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1. storia della filosofia cinese




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1.    INDRODUZIONE

La Cina non è un paese, è un mondo differente, che racchiude una notevolissima varietà di panorami ed ha una storia che si estende nell'arco di più di cinquemila anni. Racchiude una notevolissima varietà di panorami: si va dai quasi 9.000 metri dell'Everest alla depressione di  -154 metri dell'oasi di Turfan nel Xinjiang. Il territorio si può immaginare come una scalinata composta da 3 gradini, il più alto dei quali é a Ovest ed é rappresentato dall'altopiano del Qinghai-Tibet.
Ha una storia che si estende nell'arco di più di cinquemila anni ed è uno dei paesi di più antica civiltà. Il suo estesissimo territorio è ricco di ameni paesaggi, di monumenti archeologici di inestimabile valore artistico, di palazzi reali, giardini rigogliosi e sepolcri monumentali, testimonianze delle grandiose dinastie che hanno regnato su questo territorio dagli orizzonti lontani. La sua popolazione, incrocio di diverse etnie con i suoi costumi e le sue tradizioni, ne fa una meta di grande fascino per ogni viaggiatore.
Ripensiamo ai tempi di Marco Polo per seguire i 7000 km della Via della Seta, ripercorrendo un’antica storia di oltre duemila anni. . Lungo questa strada si trovano numerosi monumenti storici e il paesaggio naturale è affascinante e pittoresco: l’Esercito di Terracotta, considerato l’Ottava Meraviglia del Mondo, schierato a guardia della tomba del primo imperatore della Cina; le grotte Mogao, conosciute anche come il “tesoro dell’arte orientale” o le “Grotte dei Diecimila Buddha”; l’antico stato di Loulan, nel deserto; le Montagne Fiammeggianti, che sotto la luce calda del sole sembrano lingue di fuoco; la Valle dell’Uva a Turpan dove si trova la famosa uva senza semi; l’Isola degli Uccelli sul lago Qinghai, il più grande della Cina.
La regione del Tibet ospita il famoso Potala, nella città di Lhasa, edificio costruito ad una delle più alte latitudini del mondo dove vivevano i Dalai Lama: palazzo reale, tempio, fortezza e monastero, con la sua lunga storia, gli inestimabili capolavori d’arte ed i suoi ricchi tesori, è il simbolo dell’arte architettonica e della prospera cultura tibetana.
E che dire della Grande Muraglia Cinese, lunga 6000 km. Essa è infatti l'unica opera umana visibile dallo spazio. Fu tenuta in buono stato fino al’500. Anche altre città sprigionano un fascino misterioso: Pechino, Shangai, Hong Kong. Ogni angolo della Cina racconta millenni di storia, per visitarla tutta occorrerebbero dei mesi ma non basterebbero comunque.



Se pensiamo alla cultura della Cina, il nostro pensiero va immediatamente ad antichi pensatori come Confucio e Lao tzu, immaginando che la cultura cinese sia rimasta immobile per migliaia di anni, come se essa non avesse avuto 'storia'. la Cina ha avuto una storia culturale e filosofica ricca almeno quanto quella dell'Occidente.

Fino al 1800 i Cinesi ritennero che la loro non fosse ' una civiltà  ma 'la civiltà ': essi non avevano un termine per indicare il loro paese ma lo definivano il 'centro'.

Quando cominciarono ad avere rapporti con gli occidentali li definirono barbari come gli altri popoli stranieri. Riconoscevano che alcune loro scoperte tecniche e scientifiche fossero interessanti, che era anche utile avere qualche commercio, perfino apprezzavano alcune idee ma sostanzialmente li consideravano sempre dei 'barbari'. Ciò che scosse questa granitica, millenaria certezza della propria superiorità civile fu la 'guerra dell'oppio' nel1 1842. Fu allora evidente e innegabile la supremazia europea che per i 50 anni seguenti li umiliò continuamente : realizzarono allora che la Cina era incapace di opporsi ai barbari venuti dall'occidente, che essi avevano effettivamente una civiltà più avanzata.

La Cina non è solo il paese di Confucio : è anche il paese degli scontri e degli incontri fra un antichissima civiltà e  le nuove idee importate dall'occidente.

2.    STORIA DELLA FILOSOFIA CINESE

I. LE ORIGINI

I più antichi documenti del pensiero cinese sono Shujing, Libro della Storia; Shijing, Libro delle Odi; Yijing*, Libro delle Mutazioni; Lijing, Libro dei Riti; Yuejing, Libro della Musica. Queste opere contengono testimonianze storiche che coprono un arco di 1.700 anni - dal regno del mitico Huangdi (c. 2500 a.C.) al periodo dei Regni combattenti (480-222 a.C.). Esse costituirono l'eredità di pensiero della quale fruirono le Scuole filosofiche sorte a partire dal sec. VI a.C.

