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Il settore lapideo nel tempo




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Stratigrafia del cono della Fossa proposta da altri Autori


Stratigrafia del cono della Fossa proposta da altri Autori Nell’ultimo  trentennio

La configurazione attuale della zona attorno al Lago di Massaciuccoli


CENNI STORICI 1.1 INQUADRAMENTO GEOGRAFICO E STORICO La configurazione

Descrizione dei depositi del cono della Fossa presente in letteratura


Descrizione dei depositi del cono della Fossa presente in letteratura I



Scarica gratis Il settore lapideo nel tempo

IL SETTORE LAPIDEO NEL TEMPO



1.1  Definizione

I testi legislativi indicano sotto la voce industria marmifera le attività estrattive, di lavorazione e commercializzazione di: marmo, granito, serpentino, diorite, sienite, porfido, quarzite, alabastro, trachite.

Da c si può dedurre che vi siano molti tipi di marmo.

Se si consulta invece un enciclopedia scientifica, alla voce marmo” troviamo: roccia calcarea che ha subìto un certo grado di metamorfismo, assumendo una struttura macrocristallina e una tessitura granulare. Definizione corretta percsi interessa della composizione e dell'origine della roccia.

Il vocabolario classico diversamente dice: calcare cristallino di vario colore, più o meno venato, che serve per sculture e rivestimenti.

Ma questa qualità funzionale è condivisa anche da altre rocce, dette silicatiche, che non hanno nulla a che vedere con la composizione di quelle calcaree, e che comprendono appunto: granito, alabastro, porfido, trachite, serpentino,

quarzite, diorite, sienite.

E' dunque chiaro che ciascun commerciante di marmi può fornire qualunque tipo di roccia ornamentale in blocchi o lastre, lavorabile e lucidabile, e questo implica che quando si chiede solo semilavorati o un manufatto lapideo bisogna specificarne la natura, per evitare che si intende il calcare cristallino.

Perc fino al 18° secolo si usava dire: marmo bianco, marmo porfido, marmo serpentino.

Tutto c perché l'etimologia della parola ha origine passate: il marmorlatino da cui derivano tutte le voci corrispondenti delle lingue europee, deriva a sua volta da termini greci con significati che vanno daroccia

candida (marmaros) a splendente” (marmareos).


Le terre greche erano ricche di calcari cristallini bianchi, preferiti fin dall'antichità per la scultura e l'architettura, ma i Romani furono attratti anche dai marmi colorati dell'Egitto e di altre regioni, e per essi marmora” erano tutte le pietre pregiate lavorabili e lucidabili.

Non a caso il nome porfido” deriva dal colore porpora tipico dell'Egitto, e

sienite” significa marmo di Siene, città dell'antico Egitto.

1.2   Evoluzione del settore lapideo

Le Alpi Apuane costituiscono il principale polo estrattivo di marmo del mondo con  una concentrazione altissima di cave soprattutto a Carrara (novanta cave attive) con i suoi tre principali bacini marmiferi vale a dire Colonnata, famoso per la presenza delle cave romane, Fantiscritti, e Torano che dalle spalle della città si diramano verso le pendici del Monte Maggiore. Quello che vediamo oggi non corrisponde più alloriginale morfologia di queste montagne ormai trasformate da secoli di attività estrattiva e non è

opportuno nemmeno parlare dimpatto ambientale delle cave in questo caso, in quanto qui le cave costituiscono lambiente.

In passato il colore bianco aveva un significato rappresentante il corpo umano. Questa idea sembra nata nell'antica Grecia, ma si è consolidata poi in quella classica con i suoi capolavori di scultura inimitabili.

Nelle città greche, come già nellantico Egitto, la scultura e larchitettura avevano solo funzioni pubbliche, mentre nella Roma della tarda erepubblicana il marmo venne introdotto anche nelle case dei privati come simbolo di ricchezza.


Infatti con i Romani si sviluppò l'attività estrattiva vera e propria, e a partire dall'epoca di Giulio Cesare (44-48 a.C.) vengono costruite, usando blocchi di marmo bianco, le maggiori costruzioni pubbliche di Roma e numerose dimore patrizie.

Il materiale portato a valle a Luni (al tempo capitale della Lunigiana) veniva imbarcato, portato a Roma lungo il Tevere fino alle banchine di distribuzione. Tale attività era comunque di portata limitata: infatti si cercava di ridurre al minimo la quantità degli scarti, visto il complicato e lungo lavoro di estrazione necessario.

Le quantità estratte possono essere stimate nellordine massimo di alcune migliaia di tonnellate allanno.

