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Unit cronostratigrafiche di Vulcanello




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Unit cronostratigrafiche di Vulcanello



Le sezioni studiate a Vulcanello (fig. 1) sono di particolare interesse poich mettono in mostra non solo i depositi di Vulcanello e i rapporti stratigrafici dei prodotti che hanno formato la piccola penisola ma anche i depositi provenienti dalla vicina Fossa e dal M.te Pilato di Lipari. La sezione pi completa dove affiorano in sequenza le tre Unit Eruttive di Vulcanello Palm10 che verr divisa e analizzata in dettaglio secondo i capitoli descrittivi delle tre unit. In un capitolo separato saranno descritte e correlate le altre sezioni di interesse analizzate.

1:25000

 
Fig. 1 Penisola di Vulcanello. I punti indicano sia le sezioni studiate sia i punti dove sono stati prelevati i campioni per analisi SEM e XRF.


Le relazioni tra i tephra di Vulcanello e quelli della Fossa sono state utilmente approfondite utilizzando alcune sezioni naturali e numerose trincee scavate in diversi settori della piattaforma lavica e allinterno dei crateri dei coni di Vulcanello. Quello che risulta innovativo in queste indagini lutilizzo pi accurato della tephro-cronologia per lo studio di depositi fino ad oggi non indagati. Lintroduzione inoltre di dati di geologia marina (vedi in seguito cap. 5.3) ha permesso di definire in modo pi accurato la provenienza delle lave di Vulcanello attraverso lanalisi chimico-petrografica.

1. Unit cronostratigrafica di Vulcanello I

Il cono orientale (cono I) ha tipica struttura ben visibile nella sezione naturale (fig. 2) del fianco di NE in parte eroso dallazione del mare. Si distinguono almeno due colate laviche e numerosi livelli di materiale piroclastico scoriaceo (Bini et al., 1973). La piattaforma lavica opera dellattivit del cono orientale e fa parte della stessa unit cronostratigrafica., in disaccordo con Bini et al., (1973) che afferma che la costruzione del plateau ad opera del cono centrale (vedi cap.

4)

Fig 2 La foto mostra la falesia naturale del fianco nord-orientale del conetto I demolito dallazione del mare. a: lapilli tuff scoriacei ben stratificati che compongono il corpo del conetto I cui si intercalano le colate a1 che vanno a formare il plateau lavico di Vulcanello. b: scorie

rossastre dellattivit eruttiva del conetto II ben visibili in cima al conetto I. c: depositi di lapilli tuff

ben stratificati dellattivit eruttiva del conetto III. Le frecce indicano il dicco subverticale orientato

E-W.

La sezione tipo Palm10 (fig. 3) si trova vicino al mare nella parte nord- orientale della penisola a sud della falesia naturale del conetto I. Laffioramento,


parzialmente esposto, stato approfondito fino a raggiungere le lave del plateau. Alla base presente un livello di 2-3 cm di cenere fine rimaneggiata debolmente ossidato che contiene schegge vetrose laviche. Segue un banco di 18-20 cm (a, fig. 3) formato da livelli alternati millimetrico-centimetrici di ceneri fini e grossolane nere seguite da un livello cineritico grossolano di 2-4 cm di spessore (b, fig. 3)) deformato dallimpatto di una bomba.

 
25

20

Text Box: Wt%15

10

5

0

-3,0 -2,0 -1,0 0,0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0

D (o)

25

Rvulc07-23a

20

Text Box: Wt%15

10

5

0

-2,5 -1,5 -0,5 0,5 1,5 2,5 3,5 4,5 >6

D (o)

 
Fig.3 La foto di sinistra mostra la sequenza stratigrafica presente nella sezione tipo Palm10 con adiacente il log rappresentativo della sezione. Notare come il livello b deformato dallimpatto di una bomba scoriacea. Le linee tratteggiate rosse dividono le unit cronostratigrafiche che caratterizzano lattivit dei tre coni. Gli istogrammi a lato sono il risultato dellanalisi granulometrica effettuata sui due livelli cineritici campionati.

