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La seconda rivoluzione industriale




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LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

La seconda rivoluzione industriale si divide in due periodi:

  1. tra il 1850 e il 1870
  2. tra il 19° e 20° secolo

I periodo:



  • I fattori che determinarono la fase espansiva furono:
    • L’incremento demografico à aumento della domanda di prodotti sul mercato
    • Maggiore disponibilità di metalli
    • Costituzione di società per azioni: società che appartiene a diversi azionisti.
    • Evoluzione degli istituti bancari, che si divisero in banche commerciali (prestiti a breve scadenza) e banche di investimenti (finanziamenti a più lunga durata). Le banche diventano loro stesse azioniste dell’azienda, entrano nel consiglio d’amministrazione.
    • Trasformazione dei trasporti

II periodo:

  • Nuove scoperte tecniche e scientifiche
  • Introduzione di nuovi metalli: acciaio, cromo, tungsteno, manganese, nikel
  • Entrano in circolazione autobus e autocarri. I fratelli Wright applicano il motore a scoppio agli aerei. Zeppelin costruisce i primi dirigibili rigidi. Si ampliano le reti ferroviarie. Incrementa il commercio marittimo, grazie alle navi a vapore.
  • Si assistette al fenomeno della concentrazione delle imprese, finalizzato a battere la concorrenza, ridurre i costi e aumentare i profitti attraverso la creazione di un vero e proprio monopolio nei riguardi di un determinato prodotto o settore produttivo. Le varie aziende fanno delle alleanze dette “cartelle” o delle fusioni”trust”.
    • Monopolio: il privilegio di “vendita esclusiva” riconosciuto a singole persone o società e volto all’eliminazione della concorrenza.
  • L’ampliamento delle imprese esigeva l’espansione del credito da parte di organi bancari e finanziari. Ciò incremento la formazione di grandi banche. Ecco perché si è potuto parlare di un capitalismo finanziario. Questo determinò anche un’espansione del settore commerciale e un conseguente ampliamento dei mercati, che passarono da una sfera d’azione regionale e nazionale a una sfera continentale e mondiale.

LE INVENZIONI CHE CAMBIARONO LA VITA QUOTIDIANA:

  1. il motore elettrico e della dinamo inventati da Pacinotti
  2. Marconi realizza la radiotelegrafia e quindi il modo di trasmettere la voce umana senza l’aiuto dei fili
  3. Edison inventa la lampadina elettrica e il fonografo
  4. Meucci inventa il telefono, solo che aveva ottenuto un brevetto temporaneo da rinnovare ogni anno a causa della scarsità di denaro. Nel frattempo Graham Bell brevettò la stessa invenzione.
  5. Nobel mette a punto la dinamite
  6. Pasteur studiò il processo di fermentazione del latte e del vino, mettendo a punto il metodo di pastorizzazione
  7. Röntgen scoprì i raggi X, capaci di attraversare i corpi opachi e di fotografare gli organi interni dell’uomo al fine di individuare malattie.
  8. I coniugi Curie scoprono il radio.

LUNGA DEPRESSIONE 1873 – 1896

La facilità delle comunicazioni e il loro basso costo contribuirono a immettere sul mercato europeo una quantità rilevante di prodotti alimentari e industriali provenienti dai Paesi nuovi a prezzi molto contenuti à impossibile vendere quelli locali.

Posti di fronte alla flessione dei prezzi e dei profitti, industriali e agricoltori chiesero a gran voce l’abbandono del liberismo economico e quindi il ritorno al protezionismo e alle barriere doganali.

Tale politica sembrò favorire i produttori, ma finì per danneggiare i consumatori, penalizzati dalla crescita dei prezzi dei prodotti.

Ad appesantire la situazione contribuì la scoperta nel Sud Africa di nuove miniere d’oro, che determinò un aumento dei prezzi.



  • LIBERISMO: dottrina economica che propugna un sistema basato sulla libera concorrenza e che limita l’intervento statale all’erogazione di servizi di pubblico interesse.
  • PROTEZIONISMO: politica economica adottata dai singoli governi per sostenere la produzione nazionale attraverso l’adozione di alte tariffe doganali sulle importazioni in modo tale da contrastare la concorrenza estera.

IL SOCIALISMO:

Nella seconda metà dell’Ottocento si svilupparono in Europa le associazioni operaie con la comparsa delle leghe e dei sindacati.

Le rivendicazioni operaie furono nel corso degli anni gradualmente riconosciute dagli Sati, che adottarono una sempre più ampia legislazione sociale, tesa a regolamentare le condizioni di lavoro, a migliorare la situazione igienico-sanitaria, a diffondere l’istruzione elementare e a costruire strutture pubbliche con finalità sociali. Ciò accadde particolarmente in Germania e Inghilterra.

Fra le organizzazioni operaie si andava diffondendo il movimento socialista, ancora diviso tra diversi programmi e orientamenti ideologici.

Karl Marx organizzò a Londra, nel 1864, un convegno dei rappresentanti delle varie correnti socialiste. Da quel convegno nacque l’Associazione internazionale dei lavoratori: l’INTERNAZIONALE, che si proponeva di costituire un solido punto di riferimento organizzativo e ideologico per le associazioni operaie e socialiste operanti nelle singole realtà nazionali. Marx sosteneva che la lotta di classe va fatta insieme; il capitalismo è un nemico internazionale: “proletari di tutto il mondo unitevi”.  Ben presto, però, si accese lo scontro tra le diverse posizioni ideologiche, soprattutto tra marxisti e anarchici.

