva un turno di 20 anni con rilascio di matricine di querce, castagni e in piccola misura di pini; le ceppaie delle scope venivano tolte per la produzione di carbone e tannini per la concia dei pellami; infine alcune delle querce piü grandi erano riServate all’Arsenale di Pisa. E proprio secondo alcune testimonianze

degli addetti dell’Arsenale ed altre fonti, durante questo periodo, parte dei boschi della tenuta  erano  in  cattivo  stato  per  tagli  troppo  intensi  ed (Piussi, 1982).


 
Un  eccessivo   pascolamento


Nel corso del Settecento, la produzione legnosa acquistó un’importanza assai maggiore di quella zootecnica e le pratiche aniministrative (contabilità, controllo delle utilizzazioni,  etc)  divennero  piü  accurate  cosI  come  le  operazioni  selvicolturali.


L’obbiettivo era quello di avere già al taglio una produzione diversificata, limitando i processi di allestimento e lavorazione del legname abbattuto.

L’utilizzo del bosco delineatosi nd  Seicento venne ulteriormente razionalizzato e nella ceduazione furono aggiunti alcuni interventi: taglio di maturità allo scadere del turno, taglio di diradamento (sterzatura) e taglio del sottobosco di eriche ed altri arbusti (stipatura). Ii turno, anche se non osservato mai con rigore, fu mantenuto a 20 anni fino al 1775, fu poi portato a 25 e ridotto a 18 nel 1803 (Piussi, 1982).

E’interessante notare che con quest’ultima riduzione, la stipatura veniva eseguita ogni 6 anni, in modo non solo di utilizzare l’erica tre volte in un ciclo ma anche di tenere a freno la vegetazione delle scope ed aumentare la ventilazione del bosco.

Durante la fine del Settecento e l’inizio del secolo successivo, aumentO decisamente la produzione di legname da opera e probabilmente cominciO ad acquistare importanza una specie che fino ad allora si era ritenuta di scarso rilievo nell’economia forestale, ovvero il pino marittimo. Questo cresceva frammisto alle querce e veniva considerato una specie infestante ed indesiderata poiché si diffondeva facilmente ed aveva uno sviluppo piu rapido delle latifoglie. Si prescriveva, in occasione del taglio del ceduo, che tutti i pini venissero abbattuti “senza perdonare ad alcuno”e che la legna ricavata venisse allestita e accatastata separatamente, suggerendo di risparmiare solo quelle piante abbastanza sviluppate da poter essere vendute entro pochi anni ai cantieri di Livorno.

L’inversione di tendenza riguardante il pino è documentata dai dati sulla produzione legnosa della fattoria per il quinquennio 1808 -1812; essi riportano dell’abbattimento di

5691 pini, dei quali la maggior parte era inclusa nella classe di diametro tra 9 e 22 cm, indicando che si trattava di individui di giovane eta (Piussi, 1982).

La ricostruzione delle attivita selvicolturali diviene difficile a partire dalla meta dell’Ottocento, in quanto non si ha documentazione scritta della fattoria fino agli anni in cui fu acquistata dallo Stato.

Dalla descrizione del Bargagli risulta che, nella seconda meta dell’Ottocento, l’assetto colturale fosse quello di un ceduo composto in cui la proporzione del pino marittimo era superiore a quella del passato. In base a testimonianze orali, come già ricordato nel paragrafo precedente, nella  prima metà del  Novecento la  dominanza del  pino era

divenuta netta sui   pianalti e  sulla parte piü alta  delle pendici, an che  se  la  pineta conservava comunque


 
Un  piano  dominato da  latifoglie governate a  ceduo.  Questo seguiva un turno che era sceso a 12   con matricinatura non molto abbondante,


mentre nell’estate seguente ii taglio del ceduo si procedeva all’abbattimento a  scelta del pino, con preferenza per le piante con circa 30 cm di diametro, dimensioni che vengono raggiunte dalla specie a 50-60 anni di eta.

Si ottenevano cosi tronchi lunghi 12-15 m destinati alla produzione di tavolame; inoltre vista la grande richiesta di legna da ardere, veniva effettuata una potatura verde della parte inferiore delle chiome dei pini (brucatura). Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, le pinete della fattoria subirono gravi danni per tutto ii quinquennio 1940 -45: incendi, tagli abusivi e disordinati di legname, opere di scavo e di costruzione da parte di forze militari.

Tuttavia, già nel 1946 ripresero le utilizzazioni regolari ed iniziô la resinazione del pino, operazione di estrazione deli’olio di trementina dal quale si ottie ne acquaragia tramite distillazione in corrente di vapore, che prosegul fino al 1960 (Piussi, 1982).

Nei decenni seguenti è andato poi verificandosi, in tutto ii comprensorio delle Cerbaie e non  solo  a  Montefalcone, un  netto  regresso delle attività selvico lturali a  cui  si  ê accompagnato il dilagare degli incendi. Ii fuoco, che nei secoli paSSati non era quasi mai ricordato né come potenziale minaccia per i boschi né come evento verificatosi, e che anche  nel  periodo  prebellico era  un  fenomeno  molto limitato  come  frequenza  ed estensione a partire dagli anni Cinquanta cominciô a devastare ampie porzioni di bosco, favorendo 1’ espansione di soprassuoli di pino marittimo eccessivamente densi e quindi deboli e instabili.

La  progressiva  diminuzione  della  richiesta  d i  legna  aveva  causato  una  notevole contrazione delle utilizzazioni del ceduo e cessate, o quasi, le operazioni di stipatura e sterzatura, il taglio avveniva ogni  20-25 anni fino ai primi Anni ‘80. Attualmente nelle Cerbaie il turno è sceso a 16 anni, ma 10 sfruttamento del ceduo è comunque sempre di gran lunga inferiore a quello che avveniva nel passato e le pinete pure, meno diffuse, sono a struttura coetanea e trattate a tagli successivi con rinnovazione naturale sempre garantita. Sui soprassuoli piü diffusi, cioe quelli miSti con latifoglie governate a ceduo, viene effettuato, in coincidenza del turno, il taglio raso delle ceppaie, al quale segue ii

taglio del piano superiore costituito dal pino marittimo. Il rilascio è costituito da una matricinatura mi sta  di  latifoglie e  pino  che  anche  se  negli  ultimi anni  è  andata intensificandosi, con maggior attenzione verso le latifoglie, ha provveduto finora a mantenere volutamente la dominanza del pino marittimo. Infatti ê importante ricordare che quello delle Cerbaie costituisce, all’interno dell’areale, un ecotipo specifico che si caratterizza per ottimo accrescimento e buon portamento, tanto da differenziarsi da altre provenienze ed aver alimentato per anni ii settore produttivo locale di segati per imballaggi e pallets, motivo al quale ricondurre la preferenza verso la fustaia da parte dei proprietari locali.

Ciononostante, ultimamente la concorrenza di legnami di origine scandinava o nordeuropea si ê fatta pressante e le segherie del comprensorio accettano sem pre meno il legname del comprensorio: _anche per questo, oltre al problema Matsucoccus, sara necessario valutare la reale convenienza, in un futuro ormai prossimo, di mantenere la dominanza del pino.

Considerazioni del genere non possono venire meno vist o anche che, recentemente, si ê assistito per  le  pinete  ad  un  forte  incremento della  superficie  sottoposta a  taglio fitosanitario che ha determinato, insieme alle normali operazioni di taglio e alle zone colpite da incendio, un pesante cambiamento del paes aggio. Eccezione alla situazione ora descritta è la Riserva Naturale di Montefalcone nella quale da alcuni anni è in corso un programma di rinaturalizzazione, mirato soprattutto ad assecondare ed accelerare i normali processi evolutivi dei van soprassuoli forestali, in cui si tende a ricostituire i boschi misti di latifoglie. In questo contesto, gia prima di aver accertato la presenza del Matsucoccus feytaudi,  erano  iniziati tagli a  carico  del  pino  nelle zone  con  buona presenza di  latifoglie cosiddette d’avvenire  e, relativamente alla fauna selvatica, Si attuano catture di daini (Dama dama) e cervi (Cervus elaphus) per diminuire il carico

degli ungulati, capace di incidere sulle dinamiche vegetazionali, visto che la tenuta e anche completamente recintata.

La presenza diffusa della cocciniglia, ormai in fase generalizzata, ha costretto l’amministrazione non solo ad accentuare i tagli di pino ma ad intervenire, secondo altri criteri, solo ed esclusivamente a carico delle piante colpite che possono costituire pericolo per persone e strutture, tipo gli individui al margine, lungo la viabilità principale e vicino alle recinzioni. Quindi si sono venute a creare, all’interno della riserva e lontano dalle strade, soprattutto sui pianalti, delle zone in cui il mancato intervento ha determinato la morte in piedi delle piante ed il successivo crollo totale del soprassuolo.

Da ricordare che in queste parti del bosco si va assistendo, come voluto, nei punti piü assolati  ed  esposti,  al  reinsediamento naturale  di  orniello,  r overella,  cerro,  sorbo domestico e ciavardello   (Sorbus torminalis (L.) Crantz), mentre si trovano anche castagno e leccio nei tratti piü freschi ed ombreggiati.


A11’interno delle valli, anche ed in particolare in queue non comprese nella riserva, gli interventi sono stati minimi ed è riuscito a mantenervisi ii bosco misto di latifoglie mesofile con abbondanti cerro, rovere, roverella, farnia e carpino bianco ai quali si accompagnano lungo i corsi d’acqua, pioppi, salici (Salix  spp) e frassino maggiore (Fraxinus excelsior L.).

Ii pino marittimo (Pinuspinaster Aiton)

Questa conifera è dunque una delle essenze piü diffuse all’interno della Riserva di Montefalcone e nell’intero comprensorio delle Cerbaie e occupa tuttora, anche se in netta crisi, un ruolo fondamentale nella composizione del paesaggio e nell’economia locale. Essa assume una notevole importanza ambientale ed economica non solo per questa zona della Toscana ma per molti Paesi del Mediterraneo Occidentale, essendo utilizzato ampiamente, già da tempo, soprattutto nella silvicoltura di protezione e da reddito.  Infatti,  grazie  alla  sua  caratteristica frugalità,  all’alta  capacità  di disseminazione, alla sua attitudine a colonizzare i terreni difficili e quelli abbandonati dalla pratica agricola, nonché per il suo elevato ritmo di crescita, si ê resa oggetto dell’attenzione dell’uomo per interventi di riforestazione o per l’impianto di fustaie.

 
Ii pino marittimo è specie moderatamente termofila (Gellini, 1973) e ad essa si negano capacità di adattamento a lunghi periodi siccitosi durante il periodo estivo, in quanto sono conosciute le sue esigenze di umidità atmosferica e di almeno 100 mm di pioggia in  detto  periodo  (Gellini,  1973).        stato   inoltre   accertato   (Chararas,    1984)   che andamenti climatici sicc itosi comportano ripercussioni negative sulla fisiologia della pianta. La sua coltivazione interessa circa 2.500.000 ha, concentrati principalmente sulla fascia litoranea atlantica di Francia, Spagna e Portogallo, ma importanti complessi boscati di origine naturale sono presenti anche nell’entroterra spagnolo, in Provenza, Corsica, Marocco, Tunisia, Liguria e Toscana (Fusaro, 1997).

In Italia, la superficie occupata dal pinastro raggiunge ancora circa 60.000 ha ed i popolamenti liguri e toscani sono i piü e stesi, interessando la maggior parte della superficie suddetta, nelle quale non vengono inclusi i numerosi boschi misti con altre latifoglie o conifere.

Nuclei di minore estensione sono presenti anche in altre regioni della Penisola, in

Sardegna, sull’isola di Pantelleria,  sull’isola d’Elba e sono frutto di rimboschimenti in cui e stato largamente utilizzato, spesso con successo, il pino marittimo. Popolamenti spontanei, sempre di piccola entità, sono segnalati anche in Algeria (Fusaro, 1997).


 

 

 


Ii Matsucoccusfeytaudi Ducasse (Hemiptera, Homoptera, Matsucoccidae)

Ii nome del genere Matsucoccus fu attribuito nd  1909 da Cockerell, durante lo studio della specie Kylococcus matsumurae, descritta da Kuwana (1905, 1907) in Giappone. Piü   tardi,  nel   1927,  Morrison  creô  la  tribü  dei  Matsucoccini  all’interno  della sottofamiglia Xylococcinae, famiglia Margarodidae, e poi in seguito la tribü fu elevata prima a sottofamiglia e successivamente al rango di famiglia, i Matsucoccidae.

Infatti,  nd   1968,  in  base  alla  morfologia  del  maschio  di   Matsucoccus  bisetosus Morrison, il ricercatore Beardley consi derô che il gruppo Matsucoccus fosse il meno specializzato fra i Margarodidae, condividendo caratteri con i generi Orthezia  e Aphis e propose di elevare la tribü Matsucoccini a sottofamiglia. Ma nd   1974, Koteja fece

notare alcune loro caratteristiche che ancora non erano state messe in evidenza, come la

 
struttura del labium che si evoluta da parti piü primitive deli’apparato boccale     al

contrario di Beardley, definI ii gruppo dei Matsucoccini come uno dei piü specializzati tra gli Archeococcoidi, promovendolo cosi a famiglia. Essa attualmente comprende due

generi, uno dei quali e ii genere Matsucoccus che include un totale di 43 specie (Foldi,

2004).