Questo livello stato campionato (Rvulc07-23a) per analisi granulometrica e analisi dei vetri al SEM (vedi in seguito). La bomba (Rvulc07-23c) si presenta scoriacea, nera, microvescicolata di circa 30 cm di diametro con una sottile crosta esterna meno vescicolata di colore leggermente pi chiaro. Contiene


microfenocristalli di pirosseno con dimensioni che non superano i 3 mm e subordinati fenocristalli di plagioclasio con dimensioni che raggiungono il centimetro. Chimicamente il campione ha una composizione shoshonitica (vedi diagramma classificativi TAS in figura 21). La successione continua con un livello di 10-12 cm (c, fig. 3) formato da ceneri fini che presentano allinterno clasti pi grossolani millimetrici molto vescicolati e piccoli frammenti lavici vetrosi. Segue un livello ceneritico a granulometria grossolana di 3-5 cm di spessore (d, fig. 3) anchesso campionato (Rvulc07-23b). Al di sopra si imposta un banco di 7-10 cm di ceneri grossolane scure (e, fig. 3) che presenta al tetto due livelli siltosi fini e di colore pi chiaro di 1 cm di spessore. Si passa ad un banco di 30 cm di spessore (f, fig. 3), sottilmente laminato a stratificazione incrociata, composto da cenere fine rimaneggiata. Con questo banco cineritico si conclude lUnit eruttiva Vulcanello I del cono orientale (cono I).

Lanalisi granulometrica effettuata sui due campioni cineritici Rvulc07-

23a/23b mostra come gli istogrammi risultanti siano caratterizzati da un andamento unimodale che deriva da una buona selezione granulometrica dei clasti (fig. 3).

Oltre alla granulometria sono state effettuate suddivisioni in componenti costituenti.

La componente juvenile formata da clasti generalmente di colore grigio- scuro o ocra-scuro con forma subrotondeggiante e vario grado di vescicolazione da poco marcata a marcata con bolle subsferiche o irregolari. Presentano microliti di Pirosseno (fig. 7).

I cristalli sciolti sono una categoria rilevante per le classi granulometriche pi piccole. Si trovano, maggiori in abbondanza, fenocristalli anche di medie dimensioni (3mm)di pirosseno, subordinato plagioclasio e rara olivina.

I litici si presentano poco vescicolati, molto spesso arrotondati, di colore

grigio-scuro, subordinatamente grigio-chiaro, ricchi in microliti. Hanno struttura porfirica con fenocristalli di pirosseno, plagioclasio olivina. Sono presenti, in quantit ridotte, clasti quarzitici metamorfosati che probabilmente provengono dal basamento sedimentario giurassico-quaternario (vedi anche fig. 1.2, Cap.1) .



Rvulc07-23a

20

15


cristalli

juvenile 20

lave

litici 15


Rvulc07-23b


cristalli juvenile lave litici


Text Box: Wt%Text Box: Wt%10 10

5 5


0

-2,5 -1,5 -0,5 0,5 1,5 2,5 3,5 4,5 >6

D (o)


0

-3,0 -2,0 -1,0 0,0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0

D (o)


 

 
Fig. 4 Gli istogrammi rappresentati in figura mostrano i risultati dellanalisi dei componenti dei due campioni compiuta sulle classi granulometriche comprese tra 8 mm (-2,5 φ) e 1 mm (0,5 φ). La suddivisione delle colonnine dellistogramma indica le quantit relative dei componenti per ogni classe granulometrica.

La categoria clasti lavici, nonostante la ridotta freschezza dei grani, stata comunque distinta dai litici ss per le differenze morfologiche e tessiturali. la componente predominante e mostra un marcato aspetto scoriaceo e microcristallino. I clasti sono di colore grigio-scuro o nero-rossastro, sono vescicolati con bolle subsferiche e presentano pochi cristalli di pirosseno.


Durante losservazione delle ceneri allo stereomicroscopio sono state notati dei piccoli cristalli tondeggianti e aspetto lattiginoso visibili sia sulle superfici esterne dei clasti che al loro interno (figg. 5 e 7). I cristalli sono presenti per tutte le categorie anche se sono in abbondanza maggiore nei litici e nei clasti lavici. Questi oggetti sono stati interpretati come dei microcristalli di leucite in accordo con i dati di letteratura che descrivono il chimismo dei prodotti di Vulcanello caratterizzato dalla presenza di leucite (Bini et al., 1973; Keller, 1980.


1 mm

 
Fig. 5 La foto mostra un clasto di materiale juvenile del campione Rvulc07-

23b che presenta cristalli di leucite

analcimizzata.