·       BAKUNIN: disconosceva ogni forma di organizzazione politica, di partito e di associazione, compresi quindi lo Stato e la religione. L’obbiettivo anarchico doveva essere la rivoluzione universale contro gli organi del potere.

BAKUNIN VS MARX

Entrambi vogliono liberare le classi più deboli ed eliminare la proprietà privata. In entrambi i casi c’è una visione utopistica. Bakunin però è contrario ad ogni forma di potere; vuole abbattere il potere dello Stato, della Chiesa e vuole l’eliminazione di Dio, soprattutto Dio dato che è il prototipo di ogni padrone. Inoltre vuole eliminare la famiglia. Bakunin sostiene che bisogna fare una rivoluzione per un nuovo stato senza classi sociali né capi. Marx si rivolgeva ai proletari industriali mentre Bakunin a tutti, anche i contadini e ai poveracci. Per questo l’anarchia si sviluppa principalmente nei paesi meno sviluppati come l’Italia, la Spagna e la Russia.

Nel 1872 vennero allontanati gli anarchici.

Nel 1876 a Filadelfia, la Prima Internazionale venne definitivamente sciolta.

Nel 1889 a Parigi nacque la Seconda Internazionale, che ruotò intorno la socialdemocrazia tedesca (SPD). Al suo interno si divide in due correnti: programma minimo, che chiede delle riforme, e programma massimo, che vuole la rivoluzione.

·       PROGRAMMA MASSIMO: KAUTSKY:  afferma che lo scopo principale del socialismo è la conquista del potere politico da parte del proletariato e il successivo avvento di una società nuova, senza classi.

·       PROGRAMMA MINIMO/RIFORMISTA: BERNSTEIN (revisionista): la formazione di un ceto medio sempre più numeroso avrebbe affievolito la lotta di classe.

Il SPD capisce che per non spaccarsi deve conciliare le due anime.

·       SINDACALISMO RIVOLUZIONARIO: SOREL: Si ispira agli anarchici. Esaltava il ruolo delle masse proletarie avverse sia allo Stato sia ai partiti, e prospettava la caduta del capitalismo sotto i colpi inferti dagli scioperi generali. Fu un grande ispiratore di Mussolini.

Le altre ideologie con cui si confronta il socialismo sono quelle:




·       REAZIONARIE: legati al passato e alla monarchia assoluta. Di solito legati anche alla Chiesa.

·       LIBERALI: ideologia predominante nell’800 insieme al socialismo. Il valore fondamentale della politica è la libertà, ma la partecipazione politica non è per tutti; solo per un élite. (no analfabeti)

·       DEMOCRATICHE: la pensano come i liberali, ma sono per il suffragio universale e l’istruzione per tutti.

·       CATTOLICESIMO SOCIALE: anche la Chiesa si immette in questioni politiche

LA CHIESA CATTOLICA DI FRONTE AL MONDO MODERNO

Dai tempi dell’illuminismo (1700) fino al 1891 la Chiesa  ha avuto nei confronti della modernità un atteggiamento difensivo e di chiusura.

Fino al 700 la Chiesa era stata una forza dominante, le élite europee erano sue alleate. Da secoli viveva in predominanza sociale. Poi, però, l’illuminismo ha avuto una portata anticlericale fortissima; si apre una frattura. Perciò la Chiesa vede nello sviluppo del mondo moderno un pericolo, la Chiesa ha paura del mondo moderno.

Pio IX (lunghissimo pontificato 1846-1878) incarna questa paura.

Pio IX pubblica nel 1864 l’enciclica Quanta Cura, dedicata ai gravi errori del tempo, accompagnata da un Syllabus errorum in cui condanna 80 preposizioni. È un errore il socialismo perché vuole abolire la proprietà privata e ha una visione atea della vita; è un errore il liberalismo perché non riconosce il principio del giusto salario e utilizza le ricchezze a esclusivo vantaggio di chi le produce; è un errore il panteismo, la lotta di classe, il libero pensiero, lo sviluppo tecnologico.

Nel 1870 convoca un concilio ecumenico in cui raccoglie tutti  i vescovi del mondo a Roma. Da questo concilio emerse l’idea di proclamare due nuovi dogmi; quello dell’infallibilità del pontefice: quando il papa emana un insegnamento ex catedra è infallibile; e quello della Immacolata Concezione: Maria è l’unico essere umano privo del peccato originale.

La chiesa pose le sue forze per sviluppare un’intensa attività di assistenza, volta sia a creare un obbligo morale dei ricchi nei confronti dei poveri, sia a realizzare tutte quelle strutture sociali che lo Stato non si curava di approntare.

Il suo successore, Leone XIII, convinto dell’assoluta superiorità dell’autorità spirituale, emanò nel 1891 l’enciclica Rerum novarum. In essa il pontefice prendeva posizione sia contro il liberalismo borghese, volto al solo interesso dell’arricchimento individuale, sia contro la dottrina socialista, mirante alla soppressione della proprietà privata e alla lotta di classe. Il papa dichiarava il preciso dovere dello Stato a contribuire alla soluzione della questione sociale: tale obiettivo doveva essere raggiunto con la collaborazione delle classi, in grado di risolvere pacificamente i conflitti di carattere economico e di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori.

Leone XIII preferirebbe che gli uomini si organizzino in corporazioni (proposta cattolica alternativa ai sindacati; un sindacato raggruppa dei lavoratori; le corporazione raggruppano lavoratori e datori di lavoro. Mai messe in atto, tranne da Mussolini e dal Portogallo).

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