Al sorgere delle cosiddette 'Cento Scuole' non furono estranee le condizioni politiche e sociali del tempo. I primi storici ne hanno elencate come segue le sei maggiori: Yin-yang Jia, Scuola cosmologica Yin-gang; Ru jia, Scuola dei Dotti o Letterati (più nota in Occidente come Scuola confuciana); la Mo jia, Scuola mohista; la Ming jia, Scuola dei Nomi; la Fa jia, Scuola legalista; la Daode jia, Scuola taoista.

Importanza primaria per la determinazione dei fondamentali concetti ebbero lo Shujing e lo Yijing. Il primo, che può essere considerato il più antico documento cinese di filosofia e di scienza politica, parla già della concordanza delle cinque facoltà dell'uomo con i 'cinque elementi' cosmici ed espone l'arte della conoscenza e del governo sviluppata dal mitico re Yu, ispirandosi alle segrete operazioni del cielo.

Lo Yijing, o Libro delle Mutazioni, risale nella sua parte più antica alla fine della dinastia Yin fu risparmiato dal rogo dei libri nel 213 a.C. in quanto massimo testo sapienziale e divinatorio. L'opera, la cui incidenza sul costume e sul pensiero cinese è difficilmente valutabile, ebbe oltre duemila commentatori; di questi il più celebre fu Confucio che la corredò, secondo la tradizione, delle cosiddette Appendici.

II. LE SCUOLE

La Scuola Yin-yang:  la Scuola dette l'avvio al primo pensiero scientifico cinese. Questo tipo di ricerca contribuì allo sviluppo della cosmologia, dell'astrologia e delle arti magiche. Poiché le conoscenze acquisite erano però sempre rapportate al lavoro umano (in particolare al lavoro dei campi) e all'organizzazione sociale, esse influirono notevolmente anche su tutto il costume cinese. Il pensatore più rappresentativo della Scuola, Zou Yan.

La Scuola dei Letterati. Il nome di Confucio è la latinizzazione del termine cinese 'K'ung fu tsu” operata dai Gesuiti nel 1600. Visse nel VI secolo a.C. più o meno contemporaneo di Platone. Discendente di nobile famiglia decaduta, fu dapprima insegnante. Dal 500 al 496 a.C. ricoprì cariche pubbliche nello Stato di Lu, suo paese natale. Esiliato in seguito a contrasti politici, peregrinò per tredici anni di Stato in Stato, insegnando ed offrendo ai vari duchi, ma senza successo, le proprie idee riformiste. Fondatore della Scuola dei Letterati e primo insegnante privato di Cina, fu il pensatore che più d’ogni altro si rapportò ai 'classici'.

Per 2500 anni in Cina il pensiero di Confucio è stato un punto di riferimento costante. In realtà il pensiero confuciano ha avuto interpretazioni varie e contrastanti succedutosi nei secoli, ha lottato con altri grandi movimenti di pensiero, ha conosciuto secoli di emarginazione.

Egli visse in un periodo in cui la Cina era divisa in vari regni in perenne guerra fra di loro e si rimpiangeva un passato più o meno mitico in cui invece un solo imperatore aveva mantenuto pace e prosperità in tutta la Cina. Per Confucio quindi ordine e stabilità significano prosperità e felicità: il suo pensiero è essenzialmente il tentativo di dare regole che possano reggere la società.

I suoi principi: “ Tutti debbono osservare i propri doveri verso la famiglia, verso la società ,verso lo Stato. Tutti debbono ubbidire ai superiori e tutti debbono agire nell'interesse dei sottoposti con giustizia e magnanimità: soprattutto l'Imperatore, il capo supremo deve ubbidienza al Cielo e preoccuparsi del benessere dei suoi governati”.

Avendo sempre rifiutato lo studio delle scienze militari e non avendo alcuna pratica di agricoltura, limitò il suo insegnamento alle lettere, alle relazioni umane, alla giustizia e alla sincerità. La sua didattica vuole anzitutto fissare nel discepolo i fondamenti o 'radici') per dargli stabilità di carattere e chiarezza mentale.

I fondamenti della dottrina sono contenuti inoltre nel Daxue o Grande Studio (o Insegnamento), nel Zhongyong o Dottrina del giusto mezzo e nel Mengzi o Mencio.

Il Daxue si rivolge in particolare al principe, trattando delle cinque virtù (del sovrano, del funzionario, del padre, del figlio, dell'uomo verso il suo simile) sulle quali si fondano la convivenza civile e il buon governo.

