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Piano di assetto idrogeologico del fiume Magra: sintesi dei contenuti




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Piano di assetto idrogeologico del fiume Magra: sintesi dei contenuti.



Lo studio della cassa di laminazione, oggetto del presente lavoro di tesi, rientra nell’insieme degli interventi previsti dal Piano di Assetto idrogeologico del fiume Magra.

Per effettuare un’analisi dettagliata delle problematiche che vengono affrontate dal piano è quindi necessario conoscerne le finalità.

Adottato  dal  Comitato  Istituzionale  con  Delibera  n.  180  (27  aprile  2006)  e  redatto  in attuazione come disposto dall’articolo 1 comma 1del Decreto Legge n° 180 (11 giugno 1998), esso costituisce il Piano Stralcio di Bacino, ai sensi dell’art. 17 comma 6ter della Legge n.

183 (18 maggio 1989), ovvero “Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo”.

Tale  Piano  persegue  il  fine  di  difendere  il  suolo  e  la  rete  idrografica,  di  migliorare  le condizioni di stabilità dei versanti, di recuperare le aree interessate da particolari fenomeni di dissesto e degrado, di mitigare il rischio idraulico contenendo i picchi di piena, di salvaguardare e valorizzare gli assetti naturali e di ripascere gli arenili presenti nel bacino idrografico.

Tali finalità vengono raggiunte con azioni d’intervento mirate, riconducibili in sintesi alle seguenti:

           aumento dell’efficienza idrogeologica del suolo e del soprassuolo e della capacità di ritenzione delle acque di pioggia;

    produzione controllata di sedimenti e salvaguardia della continuità del trasporto solido;

    consolidamento delle aree in dissesto su cui insistono insediamenti umani;

           creazione di una fascia di riassetto fluviale, comprensiva dell’alveo attuale, delle aree di pertinenza fluviale e di quelle necessarie per l’adeguamento del corso d’acqua;

           incremento dell’ampiezza degli ambiti di fitodepurazione, stabilizzazione delle sponde, ed evoluzione delle dinamiche fluviali;

           realizzazione di nuovi insediamenti umani al di fuori delle aree in dissesto, nonché di quelle inondabili e di pertinenza fluviale;


           promozione di attività di riqualificazione ambientale dei versanti e della fascia di riassetto fluviale;

                                    salvaguardia    dell’integrità     delle        risorse             idriche,                        contrastando    in        particolare             la salinizzazione delle falde acquifere.

Per  definire  correttamente  le  aree  verso  cui  indirizzare  tali  interventi,  il  PAI  procede all’analisi accurata del territorio, svolta mediante l’azione di perimetrazione delle aree a differente grado di pericolosità (idraulico-geomorfologico) e di rischio.

Prima di procedere ulteriormente è quindi opportuno definire i due fattori fondamentali che rendono possibile tale analisi: il fattore pericolosità e il fattore rischio.

Il primo indica la probabilità di accadimento di un determinato fenomeno potenziale (in campo idraulico è un evento di piena, in campo geomorfologico è un dissesto) ma non delinea la probabilità di un danneggiamento conseguente, contemplato invece dal secondo parametro di analisi, cioè il rischio R, espresso dalla seguente espressione:

R = P x E x V                                                                                                                       (1.1) In cui P è la pericolosità, E sono gli Elementi a rischio, come popolazione, proprietà, attività

economiche e V è la “vulnerabilità”, definita come “grado di perdita, secondo una scala compresa fra 0 (nessuna perdita) a 1 (perdita totale).

Avendo definito tali strumenti è possibile enunciare le diverse fasi elaborate dai Piani di

Bacino e volte alla realizzazione della carta del rischio. Le fasi di tale processo, sono:




FASE 1 - Individuazione e caratterizzazione dell’ambito fisico oggetto di studio: tale fase è finalizzata alla costruzione del quadro conoscitivo di base per la definizione del reticolo idrografico, il bacino principale e i sottobacini oggetto di studio, nonché la predisposizione dei dati necessari alle elaborazioni previste nelle fasi successive.

FASE 2 - analisi idrologica: è finalizzata alla determinazione degli eventi di piena e alla probabilità che tali eventi possano verificarsi per ciascuna sezione di interesse (analisi della probabilità).

FASE 3 - modellazione idraulica in alveo e nelle aree inondate: è finalizzata alla determinazione dei livelli idrici associati agli eventi di piena definiti nella FASE 2, per ciascuna sezione del tronco fluviale considerato, nonché alla valutazione dei volumi d’acqua tracimabili dalle strutture di contenimento della corrente in alveo.

FASE 4 - mappatura delle aree inondabili: è finalizzato alla delimitazione delle aree inondate.

FASE 5 - mappatura del rischio idraulico: è finalizzato alla realizzazione delle carte di rischio ottenuta per sovrapposizione tra gli Elementi a Rischio (definiti in base all’equazione

1.1) e la mappa delle Aree Inondabili (FASE 4).


Le zone a rischio idraulico vengono poi cartografate in scala 1: 10.000 (fig. 1.1.1).

Figura 1.1.1: carta del rischio idraulico scala 1: 10.000

La figura 1.1.2 evidenzia un estratto della carta del rischio idraulico, mostrando le aree comprese tra i centri abitati di Pontremoli ed Aulla.

Evidenziate in colore rosso si identificano le zone a rischio elevato, mentre le arancioni e le gialle quelle a rischio minore.

Con il colore celeste si evidenzia infine l’alveo del fiume Magra e dei suoi affluenti.

Figura 1.1.2: estratto della carta del rischio idraulico

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