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Imprese pubbliche




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IMPRESE PUBBLICHE

*          L’ESERCIZIO D’IMPRESA DA PARTE DELL’OPERATORE PUBBLICO.



L’intervento dello Stato nell’economia può essere attuato, oltre che con gli strumenti tipici del settore pubblico (il prelievo fiscale e l’erogazione gratuita di servizi pubblici) anche con i meccanismi propri del mercato, cioè mediante l’esercizio d’imprese aventi per oggetto la produzione di beni e servizi destinati alla vendita. La pubblica impresa può essere esercitata direttamente dallo Stato o ente territoriale, da un ente pubblico economico appositamente istituito, da privati concessionari, o, infine, da società per azioni a partecipazione pubblica.

L’esercizio diretto si ha quando lo Stato esercita per mezzo di una sua amministrazione, inserita nell’organizzazione di un ministero, ovvero amministrazione preposta all’esercizio dell’impresa. Da qui la denominazione di azienda autonoma, o di amministrazione autonoma. L’autonomia contabile implica che l’azienda abbia un proprio bilancio che viene allegato allo stato di previsione del ministero dal quale l’azienda dipenda. Per quanto riguarda l’autonomia amministrativa, l’azienda, pur essendo soggetta al potere di direttiva e indirizzo del ministero, è in effetti gestita da un direttore generale dotato di poteri assai vasti.

Gli enti pubblici economici sono enti distinti dallo Stato, costituiti con lo specifico scopo di provvedere direttamente all’esercizio di un’attività imprenditoriale. Gli enti pubblici economici, hanno propria personalità giuridica che garantisce una più netta separazione dall’Amministrazione statale, libertà d’azione e una struttura organizzativa più adeguata all’esercizio di attività economica; gli organi di vertice sono nominati dal Governo.

L’esercizio in concessione si ha quando l’impresa pur appartenendo allo Stato o ad un altro ente pubblico, è esercitato da un privato in base ad un provvedimento amministrativo di concessione. Il concessionario è tenuto a corrispondere allo Stato un canone fisso o una quota degli utili.

Le imprese a partecipazione pubblica sono società per azioni nelle quali il pacchetto azionario che assicura il controllo delle assemblea è posseduto dallo Stato, da un apposito ente pubblico(ente di gestione), oppure da una società per azione a capitale pubblico. L’ente o la società di gestione detiene i pacchetti azionari di apposite società finanziarie, ciascuna delle quali è capogruppo in un determinato settore economico; le società finanziarie a loro volta detengono i pacchetti azionari delle società direttamente operative, che svolgono le attività di produzione nei rispettivi settori.

*          GLI OBBIETTIVI DELL’IMPRESA PUBBLICA.

L’esercizio di un impresa da parte dello Stato può avere diverse giustificazioni. Una prima ragione può essere la necessità di evitare il sorgere di dannosi monopoli privati. Tale produzione deve essere evitata nella produzione di beni e servizi essenziali, che, riferendosi ai bisogni primari o bisogni di “merito” , devono essere estesi a larghi strati della popolazione. La pubblica impresa consente di attuare questo interesse sociale mediante l’applicazione di prezzi pubblici (il prezzo è uguale al costo di produzione) o di prezzi politici (il prezzo è inferiore al costo di produzione). Altra giustificazione è la necessità di evitare cause di contrasto fra interesse privato e interesse pubblico. A queste ragioni, altre se ne sono aggiunte in tempi più recenti, nei quali l’impresa pubblica tende ad essere concepita come strumento per promuovere lo sviluppo economico e il benessere sociale.

ü     Ridurre gli squilibri interni nella distribuzione della ricchezza fra le diverse regioni;

ü     Assicurare l’occupazione dei fattori produttivi, soprattutto della forza lavoro;

ü     Produrre beni essenziali(es. case per i lavoratori) e offrirli a condizioni favorevoli;

ü     Controllare l’indirizzo della produzione nei settori che maggiormente interessano lo sviluppo economico del Paese.

*          LA POLITICA DEI PREZZI.

L’esercizio di attività produttive in forma d’impresa consente di intervenire sul sistema economico mediante la politica dei prezzi, che consiste nel fissare il prezzo dei beni e servizi prodotti in relazione a determinati obbiettivi di politica economica.

Tale strumento può essere usato:

ü     Ai fini di redistribuzioni, mediante l’applicazione dei prezzi politici a favore delle categorie di consumatori economicamente più deboli o di settori che si intendono incentivare

ü     Ai fini di stabilizzazione congiunturale, mediante una politica di bassi prezzi in periodo di recessione.