Il Zhongyong è stato definito il libro della sincerità; è l’opera più difficile: in essa si affronta il problema della condizione dell’uomo nell’universo.,

Il Mengzi pone l'accento sugli aspetti pratici, adattandolo alle effettive esigenze della realtà sociale e politica. Prende così forma un pensiero politico con accenti democratici, che assegna al popolo il primo posto. Vi è ripetutamente affermato il principio della originaria bontà della natura umana. Particolare rilievo ha poi la virtù della pietà filiale che è qui presentata come il fondamento principale dell'ordine sociale.

La Scuola mohista: prende nome da Mozi (479-381 a.C.), il filosofo che più si oppose alle teorie confuciane e che godette al suo tempo di un prestigio non inferiore a quello di Confucio. Mozi pose in dubbio l'utilità dei testi antichi e criticò fortemente le istituzioni del passato. La sua estrazione sociale (apparteneva alla classe dei cavalieri) lo indusse a proporre un modello di vita semplice e schietta. Dette alla sua Scuola un'organizzazione di tipo militare, impegnando i suoi membri alla fedeltà reciproca e all'ubbidienza al Gran Maestro. Questo atteggiamento lo condusse a contestare i privilegi, dei quali aveva goduto la classe degli aristocratici, Il suo pensiero è raccolto nell'opera che ne porta il nome (il Mozi, diviso in 53 capitoli). Il suo insegnamento è stato paragonato a quello di Cristo: bisogna amare tutti gli esseri umani senza distinzione; convinto pacifista sostenne che l'amore della propria patria porta alla lotta contro le altre nazioni generando la guerra alla quale egli era assolutamente e radicalmente contrario. Deprecava anche il lusso e lo sfarzo dei potenti il cui costo ricadeva sui ceti poveri. Prevedeva anche un castigo e un premio dopo la morte. Il suo pensiero fu combattuto dai Confuciani che lo accusavano di distruggere i doveri concreti.

La Scuola dei Nomi. Provenienti in gran parte dalla categoria dei giuristi, esercitavano la professione di consiglieri e maestri di sapienza esigendo sempre un compenso;  li avvicinano ai sofisti greci.



La Scuola legalista. Denominati 'uomini dei metodo' perché ricercatori del più efficace criterio di governo, i legalisti non furono uomini di legge. Posseduti da un forte senso dello Stato e della pratica politica, essi furono l'espressione più coerente del radicalismo politico e filosofico cinese. Cultori delle arti marziali, sostenitori del centralismo politico e amministrativo e fautori di un criterio imparziale di selezione per l'attribuzione delle cariche pubbliche, essi propagarono il loro metodo che trovò applicazione, con esito molto positivo per lo Stato, sotto i due sovrani della dinastia Qin (221-206). Il massimo teorico della Scuola fu Hanfeizi (morto nel 233 a.C.), che ha lasciato un'opera in 55 capitoli. I legalisti vennero in contrasto con i taoisti, tenaci assertori della libertà individuale.

La Scuola taoista:  Fondatore del taoismo fu Lao-tzu o Laozi (570-490 a.C.). .); era originario del distretto di Li (Cina meridionale), lavorò a lungo come bibliotecario e archivista alla corte degli Zhou e abbandonò infine il lavoro e la società, partendo a piedi per l'Occidente senza lasciare più traccia di sé. Contemporaneo ed oppositore di Confucio. Mentre infatti il confucianesimo è essenzialmente rivolto all'impegno civile,  il taoismo invece è orientato in senso metafisico e religioso. Il concetto essenziale è il Tao ( la via): possiamo dire che il Tao è l'armonia del tutto, è Dio, ma in effetti è qualcosa che non possiamo veramente comprendere. Pertanto, le regole civili e quindi anche uno stato sono sostanzialmente un ostacolo alla libertà. Si comprenderà chiaramente come una dottrina del genere non potesse certamente essere accettata dall'apparato amministrativo che logicamente  si rifaceva sempre agli insegnamenti di buona amministrazione confuciana. Il Taosimo è sempre stato vivo comunque in Cina.

III. LA FILOSOFIA AL TEMPO DEGLI HAN

Come periodo storico, lo possiamo far coincidere con il nostro Umanesimo. Nella prima metà del 1600 la Cina del Ming entra in grave crisi economica e politica: ciò permette la vittoriosa invasione dei Manciu che nel 1644 installarono una loro dinastia,  i Qing . I Manciu era un popolo marginale dell'impero Cinese : dapprincipio i rapporti con la Cina furono di duro dominio ( ai Cinesi l'uso del codino) la dinastia Manciu durò fino alla fine dell'impero nel 1911 e con essa in effetti ebbero rapporti gli Europei.