Da allora lattività estrattiva è stata sempre intensa salvo il periodo delle invasioni barbariche in cui era ridotta a due o tre cave per le necessità locali, fino allinterramento del porto di Luni causato dallallontanamento della linea di costa, a cui fece seguito la decadenza locale dei commerci fino al Rinascimento, in cui linstabilità politica generale por alla riapertura delle cave Lunensi e alla nascita di Carrara anche grazie alla Repubblica Marinara di Pisa.

La richiesta di marmo esplose tra il Cinquecento e il Seicento con laffermarsi della cultura rinascimentale. Lescavazione del marmo ebbe sotto gli Estensi un rinnovato splendore grazie a scultori importanti come Michelangelo. Allepoca la coltivazione fu sviluppata anche a Seravezza, in Versilia.

Lutilizzo della pietra bianca e colorata si ebbe grazie allornamento di chiese, edifici pubblici e ville dei signori, ma la richiesta dei marmi colorati venne meno nella seconda metà del Settecento quando si affer larchitettura neoclassica che ripor in auge il marmo bianco. Questo diede impulso alla produzione del distretto apuano favorendo le esportazioni verso gli Stati Uniti.


LOttocento ha portato un forte incremento nella produzione dei marmi grazie allindustrializzazione e alla meccanizzazione dellattività marmifera.

La rivoluzione industriale stimolò dapprima il settore estrattivo poi quello del traffico ma è a partire dalla metà dellOttocento che si sviluppò un mercato internazionale che dapprima, però, fu  limitato ai paesi europei.

Proprio questo sviluppo ha determinato anche laffermarsi di altri materiali come il ferro e il cemento armato. Questi ultimi non hanno però condannato i materiali pregiati apprezzati in epoche precedenti; infatti, dopo la seconda guerra mondiale limpiego del marmo ha conosciuto una grande espansione proprio perc ha saputo trovare una adeguata collocazione nelledilizia moderna.

Un ruolo fondamentale lo ebbe la rivoluzione industriale che stimolò dapprima il settore estrattivo poi quello del traffico, ma è a partire dalla metà dellOttocento che si sviluppò un mercato internazionale che inizialmente fu limitato ai paesi europei. Questa crescita non si interruppe più fino ai giorni nostri, anche se si rallentò durante la crisi 29-’32 e durante le due guerre mondiali.

Nel 1926 la produzione mondiale di materiale litico raggiungeva le 1,5 milioni di tonnellate distribuite tra 45 Stati di tutto il mondo, anche se l80% veniva estratta in Italia, Stati Uniti, Francia, Germania, Belgio e Inghilterra.

L’Italia da sola copriva il 35% della produzione mondiale.

La preminenza dell’Italia era netta per quanto riguardava i marmi bianchi, ma, per quanto riguarda i marmi colorati e i graniti, la produzione degli altri cinque paesi era competitiva.

Dalla  me del  secolo  scorso  fino  al  2006  la  crescita  è  stata  pressoccontinua, raggiungendo una produzione di 102.848.200 tonnellate con la seguente distribuzione:


tab. 1 Produzione di lapidei grezzi nellarco temporale 2003-2006 (in migl. di tonn.)1

PAESI

2003

2004

2005

2006

Brasile

6.000.000

6.400.000

6.900.000

7.500.000

Cina

18.600.000

20.600.000

21.000.000

21.000.000

Egitto

1.950.000

2.200.000

2.800.000

3.200.000

Francia

1.231.000

1.189.020

1.200.480

1.200.000

Grecia

2.100.000

2.100.000

2.100.000

2.200.000

India

14.221.000

15.528.000

17.367.000

19.000.000

Iran

10.000.000

10.400.000

10.493.000

10.500.000

Italia

10.810.623

10.883.849

10.868.758

10.924.008

Portogallo

2.792.545

2.950.190

2.948.732

3.000.000

Spagna

7.625.000

8.573.000

8.743.000

8.900.000

Stati Uniti

1.340.000

1.460.000

1.510.000

1.530.000

Turchia

6.200.000

7.725.000

8.250.000

9.400.000

TOTALE

88.407.203

96.160.809

99.300.216

102.848.200

Note: Tutti i dati in corsivo sono di stima, mentre per nd/na il dato è omesso perché non attendibile.



Il totale è calcolato tralasciando altri Paesi che ho ritenuto più opportuno non trascrivere.

Rispetto al periodo 50-’62 (1,5 milioni di tonnellate) si è avuto un aumento quasi esponenziale; al contrario di c che si aveva negli anni Venti, oggi si è avuto un aumento oltre che dei materiali calcarei (marmi) anche dei materiali silicei (graniti) che hanno contribuito in modo maggiore rispetto ai primi al commercio internazionale.