Per caratterizzare questi microcristalli stato fatto un diffrattogramma con diffrattometro Bragg Brentano a scansione 4-70, filtro al Nickel e radiazione CuKα. I picchi mostrati in figura 6 evidenziano il comportamento di ogni fase minerale al bombardamento a Raggi-X del materiale analizzato. Il chimismo delle microsferule bianco-lattiginose coerente con la composizione dellanalcime, un foide ricco in Na2O che si forma a scapito del K2O presente nella leucite. Questa composizione conferma le analisi microscopiche condotte sulle lave del plateau di Vulcanello (vedi in seguito, cap. 5) che evidenziano come la leucite presente in pasta di fondo e in quantit rilevanti (~10%) sia quasi completamente sostituita dallanalcime e si presenti ormai sotto forma di minuscoli granuli relitti.

Fig. 6 La figura mostra un diffrattogramma riguardante le ceneri del campione Rvulc07-23b. In ascissa rappresentato il valore angolare, in ordinata lintensit del bombardamento a raggi X.

Lanalisi dei vetri dei clasti juvenili delle ceneri (analisi al SEM) ha dato composizioni tefrifonolitiche. Per il diagramma classificativo TAS vedi figura 21, per le analisi chimiche vedi in appendice III.


Fig. 7 La foto di sinistra mostra un clasto di materiale juvenile del campione Rvulc07-23b con vescicole subrotondeggianti solo a tratti coalescenti. Nella foto accanto mostrato un particolare del clasto juvenile dove sono presenti due cristalli di leucite analcimizzata, uno in alto a sinistra, laltro in basso a destra.

Alla luce del lavoro svolto e delle evidenze di campagna riscontrate si pu affermare quindi che lattivit eruttiva del cono orientale non si conclusa con la colata lavica terminale a focacce scoriacee (Bini et al., 1973) come spesso affermato in letteratura ma proseguita almeno con un'altra fase piroclastica che ha permesso laccumulo di ceneri fini e grossolane al di sopra dellultima colata, affioranti chiaramente nella sezione Palm 10 sopra descritta (fig. 3).

2 Unit cronostratigrafica di Vulcanello II

Nella sequenza della sezione tipo Palm10 (fig. 8), al di sopra delle ceneri rimaneggiate grigie di Vulcanello I, visibile un livello marrone (g) di 10 cm di spessore, ossidato, eterogeneo formato da cenere fine e grossolana, pomici e litici di dimensioni centimetriche (3-4 cm). Segue uno strato di 20 cm (h) composto da materiale pomiceo di colore dorato e forma allungata dei clasti, complessivamente ben classato con clasti che raggiungono le dimensioni massime di 2-3 cm. Questo tephra pomiceo stato denominato Tephra Oro (fig.

9) proprio per la sua colorazione: i singoli clasti si presentano spesso allungati e vescicolati con vescicole tubulari stirate, spesso con strutture fluidali e sottili setti di divisione. I clasti hanno bassa porfiricit e i cristalli presenti sono in gran parte pirosseni subordinatamente plagioclasio e rari cristalli di olivina.


Fig. 8 La foto grande mostra un ingrandimento della parte alta della sezione tipo Palm10, i livelli che compongono lUnit cronostratigrafica di Vulcanello II sono il livello g e h.

Il sito in esame, una depressione al piede del cono I, ha permesso la deposizione e la conservazione dei piroclasti delle tre attivit eruttive dei coni di Vulcanello e in particolare del Tephra Oro che stato osservato in questo luogo. Nonostante le numerose buche scavate e le sezioni esaminate non stato possibile rinvenire da nessunaltra parte della penisola questo deposito. La sua origine legata allattivit del cono centrale (Unit cronostratigrafica Vulcanello II) come confermato dalla presenza degli stessi clasti pomicei stirati allinterno del materiale che compone il cono stesso.

 
La formazione del cono centrale ha largamente riempito il cratere del cono orientale (cono I). La sezione naturale (Palm18), orientata N-S (fig. 10), mostra i prodotti del cono II che appoggiano in discordanza sul pendio


del cono I. Questa parte di materiale piroclastico ha uno spessore di circa dodici metri alla base del cono e diminuisce salendo verso il cratere dove lo spessore si attesta a circa un metro.


1 mm

Fig. 9 Tephra pomiceo rinvenuto in

Palm10, denominato Tephra Oro.