Alla dinastia dei Qin, il cui breve governo aveva dato alla Cina l'unità nazionale, una efficiente amministrazione, l'unificazione della lingua scritta, la prima rete stradale e la Grande Muraglia, subentrò la dinastia Han (206 a.C. 220 d.C.). Questa scelse come suo fondamento etico-politico la dottrina confuciana, che conobbe ora i primi successi fino a diventare la dottrina ufficiale dello Stato. Per consolidare l'unificazione del Paese fu ripetuto il tentativo di 'unificare il pensiero': i testi antichi denominati collettivamente i liuyi, ossia le 'sei discipline', furono proclamati insegnamento ufficiale e materia d'obbligo degli esami di Stato, senza impedire però l'insegnamento privato delle teorie di altre Scuole. Si tornò quindi al pensiero 'originario' di Confucio e poi degli altri classici anche con un grande fervore ideale e anche filologico.

Gli Europei incontrarono la cultura cinese in questo contesto culturale e quindi la Cina potè apparire ad essi come immobile nel tempo Ciò pero che distingue nettamene i due movimenti è lo svolgimento storico. Il nostro umanesimo succede a un lungo medioevo e segna l'inizio di quello sviluppo culturale e civile che portò la civiltà europea a imporsi al resto del mondo. Invece non esiste un 'medio evo' cinese che tale non può considerarsi il periodo Ming, e il ritorno agli Han ha segnato in effetti l'inizio di una decadenza che ha portato la Cina agli inizi del 900 a un forte ritardo rispetto agli Occidentali.

Verso la fine della dinastia Han si registra con il risveglio del pensiero taoista anche la nascita della religione taoista che ebbe ben poco in comune con la omonima filosofia. La sua incidenza sul costume popolare è stata rilevante Nel suo seno ebbe anche origine il movimento dei 'turbanti gialli' la cui rivolta nel 184 preluse alla caduta della dinastia Han.

IV. IL BUDDHISMO 

 Il buddhismo fu introdotto al tempo degli Han nella sua forma più recente - la Mahayana - Religione universalistica fondata sul principio dell'ordine universale - il Dharma o 'legge onnicomprensiva', il buddismo mahayana persegue l'elevazione dell'umanità ad un certo grado di salvezza, fornendo il maggior numero possibile di vie per il raggiungimento di questo fine. La salvezza sta nel conformare la propria vita al Dharma, nell'estinguere il dolore che nasce dal desiderio e dai coinvolgimenti negli affari mondani, nell'amore indiscriminato per tutti gli esseri animati. I secoli VII-IX videro la massima diffusione del buddhismo cinese che non riuscì tuttavia a sostituirsi al confucianesimo come dottrina ufficiale. I conventi, sorsero numerosissimi, esercitando sul Paese una grande influenza come centri di purificazione spirituale e di propagazione culturale e artistica. Il contributo buddhista al pensiero cinese è stato considerevole: basti pensare alla terminologia filosofica che ne trasse un notevole arricchimento con conseguenze che si ripercossero anche sulla lingua parlata e sul costume. Alcuni tra i principali concetti sono: quello del karma o dell'insieme,  dell'illuminazione o ming,  del distacco dalle cose che permette all'uomo di entrare in comunione con lo spirito universale e di identificarsi con esso nello stato di nirvana.  Il buddismo penetrò in Cina nel I secolo d.C. al tempo in cui l'impero della dinastia degli Han si estese fino al Pamir e aprì contatti con l'India. Per secoli però la sua diffusione fu limitata. Solo dopo gli Han, nel periodo delle 'tre dinastie',  nel V secolo ebbe ampia diffusione divenendo la religione dominante. Verso la metà del IX secolo d. C., tuttavia l’ eccessiva potenza raggiunta dai monasteri buddisti, provocò uno scontro con l'autorità imperiale. 

Il concetto fondamentale del Buddha è l’illusorietà di tutta la realtà: si tratta di una filosofia mistica, che vede il mondo come il male radicale; ciò non vuol dire che il buddista non compia il suo dovere nella società. Il monachesimo buddista, poi, in genere non è una condizione permanente della vita: prima di divenire bonzo, l’uomo ha adempiuto ai suoi doveri mondani.

Non si tratta di una religione rivelata, ma di una dottrina filosofica per di più basata sull’esperienza personale.

Nel complesso il buddismo veniva in contrasto con il confucianesimo. Il buddismo è comunque una dottrina che predica la rinuncia del mondo. La tradizione imperiale cinese, comprensibilmente, volle tornare a Confucio e lottare contro le teorie considerate pericolose per l’impero.