1   S. NAPOLI, Stone sector 2006   (WWW.IMMCARRARA.COM)


1.3   Evoluzione della lavorazione

Il marmo è una roccia metamorfica che deriva da un calcare formato da residui organici grossolani o fini di carbonato di calcio accumulatesi in una piattaforma carbonatica, cioè un diversificato ambiente marino perdurato per milioni di anni che successivamente si è evoluto in maniera verticale con la sovrapposizione delle zolle. Nelle Apuane è stato creato dalla tettonica dellorogenesi appenninica, quindi piegato e ripiegato in modo complesso dando origine alle diverse tipologie merceologiche di marmo.

Per esempio cè il marmo statuario che deriva dalle zone olitiche ben sciacquate e pulite, il bianco ordinario che deriva dalle normali zone di piattaforma carbonatica e molti altri

A seconda di come si scava si può passare da una tipologia merceologica allaltra, e quindi non è sempre detto che la valutazione sul mercato dello scavato sia buona.

A livello di tecnologia di estrazione si va da epoca Romana con scalpello e mazzuolo, in cui il materiale veniva staccato dal monte mediante cunei di legno prima e successivamente di ferro, piantati nelle fessure del marmo, squadrato in cava, per eliminare pesi inutili durante il trasporto, poi lizzato, (questo procedimento verrà spiegato successivamente), e infine portato a fondovalle, messo sui carri con il tiro a 12 buoi e poi portato sulle navi. Questo metodo è andato avanti fino al 1700 periodo in cui, tramite la polvere pirica, si hanno episodi di varata” alla francese: stabilita la parete da abbattere si procedeva a scavare a mano un lungo foro alle fine del quale si scavava una camera sufficiente a contenere la quantità necessaria di polvere nera.

Il metodo della varata, pur permettendo di abbattere grandi quantità di roccia in tempi brevi, aveva il grosso difetto di distruggere gran parte del marmo e di produrre una grande quantità di scarti, inoltre spesso si causavano danni strutturali al monte per cui fu presto abbandonato.


Alla fine del 1800 è stato introdotto il filo elicoidale che mosso da un motore permetteva di segare il marmo direttamente dal monte; aveva un diametro di

4-6 mm circa per una lunghezza di alcune centinaia di metri ed era formato dall'avvolgimento a forma elicoidale di tre piccoli cavi d'acciaio.

Tale filo passava sul marmo e con una miscela abrasiva di acqua e sabbia,

presa dal lago di Massaciuccoli, lo tagliava muovendosi ad una velocità di 5-6 m/sec, mentre incideva il marmo ad un ritmo di 20 cm l'ora.

Non era però il filo a tagliare la roccia, la sua funzione era solo quella di veicolare nel solco elicoidale questa miscela che strusciando sulla superficie del marmo ne corrodeva piccolissime particelle.

Tale innovazione consentì di incrementare ulteriormente la produzione, sfruttando in maniera migliore il materiale e quindi producendo meno scarti (rese fino al 40%).

Segue negli anni 70 lintroduzione della tecnologia del diamante, che si concretizza fino a tuttoggi nella coltivazione del marmo mediante due tecniche:

- il filo diamantato vale a dire un cavo dacciaio con perline di plastica che sostengono schegge di diamante naturale che, a differenza del filo

elicoidale, esegue il taglio dall'abrasione della polvere di diamante senza dover ricorrere all'impiego della sabbia silicea;

       la tagliatrice a catena ossia una specie di enorme motosega costituita da una grossa lama con una catena a denti diamantati che penetrando nel marmo procura una fessura larga ben 5 cm e può muoversi in tutte le direzioni montata su un telaio o una ruota, su slitta o macchina semovente.


Attualmente l’ escavazione del marmo viene attuata in tre fasi: taglio al monte di grosse bancate di roccia, ribaltamento delle stesse bancate sul piazzale di cava e riquadratura in blocchi di dimensioni commerciali.

Prima di cominciare a tagliare a monte e iniziare sul piazzale qualsiasi lavoro, bisogna liberare la montagna da quella parte di roccia resa inservibile dagli scavi superficiali

Il taglio al monte consiste nellisolare dal giacimento, una gigantesca porzione di roccia, detta bancata, di forma e dimensioni definite in funzione dei blocchi che si vogliono ottenere.

Separata la bancata dalla massa rocciosa, i cavatori procedono al suo ribaltamento sul piazzale di cava.

Questa impressionante operazione presenta notevoli difficoltà e la sua esecuzione comportava seri rischi.