La sequenza presenta alla base depositi in facies di breccia (a, fig. 10), mal classati, formati da litici e scorie che possono raggiungere anche i 30-40 cm di diametro organizzati in banchi pi o meno coerenti. Allinterno si trovano dei livelli centimetrico-decimentrici ben classati formati anchessi da scorie e litici di dimensioni centimetriche. Questi depositi rimaneggiati appartengono ancora allattivit del cono I.

c

b

a

 
Fig. 10 La sezione Palm18 in foto rappresenta i prodotti di formazione del cono II che si imposta sul cono I obliterandone parzialmente il cratere. La scarpata ha uno spessore di circa 12 m alla base e diminuisce fino quasi ad annullarsi verso il vent. La linea tratteggiata rossa divide i depositi del cono II da quelli del cono I. Le due linee bianche delimitano la stratificazione del materiale rimaneggiato appartenente al cono I in discordanza con i livelli piroclastici del cono II. a: depositi in facies di breccia formati da litici e scorie; b: strato marrone-rossastro ossidato in facies di breccia con litici e scorie in matrice cineritica; c: deposito composto da scorie e bombe scoriacee nere o grigie centimetrico-decimetriche vescicolate con vescicole subtondeggianti immerse in una matrice cineritica grossolana.

Al di sopra poggia in discordanza uno strato marrone-rossastro ossidato (b, fig. 10) di 20 cm che rimane a spessore costante per tutta la lunghezza della falesia. Questo livello appare come un deposito in facies di breccia con litici anche di medie dimensioni ( 10-12 cm) e scorie in matrice cineritica. Segue il deposito volumetricamente pi significativo (c, fig. 10) organizzato in strati parzialmente ossidati e alterati che tendono ad ispessirsi verso il piede del cono. Questi sono composti da scorie e bombe scoriacee nere o grigie centimetrico-decimetriche vescicolate con vescicole subtondeggianti immerse in una matrice cineritica grossolana (fig. 11). Alcuni livelli sono clasto-sostenuti con matrice cineritica scarsa o assente e subordinati litici. Sempre nella matrice si trova in gran quantit il materiale del Tephra Oro che si presenta, come in Palm10, con dimensione che non supera i 2 cm, allungato, molto vescicolato con vescicole tabulari o molto stirate, pu assumere colorazione variabile, dalloro al grigio-rossastro, in

 
funzione del grado di ossidazione e alterazione.

a

b

Fig. 11 Nella figura a visibile il deposito a scorie e bombe scoriacee che compone il conetto II. La figura b mostra un particolare del deposito dove identificabile il materiale Tephra Oro (cerchiato bianco).

In questo lavoro il Tephra Oro stato oggetto di studio sia da un punto di vista chimico con analisi XRF sia mediante analisi microscopica al SEM per lo studio composizionale del vetro e per losservazione pi dettagliata della morfologia dei clasti (fig. 12).

 
cpx

 
Fig. 12 Le due foto a (BSE) e b (SE) mostrano clasti del Tephra Oro fotografate al SEM.


Sono stati analizzati i clasti prelevati sia dalla sezione tipo (Palm10), campionati in tre punti del livello h (base, Rvulc07-23e; mediana, Rvulc07-23f; tetto, Rvulc07-

23g) sia dalla scarpata naturale del cono sopra descritta (Rvulc07-25b). Da questa stato inoltre prelevato un campione di scorie nere (Rp08-5) per un confronto con la composizione dei vetri del Tephra Oro. La composizione della roccia totale (analisi XRF) evidenzia una chimica latitica, i vetri analizzati hanno composizioni tefrifonolitiche e non mostrano variazioni composizionali apprezzabili tra la base e il tetto del deposito (Palm10).

Il campione scoriaceo Rp08-5 ha composizioni identiche a quelle del Tephra Oro. I risultati sono mostrati nel diagramma classificativo TAS in fig. 21, per i dati chimici vedi appendice III.

3 Unit cronostratigrafica di Vulcanello III

La sezione tipo Palm10 continua con delle ceneri molto fini di colore rosso- mattone di circa 20 cm di spessore (i, fig. 8) che presentano alla base un livello laminato primario di 3-4 cm di ceneri varicolori a granulometria molto fine, seguito da circa 10-12 cm di ceneri fini rimaneggiate organizzate in lamine discontinue che si troncano o si incurvano. Al di sopra si imposta un altro livello primario di cenere rosso mattone a granulometria fine di circa 3 cm di spessore (fig. 8). La sezione termina con un livello di una decina di mm (l) composto da piccole pomici bianche microvescicolate di dimensioni ridotte (max 6 mm). Queste pomici provengono dal cono della Fossa e appartengono probabilmente allattivit eruttiva di Pietre Cotte, in accordo con la posizione stratigrafica (vedi in seguito).

 

1:25000

Fig. 13 Nella foto sono visibili le ceneri fini varicolori presenti sulla parte sommitale orientale del cratere del cono III. La mappa topografica accanto mostra la lubicazione dellaffioramento.