V. LA FILOSOFIA DOPO L'EPOCA SONG

Il crescente stato di arretratezza economica e scientifica nei confronti dei Paesi occidentali e del Giappone, aggravò nel corso del XIX la situazione interna. I problemi politici relativi alla crisi in atto, coinvolsero anche il mondo della cultura. Anche gli uomini di cultura, rinunciato all’ascolto delle leggi interiori, soggiacquero ai crescenti condizionamenti di leggi esterne prodotte dal gioco mutevole dei rapporti economici e politici.

Quando si rivolsero finalmente all'Occidente in cerca di idee e di guida, essi operarono le loro scelte cedendo, oltre che alle pressioni delle grandi potenze, alla suggestione di generiche assonanze riscontrate tra il loro pensiero tradizionale e alcune teorie filosofiche straniere.

Quando la Cina si aprì all'Occidente, in Europa dominava il Positivismo e altre correnti  più o meno ostili al Cristianesimo. La cultura occidentale apparve quindi ai cinesi, che già erano  in una  atmosfera 'laica' essenzialmente, come una concezione antireligiosa e avvicinarsi all'Occidente significava anche il ripudio delle tradizioni religiose.

La rivoluzione comunista poi  portò alla radicale e violenta lotta contro ogni forma di religione vista come nemica fondamentale del proletariato.

Il primo vero rapporto della Cina con il Cristianesimo si ebbe all'arrivo degli Europei in seguito alle scoperte geografiche. Dalla fine del 1500 missionari cattolici si recarono in Oriente e iniziarono un'opera di evangelizzazione accurata e profonda raccogliendo notevoli successi tanto che sembrò che l'Oriente potesse divenire tutto cristiano. In realtà solo le Filippine, diretto possedimento spagnolo, abbracciarono il Cattolicesimo. In Giappone dopo un’ampia diffusione, il Cristianesimo fu perseguitato sanguinosamente  e finì con lo sparire. Il primo grande missionario cattolico in Cina fu il gesuita italiano MATTEO RICCI . Nel 1582 egli giunse in Cina. Si impegnò nello studio profondo della lingua e della cultura cinese di cui divenne tanto esperto da poter confrontarsi con successo con gli intellettuali confuciani di cui adottò anche la foggia dell'abbigliamento. Nel 1601 fu ammesso a Pechino presso la corte imperiale e fu molto apprezzato per le conoscenze astronomiche che riportava dall'Occidente; addirittura,   fino alla fine dell'impero nel 1911, svolse la funzione di direttore della 'casa delle matematiche'. In seguito, gli altri Gesuiti che seguirono padre Ricci continuarono nella sua linea. I Gesuiti si presentavano come partecipi della cultura cinese. Per un popolo come i Cinesi che ritenevano di essere il 'centro' del mondo la cosa era fondamentale: i Gesuiti speravano in tal modo di convertire la Cina nel suo insieme partendo dalla classe dirigente. Il loro  atteggiamento però scatenò quello che è passato alla storia come la CONTROVERSIA DEI RITI CINESI.  I Gesuiti ritenevano che il pensiero confuciano, e in genere i riti religiosi Cinesi, non fossero incompatibili con il Cristianesimo. In seguito però missionari cattolici francescani e domenicani che operavano al seguito degli spagnoli nel sud della Cina ritennero che essi fossero manifestazioni pagane, di indubbio valore religioso che non potevano essere assolutamente tollerate; si ebbe allora una controversia che durò oltre un secolo.

 

VI. L’ETA’ DEL COLONIALISMO

Dopo la guerra dell'oppio (1842), la Cina fu costretta ad aprirsi all'Occidente. Anche se gli Europei non fecero della Cina una colonia, tuttavia essi vi dominarono ampiamente spartendola anche in zone di influenza. In questa situazione il Cristianesimo fece molti proseliti in Cina anche basandosi sugli aiuti economici che essi potevano offrire ad una  popolazione oppressa dalla fame e dalla miseria. Vi fu il fenomeno  doloroso dei 'cristiani del riso': molti Cinesi erano pronti a dirsi cristiani, a farsi battezzare  a presenziare agli uffici religiosi pur di assicurarsi una scodella di riso: il Cristianesimo veniva visto come una specie di terza colonna degli Europei. I movimenti nazionalistici furono infatti ostili. La rivolta dei Boxer alla fine dell'800 si scatenò proprio contro i cristiani cinesi perpetrando un terribile massacro e, solo dopo che gli europei tentarono di intervenire a favore dei cinesi cristiani perseguitati,  i Boxer attaccarono gli europei stessi.