Poiché in tutti i lavori di piü recente pubblicazione (ai quali hanno partecipato anche studiosi  italiani),   la   specie  analizzata  in   questa  tesi  viene  riconosciuta  come

appartenente ai  Matsucoccidae e  sembrato opportuno  riportare tale  classificazione,

credendo che ad oggi questa sia la piü accettata; comunque, esistendo per la tassonomia e la sistematica vane  scuole di pensiero, si ricorda che in molti casi, il genere Matsucoccus viene incluso nella famiglia dei Margarodidi.

Tutti  i  Matsucoccidi vivono  nell’emisfero Nord  del  globo,  nelle  zone  Neartica  e


 
Paleartica, rappresentano Un gruppo morfologicamente molto  omogeneo e si nutrono esciusivamente a spese delle specie di Conifere appartenenti al genere  Pinus. In molte foreste e rimboschimenti artificiali effettuati con questi alberi, soprattutto in Cina, nel bacino del Mediterraneo e negli Stati Uniti, alcune sp ecie di questi insetti Si   SOflO rivelate molto dannose e di difficile controllo; le piü importanti in America e Cina sono Matsucoccus matsumurae (Kuwana), M  acalyptus Herbert, M  bisetosus Morrison e M vexillorum Morrison, mentre per 1’area mediterranea (Algeria, Francia, Italia, Israele, Marocco, Spagna, Portogallo) M  feytaudi Ducasse, M josephi Bodenheimer & Harpaz, e, in alcuni casi, M pini Green, possono causare deperimenti su vaste superfici occupate da pinete (Foldi, 2004).

Tutte le specie conosciute vivono sotto la corteccia, nelle fessure e nelle screpolature che essa presenta sul tronco o sui rami, oppure sui giovani rami con ritidoma ancora quasi liscio o alla base dei fasci degli aghi.

Nei Matsucoccidi un individuo di sesso femminile puô esser e facilmente riconosciuto da alcuni caratteri principali quali : larghi pori semplici o cicatrici disposte dorsalmente in file sull’addome; presenza di un dotto biloculare e pori a disco multiloculari; unica struttura degli spiracoli toracici e addominali;  tarso bisegmentato e apparato boccale assente.

Un  individuo maschile puO essere invece ben identificato dal tipico disegno della superficie delle au   mesotoraciche, dal fatto che ha occhi composti e dal ciuffo di filamenti cerosi che orna posteriormente 1’addome, caratteristica questa condivisa anche con molti maschi dei Margarodidi (Foldi, 2004).

I primi ricercatori che hanno studiato il ciclo biologico dci Matsucoccidi sono stati Herbert (1921),  Morrison  (1939),  Mc  Kenzie (1942,  43)  e  Boratynski (1952).  Lo sviluppo della linea femminile avviene di  solito in tre stadi, il primo dei quali è rappresentato dalle neanidi mobili che fuoriescono dalle uova e che hanno struttura molto simile in ambedue i sessi ; in questo stadio, l’insetto sceglie il punto in cui  fissarsi sulla pianta ospite ed applica una prima puntura nd  sito scelto. Qui evolve al secondo stadio neanidale, incistandosi e perdendo le zampe e le antenne dopo che sono state dislocate alla periferia del corpo. Spesso l’inverno viene superato come n eanide di II eta, detta anche ciste, mentre l’ultima muta dà origine a femmine adulte, mobili, che emettono un feromone e, in seguito all’accoppiamento, depongono poche centinaia di uova in bianchi ovisacchi cerosi.

La maggior parte delle specie del genere Matsucoccus sono bisessuali, eccetto M  pini Green e M  macrocicatices Richard, che sono ambedue partenogenetiche; fra queste cocciniglie si possono riscontrare cicli univoltini, bivoltini o anche con piü generazioni l’anno, come per esempio in M josephi  che ne compie 5 o 6 (Foldi, 2004).

La linea maschile invece, si sviluppa in cinque stadi: i primi due sono in comune a quelli della linea femminile, mentre al terzo si ha una preninfa, mobile, che molto somiglia ad una femmina adulta, distinguendosi da qu esta per la mancanza della vulva e per l’addome piü corto; segue il quarto stadio, durante il quale la preninfa, con la



Fattori ecologici di regolazione

Nelle pinete atlantiche ê stato osservato che molte piante, anche fino a cento anni di eta, ospitano normalmente popolazioni a bassa densità di M  feytaudi  (l’esame di 5-10 pini per  zona  basta  per  rilevare  una  popolazione endemica della  cocciniglia) che  non causano danni rilevanti imputabili a questo insetto, dimostrando che esiste in queste aree un sostanziale equilibrio tra la pianta ed ii parassita, evidentemente controllato da particolari fattori ambientali e soprattutto climatici (Riom, 1979).

Infatti non si conoscono antagonisti efficaci del matsucoccide neppure nei suddetti territori dove vive allo stato endemico ed è noto che la principale causa di contenimento

delle sue popolazioni, nell e pinete atlantiche, e rappresentata dali’elevata mortaiità deile neanidi mobili dovuta aila combinazione di determinate condizioni di temperatura, umidità e piovosità. Nelle Lande, ii ruscellamento della pioggia sulle ovature, dislocate nelle fessure delle cortecce dei pini, e l’acqua di condensa durante la notte sono fattori che portano ad un alto tasso di mortalita delle neanidi di jo eta (fino al 90 %), dato che queste, in tali circostanze, non riescono ad uscire dall’ovisacco, morendo sul posto. Dunque, venendo a mancare questi elementi di controllo, la densità delle popolazioni del fitomizo aumenta molto velocemente rivelandosi letale per la pianta ospite, la quale, sebbene venga portata alla morte nella fase ultima dali’intervento di diverse specie  di xilofagi secondari, viene avviata a fenomeni di deperimento dei quali la cocciniglia è stata riconosciuta causa esclusiva (Carle, 1968; Cane  et al, 1970).

Ciô si ê potuto osservare con l’introduzione accidentale dell’insetto nella Francia mediterranea del Sud-Est, sui rilievi dei Maures e dell’Esterel, in Provenza, dove la secchezza del clima e le temperature medie piü elevate permettono a quasi tutte le neanidi di liberarsi e fissarsi (Riom e Gerbinot, 1977) e dove l’arrivo del Matsucoccus ha Segnato 1’ iizio di un vero e proprio disastro ecologico quale la distruzione delle pinete provenzali, si parla di una superficie di circa 120.000 ha e lo spostamento dell’infestazione anche su territorio italiano.

Rivelatasi un  problema di  non  poco  conto,  la  cocci niglia è  stata  cosi  oggetto di numeroSi studi ed approfondimenti, inizialmente soprattutto da parte di entomologi e biologi francesi che per primi Si  SOflO trovati ad affrontare tale problematica; in seguito Si sono aggiunte anche esperienze di ricercatori e  studiosi italiani e di altre nazionalita.



nutrirsi; sono di colore bruno vinaccia ed hanno epidermide grinzosa con una densa rete di piccole sporgenze su tutta la superficie. Quest’ultime, se osservate a microscopio, mostrano di avere, al loro apice, due piccoli pori ovoidali uniti fra loro che sono lo sbocco dei dotti biloculari delle ghiandole della cera. In prossimità della vulva, un’apertura longitudinale sulla parte ventrale dell’ultimo segmento dell’addome, dette ghiandole si trovano riunite in un gruppo di 80-100 che si differenziano dalle altre sul resto del corpo, per il loro dotto multiloculare, apparendo sull’epidermide come pori con un disco centrale multiloculare (fig. 4).

Nel Ponente ligure, le femmine adulte appaiono a fine gennaio (Binazzi e Covassi, 1989) e la loro presenza aumenta durante i mesi di febbraio e marzo fino a raggiungere un picco proprio tra la fine di marzo e l’inizio di aprile; ii numero delle ovideposizioni segue lo stesso andamento.

Grazie al colore bianco degli ovisacchi cerosi che proteggono le uova, le femmine sono hen visibili, poiché esse, una volta avvenuta l’ovideposizione, rimangono immobili accanto alle suddette secrezioni fino alla loro morte; i siti preferiti per la deposizione sono le sfaldature della corteccia.

Dalla prima metà di aprile compaiono le prime neanidi, lunghe circa 0, 4 mm, di colore giallo arancio e forma ovale, apparato boccale ben sviluppato caratterizzato da stiletti molto lunghi, e ghiandole della cera presenti solo lateralmente, in prossimità delle sette paia di spiracoli (fig. 5).

Inizialmente, appena nate, le ne anidi di i eta, o       j, attraversano un periodo di inattività postnatale variabile da 3 a 14 giorni a seconda della temperatura media ambientale (12 -

14 giorni a 15°C, 3-4 giorni a 25°C), rimanendo immobili nell’ovisacco senza nutrirsi; successivamente entrano in una fase di mobilità molto breve (8 -43 ore per il 75% della popolazione) durante la quale si disperdono lungo le cortecce o sulla chioma della pianta ospite in cerca di siti idonei dove fissarsi, conficcando gli stiletti boccali per iniziare la suzione (Riom e Fabre, 1977).

Le neanidi di I eta sono presenti fino ai primi giorni di giugno, mentre la loro comparsa raggiunge la massima intensita ad inizio maggio (Binazzi e Covassi, 1989). Tale forma della cocciniglia costituisce sicuramente lo stadio piti pericoloso per quanto riguarda la sua diffusione poiché, date le ridotte dimensioni che la caratterizzano in questo periodo della sua vita, puà essere facilmente veicolata dal vento, o, vista la sua mobilità, da altri vettori con diverse modalità.



 

 

 

 

 



Poiché  questo  ingrandimento avviene  in una  fessura  o screpolatura sotto  corteccia, la neanide puO assumere una forma irregolare e asimmetrica. La colorazione del corpo cambia,

 
dopo  la fissazione, dal gial lo arancio al  bruno     sempre successivamente all’inizio della suzione, da ogni spiracolo addominale comincia ad essere secreta della cera sottoforma di filamenti laterali, che vanno a costituire un alone ceroso attorno a tutto ii corpo.

 
Con ii passaggio al  secondo stadio neanidale, o N2, da cui avranno origine sia gli individui  della  linea  femminile  sia  quelli  della  linea  maschile,  l’epidermide  si sclerotizza, diviene di colore bruno vinoso e scompaiono le antenne e le zampe (fig. 6). Le  dimensioni del corpo continuano ad aumentare fino a raggiungere i 2 -2,5        di lunghezza e 1,7-2 mm di larghezza (Foldi, 2004), mantenendo comunque una forma piü o meno subglobosa a seconda della pressione esercitata dalla corteccia soprastante; le neanidi da CUi si sviluppe ranno i maschi sono di solito piü piccole ed allungate rispetto a

queue della linea femminile. Anche in questo stadio l’apparato boccale e sempre ben sviluppato e le uniche ghiandole della cera sono queue degli spiracoli.

A differenza delle cisti femmini ii che rimarranno tali fino a gennaio -febbraio, dando poi origine alle femmine adulte, da queue maschili, a partire da dicembre, emergono delle preninfe mobili che in seguito si imbozzoleranno in bianche secrezioni cerose, al cui interno Si  trasformeranno in ninfe per completare la metamorfosi e dar luogo a maschi alati.

 
Le  preninfe somigliano molto alle femmine, ma sono  piü piccole (1,2 -1,4          di lunghezza) e distinte da un addome piü corto; anch’esse sono afaghe e sulla loro epidermide si ritrovano, sparse sul corpo e sul torace, ghiandole sericipare con dotto tubulare biloculare, dalle quali vengono secreti lunghi filamenti cerosi di colore bianco, poi utilizzati per la tessitura del bozzoletto (fig. 8).

Durante lo stadio di ninfa avviene un allungamento del corpo, fino ad 1,8-2 mm (Foldi, 2004), delle zampe e delle antenne, compaiono gli abbozzi alan e l’organo per la riproduzione. Queste due fonme deli’insetto sono neperibili fino alia meta di apnile, diversamente  dai  maschi  adulti  che  iniziano  lo  sfar fallamento  a  metà  gennaio protraendo la loro presenza a quasi tutto maggio (Binazzi  e Covassi, 1989). Ii volo di quest’ultimi, nell’arco di tempo descnitto, raggiunge ii periodo di massima intensita a fine febbraio e durante il mese di marzo e puó essere abbondantissimo.


Gli adulti alati hanno corpo stretto, con larghezza prealare di 0,4 mm e lunghezza di circa 1,8-2 mm, con caratteristiche morfologiche uniche di questa specie che consistono in: a) mancanza di pUn  loculati alla base delle poche e corte set ole presenti sul corpo; b) testa molto larga, se vista dorsalmente, con larghi occhi composti latenali;  c) lunghe

antenne; d)  mesotorace molto sviluppato e distintamente piü ampio che  negli altni


coccoidei; e) deli’addome zampe  anch’esse   ben  sviluppate   e  setose;   t)  tergite  del  VII  segmento

 
con Un  gruppo di pUn   tubulari che secernono lunghi filamenti bianchi caudali, rendendo riconoscibili a vista i maschi; g) superficie delle au, che nei coccoidei ha   un   disegno  unico  per   ogni  specie,  con  pieghe  parallele,   dense,  sottili  e uniformemente spaziate che  appaiono  come  una  serie  di  linee formanti  un  tipico disegno pennato; h) mancanza di endofallo (Foldi, 2004), (fig. 9)

 

5          6

Figura 8. -5, preninfa di M. feytaudi. -6, ninfa in cui si distinguono gli abbozzi alan (da

Foldi, 2004).



 
centro del Portogallo, suscitando la questione di Un possibile ciclo multivoltino delle

popolazioni endemiche portoghesi.


