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I partiti politici




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I partiti politici

I partiti fanno e disfano i governi. Si accordano o si scontrano sulle più importanti scelte politiche del Paese.



Il ruolo dei partiti è esplicitamente riconosciuto dalla Costituzione. Il diritto di organizzarsi in partiti è considerato come uno dei fondamentali diritti politici dei cittadini, accanto al diritto di voto.

I partiti sono organizzazioni che competono tra loro per conquistare e gestire il governo del Paese. Essi costituiscono il principale canale di collegamento tra la società civile e le istituzioni statali.esprimono le idee e gli interessi di una parte della popolazione. Da una parte essi agiscono come rappresentanti di settori della società civile, dall’altra essi contribuiscono a determinare l’orientamento politico dello Stato. I partiti sono organizzazioni private e volontarie:chiunque è libero di iscriversi a un partito, come di dimettersi da esso.

Nello stesso tempo i partiti svolgono importanti funzioni pubbliche:

ó    Selezionano la classe politica. È molto difficile diventare membro di un’assemblea elettiva senza l’appoggio di un partito.

ó    Selezionano i8 problemi e le soluzioni. Ogni partito ha un programma politico, quindi i partiti indicano quali sono i problemi che lo Stato deve affrontare e quali soluzioni devono essere adottate.

I partiti costituiscono l’asse portante dello Stato, ma questi senza la maggioranza del parlamento e del governo non possono fare niente.

Ogni Stato ha partiti diversi quindi esistono diversi sistemi di partiti.

I partiti riflettono le fratture o i conflitti esistenti nella società:

ó    Il conflitto tra la classe ei lavoratori e quella degli imprenditori

ó    Il conflitto tra aree geografiche

ó    Il conflitto tra lo Stato e la Chiesa

ó    L’esigenza di difendere l’ambiente contro l’inquinamento

La configurazione del sistema dei partiti può essere anche influenzata dal tipo di sistema elettorale adottato in ciascun Paese.

I sistemi di partiti possono essere ricondotti a due principali: i sistemi bipartitici e i sistemi multipartitici.

I sistemi bipartitici. In alcuni Paesi la competizione politica si svolge tra due soli partiti, un partito di sinistra e uno di destra. Così avviene negli Stati Uniti tra i democratici e i repubblicani; in Gran Bretagna tra i laburisti e i conservatori; in Germania tra i social-democratici e i cristiano-democratici. C’è un sistema bipartitico.

I sistemi bipartitici sono in grado di garantire un migliore funzionamento della democrazia. Si differenzia bene la maggioranza dall’opposizione. Tale sistema garantisce nello stesso tempo la stabilità dei governi e la possibilità dell’alternarsi al governo. Però agli elettori è consentita una scelta limitata perché entrambe le parti presentano programmi simili.

I sistemi multipartitici. Nei Paesi d’Europa continentale esistono i sistemi multipartitici: la competizione politica avviene tra numerosi partiti. Poiché nessun partito è capace da solo di ottenere la maggioranza alle elezioni, i governi sono formati da alleanze o coalizioni tra partiti che sono poco stabili perché in conflitto tra loro. Un sistema multipartitico si può avvicinare ad un sistema bipartitico se i numerosi partiti che lo compongono formano due coalizioni abbastanza stabili raccolte i due poli, destra e sinistra. Un sistema così si chiama bipolare.

In Italia attualmente non sopravvive nessuno dei partiti nei primi anni novanta. Quei “vecchi” partiti erano stati i protagonisti della vita politica del paese nell’ultimo mezzo secolo. Eppure, tra il 1992 e il 1993, si verificò un improvviso tracollo del vecchio sistema dei partiti.

Nei primi 46 anni di storia repubblicana il sistema dei partiti si presentò in Italia come un sistema multipartitico. Il numero dei partiti fu sempre molto elevato. La particolarità del sistema dei partiti italiano risiede nel fatto che i partiti italiani non erano raggruppati in due schieramenti in competizione tra loro.Il maggior partito italiano occupava infatti una posizione “di centro” nel sistema politico e ciò gli permise di mantenersi sempre al governo alleandosi con partiti minori alla sua destra e alla sua sinistra.Per cinquant’anni solo cinque partiti fecero parte del governo. Uno di essi, la Democrazia cristiani, restò al governo ininterrottamente. All’area di governo si contrapposero non una ma due opposizioni:

ó    una grande opposizione di sinistra formata dal Partito comunista




ó    una piccola opposizione di destra formata dal Movimento sociale italiano

Nel primo cinquantennio di vita repubblicana non si realizzò mai in Italia l’alternanza al governo. Si può dire che l’Italia si configurò in quel periodo come una democrazia bloccata.