Le stesse ceneri rosso-mattone a granulometria fine trovate in questo affioramento sono ben esposte anche sulla parte sommitale orientale del cratere del cono III (fig. 13). Qui si sviluppano con uno spessore di circa 3 metri. Queste ceneri appartengono alla fase eruttiva finale dellattivit del cono.

Entrando allinterno del cratere, sul fianco sud-occidentale, visibile il deposito piroclastico sottostante a queste ceneri. Si tratta di una successione spessa fino a

15 m composta da unalternanza di strati laminati piano-paralleli di ceneri fini varicolori vescicolate. Sono presenti subordinati strati sottili grigio scuri di ceneri a granulometria grossolana e lapilli scoriacei la cui frequenza tende ad aumentare verso lalto (fig. 14). Allinterno del deposito si trovano dei clasti centimetrici di materiale lavico porfirico alterato con cristalli di plagioclasio e pirosseno. Nel settore orientale del cratere riconoscibile una lava in parte fumarolizzata ed alterata che stata interpretata come la colata lavica di Punta del Roveto. La presenza della colata allinterno del materiale piroclastico che forma il cono suggerisce che la messa in posto di questa sia avvenuta durante lattivit del cono III. Inoltre il ritrovamento, come gi accennato, di clasti lavici nei depositi piroclastici che compongono il cono, provenienti dallerosione della colata durante le attivit eruttive successive a questa, indica che la lava si sia imposta in stadi precoci di formazione del cono stesso. Inoltre la messa in posto della lava di poco anteriore alle attivit esplosive successive confermato dalla relativa freschezza dei clasti erosi rispetto allalterazione della lava in affioramento allinterno del cratere. La colata di Punta del Roveto si presenta massiva, porfirica con cristalli centimetrici di plagioclasio e pirosseni millimetrici, diffusamente vescicolata che mostra fratturazione irregolare e spessore fino a 10 metri. Il fronte e il margine della colata hanno forme rugose mentre al tetto si osservano strutture laviche vetrose convolute e semiplastiche (De Astis et al., 2006).

Il campione analizzato chimicamente della lava del Roveto, Rvulc07-35, ha evidenziato composizioni latitiche evolute al limite delle trachiti (vedi TAS, fig.

21). Una composizione simile stata rinvenuta per la bomba balistica vescicola

legata allattivit del cono III (Rvulc07-53) trovata non distante da Palm10. Per i dati chimici vedi in appendice I.

La successione piroclastica successiva presenta una superficie erosiva di secondaria importanza che mostra materiale organico (Keller, 1980; De Astis et al., 2006) suggerendo che lattivit del conetto III stata soggetta ad uninterruzione che ha permesso la formazione di una copertura vegetale.

 

Fig. 14 La foto a lato mostra unalternanza di strati laminati piano-paralleli di ceneri fini vescicolate e subordinati strati sottili grigio scuri di ceneri a granulometria grossolana e lapilli scoriacei sormontati da ceneri a granulometria molto fine di colore rosso-mattone. La linea tratteggiata rossa evidenzia una superficie erosiva che indica uninterruzione nellattivit eruttiva del cono III. Deposito affiorante allinterno del cratere nel settore sud-

occidentale.

Si pu quindi affermare che lUnit cronostratigrafica di Vulcanello III formata da due membri, il primo caratterizzato dallemissione di materiale piroclastico cineritico grossolano e scoriaceo, dal lancio di isolate bombe balistiche (campione Rvulc07-53) e dalla messa in posto della colata di Punta del Roveto, il secondo caratterizzato dallemissione di ceneri fini rosso-mattone alterate affioranti anche nella sezione tipo Palm10 che chiudono lattivit del cono III.

4 Le altre sezioni di Vulcanello

Come accennato nellintroduzione di questo capitolo sulla penisola di Vulcanello sono presenti prodotti di eruzioni del cono della Fossa e del M.te Pilato di Lipari alternati ai depositi dellattivit di Vulcanello.

In localit Punta del Roveto (Palm27) nella parte nord-orientale della penisola visibile il contatto tra le lave del plateau prodotte dal conetto I e le lave latitico- trachite di Punta del Roveto. In alcuni avvallameni presenti tra le due colate si trovano tasche di materiale cineritico bianco a granulometria fine appartenente allattivit del M.te Pilato. Questa evidenza pone la colata di Punta del Roveto stratigraficamente e cronologicamente in uno stadio successivo rispetto allevento del M.te Pilato.




Nella parte sud-occidentale della penisola stata scavata una trincea di circa 1,5 metri (Palm41) nei depositi cineritici che sovrastano la lava del plateau.