I risultati di un lavoro condotto per tre anni, dal 1999 al 2001, (Branco et al, 2001) hanno confermato che ii ciclo del M  feytaudi osservato in Portogallo ê ii risultato di piü generazioni sovrapposte e hanno provato la presenza sia di popolam enti univoltini che bivoltini, anche se la maggior parte della popolazione studiata ha effettuato una sola generazione annuale. Inoltre sembra che un comportamento simile sia plausibile anche in altre aree della Penisola Iberica e del Nord Africa, dove sono  state ritrovate forme estive dell’insetto diverse da quelle descritte per ii ciclo univoltino.

Quest’ultimo,  regolato  appunto  dall’interazione  tra  ospite  e   Matsucoccus,  Si   puo spiegare come un adattamento agli andamenti stagionali delle condizioni della  pianta, dovuto ad una coevoluzione fra i due organismi. L’insetto si sarebbe evoluto adattando la sua biologia Sia al clima iberico Sia alla fisiologia della pianta e proprio l’andamento climatico spiegherebbe la corrispondenza tra particolari trends stagi onali nella fisiologia deli’albero e 1’ interazione insetto -ospite. Un  aumento della pressione osmotica del floema, associata allo stress idrico, o un possibile decremento nd  contenuto di azoto aSSociato con ii rallentamento estivo della crescita, o l’aume nto di compoSti secondari, come i tannini o i fenoli, potrebbero favorire, durante 1’ estate, una maggiore resistenza della pianta e  limitare l’attività di suzione del  Matsucoccus, che perciO si sarebbe adattato con 1’ estivazione delle neanidi di {0 eta. Ii cambiamento stagionale nella qualita

del cibo o la resistenza dell’ospite potrebbero giustificare l’aumento estivo del tasso di

 
mortalità in  accordo   con  queste   affermazioni,  ii  cambiamento  di  temperatura è probabilmente ii segnale, per la cocciniglia, per iniziare l’estivazione, la cui induzione ed ii cui termine sono regolati, rispettivamente, l’una da temperature che superano la soglia dei 15°C, e l’altro da temperature al di sotto di tale soglia (Branco et al, 2001). Nel Portogallo centrale, tuttavia, è stato osservato che lo sviluppo delle neanidi durante i primi due stadi, puô avvenire anche in modo diverso. Infatti, in quelle zone, grazie alle alte temperature autunnali, ii secondo stadio neanidale ha una durata inferiore, portando di  conseguenza  ad  una  precoce  comparsa  delle forme  adulte ed  alla  presenza  di ovideposizioni già all’inizio di dicembre. A questo punto, una parte piü o meno piccola delle neanidi di I eta, nate appunto dalle prime uova deposte in dicembre, è in grado, in circa quattro mesi, di passare allo stadio successivo prima che le temperature medie giornaliere Si  portino sopra i 15°C, evitando cosI l’estivazione. Ció puà dare origine in estate,  ad  una  seconda  generazione  che  in  questo  modo  presenta  un  periodo  di


nutrizione di circa 5-6 mesi. La restante popolazione, ovvero la numerosa generazione invernale termina invece dopo quasi 10 mesi. Dunque, la maggior parte della popolazione completa una generazione in un anno, mentre un numero minore di individui ê capace di completarne una seconda in circa 14 mesi, andando a causare una sovrapposizione di generazioni. Questo spiega la presenza di maschi adulti durante tutto l’anno, con due picchi principali: quello tipico invernale ed uno estivo in luglio -agosto (Branco et al, 2001).

Etologia dell’insetto

Da quanto messo in luce dagli studi di Riom (1997), durante la colonizzazione della pianta ospite, si possono osservare comportamenti diversi per ogni forma biologica.

 
Le  neanidi  di  I  eta,  una  volta  passate  alla  fase  di  mobilità,  lasciano  i         siti  di ovideposizione  per  spostarsi  verso  la  parte  alta  del  tronco,  risalendo  in  maniera abbastanza omogenea lungo tutta la circonferenza e frequentando nelle ore diurne le paTti  piü illuminate.            stato  notato,  tuttavia,  anche  ii  comportamento inverso  d ella discesa verso ii basso di notevoli masse di  neanidi lungo i fusti di  grosse piante, colonizzate inizialmente sulla chioma (Binazzi e Covassi, 1989).

I maschi neosfarfallati si dirigono anch’essi verso l’alto (frequentando di preferenza la parte dei tronchi rivolta a SO-NO) in direzione delle femmine che, invece, discendono lungo ii tronco solitamente dalla parte opposta (E -NE). Naturalmente, essendo mobili ambedue le forme e visto che i maschi vengono guidati nella ricerca dell’altro sesso dal feromone sessuale  emesso  dalle femmine vergini, l’accoppiamento non risulta in alcun modo ostacolato dal fatto che sono frequentate parti diverse del fusto.

I maschi rimangono vitali mediamente per 18 ore (Riom  e Fabre, 1977) e prove in campo  hanno  dimostrato  che  sono  in  grado  di  volare  per  almeno  5  m  e  sono verosimilmente dispersi anche a lunga distanza dal vento (Jactel et al, 1994). Le neanidi mobili si fissano sul fondo delle fessure corticali, seguendo ii loro orientamento lungo la corteccia, sui pini con eta superiore ai 10 anni che hanno ritidoma già sfaldato e di un certo  spessore,  mentre  sui  giovani  pinastri  con  corteccia  ancora  liscia,  possono insediarsi e  svilupparsi sui rami, dentro le guaine dei brachiblasti o  nelle cicatrici causate  dalle  erosioni  effettuate  dagli  adulti  del  Curculionide Pissodes  notatus Fabricious. Sempre su piante giovani, quando la corteccia basale comincia a fessurarsi, possono inoltre concentrarsi all’altezza del colletto, nello spessore della lettiera.


 

 

 


Figura 10. Colonizzazione delle singole piante:  invasione anemofila da parte delle neanidi mobili; II, disces a delle neanidi verso ii basso; III, risalita; IV, concentrazione; V, fase di ulteriore diffusione (da Binazzi et al, 2000).

Diffusione  ed estensione delle infestazioni  fuori dell’areale  d’origine L’espansione  dell’areale  del  Matsucoccus   feytaudi        è   iniziata  con  l’introduzione accidentale della cocciniglia nelle pinete francesi di Sud -Est, lungo la fascia litoranea mediterranea interessata dai rilievi dei Maures e dell’Esterel, in territorio provenzale. Le prime manifestazioni di deperimento del pino mar ittimo furono segnalate in queste zone nel 1957  e un rapido incremento demografico dell’insetto diede origine ad estese morie della pianta che portarono, nell’arco di circa 20 anni, alla distruzione e alla precoce utilizzazione di buona parte della superficie occupata dalle fustaie provenzali, per un ammontare di oltre 120.000 ha di pinastro (Arzone e Vidano, 1981).

Quanto  stava  accadendo  in  Francia  negli  anni  ‘70,  allarmô  giustamente anche  i ricercatori       italiani  preoccupati   per       i   popolamenti           liguri   e   tosc ani.            Infatti,  in considerazione degli  studi  entomologici effettuati dagli  studiosi francesi, era  stata evidenziata  una  progressione media  annua  di  6  km,  in  direzione  Est,  del  fronte dell’infestazione (Delages, 1978), anche se, già prima di tale constatazio ne, era stata consigliata da ricercatori italiani, come Covassi (1970) e Masutti (1973), una doverosa e attenta vigilanza nei boschi prossimi al confine francese.


Inizialmente, la scarsità di pinastro nelle pinete liguri adiacenti al confine, composte quasi esciusivamente da Pinus halepensis, e alcune differenze morfologiche in campioni di pino marittimo di provenienze liguri rispetto a queue provenzali, fecero supporre la presenza in Liguria di un ecotipo diverso della conifera, lasciando sperare che l’introduzione della cocciniglia sarebbe stata rallentata e che non avrebbe sortito gli stessi disastrosi effetti causati in Provenza.

Verosimilmente ii  P. halepensis, con ii suo insediamento su superfici relativamente ampie nell’entroterra di Ventimiglia (IM),  potrebbe aver costituito una barriera non trascurabile contro l’avanzata del M  feytaudi non essendone pianta ospite e aver cosI ritardato la  sua  comparsa in  Liguria viceversa, le  speranze riguardanti un  ecotipo italiano di  P. pinaster resistente, o comunque con minore sensibilita all’attacco del matsucoccide, furono definitivamente fugate con la segnalazione dei primi deperimenti, nell’inverno ‘77-’78, a Montenero di Bordighera, in provincia di Imperia (Binazzi e Covassi, 1989).

In realtà lo sconfinamento della cocciniglia su territorio nazionale era probabilmente avvenuto alcuni anni prima e ben presto iniziarono ad essere osservate diffuse morie nelle pinete di Ventimiglia, Bordighera e Sanremo (Arzone e Vidano, 1981). Negli anni successivi, il fronte dell’infestazione Si  spostô sempre piü a Est, arrivando nel 1986 a Cogoleto, in provincia di Genova. Le tre cartine che seguono (fig. 11) mostrano una serie di stazioni di rilevamento che furono scelte per un’indagine triennale sull’insetto, dal 1984 al 1986, e l’andamento del grado di infestazione osservato di anno in anno in esse (Binazzi e Covassi, 1989).

Dopo il 1986, la presenza del fitomizo non fu evidenziata né nei popolamenti di pinastro della Liguria orientale né in quelli lunigiani della Toscana. N el 1992,  perO, venne scoperto un consistente focolaio, molto probabilmente già in fase di generalizzazione, nei pressi di Sestri Levante (GE) (Binazzi e Covassi, 1992) e l’inaspettato spostamento di alcune decine di chilometri lasciô ipotizzare che i nuovi  focolai dell’epidemia erano stati avviati dal trasporto di legname infestato. Mentre in Italia si assisteva alla graduale espansione dell’areale dell’insetto lungo la costa tirrenica, a due anni di distanza dalla scoperta  del  nucleo  d’infestazione nei  pressi  di  Sestri  Levante,  nel  1994  veniva regiStrata, per la prima volta, la presenza del  Matsucoccus in Corsica (Jactel  et al,

1998),  confermando  che  le  preoccupazioni  per  i  popolamenti  di  pino  marittimo dell’isola espresse dagli studiosi già all’inizio degi i anni ‘80 erano piü che fondate.




Figura


11. Progressione delPinfestazione da  M  feytaudi nella Liguria di Ponente nel


triennio


1984-1986.


infestazione    nel       1984.   B,        spostamento    del       fronte


 
dell’infestazione  nel  1985.  

1989).


fronte delPinfestazione al 1986. (da Binazzi e Covassi,


Nel 2001 l’area infestata nel Nord dell’isola c opriva un’area di circa 1000 Km2, a fronte di una superficie ricoperta da pinastro che supera i 27.000 ha e che comprende anche alcune località facenti parte del  Patrimonio Mondiale dell’Unesco. In questa zona inoltre, i primi sintomi di deperimento dei pi ni erano stati osservati nel 1997 (Jactel et al,  1998) e le prime morti tra gli alberi sono invece sempre risalenti al 2001, in stazioni dove  erano  avvenuti  i  primi  ritrovamenti  del  matsucoccide,  a  significare  che  le dinamiche di popolazione hanno ormai raggiunto la fase epidemica.

Purtroppo le segnalazioni successive a quella del 1994 relativa alla Corsica, furono queue relative alle pinete toscane, dove la comparsa della cocciniglia risale al 1998 e dove ancora oggi va aumentando la sua diffusione.

Primi focolai di M. feytaudi in Toscana e diffusione  nella regione

Come già accennato, e stato nel 1998 che per la prima volta si ê accertata la presenza del M  feytaudi in Toscana e piü precisamente tramite la Segnalazione di limitati focolai nella Lunigiana che interessavano principalmente le zone nei dintorni di Pontremoli

(MS), assai piü interne e vicine al confine toscano con l’Emilia Romagna, ed alcune


aree tra Aulla e Fosdinovo (MS), a poca distanza dal confine con la Liguria e da Santo Stefano di Magra (SP).

Da tempo ormai si prevedeva che probabilmente la Toscana sarebbe stata la regione italiana in cui avrebbe trovato un’ulteriore espansione l’infestazione della cocciniglia, che stava attraversando la Liguria, ma forse non lo si attendeva cosI inaspe ttatamente. Infatti, come già era avvenuto nel 1992 con la scoperta dei nuclei di infestazione vicino Sestri Levante, ultima localita colpita menzionata dalla bibliografia fino al 1998, anche questa volta ii fronte si  era spostato molto piü lontano di quel lo che poteva essere previsto considerando la sola diffusione naturale dell’insetto.

L’evento   confermô   che   1’ avanzata  dell’insetto  venisse   notevolmente  agevolata dall’uomo o attraverso ii trasporto di legname di pinastro non scortecciato e proveniente da zone colpite dal Matsucoccus o tramite ii traffico veicolare. Non a caso, nell’ottobre del 1999, ad un solo  anno dalle individuazioni nella Lunigiana, era 1’ intervento degli ispettori del Dipartimento del Servizio Fitosanitario dell’ARPAT (Agenzia Regional e per la Protezione Ambientale della Toscana) di Pisa che accertava la presenza del fitomizo nd  comprensorio delle Cerbaie, ad oltre 100 km in direzione SE dai focolai ritrovati nel Nord della regione.