Consideriamo ora i risultati delle elezioni del 1996. Il numero dei partiti non è diminuito: viviamo quindi ancora in un sistema multipartitico.

Ma ora essi sono organizzati in due poli:

ó    una coalizione di sinistra, l’Ulivo

ó    una coalizione di destra, il Polo delle libertà

Il sistema dei partiti si è dunque trasformato verso una situazione bipolare, ma non è detto che sia una configurazione stabile. In ciascuno dei due poli esiste un partito dominante: il Pds nell’Ulivo e Forza Italia nel Polo.

La Democrazia cristiana che aveva dominato la scena  per cinquant’anni si è divisa in tre partiti cattolici, che stanno in due schieramenti diversi. Anche il Partito comunista si è sciolto, esso si è diviso in Pds e Rifondazione comunista. Il vecchio Movimento sociale italiano ha abbandonato il culto di Mussolini e del fascismo e si è trasformato nel nuovo partito Alleanza nazionale che si colloca all’estrema destra. Sono invece partiti nuovi di zecca la Lega nord e Forza Italia.

La partitocrazia. I partiti dovrebbero funzionare da canale di collegamento tra la società civile e lo stato e hanno effettivamente permesso a milioni di cittadini di organizzarsi e partecipare alla vita politica. Ma nello stesso tempo i partiti finiscono per essere saldamente controllati da gruppi ristretti di politici di professione il cui scopo è più quello di consolidare e rafforzare la propria posizione di potere che di perseguire gli interessi generali del paese. La democrazia corre continuamente il rischio di degenerare in partitocrazia (potere dei partiti).

Il clientelismo. I partiti hanno bisogno dei voti degli elettori per aumentare la loro forza nella competizione con gli altri partiti. Per ottenere questo risultato, i partiti possono proporre agli elettori programmi chiari e convincenti, ma possono anche procedere in un altro modo: distribuire favori individuali a una miriade di richiedenti. Questo fenomeno –detto clientelismo– era diventato un modo consueto di fare politica.

La corruzione. Gestire un partito richiede molto denaro. Ma come procurarsi questo denaro?

Poiché i contributi volontari degli iscritti non sono mai sufficienti, è possibile che i partiti e i singoli uomini politici abbiano la fortissime tentazione di procurarsi il denaro illegalmente, sfruttando la loro posizione di potere. Una parte del denaro pubblico che essi amministrano per conto dei cittadini, finisce così nelle casse dei partiti. Un possibile rimedio contro la corruzione è il finanziamento pubblico dei partiti: ogni partito riceve legalmente del denaro dallo stato per finanziare la propria attività e le proprie campagne elettorali.

Dopo il crollo dei “vecchi” partiti, che erano stati accusati di essere clientelari e corrotti, si è diffusa l’idea che fosse meglio fare a meno dei partiti. L’alternativa ai partiti è la personalizzazione della politica. Alle organizzazioni si sostituiscono i singoli leaders politici che intrattengono un rapporto diretto con gli elettori su basi personali.

Nelle società contemporanee esistono numerose organizzazioni che pur non presentandosi alle elezioni e non proponendosi la gestione del potere politico, hanno una concreta influenza sulle decisioni dello stato. Queste organizzazioni sono o gruppi di pressione o gruppi di interesse.

I gruppi di pressione più importanti sono le “parti sociali”, ossia i sindacati dei lavoratori e le associazioni degli imprenditori (Confindustria). Le più importanti politiche economiche e sociali del paese vengono spesso concordate in incontri triangolari tra il governo, il sindacato dei lavoratori e la Confindustria. Questa pratica è detta concertazione.

Allo stesso modo agiscono moltissimi altri gruppi di interesse: si può dire che ogni categoria di cittadini è rappresentata da specifiche organizzazioni. Ogni  associazione può trasformarsi in gruppo di pressione se è abbastanza forte da trovare ascolto presso i partiti, i parlamentari, i ministri, la pubblica amministrazione.

La funzione dei gruppi è sicuramente positiva perché permette di stabilire un più stretto collegamento tra l’azione dello stato e gli effettivi interessi dei cittadini. Ma non mancano i problemi: i gruppi più forti e più potenti riescono a ottenere provvedimenti favorevoli, mentre gli interessi dei gruppi più piccoli e più deboli rischiano di venire trascurati

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