Sul piazzale, intanto, si prepara il cosiddetto 'letto' , ovvero uno spazio costituito da un cumulo di fini detriti di marmo misti ai residui prodotti da lavorazioni precedenti , per ammortizzare la caduta della bancata e limitarne le rotture. Per il ribaltamento vero e proprio si ricorre allutilizzo di martinetti oleodinamici che consistono in pistoni scorrevoli dentro cilindri d’ acciaio capaci di esercitare spinte di alcune tonnellate oppure si usano cuscini divaricatori in metallo, inseriti direttamente nello spessore lasciato dal taglio del filo diamantato: una volta posizionati, i cuscini vengono riempiti dacqua così da esercitare la spinta laterale necessaria. Un altro sistema ancora per ribaltare le bancate è quello della trazione diretta tramite un cavo d’ acciaio collegato direttamente ad una pala meccanica.

Una volta caduta, viene lavata per essere esaminata dai cavatori più esperti che ne individuano le impurità e ne segnano i punti dove effettuare eventuali tagli.


Loperazione successiva è il taglio in blocchi di dimensioni commerciali con la tagliatrice a filo diamantato.

Questa è unoperazione delicatissima: ogni errore, infatti, rischia di diminuire la resa dellintera bancata e produrre blocchi di valore inferiore a quello che la qualità del marmo fa sperare.

Poi c'è il momento dei riquadratori, che hanno il compito di dare una forma quadrata al blocco.

Questa operazione riveste una grande importanza perc è ora che si definisce il valore del marmo scavato; in genere le dimensioni dei blocchi si aggirano su

1,8 x 2,0 x 2,8 metri. Nella maggior parte dei casi la riquadratura dei blocchi avviene tramite l’ uso della tagliatrice a filo diamantato.

Dopo essere stati riquadrati i blocchi vengono caricati sui camion generalmente tramite l’ impiego di pale meccaniche di portata adeguata.

Prima invece dovevano scendere a valle fra colate di detriti marmorei chiamati 'ravaneti'. Storicamente la discesa dei blocchi lungo i ripidi pendi rocciosi delle cave ha rappresentato un'impresa non priva di rischi e di problemi

tecnici, ed è stata portata avanti con metodi via via più evoluti mano a mano che le condizioni economiche e sociali della regione si evolvevano.

Il primo rudimentale metodo di trasporto si chiamava 'abbrivio' e consisteva nel fare rotolare il masso giù dalle pendici, senza alcun controllo, fino a farlo fermare su un letto di detriti più fini. Il procedimento, ampiamente praticato nei tempi antichi, era tanto pericoloso che fu vietato per legge quando si affer il metodo della lizzatura

Questo è un metodo tradizionale di trasporto del marmo su slitta, ancora praticato nei primi decenni del 20° secolo.

Il blocco di marmo veniva fissato ad una slitta di legno trattenuta a monte da un sistema di funi scorrevoli. La slitta veniva gradualmente abbassata lungo il pendio da una squadra di uomini che allentava le funi e controllava il percorso della slitta.


Alla lizzatura partecipavano dodici uomini: era un lavoro di squadra molto pericoloso, infatti c'era il rischio che cedessero le funi e il masso scendendo senza freni travolgesse gli uomini.

Davanti alla slitta si poneva il capo lizza, in genere l'operaio più esperto della squadra, con il delicato compito di controllare che la discesa procedesse per il meglio. Il capo lizza disponeva i 'parati' sul terreno davanti alla lizza, e dava il segnale agli uomini incaricati alle funi di allentare o stringere i cavi al momento giusto. I 'parati' erano robuste assi di legno insaponate, che erano aggiunte anteriormente al carico mano mano che questo procedeva nella discesa, consentendogli di scivolare senza incontrare ostacoli.

Il lavoro della lizzatura finiva nel momento in cui il carico arrivava nel luogo dove i blocchi di marmo venivano liberati dalle corde e caricati sui carri trainati dai buoi che avevano il compito di trasportare il marmo ai laboratori, alle segherie o al porto.

 
Nel secolo successivo fu fatta la ferrovia per convogliare al porto il materiale scavato che comunque veniva ancora trasportato fino ad essa mediante lizzatura2.

2   Immagine: WWW.RENZOCANTARELLI.IT


Questa collegava i principali centri di stoccaggio dei blocchi dei tre bacini marmiferi carraresi - Torano, Miseglia e Colonnata - con le segherie in pianura, il porto di Marina di Carrara e la rete ferroviaria nazionale.

La Ferrovia marmifera operò a lungo in sostituzione della rete stradale, ma la concorrenza con i moderni mezzi di trasporto la rese antieconomica ed il trasporto del marmo su rotaia cessò definitivamente nel 1964: parte del tracciato fu smantellato, parte trasformato in sede stradale: tra le opere più importanti restano ancora in piedi i Ponti di Vara, all’ imbocco del Bacino di Miseglia, che una volta costituivano un importante nodo ferroviario ed ora solamente strada di transito per i camion.