Le prime segnalazioni relative alla zona erano perven ute dai comuni di Bientina e S. Maria a Monte (PT) e sia il ritrovamento di neanidi dill eta di  Mfeytaudi, incistate sotto la corteccia di numerosi pini, sia il fatto che erano stati segnalati pinastri già morti, lasciava supporre  che 1’ infestazione fos se già in atto da 2-3 anni o anche piü, quindi forse anche antecedente a quella delle pinete lunigiane. Infatti, la prima fase epidemiologica, detta di infiltrazione o di incubazione, che ha una durata variabile dai 3 ai 5 anni in cui non vi sono segni app ariscenti di deperimento, era molto probabilmente passata inosservata.

Veniva dunque a trovarsi in pericolo un’area piuttosto vasta con diverse migliaia di ettari di soprassuoli forestali caratterizzati ormai, da oltre un secolo, da una netta dominanza del pino marittimo, se non da pinete pure e cia quasi certamente a causa dell’utilizzazione, da parte di una o piü segherie presenti nella zona, di legname infestato. Nell’ambito del progetto META della Regione Toscana, incentrato sulla tutela degli ecosistemi forestali dalle avversità biotiche e abiotiche e collegato ad altri progetti, tra cui l’europeo PHOCUS, iniziava cosI,  alla fine del 1999, un’indagine piu approfondita sulla presenza del Matsucoccus nelle Cerbaie.


Ad occuparsi della ricerca era stato chi amato ii già citato Istituto Sperimentale per la Zoologia Agraria (ISZA) e l’indagine prevedeva ii monitoraggio della cocciniglia, tramite l’impiego di trappole a feromone, a partire dalla Riserva Naturale di Montefalcone, gestita dal Corpo Forestale dello Stato.

Al termine dell’anno 2000 veniva confermato che l’infestazione aveva già superato la prima fase epidemiologica non solo nelle località segnalate per prime ma anche nella riserva di Montefalcone e nei suoi dintorni (Staffoli, Parco Robinson, Poggio  Adomo), mentre altri focolai venivano scoperti nel comune di Fucecchio (Fl).

Perciô la situazione era ormai critica poiché l’insetto si era già diffuso in buona parte del comprensorio delle Cerbaie ed aveva sviluppato popolazioni abbastanza numerose

 
 che  difficilmente potevano essere contrastate e  che  avevano inoculo.



Il  paesaggio  di  queste  zone  era  quindi  destinato,  e  lo  è  tuttora,  ad  un  radicale cambiamento, dato che  molte delle pinete nel breve volgere di  5 -6 anni sono ora seriamente danneggiate da morie di pinastro sempre piü estese o dai tagli fitosanitari previsti dalla legge contro la cocciniglia. Allo stato attuale l’infestazione nelle Cerbaie è in piena fase di generalizzazione, ma, da quest’area al centro della Toscana, è purt roppo iniziata, piü che dai nuclei della Lunigiana, una rapida diffusione del fitomizo in quasi tutta la regione        che va espandendosi di anno in anno. Ii  Matsucoccus  rappresenta oramai,  per  le  popolazioni  di  pino  marittimo  della  regione,  una  vera  e  propria emergenza ambientale: dei 37360 ha di superficie occupate per almeno il 50 % dalla conifera (dati tratti dall’Inventario forestale toscano), 22880 ha risultano attaccati dal

parassita, la  cui  presenza  nel  2005  e  stata  rilevata         nelle  pinete  di  123  comuni raggiungendo a Est il comune di Radicofani (SI) e a Sud quello di Grosseto. Inoltre la cocciniglia è in fase di penetrazione nd Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli.

Sintomatologia e danni

E’ormai riconosciuto che i succhi salivari iniettati con le punture delle neanidi di I e II eta della cocciniglia, i due stadi direttamente nocivi dell’insetto, provocano la necrosi dei tessuti corticali del pino marittimo, causando delle emissioni di resina patologica che scorrono poi lungo le fessurazioni della  corteccia (Binazzi e Covassi). Esse non sono ben visibili e possono comunque essere scambiate con colature resinose provocate da altre ferite o emesse per altri motivi. In ogni caso, rappresentano il primo sintomo visibile della presenza del fitomizo, s eguito successivamente dall’ingiallimento e dalla


 

 


Figura 12. Fase finale del processo di deperimento avviato da Matsucoccus. In figura pinastri di 15-20 anni morti in seguito all’attacco degli xilofagi

Insetti xilofagi coinvolti nel deperimento del pino marittimo

L’intervento degli xilofagi è causa della morte dei pini già deperienti  sui quali pullula ii


 
matsucoccide ed  avviene  solo quando  questo  raggiunge sufficiente a  causare un forte indebolimento delle piante. livello di  popolazione

Come in  Francia, anche durante ii  passaggio deli’infestazione delia cocciniglia attraverso la  Li guria  venne osservato quali sono quegli xilofagi, con ruolo  secondario ma  sicuramente determinante, che portano a termine ii deperimento dei pinastri nei nostri ambienti.

Si vide cosI che tra l’entomofauna forestale coinvolta in questo processo in moite località  liguri  risulta  primeggiare  per  importanza  ed  ubiquitarieta ii  Curculionide


Pissodes  notatus   Fabricius  che  provoca  un’alterazione  irreversibile  delle  piante attaccate sia tramite le gallerie scavate sottocorteccia dalle larve sia tramite le erosioni fatte dagli adulti quando si nutrono delle cortecce fresche dei rami e dei cimali (Binazzi e Covassi, 1989).

Diffuso e anch’esso localmente abbondante nei biotopi costieri e collinari, viene poi lo Scolitide Tomicus destruens Wollatson la cui azione a carico del floema dei tronchi dei pini sofferenti si concentra nei primi due anni di deperimento (a differenza del  Pissodes che si mantiene attivo per 5-6 anni consecutivi) (Binazzi e Covassi, 1989).

Nella fase di generalizzazione, possono assumere un ruolo di rilievo, anche su giovani pini, i Cerambicidi Arhopalusferus Mulsant, A. rusticus Linnaeus, A. syriacus Serville e Monochamus galloprovincialis Olivier le cui larve negli ultimi stadi penetrano nd legno dei tronchi e delle ceppaie deperienti o morte da  poco. Da ricordare anche i reperti relativi al Buprestide corticilignicolo Phaenops cyanea Fabricius, frequente nelle pinete attraversate  dagli  incendi,  nonché  la  notevole  presenza  del  Lepidottero  Ficitide Dyorictria splendidella Herrich-Shaeffer, che durante il periodo larvale scava profonde gallerie nei tronchi a diverse altezze dal suolo, anche in piante che hanno sempre un certo vigore, dando luogo a colature di resina miste ad escrementi molto vistose, di colore roseo e debordanti dall’entrata di ciascuna galleria.

Infine si ritrovano con una certa frequenza, solitamente nelle zone residuali e nelle aree colpite dal fuoco, gli Scolitidi corticicoli Ips sexdentatus Boerner, Orthotomicus erosus Wollatson e Crypturgus pusillus Gyllenhal, il primo attivo su i tronchi, il secondo sui cimali e tronchi leggeri, il terzo sui rametti periferici di alberi deperenti o morti (Binazzi

e Covassi).La mortalità causata dal M  feytaudi e dal successivo insediamento di specie xilofaghe, si manifesta dopo 3-6 anni dall’inizio dell’attacco della cocciniglia per cui, oltre alle condizioni stazionali delle piante, divengono di notevole importanza la massa infestante iniziale del fitomizo e le dinamiche di popolazione degli xilofagi presenti.

Danni provocati dalle punture di  Matsucoccus

Le caratteristiche delle punture del  Matsucoccus sono state studiate sui rami e sul tronco, mettendo in evidenza che si possono distinguere due tipi diversi di punture, con effetto molto simile, a  seconda dello stadio neanidale in cui si trova 1 ‘insetto. Le differenze phi marcate tra queste tipologie di puntura sono state registrate sui rametti.

Lo studio anatomico ed istologico delle disorganizzazioni cellulari causate nella pianta mostra che anche  una  sola puntura  e  capace di  provocare fenomeni  localizzati di


iperplasia ed ipertrofia cellulare. L’aumentare del numero delle punture provoca la formazione di molteplici lesioni la cui fusione determina la generalizzazione di queste anomalie a tutti i tessuti, manifestandosi esteriormente con ii   flagging. Le zone colpite, prima della necrotizzazione dei tessuti, vengono indirizzate ad un’intensa produzione di resina patologica, escreta verso l’esterno (Cane et al 1970).

Contrariamente alle  punture  di  altri  Omotteri, quali  afidi  e  cicadellidi, queue   del Matsucoccus lasciano solo poche tracce del loro passaggio nei tessuti dell’ospite. Come gia detto, si pOSSOnO   distinguere due tipi di puntura a seconda che le neanidi siano di prima o di seconda eta.

A) neanidi di! eta.

Le neanidi di I eta, mobili, p0 ssono colonizzare tutte le parti aeree, ma i rametti 0 il tronco sono in genere le preferite. In caso di infestazioni molto gravi, puO facilmente succedere che si fissino sugli aghi, ma in questo caso esse muoiono prima di aver terrninato lo sviluppo completo. L’inserimento degli stiletti, sempre leggermente obliquo, non è mai accompagnato da un manicotto esterno di sostanza salivare solidificata e il percorso dello stiletto è di solito intracellulare. Sui rametti, l’estremita degli stiletti giunge spesso al  parenchima corticale, talvolta agli anelli piü vecchi del libro, e sembra che la suzione avvenga a spese del contenuto cellulare, provocando la dissoluzione dei globuli tanninici. Anche sul tronco, le neanidi si nutrono del contenuto cellulare e verosimilmente dei composti tanninici presenti in esso. Si osserva infatti , la loro rapida scomparsa dalle zone punte e spesso nella cellula stessa in cui arriva lo stiletto (Cane et al, 1970).

Data l’assenza di guaine, sole testimoni di eventuali biforcazioni de 1 tragitto, è difficile sapere se le neanidi possono alimentarsi a scapito di piü gruppi di cellule vicini tra loro. Comunque, quali che siano i tratti interessati dalla puntura, questa determina su tutto, o su parte, del suo percorso ed alla sua estremità, delle caratteristiche anomalie cellulari e tissutali con la comparsa di cellule anormali, a volte con iperplasie, sovente ipertrofiche. Molte volte, le cellule parenchimatiche dei rametti o le cellule del libro del fusto, subito situate sotto il corpo della  neanide, Si   deprimono, Si   appiattiscono e provocano la formazione di una depressione in cui si incista l’insetto.

B) Punture effettuate da neanidi di II eta

Le neanidi di II eta, apode, appaiono in settembre. Dopo la muta viene praticata una nuova puntura, in prossimita di quella precedente, a questo punto nettamente piü importante di quella effettuata durante il   primo stadio neanidale, data l’aumentata


 

 

 

 

 


 
Riassumendo, le modificazioni provocate dalle punture del Matsucoccus si manifestano nella pianta con un’alterazione profonda del metabolismo dei diversi tipi cellulari toccati,     qualunque sia la loro locazione ed ii loro ruolo iniziale nella fisiologia dell’organo, queste cellule sono deviate collettivamente verso la produzione patologica di resina, dopo aver subito trasformazioni strutturali che le rendono propense a questa sintesi (Cane et al, 1970).

Rapporti tra 111. feytaudi e Pissodes notatus Fabricius (Coleoptera, Curculionidae)

Studi effettuati nelle pinete provenzali (Cane, 1968) hanno messo in  evidenza come le femmine di P.  notatus, lo xilofago secondario sempre piü frequente in tale contesto (90% dei casi), siano attratte dalle lesioni causate dalle punture della cocciniglia sul fusto dei pini marittimi. La frequenza delle presenze del coleotte ro presuppone infatti l’evidenza di una stretta relazione tra questi due insetti.

 
stato dimostrato (Cane, 1968) che le femmine fecondate del Curculionide preferiscono quasi sempre, come siti idonei per l’ovideposizione, i tronchi degli alberi infestati da Matsucoccus piuttosto che quelli dei pini ancora indenni dall’attacco del fitomizo. Ciô avviene anche quando le piante sane sono molto vicine a queue indebolite dalla colonizzazione piü o meno intensa della cocciniglia. Ii numero dci pinastri colpiti dal coleottero e quello delle sue larve ospitate nei fusti differisce a  seconda delle stazioni ed è  evidente che tale variazione sia conseguenza dell’etereogeneità delle

popolazioni del Curculionide, la quale perô, a sua volta, dipende con molta probabilit a

dal numero di anni in cui ii Matsucoccus è presente in una determinata area.

 
stato infatti notato che in zone in fase di generalizzazione, dove le popolazioni di Pissodes avrebbero avuto tutto ii tempo di incrementarsi, grazie soprattutto ai sempre phi numerosi pini morenti, gli alberi attaccati da questo insetto, e le sue larve nei fusti,

sono spesso molti di piu che non in altre zone in cui la cocciniglia e arrivata da minor

tempo. Per verificare che questa relazione non sia l’unico anello di congiun zione tra i due insetti, è stato osservato se 1’attrazione  esercitata sul  Pissodes sia in funzione e deli’aitezza sui fusti alia quale avvengono gli attacchi del fitomizo e dei diversi tassi di popolazione di quest’ultimo, giungendo alia conclusione che 1’ attrazione si manifesta quale che sia la posizione delle lesioni sul tronco, mentre è invece strettamente correlata alia densità di popolazione della cocciniglia e a quanto tempo perdura la Suzione delle neanidi. In bosco cia  ê provato dal fatto che  per attirare  ii coleottero in agosto è


 

 

 


solo alcuni anni dopo (Mon e Harashima, 1993); la molecola è un chetone, il (8 -10)-3,7

,9-trimetil dodecadien-6-one, e tuttora non dovrebbe essere disponibile in commercio. Nell’ambito del progetto PHOCUS, in Italia, la valutazione dell’efficienza del feromone in trappole per ii monitoraggio della cocciniglia (MONT) è stata testata da 11999 al 2001 in Liguria, nelle pinete vicino Riva del Trigoso (Genova). Nei nostri boschi di pino marittimo, dove è ormai accertato che 1’ insetto dopo ii suo arrivo raggiunge sempre un livello epidemico, si ê cosi potuto riscontrare che le nuove tecniche  di monitoraggio hanno  dimostrato  di  essere  molto  piü  utili  per  un’individuazione  precoce  del Matsucoccus in una determinata area, specialmente se situata nei pressi del fronte principale dell’infestazione, piuttosto che per una possibile stima del livello  delle sue popolazioni e del momento in cui esse oltrepassano la soglia di pericolo (Binazzi et al,

2002). Tnfatti, nelle situazioni epidemiche studiate non è stata ottenuta nessuna relazione significativa tra il numero di maschi catturati, unici individui attratti dal feromone, e la densità della popolazione della cocciniglia stimata come numero di neanidi di TI  eta vive, fissate sulla corteccia dei tronchi (Binazzi et al, 2002).

