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Carlo V




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Carlo V

Nel 1469 avvenne l’unione tra le corone di Castiglia e di Aragona. Alla morte di Ferdinando d’Aragona, nel 1516 la corone passarono a Carlo d’Asburgo che era l’unico vero candidato alla successione del trono imperiale. Nel 1519, dopo aver comprato i voti per la sua elezione, assunse il titolo di Carlo V. Nelle sue mani si trovarono riuniti così tanti domini che il suo impero di definito “su cui non tramonta mai il sole”. Questa elezione completava il suo disegno provvidenziale, di assicurare l’ordine e la pace nel mondo cristiano, il sogno di un impero universale. Nel 1520 Carlo V si diresse Spagna dove sarebbe avvenuta la sua incoronazione, ma dal momento che egli non parlava casigliano gli spagnoli lo videro come uno straniero. In questo clima egli non fece nulla per migliorare la situazione, che cadde ancora più in rovina a causa dell’aumento del carico fiscale che destò l’avvio alle rivolete della Castiglia. Le città iniziarono a ribellarsi alla corona, col nome di Comuneros, indirizzata contro i soprusi della èlite dirigente e le prepotenze dell’aristocrazia. Accortosi Carlo V delle grandi risorse che la Castiglia poteva offrirgli essa si ritrovò ad essere il cuore di un immenso impero pur trovandosi a contribuire più di altri territori.



Francesco I  vs  Carlo V

Lo scontro tra il re di Francia (Francesco I) e Carlo V era inevitabile, e oggetto della contesa furono all’inizio la Lombardia (ducato di Milano ) e la Borgogna. La contesa ebbe inizio nel 1521; Milano si trovò occupata dai francesi, ma poco dopo questi subirono un’amara sconfitta a Pavia in cui Francesco I fu fatto prigioniero e fu costretto a firmare il trattato di Madrid che prevedeva la rinuncia da parte della Francia di Milano e della Borgogna. Una volta libero, l’imperatore non perse tempo e diede vita alla lega di Cognac, alla quale aderirono Firenze, Venezia, Milano, Genova e Clemente VII. La risposta di Carlo V non si fece attendere e nel 1527 varcò le Alpi puntando a Roma: la città fu saccheggiata. Questo Sacco di Roma apparve come la giusta vendetta di Dio sulla Novella Babilonia e fu giudicato dai cattolici come un ultimato avvertimento della necessità di procedere ad una riforma della Chiesa. La lega di Cognac ebbe poca fortuna, così nel 1529 fu stipulata la pace di Cambrai con la quale Francesco I rinunciava a Milano e Carlo V ai diritti sulla Borgogna. Negli anni seguenti Francesco continuò nel tentativo di spezzare il predominio asburgico giungendo all’alleanza con i turchi che si stavano presentando in quel periodo come una continua minaccia lungo il mediterraneo.

I Turchi

Un altro grande avversario di Carlo V fu l’impero ottomano, che lo obbligò a impegnarsi su più fronti per difendersi. Nel 1522 gli ottomani occuparono Rodi e l’isola di Cipro intensificando la pirateria. Di fronte alla minaccia turca nel 1534 Carlo si mise a capo di una spedizione che riuscì a conquistare Tunisi. Questa fu solo una momentanea conquista in quanto nel 1538 le navi veneziane e spagnole furono sconfitte a Prevesa che diede l’Adriatico meridionale al controllo turco. I principi protestanti si unirono nella lega di Smalcalda che, nel 1542, subordinò gli aiuti militari e finanziari dell’imperatore contro i turchi al riconoscimento del protestantesimo.

La pace di Augusta

Sottoscritta nel 1555 regolò la vita religiosa riconoscendo la spaccatura prodottasi nella cristianità. Essa attribuiva ai signori dell’impero il diritto di imporre nei proprio territori la propria scelta religiosa e di lasciare libertà a chiunque non aderisse alla religione del territorio di emigrare. Alla Pace si arrivò in quanto Francesco I aprì più volte il fronte italiano per contrastare l’egemonia imperiale. Alla sconfitta delle lega di Smalcalda, durante la Dieta di Augusta dettò le proprie condizioni per la pace religiosa. Nello stesso anno, Carlo V abdicò ala corona spagnola in favore al figlio Filippo firmando al pace di Cambrèsis che sanciva il predominio spagnolo sulla Francia e sull’Italia.

La Spagna

La Spagna amministrava molto possedimenti i italiani, attraverso un potere che era assegnato a tre  viceré residenti a Napoli, Palermo e Cagliari. A fianco di questi vi erano i Parlamentari. Durante il dominio spagnolo nel milanese si registrò una decadenza economica  che favorì il decollo di centri minori. Elemento unificatore di tutti i regni spagnoli  fu il tribunale dell’Inquisizione che aveva il compito di vigilare sulla popolazione ebraica e sui moriscos (mussulmani convertiti). L’espulsione degli ebrei non convertiti avvenuta nel 1492 e dei moriscos nel 1609 privò la Spagna sia delle risorse finanziarie sia delle  loro tradizioni contadine.