La causa fu laffermarsi del trasporto su gomma , infatti già dopo la seconda guerra mondiale le strade di arroccamento sono salite fino al crinale apuano dove si trovano cave a 1600 metri e le vie di lizza sono state gradualmente abbandonate, le ultime lizzature risalgono alla fine degli anni 60.




1.4  Le cave

Descrivere tutte le cave che si trovano nel bacino marmifero  di  Carrara  sarebbe  unimpresa  troppo  lunga  e  complessa  per condensarla in poche righe, quindi mi limiterò pertanto ad un breve riepilogo. In totale si contano 190 cave, di cui un centinaio attive.

Fino al 1995 le cave hanno costituito un caso particolare nella normativa mineraria nazionale in quanto la materia era ancora regolamentata dalle Leggi Estensi del 1751 in base alle quali i canoni di concessione venivano calcolati non sulla ricchezza mineraria del sottosuolo ma sul reddito agrario della concessione,


risultando quindi molto bassi in confronto al reale valore   dellarea. Questa legislazione consentiva anche la pratica del settimo, cioè un subaffitto della concessione a terzi del marmo prodotto.

Solo nel 1995 il comune di Carrara, è riuscito a legiferare una normativa in cui il canone di concessione viene calcolato sul reale valore del prodotto di cava e vietando ogni forma di subaffitto.

Tutte le cave presenti sono ordinate per numerazione progressiva e allingresso di ognuna è posto un cartello riportante il nome della cava e il numero con il quale è identificata allUfficio Catastale. Quasi tutte le cave sono comprese, da ovest a est, nel grande imbuto naturale che parte dal Monte Uccelliera (m.

1246) al Monte Borla (m. 146), al Monte Sagro (m. 1749) alla Cima di Gioia (m. 810) e al Monte Brugiana (m. 960): possiamo dire che il bacino marmifero è compreso in tre valli che sono separate fra loro dalle pendici del Monte Maggiore (m. 1396).

Abbiamo già visto i modi di estrazione del marmo, ora invece è giusto soffermarsi sui luoghi in cui queste avvengono.

Ci sono infatti vari tipi di cava nel bacino di Carrara:

- cave di versante e culminali;

- cave a fossa e a pozzo;

- cave in sotterraneo;

Le prime rappresentano il tipo più comune: sono così chiamate perché si sviluppano lungo i versanti della montagna dove, in genere, disegnano una geometria a gradini ognuno dei quali può costituire uno o più fronti di escavazione; la coltivazione avviene per arretramento dei gradini fino al limite dellarea sfruttabile, partendo dal più alto e procedendo verso il basso. Si possono inserire in questo gruppo anche le cave culminali, cioè cave aperte lungo i crinali delle montagne, che differenziano dalle prime perché non hanno nessun lato limitato da pareti rocciose.


Le seconde, dette più correttamente cave a pozzo, hanno uno sviluppo principalmente verticale e spesso determinato dalla mancanza di spazio necessario ad estendere lateralmente lescavazione; la coltivazione avviene per escavazione del  piano  di  cava  lungo livelli morfologicamente sempre più bassa, che porta ad un graduale approfondimento del fronte di scavo.

Il problema di queste cave sta nello svantaggio di doversi servire di gru posizionate sul bordo della fossa sia per trasportare in cava tutti i macchinari necessari allescavazione sia per estrarre i blocchi e per rimuovere il materiale trasportato poi dai camion alla discarica più vicina.

Le ultime sono ovviamente sviluppate in sotterraneo quando c'è la necessità di seguire l’ andamento di un corpo marmoreo particolarmente pregiato o, comunque, tale da far abbandonare una facile coltivazione a cielo aperto in favore  di  quella,  più  difficoltosa,  allinterno  del  monte.  Il  cambiamento avviene lentamente: in principio la coltivazione si fa sotto tecchia, cioè incidendo una parete rocciosa per creare una sorta di grossa nicchia che diventerà il futuro imbocco della galleria. Quindi si procede allo scavo fino a formare una vera e propria galleria: spesso le condizioni interne del monte fanno si che sia possibile e conveniente attuare un allargamento, sempre maggiore finché, nel sottosuolo, si riproduce una vera e propria cava di dimensioni analoghe di quella abbandonata a cielo aperto.

Il prodotto della lavorazione è ovviamente il marmo che nel bacino carrarese è di vari tipi, contrariamente a quanto si crede.

Infatti le principali varietà sono sette, che a loro volta sui suddividono in seguito a eventuali variazione cromatiche.