Questo potrebbe essere dovuto al fatto che una parte piü o meno grande della moltitudine di maschi che sfarfallano in un’area infestata viene poi facilmente veicolata e dispersa dal vento in altre aree vicine non infestate. Da quanto risultato dalle indagini

del progetto, il monitoraggio dovrebbe essere eSeguito con trappole costi tuite da tabelle in materiale plastico, 15 cm x 15 cm, bianche, piatte, Spruzzate con colla spray e munite di erogatori impregnati con 50  jig di feromone, da sostituire ogni due settimane. Si riportano questi dati perché non si ha ancora la piena conoscenza delle riSpoSte comportamentali dei maschi dei Matsucoccidi riguardo le differenti forme delle trappole

e il dosaggio del feromone.

Controllo

Per  quanto  concerne  i  metodi  di  controllo,  la  lotta  con  mezzi  chimici  non  è assolutamente attuabile in foresta, per la scarsa selettività sulle altre specie forestali dei principi attivi efficaci, per l’elevato rischio ambientale e per van  motivi di  ordine pratico. come la frequente eccessiva densità di molte pinete. il loro frazionamento e la difficile accessibilità che coStituiScono tutti fattori che renderebbero troppo elevato ii coSto degli interventi. Tuttavia, la lotta chimica potrebbe essere ri Servata a queue piante di parchi, giardini o alberature stradali che siano molto importanti da un punto di vista paesaggistico- ornamentale. A  queSto riguardo,  ormai già  da  tempo  si  conosce la


 
possibilità di ottenere buoni risultati, contro gli stadi mobi ii, tramite trattamenti  a base di diethion e oleoparathion (Delages, 1978) oppure con l’uso della deltametrina (Cane  e Delages, 1986), piretroide fotostabile, meno tossico dei precedenti sulla macrofauna terrestre ma al contrario piü persistente e sempre  con limitata selettivita. Prima che venissero  sperimentati  ii   feromone  femminile  e   i   cairomoni  l’unica  metodica proponibile in foresta, comunque da ritenersi sempre valida ed integrante la lotta al fitomizo, era ed ê quella degli interventi silvicolturali,   privilegiando di tali trattamenti quei popolamenti di pinastro situati in zone ottimali per la conifera, ovvero quelli posti sui versanti piü freschi, in Liguria al di sopra dei 500   generalmente di  maggior pregio e con maggiori probabilità di success o (Binazzi e Covassi, 1989). Le misure da attuare si suddividono in interventi preventivi, volti ad ottimizzare lo stato fitosanitario di pinete ancora indenni, in interventi curativi, da attuare in zone con infeStazione in corso, e in interventi sostituti vi.

Con i trattamenti preventivi, in  rapporto ai fattori ecoclimatici e  ai caratteri delle Stazioni intereSSate, viene ridotta l’eccessiva densità delle piante, con diradamenti piü intenSi in  queue  zone  dove  si  preSentano condizioni  xeriche  piü  accentuate.   In particolare, nel caso di fustaie coetaneiformi, si provvederà al taglio di tutti i pini dominati e, nel piano dominante, degli alberi con chioma poco vigorosa: si favoriranno cosI i soggetti migliori che meglio potrebbero resistere sia ad avverSità bi otiche che pedoclimatiche. A1l’occasione, Si  asporteranno anche le piante già morte che POSSOflO

ospitare  gli  xilofagi  secondari.  Rientrano  tra  le  misure  preventive  anche  queue

rappresentate dai controlli sui movimenti di legname di pino non scortecciato e proveniente da zone colpite, necessari per evitare un’estensione dell’infestazione ben piü rapida di quella che Si  avrebbe con la naturale progressione dell’epidemia.

Lo scopo principale degli interventi curativi, in base ad esperienze maturate per prime in Francia, è invece ii tentativo di ostacolare ii piü possibile l’incremento demografico del Matsucoccus e soprattutto degli insetti xilofagi, intervenendo con tagli fitosanitari mirati ad eliminare le piante piü attaccate, ormai prossime alla morte, e qu elle del piano dominato (deboli, deformi, fihiformi) che in ogni caso non supererebbero i Successivi attacchi della cocciniglia. Sarebbe auspicabile una programmazione dei tagli in modo che se ne possano eseguire due in un anno, in ottobre -novembre e ad aprile, ed in modo che possano interessare superfici di  bosco piuttosto ampie. Infine, detti interventi, insieme a quelli preventivi, hanno un’ulteriore validità nella diminuzione del rischio di incendi  nei  boschi  infestati,  in  particolare  quando  essi  raggiu ngono  una  fase  di


Motivi di speranza possono provenire anche dalla prospettiva di un sempre piü appropriato utilizzo delle trappole a feromone per ii mass - trapping e per l’attrazione dei limitatori della cocciniglia.

Non sono invece ancora disponibili risultati certi riguardo l’uso di ecotipi di pino marittimo resistenti al matsucoccide, quali la provenienza Tamjoute del Marocco e la spagnola Cuenca.

Al momento si potrebbe consigliare per i rimboschimenti di ricorrere a piantine ottenute da sementi di provenienza della Spagna Sud Orientale (Grana de Campalbo e Siles) che dimostrano oltre ad una buona capacita di adattamento ed una buona conformazione dei fusti (Fusaro, 1997) anche una minore suscettibilita agli attacchi del fitomizo.

 
In ultimo, per quanto concerne la complessa problematica del controllo biologico, ulteriori studi sugli entomofagi della cocciniglia, o riguardo altre Specie attive SU  altri matsucoccidi, e sul loro allevamento in laboratorio, potrebbero portare ad ottenere futuro incremento di alcune specie indigene o all’introduzione di specie esotiche anco ra piü efficaci.

Insetti entomofagi  potenziali limitatori del matsucoccide

La  bibliografia inerente  le  specie  conosciute  appartenenti al  genere   Matsucoccus

Cockerell, nel mondo, conferma la totale assenza di parassitoidi e di predatori specifici di queste particolari cocciniglie; tuttavia, un ristretto numero di predatori polifagi e stato osservato nutrirsi attivamente a spese di questi fitomizi, compreso ii M feytaudi.

Dal momento che, come detto, motivi di salvaguardia ecologica e problemi non indifferenti di natura tecnico economica portano all’esclusione della lotta chimica in bosco e poiché anche i possibili interventi silvicolturali possono risultare troppo costosi

e poco risolutivi, in casi di contesti territoriali piuttosto impervi, durante gli ann i in cui ii fronte dell’infestazione del  M  feytaudi arrivava sulla Riviera di  Levante, si era ritenuto utile indagare sul complesso degli insetti entomofagi, legati all’ambiente di pineta in Liguria e Toscana, possibili antagonisti del fitomizo.

Ii fine delle ricerche era quello di individuare le specie dei predatori piü attive in natura e  verificarne poi la possibilità di allevarle per un loro eventuale utilizzo in prove di controllo  biologico  della  cocciniglia  attraverso  l’incremento  artificiale  delle  lo ro popolazioni.



risultate solo in laboratorio come predatrici delle uova di  M  feytaudi. L’Oenopia conglobata L. è poco frequente nei popolamenti di pinastro ed è incerto ii suo ruolo di antagonista M  feytaudi. Quest’ultima affermazione vale anche per la specie affine 0. lyncea, pure essa sporadica su pino marittimo (Covassi et al, 1991).

Passando ai Neurotteri, tra i due Emerobidi solo 1’ Hemerobius stigma Stephens si trova con discreta facilità nelle pinete infestate dalla cocciniglia; il suo congenere  H simulans Walzer  annovera  infatti  un  solo  ritrovamento  in  Liguria,  dove  le  ca ratteristiche ambientali non sono ottimali per questo insetto piü frequente nell’Europa Centro Settentrionale. In ultimo si ricorda anche il neurottero Inocellia bicolor Costa, piü volte rinvenuto  in  pinete  dalla  Liguria  alla  Puglia,  osservato  come  predato re  solo  in laboratorio ed entomofago nei riguardi di un ampio spettro di prede (Covassi  et al,

1991).

Tra gli insetti sopra riportati i piü interessanti come antagonisti del  M  feytaudi sono stati ritenuti il Coccinellide R. chrysomeloides e gli Antocoridi E. nigricornis ed E. pini. Ii primo dei tre, considerato non frequente e Legato ad ambienti di pineta, anche nd nostro Paese svolge una sola generazione annuale ed essendo insetto longevo, rustico e facilmente allevabile in laboratorio su diverse prede (Toccafondi  et al, 1991), viene riportata una sintesi schematica del suo ciclo biologico (fig. 15). Purtroppo, nonostante sia considerato predatore preferenziale del  M  feytaudi in Liguria, non è ancora stato possibile utilizzare il coccinellide in programm i di controllo biologico della cocciniglia e di altri importanti fitomizi dei pini.

Tra i due Antocorodi,  1’ E. nigricornis è possibile che compia tre generazioni annuali ma, a causa della mancata coincidenza della sua crescita demografica con quella del Matsucoccus, appare poco efficace come limitatore della cocciniglia, in particolare nella fase epidemica (Covassi et al, 1991).

L’E. pini, invece, essendo insetto tipico dell’Europa Centrale, è presente nelle pinete di ambienti piü freschi, quali quelli a lto collinari e montani, dove sembra svolgere un ciclo bivoltino. Ambedue gli Antocoridi sono difficilmente allevabili in laboratorio poiché depongono le uova solo all’interno degli aghi verdi di pino (Covassi et al, 1991).




arrivare alle loro prede e che potrebbero poi essere utilizzate come agenti di controllo biologico.

Ipotesi sulle relazioni tra Hemerobius stigma Stevens e Matsucoccus spp L’evidenza di una interrelazione tra 1’ H stigma  e i Matsucoccus è stata ottenuta per la prima volta utilizzando trappole a feromone in stazioni di  pino marittimo del Portogallo Centrale, che, come già detto, hanno dimostrato la forte attrazione esercitata dal feromone sessuale del M   feytaudi  nei confronti di questo entomofago polifago. Non conoscendo ii motivo dell’inaspettata risposta cairomonale  da parte dell’insetto, visto

che viene principalmente riconosciuto solo come predatore di afidi delle conifere, e

stata cosI testata la sua capacità di svilupparsi a spese dei  Matsucoccus e di altre specie di Emitteri. Inoltre, si ê indagato su una possibi le relazione tra ii ciclo stagionale dell’ H stigma e quello del fitomizo.

I risultati delle prove hanno suggerito che la dieta del Neurottero include specie degli Adelgidae, Aphididae e Matsuccoccidae, ma anche che non esiste alcuna relazione significativa tra i trends stagionali del M  feytaudi  e dell’H stigma (Branco et al, 2001). Ciô ha portato a concludere che, molto probabilmente, gli afidi dei pini sono la preda primaria dell’H   stigma   in tutti quei luoghi dove  M   feytaudi   è assente o  presenta popolazioni  con  densità  molto  basse,  spiegando  in  questo  modo  l’abbondanza dell’Emerobide anche dove non è presente la cocciniglia. Rimane comunque un mistero il perché questo predatore dimostri una specifica risposta cairomonale ai feromoni del M matsumurae e del M  feytaudi, senza essere attratto da quello del M  josephi.

La mancanza di strette relazioni tra il predatore e la cocciniglia del pino marittimo ha

condotto i ricercatori ad assumere che 1’ H stigma  potrebbe essersi coevoluto con altre specie di Matsucoccus, in particolare con il M  pini.  Riguardo questo fenomeno è stata formulata 1’ ipotesi che la risposta cairomonale ai due feromoni e rimasta come antica

caratteristica di cui la corrente funzione e piü collegata all’abilità dell’ H   stigma  nel

trovare piante ospiti o habitats adatti alle sue prede, piuttosto che alla capacità di rintracciare una preda specifica (Branco et al, 2001). Casi simili sono riportati in letteratura per alcune coccinelle e gli afidi di cui si nutrono.


Mass trapping

Come gia detto, anche l’efficacia di questa tecnica nel contrastare le infestazioni della cocciniglia è stata testata in ambito del progetto PHOCUS e l’esperimento, denominato MASS, in Italia è stato svolto nel biennio 2000 -2001 vicino Sestri Levante (GE).