ü     In vista di una politica di sviluppo, mediante l’offerta di materia prime e beni strumentali a prezzi non molto elevati, per incentivare il processo di industrializzazione




*          EFFETTI DELL’ESPANSIONE DELLE IMPRESE PUBBLICHE.

Le pubbliche imprese possono svolgere una valida funzione come strumento di politica economica. Ma presenta non pochi aspetti negativi, che diventano più gravi con il progressivo estendersi degli interventi nei diversi settori della produzione nazionale.

I principali sono:

ü     Le pressioni del potere politico possono condizionare i criteri di nomina dei dirigenti e le modalità di gestione delle impresa;

ü     Vi è il rischio che le perdite giustificate dall’applicazione dei prezzi politici, vengano a confondersi con quelle dovute a una gestione improduttiva e insufficiente;

ü     I bilanci delle imprese pubbliche si trovano spesso in situazioni di deficit che vengono ripianati mediante trasferimenti a carico del bilancio statale senza distinguere se siano dovute agli obbiettivi sociali o a una cattiva gestione;

ü     L’eccessiva espansione dell’imprese pubbliche riduce gli spazi per le iniziative economiche dei privati e ostacola le condizioni della concorrenza.

*          PRIVATIZZAZIONE.

Per queste ragioni tutti gli Stati europei sono stati indotti a ridimensionare e a razionalizzare l’area dell’imprenditoria pubblica, mediante una politica di privatizzazione.

*          LE IMPRESE PUBBLICHE IN ITALIA.

Le imprese pubbliche in Italia hanno avuto  nei decenni passati un enorme sviluppo, fino a fare assumere al nostro Paese il carattere di un sistema economico misto con forte presenza dello Stato in tutti i settori della produzione nazionale. Negli ultimi tempi, si è affermata l’esigenza di limitare questi interventi, che finiscono col creare effetti distorsivi sul mercato e sulla concorrenza, oltre a rappresentare un onere per la spesa pubblica. A partire dal 1990 si è dato inizio a un ampio programma di privatizzazioni.

Tale programma si svolge in due fasi:

1.     in un primo tempo è stata attuata la privatizzazione sul piano giuridico, mediante la trasformazione delle aziende autonome e degli enti pubblici economici in società per azioni, più adatta a garantire una gestione produttiva ed efficiente.

2.     la trasformazione in società per azione rende possibile il passaggio alla seconda fase, quella della privatizzazione economica dell’impresa, che avviene mediante la vendita totale o parziale delle quote di partecipazione dello Stato. Titoli che vengono piazzati sul mercato secondo gli indirizzi stabiliti di volta in volta dal Cipe (comitato interministeriale per la programmazione economica). Appositi controlli a riguardo sono svolti da apposite autorità di vigilanza (authorities).

Le aziende autonome in passato avevano una grande rilevanza, nel campo dei servizi di pubblica utilità gestiti in monopolio  (poste, ferrovie, servizi telefonici ecc.). Ora sono state trasformate quasi tutte in enti pubblici economici o in società per azioni.

Sono ancora in forma di azienda autonoma:

ü     L’ Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, che fa capo al Ministero delle finanze e gestisce il gioco del lotto e le lotterie nazionali;

ü     La Cassa depositi e prestiti, che fa capo al Ministero del tesoro e svolge attività bancaria e creditizia nei confronti delle Pubbliche amministrazioni centrali e locali.

Numerosissimi erano gli enti pubblici economici, i quali operavano nei più diversi campi della produzione industriale e commerciale. Oggi sono stati trasformati in società per azioni gli enti economici più importanti, fra i quali l’Ina, l’Imi, la Bnl e gli altri istituti di credito e l’Enel; la trasformazione ha costituito la premessa per procedere alla vendita totale o parziale delle azioni.

            Le società a partecipazione pubblica sono state in Italia lo strumento più largamente usato per l’intervento dello Stato nell’economia. L’acquisto di quote e azioni di società private da parte dello Stato consentì, durante gli anni Trenta, il salvataggio delle imprese industriali e delle banche che le avevano finanziate. Mediante la partecipazione in un gran numero di società, lo Stato si assicurò il controllo di amplissimi settori della produzione.  Le società a partecipazione statale fanno capo a due holding, l’Iri (istituto per la costituzione industriale) e l’Eni (ente nazionale idrocarburi), che in precedenza avevano la veste giuridica di enti di diritto pubblico e nel 1992 sono state trasformate in società per azioni.

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