Le  sette  varietà sono:  il  Bianco, lo  Statuario, il Venato, l Arabescato, il

Calacatta, il Bardiglio ed il Cipollino Zerbino.


Il Bianco è il classico marmo di Carrara: la sua caratteristica principale è quella di contenere solo limitatissime quantità di impurità, rappresentate da pirite microcristallina, insufficienti ad alterare il colore naturale della calcite che lo costituisce.

Ha  anche  delle  variazioni  tra  cui:  Bianco  venato  e  Bianco  P  (deriva  da

Puissant che fu il primo a valorizzarlo).

Lo Statuario è il marmo più pregiato in assoluto: fin dal tempo dei Romani è stato utilizzato in scultura per la sua colorazione bianco avorio e la sua particolare tessitura cristallina che ben si adatta al lavoro di scalpello; è un materiale molto raro e molti dei giacimenti che nel passato hanno fornito il marmo per sculture celeberrime sono ora esauriti.

Il Venato è un marmo piuttosto comune e, come suggerisce il nome, la sua principale caratteristica è quella di presentare delle venture di colore grigio.

L Arabescato presenta venature grigie, ma, a differenza del Venato, queste disegnano una specie di trama, come un arabesco, da cui il nome della roccia.

Il Calacatta presenta invece venature di colore giallo in seguito alla presenza nella tessitura della roccia di minutissimi cristalli di mica bianca o muscovite: questo marmo è considerato di gran pregio e la sua reperibilità è piuttosto limitata.

Il  Bardiglio  assume  una  colorazione  grigia  per  la  diffusa  presenza  nella tessitura della roccia di impurità, rappresentate da finissimi cristalli di pirite.

Il Cipollino è così chiamato perc presenta delle striature molto marcate di colore grigio verdastro che ricordano la struttura interna della cipolla. Seppur presente nei bacini carraresi con la varietà Zerbino, i tipi più pregiati di questo marmo provengono da altri bacini marmiferi apuani.

Infine si hanno vari marmi colorati tra cui il nero di Colonnata.


In questa pagina possiamo vedere le tipologie di marmi3 prima citate:

       bianco;

       statuario;

       venato;

       arabescato;

       calacata;

       bardiglio;

       cipollino.

 

 

 

 

3                     Bibliografia delle immagini a fine capitolo


1.5   Pietra Autentica: il logo europeo per lindustria marmifera.

Pietra Autentica è la versione italiana del logo europeo creato da Euroroc, la federazione delle industrie marmifere europee, una versione depositata come marchio collettivo e diffusa in Italia da Assomarmomacchine, unica rappresentante dellindustria marmifera nazionale in Euroroc.

Lidea di avere un      logo unico a livello europeo nasce con tre obiettivi principali:

- Accomunare tutta lindustria europea della pietra sotto uneffige comune e chiaramente riconoscibile, concependo un unico logo valido per ogni paese della Unione Europea, unimmagine identica per identificare i produttori di Italia, Spagna, Germania e di tutti gli altri 24 stati membri dellUnione;

- Non speculare sulle aziende che potranno avere luso illimitato del logo europeo pagando solo le spese vive di registrazione pari a 100 euro annui, senza essere chiamate a impegni finanziari gravosi per poter utilizzare il logo europeo Pietra Autentica;

- Distinguere in modo forte e netto i prodotti in pietra autentica da quelli ceramici o agglomerati.

E per accomunare, non speculare e distinguere lindustria marmifera europea ed italiana è stata creata licona azzurra rappresentante un blocco e una lastra stilizzati sotto il quale è posta la traduzione di vera pietra nelle varie lingue nazionali.


Per l’Italia la scelta è ricaduta proprio sulla dicitura Pietra Autentica4, una traduzione che vuole sottolineare lelemento di autenticità e di unicità del prodotto naturale rispetto a quelli ceramici o agglomerati.

E  la  scelta  di  utilizzare  il  termine  autentico”  è  proprio  dovuta  al  suo immediato richiamare la contrapposizione al falso, così come unopera darte autentica viene distinta da una falsa, da una sua copia o da unimitazione.

1.5.1  Regolamento per luso del marchio collettivo Pietra Autentica.

   Art. 1. Marchio

Con  il  termine  marchio”  si  intende  il  marchio  consistente  nelle  parole PIETRA AUTENTICA in carattere standard, oggetto di domanda di marchio collettivo italiano per contraddistinguere pietre naturali, grezze e lavorate in conformità alla normativa comunitaria EN 12670 e successive modifiche ed integrazioni (infra Normativa Comunitaria Pietre Naturali).