In seguito gli Europei imposero il rispetto dei Cristiani il cui numero si accrebbe anche nella prima parte del 900 ma restando però sempre una sorta di corpo estraneo.




 

VII. MARXISMO E MAO E LA SITUAZIONE ATTUALE

Nel 1949 dopo oltre 20 anni di guerre, il partito comunista cinese sotto la guida da Mao Zedong  (  Mao Tze Tung  secondo la vecchia grafia) si installa saldamente al potere. Il marxismo nella sua versione maoista diventa quindi l’ideologia ufficiale dello Stato fatta valere con pugno di ferro.

Si tratta del marxismo secondo la versione di Lenin: Mao modificò il marxismo nel senso che non ritiene che la rivoluzione sarebbe stata promossa dalla classe operaia (il cui sviluppo era modestissimo in Cina), ma fece affidamento su quella contadina. Quindi la rivoluzione comunista non nasce da una fase avanzata dell’industrializzazione ma da un mondo ancora agricolo.

La condanna di Confucio fu sempre chiara, inequivocabile da parte di Mao. Per la prima volta, dopo più di duemila anni Confucio non veniva più considerato il filosofo da “riscoprire” ma il nemico da abbattere.

Con l'avvento del Comunismo nel 1949 si è avuta una lotta generale alle religioni. In particolare il governo cinese promosse nel 1957 una Chiesa Cattolica Patriottica che rompesse ogni rapporto con Roma vista come una alleata del capitalismo e degli Americani. In parte i cattolici Cinesi  resistettero e subirono feroci persecuzioni, in parte si piegarono alle  circostanze. Il dramma si ebbe soprattutto  durante la Rivoluzione Culturale: qualsiasi attività religiosa collettiva di qualunque fede  fu impedita; tutte le chiese e cappelle cristiane furono sequestrate ed adibite alle più diverse attività (magazzini, fabbriche);  i preti e i vescovi furono inviati in campi di lavoro e le suore costrette a ritornare in famiglia.  Questa distruzione ha coinvolto, tutte le Chiese cristiane e tutte le religioni.

Le conseguenze sull'economia della 'rivoluzione culturale' e in generale 'del modello maoista   furono assolutamente catastrofiche sul piano economico  e le carestie  che ne seguirono   provocarono la morte di milioni di persone

Ancora vivente Mao, la Cina iniziò a voltare decisamente pagina. Tuttavia essa non ha mai abbandonato teoricamente il marxismo ufficiale.  Nel 1989 gli studenti di Pechino promossero un movimento fortissimo per avviare la Cina sulla via delle riforme di tipo occidentale. Sembrò per un momento che ad  economia di mercato seguissero anche libertà e democrazia di tipo occidentale , che una cultura liberale occidentale prendesse il posto di quella marxista. A lungo ci fu incertezza anche nelle alte sfere politiche, l'opinione pubblica di Pechino sembrò tutta a favore degli studenti. Invece i dirigenti fecero affluire a Pechino i soldati in piazza Tien'ammen , che fu il luogo simbolo di una sanguinosa repressione che  si allargò in tutta la Cina.

La situazione culturale della Cina attualmente è pertanto veramente singolare: ufficialmente il marxismo è ancora l’ ideologia di stato, il ritratto di Mao campeggia ovunque, il suo mausoleo è ancora la meta di pellegrinaggi di milioni di Cinesi. Dall'altra parte ormai il pensiero di Mao  è quanto mai lontano dalla Cina moderna tutta immersa in una economia di mercato. Tuttavia essa  non ha mai abbandonato l'ateismo ufficiale Dopo la morte di Mao si è sperato in una normalizzazione dei rapporti con il Vaticano ma questo non è avvenuto, anche se  la libertà religiosa dei cattolici è molto più ampia.

Negli anni ’90, comunque, la Chiesa Cattolica è risorta. Gli edifici ecclesiastici sono stati in buona parte ristrutturati; la Bibbia  viene stampata e diffusa per canali interni; i cristiani sono prevalentemente presenti nelle campagne.

La Chiesa cattolica resta ancora divisa  in aderenti alla Chiesa Patriottica  cattolica e in fedeli a Roma (clandestini). I motivi delle divisioni sono legati solo al rapporto col Vaticano, la teologia dei seminari 'patriottici' è stata riconosciuta come ortodossa dal Vaticano.

Altra questione spinosa è quella della nomina dei vescovi. Periodicamente Pechino ottiene dagli aderenti alla 'chiesa patriottica' la consacrazione di nuovi vescovi  del tutto ignorando Roma; non ha giovato ai rapporti  fra Vaticano e Cina anche la beatificazione come martiri di 120 cristiani uccisi dai Boxer intorno al 1900.