A causa dell’intervento degli insetti xilofagi secondari e deli’azione di altri fattori ambientali, i risultati della sperimentazione non sono stati in grado di fomire dati validi sul reale impatto che ii mass -trapping puO esercitare sulle popolazioni della coc ciniglia ed è stato cosi concluso che la tecnica non è abbastanza efficace per la lotta a! fitomizo in caso questo abbia già raggiunto la fase epidemica. Naturalmente tale conclusione è in accordo anche con i dati delle prove effettuate in Portogallo e Fra ncia, dove non è stata ottenuta  nessuna  riduzione  della  densità  della  cocciniglia  sebbene  i  livelli  delle popolazioni locali fossero hen piü bassi di quelli in Liguria (Binazzi et al, 2002). Tuttavia, in stazioni molto vicine all’area infestata o nei focol ai che siano stati scoperti in tempo, grazie ad una rete di trappole di monitoraggio, si puo  assumere che il mass trapping potrebbe essere efficace nel limitare l’espansione del  Matsucoccus poiché, anche se non in grado di contrastare popolazioni già molto  numerose, la tecnica ha sempre portato, in tutte le zone in cui è stata adottata, ad un significativo decremento di anno in anno dei maschi catturati (Binazzi et al, 2002). L’eventuale scelta di utilizzare ii mass trapping deve comunque tener conto dei co sti dei materiali e della manodopera e non è detto che ricerche future non possano ottimizzare tale metodologia di controllo, rendendola applicabile anche a situazioni epidemiche o limitandone i costi.

Lotta obbligatoria

Vista la preoccupante progressi one della cocciniglia in territorio italiano. dalle pinete vicino il Confine ligure con la Francia a quelle dell’alta Toscana, e vista la velocità con cui ii fronte dell’infestazione avanzava, peraltro poco ostacolato dagli scarsi interventi di controllo, dovuti anche ad una certa non curanza e sottovalutazione della minaccia, dopo la distruzione di molti popolamenti liguri di pino marittimo, il 22 -11-1996 veniva dichiarata obbligatoria la lotta al M  feytaudi. Ii Decreto Ministeriale che regola questa

misura  e  stato  emesso  dall’allora  Ministero  delle  Risorse  Agricole  Alimentari  e

Forestali e naturalmente ê entrato in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Gli interventi previsti dalla lotta obbligatoria, tra 1’ altro dec isi quando ancora non era stato sperimentato il feromone del fitomizo, sono principalmente di tipo silvicolturale


ma, pur se ritenuti necessari nel tentativo di contrastare la diffusione dell’insetto e salvaguardare gli oltre 60.000 ha di pinastro presenti su territorio nazionale, purtroppo non hanno comunque portato ad un rallentamento dell’espansione del matsucoccide.

Ii provvedimento delega i servizi fitosanitari regionali ad effettuare gli accertamenti relativi alla presenza del  M  feytaudi in popolamenti di  P. pinaster, sia privati che

 
demaniali, che rientrano nell’ambito del loro territorio di competenza. La scoperta di


nuovi focolai dovrà essere poi segnalata accertamenti, i servizi fitosanitari regionali


al Servizio fitosanitario centrale       per gli possono avvalersi delle strutture del Corpo


forestale dello Stato o dei servizi forestali delle regioni.

Materiali e metodi

Scopo della  tesi

Gli obbiettivi che questo lavoro si ê posto sono stati quelli di verificare, attraverso campionamenti svolti nel 2002 e nel 2003, la presenza nella riserva della cocciniglia corticicola Matsucoccus feytaudi, 1’eventuale  stato deli’infestazione e le conseguenze che essa ha causato sulla copertura vegetale. Si è cercato altresI di ottenere in base a rilievi vegetazionali, seppur con la necessaria prudenza, delle previsioni sull’evoluzione paesaggistica, e quindi delle possibili proposte gestionali, non solo all’interno della riserva ma nell’intero comprensorio.

L’analisi del problema, dunque, oltre a passare attraverso la rivisitazione della biologia del Matsucoccus, 1’ evoluzione deli’infestazione e a quanto avvenuto in Liguria, prima regione ad essere colpita su territorio nazionale, doveva necessariamente tener conto anche di come l’attività umana abbia contribuito ne 1 tempo alla trasformazione del paesaggio, tramite l’utilizzazione nel passato dei boschi e le pratiche selvicolturali, a! fine non solo di capire in quale misura esse siano responsabili dello stato di degrado in cui versa la superficie forestale delle Cerbaie ma anche di individuare nella storia del territorio elementi e notizie sul paesaggio dei secoli scorsi per la ricostruzione di quello futuro.

Rilievi sui van  stadi del fitomizo

A) Scelta dell’area sperimentale

Per lo svolgimento delle indagini entomo logiche effettuate nell’ambito del presente lavoro, riguardanti come già detto ii biennio 2002 -2003, era stato deciso di monitorare 6 stazioni di controllo, scelte in nuclei di pineta della riserva almeno apparentemente sani (chiome  verdi),  tenendo  conto  anche  della  loro  accessibilità e  della  distanza  che


intercorreva tra l’una e l’altra stazione. Scartati dunque i punti delle pinete con sottobosco troppo fitto, con eccessiva densità degli alberi e troppo lontani dalla viabilità principale, le stazioni da s eguire ,tutte in zone di pianalto, erano queue segnate sulla

cartina seguente (fig. 17).

FORESTA      DEMANIALE     MONTEFALCONE

Figural7. Cartina della Riserva naturale di Montefalcone 1/5 000. Le stazioni di rilevamento sono segnate con un triangolo nero.

Ciascuna stazione aveva una superficie di circa 0,25 ha (50 x 50 m). Mentre al primo anno è stato possibile operare in tutte le 6 stazioni, a partire da dicembre 2002 e poi nel

2003, si ê continuato a monitorare con regolarità solo due di esse, poiché in alcuni d ei punti scelti sono stati abbattuti dei pini per tagli fitosanitari e perché con i mezzi disponibili al secondo anno sarebbe stato troppo oneroso controllare piü di due stazioni.

B) Rilievi sulla presenza di maschi adulti di  M. feytaudi nel 2002

Per verificare la presenza del fitomizo in una data area, in modo da agire in anticipo sui sintomi visibili del deperimento dei pini, le catture dei maschi adulti alati rappresentano

sicuramente  uno  strumento  molto  importante.  Anche  nel  presente  lavoro  è  stata


utilizzata  questa  metodica  al  fine  di  avere


 
Un  quadro  piü  preciso  della  fase  di


infestazione raggiunta nella riserva, situazione che diviene molto piü chiara se le catture


di adulti


alati sono numerosissime in corrispondenza dei mesi di febbraio e marzo,


 
momento ill cul si ha Un


 
picco nello sfarfallamento dei maschi. Inoltre, tramite


regolare controllo delle catture si ê osservato quali sono i giorni in cui compare questa forma mobile, ii SUO  periodo di maggiore abbondanza e ii momento in cui cessa di


essere presente, in modo da poter ottenere un confronto con quanto riportato in bibliografia. Basandosi in parte sul modello per ii monitoraggio della cocciniglia adottato  nel  progetto  PHOCUS, al  primo  anno  sono  state  utilizzate trappole  con erogatori in gomma, impregnati di 50  jig di feromone femminile, sintetizzato dall’Unitè de Phytopharmacie et des Mediateurs Chimiques dell’LNRA -Versailles, che gentilmente sono stati forniti dall’ISZA. Dato l’esiguo numero degli erogatori concessi, si ê potuto attivare una sola trappola a feromone in ciascuna stazione, sufficiente per rilevare la presenza del Matsucoccus ma sicuramente non in grado di fornire dati molto utili sulla densita di popolazione dell’insetto.

Le trappole erano costituite da cartelle piatte di 15 x 15 cm in materiale plastico bianco, spruzzate su un lato con colla spray non colorata, di marca francese, e ciascuna innescata, al centro della parte appiccicosa   con uno degli erogatori prima detti (fig.

 
18). Ogni cartella era appesa a un ramo di una pianta del sottobosco ad altezza uomo, circa  al  centro  delle  stazioni,       dal  19  febbraio  all’8  aprile,  veniva  prelevata settimanalmente, quindi sostituita, per ii conteggio dei maschi catturati. Prima del trasporto  in  laboratorio,  dalle  cartelle  prelevate  veniv a  tolto  l’erogatore  che  era riutilizzato sulle tabelle sostitutive; infatti, i dispenser di feromone sono stati cambiati due volte al mese e conservati, prima di essere usati, in un sacchetto di cellophan a   

40 C in frigo, per evitare che si esaurissero.

Fiura 18. Trappola a feromone utilizzata per le catture dei maschi nel 2002. Al centro della cartella Si pUO notare l’erogatore di feromone (foto Bernardeschi).


Bi) Rilievi su maschi adulti di M. feytaudi nd 2003

Al secondo anno, invece, non essendovi stato modo di procurarsi gli erogatori, tra l’altro non disponibili in commercio, e stato molto piü difficoltoso effettuare le catture dei maschi. Poiché era poco sensato continuare ad usare le cartelle del 2002 senza ii

feromone, si ê pensato di ricorrere al posizionamento di bande di nastro adesivo bianco sul tronco dei pini, in modo da catturare quei maschi che vi sarebbero atterrati sopra o vi avrebbero camminato, anche se non richiamati da alcuna esca. In realtà, quelle o ra dette sono le stesse bande adesive utilizzate poi per bloccare sui fusti ii flusso di neanidi mobili di  I eta.  Esse consistevano in  strisce di  nastro adesivo  bianco, alte 5  cm, applicate attorno ai tronchi dei pini, una banda per albero, dopo aver provv eduto a rendere il tronco il piu liscio possibile mediante l’asportazione della porzione piü esterna della corteccia ad un’altezza di circa 1,5 m dal suolo (fig. 19). Una volta applicate sui tronchi e dopo aver segnato SU  ogni banda, con pennarello indeleb ile, la data del posizionamento, si  è provveduto a spalmarle con della colla topicida atossica. Ricordando che al secondo anno sono state seguite solo due stazioni, in ciascuna di esse sono stati scelti 10 pini su cui posizionare da febbraio a maggio le b ande adesive, le quali sono state controllate ed eventualmente sostituite ogni 10 -15 giorni. Quindi queste trappole sono state sempre apposte sulle stesse piante, quattro delle quali erano quelle negli angoli di ciascuna stazione.

Fiura 19. Banda adesiva utilizzata per le catture di maschi nel 2003 e per le catture di neanidi mobili in ambedue gli anni (foto Bernardeschi).


C) Rilievi su neanidi mobili di! eta, 2002 -2003.

Come nel caso delle catture dei maschi alati, anche i  rilievi sulle neanidi di I eta possono  essere  molto  utili  per  capire  lo  stato  dell’infestazione in  corso  e  per  la rivisitazione del ciclo biologico dell’insetto in un certo ambiente. Questo tipo di rilievi è comunque molto meno immediato e di piiI difficil e attuazione, in quanto le neanidi N i neonate sono di dimensioni molto ridotte e  non vengono attratte da alcun segnale

chimico quale quello del feromone femminile. In questo caso e stato possibile utilizzare

le stesse metodiche di rilevamento in ambedue gi i anni e le trappole che sono state usate sono queue descritte nel paragrafo precedente per le catture dei maschi nel 2003: strisce alte 5 cm di nastro adesivo bianco avvolte attorno ai tronchi di pino previamente scortecciati a circa 1,5 m da terra. Anche per le neanidi N1 sono state apposte 10 bande adesive in ciascuna stazione, posizionate sugli stessi pini da febbraio ad inizio aprile, sia nel primo che nel secondo anno, e controllate ad ogni sopralluogo effettuato per ii controllo  delle  catture  dei  maschi  alati.  Una  volta  finito  il  volo  dei  maschi,  ii

monitoraggio e continuato per tutto aprile e maggio, ogni settimana nd 2002 e ogni 10

15 giorni nd  2003. Le bande su cui veniva riscontrata la presenza di neanidi sono state ogni volta sostituite, prelevate e trasportate in laboratorio dopo aver coperto con del film plastico trasparente la parte spalmata di colla, per evitare che si attaccassero tra di loro.  Ii  conteggio, non  potendo essere effettuato a  mano e  a  occhio  nudo  per  le dimensioni troppo minute di ogni neanide e per l’eccessiva densità con cui esse si ammassano sulle Strisce, è stato fatto calcolando la superficie occupata dalle N        su ogni banda e dividendola poi per la superficie media occupata da una neanide. Per il calcolo delle superfici irregolari si ê proceduto rispettivamente a evidenziare in rosso il loro contomo su ogni banda, scannerizzare le parti evidenziate e calcolarne l’area con una

funzione del programnia Scion Image  per Windows. Non sempre e  stato possibile

utilizzare lo scanner poiché su alcune bande erano troppo numerose moSche e altri ditteri attratti dal colore bianco delle strisce

D) Campionamenti sulle forme immobili e sulle femmine adulte, 2002 -2003

Per confermare anche la presenza di forme inimobili dell’insetto, quali  le neanidi dill eta e le ninfe, o di forme difficilmente rilevabili tramite F impiego di trappole, come le femmine adulte e le preninfe, sono stati effettuati campionamenti di lembi di corteccia

dai pini di ciascuna stazione. Naturalmente in questo modo e  stato possibile annotare i

periodi dell’anno in cui si ritrovano tali stadi della cocciniglia, sempre a! fine della rivisitazione del suo ciclo biologico. Quindi, al primo anno si sono avuti ogni volta 6


campioni separati, ciascuno costituito da diverse s caglie di corteccia, per una superficie di 2-3 dm2, asportate dalle piante piü vicine alle trappole a feromone; i campionamenti sono stati effettuati quasi settimanalmente, ad ogni sopralluogo per ii controllo delle catture dei maschi o delle neanidi       Nel 2003, invece, è stata raddoppiata la superficie di corteccia prelevata da ognuna delle due stazioni, senza badare da quali pini era presa, ed è stata campionata ogni 10-15  giorni da metà gennaio a tutto maggio. I campioni sono stati sempre trasportati i n laboratorio ed esaminati con l’aiuto di un binoculare per ii conteggio delle forme presenti sulle scaglie, sfaldando con le dita o la punta di uno spillo ogni pezzo di corteccia.