   Art. 2 Titolare

Il  titolare  del  marchio  è  lAssociazione  Italiana  Marmomacchine (Associazione Italiana Costruttori e Utilizzatori di macchine e attrezzature varie per la lavorazione delle pietre naturali,



4   Logo PIETRA AUTENTICA ( WWW.ASSOMARMOMACCHINE.COM )


in forma abbreviata Assomarmomacchine) che per la gestione e controllo delluso del marchio può avvalersi della s.r.l. Marmomacchine Servizi di Milano.

   Art. 3 Soggetti che possono richiedere la licenza

I soggetti che possono richiedere la licenza duso non esclusiva del marchio devono possedere i seguenti requisiti:

- essere soggetti economici che si occupano principalmente della produzione, della lavorazione e del commercio di pietre naturali;

- essere soggetti economici che lavorano e/o commercializzano le pietre naturali uniformandosi alla specifica normativa comunitaria.

   Art. 4 Domanda per il rilascio della licenza d’uso non esclusiva del marchio

La domanda per il rilascio della licenza duso non esclusiva del marchio deve essere redatta in forma scritta e presentata alla Marmomacchine Servizi.

   Art. 5 L’uso del marchio e lattività di controllo

- Il soggetto economico che ha ottenuto la licenza duso non esclusiva del marchio potrà utilizzare il marchio solo ed esclusivamente per contraddistinguere pietre naturali e/o la relativa pubblicità e promozione dei propri prodotti se e solo se essi sono in assoluta conformità alla normativa comunitaria pietre naturali.

- Il titolare, avvalendosi di Marmomacchine Servizi, ha sempre la facoltà di verificare il rispetto del presente regolamento da parte dei licenziatari.

-  I  soggetti  che  effettuano  le  verifiche  ne  verbalizzano  lesito  e  qualora rilevino  usi  del  marchio  da  parte  dei  licenziatari  in  violazione  delle disposizioni del presente Regolamento redigono processo verbale di accertamento con annotazioni delle eventuali osservazioni della parte interessata.


   Art. 6 Sanzioni

Il titolare, in relazione ai fatti accertati ai sensi dellart. 5, adotta i provvedimenti che possono consistere:

- in caso di prima violazione ad opera di un licenziatario: nellinvito ad eliminare, entro 10 giorni, la violazione;

- in caso di violazione reiterata ad opera di un licenziatario: nella diffida ad immettere sul mercato prodotti e/o pubblicità e/o promozioni in violazione del presente Regolamento;

- in caso dinosservanza della diffida: nella revoca della licenza duso del marchio, fatte salve le eventuali azioni legali a tutela del marchio.

   Art. 7 Controversie

1. Per lipotesi di controversie relative al presente Regolamento, il direttivo del Comitato Arbitrale di Assomarmomacchine nomina un Collegio Arbitrale composto da tre membri scelti tra gli esperti ed i professionisti iscritti al Comitato Arbitrale e di cui almeno uno è un esperto in materia di pietre naturali. Il Comitato Arbitrale indica altresì la sede operativa dellarbitrato.

2. Il Collegio Arbitrale elegge al suo interno il suo presidente ed un arbitro relatore. Nello svolgimento delle sue funzioni, il Collegio Arbitrale può nominare un consulente tecnico.

3. Il licenziatario al quale è stata inflitta la sanzione ovvero il richiedente al quale è stata  rifiutata la concessione della licenza deve, a pena di decadenza, entro 30 (trenta) giorni dal ricevimento della comunicazione della sanzione inflitta ovvero del rifiuto di concessione della licenza, presentare ricorso in 4 (quattro) copie che deve essere depositato con la documentazione che ritiene opportuna presso la sede di Assomarmomacchine.

4. Il Collegio Arbitrale stabilisce una somma che il licenziatario ricorrente deve depositare presso Assomarmomacchine per lapertura del procedimento arbitrale, una somma che non potrà essere superiore al 20% e non inferiore al

5% del valore dei prodotti oggetto di contestazione.


La somma sarà trattenuta da Assomarmomacchine nel caso di non accoglimento del ricorso ovvero restituita, al netto dei costi di procedura, stabiliti sin dora nel 30% (trenta per cento) di tale somma, nel caso di accoglimento del ricorso.

5. Nel caso di rifiuto di concessione della licenza, viene stabilita sin dora la somma che il richiedente ricorrente deve depositare presso Assomarmomacchine per lapertura del procedimento arbitrale, tale somma è di euro 3.000 (tremila).

La somma sarà restituita, al netto dei costi di procedura, stabiliti sin dora nel

30%  (trenta per  cento) di  tale  somma, nel caso  di non  accoglimento del ricorso. La somma verrà invece trattenuta per intero, e trasferita al soggetto che concederà la licenza, in caso di accoglimento del ricorso, costituendo un acconto  a  fronte  della  concessione  in  uso  del  marchio  e  per  le  spese conteggiate forfettariamente per il controllo e la gestione del marchio.