Le esigenze del turismo spingono a mettere in primo piano la Cina tradizionale: il turista vuole vedere l’esercito di terracotta di X’ian, i templi Ming, ecc.

Il momento che attraversa la Cina dal punto di vista economico è un momento magico: Shangai e Canton rassomigliano sempre di più a Boston e Chicago.

Con il progresso economico la Cina farà rifiorire la sua millenaria filosofia e che sarà in grado di competere culturalmente con gli Europei.

3.    I cinesi

Indipendentemente dall'unità culturale che rappresenta un importante elemento di coesione in Cina, vi sono alcune differenze tra i cinesi del nord e quelli del sud così come in Europa notiamo differenze tra popoli mediterranei e settentrionali. Si tratta di differenze di temperamento, costituzione fisica, mentalità, cucina, costumi, dovute ad un insieme di fattori come il clima, la diversa configurazione del territorio e le sue risorse, le tradizioni.
L'omogeneità culturale che ha caratterizzato la Cina per secoli ci porta spesso a dimenticare l'esistenza di differenze etniche presenti sul territorio cinese, dove accanto al gruppo più numeroso costituito dagli han (i cinesi) vi sono oltre cinquanta etnie di cultura e tradizioni diverse, tra cui mongoli, uiguri, tibetani, turchi, tungusi, mancesi e molti altri.

Cina settentrionale e Cina meridionale

La linea di demarcazione tra Cina settentrionale e meridionale è idealmente rappresentata dal Fiume Azzurro (Chang Jiang), il più grande e lungo fiume della Cina e il terzo fiume del mondo:  nasce nell'altopiano del Tibet e attraversa il territorio cinese da ovest ad est per quasi seimila chilometri. Per secoli questo fiume, navigabile in tutto il suo percorso, ha costituito la linea di divisione tra le terre aride e semiaride del nord e quelle fertili del sud.

Cinesi del nord

Il cinese del nord è alto, robusto, generoso, dotato di senso dello humour, riservato, discreto, appare più conservatore rispetto al suo vicino meridionale, consuma anche a colazione spaghetti e pane cotto a vapore e mostra una spiccata preferenza per l'uso di grandi quantità di aglio in cucina, consumato anche crudo.
E’ generalmente abituato alle difficoltà, affronta con serenità le rigide temperature dell'inverno, il caldo torrido dell'estate e i forti venti carichi di sabbia provenienti dal deserto. Per secoli le risorse agricole hanno costituito la base dell'economia delle terre settentrionali; oltre all'agricoltura (grano, miglio, sorgo e altri cereali), l'uomo del nord si è dedicato alla pastorizia, all'allevamento intensivo del bestiame, e allo sfruttamento di risorse minerarie (giacimenti di carbone, ferro, petrolio, tungsteno, stagno etc).

Huanghe (Fiume giallo)

Nell'ansa del Fiume Giallo (Huanghe) lo Huang He è il secondo fiume della Cina, nasce nel Tibet e continua il suo percorso verso ovest per circa cinquemila chilometri. E’ navigabile solo nel corso inferiore e spesso straripa causando inondazioni. Qui è nata la civiltà cinese. Le prime dinastie abitavano le terre centro settentrionali e in seguito estero il loro dominio alle regioni meridionali. La Cina settentrionale, esposta agli attacchi e alle incursioni dei popoli nomadi, ha fornito per secoli soldati e comandanti alle dinastie cinesi. Ancor oggi la capitale si trova nel nord: Pechino è sede del governo centrale e delle istituzioni, e luogo di provenienza di molti uomini politici.

Cinesi del sud

A sud del Chang Jiang e lungo la costa sud orientale si incontra una popolazione somaticamente diversa, fisicamente meno robusta, di corporatura media o piccola, intraprendente, vivace, con uno spiccato senso per gli affari e i commerci e una passione per la buona cucina che prevede come alimento di base il riso. Le terre meridionali sono molto fertili e il clima temperato o tropicale; la zona è attraversata da molti corsi d'acqua e gode di una maggiore ricchezza anche per la vicinanza al mare.
Nel sud vi è abbondanza di raccolti (riso, frutta, mais, te, caucciù, canna da zucchero), e foreste dalla vegetazione tropicale e subtropicale. Particolarmente fiorenti sono i commerci, il cui sviluppo è stato favorito anche dalla fitta rete di canali fluviali navigabili e dal maggior sviluppo delle infrastrutture.