5 cm

c

b

a

 
Fig. 15 La colonna a sinistra rappresenta schematicamente la sezione Palm41 sul plateau nella parte sud-occidentale della penisola. La foto a mostra le pomici microvescicolate porfiriche riolitiche del fall-out pomiceo Palizzi I; b strati cineritici rimaneggiati segnati da livelli siltosi chiari molto fini; la foto c mostra il tetto della sezione con le ceneri marroncine fini dellUnit di Vulcanello II sovrastate dal livello riolitico di Pilato e dalle ceneri fini compatte varicolori (Tufi Varicolori) dellUnit di Commenda.


La sezione presenta alla base un sottile livello (1 cm) di cenere fine scura rossastra leggermente ossidata seguito da un livello di 2 cm di pomici bianche porfiriche microvescicolate di dimensioni comprese tra 4 e 20 mm che contengono microfenocristalli di pirosseno di dimensioni non superiori a 3 mm (fig. 15a).

Queste pomici, riconducibili allUnit Eruttiva di Palizzi, sono state analizzate chimicamente (campione Rvulc07-50, vedi TAS fig. 21) e la composizione risultata riolitica in accordo con i risultati riguardanti le pomici del fall-out pomiceo Palizzi I (vedi capitolo 6). Segue un banco di circa 120 cm formato da ceneri da fini a medio-grossolane di colore grigio-scuro finemente laminato sovente a stratificazione incrociata con livelli che si incurvano o si troncano che stato interpretato come materiale rimaneggiato. Questo alternato a livelli centimetrici di cenere fine e grossolana pi compatti. La sequenza comprende anche sottili livelli siltosi di colore chiaro (fig. 15b). Questo banco, appartenente allUnit cronostratigrafica di Vulcanello I, sovrastato da uno strato di 5 cm (fig.

15c) composto da livelli di cenere fine vescicolata di colore marrone correlabile con il livello alterato g (fig. 8) trovato nella sezione tipo Palm10 appartenente allUnit cronostratigrafica di Vulcanello II. Il livello di 2 cm di spessore a gradazione diretta composto da ceneri fini bianche riolitiche provenienti dal M.te Pilato compreso tra due strati di 3 cm di cenere scura rimaneggiata (fig. 15c). Segue, al tetto della sezione, uno strato di circa 5 cm di cenere fine varicolore organizzata in livelli sottili finemente stratificati compatti appartenente al membro superiore (Tufi Varicolori, Gurioli et al, 1999) dellUnit Eruttiva di Commenda. La compattezza dello strato ha permesso la conservazione del livello di Pilato sottostante (fig. 15c).

A pochi metri dalla sezione tipo Palm10, sul versante della penisola, stata scavata unaltra trincea (Palm10a) di 170 cm fino a raggiungere le lave del plateau. La sequenza presenta (fig. 16) alla base un banco di circa 20 cm di ceneri fini e grossolane scure organizzate in livelli discontinui a laminazione sub- parallela a basso angolo sovente a laminazione incrociata che presenta allinterno dei livelli sottili, millimetrici, scuri, discontinui pi siltosi. I livelli pi grossolani contengono clasti lavici centimetrici e pomici bianche con dimensioni massime di

6 mm, microvescicolate e a bassa porfiricit, che appartengono al fall-out pomiceo riolitico Palizzi I, in accordo con la sezione Palm41. Segue un banco


stratificato di circa 80 cm di cenere bianca a granulometria fine. Il banco presenta un livello basale di circa 30 cm con immerse, al tetto, delle scorie nere vescicolate di dimensioni ridotte (massimo 10 mm), segue un livello di 20 cm composto da cenere fine bianca e nera che passa ad uno strato di cenere molto fine, compatta, bianca. La successione chiusa da un livello cineritico bianco di

15 cm che presenta allinterno scorie nere vescicolate di varie dimensioni da pochi centimetri a qualche decimetro (massimo 25 cm), con vescicole da sferiche a sub-tondeggianti. Questo banco stratificato stato interpretato come un deposito rimaneggiato composto dalla cenere fine bianca riolitica del Monte Pilato.

 

Fig. 16 Nella foto accanto rappresentata la sezione Palm10a scavata nella parte orientale della penisola non lontano dalla sezione tipo Palm10. Qui visibile un banco rimaneggiato di circa 80 cm di cenere bianca proveniente dal Monte Pilato di Lipari. Allinterno del deposito sono presenti scorie nere vescicolate

riconducibili allattivit del cono II.