6. Il ricorso è considerato ricevibile dal momento in cui il ricorrente deposita la somma di cui sopra.

7. Il Collegio Arbitrale fissa una data per la discussione del ricorso e ne da comunicazione  scritta  mediante  lettera  raccomandata  con  avviso  di ricevimento al ricorrente il quale ha diritto di essere ammesso ad esporre oralmente le sue ragioni.

8. Il ricorrente può farsi assistere da un consulente.

9. Il Collegio Arbitrale decide a maggioranza. La decisione è impugnabile ma immediatamente esecutiva.


1.5.2   Particolarità e caratteristiche riservate alle aziende aderenti a Pietra

Autentica.

Tutte le aziende aderenti a Pietra Autentica acquisiscono il diritto ad apporre il logo europeo (che viene fornito in formato digitale allatto stesso delliscrizione) in tutti i materiali aziendali prodotti, nei siti web aziendali, nelle pagine pubblicitarie pubblicate sulle riviste o sui quotidiani e in tutte le occasioni in cui ritengono opportuno inserire il logo Pietra Autentica e abbinarlo al nome dellazienda.

Molto importante è ricordare che dal 28 al 31 marzo 2007 è stata svolta a Izmir, in Turchia, la 13a edizione di  Marble, importante salone internazionale dedicato ai materiali lapidei e alle relative tecnologie di lavorazione.

Naturalmente lAssociazione tecno-lapidea italiana era presente in fiera con un proprio stand, presso il quale aziende e operatori del settore provenienti da tutto il mondo hanno potuto incontrarsi e ricevere informazioni sul meglio della produzione italiana e su tutte le attività corrispondenti.

La manifestazione è stata loccasione per presentare alle aziende italiane presenti il logo Friend of Pietra Autentica5,

5   Logo FRIEND OF PIETRA AUTENTICA ( WWW.ASSOMARMOMACCHINE.COM )


una nuova importante iniziativa Confindustria Marmomacchine in tema di tutela e promozione del prodotto lapideo italiano ed europeo.

Infatti a seguito del successo riscosso dal logo Pietra Autentica,  numerose aziende produttrici di tecnologie lapidee e diversi soggetti istituzionali e promozionali del settore hanno manifestato la volontà di essere parte attiva del progetto.

E proprio per soddisfare questa grande voglia di partecipazione è stato creato questo logo, pensato appositamente per tutti quei soggetti che, pur non rientrando nella categoria dei produttori e distributori di prodotti lapidei, avessero la voglia di affiancarsi alla schiera dei sostenitori di Pietra Autentica nello spirito di unautentica sinergia di filiera.


Bibliografia capitolo 1

       PINNA S.  :  Il  comprensorio apuano del marmo, Società Geografica

Italiana, Roma 1999. Relativamente alle pag. 31-48, 71-90;

       MANNONI T. : Definizione del marmo e cenni storici” in Il marmo nel mondo”, Socie Editrice Apuana 1986;

       PIERI M. : I marmi d'Italia” relativamente alle pag. 157-166;

       CONSIGLIO A. : Il marmo” relativamente alle pag 65-101;

       DE SENSI  F.  : Il problema dei costi di produzione nell'industria del marmo” in Terra Nostra n°4” pag 63-67;

       SANTOPRETE G. : Alcune industrie di rilevante interesse per la regione

Toscana, Giappichelli Editore, relativamente all' industria dei marmi”;

       MEDDA E. : “Le strade dimenticate. Vie di lizza e discesa del marmo nelle alte valli massesi', POLIEDIZIONI, Massa, 1995 2 Ed;

       MEDDA E. : Le cave di Massa. L'escavazione del marmo sulle Apuane massesi dalle origini alla fine dell'Ottocento, EDIZIONI MALASPINA, Massa, 1998;

       CAPUZZI Q. - CARRIERO M. - FAILLA S. : Ricerca, coltivazione ed utilizzazione dei marmi apuani, Carrara, 1977;

       NAPOLI S. : Stone sector 2005” IMM;

       Settore lapideo: mercato del lavoro e fattori di competitività IMM 1996;

       BRADLEY F. : Guida alle cave di marmo di Carrara, IMM;

       PANDOLFI D. e S. : La cava , relativamente alla parte I,II,III;

       www.alpiapuane.com

       www.immcarrara.com

       www.assomarmomacchine.com

Immagini:

·        www.zenithc.com

·        www.artisticamarmi.net


·        www.chooseby.info

·        www.edilbase.com

·        www.foredilmarmi.com

·        www.irisporcellanato.it

·        www.lcmarmi.com

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