Nel periodo imperiale gli imperatori e la corte, i funzionari con le loro famiglie al seguito dovettero spesso rifugiarsi nel sud per sfuggire agli attacchi delle popolazioni barbariche provenienti dalle steppe settentrionali. Durante il periodo imperiale funzionari di corte erano di sovente inviati nelle province meridionali a ricoprire incarichi ufficiali. Tutti questi fattori hanno portato ad una mescolanza delle diverse razze e leggermente appianato le diversità che tuttora continuano a sussistere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

4.    LA FAMIGLIA cinese

La famiglia costituisce in Cina il nucleo di base della società, è in famiglia infatti che comincia l'educazione del bambino cinese futuro cittadino dello stato, attraverso l'insegnamento delle prime nozioni riguardanti il senso del dovere e del rispetto, la cortesia, il senso di obbligazione e gratitudine nei confronti dei genitori e il rispetto degli anziani. In famiglia il bambino apprende i principi che governano i rapporti sociali: il rispetto nei confronti dei superiori siano essi parenti stretti o lontani siano essi superiori per rango. Dovrà portare in primo luogo rispetto al padre e ai fratelli maggiori come a tutti i membri più anziani del clan e, nella vita pubblica, a tutti coloro che ricoprono una posizione più importante per rango rispetto alla sua.
Fondamentale il rispetto nei confronti degli anziani che si traduce in un senso di continuità e sopravvivenza della famiglia. La centralità della famiglia e l'autorità indiscussa del capo famiglia sono gli elementi portanti della morale corrente, la famiglia finisce per essere il nucleo fondamentale su cui si regge l'intera società e la sua influenza non si limita alla vita quotidiana e al clan, ma si espande a gruppi sempre più estesi sino a comprendere l'intera società civile e politica.
Sino all'inizio del secolo scorso il matrimonio veniva deciso dal clan facendo anche ricorso a mezzane. Oggi il matrimonio è quasi sempre deciso liberamente, senza interferenze da parte della famiglia. La donna continua, come nella Cina antica, a coprire una posizione importante all'interno della casa e della vita domestica, ma ad avere una posizione subordinata al marito nelle questioni più importanti, malgrado la parità con l'uomo sul piano dei diritti sia garantita dalla legge
.

 

 

 

 

 

 

 

 

5.    FESTIVITÀ

·       Festa di Primavera

La Festa di Primavera o Festa per il nuovo anno e' la piu' importante festività del calendario cinese. Si festeggia per le prime due settimane del nuovo anno lunare. Le case e i negozi interamente decorati, costumi, scritte, strumenti musicali a celebrare la ricorrenza, i cinesi intraprendono in questo periodo lunghi e faticosi viaggi. Le celebrazioni terminano con la Festa delle lanterne in cui le strade vengono tappezzate di lanterne multicolore, come dalla tradizione Han.

·       Festa di Tiancang

Si festeggia nel ventesimo giorno del primo mese lunare. La festa, dedicata a Tiancang, e' propiziatoria per i buoni raccolti dell'anno da parte dei contadini cinesi.

·       Festa della nascita di Guanyin

La divinità di Guanyin, probabilmente la piu' importante del Cina, è celebrata, maggiormente nei templi taoisti, il diciannovesimo giorno del secondo mese lunare.

·       Festa del 4 e 5 aprile

Il Festival Qingming è la festa dei morti, il tempo della visita alle tombe degli antenati e delle celebrazioni dei defunti.

·       Festa delle barche in forma di drago

Il quinto giorno del quinto mese lunare, in giugno o luglio, le gare delle barche in forma di drago vengono organizzate per celebrare il poeta Qu Yuan. Le celebrazioni più famose e spettacolari avvengono a Yueyang nello Hunan e a Hong Kong.

·       Festa lunare

Il quindicesimo giorno dell'ottavo mese del calendario lunare, settembre o ottobre, i cinesi celebrano la luna in una festa nota anche con il nome di Festa della metà dell'autunno. E' tempo di riunioni familiari con fuochi d'artificio, lanterne e i celebri Dolci della luna, biscotti con zucchero, sesamo e nocciole.

·       Festa del doppio 9

Il '9' è il numero associato allo yang, principio dell'energia maschile. Il nono giorno del nono mese del calendario lunare vengono celebrate le qualità  associate al principio, quelle dell'assertività e della forza, oltre che essere il tempo della distillazione delle bevande alcoliche.

·       Festa di Confucio

La nascita, il 28 settembre, di Confucio è celebrata in tutti i templi del confucianesimo. Di particolare interesse una visita a Qufu, nello Shandong, dove, nella patria di Confucio, vengono organizzate importanti ed elaborate cerimonie commemorative.

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