La posizione della sezione allinterno di un avvallamento e ai piedi dei coni ha permesso laccumulo consistente di queste ceneri raggiungendo cos spessori di circa 80 cm.

Le scorie nere vescicolate presenti allinterno del banco appartengono allUnit cronostratigrafica di Vulcanello II e sono state prese in carico con la cenere di Pilato durante il dilavamento dei pendii. Si tratta infatti dello stesso materiale che compone il cono II, visibile sulla sezione naturale Palm18 (vedi capitolo 2).

Non molto distante da Palm41 unaltra sezione, Palm41a, mostra in modo pi chiaro i depositi presenti sopra il livello riolitico di Pilato (fig. 17). La sezione


poggia sulle lave del plateau e mostra alla base un livello di cenere grigio-scura fine rimaneggiata di 10 cm di spessore seguita da una sequenza di circa 20 cm di livelli siltosi fini, laminati, di colore marroncino (α), appartenenti probabilmente allattivit del cono II. Segue il livello di cenere bianca fine di Pilato (β) con spessore massimo di 4 cm che presenta forme convolute con le ceneri scure sottostanti (freccia in fig. 17) dovute ad un possibile evento sismico (sismiti ?). Delle ceneri scure (p, in fig. 17) sottostanti al livello di Pilato sono stati analizzati i vetri (analisi al SEM) e le composizioni risultanti hanno dato valori affini a quelli delle ceneri scure appartenenti allultimo evento piroclastico dellattivit eruttiva di Palizzi (vedi fig. 6.9, capitolo 6) rinvenute sul cono della Fossa. La composizione appartiene alle trachiti evolute (vedi TAS fig. 21, campione Rp08- 6), per le analisi chimiche vedi in appendice III.

ε

δ

γ

β

p

α

 
Fig. 17 Sezione Palm41a. α:livelli siltosi marroncini appartenenti allattivit di V.llo II; p: ceneri scure apparteneti allattivit eruttiva di Palizzi; β: livello riolitico di Pilato; γ: ceneri varicolori dellattivit eruttiva di Commenda (Tufi Varicolori); δ: livelli ceneritici varicolori dellattivit del cono III di Vulcanello deformati dallimpatto di una piccola bomba balistica; ε: livelli cineritici scuri riconducibili allattivit di Pietre Cotte (Membro inferiore).


La sequenza continua con un banco (γ) di 25-30 cm di ceneri fini varicolori compatte organizzate in sottili livelli finemente stratificati che appartengono ai Tufi Varicolori dellUnit eruttiva di Commenda che, per confronto con la vicina sezione Palm41, risultano largamente rimaneggiate. Segue uno strato di 7-10 cm ) suddiviso in livelli millimetrico-centimetrici composto da cenere a granulometria fine. visibile nellaffioramento una deformazione dei livelli causata dallimpatto di un clasto di dimensioni centimetriche (fig. 17).

Limpatto di una piccola bomba balistica conferma lipotesi che i livelli descritti siano composti dalle ceneri fini varicolori prodotte dallattivit del cono III, ipotesi peraltro coerente con la posizione stratigrafica che esclude quindi la possibilit che queste ceneri varicolori possano far parte dei Tufi Varicolori di Commenda.

Il tetto della sequenza composto da un banco di 40 cm di spessore (ε) composto da cenere grossolana e lapilli di colore grigio-nero organizzato in lamine da piano parallele ad incrociate a basso angolo con spessore variabile da 1-2 cm a 8 cm.

Le lamine sono delimitate da livelli siltosi fini sub-centimetrici di colore grigio chiaro. La granulometria delle lamine pi grossolane tende ad aumentare verso lalto. In questi livelli sono presenti litici, piccole scorie nere, cristalli trasparenti (fig. 18). Lanalisi dei vetri del campione prelevato (Rp08-7) ha evidenziato composizioni riolitiche (TAS, fig. 21) in perfetto accordo con la


 

composizione dei vetri del campione Rp07-1b prelevato, in localit Palizzi, dal livello h del membro inferiore dellunit cronostratigrafica di Pietre Cotte.


Fig. 18 Clasto juvenile riferito al campione

Rp08-7. Il clasto caratterizzato dalla presenza di cristalli di pirosseno e aciculi di alcalifeldspati immersi nella massa vetrosa.


Nellaffioramento Palm36 questo livello si presenta a due bande divise da un livello di 1 cm di cenere scura rimaneggiata. La banda sottostante si presenta pi


grossolana e gialla (forse alterata) quella sovrastante invece composta da materiale bianco pi fine (fig. 19). In Palm37 il livello riolitico di Pilato invece non ha interruzioni ma si presenta leggermente stratificato (fig. 20a).