Riforma

La Chiesa sente la necessità di migliorare il sistema interno ad essa con una riforma morale e dei costumi, nonché di condurre una vita maggiormente cristiana nella società del tempo, ottenendo così maggior solidità contro ogni tentativo interno o esterno di disgregazione. Si indica nella “Riforma cattolica” un movimento interno e spontaneo di rigenerazione spirituale e morale della Chiesa che affonda le sue radici nel medioevo e precede la frattura di Lutero. Le esigenze di una riforma profonda della chiesa erano sentite nella stessa gerarchia ecclesiastica. La corrente più della riforma chiedeva ai propri aderenti di ricevere il battesimo solo in età adulta (anabattisti)  di astenersi scrupolosamente ai dettami della Bibbia. La potenzialità eversiva degli anabattisti spinse autorità politiche e religiosi, sia cattoliche, sia riformate, a una feroce repressione che si concluse (1535) nella sanguinosa conquista del principato vescovile di Münster dove gli anabattisti avevano realizzato una sorta di comunismo cristiano basato sull'abolizione della proprietà privata e sull'adozione della poligamia. Nel settore del monachesimo femminile la riforma andò a dirittura al di là del dettato tridentino: fu restaurata ed estesa a tutti gli ordini femminili la clausura, realizzata in un'ottica carceraria. In campo matrimoniale la chiesa registrò un indubbio successo: il suo irrigidimento dottrinale ebbe l'effetto di estendere la sua influenza nella sfera dei comportamenti sessuali.



Controriforma

La Controriforma è un movimento culturale, religioso, politico e sociale che nacque nel XVI secolo in contrapposizione alla Riforma Protestante di Lutero. La reazione della chiesa cattolica di fronte alla riforma fu rallentata dalla frattura presente al suo interno tra spirituali, disponibili a un compromesso con le posizioni riformate, e intransigenti, per i quali la riforma morale e disciplinare della chiesa doveva essere la premessa di una lotta contro l'eresia dottrinale dei protestanti. A entrambi i partiti riformatori si opponevano i curiali, interessati alla difesa del vecchio ordine ecclesiastico. L'alleanza tra intransigenti e curiali isolò gli spirituali e condusse alla nascita di strumenti di difesa dell'ortodossia, quali la Congregazione del Sant'Uffizio (Inquisizione, 1542), e L’indice dei libri Proibiti  (1559). La controffensiva della chiesa cattolica condusse anche, tra il 1524 e il 1535, alla nascita di nuovi ordini religiosi: i frati minori cappuccini, i teatini, i barnabiti, i somaschi, le suore angeliche e orsoline e soprattutto la compagnia di Gesù, fondata da Ignazio Loyola, che assunse un ruolo decisivo nella formazione delle classi dirigenti

L’Inquisizione

La creazione dell’Inquisizione è giustificata dal pontefice come una misura d’emergenza, alternativa al Concilio, per far fronte al diffondersi dell’eresia. Nell’arco di poche settimane sorgono così due realtà, il Concilio e l’Inquisizione, destinate a mutare in modo permanente il volto della Chiesa movendo da presupposti ideologici molto distanti, se non opposti. Il Concilio è atteso da molti come il più “efficace mezzo per moderare l’esorbitante potenza del papa”, ma anche come una soluzione pacifica alle controversie nella definizione della vera dottrina per l’affermazione dell’autorità pontificia e del centralismo romane. L’Inquisizione romana e l’Indice dei libri proibiti furono gli strumenti istituzionali che a metà del Cinquecento la Chiesa cattolica predispose per rendere operativo il proprio intento di combattere l’eresia, di ostacolare e scoraggiare la manifestazione di ogni inquietudine religiosa. Il Sant’Uffizzio era formato da sei cardinali e da un commissario scelto nell’Ordine dei Domenicani; posto sotto la presidenza del pontefice, era diretto da un inquisitore generale. Aveva il compito di vagliare tutti i casi di eresia: sotto il peso dei processi inquisitoriali caddero in migliaia, uomini di cultura e gente semplice. Per la prima volta la Chiesa romana si proponeva di esercitare in forma ufficiale un controllo diretto su tutta la produzione libraria.