E) Esame visivo di forme di M. feytaudi presenti nelle stazioni sperimenta ii

Durante ii 2002 alcuni sopralluoghi nelle stazioni sono stati effettuati circa ogni 15 giorni anche in ottobre, novembre e dicembre, con l’intento di verificare in bosco, senza campionamenti ma semplicemente osservando sotto la corteccia di almeno 10 pi ni di ciascuna  stazione,  che  ii  ciclo  del  Matsucoccus  Si  svolgesse  come  descritto  in bibliografia, soprattutto per   controllare ii momento della fine deli’estivazione delle neanidi  di  I  eta.  Questi  controlli  sono  stati  molto  utili  anche  per  approfondire l’osservazione relativa agli insetti xilofagi secondari apparentemente piü frequenti a Montefalcone e per ottenere del materiale fotografico su di essi. Infatti, Sin dall’inizio del lavoro si era osservata, sui tronchi di molti pini ancora vigorosi e con chio ma verde, la presenza di vistose colature resinose frammiste a rosura, ma non c’era stato modo di accertarsi quale fosse l’insetto responsabile di tale danno. Con i 6 sopralluoghi a fine

2002, contemporaneamente ai controlli sulle cisti, sono stati fatti p erciO rilievi sulle colature ora dette e su galierie nel legno di pini in avanzato stato di deperimento.


F) Sopralluoghi in aree esterne alla riserva

Nel 2003 altri sopralluoghi, in marzo e aprile, ogni due settimane, hanno invece interessato una zona nei pressi della riserva ricoperta da rinnovazione molto densa di pino marittimo, con piante di circa 7 -8 anni ; questo per accertarsi se la cocciniglia sia in grado di attaccare anche piante molto giovani. I sopralluoghi erano finalizzati in particolare  alla  verifica  della  presenza  di  femmine  adulte  con  ovisacchi  sempre effettuata campionando scaglie di corteccia, per un totale di 5 -6 dm2 a volta, da alcuni giovani pinastri che presentavano un sospetto ingiallimento di alcuni getti (fig. 20).

Figura 20. Giovane pino di 7-8 anni con chioma arrossata (al centro della foto) in seguito all’attacco del Matsucoccus (foto Bernardeschi).


Indagini  botaniche e rilievi suhla copertura vegetale della Riserva

Le indagini botaniche Si cnc orientate da un lato nella acquisizione dei dati disponibili in   letteratura  relativi  alla  caratterizzazione  floristico -vegetazionale  della  tenuta, dall’altro alla individuazione di due aree campione rappresentative del contesto vegetazionale, al fine di esaminare eventuali modificazioni nd  tempo della florula e della fisionomia dei popolamenti vegetali.

Per ogni area campione SOflO  State determinate, nella primavera/estate del 2002 e del

2005, le specie presenti in un’area di 0,25 ha e le percentuali di copertura secondo ii metodo abbondanza/dominanza di Braun- Blanquet. Sono quindi state compilate due schede di  rilevamento della  vegetazione, per 1’ annotazione del  tipo  di  formazione vegetale,  della  serie  di  vegetazione  e  della  copertura  vegetale.  In  particolare per quest’ultimo aspetto si ê guardato alla composizione e alla struttura dei van strati che formano il bosco nei punti studiati con l’utilizzo di un ipsometro.

Inoltre per verificare la Situazione paesaggistica al di fuori della Riserva, sono  Stati effettuati, in marzo -aprile 2005, alcuni sopralluoghi nelle zone confinanti e in località Cerretti e le Vedute.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


2000

1800

1600

Text Box: X maschi catturati / stazione1400

1200

1000

800

600

400

200

0

1 III     8 III     18 III   25 III   8 IV     13 IV   23 IV   16 V    24 V    3 VI

date catture




 


800

700

Text Box: X maschi catturati / stazione600

500

400

300

200

100

0

11 II     25 II     10 III   24 III   5 IV     20 IV   30 IV   15 V    29 V

date catture


100

90

Text Box: % maschi catturati in ogni rilievo80

70

60

2002

50

2003

40

30

20

10

0

1          2          3          4          5          6          7          8          9          10

n rilievi


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


10000

Text Box: X neanidi catturate / stazione9000

8000

7000

6000

5000

4000

3000

2000

1000

0


 
24 III   5 IV     20 IV   30 IV   15 V    29 V

date rilievi



 
6000

Text Box: X neanidi catturate / stazione5000

4000

3000

2000

1000

0

25 III   8 IV     13 IV   23 IV   13 V    24 V    3 VI

date rilievi



Text Box: % delle neanidi catturate in ogni rilievo100

90

80

70

60

50

40

30

20

10

0


1          2          3          4          5          6          7

n rilievi


2002

2003



ritidoma troppo in profondità nelle fessure corticali per essere campionate con ii semplice prelievo di scaglie di corteccia. Quindi, dato che prendere campioni di tessuto vivo con presenti le cisti avrebbe significato ogni volta provocare delle vistose ferite sui

pini, e stato preferito, in ambedue gli anni, osservare ad ogni sopralluogo la presenza di

neanidi dill eta direttamente sui tronchi e senza conteggio.  Sin dalla fine di gennaio, tra i pezzi di corteccia sono state invece ritrovate poche centinaia di femmine adulte, senza o con ovisacchi,  piü volte osservate, dopo che avevano ovideposto, in piccoli gruppi fino anche a 10, l’una accanto all’altra (fig. 27); molti anche i bozzoletti, 40 al primo anno e 63 nel 2003, con all’interno ninfe della linea maschile. Femmine con ovisacchi e bozzoletti sono risultate le forme piü facili da individuare grazie alla vistosità delle bianche secrezioni cerose. Nd  conteggiare di volta in volta i sacchi

ovigeri, in tutto nei due anni ne sono stati trovati almeno 520, e stato notato che le uova

sono inizialmente gialle, virano poi ad un colore bianco perlaceo e divengono giall oa­ rancio nei giorni prossimi alla schiusura, quando si iniziano anche a distinguere e intravedere dal corion gli occhi delle neanidi che ne usciranno. Nelle tabb. 5 e  6 vengono riportate le quantità delle forme ritrovate in ogni campione. Da ricordare che in tutti i lembi di corteccia sono state ritrovate alcune forme del fitomizo, qualsiasi fossero

i pini da cui il campione veniva prelevato, e che perciô, si puô affermare che già nel

2002-2003, nelle stazioni seguite, le popolazioni della cocciniglia ayes sero raggiunto una densità prossima a quella della fase di  generalizzazione dell’infestazione. Tale affermazione puô essere supportata anche dai  diversi pinastri morti e dai sintomi, quali chiome arrossate e caduta dei getti, che presentavano molti dei pi ni nelle   vicinanze delle stazioni.

Figura  27.  Gruppo  di  femmine  che  hanno  ovideposto  nella  stessa  fessura  della corteccia.

68


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Text Box: n° individui di ciascuna forma ritrovata140

120


100

80

60

40


ovisacchi vuoti preninfe

ninfe

L2 cistiformi Femminecon ovisacco Femmine adulte Maschi adulti


20

0

19 II   8 III  18 III 25 III  8 IV  13 IV 23 IV 14 V  24 V  3 VI

date campionamenti 2002

Text Box: n° individui di ciascuna forma ritrovata120

100

80        ovisacchi vuoti preninfe

ninfe

60        L2 cistiformi ovisacchi Femmine adulte

40        Maschi adulti

20

0

18 I      31 I      11 II   25 II   10III   25III         5 IV  30 IV  15 V  29 V

date campionamenti 2003


D)  Risultati   dell’esame  visivo   di  forme   di   M.  feytaudi  presenti   nelle   stazioni sperimentali

Nei 6 sopralluoghi bisettimanali di ottobre, novembre e dicembre 2002, l’osservazione

delle neanidi in bosco ha permesso di constatare che già ad inizio ottobre l’insetto era passato al secondo stadio neanidale in tutte le stazioni e in tutte le piante controllate, con possibilità di distinguere abbastanza bene quelli che sono gli individui della linea maschile da quelli della linea feniminile. Tuttavia, durante ii resto del mese e nei due

sopralluoghi di novembre e  stato osservato un visibile accrescimento delle cisti di

ambedue le linee sessuali, mentre a inizio dicembre erano apparse le prime esuvie di cisti della linea maschile e anche i bozzoletti con le ninfe. Le neanidi N 2  della linea femminile avevano invece dato origine alle femmine adulte a partire dalla metà di gennaio, circa 20 giorni dopo la fine dei controlli di dicembre.

Riguardo gli xilofagi implicati nel deperimento dei pini, dopo il prelievo e trasporto in laboratorio di alcune larve estratte da gallerie da cui si dipartivano le colature resinose, esse sono state ri conosciute come larve del Lepidottero Ficitide Dioryctria  sylvestrella, xilofago dunque visibilmente abbondante nella riserva. Nei fusti dci pini morenti sono invece stati individuati abbastanza facilmente adulti dei Coleotteri  Pissodes  notatus (Curculionidae) e Ips sexdentatus (Scolitidae) e sempre con una certa frequenza, larve di Monochamus galloprovincialis (Cerambicidae) (fig. 30).

Mentre nelle pinete liguri sembra che lo xilofago piu frequente sia ii  Pissodes  notatus (Binazzi e Covassi, 1989), a Montefalcone, e piü in generale nel comprensorio delle Cerbaie, ad un primo esame visivo si direbbe che di gran lunga superiore era la presenza della  Dioryctria    sylvestrella          che,  inoltre,  sembra  danneggiare  anche  molto  piü seriamente del Coleottero i pini ancor a in buono stato vegetativo e senza chiome che presentano arrossamenti, intervenendo quindi in  uno stadio abbastanza precoce del processo di deperimento delle conifere attaccate dal fitomizo. Inoltre, è stato osservato che  tra  la  corteccia  di  tutti  i  fusti  su  cui  sono  visibili le  colature provocate dal Lepidottero si ritrovavano anche  le cisti o gli ovisacchi di  Matsucoccus. Riguardo ai Coleotteri trovati è invece criticabile la decisione presa dal Corpo Forestale di lasciare in bosco la grande maggioranza dci pini morti, sia ancora in piedi che crollati a terra, che potrebbero portare ad un preoccupante aumento delle popolazioni almeno delle tre specie osservate, le quali già si individuavano con grande facilità.


 

 
a)         b)

C)       

d)        

Figura 30. a, larve di Monochamus galloprovincialis estratte dalle loro celle in fusti di pini morenti. b, colature di resina provocate da larve di Dioryctria sylvestrella su un grosso pino. c, adulti di Ips sexdentatus. d, adulto di Pissodes notatus (foto Antonelli)


 
100

90

80

70

60

Femmine adulte

Text Box: n50        Femmine con ovisacco ninfe

40

30

20

10

0

8 III     23 III   9 IV     24 IV

date rilievi


Ii grafico di fig. 31, costruito con ii numero delle forme ritrovate nei campioni di corteccia dei giovani pini, mostra di nuovo come la fine di marzo e l’inizio di aprile siano i periodi in cui la presenza delle femmine pareva molto abbondante e che le ovideposizioni, gia ad inizio marzo, erano quasi al culmine.

F) Ricostruzione del ciclo biologico del Matsucoccus feytaudi

In base a quanto osservato da tutti i risultati dei rilievi entomologici, è stato possibile ricostruire ii ciclo biologico del fitomizo nella Riserv a di Montefalcone, e quindi nel comprensorio delle Cerbaie (fig. 32). Infatti, ogni tipo di rilievo ha fornito informazioni sui periodi dell’anno in cui sono presenti le vane forme dell’insetto.