 

Fig. 19 La foto mostra il livello di Pilato a due bande, una gialla pi grossolana basale

e una bianca a granulometria pi fine al tetto.

Il primo centimetro caratterizzato da cenere a granulometria grossolana (α) e gradazione diretta, sopra poggia un livello di 2 cm cineritico con granulometria pi fine a gradazione diretta (β). Segue un sottilissimo livello laminato e la parte terminale del livello riolitico mostra allinterno frammenti ossidianacei neri di 1-2 mm di diametro (fig. 20b).

 

 
a b

γ

β

α

500 pm

Fig. 20 Nella foto a si nota una stratificazione del livello riolitico di Pilato: α la parte basale pi grossolana, β quella mediana e a granulometria pi fine, γ la parte al tetto con frammenti ossidianacei di 1-2 mm di diametro. Nella foto b sono mostrati in dettaglio i componenti allinterno del livello γ ed in particolare i frammenti di ossidiana.


Sul M.te Pilato di Lipari stato notato come la componente ossidianacea in zona prossimale si presenti anche con bombe di grosse dimensioni (50-70 cm) e sia presente solo nella parte alta della stratigrafia, ad indicare che questo materiale stato emesso solo in uno stadio tardivo della formazione del Vulcano. Questo in accordo con studi condotti da Dellino e La Volpe (1995) che hanno osservato nella parete interna del cratere del M.te Pilato un contatto erosionale al di sotto degli ultimi 20 metri del deposito pomiceo. La parte terminale del cono del M.te Pilato composta da pomici e livelli cineritici contenenti frammenti angolari di ossidiana differenti dal materiale che compone il resto del cono provenienti dallerosione della colata ossidianacea di Rocche Rosse (Dellino, La Volpe; 1995). Il ritrovamento di frammenti vetrosi angolari ossidianacei nel livello γ dellaffioramento sopra descritto rispecchia le evidenze riscontrate sullisola di Lipari.

Fig. 21 La figura grande mostra il diagramma classificativo TAS con i punti di analisi dei campioni prelevati a Vulcanello. Le aree colorate rappresentano le analisi dei vetri effettuate al SEM: Rvulc23b cenere scura V.llo I (Palm10); Rvulc23efg-25b tephra oro (Palm10-18); Rvulc07-Pillow pillow (vedi capitolo 5); Rp08-6 ceneri scure (Palm 41a) sotto il livello di Pilato appartenenti allultimo evento piroclastico di Palizzi; Rp08-7 ceneri scure (Palm 41a) appartenenti


allUnit di Pietre Cotte. Le analisi chimiche XRF sono rappresentate dai quadratini rossi: Rvulc07- plw pillow; Rp08-8 scorie V.llo I; Rvulc07-23c bomba V.llo I (Palm 10); Rvulc07-23f tephra oro; Rvulc07-26 Dicco (Palm 19); Rvulc07-35 lava del Roveto (Palm 28); Rvulc07-51abc lave del Plateau (Palm 42/43/44); Rvulc07-53 bomba V.llo III (vicino Palm 10). Nel particolare a lato mostrata levoluzione composizionale dei prodotti di Vulcanello da shoshoniti a latiti poco evolute a latiti evolute verso le trachiti. mostrato anche il rapporto tra le analisi chimiche XRF e le analisi dei vetri al SEM. Per Vulcanello III non vi sono dati sui vetri.

5 Le lave del Plateau di Vulcanello

Secondo quanto riportato in precedenti lavori le lave di Vulcanello possono essere distinte per giacitura in tre gruppi principali; quelle della piattaforma, quelle del conetto orientale (effusione terminale di chiusura del cono e dicco) e quelle del piccolo sperone di Punta del Roveto (C. Bini et. al., 1973).

Dallo studio petrografico condotto sulle rocce affioranti in tutta la piattaforma si pu stabilire come queste siano uniformi per struttura e composizione e facciano parte della serie shoshonitica intermedia (trachiandesiti basaltiche ricche in potassio). Macroscopicamente la struttura porfirica con vistosi fenocristalli di plagioclasio e pirosseno. Al microscopio si osservano anche granuli di magnetite (titanomagnetite?) distribuiti con abbondanza variabile da punto a punto, rari fenocristalli di olivina e numerosi microfenocristalli e frammenti di pirosseno.

I fenocristalli di p