Il concilio di Trento

Papa Paolo III (1534-1549) nel 1536 insediò una commissione volta ad analizzare i motivi della crisi del cattolicesimo e a trovarvi rimedio; tale commissione trovò i mali principali e propose soluzioni disciplinari e morali. Ormai si trattava di recuperare la dottrina cattolica, la morale, la spiritualità e l'ecclesiologia; per tali motivi era necessaria la convocazione di un concilio ecumenico, cioè universale, per eliminare i problemi relativi alla Chiesa. Alla fine il concilio fu convocato a Trento nel maggio 1542. A causa della guerra tra Carlo V e Francesco I il concilio si svolse solo nel 1563 con un tentativo fallito del Papa Paolo IV di spostare la sede a Bologna. Prima del concilio tuttavia i protestanti decisero di non prendervi parte, sfumando così le aspettative di una riconciliazione; questo perché essi non accettarono la supremazia del papa e la partecipazione dei soli ecclesiastici, poiché contro la tesi luterana del sacerdozio universale. Alla fine il concilio si risolse in un'assemblea cattolica atta ad affrontare i problemi istituzionali, disciplinari, dogmatici e teologici. Venne affermato il principio della capacità dell'uomo, illuminato dalla grazia divina, di scegliere tra il bene e il male e di meritare la salvezza, ribadì la validità dei sette sacramenti , la supremazia del clero sul laicato, la Chiesa si impose come unica interprete delle sacre scritture, giudicando vera la versione latina della Bibbia, si raccomandò la venerazione dei santi e della Vergine. Venne inoltre istituito il catechismo, insegnato ai fedeli nella lingua corrente, segno di un riavvicinamento col popolo. Oltre che per i fedeli, il concilio aveva stabilito regole anche per gli ecclesiastici, come l'obbligo del celibato ecclesiastico, l'imposizione ai vescovi di visite regolari nelle proprie diocesi, abolizione del cumulo dei benefici ecclesiastici, venne scelto il latino come lingua universale della Chiesa e vennero istituiti seminare contro l'ignoranza del clero che miravano anche a infondere uno spirito ecclesiastico. Furono inoltre presi provvedimenti contro il concubinaggio, la simonia e il nepotismo.




Dopo il Concilio

In conseguenza alle decisioni prese dal concilio di Trento, migliorarono i costumi e il grado d'istruzione del clero, crebbe ovunque e in ogni strato sociale un'intensa vita spirituale e si moltiplicarono le attività assistenziali.

In Germania i cattolici non si concessero tregua dopo la pace di Augusta del 1555 (tra l'imperatore Carlo V e i protestanti), che molti considerarono una vittoria dei luterani: i sacerdoti tedeschi istruiti a Roma tornarono in patria più preparati in materia teologica e più agguerriti dei loro predecessori nell'opera di proselitismo. L’indubbio merito del Concilio di Trento (1545-1563) consiste nell’aver saputo interpretare e dar voce a queste diverse correnti della Riforma cattolica, orientandone gli sviluppi verso un rinnovamento radicale della società ecclesiastica, ma anche della società civile nel suo rapporto con le istituzioni ecclesiastiche.

I Savoia

Nel XVI secolo i duchi di Savoia orientarono verso l’Italia le prospettive della dinastia. Con la pace di Cateau Cambrésis il ducato ricevette un assetto stabile. Emanuele Filiberto trasferì la capitale da Chambéry (Savoia) a Torino. Il trattato di Lione (1601) tra Carlo Emanuele I e il re di Francia, ribadì questa scelta, con la cessione alla Francia di alcuni territori transalpini e l’acquisto del marchesato di Saluzzo.  Con Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele e I lo Stato sabaudo allargò i suoi confini e si sottrasse al dominio forestiero. All’interno i duchi di Savoia rafforzarono le istituzioni centrali dello Stato e fu creato un esercito statale, basato sulla coscrizione dei cittadini e non su forme di reclutamento feudale. I duchi di Torino cercarono di favorire lo sviluppo economico dei loro territori e adottarono misure politiche di mercato. Di conseguenza i ceti feudali piemontesi non disdegnarono di impegnarsi in attività economiche moderne.

Gli Stati Italiani

Dopo la pace di Cateau Cambrésis (1559) l’ Italia rimase in un periodo di pace. Sul piano politico vi fu un gran declino: gli stati italiani contarono sempre meno a livello europeo. Solo Venezia fece eccezione (potenza nel Mediterraneo orientale). Il cattolicesimo si caratterizzò per il conservatorismo in campo culturale, per la difesa dei beni e dei privilegi della Chiesa, per fare investimenti non produttivi, per il sostegno al mantenimento degli equilibri sociali esistenti. Vi fu un declino commerciale e produttivo nelle grandi città. L’Italia tendeva a collocarsi sul mercato  internazionale come fornitrice di materie prime o semilavorate. Una spiegazione della decadenza economica è causata dalla nuova geografia commerciale, nella mancanza di sollecitazioni a trasformare i meccanismi di produzione così che si preferirono modi di vita più ‘oziosi’ e ‘nobili’. La pressione dei ceti nobiliari sulle campagne si aggravò e le condizioni di vita delle popolazioni rurali peggiorarono. Nel ‘600 le carestie furono molte e si diffuse il banditismo nelle campagne italiane. Furono comunque molti i divari tra le diverse aree italiane. Il declino di alcuni centri produttivi fu compensato da successi di località minori. Questa situazione era molto forte: al nord si impiantarono i primi nuclei di imprenditorialità agraria mentre a sud si affermò un ceto di latifondisti arretrati.

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