Grazie alle catture sia con trappole a feromone sia con band e adesive, e grazie al prelievo di  campioni di  corteccia, si  ê  visto che  nei  due  anni  di  rilievi i  maschi iniziavano  a  sfarfallare  nella  seconda  metà  di  gennaio,  raggiungendo la  massima intensita del loro volo tra febbraio e marzo e protraendo poi la loro presenza, sempre piü esigua  di  settimana in  settimana, fino  alla  metà  di  maggio. Oltre  all’inizio dello sfarfallamento dei maschi, i campioni di corteccia hanno permesso   di notare che le

prime femmine comiciavano la loro comparsa nella seconda quindicina  di gennaio, o


pochi  giorni  prima,  rimanendo

Montefalcone i  primi ovisacchi

 
fecondate  in

Si   SOflO   trovati

breve  arco  di  tempo  poiché  a gia  ii  17  gennaio. La  presenza di


femmine che avevano deposto le uova  andava  aumentando fino  ad inizio  aprile,  data dopo la quale la maggior parte di esse moriva. Le uova erano presenti da metà gennaio a fine aprile; dopo sono stati trovati solo ovisacchi vuoti. La presenza delle preninfe copriva sicuramente ii periodo da metà gennaio a fine marzo e, in seguito, i bozzole tti,

con ninfe vitali all’interno, continuavano ad essere reperibili fino ad inizio aprile. Con i


rilievi effettuati sulle neanidi mobili di I eta si ê invece potuto iniziavano a comparire nei primi giorni di aprile, raggiungendo

osservare  che  queste

 
pi cco di massima


intensita della loro comparsa alla fine del medesimo mese e terminando ii periodo della loro presenza negli ultimi di maggio. Dai controlli in bosco sulle neanidi N 2   che venivano fatti contemporaneamente ai campionamenti di corteccia, quindi  da gennaio­ febbraio a inizio giugno, e da quelli svolti invece in ottobre, novembre e dicembre del

2002, si ê osservato che già nei primi giorni di ottobre l’estivazione delle neanidi dii eta era terminata e si potevano distinguere cisti della linea masc hue e femminile. Le prime, a dicembre cominciavano a dar origine alle preninfe, come lasciavano supporre i ritrovamenti di bozzoletti con ninfe sempre nella prima decade di dicembre del 2002.


 
Dunque, preninfe e ninfe, ricordando anche i risultati dei camp ionamenti, si trovavano da dicembre ad almeno tutto marzo. Mentre sembra che la maggior parte delle cisti maschili mutassero durante dicembre, da queue  della linea feinminile, le feinmine adulte comparivano sempre piü numerose da gennaio in poi e perciO le cisti femminili erano presenti fino a buona parte di marzo.

G         F          M        A         M        G         L          A         S          0          N         D Figura 32. Rappresentazione schematica del ciclo biologico del Matsucoccusfeytaudi

Ducasse osservato nelle Riserva di Montefalcone. In giallo e evidenziata la parte del

ciclo comune ad ambedue le linee sessuali mentre in blu e verde sono rispettivamente

segnati gli stadi relativi alla linea maschile e a quella femminile.

Con quanto ottenuto, la rivisitazione del ciclo biologico della cocciniglia conferma che anche nelle Cerbaie essa compie una sola generazione all’anno e che, in un confronto con quello riportato in bibliografia (Binazzi e Covassi, 1989), osservato nelle pinete liguri di Ponente, Si   pUO   notare che i periodi in cui compaiono e cessano di essere presenti certe forme sono anticipati di circa 10-15 giorni.


In particolare ciô vale per le femmine, le uova, le neanidi N i  mobili, i maschi alati e per preninfe e ninfe.

Risultati delle indagini  botaniche e del rilievi sulla copertura vegetale

I dati geobotanici reperiti sulla t enuta in letteratura, Si  SOflO rilevati piuttosto esausistivi, soprattutto per quanto riguarda la storia del governo forestale della medesima. Pri dati conoscitivi attuali, invece, si ê rivelata utile la consultazione della Carta Forestale della Tenuta di Montefalcone, in elaborazione presso ii Corpo Forestale dello Stato, la quale ha permesso una prima restituzione cartografica delle coperture forestali (fig. 33).

La  carta  tematica  rivela  gli  aspetti  preponderanti  dei  popolamenti  vegetazionali autoctoni della tenuta, rappresentati da querceti misti di caducifoglie con cerro, rovere, farnia e carpino bianco. Questa tipologia di base, con le sue diverse varianti edafiche, rappresenta la futura vegetazione potenziale dell’area di studio (Arrigoni, 1997). Attualmente la fustaia di P. pinaster ricopre circa 1/3 dell’intera superficie boscata della tenuta (150 ha circa), mentre escludendo i quasi 50 ha colpiti da incendio, la restante

parte e ricoperta da querceti misti. D’altro canto i rilevamenti effettuati nd  2 002 nelle

due aree campione hanno rivelato che le specie dominanti o codominanti dello Strato arboreo, assieme al soprassuolo arbustivo ed erbaceo, sembrano appunto essere rappresentate principalmente da entità tipiche del querceto misto (Tab. 8).

Le due stazioni presentano formazioni vegetali leggermente diverse; l’una un ceduo di latifoglie coniferato e 1’ altra una cerreta coniferata avviata all’alto fusto. Ambedue le formazioni appartengono alla Serie del  cerro  e  l’unica conifera frammista è  il  P. pinaster, che comunque occupa sempre gli strati vegetazionali piü alti. Nella stazione del  ceduo  di  latifoglie  coniferato,  nd   2002,  le  piante  piü  alte,  soprattutto  pini, risultavano di un’altezza media di 20 m e andavano a formare uno strato dominante in cui si trovano solo cerro (Q. cerris) e pinastro. Al di sotto vegetavano ornielli (F. ornus) e ancora cern, mediamente sui 10 m, mentre piü in basso, tra i 2 e i 5 m erano presenti corbezzolo (A.  unedo  L.) e enica (Erica  arborea  L.). Nello scarso sottobosco che preSentava un solo strato con altezza media di 20 cm, sopra il quale si trovavano rade felci (Pteridium aquilinum (L.) Kuhn), oltre alle giovani plantule degli alberi ora detti si ritrovavano le seguenti specie: Ruscus aculeatus L., Viola riviniana Reichenb, Carex flacca Schreber, Acer  campestris  L.,  Hedera elix  L.,  Prunella vulgaris  L.,  Rubia

peregrina L., Danthonia decumbens (L.) D.C., Bromus hordaceus L., Rubus ulmifolius


Schott, Rubus hirtus Walldst et Kit,  Laurus nobilis   scoparia L., Cytisus scoparius L..


Potentilla erecta   Erica



 

 

 

 

 

 

 

 


loro dintorni, Si pUO dire che ii pino marittimo è ormai assente nello strato di vegetazione che va dai 10 ai 15 m e che Si    almeno dimezzata la sua presenza nel piano dominante fino ai 25 m.

La contrazione che si e verificata nella percentuale di copertura esercitata dalla conifera

nei  piani  alti  ha  deciSamente favorito  le  latifoglie  Sottostanti  e  alcune  Specie   de 1 sottobosco. Nel 2005, le chiome dei cern,  e Soprattutto degli ornielli, Sono riSultate piü alte e piü espanse, così come queue delle eriche e dei pochi ciavardelli, divenendo quasi lo  strato vegetale principale in termini di copertura. Nd  sottobosco s ono invece piti diffuSe le felci, è leggermente aumentato ii novellame di cerro ed orniello, ma anche di pino, e Si SOflO espanse le Specie erbacee

Quindi, negli anni a venire, è possibile immaginare uno sviluppo sempre maggiore delle latifoglie ancora dominate, almeno negli strati piü alti dci piani forestali,    dal pino marittimo, che si trova non solo nelle due stazioni seguite ma SU  tutti  i piani alti del bosco.

Tuttavia, contemporaneamente, e da registrare una scarsa  rinnovazione da parte dell e

latifoglie, non legata a problemi riproduttivi o germinativi, ma all’elevato  pabulum degli ungulati selvatici preSenti nelle tenuta, che impediscono lo sviluppo del novellame. Diversa invece è la Situazione al di fuori di Montefalcone, dove, da quanto co nstatato nei sopralluoghi del 2005, ampi tratti delle pinete hanno subito forti diradamenti o comunque interventi di abbattimento previsti dalla lotta obbligatonia al fitomizo (fig.

35). In mancanza di un conSistente contingente pregresso di querce caducifoglie, ciô ha determinato, insieme alle normali operazioni di taglio e alle zone colpite da incendio (fig. 34) ,un forte cambiamento del paesaggio che Si presenta in vane aree quasi pnivo di soprassuolo o nicoperto soltanto da una fitta ninnovazione di pinastro.


 
a         

b

Figura 34. a, b, due aspetti molto simili di un’area colpita da incendio nei pressi di Montefalcone. La rinnovazione di pino marittimo è abbondantissima e lascia spazio a poche altre specie.


a)        

Figura 35. a, area sottoposta a taglio fitosanitario in località Parco Robinson, a ridosso della Riserva di Montefalcone. b, pineta all’interno della riserva in cui non è stato effettuato nessun intervento selvicolturale


Conclusioni

Nel  contesto  ambientale  della  Toscana  ii  pianalto  delle  Cerbaie  rappresenta  una condizione molto particolare, non solo per l’importante presenza di specie vegetali mesofile  e  igrofile  piü  tipiche  dell’Appennino,  ma  anche  per  ii  degrado  che recentemente hanno subito le estese pinete di pino marittimo del comprensorio a causa dell’introduzione della cocciniglia corticicola Matsucoccusfeytaudi, un fitomizo che ii deperimento rapido e irriversebile della conifera. Nel presente lavoro di tesi, svolto nella Riserva naturale di Montefalcone, si ê indagato per un biennio sulla biologia deli’insetto ed è  stata esaminata in due aree campione la situazione dei soprassuoli forestali conseguente agli attacchi della cocciniglia.

L’insieme di tutti i rilievi entomo logici ha permesso la ricostruzione del ciclo svolto dal fitomizo negli ambienti delle Cerbaie e quindi una comparazione con quanto riportato in

bibliografia per la Liguria, rispetto al quale e risultato essere anticipato in diverse fasi di

almeno 10 giorni. Inoltre, la facilità con cui è stato reperito ii Matsucoccus in qualsiasi campione e le catture sia di maschi che di neanidi mobili, avvenute in tutte le stazioni, lasciano  supporre  che  già  nd          2003  l’infestazione  aveva  raggiunto  la  fase  di generalizzazione o era prossima a farlo.

Ciô puô essere confermato da quanto verificato durante i rilievi botanici del 2005 in cui è stato accertato che nell’arco di 2-3 anni sono morti molti dei pini che costituivano lo strato vegetale dominante delle due aree camp ione, determinando una forte riduzione della copertura che esso esercitava sulle latifoglie sottostanti. Quest’ultime sono state particolarmente favorite dalla contrazione subita dal pino e ad oggi rappresentano quasi

lo strato           vegetale principale in term mi di copertura. Quindi, negli anni a venire è

possibile immaginare nella Riserva uno  sviluppo sempre maggiore delle  latifoglie tuttora dominate in parte dal pino marittimo, essenza che sembra invece destinata a subire una drastica riduzione non solo a Mo ntefalcone, ma in tutta l’area delle Cerbaie, dove,  dall’anno 2001,  si  ê  assistito ad  un  progressivo incremento della superficie boscata sottoposta a taglio fitosanitario. Ii futuro della conifera è reso ancora piü incerto

dalla conferma che il M  feytaudi  e risultato capace di colonizzare anche giovani pinastri

di 7-8 anni, i  quali dunque, difficilmente rimarranno in vita fino alla maturita. PerciO al di fuori della Riserva quei proprietari che ancora considerano ii pino marittimo l’unica fonte di reddito utile fornita dal bosco, dovranno a breve termine valutare la reale convenienza di continuare a puntare su questa specie, non solo perché al momento seriamente  minacciata  dalla  presenza  della  cocciniglia  corticicola,  ma  anche  in


considerazione del fatto ch e sul mercato ii legname di pinastro sembra in crisi per la pressante concorrenza dei legnami di origine scandinava o nordeuropea.

Favorire ii reisendiamento delle latifoglie del querceto misto, così come sta accadendo in modo naturale a Montefalcone, rim ane sicuramente la proposta gestionale di piü facile attuazione e di minor impatto ambientale, essendo queste tutte essenze forestali già presenti in molti dei piani dominati delle pinete.

Riguardo la problematica relativa al  M   feytaudi,  la cui diffusione sta aumentando di anno in anno nella regione Toscana, ulteriori studi sulle tecniche di mass trapping e di richiamo  o  aggregazione  degli  antagonisti  naturali  potrebbero  aumentare  la  loro efficienza nel controllo dell’insetto, andando cosI a rappresentare un utile strumento di lotta biologica. Sempre in questo ambito, non si puO escludere che piü approfondite ricerche sui limitatori del Matsucoccus, soprattutto nelle aree di origine, consentano di trovare  specie in  grado  di  acclimatarsi nei  nostri ambienti   e  contrastare anche  la cocciniglia del pino marittimo. Questo tipo di intervento si ê già verificato per diversi altri insetti dannosi di provenienza esotica e recente introduzione. Da ricordare infine

che  il  fitomizo  in  questione  e  arrivato  nella  zona  del le  Cerbaie  presumibilmente

attraverso il trasporto di  legname infetto. Questo aspetto richiama l’attenzione sul crescente rischio di introduzione di insetti esotici apportato dal continuo aumento di scambio di merci provenienti da tutto il mondo. In consid erazione di cia, in futuro sara importante prestare, nei limiti di quanto possibile, una maggiore attenzione nei controlli del materiale vegetale in entrata nel Paese e intervenire con tempestività in quelle situazioni di introduzione già avvenuta. Sarebbe quindi auspicabile un aumento delle risorse  destinate  al  potenziamento  degli  organi  predisposti  ad  intervenire  sulla problematica, ovvero i Servizi Fitosanitari di ogni regione, e di quelle utilizzate nella sensibilizzazione degli operatori del settore ag ricolo e forestale, che tramite accurate campagne di aggiornamento potrebbero piü efficacemente arginare in parte la diffusione di  entità  biotiche di  origine  esotica,  le  quali,  comunque,  rimangono  sempre  solo parzialmente controllabili dall’uomo a causa della loro elevata mobilita.


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Appunti su: roversi@iszait mail, entomologia agraria dispense,







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